Roma 12 gennaio Per tutti si chiama ormai “Suor Informatica” anche se il suo vero nome è Caterina Cangià dell’ordine religioso di Maria Ausiliatrice. E’ lei infatti la vincitrice del primo premio dell’Icdia (International Compact Disc Interactiv Association) la più importante associazione multimediale del mondo. Suor Caterina è riuscita a battere tutti gli altri candidati grazie al suo “European Party”, un Cd-rom per bambini che consente di imparare i rudimenti di molte lingue in maniera diversa e divertente. Il meccanismo è molto semplice: viene richiesto attraverso il computer di organizzare ed allestire una festa di compleanno per bambini, invitando amici da tutta Europa. Si inizia così dai biglietti d’invito, alle decorazioni, alla tavola, fino alla preparazione dei dolci, il tutto utilizzando l’italiano, il francese, l’inglese, lo spagnolo, il tedesco e l’olandese con la possibilità di cambiare lingua in qualsiasi momento.
Nella progettazione del Cd-Rom Suor Informatica, che ne ha curato anche l’architettura informatica, ha potuto contare sull’enorme esperienza didattica accumulata in 30 anni d’insegnamento e sulla conoscenza di ben cinque lingue parlate. “European Party” è prodotto da “Giunti-Multimedia” e distribuito dalla Philips.
di Maurizio Belfiore
Roma 11 gennaio -
Fiorello ci riprova, dopo i risultati non proprio brillanti della sua ultima trasmissione, con “La febbre del Venerdì sera”. Un programma nel quale “l’uomo del codino” sarà libero di improvvisare gag e battute in buona compagnia, con lui ci sono infatti Maurizio Costanzo (che torna al varietà dopo vent’anni, da quando nel 1976 firmò “Bambole non c’è una lira” con Dino Verde, Antonello Falqui e Marcello Marchesi), Lello Arena, la modella Randi Ingerman (molti non l’avranno dimenticata in uno spot estivo di una marca di vodka) e la cantante Lara Martelli.
- Come sarà questo nuovo programma?
“Due ore d’intrattenimento puro - risponde Fiorello - che non seguono i canoni dei programmi televisivi consueti. Sarà tutto molto sciolto, con un ampio margine d’improvvisazione. Tanto per fare un esempio, nella scaletta, non la mia ovviamente, può improvvisamente esserci scritto “Maurizio Costanzo entra in scena all’insaputa di Fiorello” e di lì in poi non si sa quello che succede. E’ proprio nello stile di Costanzo, a lui piace Fiorello che viene colto impreparato e che quindi è costretto a tirar fuori qualche trovata. E devo dire che anche a me questo non dispiace”.
> - Come è nata la collaborazione con Costanzo?
“L’idea nata la prima volta che andai al “Costanzo Show”: lui mi disse con la sua voce caratteristica “Io ti vedrei a fa’ lo showman, libero, sciolto”. Poi ci siamo rincontrati, fino ad un mese fa quando ci siamo chiesti: “Allora che facciamo?”. Quella sera c’era ospite anche Lello Arena e Randi Ingerman e così li abbiamo coinvolti tutti e due nel progetto”.
- Quante puntate farete?
“Solo tre perchè è stata un’idea dell’ultimo momento e c’era già una programmazione in corso, ma non è escluso che possano diventare quattro. Poi sai come funziona: se i numeri sono buoni si va avanti, se non lo sono e dici “Però mi sono divertito” non conta niente e si chiude”.
- Come ti trovi con Costanzo?
“Ha degli atteggiamenti affettuosi nei miei confronti, mi dà spesso dei pizzicotti sulle guance e mi accarezza la testa, è quasi paterno. E poi è simpaticissimo, secondo me è un grande comico. Quando facciamo le riunioni spara certe battute... L’unica cosa che forse non riuscirò a fargli fare sarà cantare e ballare, già me lo ha detto”.
- E Lello Arena?
“Lo sto iniziando a conoscere bene in questi giorni. Prima apprezzavo il comico, ora sto imparando a comprendere l’uomo. Una persona di una sensibilità incredibile. L’altro giorno stavamo facendo un servizio fotografico e per radio è andata una canzone di Pino Daniele che era nella colonna sonora di un film di Troisi ed l’ho visto immediatamente commuoversi. Ci troviamo talemente in sintonia che nello spettacolo andremo “a braccio”, improvvisando, senza nulla di deciso”.
