Ricerche/1. Le imprese finanziate con la legge 44.

 

Roma - E' stata inaugurata lo scorso 16 dicembre, presso la sede dell'IG (Società per l'imprenditorialità giovanile) EXPOSME, l'esposizione permanente delle imprese finanziate dalla legge 44. Il progetto, promosso da IG e Asso44 (l'associazione delle aziende nate grazie alla legge 44) ha inserito al suo interno una vetrina di 100 espositori che rappresentano la punta avanzata della nuova imprenditoria, meridionale, giovane ed efficiente, e che già ha richiamato l'interesse di operatori/operatrici qualificati/e di tutto il mondo. Ma EXPOSME si propone anche come elemento chiave di una politica associativa mirata a organizzare in rete le proprie aziende e a rafforzarle con iniziative concrete per il loro sviluppo (ricordiamo che l'esposizione è promossa su Internet all'indirizzo www.exposme.asso.it).

Padrino dell'esposizione, il ministro per il Commercio con l'estero Piero Fassino, che insieme con Carlo Borgomeo, presidente dell'IG, ha tracciato l'identikit delle giovani imprese. Il 55% di queste, ha incrementato nell'ultimo triennio il proprio volume di affari a un ritmo di oltre il 10% annuo. Un 30% ancora è presente sui mercati esteri, ed in particolare il 6,4% realizza proprio all'estero la maggior parte del proprio fatturato. Questi, in sintesi i dati che emergono dall'attività di monitoraggio condotta dall'IG (e raccolta nel volume "Il ritratto delle imprese 44" presentato durante l'incontro che ha preceduto l'inaugurazione della mostra) sulle performance delle imprese nate grazie ai finanziamenti della legge 44/86. L'analisi effettuata ha riguardato l'80% delle imprese che hanno iniziato la loro attività nel primo semestre '98 e si basa sullo studio di quattro aree di valutazione: crescita dimensionale, solidità commerciale, efficienza nell'uso delle risorse, dinamiche finanziarie. Il 36% delle imprese intervistate ha iniziato l'attività da meno di quattro anni, il restante 64% è costituita da imprese con oltre quattro anni di vita. Quello che emerge è il ritratto di un'imprenditoria giovane e sicuramente innovativa, ma, se si analizzano i dati, a partire dalle persone fisiche coinvolte, solo poco meno di un terzo è di sesso femminile. Questa minore presenza, purtroppo, si riscontra all'interno di tutte le compagini 44. Sfogliando il capitolo 3 della ricerca (ve ne offriamo ampi stralci), quello relativo a "Quanto pesano le donne nelle imprese 44", emerge che risultano coinvolte nella qualità di socio d'impresa 927 donne, pari al 31,2% del totale dei soci delle aziende 44. Di queste 927, il 53,7% (poco meno di 500 donne, e comunque una percentuale più bassa rispetto a quella dei maschi, che è del 63,17%) l'ambito di attività in cui si rileva una maggiore incidenza di donne e è l'industria (56,04%) in cui queste ultime fanno registrare anche il più elevato tasso di partecipazione alle attività imprenditoriali. Dinamiche opposte sono invece presenti nelle iniziative agricole.

Scolarità, area di provenienza, posizione precedente l'avvio dell'attività non presentano differenze significative tra soci maschi e femmine delle imprese. Risultati diversi si riscontrano ancora in merito allo status occupazionale ricoperto prima di creare l'impresa. Quasi il 60% delle donne coinvolte nella creazione di imprese 44 erano studentesse o disoccupate. Questa incidenza è inferiore al 30% per i maschi. Al fine di verificare l'esistenza di eventuali differenze nei comportamenti e nelle scelte imprenditoriali in funzione del sesso dei soci coinvolti è stato creato un indicatore di presenza femminile la cui applicazione ha portato alla divisione delle imprese intervistate in tre gruppi specifici: imprese 44 a presenza femminile nulla, composte da tutti soci uomini, pari al 26% del totale delle unità contattate, Imprese 44 a presenza femminile minoritaria, in cui le socie incidono per meno del 50% dei soci, pari a più della metà delle aziende (56%), Imprese con presenza femminile maggioritaria, dove le donne sono più della metà dei soci, presente nel 18% dei casi.

Le imprese 44 prive di donne sono, in media composte da un minor numero di soci e da una minore partecipazione da parte di questi ultimi alle attività imprenditoriali. Laddove sono presenti donne, si rileva la tendenza a creare compagini sociali più ampie e più impegnate nella conduzione dell'impresa. Tuttavia, quando la presenza femminile aumenta e diventa maggioritaria, si riduce - anche se di poco - la partecipazione alla gestione del business.

In riferimento all'età delle imprese, si è assistito nel tempo, ad una lieve tendenza all'aumento della presenza femminile, essendosi ridotta la percentuale di realtà prive di donne a beneficio di quelle in cui la componente femminile è minoritaria.

