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UN MARZO SVELATO |
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Schiavitù perpetrate in nome di ogni sorta di fedi: religiose, economiche e politiche che costringono una parte dellumanità a vivere assoggettata allaltra parte. Una fra tutte, ci pare, possa evidenziare in modo inequivocabile limmutata condizione delle donne, dallalba della vita fino ai nostri giorni, costrette, per mano e soprattutto fede religiosa, a coprire il proprio corpo ed a vivere guardando il mondo attraverso veli, maschere e armature che torturano e ammalano fisico e mente. Ed è questa schiavitù che vogliamo, nel mese di marzo 1999, rendere evidente e denunciare attraverso testi e immagini. Vogliamo dedicare a questo grave sopruso perpetrato a danno di tutte le donne, anche quelle "liberate" delloccidente, parte del nostro spazio editoriale quotidiano colmandolo di storie, interviste poesie e qualunque forma di comunicazione possa denunciare quegli abusi. Un 8 marzo contro la schiavitù delle donne, dunque, e contro i veli e le armature che coprono i corpi e ottenebrano le coscienze, condizionando ogni desiderio di liberazione.
la redazione
SOMMARIO
WHAT HAPPENED TO MY LIFE? Dedicated to My Afghan Sisters and All Other Women in the
World Whose Lives are shattered by War. I have to tell this world, my horrifying tale
ALLA VANGUARD UNIVERSITY UN CONFRONTO SULLE RELIGIONI.
Costa Mesa Il Middle East Studies Center ha organizzato, per i giorni di venerdì 5 e sabato 6 marzo, una Conferenza Internazionale sui Diritti Umani delle Donne, che si terrà presso il campus della Vanguard University, con inizio previsto per venerdì alle 14.30. Nel corso degli interventi, saranno illustrati e messi a confronto le situazioni ed i diritti delle donne in diverse realtà territoriali. Zieba Shorish Shamley, direttora di Womens Alliance for Peace and Human Rights in Afghanistan (WAPHA), autrice di documenti importanti sulla situazione delle donne e delle bambine/i nei campi profughi afgani e pakistani, in prima linea nella costituzione del Tribunale Criminale Internazionale e della Commissione delle Nazioni Unite sulla condizione delle donne, interverrà sullargomento "Afghan women on Taliban rule" ; Sharon Payt, dello staff del senatore del Kansas, interverrà sulla situazione sudanese, con la comunicazione "Focus on Sudan, and forms of womens religious persecution"; Alice Bratton, direttora di Womans Voice International, corrispondente da Pechino ed Istanbul di USA Radio Network, che ha lavorato sullIndia, sullEgitto e sullAfrica, presenterà una relazione dal titolo suggestivo "Change the lives of women and you will change the destiny of a nation and eventually the face of the world"; Elham Bayor, che si occupa della situazione delle donne e dei progetti di avanzamento nei campi profughi, in particolare in quello di Gaza, discuterà su "Focus on palestinian women as former political prisoners"; Mary Bishay, della International Coptic Association, presenterà un resoconto sul tema "Christian Women in Egypt"; Sharon Hill, dellassociazione Christians for biblical equality, discuterà su "Domestic violence and international relevance"; Elizabeth Leonard, docente di Sociologia alla Vanguard University, illustrerà le sue riflessioni sullargomento "Women as convicted survivors and international applications". Sono previsti altri interventi e fuori programma, sicuramente verrà dedicato un ampio spazio alla questione islamica, anche se è ancora incerta la partecipazione della relatrice che si interesserà di spiegare "The role of women in Islam". Per informazioni più dettagliate, rivolgersi al seguente indirizzo: Vanguard University, 55 Fair Drive Costa Mesa, 92626 California, oppure allindirizzo di posta elettronica mesc@sccu.edu.
LOOK INTO MY WORLD. Dedicated to my afghan sisters and all the women who suffer the same plight. di Zieba Shorish Shamley They made me a prisoner in shekels and in chains
I VELI DELLOCCIDENTE SU SOFRI E COMPAGNI.
