Teatro, cinema, musica, libri. altreVisioni ospita un incontro: con grandi e piccoli avvenimenti di spettacolo e arte, con piccole e grandi protagoniste dell’attualità culturale. Per non perderci nell’oceano dell’(in)significazione mediatica, per attraversare le reti dell’interconnessione globale portando i/il segni/o della/e differenza/e, per cogliere valori e sensi possibili in questo scorcio rapidissimo di secolo.



PREMIO LETTERARIO DONNA CITTÀ’ DI ROMA
Speciale altreVisioni
a cura di Valeria D’Aversa e Anna Maria Sorbo




Sommario

















PREMIO LETTERARIO DONNA CITTÀ’ DI ROMA, UN APPUNTAMENTO DA NON MANCARE. .

 

f166a.jpg (15056 byte)Ci sono premi letterari e premi letterari. Ci sono quelli che alzano polveroni, accendono gli animi, decretano schieramenti. E ce ne sono altri che hanno una natura per così dire più riservata, che guardano avanti e senza troppo rumore, anno dopo anno, guadagnano attenzione, consensi, simpatie. A questi secondi appartiene sicuramente il Premio Letterario Donna Città di Roma, che con l’edizione attuale giunge alla sedicesima, e così avviandosi al compimento della maggiore età subito dopo il passaggio al nuovo millennio, celebra la sua serata finale nella movimentata primavera della Roma pregiubilare, al Teatro Brancaccio il 12 aprile alle ore 21.

Nato da un’idea di Gabriella Sobrino, che la scrittrice, poeta, nonché da tre decenni segretaria-giurata del Premio Viareggio, aveva accarezzato per cinque lunghi anni, e ispirato al più antico Femina di Parigi, modello ad uso di una originale rielaborazione, il Premio Letterario Donna Città di Roma ha il suo battesimo nel 1983 tra l’entusiasmo degli esordi e il pur comprensibile timore che un’iniziativa di tale portata potesse non farcela e perdersi nel limbo delle brillanti ma fugaci apparizioni. Così non è stato, e la manifestazione è cresciuta salda intorno all’intento chiarissimo e dichiarato di essere un premio interamente al femminile, con una giuria composta da sole donne (scrittrici, giornaliste, cineaste, donne di teatro) e lo sguardo attento al mondo letterario a scovare l’autore o l’autrice che avesse prestato particolare attenzione all’universo femminile, analizzato e sottolineato, come ricorda il programma della manifestazione, l’immagine della donna nella società di ieri e di oggi. Nel corso degli anni, qualche lieve variazione ne ha modificato le forme e lo ha destinato secondo diverse sezioni (editi e inediti, un libro su Roma, per servizi giornalistici e radiotelevisivi), inglobando perfino un premio internazionale (che è andato a Michèle Perrot e Raissa Gorbaciova), fino alla formula attuale che prevede, con l’assegnazione del premio omonimo, il riconoscimento "Opera Prima Artemisia", riservato ad un’autrice, e una menzione speciale alla donna che in Italia si sia particolarmente distinta in Italia nel campo in cui opera. Né il premio, patrocinato dall’Assessorato alle Politiche Culturali di Roma e dal Ministero dei Beni Culturali e ambientali (col contributo di quest’ultimo per l’ufficio Centrale per i Beni Librari e gli Istituti Culturali, in uno con l’apporto privato del Centro Diagnostico Artemisia e delle Librerie Gruppo Arion), esaurisce l’impegno dell’Associazione Donna Città di Roma, che durante l’anno organizza svariate manifestazioni, convegni, presentazioni di libri, iniziative intorno a poesia, storia, arte ed estetica delle donne.