La propensione a relazionarsi con l'ambiente esterno ha costituito un secondo ambito di valutazione del comportamento aziendale in funzione del grado di presenza delle donne. L'ipotesi da cui si è partiti è quella di verificare se sia rinvenibile un legame fra presenza femminile e grado di interazione dell'impresa 44 con l'ambiente in cui questa opera, nell'assunzione di una maggiore attitudine ad interagire con l'esterno da parte delle donne rispetto agli uomini. A tal fine sono state identificate alcune dimensioni considerabili espressive del grado di networking promosso dall'impresa con l'esterno: la natura e l'intensità delle relazioni con i/le clienti più importanti, la natura e l'intensità delle relazioni con i fornitori di esercizio più importanti, l'utilizzo di servizi di consulenza per l'innovazione, la disponibilità ad acquisire partecipazioni in altre imprese, l'interesse a partecipare alla costituzione di un network commerciale fra le imprese 44. Al di là del dato relativo a tutte le imprese, i dati sembrano evidenziare - per quanto concerne i rapporti con i/le clienti - un legame inverso fra presenza femminile e "profondità" della relazione: rispetto alle imprese senza donne, quelle a maggioranza femminile sono meno propense a promuovere rapporti "di coinvolgimento" e più inclini a trattenere rapporti "commerciali puri" con i/le clienti chiave. Nessuna differenza di comportamento sembra invece delinearsi fra i tre gruppi di imprese considerati circa la natura dei rapporti con i/le fornitori/trici più importanti. Le altre variabili, considerate ai fini dell'apprezzamento della professione ad interagire con l'esterno, hanno fatto riferimento all'acquisto di servizi di consulenza per l'innovazione, all'interesse ad acquisire partecipazione in altre imprese, ed, infine, alla volontà di partecipare alla costituzione di un network di natura commerciale fra le imprese 44. L'acquisto di servizi reali per l'innovazione, molto spesso considerato segnale di maturità imprenditoriale e di apertura verso l'esterno risulta praticamente omogeneo nei tre gruppi di imprese considerati, attestandosi ovunque su un'incidenza di circa il 25% delle imprese. Se dunque, la composizione per sesso non influenza la propensione all'acquisto dei servizi oggetto, è importante sottolineare come almeno un quarto delle imprese 44 abbia sostenuto dei costi per acquisire servizi di consulenza innovativa. Per ciò che riguarda la disponibilità a promuovere un network di natura commerciale con le altre imprese 44, si nota che le imprese a maggioranza di donne si caratterizzano per una maggiore propensione verso la creazione di una rete di vendita con le unità 44. Circa la possibile esistenza di difficoltà delle imprese femminili ad instaurare relazioni significative sul versante commerciale, si potrebbe pensare che queste difficoltà relazionali vengano percepite in minor misura trattandosi di possibili rapporti con le imprese 44, le quali sono probabilmente sentite "più vicine" rispetto ad altre aziende.

Per approfondire ulteriormente le dinamiche di interazione con i mercati di sbocco delle imprese 44 in funzione dell'intensità della presenza femminile, si è calcolato il fatturato medio, relativo al 1997, dei tre gruppi di imprese considerati, articolato per macro settore di attività. Le elaborazioni hanno evidenziato in assoluto un fatturato medio minore per le imprese a maggioranza femminile. Inoltre, laddove le donne sono più presenti - nell'industria - il volume di affari di tali imprese (2.174 milioni di lire) è significativamente inferiore a quello medio delle iniziative manifatturiere (2.658 milioni di lire - 18%) ed a quello delle unità industriali senza donne (3.384 milioni di lire - 36%). Tutto questo avvalorerebbe la tesi secondo cui le imprese con maggioranza di donne incontrano difficoltà sul versante commerciale: l'incapacità di dare luogo a relazioni di rete con i/le principali clienti si traduce in una minore capacità di penetrazione di mercato, che si riflette, a sua volta, in minori fatturati.

Partendo da tali risultati, si fa strada l'ipotesi secondo cui i più bassi volumi di affari ottenuti dalle imprese a maggioranza femminile siano da ascriversi ad ostacoli incontrati sul fronte commerciale piuttosto che a differenti modalità di gestione aziendale.

Chiuso tutto il capitolo dedicato alle donne, è importante comunque sottolineare che c'è una crescita media di 400/450 imprese l'anno. Il sistema dunque, cresce, ma va anche detto che non si parla più di assistenza dello Stato ma di selezione feroce, visto che su tre progetti presentati, in media ne viene finanziato uno solo. Tra le grandi questioni affrontate, anche quelle relative alle banche strozzine (è qui è stato ricordato il motto del banchiere dei poveri, il professor Yunus, che dichiara che il credito è un diritto per tutti/e), al recupero delle aree dismesse per poter fare impresa, alle risorse umane, cioè la formazione professionale. Infine, è stato anche ricordato che è stato controassicurato il fondo di garanzia "contro l'opinione - ha concluso Borgomeo - di chi pensa che bisogna finanziare i ricchi e non i progetti".

21 dicembre 1999

 

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