Roma - La Corte dAppello di Brescia ha respinto la seconda richiesta di revisione del processo a Sofri, Bompressi e Pietrostefani. Ai tre, che devono scontare una pena a 22 anni di carcere, viene nuovamente impedito di potersi difendere in un giusto processo. Laccaduto rende visibili i veli che anche loccidente obbliga a portare e che di fatto impediscono la libera espressione della propria identità e delle proprie ragioni. E stato proprio Adriano Sofri, alcune settimane fa, in un articolo pubblicato per Repubblica, a riflettere sulla antica e moderna schiavitù del velo, perpetrata nei confronti delle donne in alcuni paesi islamici. Un articolo attento e impaziente per la causa delle donne, scritto da lui che di pazienza, invece, ne ha tanta per se stesso. Non sappiamo se Adriano Sofri si sia reso conto di essere anchegli obbligato ad un burqa, che impedisce, a lui e a molti altri ed altre, lespressione delle proprie ragioni e dunque laffermazione della propria identità nel mondo. Noi certo sentiamo di volere parlare di lui, e del velo che gli impedisce laffermazione di sé, in questo mese di marzo da noi dedicato alle donne costrette alla schiavitù dei veli e delle armature. La redazione
AMNESTY INTERNATIONAL PER LE DONNE AFGANE.
New York - Nei mesi scorsi è circolata, attraverso tutte le organizzazioni di donne degli Stati Uniti, una petizione a favore dei diritti umani delle donne afgane. Amnesty International si è immediatamente dichiarata solidale con questa campagna, presentando dettagliati rapporti sugli abusi perpetrati dal governo talebano, che hanno subito avuto uneco mondiale. I rapporti in questione parlano di migliaia di donne rapite, violentate, e trattate come prigioniere di guerra; di altrettante migliaia indiscriminatamente uccise nei combattimenti tra le opposte fazioni; di centinaia di migliaia di donne, di bambine/i, costrette/i a lasciare il Paese, come risultato di una violazione sistematica dei diritti umani. Negli ultimi anni, i talebani, hanno imposto una nuova forma di repressione contro le donne di Kabul, Herat, Kandahar, e delle altre aree geografiche sotto il loro controllo: per Amnesty la situazione delle donne in queste aree merita unattenzione speciale della comunità internazionale. Per effetto delle leggi imposte dai talebani, le donne rimangono confinate nelle loro case, non possono accedere a nessuna forma distruzione o cercare lavoro, tantomeno uscire di casa da sole, senza un uomo che le accompagni, e che sia consanguineo. Altre restrizioni come la chiusura dei bagni pubblici per donne, e lassoluta proibizione ad uscire nel mese del Ramadan, sono state, e continuano ad essere imposte, attraverso punizioni crudeli, disumane e degradanti, e per mezzo di torture, che includono lessere battute dalla polizia religiosa, sia nelle carceri che nelle pubbliche piazze, cancellando ogni libertà femminile. Amnesty International appoggia qualsiasi iniziativa volta a ristabilire i diritti basilari delle donne afgane allistruzione, al lavoro, alla sanità, e continuerà a considerare le donne afgane detenute, torturate, violentate, limitate ed impedite nelle loro libertà, come prigioniere di opinione. Lorganizzazione appoggia pienamente qualsiasi iniziativa che cerchi di svelare le violazioni dei diritti umani delle donne afgane, e che riconosca il ruolo vitale che la comunità internazionale può svolgere per porre fine a tale situazione. Amnesty si è sempre attivata nel senso della difesa dei diritti umani e della denuncia delle violazioni, facendo pressioni sugli stessi Governi incriminati. Lorganizzazione non vuole entrare nel merito del riconoscimento dei partiti o del Governo, però chiama tutti i gruppi politici armati dellAfganistan a rispettare i diritti umani fondamentali, in accordo con gli standard internazionali e con i principi delle leggi umanitarie. I Governi dei cosiddetti "paesi civili", con vasti interessi in Afganistan, sono gli stessi che dovrebbero costringere i leaders dei gruppi armati a rendere ragione, a livello internazionale, dei crimini contro le donne, invece di provvedere al supporto militare delle fazioni in lotta, ed accettare tutte le proprie responsabilità nelle violazioni dei diritti umani delle donne. Nel settembre del 1995, alla Conferenza di Pechino, i Governi di tutto il mondo simpegnarono ad assicurare i diritti umani delle donne e delle ragazze come parte inalienabile, integrale ed indivisibile dei diritti umani e delle libertà fondamentali: la responsabilità di unazione finalmente volta a porre fine alle sofferenze delle donne afgane, secondo il rapporto di Amnesty, non può dunque rimbalzare solo sui Governi direttamente legati a quel Paese.
