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CYBERFEMMINISMO. RISPOSTE NOMADI ALLA CRISI DELLA MODERNITÀ. A ROMA LA PRESENTAZIONE DELL'ULTIMO LIBRO DI ROSI BRAIDOTTI.
(DWpress) - Roma - "Basta con le immagini sdolcinate che esaltano la potenza materna creatrice; viva la donna trasgressiva, nè etero, nè omo, ma in movimento costante, nomade nella vita. Abbasso la paranoia un po' indolente di quelle che sanno solo scatenarsi contro la tecnologia, le macchine e la musica d'oggi. Noi sappiamo difenderci, anche con il computer: che la forza del femminismo venga dalle cyberfemministe!".. Questo il rap postmoderno e femminista scritto dalla nomade Rosi Braidotti nell'introduzione al Manifesto cyborg di Donna J. Haraway (Feltrinelli, 1995). Soprattutto colpisce della sua scrittura e del suo corpo/testo come il movimento non sia solo apparato teorico ma stile di vita, capacità di interagire con le altre/altri senza barriere e preconcetti, facendo del proprio io un tramite consapevole dell'altrui desiderio. Di Rosi Braidotti, di ritorno dagli Stati Uniti via Utrecht - dove dirige il dipartimento di Women's Studies dell'università - e in partenza per il Portogallo, è stato presentato il 9 giugno il suo ultimo libro pubblicato da Donzelli Editore. "Soggetto nomade" è il titolo che raccoglie una serie di scritti, resi in italiano poetico da Anna Maria Crispino, che danno una cartografia complessa del concetto di nomadismo a partire da un'analisi critica e antagonista della contemporaneità e della crisi del soggetto cartesiano, che da blocco integro e astratto si frantuma in un coarcevo di identità interrelate e posizionate. Alla presentazione, avvenuta alla Biblioteca Ruspoli, erano presenti oltre all'autrice e alla traduttrice del libro, Franco Rella, docente di Estetica all'Università di Venezia, e Adriana Cavarero, filosofa del pensiero della differenza sessuale. Franco Rella ha posto in evidenza come il concetto di nomadismo mini alla base la filosofia occidentale, che fin dalla nascita e ad ogni sua svolta si caratterizza per essere l'opposto del desiderio e della corporeità. Il nomadismo costituisce un nuovo stile di pensiero autobiografico e figurativo che inscrive il soggetto concreto al suo interno, mettendo in discussione i sistemi assoluti e universali per aprirsi alla parzialità dei saperi situati. Il nomadismo è anche la metafora del transito attraverso i non-luoghi: luoghi che non si possiedono come gli aereoporti o i grandi supermercati ma da cui, perse le proprie difese identitarie, si sprigiona una grande creatività e capacità di comunicare. Rella ha però sottolineato negativamente l'uso fatto da Braidotti dei pensatori postmoderni, sia criticando alcuni aspetti del loro apparato concettuale, come è il caso delle macchine desideranti di Gilles Deleuze secondo lo studioso nemiche del corpo e basate su concetti di tipo metafisico, sia dimostrando come la crisi del soggetto cartesiano vada fatta risalire ad autori precedenti come Leopardi o Lukàcs. Braidotti, che già in Dissonanze (La Tartaruga,1994) aveva sottoposto ad una serrata critica i pensatori poststrutturalisti cercando però di stabilire un contatto con gli elementi stimolanti del loro pensiero, ha contestato il ragionamento di Rella a partire dalla sua non adesione a qualsiasi filosofia, lei che filosofa non è, ma figlia ribelle che prende dagli altri per costruire una risposta femminista/politica alla crisi della modernità. La stessa critica di attegiamento quasi sacrale nei confronti del postmoderno, che diventerebbe così un altro assoluto, le è stata mossa da Adriana Cavarero, che dopo aver parlato della positività del concetto di nomadismo, ha posto alcune obiezioni. Se è vero infatti che il soggetto nomade decostruisce l'identità stanziale, su cui si fondano i sistemi di potere concretizzatisi nello stato moderno, c'è però il rischio per Cavarero che il nomadismo, annullando la dialettica hegeliana sè/l'altro e quindi i termini del conflitto, crei un totalitarismo ancora più pervasivo dei precedenti. La filosofa della differenza sessuale ha inoltre posto il problema di come la fine delle grandi e piccole narrazioni possa conciliarsi con il desiderio ontologico della donna , desiderio che ha appunto bisogno per realizzarsi di una genealogia e quindi di una narrazione lineare. Braidotti, chiarendo come non abbia alcuna intenzione di creare un altro sistema di pensiero fisso e universale, ha risposto dicendo che il desiderio ontologico è la volontà di essere di ogni donna, ma senza ci sia un modello normativo e un'unica narrazione, che indichi la qualità di questa presenza. Il desiderio per Braidotti, che riprende qui proficuamente alcuni concetti di Deleuze, è in divenire e si dà come pienezza e non come mancanza.
Per la cyberfemminista il postmoderno è dunque una dimensione storica con cui sceglie di fari i conti e di confrontarsi. Collocandosi nel presente, il soggetto nomade si assume la responsabilità del suo stare al mondo, tracciando percorsi di senso e costruendo narrazioni che non sono più dati una volta per tutte in maniera aprioristica, ma vengono intessuti del nostro vissuto psichico, materiale e simbolico. Situarsi nella realtà ha inoltre il valore di confrontarsi con la tecnologia, verso la quale Braidotti e Donna Haraway hanno un atteggiamento creativo e figurativo. La tecnologia, da tante femministe italiane vista come una minaccia per il corpo e la differenza, diventa nelle due cyborg strumento per agire il conflitto. Proprio per la consapevolezza delle origini patriarcali della scienza e della tecnica, le due credono nella possibilità di portare la differenza sessuale - la grande questione ancora irrisolta della nostra epoca - all'interno dei mondi virtuali ed elettronici. Per Braidotti come per Haraway il metodo, se un metodo c'è, è quello di riattraversare con ironia e mimetismo i pensieri e gli stili della cultura maschile e femminile servendosene per il proprio progetto di trasformazione/costruzione del mondo. Dei mondi che creiamo e che percorriamo senza fissa dimora, se non quella dell'abitare noi stesse e il nostro desiderio con consapevolezza e trasgressione. ..."Noialtre femministe faremo in modo che il complesso, il molteplice e l'ibrido si trasformino, al tocco delle nostre abili dita elettroniche, in una rete di legami potenzianti che servano da punto d'accesso verso infinite possibilità di resistenza, di invenzione, e di piacere di vivere. Per fare in modo che le autostrade telematiche dell'avvenire siamo noi: Cyborg del mondo, unitevi!".
Angela Azzaro
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