- Ti senti più a tuo agio in questo programma piuttosto che nel precedente?
“Il “Karaoke era una cosa nello spirito abbastanza simile, salivi sul palco e non sapevi quello che sarebbe successo, mentre “Spazzolino” era tutto preparato ed alla fine non ti diverti, forse è per quello che non è andato bene. La gente mi preferisce al naturale”.
- Hai paura del giudizio del pubblico?
“Non mi sento sotto esame. Alla fine, andando a vedere, non è che abbia tutta questa esperienza. In realtà ho fatto un programma, il “Karaoke”, ed è andato bene, ne ho fatto un’altro, “Il Superkaoke”, ed è andato bene, poi c’è stato “Lo spazzolino da denti” che è andato male. Lì ho capito che uno deve fare solo le cose che sente. Adesso cambio direzione, dovesse andar male anche questa volta, cambierò ancora. La vedo più come esperienza. Se mi dovessi sentire sotto esame non sarei più tranquillo. Sto facendo un lavoro che mi piace, sono fortunato rispetto a tanti altri che non riescono a farlo a livello professionistico, penso ai tanti colleghi dei villaggi, e voglio continuare a mantenere questo stile. Forse se non ci fosse stato Costanzo sarei stato fermo ancora sei mesi”.
di Maurizio Belfiore
Roma 10 gennaio -
Inanellando un successo dopo l’altro ecco tornare alla carica la coppia Mirabella-Garrani che dalle “Venti e venti” di Raidue passa alle 18.25 di Raitre, con un progetto ambizioso: “La testata”, un quotidiano di satira giornalistica ideato insieme a Linda Brunetta, Anna Maria Del Gatto e Enrico Vaime e realizzato insieme ad un gruppo di giovani comici.
“Abbiamo creato una redazione come fosse quella di un giornale d’altri tempi, rigorosamente di carta stampata - spiega Michele Mirabella - Non saremo quindi un telegiornale, ma un quotidiano che esce per cinque giorni la settimana salvo il sabato e la domenica. Il venerdì poi c’è un’edizione speciale, un magazine, come fanno i grandi giornali, in carta patinata che regala anche dei gadgets. In questo settimanale faremo il punto della cronaca della settimana e dedicheremo uno spazio anche all’informazione sui programmi della radio, visto che il “Radiocorriere” lo hanno ammazzato. In questo modo cerchiamo di mettere da un lato una pezza a questa indecenza e dall’altro di dare il “la” a tanti colleghi veri della carta stampata che già hanno iniziato a dare largo spazio ai programmi della radio”.
- Dovendo racchiudere il programma in una frase, quale sceglierebbe?
“Un quotidiano di satira più al giornalismo che alla realtà. Noi vogliamo molto bene ai giornali e ne siamo dei divoratori, ma ci divertiamo a prendere un po’ in giro la maniera nella quale viene prodotta tutta questa informazione”.
- Quale è stato lo spunto che vi ha fatto venire quest’idea o forse quest’esigenza?
“Leggere i giornali e vedere come l’informazione sia diventata rissosa e chiassosa, talvolta quasi volgare. Abbiamo pensato quindi che prendere un po’ in giro i giornali e il loro modo di dare le notizie poteva essere un elemento di sorriso e quindi di equilibrio in questo scontro continuo”.
- Che cosa la infastidisce maggiormente del mondo dell’informazione?
“Le urla e l’enfasi eccessiva, le esagerazioni. E allora noi, con le nostre notizie decisamente false, dimostriamo che si può essere anche un po’ più moderati”.
- Cosa l’affascina invece nelle redazioni degli anni Cinquanta?
“C’era più amore per la notizia, più riflessione. Poi tutto questo si è trasformato, ma è un prezzo che abbiamo dovuto pagare per essere entrati a vele spiegate nel mare dell’informazione globale. Un prezzo che si può pagare volentieri ed un momento di riflessione e di satira non guasta”.
- Quali sono le notizie che la colpiscono di più?