LE IRANIANE CONTRO IL VIAGGIO DI KATHAMI IN ITALIA.
Roma LAssociazione Donne Democratiche Iraniane residenti in Italia ha organizzato per il 9 marzo, con partenza dai Fori Imperiali alle ore 9.30, una manifestazione di protesta contro il viaggio di Kathami in Italia. Le donne iraniane chiedono, a tutte le donne, alle intellettuali, alle donne impegnate socialmente, solidarietà nella difesa dei loro diritti, attraverso la partecipazione a questa iniziativa. Esse ritengono che la visita ufficiale del Presidente e delle altre autorità iraniane costituisca una grave offesa ai diritti delle donne in particolare, ed a quelli umani in generale: torture, lapidazioni e sparizioni non sono diminuite sotto questo regime, anzi il portavoce del governo di Kathami appoggia le lapidazioni pubbliche, e lo stesso Presidente per dieci anni è stato Ministro della Propaganda di Khomeini. Egli ha sostenuto pubblicamente: "Uno dei più gravi errori dellOccidente è stato concedere lemancipazione alla donne." LONU ha condannato 43 volte il regime iraniano per le violazioni dei diritti umani; il Parlamento britannico, la maggioranza del Congresso americano, le agenzie di stampa e la società civile internazionale hanno condannato le violenze perpetrate sotto questo regime. Per le donne iraniane linvito di Kathami in Italia significa la legittimazione di un Presidente che non le rappresenta, e un sostegno alla dittatura religiosa e terroristica dominante in Iran, che le rende schiave. Per ulteriori informazioni e contatti rivolgersi allAssociazione Donne Democratiche Iraniane residenti in Italia, telefonando o faxando al numero: 06 87195005, oppure inviando una e-mail a: esmaeils@tin.it.
MANIFESTAZIONE INTERNAZIONALE PER LE DONNE AFGANE.
Santa Monica USA - La Commissione dei Diritti umani di Amnesty International ha organizzato una veglia a lume di candela per solidarietà con le donne afgane, in occasione dell8 marzo, giornata internazionale delle donne. Amnesty International, nel ribadire che la situazione delle donne in Afganistan è una catastrofe dei diritti umani, invita a manifestare contro lintegralismo talebano, per i diritti e la libertà delle donne afgane, partecipando alliniziativa che si terrà alle ore 18, al 3RD Street, Promenade Plaza di Santa Monica.
TRA PENSIERI PARADOSSALI E SPERANZE, DIETRO IL VELO.
