Teologia. In un convegno riflessioni e nuovi orientamenti.

Dal buio della notte patriarcale all'alba delle riflessioni femminili. La creazione dipinta sul telo della memoria delle donne. Il corpo come centralità nelle relazioni. Intervista a Carla Galetto del CdB di Pinerolo.

Roma - Nei giorni scorsi si è tenuto a Cavoretto (TO) il VII incontro nazionale delle donne delle comunità di base che si sono interrogate su “Creazione, distruzione, guarigione del mondo. Alla ricerca di immagini, metafore, gesti e parole per ritrovare la presenza femminile nel rapporto con la natura e la scienza”. L'incontro è stato organizzato dalle Donne del Gruppo di Pinerolo che, con altre, da anni interrogano testi biblici e dell'antico testamento per ricercare le motivazioni della storica emarginazione femminile all'interno della chiesa, ma soprattutto per interrogare il silenzio delle donne. Nella ricerca di prospettive teologiche capaci di offrire critiche al patriarcato le Donne del Gruppo di Pinerolo non hanno trascurato l'analisi di testi di teologia femminista, spaziando studi da che individuano la possibilità di un percorso di liberazione e di autorevolezza all'interno dell'esperienza ebraico-cristiana, a posizioni come quelle di Mary Daily, che non hanno ritenuto più possibile identificarsi in un percorso patriarcale, maschilista ed escludente dell'autorità femminile, quale quello delle Chiese. A Carla Galetto - organizzatrice del convegno - chiediamo come sia possibile conciliare la libertà e il protagonismo delle donne con l'assenza, il “non previsto” di una deità femminile in tutto il pensiero teologico monoteista occidentale.

“Noi del gruppo di Pinerolo - dice - abbiamo fatto una ricerca che ha percorsi diversi dalla chiesa ufficiale, e non ci identifichiamo come figlie del mondo cattolico. Pensiamo inoltre che non ci è possibile abbandonare le nostre origini e la nostra storia, e per questo cerchiamo, all'interno del potente apparato teologico occidentale, ma non solo, alcuni filoni come il movimento profetico, o testi che parlano delle molte donne che hanno animato le prime comunità cristiane, ecc. Tracce utili per la possibilità di creare la Chiesa delle donne, il che non significa una struttura di sole donne, ma una realtà che guardi al femminile dell'umanità, alle sue impronte, alle relazioni e alle proposte che partano dall'esercizio della libertà femminile. Non il dominio dunque, non la gerarchia, l'emarginazione, ma l'accoglienza, la relazione, l'apertura a ogni differenza, a partire proprio dalla consapevolezza della prima differenza: quella di genere”.

Quindi la possibilità di leggere una deità che non sia solo un padre?

“Esattamente. Il nostro immaginario si sta liberando da tutto ciò che è maschile, patriarcale: Dio non è più dio padre, perché crediamo che non necessariamente la divinità debba essere antropomorfa, cioè padre o madre, ma lo accettiamo come un immaginario vissuto da Gesù e da molti credenti. L'idea di divinità è riferita a tutto ciò che è trascendente, ovviamente con la libertà che ognuna esprima tutto quello che di simbolico e immaginario ha dentro di sé”.

Questo vostro incontro mi sembra voglia stimolare nuove forme di espressione a partire da un'idea di creazione intesa come creatività alla luce della sapienza femminile....

“La prima cosa che posso dire si riferisce al metodo di lavoro: abbiamo scelto i gruppi a partire dal nostro immaginario, dalle emozioni, dubbi, problemi. Abbiamo confrontato questo con una relazione più teorica che stimolasse ulteriormente l'approfondimento, l'analisi e la riflessione. Il lavoro è stato organizzato cercando di sviluppare dei linguaggi alternativi alla parola, per questo si sono creati gruppi separati di fotolinguaggio, pittura e bio-danza. Per il gruppo di fotolinguaggio sono state messe sul pavimento delle fotografie in bianco e nero, di identiche dimensioni, rappresentanti le cose più disparate. Un sottofondo musicale e un naturale silenzio hanno accompagnato la scelta dell'immagine e la descrizione di questa a partire dalla domanda: che cos'è per te la creazione. E' emerso che per le donne la creazione non è solo l'atto iniziale, ma un continuo divenire, un atto dinamico. La creazione è legata alla vita vissuta, ai rapporti, alle relazioni. In essa non c'è solo bontà, bellezza, ma anche fatica, difficoltà, lotta. In particolare è stata nominata l'immagine della mano che è il simbolo più frequente di idea di creazione, di energia che dà vita, calore, contatto, accoglienza, manipolazione, trasformazione. Alla domanda sul rapporto tra dio e la creazione, è stato risposto che l'immagine creatrice del mito biblico non corrisponde a realtà, e che inoltre dio non appare solo quale immagine trascendente, ma anche come relazione, presente nella casualità dell'incontro e dell'affidamento, che imprime l'energia, la forza di vivere una vita intensa e piena di senso, che ci ha dato la capacità delle emozioni, insomma un dio che ci prende per mano. Nel gruppo di pittura la creazione è stata descritta come una cosa fredda che diventa calda, l'albeggiare e il buio di notte, un fragore, un pezzo di creta sul tornio a cui si dà forma, un cerchio di puntini di vari colori da cui nascono cose diverse, chiare, nitide. La creatura e la natura, la nascita di un bambino come momento di espulsione che cresce a spirale. Dal rosso-nero dell'esplosione fino all'urlo della luce, e ancora acqua-fuoco".

Dopo la parola l'immagine?

