La scienza in Italia: un terreno di conflitto per le donne.
(DWpress)
Relazione di Flavia Zucco, dell’Istituto Tecnologie Biomediche del CNR di Roma.
Secondo S. Harving, avviene generalmente una evoluzione dalla questione del genere nella scienza alla questione della scienza nel femminismo.
In Italia abbiamo seguito lo stesso percorso, iniziando negli anni ‘80-’85 una lotta contro il principio di esclusione/discriminazione nei luoghi di lavoro e nelle carriere scientifiche, e procedendo, negli anni ‘90-’95, ad una critica della scienza ed alla ricerca di approcci alternativi a quello tradizionale.
Per quanto riguarda la prima fase, deve essere rilevato che i dati disponibili sono dovuti in gran parte ad una sorta di lavoro collaterale portato avanti da scienziate di professione, le quali si sono dedicate a questo studio.
Sono state pubblicate due ricerche, relative a campioni relativamente piccoli, ma rappresentativi della ricerca pubblica in Italia, provenienti dall’Università e dal Consiglio Nazionale delle Ricerche. Entrambe risalgono al 1987, ma il quadro che ci forniscono non è, da allora, cambiata molto.
Dai dati delle due ricerche, risulta che le donne sono scarsamente rappresentate nei ruoli direttivi, o in quelli che implicano potere economico e/o politico. Vale anche la pena di sottolineare che il 25% delle scienziate non sono sposate e che il 23% di quelle sposate non hanno figli. Infine, la maggior parte di esse provengono dalla classe medio-alta.
Inoltre, quando vengono interrogate/i sulle loro aspettative e sull’investimento sul loro lavoro scientifico, donne e uomini rispondono diversamente. Limitazioni pratiche, dovute in gran parte alla famiglia, giocano un ruolo significativo in queste differenze, ma anche alcune limitazioni di tipo sociale e culturale, che si riconducono ad esempio alla mancanza di modelli o all’influenza di stereotipi connessi al genere.
Sono state identificate le seguenti differenze concernenti il lavoro delle donne nei laboratori degli uomini:
- in genere sono più caute per quanto riguarda i campi veramente innovativi;
- preferiscono approcci olistici e generali alla specializzazione estrema;
- si sentono più responsabili per la loro ricerca e i suoi possibili sviluppi;
- non amano la competizione e perciò tendono a preferire, in generale, settori già stabilizzati a quelli nuovi (e rischiosi);
- pubblicano meno dei loro colleghi maschi, e questo non è dovuto esclusivamente agli impegni familiari.
Tutti questi aspetti sono interrelati e possono trovare spiegazioni negli stereotipi sopra citati, come prodotto di una cultura vecchia di secoli, così come nell’effettivo ambiente della ricerca. Il punto essenziale riguarda la questione se queste caratteristiche debbano essere considerate solo un handicap, o possano divenire, dovutamente analizzate e sfruttate, uno strumento per l’assunzione di un punto di vista di genere nella scienza, e per una scienza più umana.
Una analisi più dettagliata delle attitudini delle donne sul lavoro, ci permette di procedere alla seconda fase, ossia alla questione dell’approccio delle donne, ed in particolare delle femministe, nei confronti della scienza.
La maggior parte delle scienziate italiane non sono state coinvolte dal dibattito femminista. Ciò potrebbe essere dovuto al background culturale liberale delle istituzioni scientifiche in Italia, in considerazione di quello conservatore di altri luoghi di lavoro.
Comunque, piccoli gruppi di scienziate, che si sono incontrate regolarmente a Bologna, Torino e Roma negli ultimi anni, hanno preso parte al dibattito più generale tra le donne in Italia, riguardante la scienza moderna e le sue implicazioni bioetiche.
Semplificando, le ecofemministe sono contrarie alle tecnologie più spericolate, e chiedono urgentemente che alla scienza venga applicato un senso del limite , mentre le femministe radicali parlano di una scienza femminista, in cui anche la neutralità del metodo scientifico è messo in discussione; esse non rifiutano quelle tecnologie che possono aumentare la libertà delle donne.
Ma, al di là delle posizioni estreme e più sofisticate, possiamo dire che le donne sono ben coscienti del carico derivante dall’eredità culturale, e degli ostacoli che devono affrontare nel farsi strada nella scienza così come nella società. Giacché un vero e proprio cambiamento nella posizione delle donne nella scienza non è stato ancora registrato, abbiamo ancora da combattere: è un’opinione condivisa che una accresciuta presenza delle donne nella scienza porterà ad una rivoluzione nel mondo scientifico, non solo cambiandone la struttura e l’organizzazione, ma anche producendo approcci innovativi alla conoscenza.
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