“Tutti i giorni, se si leggono i giornali, ci si accorge che l’80% di quello che riportano è frutto di polemiche tra diversi giornali. Si accusano e si rispondono a vicenda, tutta una cosa in famiglia. Mi diverte quindi poter essere una voce sbarazzina e ridanciana, anche per avvertirli del rischio che stanno correndo. Attenzione però: non ho niente contro la categoria alla quale anch’io appartengo, ma proprio per un atto d’amore cerco di riderci su”.
- C’è qualche similitudine tra il vostro modo di fare “informazione” e quello di “Striscia la notizia”?
“Sono due cose diverse. Il loro è umorismo ‘altro tipo: fanno una satiraccia a tutto campo e poi detesto Salvi, lo trovo volgare e maleducato, non fa ridere e fa parte del sistema della rissosità”.
- E la figura del direttore Linguetta?
“E’ un vecchio cabarettista pugliese che io conosco da dieci anni e quella che fa è una satira mirata ad un personaggio che lui conosce perfettamente, è un fatto di dileggio personale e come vede anche nella satira può prevalere la rissosità. Mi paicerebbe vedere se una satira così acida fosse capace di farla anche ai giornali di Berlusconi ed ai suoi direttori”.
- La coppia Mirabella-Garrani ormai sembra proprio inossidabile...
“Finiremo per sposarci, ma purtroppo c’è un handicap: siamo tutti e due maschi”.
- Quante puntate avete previsto per “La testata”?
“Il giornale si fonda, poi se va bene si va avanti altrimenti si chiude, come hanno fatto con il “Radiocorriere”.
Roma 7 gennaio - Ora anche gli artisti dello spettacolo avranno il loro collegamento mondiale con Internet. E' nata in questi giorni la "Casting on the web". Si tratta di una guida professionale che si rivolge a registi, case di produzione, agenzie di pubblicità ed uffici di casting. In questo modo verrà dato un supporto per le scelte di personale artistico da tutto il mondo. Il progetto di casting è formato da varie banche-dati e immagini telematiche, relative ai diversi settori dello spettacolo. Basta digitare http:/www.Actors.It e gli utenti di Internet potranno accedere a numerosi cataloghi elettronici divisi per specializzazione: attori professionisti, modelle e modelli, artisti della televisione, ballerini e quant'altro. Semplice anche il modo di accedere alle informazioni della casting in the web. Infatti le ricerche possono essere effettuate sulla base di menu che evidenziano i criteri per l'individuazione del soggetto che interessa, sulla base di criteri come il sesso e le caratteristiche fisiche o il nome dell'agenzia di management. Poi in base alle richieste, il computer seleziona i personaggi che rispondono al ritratto ideale e ne mostra le foto formato tessera. Basta andare con il mouse e cliccare su queste immagini per avere la scheda completa della persona. Primo dei cataloghi ad essere inserito sulla rete è stato quello di modelli e modelle. Da metà dicembre è possibile consultare anche quello degli attori. Per le altre sezioni occorrerà attendere i prossimi mesi.
Roma 5 gennaio - X: una croce su un foglio. E’ l’incognita più comune nelle equazioni elementari, qualcosa che deve essere identificato e che oggi si trova invece a dare identità fittizia ad un’intera generazione. La Generazione-X per l’appunto, celebrata da Billy Idol negli anni Ottanta e da Douglas Coupland nel libro culto del 1991 intitolato ad essa. Sulle loro orme è arrivata la risposta della nostra tivù scendendo in campo con due trasmissioni dallo stesso titolo: Generazione-X. A condurle sono due ragazzi coetanei: Pierluigi Diaco e Ambra Angiolini. Su Ambra, l’ex ninfetta di “Non è la Rai”, si sono versati fiumi d’inchiostro; il suo programma in onda quotidianamente su Italia Uno si doveva intitolare “Metropolis”, poi: la svolta “generazionale”. Pierluigi invece, già da un anno, dagli studi di TMC conduce ogni sabato il suo “schizofrenico” contenitore di immagini. Lui non ammicca, sorride poco e non ha pretese da “soubrette”. E’ un piccolo mostro: classe ‘77, romano, iscritto al 2° Liceo Classico “Mameli”, a 16 anni conduceva due programmi radiofonici per Italia Radio e nel frattempo pubblicava un libro dedicato agli editoriali di Sandro Curzi. Successivamente diviene la “mente” del “TG Giovani”, presenta la rassegna rock Arezzo Wave, la sezione giovani del Festival dei Due Mondi e pubblica insieme a Curzi il libro “Il mestiere di giornalista”. Insomma, Pierluigi è l’antiambra, l’altra faccia della generazione-X. "Non ce l’ho con Ambra -confessa Pierluigi-, ce l’ho con i suoi autori senza fantasia. Ci hanno copiato il titolo del programma, ma posso anticiparvi che presto chiuderanno i battenti e non per la causa intentata per plagio da TMC, ma perché il numero dei fans di Ambra sembra proprio che non soddisfi Carlo Vetrugno, il direttore di Italia Uno".
