Ricerche/2. I femminili cambiano: i dati presentati al convegno donne di carta.

 

Milano – Coniugare oggi il termine femminile, quando si parla di riviste vuol dire rivisitare le mutazioni che nel tempo si sono verificate nel campo: sono infatti diverse le esigenze delle lettrici, mutati il target, il gusto e dunque il prodotto, cambiati gli orientamenti che spesso vengono significati dalla numerosa presenza di giornaliste e collaboratrici e dall’incessante lavoro che ad essi dedicano. Ma il potere, quello è immutato, rimane saldamente in mano agli uomini: infatti dei 91 direttori di quotidiani italiani, 88 sono uomini, solo 3 le donne, mentre nelle agenzie di stampa siamo a 97 su 3 a sfavore delle donne. Questi dati sono stati presentati nel corso del convegno "Donne di carta: identità e metamorfosi delle riviste femminili in Italia" (di cui abbiamo già dato ampia notizia), organizzato dalla Commissione Nazionale Pari Opportunità, a cui hanno partecipato, tra gli altri, rappresentanti della Federazione Nazionale Stampa Italiana. Nel suo intervento Paolo Cerrato, direttore generale di Strategy Lab, ha presentato i dati di una recente ricerca qualitativa e quantitativa sostenendo che "il settore della stampa periodica, e in particolare della stampa cosiddetta ‘femminile’ è in piena trasformazione. I femminili si distinguono per la loro estrema vitalità – ha detto Cerrato – risultando il segmento trainante di tutto il comparto. Oggi il target di riferimento si è molto diversificato, e assistiamo a una crescente trasversalità di lettrici". Ciò significando che le testate risultano essere sempre più ‘dual’, rivolte infatti sia a lettrici che lettori, tanto che si potrebbe "addirittura parlare di giornale unisex" per il cambiamento subito dal termine ‘femminile’, in trasformazione e assunzione di significato diverso: il femminile, dunque, percepito più come modo d’essere, che come genere tanto da essere immediatamente recepito dai giornali che anticipano tendenze, offrono servizi, leggono la realtà con uno sguardo tale - ha aggiunto Marina Piazza, presidente della CNPO - "da portare ad una vera e propria femminilizzazione dei quotidiani".

Ma, come dicevamo, nonostante queste profonde mutazioni culturali il potere nella stampa italiana non cambia, soprattutto per quanto riguarda i quotidiani: solo il 3% dei direttori e dei vicedirettori italiani sono rappresentati da donne (3 su 91); il 7% è caporedattore (35 su 451); il 12% è caposervizio (116 su 910). Qualche mutazione positiva si è avuta per redattori ordinari dove la percentuale cresce del 31% (633 su 2.009); e ancor più tra i redattori di prima nomina che sale al 38% (176 su 463). In complesso solo il 24% di giornaliste nei quotidiani. Il dato muta per quanto attiene ai periodi dove la percentuale sale al 52% (960 donne, 886 uomini), su un totale di 123 direttori, 54 sono donne (43%); i capiredattori 114 su 264; i capiservizi 163 su 401; i redattori ordinari 310 su 527. Le agenzie di stampa vedono crollare la presenza femminile con queste percentuali: 9 direttori (nessuna donna), 12 vicedirettori (nessuna donna), 44 caporedattori di cui 7 donne; 107 capiservizio con 27 donne; 421 redattori ordinari con 184 donne.

 

 

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