MUSEO DI CHIMICA


Il Museo di Chimica è stato istituito nel maggio del 1986. In quel momento esisteva presso il Dipartimento di Chimica solo un locale a vetri nel quale alcuni volenterosi avevano cominciato a disporre su due scaffali apparecchiature ritenute interessanti. Un pomposo cartello recava la scritta "Museo di Chimica". Il primo problema da affrontare, dunque, fu quello di fare assegnare al Museo un locale più ampio. Un problema arduo, ovviamente, data la penuria di spazi nella nostra Università. Generosamente, il Dipartimento di Chimica assegnò al Museo nel 1988 un locale di novanta metri quadrati, di cui trenta subito disponibili. In quello spazio fu sistemato un grande armadio a vetri ottocentesco, proveniente da via Panisperna, nel quale gli apparecchi venivano raccolti, anche per proteggerli dalla polvere.

Nonostante i numerosi altri scaffali che si aggiunsero in seguito molte apparecchiature trovarono sistemazione soltanto sul pavimento. Intanto continuava la raccolta di strumenti e carte antiche; fra queste ultime, risalenti al 1895, alcune sono interessanti perchè dimostrano l'esistenza di precedenti tentativi per la formazione di un "museo della scienza" nella nostra città. Dalle lettere di una corrispondenza tra il Ministero della Cultura Popolare e S. Cannizzaro si evince che per la nascita di quel Museo era stata assegnata un'area di Villa Corsini e che, nonostante le proteste della comunità scientifica, quella decisione era stata poi provvisoriamente annullata in favore di altri usi. In altre carte di vent'anni dopo (1905) la storia si ripete: l'apertura di via Milano attraverso i giardini del Viminale e fino a via Panisperna comprometteva i progetti di Cannizzaro per un Museo della scienza a Roma.

Infine i progetti architettonici di massima dell'attuale Dipartimento di Chimica (Vecchio edificio) risalenti agli anni Trenta, recano in alcuni spazi la scritta "Museo". Ancora una volta non se ne fece niente. Era successo che quello che fino ad allora era vissuto come un unico organismo scientifico (il Regio Istituto Chimico) era stato nel frattempo smembrato in più istituti chimici, conviventi sotto lo stesso tetto, ed alla cui autonomia scientifica veniva sacrificato un certo numero di servizi e strutture comuni quali, appunto, gli spazi riservati al Museo (o i magazzini anch'essi previsti nel primitivo progetto).

L'idea di un Museo di Chimica è rinata solo dopo la costituzione del Dipartimento di Chimica. Dal Dipartimento' infatti' sono state cedute al Museo vecchie apparecchiature e strumenti, prodotti chimici finora gelosamente conservati. Così sono arrivati al Museo una serie di termometri al centesimo di grado della ditta Goulaz di Parigi, datati 1882-87. Era quello il periodo in cui la chimica su scala internazionale era impegnata, fra l'altro, nella determinazione dei pesi atomici con il metodo proposto da Cannizzaro. Per la data di fabbricazione e per essere stati rinvenuti dentro il Dipartimento di Chimica dell'Università di Roma "La Sapienza" si presume che quei termometri siano stati usati dallo stesso Cannizzaro e dai suoi allievi.

Lo stesso può dirsi dei crioscopi, degli ebollioscopi, degli apparecchi per la determinazione della densità dei gas, e per la determinazione della composizione centesimale delle molecole: tutti apparecchi della linea sperimentale necessaria per la determinazione dei pesi molecolari e dei pesi atomici. Queste apparecchiature sono attualmente in dotazione al Museo di Chimica. E' sorprendente che con queste attrezzature rudimentali, alcune tenute insieme da tappi di sughero e sigillate con cera d'api possano essere state prese misure così sofisticate. Assieme ai termometri sono arrivate anche numerose canne termometriche vuote, predisposte per essere trasformate in termometri veri e propri testimonianti il fatto che i nostri predecessori chimici sapevano costruire questi strumenti con le loro mani. Un'arte andata perduta.

Risalgono ancora al periodo di via Panisperna numerosi densimetri, stufe, muffole, gasometri, bilance.

Di particolare pregio una serie di coloranti sintetici della ditta Cassella di Francoforte, tutti nelle loro bottigliette ottocentesche e con le etichette originali. Sono la testimonianza dei primi passi della chimica organica sintetica prevalentemente dedita, sul finire dell'Ottocento, alla fabbricazione di coloranti. Al posto d'onore, in una grossa boccia, grandi pasticche di indaco sintetico: sostanza simbolo di una rivoluzione scientifica ed industriale che ridusse sul lastrico nel giro di poche settimane i possessori delle piantagioni di Indigofera, la pianta dalla quale si estraeva questa sostanza una volta preziosa.

Assieme ai coloranti sono arrivati al Museo anche i campionari che ne illustravano le applicazioni ai vari materiali: un grosso libro per la lana, un altro per il cotone, per il lino, il cuoio, la paglia ecc.

Gli scantinati del Dipartimento hanno restituito anche attrezzature didattiche provenienti da via Panisperna. Da citare innanzitutto quaranta tavole didattiche a colori rappresentanti impianti industriali chimici dei secoli passati. Di queste tavole, opera di G. Schroeder, e stampate a Lipsia: il Museo di Chimica possiede la prima edizione degli anni 1884-7.

Ancora sono da citare attrezzature scientifiche appartenute ad A. Blanc, chimico e geologo fra i primi ad interessarsi agli inizi di questo secolo di fenomeni di radioattività (schermature in piombo, campioni di alluminio prodotti con il procedimento da lui inventato).

Molte altre cose diventeranno importanti con il passare del tempo. Quelle appartenute a N. Parravano, a G. Bargellini, a L. Panizzi, a V. Caglioti, a M. Giordani a B. Pesce, e, piu recentemente, ad A. Liberti.

Intanto, nel luglio del 1991, al Museo di Chimica sono stati consegnati i restanti sessanta metri quadrati dello spazio a suo tempo assagnatogli. E' stato quindi abbattuto un muro di divisione e quello che era stato fino ad allora un deposito polveroso ed inagibile si è espanso assumendo un plausibile aspetto di sala espositiva. Le vetrine sono state illuminate e dietro il grande armadio ottocentesco ci si può dedicare, finalmente, a piccoli lavori di restauro. Due minuscoli locali adiacenti funzionano da deposito consentendo alla mia stanza, al piano di sopra, di riassumere la sua fisionomia d'un tempo, quando ancora non ero direttore di Museo.

La maggiore disponibilità di spazio ha consentito al Museo di Chimica di accettare numerose donazioni provenienti da altri Istituti. In pochi mesi sono stati acquisiti tre spettroscopi a quarzo degli inizi del secolo; due spettrografi di emissione Hilgher, uno degli anni Venti, l'altro degli anni Cinquanta; tre spettrografi Leitz, sempre ad emissione; sette spettrofotometri di assorbimento di vario modello (IR e UV-Vis) e di varie case costruttrici (Beckmann, Per kin-Elmer, ecc); uno spettrofotometro NMR, uno spettrometro di massa, un microscopio elettronico, un microscopio orizzontale a riflessione, i primi modelli in scala ridotta di impianti industriali chimici accanto a numerose altre piccole apparecchiature. Le nuove acquisizioni provengono dal Dipartimento di Biologia Vegetale, dal Dipartimento di Scienze della Terra, dal Dipartimento di Chimica delle Materie Prime, oltre che dallo stesso Dipartimento di Chimica.

Testo a cura del Prof. Giorgio Di Maio

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