Polemiche a parte, perché un programma sulla generazione-X?
"Il romanzo di Coupland fa riferimento ad una generazione di trentenni, ma esprime anche il disagio della mia generazione. Copiamo dal passato perché non abbiamo punti di riferimento attuali, ma allo stesso tempo stiamo cercando di risolvere i falsi valori degli anni ottanta. Siamo i figli della caduta del muro, i figli del fallimento della Perestrojka, ci siamo persi il ‘68 e nel ‘77 eravamo appena nati. Non siamo una generazione con una propria identità, ma tentiamo di rispondere ai dubbi che ci avete lasciato. Tutto questo andava documentato con la forza delle immagini".
Quale è l’intento?
"Accendere i riflettori sulla realtà. La televisione non deve mandare messaggi, deve essere un contenitore in cui tutto viene lanciato nell’etere con il massimo della semplicità, raccontando con le immagini, magari senza commento".
E tu cosa racconti?
"La forza della contraddizione, la confusione della mia generazione. Non credo di avere la verità in tasca: ho avuto solo la fortuna di aver un mezzo a disposizione e cerco di utilizzarlo senza tener presente la logica dell’audience e dello share.
Ha ancora senso credere nella politica? Ha ancora senso credere nel sogno Kennediano?
Non abbiamo le risposte; però siamo iperconsapevoli di tutto, siamo pieni di contraddizioni, ma siamo anche furbi, abbiamo fantasia e soprattutto...siamo veri ed io documento questo". Ma in cosa dovrebbero credere i ragazzi?
"In se stessi. Io credo molto nella forza dell’uomo, nella mia camera non ci sono poster di morti. I miei punti di riferimento sono persone vive per cui magari conta più l’ideologia che il successo".
ù Ma la tua generazione è la stessa di Ambra?
"Sì, solo che io mi faccio portavoce di contraddizioni che hanno un anima, un contenuto.Non credo che quelle di Ambra ne abbiano".
Ma esistono i giovani?
"Sicuramente i giovani non esistono. Esistono ragazzi e ragazze che vivono e pensano in modo diverso. Quelli che rappresento non vogliono essere strumentalizzati, odiano esser raccontati, sfruttati. Mi avevano proposto di fare un programma di due ore al giorno sui “giovani”, una cosa stile “Non è la Rai”; ma siccome sono vero: vado a scuola e ho una vita sociale normale, credo che non abbia nulla da raccontare in due ore. Forse, quando mi stancherò di questo, accetterò la proposta di realizzare un programmone sui “giovani che non esistono”!".
Roma 4 gennaio - Bello, maledetto, tormentato. Un poeta, un angelo con la chitarra, un diavolo del sentimento cantato. Hanno scritto tanto, forse troppo, su chi sia realmente Gianluca Grignani. Anagraficamente è nato a Milano il 7 aprile del 1972, da anni vive a Corezzana in provincia di Monza con la madre, la sorella e i suoi gatti. Dal punto di vista artistico invece è nato quest’anno grazie a Sanremo: è arrivato in finale con “Destinazione Paradiso”, una canzone scritta in uno dei suoi momenti difficili. Da allora, da quel “l’ho scritta quando pensavo di uccidermi” dichiarato ad un esterrefatto Baudo, Gianluca ha pedalato tanto. Ha venduto più di duecentomila copie del suo album, è diventato l’idolo dei teen-ager e ha continuato a stupire. Sì, lui non è politicamente corretto per lo showbiz; eppure, malgrado “tour radio” catastrofici in cui spara a zero su tutti e su tutto, malgrado dirette televisive e interviste“rovinate” dal suo caratterino, sembra che i media non riescano a far a meno della sua arte “arrogante”.
