MUSEO DI ZOOLOGIA


I musei zoologici sono musei scientifici, in cui gli "oggetti" depositati ed esposti sono collezioni di animali, o di parti di animali, preparate con tecniche adeguate a garantirne la conservazione e lo studio. Questi sono tradizionalmente tra i più vasti ed antichi musei di storia naturale, per la oggettiva quantità e diversità delle specie animali esistenti e per la immediatezza del rapporto tra l'uomo ed il mondo animale, caratterizzato nel corso del tempo da interesse, curiosità, desiderio di conoscere, e quindi di utilizzare, di "possedere", di classificare, nelle più varie forme delle diverse culture.

Il significato dei musei zoologici si è venuto chiarendo, precisando ed approfondendo con lo sviluppo della zoologia e della biologia in generale: ed insieme a questo, se ne sono precisati i compiti e le funzioni. Così, dagli antichi musei del '600 e del '700, come insieme di oggetti curiosi (il museo del principe, il gabinetto di curiosità naturali), sono sorti i grandi musei del secolo scorso (i musei nazionali), come raccolte di collezioni di provenienza varia e sempre ben precisata, base per gli studi sulla sistematica e sulla distribuzione degli animali. A questi si affiancano oggi i musei locali, come supporto fondamentale delle ricerche ambientali e della conservazione naturalistica.

Al compito primario di semplice conservazione dei materiali zoologici si sono così aggiunti quelli dello studio dei materiali stessi, della interpretazione scientifica, della elaborazione di teorie e della loro verihca, della divulgazione e della esposizione dei risultati ottenuti. Un insieme di ruoli e di compiti complessi ed interessanti per tutta la collettività, che oggi vanno ancor meglio precisati, con lo sviluppo assunto dalle scienze dell'ambiente.

I musei zoologici possono quindi assumere un ruolo di particolare interesse sia nella formazione culturale scientifica sia come supporto teorico e manageriale per la "gestione" ambientale, con la più dettagliata conoscenza territoriale, gli inventari faunistici, la valutazione delle trasformazioni dell'habitat e delle comunità animali.

La zoologia infatti, studiando i fenomeni biologici che riguardano il mondo animale, interviene direttamente nella conoscenza di base di elementi strutturali degli ecosistemi in cui l'uomo è inserito e di cui utilizza le risorse.

I musei zoologici sono anzitutto le "banche dati " della zoologia, gli archivi

in cui vengono conservati i materiali su cui si basa questo studio, e quindi sono costituiti da "collezioni" ordinate secondo una certa logica, in cui sia facile reperire i materiali stessi, come esempi della diversità animale e come testimoni degli studi effettuati. Sono poi i laboratori, in cui gli studiosi cercano di comprendere, di ordinare, di classificare questa diversità, con la ragione e con l'esperienza, che tracciano la storia dell'evoluzione attraverso la filogenesi. Sono infine le mostre in cui, attraverso le raccolte degli esempi, vengono illustrati i problemi relativi agli studi zoologici, in particolare ai livelli sistematico evolutivo, ecologico e zoogeografico, ed i loro risultati.

La zoologia è lo studio della diversità animale. Questa diversità, risultato dei processi evolutivi, si esprime a tutti i livelli di organizzazione: di popolazione e di specie, di comunità e di distribuzione geografica. I livelli sistematico evolutivo, ecologico e zoogeografico sono quindi una valida chiave di lettura del mondo animale, e possono costituire una chiara "idea-guida" nella impostazione della parte espositiva di un moderno museo zoologico.

In questo modo, alle funzioni di "archivio" (le collezioni, cioe la conservazione) e di "laboratorio" (l'interpretazione, cioe la ricerca), il museo aggiunge immediatamente la funzione di "scuola" (l'esposizione' cioe la didattica), di divulgazione scientifica, attraverso l'illustrazione di problemi, e non più di soli oggetti.

Tra i musei universitari romani, il Museo di Zoologia e quello che, oggettivamente, si trova nella situazione piu strana e complessa, con tre nuclei in tre sedi distinte, ognuna delle quali con problemi diversi e particolari. Questa situazione, che rende estremamente difficile lo svolgimento di tutte le funzioni proprie di un museo scientifico, deriva dalla sua storia particolare, durante piu di un secolo di vicende alterne, umane ed accademiche, e di rapporti tra istituzioni diverse, spesso non risolti con chiarezza.

