Zinaida Gippius, Passioni umane, Tranchida


Zinaida Gippius, della quale nello scorso numero di Leggere Donna ho recensito il racconto Luna, si ripropone con questo volume di brevi storie inedite (tranne una), confermando il suo inquietante talento narrativo. Nata a Belev nel 1869, morta a Parigi nel 1945, visse in un periodo magico della poesia e della letteratura russe tra fine Ottocento e inizio Novecento.
Si forma in un ambiente particolarmente propizio e stimolante, che annovera, oltre al marito Merezkovskj, molti nomi prestigiosi di poeti e scrittori, tra i quali Valerij Briusov, ammiratore della poeta, che, a proposito dei versi di Fino in fondo, scriveva: "Il suo pregio maggiore è quello di una concentrazione esclusiva, di una capacità di dire molto con poche parole". Marietta Saginjan, nella biografia (1912) della Gippius, coglie ancora di più l'essenza della sua opera: il legame tra intuizione artistica, pensiero filosofico (presocratico), religione e ricerca mistica, da cui nasce il sogno di ricomporre armoniosamente la dicotomia dell'individuo e la scissione del mondo. Tutti motivi presenti in questi racconti (ne scrisse cinque raccolte), in cui vincoli ambigui e sessualità indefinita si aggiungono alle spirali che si stringono addosso ai protagonisti. Zinaida Gippius, tra poetiche descrizioni della natura e degli ambienti, traccia con lievità sfaccettati personaggi, non privi di zone d'ombra e sentimenti contrastanti, alcuni dei quali destinati, o predestinati, a morte sicura. Si sente una certa vena dostoevskijana, ma lo stile, molto soggettivo e libero, è indipendente da qualsiasi modello letterario tradizionale. Ne sono esempio il bellissimo racconto d'apertura, La cometa, e il successivo, I meli fioriscono, in cui l'autrice affronta il rapporto madre-figlio in maniera audace e terribile, in un crescendo narrativo che, dalla fase idillico-simbiotica, quasi da inconscio psicoanalitico, precipita verso la rovina dei personaggi. struggente la descrizione dell'attesa della madre da parte del bambino, e del suo attaccamento agli oggetti, la scimmietta e la brocca. "Avevo voluto bene da subito alla brocca, l'avevo adagiata sotto il guanciale e ora il pensiero di possederla mi rendeva felice".
L'incapacità di affrontare la vita, il male che s'insinua e corrode persone e cose, la frammentazione della personalità fino all'annientamento dell'individuo, simboli ricorrenti di questa raccolta, si fanno ancora più evidenti negli scambi epistolari di Nati troppo presto. "I decadenti sono coloro che sono arrivati fino allo sdoppiamento e non hanno retto, hanno ceduto al richiamo di quella disarmonia e periranno perchè per loro non c'è ritorno all'unità". In questo contesto malato, chi, se non Mefistofele, può essere il mellifluo tentatore che s'insinua tra le pagine della storia di Ivan Ivanovic e il diavolo?
Scrittrice scomoda e d'avanguardia, non sempre apprezzata, ma mai ignorata, Zinaida scatenò discussioni e critiche tra intellettuali e scrittori russi della sua epoca, come Valerij Brjusov (che le dedicò un saggio), Vasilij Rozanov e Aleksandr Blok, che per lei trovarono appellativi come "maga" e "ninfa acquatica". Tamina Pachmuss, che fece la prefazione a una vecchia ristampa delle sue opere, definì la scrittura della Gippius, come "quel che non è di questo mondo", probabilmente per quell'anelito verso la perfezione dell'umanità e del mondo che l'autrice auspicava.
Mariolina De Angelis



SOMMARIO
HOME PAGE