Ma chi è in realtà Gianluca Grignani?
“Boh, non me lo sono mai chiesto -sostiene-. So solo che sto crescendo, sto cercando di crescere. Non è facile, ho paura. Non c’è molta gente che la pensi come me e spesso mi sento “incompreso”, oddio non che mi importi molto essere compreso, ma mi piacerebbe che ogni tanto qualcuno condividesse i miei stati d’animo. Vado comunque avanti per la mia strada: non la vedo come una situazione eroica, quella del figo contro tutti; no, assolutamente, per me è anzi una cosa molto penosa”.
Una scusa magari per piacere di più... “Gianluca Grignani non si deve preoccupare di piacere alla gente, è solo uno che scrive musica e basta. Certo, qualche piccolo compromesso ho dovuto accettarlo, ma il mio scopo era realizzare la mia musica nel migliore dei modi ed è per questo che ancora lotto”.
Non crede di essere un po’ presuntuoso?
“Ambizioso senza dubbio. Presuntuoso non saprei. Be’, forse solo quando sono con la mia chitarra: la stringo, inizio a cantare e allora...non so spiegarlo, ma mi sento padrone del mondo”.
Come vive il successo?
“Bene: mi fanno piacere le urla delle fans e le lettere che ricevo. Dire che tutto questo mi infastidisce sarebbe la più grande delle menzogne, però vi assicuro che a volte la popolarità è davvero dura da sopportare”.
Quando ad esempio?
“Quando tutti pensano che mi sia montato la testa. Ed invece non è così. A forza di ripetermelo, certe volte sono convinto anch’io che la mia testa vaghi tra le nuvole e per questo ogni mattina allo specchio mi dico: “oh Gianlu’, torna giù.
Che stai facendo? Oggi ci sei e domani...” ! Decisamente lontano quindi dal “bello e maledetto” con cui è stato etichettato?
“Facciamola finita! Basta, non ce la faccio più a sentire questa storia. Io sono così, non fingo, non ho bisogno di fingere: la mia musica ha un senso, dice e dà delle cose precise, perché mai dovrei mettermi una maschera?”
Ma nelle sue condizioni è semplice farlo.
“Dite? A me sembra difficilissimo: ho già tanti problemi, figuratevi se mi mettessi a recitare per la gioia degli altri?”
Cosa è che l’affligge?
“Il fatto di sentirmi piccolo, troppo piccolo per quello che vorrei realizzare”.
Perché rifiuta il playback?
“Per non fingere: faccio il cantante e non l’attore. Il Festivalbar è stata la mia ultima apparizione in playback, mi sono rifiutato di farlo e il pubblico mi ha fischiato, io ho reagito in malo modo, ma alla fine a prenderlo in quel posto siamo stati proprio noi: Gianluca e il pubblico, per la gloria della televisione”. Rifarà Sanremo?
“Potrei stare qui a fare il figo e dirvi che di Sanremo non me ne frega niente, ma non è così. Certo, che mi piacerebbe rifarlo, ma a modo mio: senza l’orchestra e solo con la mia band”.
Altri progetti?
“Un nuovo album. Ci sto lavorando ed è un po’ prematuro parlarne, quello che posso dire e che si tratta del naturale sviluppo del primo. Le storie narrate si riallacciano alle mie vecchie canzoni, insomma continuo a raccontare Grignani. Ho scelto i musicisti uno ad uno: il batterista per esempio l’ho scovato in Inghilterra, è bravissimo, ha la “pezza” giusta per un album pop dal gusto molto britannico. Quello che voglio dimostrare e che anche noi ragazzi italiani, se lo si vuole, possiamo sviluppare un linguaggio musicale internazionale”. Questo è Gianluca Grignani, prendere o lasciare.
