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IL GRIDO DEL GABBIANO

di Gianluca Governa

Un gabbiano si libra in volo, su un cielo terso ed un mare argenteo fa rieccheggiare il suo acuto richiamo. Gabbiano simbolo di liberta', voglia di vivere, indipendenza, gabbiano simbolo della eterna lotta dei Sordi per uscire dall'ombra e dall'isolamento.
"Il grido del gabbiano" (edizione Rizzoli) e' l'autobiografia di Emmanuelle Laborit giovane attrice Sorda che ha ottenuto nel 1993 il prestigioso premio teatrale Moliere per le eccezionali doti di talento, interpretazione e sensibilita'.
L'eccezionalita' di Emmanuelle e della sua vita non sta tanto nel meritatissimo premio, bensi' nel lungo processo di scoperta, formazione e rivendicazione del suo essere Sorda.
Nasce da genitori udenti e dopo nove mesi le viene riconosciuta la sordita' profonda, si esprime solo con incomprensibili grida proprio come un gabbiano. La metafora del gabbiano risulta ancora piu' efficace dal fatto che i termini francesi "mouette" (gabbiano) e "muet" (muto) sogon graficamente simili. Emmanuelle trascorre i primi anni di vita instaurando un rapporto profondo solo con la madre con la quale comunica con una sorta di linguaggio "ombelicale", un codice semplicistico mimico-gestuale istintivo che e' l'unico punto di riferimento in un mondo immerso nella solitudine profonda.

Di questi primi anni ha solo immagini-ricordo, flash, luci, ombre e incubi: incomunicabilita' quasi completa con il padre ed il resto del mondo: questo e' il suo vero e unico handicap.
A sette anni la svolta! Il padre ascolta alla radio un'intervista ad un Sordo (che parla tramite un interprete) e viene a conoscere che i Sordi vivono in un mondo a se' con una loro cultura e Lingua; apprende inoltre che in America esiste la Gallaudet, un'universita' di sordi.
Un misto di emozioni prevade l'uomo: e' furioso per essersi fidato dei colleghi (pediatri, pedagoghi e medici in genere) che gli hanno detto che solo l'apprendimento della lingua parlata poteva essere d'aiuto per la figlia, sconsigliando invece caldamente l'aquisizione della lingua dei segni; e', nello stesso tempo, pazzo di gioia perche' c'e' una speranza di vita e di comunicazione nuova.
emmanuelle entra in contatto con il mondo dei sordi e con la LSF (Lingua dei Segni Francese) che apprende in pochi mesi, quello che considerera' sempre un regalo inestimabile.
Il Gabbiano Emmanuelle spicca il volo, impara a tracciare meravigliosi segni in aria e riesce a rivelare una sensibilita' profonda unita ad un carattere forte e indipendente che esisteva latente in lei.
Fino a sette anni nella sua testa non c'erano parole o frasi ma tutto era un caos di immagini senza alcuna logica o ordine. quando parlava si esprimeva in terza persona ("Emmanuelle vuole mangiare", "Emmanuelle non piace") mentre per mezzo della stipefacente profondita' e della complessita' della lingua dei segni riesce a capire l'io piu' profondo, essere, l'esistere ("io sono Emmanuelle").

Vive l'adolescenza in modo conflittuale con il mondo ed i genitori arrivando addirittura a compiere azioni al limite della legalita', tutto per veder riconosciuta una sua identita' come Sorda. Ha una storia d'amore tormentata e difficile vissuta anch'essa come un momento di rivoluzione contro il mondo.
Ma il suo coraggio, la sua intelligenza e la sua forza di volonta' l'aiutano a raggiungere equilibrio e maturita'. Si laurea, inizia a combattere per difendere i suoi diritti e intraprende la carriera di attrice di teatro, da sempre la sua piu' grande aspirazione.
Con "les enfants du silence" ottiene il prestigioso Moliere (l'equivalente dell'Oscar nel Teatro) che e' il piu' grande riconoscimento dato ad un Sordo in Francia. Una vittoria schiacciante della sua personalita', del suo carattere, della sua sordita' e della sua Lingua dei Segni. Il Grido del gabbiano e' un libro intenso, appassionante e commovente, che si legge tutto di un fiato; una testimonianza che rivela la forza della vita, della determinazione contro teorie preconcette.