Il Museo di Zoologia è uno dei piu antichi musei scientifici romani, in quanto la sua origine risale all'inizio del XIX secolo, con le collezioni zoologiche dell'Archiginnasio Pontificio, legate alla Cattedra di Storia Naturale e Mineralogia, istituita nel 1804 da Pio VIl. Nel 1824 Leone XII apri la Scuola di Veterinaria, ponendo una maggior attenzione ai gabinetti scientifici, e Gregorio XVI incrementò le collezioni zoologiche con materiali di diversa provenienza ed origine, da donazioni (lui stesso era un appassionato cacciatore), dalle missioni cattoliche, dalla nobiltà romana, costituendo il Museo del Gabinetto di Zoologia e Zootomia. Questo fu reso autonomo da Pio IX, come Museo di Zoologia, nel 1853, con un proprio direttore (Luigi Metaxà) ed una propria sede nel settecentesco Palazzo della Sapienza. Si trattava di tre grandi saloni, con materiali zoologici esposti in vetrine, in modo piu artistico che scientifico, seguendo l'idea guida del "gabinetto di curiosità" del secolo precedente. Pur ricco di materiali interessanti e preziosi, alcuni giunti fino a noi, e pur aperto al pubblico, questo museo non svolse assolutamente il ruolo di centro di aggregazione e di produzione di cultura scientifica che ebbero contemporaneamente altri musei dell'Italia settentrionale e del resto d'Europa.

Questa situazione rimase immutata, dopo l'Unità d'Italia, anche in seguito al trasferimento della capitale da Firenze a Roma e la statalizzazione dell'Archiginnasio Pontificio della Sapienza in Regia Università. La direzione del Museo Zoologico fu assunta da Leone De Sanctis, senza nessun incremento o miglio ramento della situazione preesistente. Nel 1882 furono separati il Gabinetto di Zoologia e quello di Anatomia Comparata, e parte delle collezioni osteologiche ebbero alterne vicende e varie sedi, fino alla realizzazione dell'Istituto di Anatomia Comparata, nel 1929,a Via Borelli, ed alla istituzione dello specifico Museo.

La parte principale delle collezioni zoologiche rimase invece nella sede della Sapienza, nell'Istituto e Museo Zoologico, costituito nel 1883, di cui venne chiamato come direttore, da Modena, Antonio Carruccio (1839-1923). Durante la sua direzione, dal 1883 al 1914, si cercò di realizzare un vero museo di zoologia, con un chiaro progetto culturale, che comprendesse l'incremento delle collezioni, la ricerca sulle stesse, la didattica permanente (il museo fu aperto alle scuole e fu realizzata una guida, nel 1888), il rapporto col territorio (furono iniziate e coordinate ricerche faunistiche sulla provincia romana) e con le associazioni (fu fondata la Società Romana per gli Studi Zoologici). I locali del museo rimasero però sempre gli stessi tre saloni del Palazzo della Sapienza, anche se in parte ristrutturati, e la progettualità di Carruccio fu frustrata dalla mancanza di fondi, di personale e di spazio. Quando nel 1914 il successore di Carruccio, Federico Raffaele (18G2-1937), fondò il vero e proprio Istituto di Zoologia, a Palazzo Carpegna, indirizzato su differenti linee di ricerca sperimentale, lo spazio del vecchio museo, abbandonato a se stesso, era sempre più appetito dai laboratori dell'Istituto, e le collezioni furono imballate e cacciate dall'Università. Nel 1920 l'Istituto e il Museo di Zoologia trovarono spazio temporaneo presso le palazzine del Giardino zoologico ma nel 1927 ne furono cacciati dall'Azienda del Giardino Zoologico e dal Governatorato di Roma, e finirono al Policlinico, nell'edificio di Patologia umana ed Anatomia patologica. Qui l'Istituto di Zoologia rimase "provvisoriamente" fino al 1971, quando ottenne, sotto la direzione di Pasquale Pasquini (1901-1977), la sede definitiva attuale di Viale dell'Università, nell'istituto già di Medicina legale. Le collezioni museologiche, invece, in seguito ad una convenzione stipulata nel 1932 tra l'Università ed il Comune di Roma, andarono a costituire il Museo Civico di Zoologia, presso il Giardino zoologico. Dopo il 1932, le collezioni di questo Museo, quasi senza rapporti con l'Istituto, furono incrementate da vari lasciti e con materiale dello zoo, di cui il Museo è sempre stato considerato una appendice, priva di mezzi e di personale specifico, di progetti e di autonomia culturale.

Qualche collezione, per lo più ad uso didattico, seguì invece le sorti dell'Istituto di Zoologia, dove si andarono poi accumulando, a partire dagli anni '60, importanti raccolte zoologiche radunate durante i programmi di ricerche faunistiche, in Italia ed in vari paesi di vari continenti, condotte dai ricercatori dell'Istituto, oltre alle collezioni specialistiche dei ricercatori stessi. Nel 1979 fu istituita la Sezione Museo dell'Istituto di Zoologia, che rimase comunque senza personale e senza spazi. Infine, dal 1984, I'Istituto di Zoologia (con quello di Anatomia Comparata e quello di Antropologia) costituì il Dipartimento di Biologia Animale e dell'Uomo.

Intanto, nel 1977, passò all'Universita di Roma, ed in particolare all'lstituto di Zoologia, con cui aveva sempre avuto stretti rapporti di collaborazione, il patrimonio scientifico dell'Istituto Nazionale di Entomologia, allora soppresso. Si tratta, oltre ad una splendida biblioteca specializzata e una valida rivista scientifica (Fragmenta Entomologica), di ricche collezioni di insetti, che occupano attualmente due appartamenti a via Catone.

