Convegni/1. Le riviste femminili. Riflessioni, analisi, perplessità.

 

Milano - "Donne di carta: identità e metamorfosi delle riviste femminili in Italia" è il titolo del convegno che si è tenuto martedì, 24 giugno, presso le sale del Circolo della Stampa in Corso Venezia.

L’incontro, organizzato dalla Commissione Nazionale per la parità e le pari opportunità, dall’Ordine dei Giornalisti e dalla Federazione Nazionale Stampa Italiana, è il secondo di una serie che si ripropone di indagare "Quanto costa la qualità dell’informazione".

L’ambito della stampa femminile rappresenta un settore che assorbe molto del vissuto delle donne e che allo stesso tempo è in grado di orientarne profondamente l’immaginario. Secondariamente, è un’eccezione: in un mondo dell’editoria declinato, per quanto concerne i livelli di vertice, quasi esclusivamente al maschile, i femminili registrano una forte presenza di donne che esercitano ruoli e funzioni direttive. Al contempo però vede un’altrettanto massiccia presenza di donne precarizzate ed esternalizzate.

I lavori si sono aperti con il contributo di Marina Piazza, Presidente della Commissione Nazionale Parità, che ha cercato di fare il punto sulla situazione della stampa femminile oggi nel nostro paese. A seguito di una rapida analisi, l’intervento è proseguito con la proposta di fare rete: "Ci sono ad esempio contenuti di fondo (dalla questione della rappresentanza a quella dell’ingegneria genetica, piuttosto che alle nuove soggettività femminili…) che la Commissione ritiene oggi prioritarie e che sarebbe interessante confrontare insieme. Come si può fare a trattare questi argomenti in modo piacevole e interessante e, soprattutto, tenendo una qualità dell’informazione alta? In che cosa la Commissione può essere utile ai femminili e viceversa?".

Su questo tema si sono poi susseguite numerose voci: Norma Rangeri, del Comitato Pari Opportunità dell’Ordine dei Giornalisti, Francesca Zajczyk, docente di sociologia all’Università Bicocca di Milano, Irene Merli, della Federazione della Stampa.

La successiva tavola rotonda ha visto la partecipazione di rappresentanti di settimanali femminili (D. La Repubblica delle Donne; Io Donna; Donna Moderna; Gioia, Anna). Il dibattito ha sottolineato con insistenza come questi siano oggi prodotti di estrema trasversalità, di genere e di stato sociale, che hanno saputo evolvere negli ultimi dieci anni e guadagnare spazio all’attualità e alla cultura. Ciononostante, come ha sottolineato Vera Montanari, direttrice di Gioia, "le donne chiedono alle nostre riviste il riposo della guerriera. La loro vita è già ipercomplicata: c’è bisogno di semplificargliela".

Al centro di un vivace scontro invece la definizione, elaborata da Benedetta Barzini, dell’Ordine dei Giornalisti, del settore dei femminili come un ghetto, l’unico spazio in cui alle donne è concesso dirigere, luogo di "una carriera giornalistica il cui significato, eventualmente, si limita solo ed esclusivamente ad un congruo riconoscimento economico, ma che troppo raramente permette alle professioniste l’ingresso in ambiti socialmente e politicamente rilevanti". Quasi tutti gli esponenti del settore hanno obiettato a queste conclusioni, sostenendo che fossero il risultato di una tendenza, poco costruttiva e troppo spesso presente tra le donne, a sminuire il proprio operato e i propri successi, successi certificati da 140 milioni di copie diffuse all’anno.

Dopo una seconda tavola rotonda alla quale sono intervenute le direttrici di alcuni mensili femminili (Marie Claire; Amica; Glamour), il convegno si è concluso ribadendo l’invito della Commissione Parità a cercare nuove forme di collaborazione e riflessione condivisa.

 

Sandra Sain

 

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