Asia Occidentale Stilati i rapporti sulle limitazioni imposte alle donne afgane dal regime islamico più integralista del mondo, aspettavo, tesa e piena di rancori, lincontro con un anziano leader talebano racconta Marie Colvin. Mi ero avvolta in ciò che speravo fosse un abito accettabile per quella mentalità, ed ero prontissima a combattere la mia battaglia; presto, però, mi sentii come sciocca. Il volto del Mullah Wakil Ahmed Mutawakil consigliere del leader Mullah Muhammad Omar ed inviato talebano nel mondo si riempì di meraviglia quando vide che lo potevo guardare solo attraverso una fessura dello scialle che mi avvolgeva la testa, le spalle ed il volto. Egli mi disse: "Lei è vestita in maniera davvero castigata, nemmeno le nostre donne vanno così coperte". Mi era stato detto che come donna sarei stata fortunata se fossi riuscita ad incontrare un qualsiasi funzionario talebano, leader religioso. Invece, Wakil Ahmed si trattenne con me tre ore a parlarmi della politica e delle strategie talebane. Io ebbi limpressione che altri leader talebani sarebbero stati ugualmente disponibili con me. Tutta questa disponibilità mi proveniva da un regime osteggiato dallOccidente, e dagli stessi paesi islamici, per le restrizioni imposte alle donne, ad esempio il relegarle in casa Perché allora i mullah stavano incontrando una donna rappresentante della cultura che si dice disprezzino? La risposta è più complessa di quanto potrebbe essere supposto dalle immagini sofferenti delle donne afgane, mute dietro i burqa. Vesti simili a tende, che nascondono i loro corpi dalla testa ai piedi. Ho provato ad indossarne uno, e mi sono scontrata con un ragazzo in bici, ma per le donne di Kandahar le vesti sono lultima delle preoccupazioni I Talebani considerano i diritti delle donne, subordinandoli al loro credo, applicando la propria versione della legge islamica (sharia), secondo la quale le donne devono essere trattate diversamente dagli uomini, pur essendo uguali. La legge islamica norma le cose più importanti che concernono le donne: sanità, lavoro ed istruzione, per loro, sono inesistenti. Sembrerebbe ci sia qualche possibilità che Omar arrivi presto Egli non ha voluto ricevermi di persona, e, da vero gentiluomo, mi ha scritto: "Sono molto impegnato in questo periodo, e ricevo solo visite di persone molto importanti, di quelle che ricoprono cariche di alta responsabilità. Siccome le donne, nella nostra società, non possono avere responsabilità di sorta, fino ad ora, non avvertiamo la necessità di ricevere alcuna donna". Antonella Giordano
INTERVISTA ALLIRANIANA MOJGAN POURMOHSEN.
Roma - In occasione del raduno pacifico di protesta contro la visita del presidente iraniano Kathami, che si terrà domani, 9 marzo, alle ore 9.30 ai Fori Imperiali, abbiamo rivolto qualche domanda a Mojgan Pourmohsen, militante della difesa dei diritti umani ed attivista dellAssociazione Donne Democratiche Iraniane: D. Qual è oggi la situazione socio politica dellIran, e come in essa si collocano le donne? R. "Posso affermare che dallelezione di Kathami la situazione nel mio Paese non è migliorata affatto: basti pensare che egli, subito dopo, ha affermato di essere stato quasi mandato per salvare il regime, tracciando dunque una continuità ideale con la linea della supremazia religiosa. Dal punto di vista economico, lunica ricchezza il petrolio contribuisce ad arricchire e consolidare la classe al potere, che impiega i dollari provenienti dalla vendita del greggio, allinterno dellIran per pagare la repressione, allesterno per il terrorismo. Secondo le statistiche diffuse dallo stesso Governo, la soglia della povertà è rimasta stabile sull80%, ed i poveri pesano anche politicamente LIran si trova, oggi più che mai, a dover affrontare un fallimento economico, conseguenza di un sistema che non distribuisce ricchezza allinterno, ed insieme a dovere fare i conti con una grossa alternativa politica, il Consiglio della Rivoluzione, un