Premi/2. Le protagoniste dell’Alghero Donna ’99.

 

Alghero – Mentre nell’agenzia dell’8 giugno abbiamo parlato dell’importanza che l’Alghero Donna ha raggiunto nella cittadina catalana d’Italia, oggi ci soffermiamo sulle opere che hanno vinto l’ambito premio. La sezione giornalismo è stata assegnata ad Antonella Clerici di Rai 1, Anna Maria Mori/Nelida Milani con Bora (Frassinelli ed.) e Cristina di Lagopesole con Il libro del Pellegrino (Lacaita ed.) sono risultate le vincitrici della quinta edizione del Premio, organizzato, lo ricordiamo, dall’Azienda Autonoma di soggiorno e turismo di Alghero e dal periodico di cultura Salparc.

 

Bora è un romanzo particolare, scritto a due voci, da due donne istriane di Pola che hanno avuto una vita molto diversa in seguito alla scelta diametralmente opposta delle rispettive famiglie subito dopo la seconda Guerra Mondiale, quando oltre trecentocinquanta mila italiani si sono trovati all’improvviso cittadini/cittadine dello stato iugoslavo. La famiglia di Anna Maria Mori scelse di ritornare in Italia e da allora lei, che attualmente vive a Roma ed esercita il mestiere di giornalista, non ha mai smesso di sentirsi profuga come ha riferito lei stessa nel corso della cerimonia. Nelida Milani, invece, è rimasta a Pola, oggi in Croazia, dove insegna lingua italiana contemporanea all’Università. Nel leggere Bora si trovano moltissime emozioni. Al termine rimane un sentimento strano, una gratitudine venata di preoccupazione, una dimensione misteriosa della memoria, ingrediente fondamentale dell’identità. Attraverso la scrittura asciutta e veloce delle due autrici, le pagine agitano un mare di ricordi e memorie, dove all’idealizzazione dell’Italia, subentra quella del passato. Mentre la Mori scopriva la vacuità di una comunità incapace di dare dignità al suo passato, Nelida assisteva alla trasformazione dell’Istria in un mondo strano, estraneo, nemico, genocida. Pezzi di storia si rincorrono nelle ville rosso pompeiano, negli odori della piccola patria istriana, nei luoghi e gli strumenti di lavoro della nonna della piccola Nelida, divenuta croata.

 

Bora è dunque il dialogo tra due donne accomunate nell’origine e divise dalla vita. La Giuria del Premio Alghero Donna ha voluto premiare oltre che la qualità della scrittura anche una coincidenza di tipo sociale collegata alla realtà geografica del territorio in cui si colloca il Premio. La borgata di Fertiglia, infatti, a qualche chilometro da Alghero, fu quasi interamente abitata dagli stessi istriani profughi che animano i ricordi del libro di Bora.

Del tutto singolare è il volume premiato nella Sezione Poesia: Il libro del pellegrino di Cristina di Lagopesole si presenta come un prezioso volumetto offerto, nelle intenzioni della sua autrice, a meditazione ed approfondimento spirituale in vista del giubileo. E’ dunque un raro esempio di poesia sacra che sta all’origine della lirica italiana, con San Francesco e Jacopone da Todi, e che nel nostro novecento ha dato scrittori di altissimo spessore come Giovanni Testori e Mario Luzi, cui recentemente lo stesso Pontefice ha commissionato i testi per la via Crucis di Pasqua. Ma la scrittura religiosa delle donne è decisamente più rara, coincidendo quasi sempre con quella di sante o monache. Personaggio indubbiamente fuori dalla norma, Cristina di Lagopesole ha riferito di vivere per scelta in solitudine in un eremo, ai piedi del Monte del Carmelo e del castello federiciano di Lagopesole, luogo elettivo da cui ha tratto il nome distintivo. Dalla sua meditazione emerge di tanto in tanto, con opere di carattere sacro che come questo suo Libro del pellegrino dimostrano una profonda conoscenza della più alta spiritualità, dal mondo greco ortodosso all’estasi medioevale di Hildegarda von Bingen. Scopo dell’autrice, con questo volume di 286 pagine corredato da rare illustrazioni a colori e di una pregiata veste grafica, è quella di offrire con grazia e divina ispirazione un testo di preghiere ai pellegrini del Giubileo del 2000.

Per festeggiare i cinque anni del premio, la giuria e gli organizzatori hanno voluto ricordare anche l’esperienza di una donna attiva nel campo dell’editoria, assegnando la sezione speciale a Maria Pacini Fazzi editrice in Lucca. Madre di cinque figli, Pacini Fazza nel 1965 fonda la Casa Editrice che porta il suo nome ed inizia un percorso di grande impegno socio-culturale che non abbandonerà più, dedicandosi particolarmente alle problematiche femminili. Fa parte di numerose associazioni di donne tra cui l’Aidda e il Soroptimist, diventa anche socia fondatrice della sezione lucchese della Fidapa. Inizialmente la casa editrice pubblica volumi di narrativa, annoverando fra gli autori i nomi prestigiosi di Mario La Cava, Leonida Repaci, Rosso di San Secondo. Già dai primissimi tempi, la casa editrice inizia a rivolgere la propria attenzione alla riscoperta e rivalutazione del patrimonio culturale, artistico e storico della cittadina toscana. Prende corpo all’inizio degli anni ’70 la fondamentale collaborazione con la professoressa Isa Belli Barsali con la pubblicazione di volumi come la guida di Lucca e Ville e Committenti dello Stato di Lucca, ancora oggi caposaldi insuperati della letteratura sulla città. Nel corso degli anni la Maria Pacini Fazzi Editrice con i 1.000 titoli pubblicati ad oggi e gli oltre 400 in catalogo, è divenuta una fonte ricchissima di opere non solo per l’area toscana, ma anche a livello nazionale ed internazionale, avendo al suo attivo prestigiose collaborazioni con importanti Università italiane ed americane. Fra le più recenti iniziative hanno riscosso un particolare successo di pubblico la collana di enogastronomia dedicata alla valorizzazione del patrimonio culinario tradizionale italiano "I mangiari" e la collana "Contemporanea" aperta a contributi di narratori emergenti.

Antonella Clerici è il Premio Alghero Donna 1999, sezione giornalismo. Ecco la motivazione: "…Un sorriso, in un mare di litigiosità. Quando Antonella Clerici cominciò a parlare di sport, sugli schermi televisivi imperavano i "processi", fatti di urla su più o meno insignificanti episodi di partite di calcio, corse ciclistiche, Gran premi di formula uno. La sua classe e professionalità valsero a restituire pian piano l’esatta dimensione agli avvenimenti agonistici. Era sì una lettura femminile dello sport, ma era soprattutto la capacità di riportare la saggezza, il distacco in un mondo, quello del giornalismo sportivo, che troppo spesso crede di individuare, nelle partite e nelle gare forti metafore della vita…La vita, sembra dire con il suo sorriso Antonella, è sempre comunque migliore di qualunque, fittizia rappresentazione che di essa la TV può dare…".

(10 giugno 1999) Daniela Rustici

 

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