La Canna comune è una delle più grandi graminacee nostrane.
E' molto diffusa allo stato spontaneo: la si ritrova infatti nelle zone paludose, ai margini dei laghi, lungo le rive dei fiumi e dei canali.
E' caratterizzata dal possedere un grosso rizoma nodoso e sommerso, da cui si ergono fusti straordinariamente flessibili che possono raggiungere una altezza di 4 m; le foglie sono lanceolate ed appuntite.
L'infiorescenza ha una morfologia a pannocchia, lunga circa 40 cm, con spighe piumose, brunastre, erette o pendule; adattamento questo finalizzato all'impollinazione anemogama, tipica nella maggior parte delle graminacee.
Il ruolo svolto dalla riproduzione sessuata è comunque secondario rispetto a quello della riproduzione asessuata. Mediante la formazione di getti dal rizoma l'individuo si moltiplica velocemente, tanto da rendere questa specie infestante; inoltre l' intrigo dei fusti sommersi contribuisce all'interramento dei laghi.
Il fragmiteto costituisce una delle "cinture" di vegetazione che popolano le rive degli specchi d'acqua dolce. In tali ambienti è presente una sequenza caratteristica di specie vegetali: nel terreno asciutto o appena imbibito crescono le Carici; fino ad una profondità di circa 2 m vi sono le Canne di palude; spostandosi verso profondità crescenti si osservano specie tipicamente acquatiche quali Scirpi, Ninfee, Potamogeti e diverse specie di alghe. Anche se non necessariamente ogni coltura è presente, questa sequenza rispecchia un livello crescente di adattamento al mezzo acquatico.
La Canna palustre, appartenendo ad una cintura piuttosto esterna, possiede un limitato adattamento a tale ambiente, come dimostra la dispersione del polline e dei semi affidata al vento. Stilizzando l'aspetto della pannocchia gli antichi Egizi ne hanno ricavato uno dei geroglifici di più largo uso, che successivamente si è dimostrato corrispondere alla lettera J.
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