Editoria. La penombra del pensiero “pietoso” di Maria Zambrano.

Roma. L'ultimo numero di legendaria, la rivista di critica letteraria che accompagna ogni due mesi l'uscita del mensile noidonne, ha dedicato nel numero di ottobre la copertina e l'apertura alla figura di Maria Zambrano, la filosofa scomparsa da qualche anno di cui è recentemente stato tradotto in italiano Verso un sapere dell'anima (ed. Raffaello Cortina), uno dei suoi primi e più importanti lavori. Nel pomeriggio di sabato 26 ottobre, nella Sala della Libreria Internazionale manifestolibri, Anna Maria Crispino, direttora di legendaria, ha coordinato un incontro con Alessandra Riccio e Rosella Prezzo, che del volume ha curato anche la prefazione.

L'opera di Zambrano (1904-1991) è stata introdotta tardi in Italia, ed è tuttora poco tradotta e conosciuta nonostante una sua lunga permanenza a Roma: ”Per Maria Zambrano non si è saputo superare - afferma Riccio - il cliché dell'esiliata; nel decennio che va dal 1954 al 1964 venne a contatto nella capitale con Gadda, Morante, Moravia ed Elena Croce, ma la si ricorda, più che per i suoi scritti e le conversazioni, per l'esistenza bizzarra che conduceva insieme alla sorella Araceli (ispiratrice forse del personaggio di Morante) e agli innumerevoli gatti di cui si prendeva cura”. Dalla Spagna repubblicana, che l'aveva vista discepola prediletta di Ortega y Casset e giovanissima insegnante di filosofia, dopo l'ascesa di Franco fugge col marito in Cile; dopo tre anni ritorna per soccorrere la repubblica morente ma è costretta all'esilio e fugge attraverso i Pirenei offrendo il braccio all'anziano poeta Antonio Machado. Da Parigi, dove suo cognato fu ucciso e la sorella torturata dalla GESTAPO, riparte per il Messico, Cuba, Porto Rico e L'Avana, dove vivrà fino al `54 tranne una piccola parentesi parigina dal `46 al `48 grazie alla quale conosce Sartre, de Bevouir ma soprattutto diventa amica di Camus. Dopo il periodo romano si trasferisce in Svizzera e qui passa gli ultimi anni in concentrazione e solitudine, concedendosi un ultimo viaggio solo nel 1984 per ritirare il prestigioso Premio Cervantes, attribuito per la prima volta ad una donna e ad una filosofa.

E proprio parlando di Don Chisciotte, Zambrano ricorda che il personaggio si affaccia ogni giorno al mondo nei colori sfumati dell'alba, ma la cultura occidentale ha preferito relegare la sua esperienza di conoscenza nella finzione della letteratura: “Il pensiero per Zambrano - ricorda Prezzo - è un'isola di luce che emerge da un fondo d'ombra che non può mai dimenticare. La parola deve mantenere la sua placenta d'ombra così come il pensiero la rappresentazione dell'esperienza del pensare”. Nella costruzione del pensiero della filosofa - ma forse sarebbe più giusto parlare di immagini che evocano tutta l'esperienza concreta del mondo - la ragione e la vita vanno rimesse in unità armonica: il pensiero disincarnato e rarefatto e lo sguardo implacabile, si pongono di fronte alla vita come unica àncora al caos e alla ribellione della materia, mentre in realtà è la luce accecante e senza sfumature della ragione che uccide la complessità e le diverse possibilità di esistenza. “Con Zambrano - continua Prezzo - abbiamo l'immagine, non il concetto, della luce aurorale che non ha tagliato la propria origine; la filosofia diventa quindi questo percorso illuminato da una luce perplessa che non dimentica né ombre né materialità, non dimentica la pastosità del come viene concepito”. Pensare è atto materiale, scandito sul passo e sul respiro, che sacralizza le compromissioni e le incertezze del cammino, nomade perché nega il luogo di un'origine che, unica e ferma, salva il percorso in un'ascesa di pura luce. Il confine che, netto, separa luce e ombra nella rappresentazione classica della ricerca filosofica, di un prima oscuro e di un poi luminoso rivelatosi d'un tratto, diventa nei chiari del bosco (uno dei suoi testi più importanti pubblicati in Italia da Feltrinelli) una linea di continuità anziché di frattura fra luci e ombre, fra verità e menzogna. La dimensione filosofica di un pensiero che contempla in sé come necessari e costitutivi erramenti ed esili, diventa sempre sguardo vigile e attento sulla democrazia e sulla politica: la pietà, il saper trattare con l'altro e riconoscerlo, diventa categoria politica della democrazia. Zambrano amava ripetere, mutuandola da Casset, l'affermazione: “Io sono io e quello che mi sta intorno”.

 

Roberta Corbo

 

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