Come risulta evidente dalle linee storiche su tracciate, le collezioni zoologiche universitarie romane sono collocate in tre sedi distinte.

Nel Museo Civico di Zoologia, al Giardino zoologico, sono conservate praticamente tutte le collezioni zoologiche universitarie precedenti alla conven zione del 1932. Si tratta di collezioni di notevole valore e di ingente consistenza numerica, risalenti al periodo pontificio ed a quello universitario, quasi tutte esposte in una quindicina di sale, in modo obsoleto e poco utilizzabile per la didattica permanente e per la ricerca. I materiali del primo periodo, quello pontificio, sono relativamente pochi e di significato prevalentemente storico; quelli del secondo periodo, raccolte dal 1883 fino al 1932, costituiscono la maggiore percentuale del patrimonio scientifico del Museo Civico, e rappresentano ciò che è rimasto del Museo Zoologico di Carruccio. Si tratta di materiali ricchi, di notevole interesse, a livello di un buon museo di storia naturale di medie dimensioni, con una parte relativa alla illustrazione della fauna locale ed una relativa all'illustrazione della diversità animale, in tutti i gruppi tassonomici ed in tutte le regioni zoogeografiche. Ai materiali universitari vanno poi aggiunti i materiali del periodo comunale, con alcune grandi ed importanti collezioni cedute da privati allo Stato italiano od al Comune di Roma, e di parte del materiale recuperato dal Giardino zoologico. Vi è anche materiale universitario recente e recentissimo, che, per la mancanza di spazio delle sedi universitarie, continua ad essere depositato presso il Museo Civico.

Nella sede dell'ex Istituto di Zoologia, in viale dell'Università, sono conservate in un ampio salone, oltre che in due stanze recentemente ristrutturate ed in corridoi, collezioni di vertebrati ed invertebrati a secco ed in liquido. Parte di queste collezioni sono contenute in vetrine, con circa 50 metri di fronte espositivo, ma di fatto poco utilizzabili, per l'affollamento dei materiali stessi. Sono buone comunque le collezioni di fauna italiana, con preparazioni di ottima qualità, relative soprattutto a mammiferi ed uccelli del Lazio e delle Alpi occi dentali, e quelle di molluschi e crostacei. In una dozzina di armadi metallici chiusi sono conservate alcune importanti collezioni di studio di pesci, anfibi e rettili dell'area mediterranea; in una apposita stanza sono conser vati in altri armadi metallici le collezioni teriologiche di studio (con numerosi crani di mammiferi dell'area mediterranea e buone raccolte di micro mammiferi in liquido) e quelle microteriologiche da borre di rapaci, su schede (Collezione microteriologica L. Contoli). In un'ulteriore grande stanza con armadi a tutta parete si trovano infine le collezioni di invertebrati in liquido, con materiali studiati e no di tutti gli ordini, e con particolare riguardo alle faune cavernicole e del suolo. Sono poi da considerare ancora le collezioni specialistiche dei vari singoli ricercatori che afferiscono con la propria attività al Museo di Zoologia, attualmente dislocate nei vari studi (macrobenthos marino, Crostacei Fillopodi, Isopodi, Insetti odonati, Plecotteri, Coleotteri Carabidi, Cholevidi, Scarabeoidei, Tenebrionidi).

Nella sede di via Catone, in sette stanze e nei corridoi, sono conservate ed ordinate ingenti collezioni entomologiche a secco. Anche qui lo spazio e saturato; le collezioni senza finalità ostensive, ma esclusivamente da studio, sono ordinate per gruppi sistematici e per regioni zoogeografiche, in scatole entomologiche di formato standard, contenute in armadi chiusi od in scaffalature aperte. A parte, in scatole di formato piu grande, contenute in una serie di armadi su misura, va considerata la collezione di Lepidotteri del conte Federico Hartig, di particolare importanza per i microlepidotteri. Hartig, una straordinaria figura di entomologo, fu il fondatore, con una donazione allo Stato italiano nel 1940, dell'Istituto Nazionale di Entomologia Pura ed Applicata, divenuto poi I.N.E. ed ora parte preponderante del Museo di Zoologia dell'Universita di Roma "La Sapienza".

Si tratta di milioni di insetti, con centinaia di tipi (esemplari su cui sono state descritte le nuove entità tassonomiche), di interesse ed importanza notevoli. In pratica, un grande archivio di insetti secchi, fragili, grandi e piccolissimi, con le più assurde forme ed i più incredibili colori, utilizzato da tanti studiosi, italiani e stranieri, essenzialmente sistematici specialisti di singoli gruppi, un grande archivio ricco di infinite potenzialita culturali.

Testo a cura del Prof. Augusto Vigna Taglianti

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