LA STORIA DI VILLA ADA


Guardando la cartina della Villa emergono nella parte privata quelle costruzioni quali la "Villa Reale", ora Ambasciata d'Egitto o la Villa Polissena che parlano chiaramente della storia piu' prossima di questo parco, e la sua passata destinazione a residenza privata, prima del Conte Tellfner e poi riserva di caccia della famiglia reale dei Savoia.

Proseguendo a ritroso nel tempo si possono osservare i resti di un insediamento urbano databile al VIII sec. A.C., conosciuto con il nome di Antemnae.

Antemnae, ossia "ante amnem", dal punto in cui l'Aniene si getta nel Tevere.

Si trattava di una delle cittadelle fortificate piu' antiche del Lazio, legata alla storia mitica di Roma.

Dionisio, Livio,e Plutarco ricordano Antemnae in lotta contro Roma per vendicare il ratto delle Sabine (avvenuto probabilmente nel 753 A.C.). Tra le donne rapite, infatti, sarebbero state numerose quelle provenienti da questo centro.

Curioso citare fra gli storici Plutarco, secondo il quale l'usanza di portare in braccio la sposa al momento di superare la soglia della casa maritale, trae origine, appunto, dal ratto della Sabine.

Ma dall'ubicazione della Villa risalta un altro dato di grande importanza: la sua vicinanza ad una delle strade consolari romane, la via Salaria.

Se la via Appia era conosciuta come la regina delle strade (Regina Viarum), la Salaria, la piu' antica in assoluto fra tutte le consolari romane, era la strada del sale.

Fu legata fin dall'origine al commercio di questo prezioso minerale che i primi romani dovevano importare dall'Adriatico. La sua origine si perde in tempi remotissimi, ma da semplice sentiero sconnesso divenne strada consolare allorchè Roma si impose come forza egemone sui territori circostanti.

La vecchia Salaria era larga 4,20 metri, e ilsuo fondo era coposto di ghiaia e piccoli ciottoli legati insieme con argillla e sabbia per uno spessore di 50 cm.

Come oggi, la strada si snodava lungo il corso del Tevere dirigendosi a Nord , valicando l'Appennino sotto il Terminillo e traversando poi la Sabina e il Piceno.

Lungo questa strada sono ancora evidenti numerose sepolture, in forma di sepolcro e come è maggiormente tangibile nell'area di Villa Ada da complessi di necropoli e catacombe cristiane.

Per la legge romana erano proibite sepolture all'interno della città, i primi cristiani continuarono ad osservare questa legge e a seppellire i loro morti lungo le Vie consolari, adottando però una tipologia funeraria sotterranea di grandi dimensioni, come è dimostrato da tutte le catacombe.

Il terreno, infatti, in epoca imperiale era divenuto molto caro, e la pianificazione di vasti cimiteri sotterranei consentiva il migliore sfruttamento dello spazio a disposizione.

La visita alle vicine Catacombe di Priscilla consente di comprendere appieno come l'area di Villa Ada poggi su una moltitudine di gallerie che si intersecano per molti chilometri su due livelli.

Priscilla è uno degli esempi piu' antichi di complessi catacombali a Roma, con nuclei che risalgono anche al II sec. D.C.

Il luogo apparteneva alla famiglia degli Acilii, che aveva qui un ipogeo gentilizio. Nel 97 D.C. , il console Glabrione appartenente alla famiglia e convertitosi al cristianesimo, fu condannato da Domiziano per avere complottato contro di lui.

Ben presto all'ipogeo iniziale fu aggiunta una piccola basilica (di papa Silvestro) e di conseguenza le altre tombe di cristiani.

Nel corso della visita alla catacomba si possono ammirare numerosi affreschi del III sec. D.C. dove tornano con insistenza le immagini del repertorio figurativo- simbolico dei primi cristiani.

Appare Giona e la balena, metafora della Resurrezione, il Buon Pastore con l'agnello immagine tratta dall'omonima parabola evangelica; l'Orante, ossia la figura femminile nell'atto di tenere alzate le braccia in segno di adorazione o preghiera.

E unico esempio conosciuto in una catacomba: il banchetto eucaristico, rappresentato in modo molto concreto attraverso l'immagine di piatti ricolmi di pesce, di un uomo anziano che spezza il pane, e infine di una donna, la quale testimonia con la sua presenza come nell'antichità esistessero le diaconesse.

Fra tante immagini chiaramente cristiane se ne differenziano due, ancora di gusto pagano ma già cariche di significati simbolici cristiani: l'Estate e la Fenice, quest'ultima che risorge dalle proprie ceneri si prefigura come rigenerazione e rinascita dell'anima cristiana.

Lasciata la catacomba di S.Priscilla, l'itinerario può riprendere all'interno della Villa, dove in un'area neanche troppo estesa, compresa tra il secondo ingresso sulla via Salaria e la Finanziera, è possibile rilevare la presenza di un numero cospicuo di alberi di un certo interesse.


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