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| DONNARTE.
ESPANSIONI DELL'ALTRO CIELO. luglio 1997 |
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Captare alcuni segnali da un universo
parzialmente occultato è la proposta che apre questo
scenario creativo, in cui il segno femminile (traccia
reale o evocazione metaforica) mostra una padronanza del
sé, superando l'inottemperato adempimento di un sogno di
affermazione.....DONNE, EPPUR FUTURISTE: ASSONANTI SONORITA' O DISSONANTI SUSSURRI? Esordendo fin dalla pubblicazione del
Manifesto fondativo futurista, che Marinetti fa stampare
nel 1909 a Parigi su Le Figaro, l'evocazione
dell'immagine femminile si configura immediatamente quale
elemento simbolico d'esorcizzante ossessione maschile.
L'autore traduce la tensione spirituale di questa
evidente inquietudine indicando nel "disprezzo"
verso l'eteroclito genere sessuale il segno misogino
dell'eredità simbolista, assimilata attraverso i
decadenti effluvi dell'estetismo dannunziano, nonché dai
coevi atteggiamenti revanscisti diffusi in Europa almeno
dall'affare Dreyfus, conglobati poi come espressione del
confronto interpatriarcale nell'ormai prossimo conflitto
bellico. "Noi vogliamo glorificare la guerra... le
belle idee per cui si muore e il disprezzo della
donna", recita il Manifesto, e proseguendo
"...e combattere contro il moralismo, il femminismo
e contro ogni viltà..." Concetti del resto ribaditi
dallo stesso leader futurista nello scritto coevo D'Annunzio
futuriste et le méprise de la femme, nel più tardo Come
si seducono le donne, e copiosamente attinti in testi
e riferimenti posteriori del movimento, in cui il
compimento dell'identificazione assiomatica tra donna e
amore-sentimento diviene momento di cesura per
l'auspicato affrancamento dell'uomo nuovo
"antipassatista" dal retaggio dell'elegiaco
connubio celebrato dall'emotività romantica. Sorprende,
dopo tali premesse, che nel testo del '10 Contro
l'amore e il parlamentarismo l'analisi marinettiana
della struttura familiare riveli precisa coscienza di una
negletta subalternità femminile iscritta nei dettami
storico-morali e non in pretesi meccanismi biologici, ma
ciò non impedisce poi di ratificare nell'immagine
trasgressiva (e piuttosto letteraria) della donna-amante
o "femme fatale" la sola alternativa alla
sottomissione patriarcale. Non esistono invece barriere
di biologismo sessuale nell'universo di Valentine de
Saint-Point, che col suo Manifesto della Donna
futurista nel '12 irrompe nel costruito e
autoreferenziale monopolio maschile del movimento,
accomunando l'intera umanità nel dichiarato
"disprezzo" per la sua inappellabile
"mediocrità". Nel furioso repéchage del
pensiero irrazionalista offerto dall'interpretazione
nietzschiana di quei settori del simbolismo decadente
d'ascendenza aristocratico-elitaria e
razziale-antiborghese, la poeta francese paventa la
costituzione dell'essere androgino, sintesi
dell'opportuna e selettiva commistione di individuate
virtù "eroico-guerriere" maschili e femminili,
quale forma organizzata d'arricchimento e salvaguardia
della "specie" antropologica. Nel posteriore Manifesto
futurista della Lussuria, che la condurrà a indicare
nellla necessità dello stupro la "naturale
espansione vitalistico-istintuale" dei belluini
vincitori in funzione riproduttiva localistica,
l'accertato e oppositivo dualismo dell'identificazione
femminile, stretto tra ruolo riproduttivo nella funzione
familiare (peraltro già sottoposto a dure contestazioni
da coeve battaglie del movimento femminista
internazionale, o addirittura negato, come nel caso di
alcuni settori del suffragismo inglese e dalle
teorizzazioni di Alessandra Kollontaj) e spregiudicato
s/oggetto amatorio, rimane sostanzialmente irrisolto,
enfatizzando invece l'avvento di una
"superfemmina", mordace figura materna nella
difesa filliale della razza o amante luciferina votata
alla lussuria come volitiva esaltazione del desiderio
sessuale liberato dagli orpelli sentimentali dell'amore.