La rosa delle finaliste di quest’anno comprende Anna Belardinelli per Il nodo e la forbice (Giunti), Margherita Hack per L’amica delle stelle (Rizzoli), Anna Maria Mori e Nelida Milani per Bora (Frassinelli), nomi sui quali la giuria del premio, presieduta da Gabriella Sobrino, tornerà a riunirsi subito dopo Pasqua per scegliere la vincitrice e includerla nella lista, lunghissima, delle premiate (tra cui, in rigorosa successione temporale e rimandando al prospetto completo proposto in fondo alle nostre pagine, ricordiamo Nadia Fusini, Miriam Mafai, Elena Giannini Belotti, Pietro Citati, Susanna Tamaro, Antonio Spinosa, Ermanno Rea e, recentissima, Rosetta Loy, vincitrice lo scorso anno con il bellissimo La parola ebreo). Nella seconda sezione, per la quale invece è prassi che si proceda allo spoglio delle schede della giuria tecnica nel corso della serata di premiazione, le finaliste sono Rosella Bennati con Made in Italietta (Sovera), Paola Casella con Hollywood Italian (Baldini & Castoldi) e Patrizia Zappa Mulas con L’orgogliosa (La Tartaruga). Il premio speciale di quest’anno, conferma dell’impegno e della sensibilità profondi, va a Livia Turco, ministra degli Affari Sociali.

Appuntamento dunque alla sala di via Merulana 244 lunedì 12 aprile. A aprire la cerimonia, come di consueto, un concerto di musica classica, eseguito per l’occasione dal duo Romano Capalbi - De Bernart, e poi via con i festeggiamenti di rito, scanditi da una conduttrice d’eccezione, la giornalista del TG2 Maria Grazia Capulli. Non mancate.





Torna su





LE SCRITTURE DI NAUSICAA.

.


Intervista a Gabriella Sobrino

f166b.jpg (19855 byte)Nonostante i sedici anni di vita del Premio Donna Città di Roma da lei istituito, e di cui presiede la giuria, Gabriella Sobrino non sembra proprio essersi stancata. Anzi. L’entusiasmo è alle stelle nel ricordare sia le difficoltà trascorse sia gli attuali successi; con una punta di autoironia, ama scherzare persino sull’etichetta, la «mamma dei premi», che la sua fama di giurata in numerosi premi letterari – per trent’anni segreteria e giurata del Premio Viareggio – le ha fatto conquistare. «Oggi – precisa sorridendo – più che mamma, sono nonna». Dalla sua posizione privilegiata di osservatrice delle tendenze della scrittura femminile contemporanea, Gabriella Sobrino ha le idee molto chiare sul percorso compiuto dalle donne e sull’ancora non facile rapporto con le istituzioni: «Da una parte – afferma perentoriamente – abbiamo assistito ad un’evoluzione importante: negli ultimi dieci anni è aumentata moltissimo la produzione letteraria femminile che ha conquistato un suo pubblico affezionato, tra cui numerosi uomini. Dall’altra, però, non è sempre facile mantenere vivo l’interesse delle istituzioni, forse anche perché in Italia assistiamo ad una vera inflazione di premi letterari che spuntano come funghi ovunque. Bisognerebbe non perdere la capacità di discernere tra quelli mossi da ragioni puramente commerciali e quelli che si pongono come obiettivo la valorizzazione di prodotti di qualità». Qualità indubbiamente alta quella da registrare nella scrittura femminile: «Basti considerare – puntualizza la nostra interlocutrice – le opere prime, quindi inedite, giunte alla ribalta grazie all’assegnazione del premio Artemisia. Sono nomi che hanno ottenuto importanti riconoscimenti: Laura Canciani, Erminia Dall’Oro, Laura Pariani e tante altre. Non ho timore di affermare che, grazie al premio Artemisia, abbiamo scoperto dei talenti. Personalità dagli interessi diversi ma che manifestano una tendenza comune: quella di aprirsi con grande disponibilità al mondo esterno, di occuparsi dei problemi dell’oggi in campo sociale, culturale e in quello delle relazioni soprattutto all’interno della famiglia. Un comune denominatore tematico che fa il paio con la qualità della scrittura, sempre ‘alta’, molto curata, quasi sofisticata. Difficile trovare nei libri di donne una scrittura che non sia il frutto di un’elaborazione lunga e sedimentata, quasi una stratificazione di scritture».

