La guerra nei Balcani ha
provocato reazioni diverse in tutta lAlleanza, a livello politico e di opinione
pubblica, con un enorme coinvolgimento dellintero sistema dei media. Ad un certo
punto è apparso chiaro che forse proprio il carattere "virtuale", a
"perdita zero" tra i ranghi militari (sebbene in Serbia e nel Kosovo le perdite
tra i civili siano tuttora incalcolabili), aveva portato ad una crescita esponenziale del
dibattito mediatico, tutto spostato verso situazioni, fenomeni e problematiche "a
latere" del conflitto vero e proprio.
In altri termini, lassenza di "materiale" di comunicazione strettamente
bellico basti vedere lesiguità dei dati, dei racconti e delle immagini
attinenti la "battaglia" è come se fosse stata progressivamente
rimpiazzata da "altro" materiale, più legato, da una parte, alla storia e alla
sociologia dei popoli in conflitto e, dallaltra, alle grandi questioni etiche,
politiche ed economiche derivanti dal nuovo assetto mondiale conseguente alla caduta
dellimpero sovietico e alla nascita di una nuova aspirante potenza costituita
dallUnione europea.
La Francia non ha fatto eccezione a questa tendenza e lintervento contro il
regime di Milosevic ha suscitato, come nel resto dellEuropa, polemiche e diatribe su
questioni che sembravano sopite e conflitti secolari rimasti in sospeso, riattivando,
parimenti, spinose tematiche su equilibri internazionali e sui "pesi" nazionali
nello scacchiere mondiale di cui non si parlava da anni.
Sul fronte politico, il governo Jospin, schierato in favore della guerra in questo
frangente ha trovato unintesa pacifica con il presidente Chirac, ma al suo interno
si sono levate voci di dissenso: contro lattacco alla Serbia si sono pronunciati i
comunisti di Hue ed il Ministro dellInterno Chevenement del Movimento dei cittadini,
nonché una minoranza dei Verdi.
Critiche allazione della Nato sono venute anche dal gollista Pasqua e
dallestrema destra. Paradossalmente sullo stesso fronte, anche se con motivazioni
diverse, si schierano i comunisti, Chevenement, Pasqua e lestrema destra
nazionalista di Le Pen: un inedito polo contro la guerra che va dai pacifisti ai
rappresentanti dellultranazionalismo antieuropeista.
Questi scenari inusuali e certamente stimolanti hanno trovato grande attenzione nella
stampa francese che ha dato ampio spazio ai dibattiti aperti su più fronti che hanno
avuto come oggetto il conflitto e le sue implicazioni internazionali e sul fronte interno.
Il quotidiano di centrosinistra Le Monde in particolare ha dimostrato una certa
obiettività offrendo al lettore più punti di vista: nonostante la sua posizione
complessiva sia cautamente in favore dellintervento, non sono mancate su Le Monde
pagine di riflessione sullassurdità della guerra moderna dove paradossalmente per
una "sordide inversion" "...contrariamente
allimperativo morale del vigile del fuoco, del poliziotto o del marinaio che è
quello di proteggere i civili in pericolo anche assumendosi dei rischi, quello di queste
armate moderne sembra essere di preservare a tutti i costi sé stessi anche a costo di
perdere i civili".
Nonostante nella maggior parte degli articoli venga considerato necessario agire contro il
presidente della repubblica jugoslava, non mancano le voci di dissenso tra cui quella del
sociologo Denis Duclos che provocatoriamente si domanda se questa guerra sia contro i
serbi o contro lEuropa. Secondo lo studioso infatti, lattacco della Nato
contro la Serbia, condotto in nome di una giustizia internazionale, avrebbe come vero
obiettivo laffermazione finanziaria dellAmerica sullEuropa, del dollaro
sullEuro e di fatto si iscrive in una linea di rottura con la legittimità mondiale.
Altri denunciano come illecita loperazione della NATO insinuando che gli interessi
che hanno portato a questa guerra non siano di carattere umanitario ma di ben altra
natura.
Fra le posizioni citate, apertamente contro il conflitto ed altre più caute in accordo
con la NATO, il quotidiano dà spazio ad una vasta gamma di dichiarazioni intermedie che
non offrono risposte bensì sollevano altri interrogativi, sul modo in cui la guerra è
stata condotta, sugli effetti indesiderati che hanno aggravato la situazione dei kosovari,
sulla sovranità di uno Stato, per la prima volta violata, sul nuovo ordine mondiale.
Il sociologo Edgar Morin denuncia sia la follia del nazionalismo serbo sia questa guerra
fatta di computer, di calcoli, di cifre.
Anche nei sostenitori dellintervento armato si riscontra una certa intolleranza
nei confronti degli Stati Uniti e del loro tentativo di imporsi come potenza legittimata a
vigilare sul mondo. Jacques Isnard, sulla questione kosovara, sottolinea i rapporti
privilegiati tra Stati Uniti e Gran Bretagna con lesclusione degli altri membri
dellAlleanza.
