Riviste. E' nata 'Sofia. Materiali di filosofia e cultura di donne'.

(DWpress) Roma. "Una giovane donna indiana, con una lunga treccia, tra altre donne. La si sente concentrata, attenta: una donna sola, ma in relazione". Così si presenta, nella bellissima fotografia di Sebastiana Papa che si rivela alle lettrici ed ai lettori sotto la copertina, il primo numero della rivista semestrale Sofia. Materiali di filosofia e cultura di donne, che è stata presentata a Roma mercoledì 27 marzo presso la Casa delle Culture, in via S. Crisogono 45, e così l'ha introdotta Katja Tenenbaum, che ne è la direttrice responsabile.
La rivista nasce da un gruppo di lavoro di donne, ricercatrici e studenti, attivo all'interno del corso di laurea in filosofia dell'Università di Roma La Sapienza: un'iniziativa che la stessa Tenenbaum ha definito "una sfida, un atto nuovo", a partire anche da una difficoltà di nominarsi. Il nome stesso della rivista, Sofia, che Tenenbaum ha definito soddisfacente solo in parte, rimanda infatti ad una "saggezza" che le autrici per prime non si riconoscono. Il sottotitolo invece, oltre a esplicitare lo specifico ambito di competenza, quello degli studi filosofici, conferisce alla rivista il forte connotato di "cultura di donne": "Abbiamo cercato - ha detto Tenenbaum - una formulazione che esprimesse il carattere dello spazio che vogliamo aprire, a partire da una soggettività femminile, in relazione con altre donne".
La rivista si articola in sei sezioni: percorsi; traduzioni; incontri; archivio; interventi; recensioni. L'ambito di riflessione, tra pensiero filosofico e femminismo, che in questo numero si delinea va dal pensiero di Hannah Arendt e di Simone de Beauvoir, al "soggetto nomade" di Rosi Braidotti, al "manifesto cyborg" di Donna Haraway, al "corpo in figure" di Adriana Cavarero, ad una "lettura linguistica della differenza sessuale". Inoltre questo primo numero contiene una conversazione con Maria Luisa Boccia, nonché un'intervista a Rossana Rossanda del 1972, che la stessa Rossanda oggi rilegge, e la traduzione dall'inglese di un saggio di Sandra Harding. Sofia si presenta come una rivista politica: "Il femminismo - si legge nell'editoriale - è un movimento fondamentalmente politico; anzi, può essere definito come una politica della soggettività femminile. [...] Parlare di origine politica del pensiero femminista significa anche sottolineare un radicamento in un contesto concreto, un contesto fatto di relazioni e di conflitti: il pensiero femminista è in realtà una pluralità di discorsi e ciascuno di essi corrisponde ad un posizionamento, ad un luogo determinato all'interno di questo contesto. La pluralità è dunque un tratto costitutivo della filosofia delle donne". Lo spazio che Sofia apre si pone all'interno dell'istituzione universitaria, ed uno dei temi dell'incontro è stata proprio la questione del rapporto con l'università, e tra donne dentro e fuori di essa. Parlare di questo significa anche porre la questione dei Women's Studies, o meglio di un loro riconiscimento formale all'interno delle istituzioni universitarie. Su questo punto, pur nominato da Katja Tenenbaum, la quale ha espresso il timore che l'inserimento nell'università costituisca una perdita di potenziale e di possibilità, rifiutando però di porre la questone in termini di una alternativa secca, il dibattito non si è sviluppato, quasi ad indicare una difficoltà nel tematizzare questa questione da parte delle donne presenti all'incontro. Altri ancora sono stati però gli spunti di riflessione: il tema arendtiano della natalità, come nuovo inizio nella non predeterminazione dei discorsi e delle posizioni, e come luogo - incrocio di storie. Annamaria Crispino (Legendaria), presente all'incontro, ha sottolineato nel suo intervento il carattere di apertura al mondo delle donne della rivista, che evita il rischio di intimorire, escludere le non addette ai lavori della ricerca filosofica: "Sofia è figlia di un intreccio inesausto tra mondo delle donne e ricerca universitaria. Non ha neanche bisogno di dichiararlo: lo assume con naturalezza". Il suo intervento ha anche confermato il carattere di molteplicità della rivista, dei punti di vista ma anche delle varie discipline che vi si intrecciano, in una continua ridefinizioane degli ambiti e delle discipline e di una pratica di lavoro che tiene insieme le diversità senza cercare di ridurle ad omogeneità. Alla presentazione della rivista ha partecipato anche Stefano Petrucciani (Università di Roma La Sapienza), il quale con inappuntabile logica maschile, dopo avere espresso il proprio apprezzamento per la nuova nata, che "si fa leggere con piacere" e "non è una somma di cose casuali", e dopo essersi soffermato sull'intreccio tra le due polarità "femminismo" e "discorso politico", è entrato nel merito del rapporto con il discorso filosofico esprimendo la propria perplessità: "Certamente sarebbe ingenuo credere che il discorso filosofico abiti in una sfera separata e rarefatta, però il discorso diventa veramente filosofico quando è capace di trascendere i contesti. Se la critica che viene dal pensiero femminile riguarda la 'scoria', il pregiudizio, allora ben venga! Ma una filosofia a due soggetti è impensabile, perché ci sarà sempre un soggetto". A questo discorso ha replicato una delle presenti, la quale ha espresso il proprio dissenso per una concezione della filosofia che prescinda dal contesto, ricordando come il pensiero filosofico conosca forme quali quella del dialogo tra soggetti, in cui vi è comunque una assunzione di parzialità, e si è richiamata ad un metodo più nomadico, rifacendosi alla lezione di Rosi Braidotti.



Marina Impallomeni



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