Violenza domestica. Un convegno del circolo romano Udi-La Goccia.

Roma. Quasi un paradosso parlare di violenza domestica in una sala in cui solitamente si celebrano matrimoni. E' quanto è successo ieri nella Sala Bianca del Campidoglio in occasione del convegno Botte in famiglia: un fatto privato?, organizzato dall'UDI - La goccia, con la collaborazione dell'Associazione “Differenza donna”, che gestisce il Centro Antiviolenza di Roma, e con il contributo della Commissione delle Elette alla Provincia di Roma. Tante le presenze e gli interventi, tra le quali citiamo Rita Barbato, Anita Pasquali, Franca Prisco, Alberta Soliani, Giuliana Dal Pozzo, Carol Beebe Tarantelli, Maria Rosa Cutrufelli. Assenti illustri Livia Turco, che ha fatto pervenire un saluto, e Anna Finocchiaro.

Un argomento drammatico, quello affrontato dal Convegno, quasi un “reato perfetto” nel momento in cui (e accade nella maggior parte dei casi) è la stessa vittima a negare l'accaduto. Un interrogativo, quello posto dal convegno, rivolto a tutta la società, e in modo particolare alle donne che hanno responsabilità legislative e di governo. Un interrogativo, dicevamo, che sollecita pensieri, risposte, progetti contro quella che è stata definita una vera e propria epidemia taciuta. Un'epidemia che l'UDI cerca di contrastare da lungo tempo, con la consapevolezza che purtroppo, dietro gran parte degli "incidenti domestici", si celano in realtà casi di violenza contro le donne.

E i dati d'altro canto si commentano da soli: secondo una statistica americana del `94 ben il 65% delle donne nel mondo hanno subito e subiscono violenza tra le mura domestiche. Ma la cosa più sconvolgente, al di là dei dati, è che la violenza sistematica nei confronti delle donne viene tollerata da tutte le società. Per quanto riguarda in particolare il nostro paese, non ci sono vere e proprie ricerche scientifiche, ma si fa riferimento ai monitoraggi e alle ricerche dei telefoni rosa e dei centri antiviolenza. Centri che per Emanuela Moroli, presidente dell'Associazione Differenza Donna, non sono e non possono essere solo luoghi dove si mettono i cerotti sulle ferite delle donne, ma luoghi dove la vittima innanzitutto acquisti la consapevolezza di essere tale. Prendendo in esame il lavoro del Centro Antiviolenza romano, Moroli ha presentato grafici e dati elaborati nel corso di questi primi quattro anni di lavoro al Centro. Su 2175 donne che vi si sono rivolte, ne sono state ospitate 36, mentre 90 sono stati i bambini. Il 91,4% di queste donne era in fuga da violenze in famiglia.

Le operatrici del Telefono Rosa hanno denunciato l'aumento di abusi per i quali non viene fornito alcun tipo di spiegazione, dal 13,5% del '94, al 22% attuale, e sono in preoccupante aumento le donne che, prima di rivolgersi all'Associazione, non hanno alcuna reazione alla violenza subita, dal 30,8% del '94, all'attuale 45,8%.

Ma chi sono gli autori della violenza? Mariti (64,10%), padri (4%), conviventi/fidanzati (17,90%), fratelli (1,20%), figli (2%) e parenti (2,20). Dai dati del `95 risulta che le violenze sono state attuate da tossicodipendenti nell'8,70% dei casi, mentre il restante 91,30% è stato compiuto da persone "normali" e di tutti i ceti sociali. Inoltre, l'87,50% delle donne ha subito violenza psicologica, il 75% percosse, l'83,33% lesioni gravi, e infine il 29,17% ha subito uno stupro.

Insomma, un vero e proprio bollettino di guerra. Quale prevenzione adottare quindi? Il Centro Differenza Donna ha individuato e segnala l'urgenza di: 1) Creare una corsia preferenziale per le denuncie concernenti reati contro le persone. 2) Istituire presso la Procura Circondariale di Roma un pool sia di magistrati che di forze dell'ordine specializzati in tale settore (a Roma esiste un pool alla Procura presso il Tribunale, che spesso ha collaborato con il Centro, e a Milano ne opera da tempo uno che si occupa di maltrattamenti in famiglia). 3) L'attenzione dei pubblici ministeri deve essere forte ed adeguata fin dai primi atti di violenza denunciati, e con una sensibilità culturale maggiore al problema. 4) Il P.M. ed il g.i.p. devono valutare con attenzione la ricorrenza dei requisiti per l'applicazione delle misure cautelari, e spezzare l'attuale aspettativa di totale impunità.