"Esatto. Abbiamo cercato di rappresentare il nostro immaginario di creazione utilizzando un grande lenzuolo bianco su cui si sono espresse delle sensibilità e delle espressioni molto belle, per realizzare un'immagine che potesse rappresentare quello che si era detto o quello che facendo si modificava dentro di noi. Una grande spirale nera partiva dal centro del telo, una spirale come urlo che si espande e si scambia passando per le nebbie del grigio, approdando alla bianca confusione del telo. L'immaginario della creazione è dinamico, aprendosi silenziosamente ha permesso a ognuna di rappresentare, aggiungere, modificare, prima nel proprio spicchio e poi nello spazio delle altre, un modo armonioso di riflessione differente. Il telo lo abbiamo tenuto come memoria, come dimensione di qualcosa che sta continuando, espressione di energia creativa e creatrice che non è distruttiva, ma che crea armonia tra di noi".

Pensi che questa armonia sia dovuta alla relazione che c'è tra voi e che si è espressa dalla relazione all'immagine?

"Sicuramente, ma c'era però qualcosa che ci legava al di là della conoscenza e della relazione: la ricerca di qualcosa che sta avvenendo, di un piacere di rappresentare molto nuovo. Le donne hanno scelto questo gruppo per sperimentare la possibilità di descrivere qualcosa di positivo, di comunicativo. Anche nella scelta delle musiche, che abbiamo trovato significative per la riflessioni sul tema, si è privilegiato un criterio di piacere, che suscitasse emozioni, e alla domanda sulla presenza divina in tutto questo è venuto fuori che l'idea di dio è forza creatrice vista attraverso gli occhi di una donna, progetto in cui mettendo insieme tante mani e tanti colori ciascuna trova lo spazio per sé. Dio come relazione, dio che entra nelle scelte e stimola a dare colori diversi alle situazioni della mia vita, dio come forza che interiormente crea amore, accoglienza, relazione, vicinanza. Guardando questi colori e utilizzandoli collettivamente mi sembra di cogliere una prospettiva, una speranza".

Vuoi dirmi qualcosa sulla bio-danza?

"La bio-danza veniva descritta come un insieme di musiche ed esercizi studiati scientificamente per recuperare allegria, vitalità, gioia di vivere, e per prevenire disturbi fisici e psichici, questo a partire da un'esperienza come vissuto e non come esperienza mentale. Sensazioni dalle quali viene fuori un modo di leggere la realtà, un movimento che scatena il ricordo di gesti fondamentali della vita. Riferendosi al tema della creazione la conduttrice, Cristina Beraldo, ha lavorato sui quattro elementi, acqua, aria, terra e fuoco, che sono stati descritti come dentro e fuori di noi. Attraverso l'esperienza emotiva di questi elementi si prende coscienza di che cosa è la vita. Non è stato possibile per la maggior parte delle partecipanti fare immediatamente collegamenti specifici col tema, ma collegandosi con le emozioni più profonde si sono mosse delle dinamiche inconsce. Il tema della creazione è dentro di noi - si è detto - e non può essere sviluppato solo a livello teorico. La creazione fa i conti con qualcosa di concreto e tangibile come i quattro elementi, i quali hanno anche un forte carattere simbolico. Alla discussione finale è stato dato poco spazio perché interrogativi premevano tra le presenti: necessità di trasformazione del simbolico, il disagio di stare in rapporto con l'immaginario patriarcale maschile, i problemi aperti dalla bioetica, la preoccupazione di autoemarginarsi da un percorso comune misto. Con questi incontri non ci interessa arrivare alle conclusioni rispetto al tema affrontato, nostra intenzione è far sì che siano stimolanti e diano forza a questa ricerca, e, l'arricchiscano nel confronto con altre realtà".

Dalle cose dette mi sembra emerga una armonia rispetto alle immagini, alle metafore, ai gesti. Manca però la parola sulla distruzione. Avete preferito non rompere questo clima?

"Nell'introduzione Letizia Tomassone ha parlato anche di questo, soprattutto quando ha affrontato le proposte della scienza sulle manipolazione genetica, che da noi sono state individuate come distruzione non solo a livello della scienza della natura, ma anche simbolico. Il nostro percorso di autodeterminazione deve essere forte, e non vogliamo essere espropriate dalla maternità scelta nel tentativo di renderci oggetto, vaso da riempire. Letizia Tomassone faceva riferimento anche alla espropriazione distruttiva dei simboli femminili come evidente paura della scienza maschile di fronte a un potere femminile della scienza. Rispetto a questo c'è stata una riflessione sulla distruzione, non solo riferita alla natura ma alla nostra identità".

Nell'invito rivolto alle donne avete espresso la voglia di guardarsi, toccarsi, ascoltarsi in una sorta di ritrovata corporeità che fa bene al cuore...

"Queste parole erano già nate dall'incontro precedente che abbiamo avuto a Roma, e in cui era presente una idea forte e irrinunciabile su come costruire la differenza, come confrontare le differenze, e su come fosse impossibile prescindere dalla corporeità della relazione. Il pensiero maschile ha scisso tre aspetti che noi riteniamo profondamente uniti: mente, corpo, emozioni. Per noi la mente non egemonizza il corpo e le emozioni, ma partecipa in una dimensione di circolarità non gerarchica. Quando noi diciamo toccarsi, guardarsi, intendiamo non escludere mai il corpo nelle relazioni. Un sentire, un percepire che tenta di utilizzare la complessità delle emozioni, della razionalità, in una interrelazione che attraversi la sensibilità e l'espressione del corpo”.

(31 ottobre/2 novembre 1996)

Maria Pia Giordano

 

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