Eppure non sono mancati riconoscimenti assegnati agli uomini: «Certo - ammette l’intervistata -purché, naturalmente, si occupino di donne: è stato il caso della narrativa di Nuto Revelli, di Pietro Citati, dell’inchiesta storica di Antonio Spinosa. Fin dall’inizio ho fatto i conti con questa possibilità, anche per differenziarmi dal premio parigino Femina – che esiste dal 1904 – destinato solo a donne. Nel Premio Donna Città di Roma l’esclusiva predominanza femminile è riservata alla giuria, i cui nomi variano ogni anno sotto la mia costante presidenza; si comincia a lavorare con parecchi mesi di anticipo, in ottobre, per essere pronte in aprile, una data scelta perché contigua ad uscite editoriali importanti che si verificano spesso proprio in marzo. Inoltre, quando è stato economicamente possibile, abbiamo premiato e ospitato donne straniere; ad esempio, tre anni fa Michelle Perrot, autrice di quella straordinaria Storia delle donne pubblicata in Italia da Laterza. Ormai il premio Internazionale, però, non siamo più in grado di assegnarlo perché la presenza della premiata è indispensabile e i costi organizzativi per questa partecipazione, purtroppo, lievitano. In ogni caso, comunque, consideriamo di rilievo quello speciale, dedicato ogni anno ad un campo diverso di attività: l’anno scorso è stato lo spettacolo con Pamela Villoresi, quest’anno invece la politica e la prescelta è la ministra Livia Turco». Nonostante la perenne precarietà dei fondi, che lo accomuna, del resto, a molte iniziative culturali del nostro Paese, il Premio Donna Città di Roma ha visto accrescere la sua popolarità presso le case editrici: «Ormai litigano tra loro pur di inviarci le copie dei libri in uscita e questo è un segno di riconoscimento. Ma non vogliamo diventare un premio paludato, come testimonia l’immagine che abbiamo scelto per la locandina di quest’anno: una tenera Nausicaa dai riccioli biondi e l’espressione ingenua che tiene stretta la sua palla dorata».




Torna su





L’AMICA DELLE STELLE .

Conversando brevemente con Margherita Hack

f166c.jpg (26555 byte)Ordinario di astronomia all’Università di Trieste dal 1964, fino all’87 direttora dell’Osservatorio Astronomico locale e dall’85 al 90 del Dipartimento di Astronomia dell’ateneo triestino, socio nazionale dell’Accademia dei Lincei e membro dell’Unione Astronomica Internazionale, della Società Italiana di Fisica e della Royal Astronomical Society, autrice di svariati volumi – tra cui Stellar Spettroscopy, testo fondamentale per ogni studente di astronomia – e infine coordinatrice di gruppi di lavoro internazionali per ricerche realizzate per conto dell’ESA e della NASA, Margherita Hack non ha certo, come si dice, bisogno di presentazioni. E di lei, in fondo, si direbbe – riprendendo lo stesso titolo del volume ora in finale al premio, L’amica delle stelle, uscito nel 1997 per i tipi della Rizzoli – che una donna ‘amica delle stelle’. Della sua vita, che è una vita passata tra le stelle (suona più o meno questo il titolo di un’altra sua precedente opera). Il che non le impedisce di restare saldamente ancorata alla realtà, al nocciolo semplice delle cose, quasi in una maniera sconcertante.

La sua predilezione per le stelle, dice Margherita, «non fu una passione fulminante»: la sua passione piuttosto era e tuttora continua ad essere lo sport, praticato in gioventù a livello agonistico nei campi di atletica e di basket. Tutto cominciò con una tesi in astrofisica che diede la stura alla lunga serie di ricerche e di scoperte mai disgiunte da lineari consapevolezze di fondo. «Uno che studia la fisica delle stelle studia nient’altro che globi di gas per afferrarne la composizione e le leggi interne. Non c’è nulla di poetico. Le stelle sono l’oggetto della ricerca», commenta la studiosa, origini fiorentine e domicilio ormai fissato a Trieste, dopo un primo trasferimento a Milano per essere alla direzione dell’Osservatorio di Brera. «Certo, la ricerca implica la creazione: l’osservazione prima, l’interpretazione dei dati poi richiedono e al contempo costituiscono l’aspetto creativo dell’indagine»., conclude l’astronoma.