E noto che la Francia è il Paese dove più forte si avverte il rifiuto
dellegemonia americana. Unavversione spesso legittima, quando reclama
unidentità europea e denuncia il pericolo di livellamento e di appiattimento che
comporta legemonia americana, ma pericolosa quando sfocia in un neonazionalismo che
vuole la Francia sola contro tutti in un nostalgico ideale di grandeur.
La stampa francese ha dato ampio rilievo al dramma dei profughi, in parte per giustificare
lintervento contro il regime di Milosevic, ma anche per far risaltare i differenti
comportamenti degli Europei rispetto agli americani, più indifferenti. In molti si sono
mobilitati per denunciare la condizione disperata di migliaia di kosovari.
In particolare, Le nouvel observateur, prevalentemente schierato in favore della
guerra tende a mettere in risalto il lato emozionale, il volto umano della Francia, dei
suoi soldati, dei suoi volontari e più in generale della popolazione: "I francesi
hanno reagito numerosi, offrendo asilo, offrendo le loro braccia, offrendo il loro
obolo".
Il settimanale dedica ampi spazi di approfondimento e riflessione, interrogandosi, con
toni pacati, sui punti focali del dibattito circa la legittimità della guerra. Jean
Daniel, sebbene si dichiari pacifista, valuta come necessario lintervento, ma si
pone degli interrogativi su come questa guerra sia stata pensata e gestita, e non
risparmia critiche agli americani riguardo allatteggiamento nei confronti dei
rifugiati: mentre francesi e italiani si dedicano a missioni umanitarie, gli americani,
indifferenti a quello che fanno i loro partner ma anche indifferenti alla sorte dei
rifugiati, si sono arrogati il controllo aereo.
Come molti altri opinionisti francesi Daniel insiste sulla necessità di unautonomia
dellEuropa rispetto agli Stati Uniti: "[...] io approvo senza riserve la
decisione degli europei, per una volta unitaria, di non tollerare nei suoi territori degli
atti di barbarie assolutamente contrari allo stesso spirito della costruzione
dellEuropa. Ma per me è una ragione in più per richiamare laffermazione, con
forza, di una identità europea indipendente dagli Stati Uniti, anche se le due possono e
devono unirsi nei momenti importanti". Lottare contro i nazionalisti, prosegue
Daniel, non è per accettare unegemonia, anche se amichevole degli uni, che per gli
altri potrebbe diventare una dolce schiavitù.
Secondo Daniel, lentrata in campo dellAmerica in un conflitto europeo non è
riconducibile a interessi economici e strategici, come sostengono alcuni, bensì è frutto
di una politica che vuole assicurare alla NATO una credibilità infallibile.
Anche Daniel denuncia il paradosso venutosi a creare: nel momento in cui finalmente viene
raggiunto lobbiettivo della moneta unica lEuropa si trova in una situazione di
totale dipendenza militare.
Le critiche rivolte al nazionalismo non riguardano esclusivamente la
"polveriera" dei Blacani: nelle pagine del settimanale, J. Juillard in
"Adieu" si scaglia contro i nazionalismi interni, che si sono risvegliati in
Francia.
Le nouvel observateur si propone di delineare un quadro approfondito delle diverse
realtà che popolano i Balcani, documentando la situazione della Jugoslavia e dei paesi
vicini coinvolti nel conflitto, andando a ricercare nella storia e negli odi atavici il
nodo della questione.
Apertamente ostile alla guerra nei Balcani è il mensile Le Monde Diplomatique:
il suo direttore, Ignacio Ramonet, sebbene reputi scandalosa la politica del governo serbo
nei riguardi della maggioranza albanese del Kosovo, critica la Nato che "in nome
dellingerenza umanitaria non ha esitato a trasgredire a due dei maggiore dettami
della politica internazionale: la sovranità degli Stati e lo statuto dellONU".
Ramonet con toni accesi attacca punto per punto il modo di conduzione della guerra da
parte del generale Clark il cui imperativo assoluto è costituito dal principio dei
"morti zero". In una analisi dettagliata viene dimostrata come legemonia
dellAmerica, sul piano internazionale, sia rafforzata dalluscita di scena
dellaltra superpotenza mondiale: la Russia. La denuncia della supremazia
dellAmerica (una supremazia ammessa e giustificata dagli stessi portavoce
statunitensi, che considerano il loro paese lunico ad avere interessi globali e
dunque il "leader naturale" della comunità internazionale), già presente in
testate dai toni più moderati, è portata avanti in molti articoli de Le Monde
Diplomatique da nomi autorevoli, quale, ad esempio, Noam Chomski che definisce la Nato
"padrona del mondo" e traccia un quadro che paventa il moltiplicarsi dei rischi
di ingiustizie e conflitti.
La lettura di alcune delle maggiori testate francesi mostra dunque come
linformazione sia stata vasta, proposta da diverse angolature, rivelando il
carattere speculativo e pronto alla discussione della stampa e degli opinionisti francesi
che non hanno tralasciato alcun aspetto essenziale della questione, permettendo al lettore
di costruirsi una visione dei fatti piuttosto completa.