Roma 3 gennaio - 1995: la nuova frontiera. Seguono titoli di testa accompagnati dal veloce incedere dell’ultimissima nave classe Enterprise. No, potevano stupirci con effetti speciali, ma non è stato così; nell’ambito delle sette note è bastato solo un piccolo Cd per aprire le porte del futuro. Da noi fu un tale di nome Jovanotti a trasformarsi in pioniere della tanto acclamata interattività. Lo fece grazie ad un Cd in Dolby sorround ed a “Il ballerino”, Cd Rom per Dos compatibili pronti a tuffarsi nel suo mondo.Sull’onda del suo successo, dall’America ci invasero con i prodotti multimediali di artisti del calibro di Peter Gabriel, Bob Dylan, Prince. Prodotti raffinati, ad alta tecnologia, ma cari. Poi, prima della scorsa estate, la svolta. La risposta intelligente arrivata da un altro artista di casa nostra. Si chiama Raffaele Riefoli, ai più è conosciuto come Raf. La sua idea? Semplice, integrare il suo nuovo Cd audio “Manifesto” con un Cd Rom intitolato “Interagendo”, leggibile sia da i Dos compatibili che dai Mac dipendenti e il tutto a costo “normale”. Oggi, dopo aver venduto oltre ducentomila copie del “Manifesto” integrato, Raf spiega i motivi che lo hanno spinto a tentare la nuova strada. “Avevo pensato a qualcosa che potesse arricchire un normale Cd audio. In un primo tempo volevo aggiungere una traccia interattiva a “Manifesto”,. questo naturalmente per ridurre i costi di produzione. Poi, la voglia di comunicare con il pubblico mi ha preso la mano ed è nato un Cd Rom sul mio mondo, su Raffaele, sulla sua musica, ma anche sui sui pensieri”.
Perchè il Cd Rom per comunicare?
“Se la gente si aspetta che vada a raccontare le mie cose in programmi televisivi stupidi ha sbagliato di grosso. Il Cd Rom è una cosa mia, vi sono stati riprodotti gli oggetti che mi appartengono da sempre: un basso Rickenbacker, una giacca, un album di foto. Anche il posto dove si sviluppano le azioni virtuali è un ambiente che mi appartiene, era una mansarda dove ho abitato per molti anni a Milano. Mi è venuto naturale aprirmi e dire cose a volte banali, ma spontanee”
. Un rimedio alla timidezza dunque?
“Certo. Sono una persona molto timida e per il mio carattere non sarei mai stato i grado di esporre i miei pensieri nel modo diretto e intimo in cui lo faccio nel Cd Rom”. Ma la sua timidezza viene superata proprio perchè non ha un interlocutore reale... “In un certo senso è vero. Ma c’è da dire che tutti i temi che affronto nel Cd Rom, cose come la violenza, il sesso, la droga, l’amore, sono pretesti per poi comunicare attraverso Internet in piccole conferenze”.
Non crede che Internet o la cibernetica in generale disumanizzino ogni tipo di rapporto?
“No, io non ho paura di queste nuove forme di comunicazione. Attraverso la Rete ho conosciuto persone che non sarei mai stato in grado di conoscere. I rapporti umani a volte sono difficili, a volte gli altri pongono delle barriere. Chi ascolta i miei dischi, ad esempio, si ritrova nelle mie canzoni, ma poi spesso le difficoltà sorgono quando mi incontrano: mi immaginano diverso. Internet elimina le inibizioni, forse anche perchè non ci si rende bene conto con chi si ha a che fare dall’altra parte del monitor. Comunque, non credo mai che possa soppiantare completamente i rapporti pesonali. Certo, sono timido e Internet mi ha risolto qualche problema, ma ho sempre una fidanzata e un sacco di amici”!
Passa molto tempo al computer?
dici giorni dedico delle ore al teminale per rispondere alla posta elettronica”.
Chi le scrive?
“Ricevo dai cinquanta ai cento messaggi ogni settimana. Il 50% sono lasciati da fans prodighi di complimenti, un 10% appartiene invece al comune navigatore della Rete che lascerebbe comunque un messaggio, l’altro 40% è di gente curiosa che magari si trova nell’occasione fortuita di poter usufruire di un computer. Cerco di rispondere a tutti ampliando il dialogo ai temi più svariati. Insomma, per il pubblico non è come spedire una lettera al fans club, una tra un migliaio pronta ad essere cestinata. Qui ci sono davvero io che parlo con loro”. L'indirizzo di Raf su Internet è il seguente: Raf@micronet.it