Antropocentrismo e Cosmocentrismo nel pensiero antico

La ricerca di Giuliana Lanata, assai stimolante, approfondita e ben organizzata, si sviluppa in tre capitoli, corredati da illuminanti citazioni tratte dalle opere di importanti autori classici.

Nel primo capitolo, “ANTROPOCENTRISMO”, Lanata espone e sottopone a vaglio critico la tesi più forte dell’antropocentrismo classico, quella che si trova nelle opere di Aristotele, ed in particolare nella “Politica”.
In questa opera viene eretta una barriera insanabile tra uomo e mondo animale: “Gli animali sono fatti per l’uomo perchè se ne nutra e se ne serva per i suoi bisogni”, scrive Aristotele.
Gli animali vengono dunque relegati in posizione assolutamente subordinata all’uomo, nella sfera degli “strumenti” di cui egli può disporre a suo piacimento; anzi, aggiunge Aristotele, nell’ “Etica nicomachea” non può esservi alcun legame di amicizia o giuridico tra uomo e animali.
Acutamente, Lanata sottolinea come Aristotele accomunasse quasi nella medesima categoria di esseri inferiori donne, schiavi e animali; un passo della “Politica” recita infatti: “L’animale è soggetto all’uomo più di quanto lo schiavo non lo sia al padrone e la donna all’uomo”.
La posizione di Aristotele è dunque quella di un antropocentrismo tracotante, anzi, come giustamente fa notare Lanata, di un vero e proprio “androcentrismo”, nel quale viene fra l’altro stabilito un chiaro legame tra classismo, sessismo e specismo.

Nel secondo capitolo “COSMOCENTRISMO”, vengono prese in esame le correnti di pensiero che già nell’epoca classica si contrapponevano ad una visione così angustamente antropocentrica del mondo.
Ed è in particolare nella cosmologia non teleologica, ma meccanicistica, di Epicuro che sono assai ridimensionati antropocentrismo e geocentrismo.
Epicuro, tuttavia, non pare rigettare del tutto l’affermazione del primato umano sugli animali, se ha scelto la dieta vegetariana, lo ha fatto prevalentemente per un ideale di frugalità.
Chi sviluppa ulteriormente le idee di Epicuro a favore degli animali è Lucrezio.
La sua “Natura delle Cose” è spesso attraversata da profonde riflessioni sugli animali e da attente osservazioni sulla loro psicologia.
Lucrezio elabora una originale teoria della “tutela” che l’uomo dovrebbe avere nei loro confronti, quella che oggi chiameremmo “etica della responsabilità”: l’uomo come gestore responsabile del mondo naturale e rispettoso delle diverse esigenze di tutti i viventi.
Bellissime e percorse da una profonda e dolorosa sensibilità le pagine della “Natura delle Cose”, riguardo alle pratiche sanguinose, primitive e superstiziose dei sacrifici rituali di animali, di cui Lanata riporta ampi stralci.

Nel terzo capitolo, “OLTRE IL COSMO”, viene esaminata un’opera, purtroppo pervenutaci in frammenti del neoplatonico Celso, il “Discorso vero”.
Si tratta di una rivendicazione polemica della teologia pagana, in contrapposizione alla ormai dominante nuova dottrina cristiana.
Celso ne critica gli aspetti più a suo giudizio insostenibili; tra questi, il geocentrismo e l’antropocentrismo.
Il mondo, afferma, “non è stato creato per l’uomo più che per gli animali” e che la terra occupi il centro del cosmo è solo una sua vana presunzione.
Nella sua visione teologica, l’attenzione si sposta radicalmente dall’uomo al cosmo, e il dio iperuranio da lui concepito non si cura affatto del sangue versato nei sacrifici.
Si tratta, dunque, di un altro prezioso punto di riferimento utile ad una revisione dei paradigmi tradizionali relativi al rapporto uomo-animali.

Da "Filosofi e animali nel mondo antico", Centro di Bioetica, Edizioni ETS, Pisa 1994