movimento assolutamente popolare, che ha voluto significare la sua opposizione al regime eleggendo una donna come presidente, Maryam Rajavi. Un gesto forte e di assoluto schieramento rispetto allintegralismo del regime, che è segnatamente contro le donne, così come nella natura di ogni integralismo. La Resistenza dellIran, ha preso, dunque, come suo simbolo le donne, che devono "amarsi, aiutarsi ed intrattenersi tra loro", secondo la dichiarazione della Presidente Rajavi: il Parlamento del Consiglio della Rivoluzione vanta il 52% di donne, mentre le gerarchie politiche e quelle dellArmata della Liberazione ne contano il 75%. Contro queste evidenze, Kathami non può che cercare, attraverso un losco gioco economico, di riabilitarsi e consolidare il suo potere affacciandosi ad Occidente." D. Si pensa e si parla di Kathami, presidente dellIran, come di colui che sta operando unapertura del Paese, un uomo moderato rispetto ai regimi precedenti. In che cosa se è accaduta è visibile questa svolta, ed in che misura ha riguardato le donne? R. "Un Presidente, quando è eletto, deve in qualche modo sbarazzarsi delle eredità pesanti anche attraverso gesti clamorosi nello specifico liberare i prigionieri politici, eliminare il velo obbligatorio, - per raccogliere consensi interni al Paese, e per avere la concessione del cosiddetto beneficio del dubbio dagli altri Stati. Kathami non si è detto né fatto promotore di alcuna riforma, né si può dire moderato guardando alle sue dichiarazioni sul passato, sul ruolo fondamentale della polizia correttiva e sullerrore che lOccidente ha commesso nel concedere lemancipazione alle donne. Le donne in politica in Iran? Cosa vuole che dica, sono le eredi del vecchio regime, e non è questa una metafora: esse sono più integraliste dei loro padri. Le donne, quelle vere, sono ancora lapidate, torturate e violentate." D. Nei prossimi giorni il presidente Kathami sarà in visita ufficiale in Italia. Si è costituito un Comitato di Protesta contro questo viaggio, ed è stata organizzata una manifestazione, sostenuta dallAssociazione Democratica delle Donne Iraniane. Qual è la ragione di questa protesta che vede le donne schierate in primo piano? R. "Kathami è salito al potere con 6,5 milioni di voti, mentre più di 40 milioni di iraniani godono del diritto di voto Viene il dubbio che il volere della popolazione tutta, e delle donne, non era proprio quello di averlo come rappresentante; né vogliamo che il suo potere ed i suoi crimini vengano legittimati da una visita ufficiale in un Paese dellOccidente democratico. Egli vuole solo vendere i pozzi di petrolio che peraltro costituiscono lunica ricchezza futura delle attuali ragazze/i iraniane/i allOccidente, per mantenere la sua supremazia con il consenso, velato o non, di una democrazia riconosciuta. Per questo noi donne, principali oppresse di un regime integralista, sosteniamo questa protesta, che vede già schierate/i 320 parlamentari, sia della maggioranza che dellopposizione, insieme con associazioni, sindacati, singole/i." D. Se lei potesse rivolgere un appello alle donne, oggi che si festeggia la Giornata Internazionale della Donna, cosa chiederebbe? R. "35 milioni di donne sopravvivono in quella grande prigione che si chiama Iran, il loro corpo ed il loro pensiero sono considerati diabolici: credo sia dovere di ogni donna libera protestare in una manifestazione pacifica, perché la sua libertà possa servire a dire la verità. Noi donne iraniane abbiamo bisogno del sostegno delle altre donne, perché non siamo libere, per strappare il velo allintegralismo, e mostrare come esso sia segnatamente contro noi donne. A nome di tutte le donne iraniane invito al raduno pacifico e muto che avrà luogo domani, martedì 9 marzo, alle 9.30 ai Fori Imperiali, da Largo Ricci a Piazza del Colosseo. Per noi, questanno, la Giornata della Donna sarà il 9 marzo."
Antonella Giordano
GUATEMALA. CONTRO LE VIOLENZE A RAGAZZE E RAGAZZI DI STRADA.