Lo stile di scrittura e' particolare: Emmanuelle parla ovviamente in prima persona e spesso utilizza i segni che vengono poi tradotti nella lingua scritta. Questo fa si che i pensieri esposti siano piu' brevi e ricchi di immagini, ripensamentei, emozioni in modo molto efficace. In certi momenti il lettore riesce ad immedesimarsi nella protagonista, vivere le sue paure, le sue aspirazioni e gioie dei suoi successi.
L'esposizione non e' mai banale, patetica o lacrimevole ma si ha sempre l'impressione di avere una persona matura d'innanzi che vuole gridare al mondo la sua uguaglianza come essere umano e come donna e la sua diversita' come cultura, visione della vita e lingua.
Emmanuelle prende delle posizioni ferme nei confronti di tematiche scottanti quali l'oralismo, l'assistenzialismo e gli impianti cocleari. Lei e' una testimone importantissima a favore del bilinguismo (l'insegnamento contemporaneo della lingua dei segni e parlata) che permette ad un sordo di raggiungere qualsiasi obiettivo, carriera ed incarico.
Per quanto riguarda gli impianti cocleari (che dovrebbero ridare uno pseudo udito ai sordi a costo di gravi controindicazioni) Emmanuelle da un suo parere personale, invece di imporli coattivamente ai bambini sarebbe preferibile che questi, diventati adulti, decidessero personalmente sul da farsi. Ma forse, lascia intravvedere tra le righe Emmanuelle, ci sono cosi' tanti interessi economici nascosti che si pensa piu' alla propria affermazione professionale che al benessere altrui.
Questo bellissimo libro sarebbe da consigliare a tutti i genitori con bambini sordi, a tutti coloro che vogliono conoscere meglio il mondo dei sordi, a tutti i sordi che possono avere una conferma della propria identita' e trovare nuovi incentivi per una lotta all'anti apparteid sorda.
Emmanuelle, come le piu' belle favole, puo' insegnareche non ci sono sogni irraggiungibili avendo una buona quantita' di forza e determinazione.

Mi e' capitato di prestare questo libro ad una amica Sorda cresciuta in una famiglia fortemente oralista; lo ha fatto leggere ad un suo parente che aveva sempre manifestato delle riserve sulla lingua dei Segni. Dopo qualche giorno quest'ultimo mi scrive un suo giudizio: "questo libro e' meraviglioso, commovente... ha totalmente modificato il mio pensiero sulla Lis. Prima pensavo che una sorta di "linguaggio gestuale" (un misto di labio- lettura unito a qualche segno) fosse piu' che sufficiente per parlare con i Sordi. Ora mi rendo conto che siamo noi che dobbiamo sforzarci di entrare nel mondo dei sordi e non viceversa. quanto tempo ho sprecato pensando che "interpretare" volesse dire "farsi capire alla meno peggio". Ho compreso che la Lis e' una lingua profonda, bellissima, l'unico mezzo per avere una comunicazione totale con i sordi, voglio impararla...".

Indubbiamente chi ha scritto queste parole ha dimostrato un atteggiamento coraggioso e intelligente nel mettere in discussione le proprie opinioni e mutarle profondamente di fronte ad una testimonianza cosi' straordinaria.

Quanti sapranno dimostrare un'analoga apertura e non saranno "sordi" al grido di Emmanuelle?

Inserito in Area grazie al permesso dell'autore e dell'Associazione Documenta di Torino che lo ha pubblicato nel suo Notiziario Documenta di Settembre 1995.


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