In Italia occorre attendere il '17 perché la visibilità
femminile manifesti dissonanza all'interno della
compagine futurista, a proposito dell'opuscolo
marinettiano Come si seducono le donne, infarcito
di luoghi comuni e aforismi goliardici circa le aduse
pretese maschili sull'eteroclito corpo sessuato. La
polemica accesa dal gruppo gravitante attorno alla
rivista fiorentina L'Italia futurista, soprattutto
con i puntuali interventi di Rosa Rosà ed Enif Robert,
pur nel "garbato rispetto" per il leader della
compagine, rigetta la misoginia dell'originario manifesto
di fondazione, riaffermando il disconoscimento della
soggettività femminile a rispecchiarsi nell'immagine
mistificante di oggetto sessuale e l'ormai inesclusiva
declinabilità maschile delle qualità intellettive.
"Svalutiamo con forza questa ossessione di
debolezza, di fragilità, di preda, che è tanto
volentieri accettata da un numero sempre più esiguo di
donne..." dichiarerà difatti Robert, cui Rosà
aggiungerà "...le donne avvertono gli uomini...
Stanno per acquistare coscienza di un libero
"io" immortale, che non si dà a nessuno e a
nulla." Nel '19 la pubblicazione capitolina Roma
futurista ospita un nuovo dibattito di donne aderenti
alla formazione, che trae motivo dall'appello al
ricompattamento lanciato dalla componente maschile del
gruppo, e risente di urgenze riorganizzative imposte
dagli ineludibili cambiamenti seguiti agli eventi
bellici, come l'esigenza di costituirsi in partito
politico e inserirsi nel clima ideologico determinato
dalle frustrazioni nazional-irredentiste per la
"patria mutilata" (di cui si renderà
interprete l'iniziativa dell'arditismo dannunziano con
l'impresa di Fiume, partecipata ed entusiasticamente
accolta dai futuristi italiani). L'attivo ruolo di
cooptazione cui le donne, su dichiarate "basi
paritetiche", sono chiamate alla serrata
emergenziale, trova risposte che pur nella ribadita
autonomia (di cui si rimarca comunque la diversa natura
rispetto ad istanze rivendicative omologhe avanzate
dall'inviso femminismo coevo) di uno status conquistato
in seno al gruppo connotano quella femminile come
condizione di minorità psicofisica, e le proposte
modalità riappropriative di un'operante soggettività
mistificano un inglobato progetto d'appiattimento (su
modelli recisamente fallocentrici) di quella specificità
altrimenti conclamata. Ne testimoniano le ostentate
posizioni di recupero dell'eroico archetipo
"superfemminino" di Saint-Point, declamate da
Fulvia Giuliani e Futurluce (Elda Norchi), che nella loro
ricostituita "virago" riflettono l'emulo
spirito dell'ardito combattente, evocato mito futurista
degli anni venti. In controcanto sussistono invece
posizioni di proteiforme ripiego, tendenti alla
salvaguardia della supposta "emancipazione" per
amministrare una relazione col maschile che attesta una
surrettizia subalternità alla visione limitativa delle
capacità di gestione e decisionalità femminile, come
denunciano gli interventi di Anna Questa Bonfadini,
Vetta, e della "combattentista" fiumana
Fiammetta. L'avvento e lo scorrere del ventennio fascista
dispersero i pur eterogenei stimoli aggregativi che
avevano caratterizzato gli sviluppi di una declinazione
femminile in seno al futurismo, incrinandone finanche
l'indole sperimentale in ambito letterario, seguendo
d'altronde una tendenza dell'intero movimento,
avviluppato tra ricerca di autonomi spazi artistici,
miranti al riconoscimento di una svincolata sfera
d'intervento intellettuale, e pretese ufficializzazioni
del valore storico incarnato dall'attività del gruppo
(ottenuto solo simbolicamente con la giubilazione di
Marinetti quale Accademico d'Italia, nel '29).
L'incalzante epica colonialista, col suo connubio di
esotismo estetizzante ed eroismo aviatorio, e la
mitopoiesi macchinistica e ubiquitaria dell'arte aerea,
protesa verso desideranti ebbrezze di record sportivi
come superamento e catarsi della terrena natura umana,
tra anni trenta e quaranta spostano l'epicentro della
cultura artistica sui crinali egemonici del
"rampantismo" maschile e dell'annessa ideologia
del vincente. Nella dichiarata prosaicità di questi
spazi non appare compatibile una presenza
"narrante" di segno femminile, soprattutto con
l'inizio dei vincolanti rapporti nazi-fascisti e nel
clima emergenziale scaturente dall'approssimarsi degli
eventi bellici. DONNE NELL'AVANGUARDIA ARTISTICO-LETTERARIA DEL PRIMO '900 EUROPEO
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Paolo Mastroianni |