Città del Guatemala - "Io sono una bambina di strada e ho bisogno del vostro aiuto perché non voglio rimanere per la strada. Sogno di essere qualcuno nella vita. Uscire dalla strada è il mio sogno più grande e penso che un giorno con tutte le mie amiche ce la faremo e chiedo a Dio di uscire da tutti i miei problemi. Vorrei essere trattata come la persona che sono. Per Dio nessuno è inferiore a un altro. Siamo tutti uguali. Poi, quando mi trattano male, neanchio mi voglio bene, mi sento male, lunica cosa che voglio è che mi trattano bene". A parlare è Rosa Gladis, una delle tante, troppe ragazze di strada picchiate, denudate e costrette a camminare nudi nel centro della città. Non si placano questi atti vergognosi e purtroppo le efferate violenze operate da studenti incappucciati contro ragazze e ragazzi del Guatemala che elemosinano per sopravvivere: LAssociazione Internazionale per la difesa delle ragazze e ragazzi della strada continua a protestare energicamente contro questi inauditi atti di violenza e contro la violazione dei diritti umani delle ragazze e ragazzi di strada, e con insistenza chiede al governo e al parlamento della Repubblica del Guatemala di prendere le misure adeguate per porre fine alle violenze e punire chi le commette. A questa protesta si aggiunge oggi anche quella del Movimento dei Giovani di Strada (e-mail: movcalle@infovia.com.it), che chiede ai movimenti popolari, alle organizzazioni, istituzioni, ambasciate e persone che vigilano e lottano per la dignità di tutti gli esseri umani. Il Movimento dei Giovani di Strada, manifesta inoltre, grande sdegno contro gli atteggiamenti di violenza degli studenti universitari dellUniversità di San Carlos, che incappucciati se la prendono in modo sempre più violento con le ragazze e i ragazzi di strada.
AMNESTY INTERNATIONAL PER LE DETENUTE AMERICANE.
Chicago - "I miei piedi erano ancora incatenati e non riuscivo ad allargare le gambe. Il dottore chiamò la guardia...Nessun altro poteva togliere le manette e il mio bambino stava venendo alla luce...Finalmente la guardia arrivò e tolse le manette dalle mie caviglie. In quel momento ci fu il parto". A parlare è Maria Jones, detenuta nel 1998 in una delle carceri di Chicago. Solo la punta di un iceberg denuncia Amnesty International che in un rapporto accusa gli Stati Uniti di violare in modo regolare "i diritti fondamentali" e la "dignità" delle detenute. Lo stupro ripetuto da parte dei loro carcerieri, lumiliazione di essere viste e toccate nelle parti più intime da occhi e mani sconosciute, la privazione del diritto a cure mediche e la reclusione in cella di massima sicurezza anche se colpevoli di reati minori sarebbero alcuni dei "tormenti" quotidiani a cui verrebbero sottoposte in America le donne in carcere. Per Amnesty uno dei principali problemi è rappresentato dal fatto che la maggior parte degli agenti penitenziari sono uomini e molte donne sono riluttanti a denunciare i maltrattamenti per paura di non essere credute, o peggio, di subire ulteriori vendette. Proprio in occasione dell8 marzo, lorganizzazione umanitaria ha lanciato un appello allamministrazione Clinton affinché sia posta fine alle "degradanti e crudeli" condizioni delle carceri femminili. Il numero di donne detenute nelle carceri degli Stati Uniti - segnala Amnesty - sta aumentando in maniera vertiginosa negli ultimi anni (nel 97 le cifre erano triplicate rispetto all85), soprattutto per effetto di un giro di vite contro i crimini connessi con la droga. La popolazione carceraria attuale comprende circa 80.000 donne, per la maggior parte madri.