Con lei ci soffermiamo sul «dato scontato» dell’assenza delle donne nella storia della scienza, «inevitabile data la scarsissima percentuale di donne che avevano accesso all’università e al prosieguo degli studi: alle lettere, all’arte ci si avvicina senza dubbio molto più intuitivamente che alla scienza, dove attitudini e predisposizione vanno adeguatamente sorretti da un bagaglio di conoscenze. Non è un caso che le uniche donne scienziate del passato avevano padri o fratelli che erano scienziati». Per fortuna, quanto all’andamento nel nostro secolo, le statistiche riconfortano, sebbene solo oggi – ma «ci vuole tempo per vincere le abitudini» – ci abbandoni una certa tradizionale congettura di poca idoneità delle donne alla materia, in cui invece dimostrano di poter «competere da pari a pari con gli uomini, come in una gara sportiva».

E concludiamo sulla progressione «straordinaria della ricerca scientifica: direi che siamo vicini a scoprire il meccanismo della vita e questo è entusiasmante», nota Margherita Hack, e poi aggiunge, a proposito dell’imprescindibile, inesausto dibattito sui limiti della scienza, attualmente in corso specie a riguardo della biogenetica: «E’ ovvio che le applicazioni della biologia dovrebbero essere volte al miglioramento dell’umanità e non alla creazione di mostri: tuttavia sono le applicazioni che vanno regolamentate, non la scienza in sé che deve essere libera. Se gli uomini avessero posto dei confini al sapere e alla ricerca, l’umanità non avrebbe avuto nemmeno il fuoco».




Torna su





L’ITALIETTA DI ROSELLA BENNATI

.

 

f166d.jpg (15058 byte)Ha per lo meno un paio di ottime ragioni Rosella Bennati – classe 1946, prima insegnante e poi dal 1979 al 1996 esperta di accordi culturali al Ministero degli Esteri e infine caposegreteria al Ministero dei Beni Culturali, autrice di satire di costume, poesie in dialetto romanesco, reportages di viaggio e interventi su riviste di cultura italiana e internazionale – per dirsi «contenta» di condividere, con Paola Casella e Patrizia Zappa Mulas, la candidatura al’Opera Prima Artemisia. La prima, s’accorda con «l’aspetto cittadino di questo riconoscimento», lei subito spiega. «Perché Made in Italietta ha una doppia valenza: si rivolge alle donne di tutt’Italia ma parla la lingua di Roma in particolare, questo romanesco che mi piace definire vernacolo soft (comprensibile anche a chi romano non è), e non solo nella parte più specificamente poetica, ma per lo spirito capitolino che la attraversa e che mi appartiene». La seconda ragione, più facile a intuirsi, diciamolo pure, s’attiene alla connotazione femminile del premio. «Eppure – aggiunge a proposito l’autrice, – è un po’ bizzarro il fatto che una volta che il libro ha cominciato a circolare tanti, tantissimi uomini hanno detto che ci si riconoscevano. Evidentemente questa storia minimalista va a toccare una sensibilità diffusa che riguarda tutti, quei comportamenti collettivi della fascia borghese, o certi aspetti più remoti della nostra storia che spesso si dimentichiamo e che in fondo abbiamo voglia di ritrovare».