Per fortuna abbiamo luoghi come il Centro Antiviolenza di Roma (tali centri sono oggi in tutt'Italia circa 52), al cui lavoro deve comunque aggiungersi necessariamente l'intervento delle istituzioni. Ma che fare nel frattempo? Secondo Diana De Martino, magistrata del pool antiviolenza della procura di Roma, è vero che queste violenze, che ci sono a qualsiasi livello, vengono denunciate, ma ancora troppo scarsa è l'attenzione da parte di chi (carabinieri, maresciallo, comandante etc.) raccoglie le denuncie, spesso sottovalutando la gravità di questi fatti. Un grosso errore che fanno moltissime donne è quello di non farsi rilasciare una certificazione, quando si rivolgono al medico per farsi refertare, e sappiamo bene quanto sia importante avere delle prove. Tornando poi ai provvedimenti urgenti, De Martino ha prospettato un eventuale innalzamento della pena (che per questi tipi di reato è inesistente), non tanto perché si potrà condannare il maltrattatore a una pena più elevata, ma soprattutto perché alzando la pena la competenza potrebbe passare alla Procura presso il Tribunale dove sicuramente c'è la possibilità di fare un'istruttoria più approfondita.

Per Ugo Spagnoli, giurista, su questo triste fenomeno occorre davvero aprire un grande dibattito, perché molti non sanno, non avvertono e non vogliono avvertire questo dato drammatico. “Come si può - ha domandato - riempirsi la bocca dei diritti umani quando nel proprio paese non si riesce a mettere in piedi una legge che combatta questa violazione dei diritti umani?" E ancora: "Bisogna avere il coraggio di dire che l'intervento giudiziario in questo campo ha fallito, ma i fatti di violenza non possono rimanere privi di sanzioni. Allora - ha detto - ricerchiamo nuovi strumenti sanzionatori. L'allontanamento dell'uomo dalla casa, per esempio, può essere il più valido, dal momento che lascia lo spazio per dei margini di recuperabilità. Un terreno su cui si può lavorare concretamente, ma quello che appare chiaro è che - ha detto in conclusione - questa non può essere una vicenda che soltanto le donne possano discutere e organizzare a livello culturale. Tocca alla politica trovare un motivo di fondo, un impegno per far si che la donna non chini la testa, affrontando quindi il problema grave della mancanza del lavoro, della difficile situazione economica del paese, dei servizi etc...”.

Maria Grazia Giammarinaro, in doppia veste di magistrata e di rappresentante del Ministero per le Pari Opportunità, concordando su molti dei punti citati da Spagnoli e De Martino, dopo aver espresso la propria opinione sull'intervento penale in questo ambito, che per lei non si deve risolvere in un'invasione indebita della sfera di libertà di scelta della persona, e dopo aver auspicato una riflessione più profonda su tutti i tipi di delitto contro la persona, ha detto che la cosa più urgente - sulla quale c'è l'impegno del Ministero per le Pari Opportunità - sarà quella di affrontare la situazione e di discutere innanzi tutto sulla questione dell'allontanamento dei minori, vista la lungaggine dei processi. L'ideale, secondo Gianmarinaro, sarebbe adottare delle misure di tipo cautelare specifiche, o un'azione civilistica, snella, tale da offrire a una donna che abbia subito uno stupro o un maltrattamento, risposte adeguate da parte dello stato. Il provvedimento urgente poi avrebbe il pregio di consentire al giudice di decidere anche provvedimenti atipici, cosa che invece sul piano penalistico non sarebbe consentito. Insomma, nulla di concreto ancora da parte del Ministero, ma solo l'impegno a discutere tutti insieme le soluzioni tecniche per poi arrivare a una proposta di legge che incida su quello che è un punto di sofferenza grave delle donne e dei minori.

Altre risposte concrete sono venute dall'intervento di Daniela Monteforte, che ha annunciato per la primavera del `97 il primo centro comunale di accoglienza, che possa entrare in sinergia con tutti gli altri luoghi istituzionali, e dalla proposta di legge elaborata dall'Associazione Donne Magistrate, che mira a introdurre nel nostro ordinamento giuridico “la possibilità di richiedere al giudice civile l'emissione di ordini di protezione quali la cessazione della condotta pregiudizievole, l'allontanamento dalla casa familiare, il pagamento di un assegno di mantenimento.

L'invito rivolto (da più parti nel corso del convegno) alla scuola, ad investire davvero in educazione, è stato raccolto da Albertina Soliani che, ricordando il recente annuncio del ministro Berlinguer sullo studio e sulla rivisitazione della storia del Novecento nelle ultime classi di medie e superiori, ha detto che è impossibile in una operazione del genere, non tenere conto della grande rivoluzione culturale delle donne. Soliani ha promesso di indicare l'obiettivo nella prossima riunione del Comitato pari opportunità del Ministero della Pubblica Istruzione, con la premessa che questa deve essere anche una riflessione a tutto campo su una società, la storiografia di un'esperienza civile e politica che in questi decenni ha visto venire al mondo ciò che prima era taciuto.

(2 ottobre 1996)

Caterina Giardinelli

 

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