Turchia. Detenute politiche kurde aggredite in carcere. Un appello.

Roma. Sette detenute politiche kurde prigioniere nel carcere turco di Diyarbakir sono state selvaggiamente picchiate pochi giorni fa dalla polizia speciale, mentre deponevano in tribunale, riportando gravi lesioni. Dopo l'aggressione, avvenuta sotto gli occhi di giudici ed avvocati, le donne sono state riportate in cella, e le altre detenute che hanno protestato per il mancato ricovero in infermeria delle loro compagne sono diventate a loro volta vittime della violenza delle guardie carcerarie.

Il gravissimo episodio è stato denunciato dall'associazione per i diritti umani di Diyarbakir e dall'associazione Un Ponte per Diyarbakir, un'associazione impegnata per la creazione di un comitato di controllo democratico sul rispetto dei diritti umani in Turchia, che ha lanciato un appello urgente di protesta che ha già ricevuto moltissime adesioni. "Protestiamo duramente - recita l'appello - contro le quotidiane violazioni di ogni diritto umano nelle carceri turche. Sappiamo che sette donne, prigioniere politiche a Diyarbakir, sono state gravemente ferite dalla polizia speciale durante un processo. Sappiamo anche che ogni giorno nelle carceri del vostro paese le persone sono minacciate, battute, ferite, torturate, uccise... specialmente nel sud-est dell'Anatolia, dove la polizia speciale può attaccare i prigionieri e ucciderli senza che vi siano indagini dello Stato sulla loro sorte [...] Noi, come donne democratiche italiane, continueremo a lavorare in solidarietà con tutte le prigioniere politiche detenute nelle carceri turche, informeremo la gente nel nostro paese di ogni nuovo massacro e chiediamo al vostro Governo di organizzare una missione ufficiale di osservatori democratici nel carcere di Diyarbakir e di fare pressione sul vostro paese perché metta fine le inumane repressioni in questa regione".

Le adesioni all'appello vanno comunicate a Un Ponte per Diyarbakir, te. 06-6780808, fax 06-6793968.

(31 ottobre/2 novembre 1996)

 

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