Ma come avvertono le ‘istruzioni per l’uso’ destinate ai lettori, il volumetto, dopo un iniziale effetto distensivo, lascia una lieve sensazione di amaro in bocca. «Un retrogusto amaro – commenta Rosella. – Perché è la vita che lascia l’amaro in bocca. L’ironia romana ne fa un amaro sorridente, ne espunge il lato drammatico. Anzi nel rivedere questa cronachina, ci si accorge che i cinquant’anni dal 1946 ad oggi sono stati tutto sommato una parentesi felice, senza grossi traumi. Quelli che di solito vengono definiti ‘venti di guerra’ sembrano appartenere più alla storia del costume, come le lotte della rivoluzione femminista, che non riferirsi a situazioni dolorosamente reali come una guerra vera. E rileggendo il volume ci si accorge pure – continua la nostra interlocutrice, – che anche questi minimi comportamenti, come ci siamo vestite, come ci hanno educate, possono anticipare la Storia. Pensiamo agli inizi degli anni Sessanta, a certi prodromi di emancipazione che eromperanno negli avvenimenti successivi. La ‘microstoria’ può essere estremamente significativa, certo conduce dei primi segnali magari trasversali e imitativi che tuttavia produrranno reazioni e conseguenze, e quanto insomma va a finire poi sotto l’indagine dei politologi».

Ovvero, la storia siamo noi, le nostre piccole storie. E l’Italietta di Rosella Bennati si delinea affettuosamente smussando con la levità del diminutivo le distorsioni dei significati indotti, che la Storia appunto ha accumulato sul termine, la borghesia d’inizio secolo, gli anni del fascismo e quant’altro. «C’è un filo – ci dice Rosella – che lega tutta l’analisi. E’ un affetto verso la mia gente, les italiens che siamo noi».

E a proposito di segnali ci pare inevitabile, a questo punto, solleticare un’apertura ‘politica’ e ‘di genere. Signora Bennati, lei che è caposegreteria del ministero attualmente ricoperto da Giovanna Melandri, non le sembra che ad un passo dal Duemila questa società sia percorsa ancora da troppe contraddizioni riguardo alle donne? «C’è sicuramente un gap, un distacco forte tra una realtà di fatto e una realtà politica ancora esistente. Viviamo un momento eroico della donna rispetto al maschio (e quasi ce ne dispiace talvolta: non è una gran vittoria ritrovarci accanto dei maschi avviliti, questo nella microstoria personale ciascuna si trova a verificarlo. E tuttavia ci rendiamo conto di essere ancora dentro ad un sistema di un potere gestito al maschile. Sì, è vero – aggiunge, – io stessa sono caposegreteria di un ministro, e il ministro in questione è una donna. Ma è vero pure che si continua a discutere intorno a questioni mal poste, è il caso delle ‘quote’ , dimenticando che sul lavoro lo specifico femminile cede all’essere persona, e uomo e donna sono due persone. Serviranno due o tre generazioni a chiudere la forbice tuttora aperta. Ma si tratta solo di andare avanti: la strada intrapresa è un cammino senza ritorno, ed è fatale che si giunga ad un riequilibrarsi delle forze maschili e femminili. Se qualche volta abbiamo l’impressione di essere andate tanto avanti, giriamoci indietro e intorno a guardare, noi stesse e le altre meno fortunate di noi. La strada è ancora lunga, ma, ripeto, è fatale. Fatale perché naturale, il resto solo memoria di certe arretratezze e di uno stato fisiologico che ci siamo lasciate alle spalle insieme al ricordo di essere state, una volta, minoranza».




Torna su





UN QUADRO PER IL PREMIO

.

 

E’ Enrico Benaglia l’autore del quadro che verrà consegnato alla vincitrice del Premio Letterario Donna Città di Roma. Pastello su tela di 50 per 70, commissionato dall’organizzazione del premio che ogni anno si avvale dell’opera di artisti diversi, l’opera – che fornisce anche l’immagine di locandina – si chiama Nausicaa e si ispira al celebre episodio dell’Odissea in cui Ulisse naufrago, approdato nella terra dei Feaci, incontra appena sulla spiaggia la giovane figlia del re, Nausicaa appunto. Sul perché della scelta lo stesso artista, che con questo ritratto, tra l’altro, si è trovato "particolarmente" a suo agio malgrado di solito svolga e prediliga altri temi, ci ha spiegato: «Ho recuperato la mia reazione da adolescente alla lettura dell’Odissea: Nausicaa, con la sua grazia, la sua capacità di accoglienza e di conforto, mi aveva colpito molto di più di Circe o di Calipso, figure più immaginarie che reali. Una Nausicaa invece è in ogni donna».




Torna su





f166e.jpg (31523 byte)






QUINDICI ANNI DI PREMI

.

 

I edizione

Rosa Rossi (editi); Bianca Panunzio (inediti)

II edizione

Nuto Revelli (editi); Marisa Di Maggio (inediti); Gilberto Squizzato (servizi giornalistici e radiotelevisivi); Paola Brengola (Premio speciale per un libro su Roma)

III edizione

Gabriella Magrini (editi); Laura Canciani (inediti); Rivista MINERVA (servizi giornalistici)

IV edizione

Nadia Fusini (editi); Carla Vasio (inediti); ORA D della Terza Rete Radiofonica (servizi radiotelevisivi); Romolo A. Staccioli (premio speciale per un libro su Roma)

V edizione

Miriam Mafai (editi); Toni Maraini (inediti); Giulio Andreotti e Sandra Facchini (premio speciale per un libro su Roma); Rivista MEMORIA (servizi giornalistici); Giuseppe Liuccio (servizi radiotelevisivi)

VI edizione

Elena Gianini Belotti (editi); Erminia Dell’Oro (inediti); Trastulli-De Rosa (premio speciale per un libro su Roma); Willy Molco (servizi giornalistici); Ennio De Concini (servizi radiotelevisivi)

VII edizione

Laura Mancinelli (editi); Liliana Madeo (sezione opera prima); Stefania Severi (premio speciale per un libro su Roma); Anna Del Bo Boffino (servizi giornalistici); Marina Cepeda Fuentes (servizi radiotelevisivi)

VIII edizione

Marco Garzonio (editi); Fabiola De Clerq (sezione opera prima); Fabrizia Cusani (premio speciale per un libro su Roma); Michelle Perrot (premio internazionale)

IX edizione

Angela Bianchini (editi); Cristina Misischia (sezione opera prima Artemisia); Rosario Assunto (premio speciale per un libro su Roma); Raissa Gorbaciova (premio internazionale)

X edizione

Pietro Citati (editi); Anna Crespi Morbio (sezione opera prima Artemisia); Massimo De Vico Fallani (premio speciale per un libro su Roma)

XI edizione

Susanna Tamaro (editi); Laura Pariani (sezione opera prima Artemisia); Mario Verdone (premio speciale per un libro su Roma)

XII edizione

Antonio Spinosa (editi); Giovanna Querci Favini (sezione opera prima Artemisia); Mimma Paulesu Quercioli (premio speciale)

XIII edizione

Ermanno Rea (editi); Marta Boneschi (sezione opera prima Artemisia); Marisa Moreschini (premio speciale)

XIV edizione

Marisa Bulgheroni (editi); maria Luisa Magagnoli (sezione opera prima Artemisia); Roberta Mazzanti (premio speciale); Isabel Allende (premio speciale Donna Città di Roma)

XV edizione

Rosetta Loy (editi); Clelia Martignoni (sezione opera prima Artemisia); Pamela Villoresi (premio speciale Donna Città di Roma)

 

Si ringraziano Daniela Rustici, ufficio stampa del premio, e Grazia Tau e Luciana Rossetti, della segreteria.




Torna su



PREMIO LETTERARIO DONNA CITTA' DI ROMA
Sedicesima edizione
Teatro Brancaccio, 12 aprile 1999 ore 21






I numeri precedenti di altreVisioni sono visibili cliccando dalla home page su arretrati.

Vorremmo conoscervi. Se visitate e leggete altreVisioni, lasciate qui il vostro messaggio e un indirizzo.

SOMMARIO
HOME PAGE