MEDITERRANEAN MEDIA PRESENTA UN CD-ROM SULLE DONNE AFGANE
Rende (CS) - LAssociazione Internazionale delle Donne per la Comunicazione MEDiterranean Media, per tutto il mese di marzo, ha promosso iniziative per la promozione dei saperi e delle pratiche politiche delle donne. Una consiste nelluscita del CD-ROM Sveliamo le donne afgane che, attraverso venticinque foto, tre video, dieci pezzi musicali e numerosi documenti, narra della tragedia e della resistenza delle donne afgane, mentre il numero 5/6 della rivista semestrale Mediterranean Review, edita dallAssociazione, contiene riflessioni e reportage che raccontano i drammi delle periferie del mondo. MEDiterranean Media ha indetto anche un concorso letterario per Giovani scrittrici & Scrittrici esordienti, rivolto a giovani donne di età non superiore ai 35 anni, e scrittrici esordienti alla loro prima esperienza letteraria, queste ultime senza limiti detà. Il concorso sarà suddiviso in due sessioni: racconti brevi (4-5 cartelle di 30 righe in italiano e inglese); narrativa (minimo 100 cartelle). Il tema del concorso è legato alla propria esperienza attraverso racconti in prima persona, storie di relazione segnate dalla differenza sessuale, testimonianze dirette di vissuti nel proprio luogo e di "spostamenti" verso altri luoghi, altre realtà. Il nomadismo del corpo e della mente potrà costituire la trama su cui dipanare il racconto. Alle vincitrici del concorso verrà assicurata la pubblicazione dellopera, la promozione e la distribuzione a cura dellAssociazione stessa. Alla cerimonia di premiazione verrà inoltre consegnato un premio. Le autrici interessate dovranno far pervenire entro il 15 luglio 1999 quattro copie del lavoro, a stampa e su supporto magnetico, allegando un curriculum vitae, ricevuta del versamento di lire 20.000 su conto corrente postale n° 16282873 intestato a: Associazione MEDiterranean Media, viale dei Giardini, Coop. Caminetto, 87030-Rende (CS) - e.mail medmedia@antares.it.
UN APPELLO DAGLI STATI UNITI A FAVORE DELLE DONNE AFGANE.
Roma - "Il governo dellAfganistan sta conducendo una guerra contro le donne. La situazione sta diventando così grave che un giornalista del TIMES ha paragonato il trattamento riservato alle donne a quello riservato agli ebrei nella Polonia pre-olocausto. Da quando i talebani hanno preso il potere, nel 1996, le donne hanno dovuto indossare il burqa e sono state percosse e lapidate pubblicamente per non essere opportunamente vestite: questo significa semplicemente non aver coperto con la rete del burqa la fronte e gli occhi. Una donna è stata picchiata a morte da una folla inferocita di fondamentalisti perché accidentalmente aveva esposto il suo braccio mentre stava in automobile. Unaltra è stata lapidata mortalmente perché aveva cercato di lasciare il Paese con un uomo che non era suo parente. Alle donne non è permesso di lavorare o uscire in pubblico senza un uomo, parente prossimo. Le professioniste, come le professoresse, le artiste, le scrittrici, sono state forzatamente costrette a lasciare il loro lavoro e rinchiudersi in casa, così che la depressione è divenuta talmente diffusa da provocare unemergenza. Non ci sono modi, in questa società integralista, di conoscere lesatto numero di suicidi, ma relazioni di osservatori internazionali addetti allassistenza stimano che il numero di suicidi tra le donne afgane è notevolmente cresciuto in quanto queste, non potendo uscire fuori dallo stato depressivo in cui sono cadute, preferiscono morire piuttosto che vivere in tale situazione. Le case dove sono rinchiuse le donne devono avere finestre oscurate in modo che non possano mai vedere lesterno. Queste donne debbono indossare calzature che non facciano rumore in modo che non debbano essere sentite. Le donne vivono nel terrore della loro condizione a causa del disprezzo loro dimostrato dai talebani. Poiché non possono lavorare, quelle senza un parente maschio, o un marito, sono lasciate morire o costrette a mendicare per la strada: questo soprattutto se sono donne istruite. Non ci sono facilitazioni mediche disponibili per le donne e quindi gli operatori sanitari, per protesta, hanno lasciato il Paese portando via medicine e personale specializzato al trattamento della depressione che colpisce le donne. In uno dei rari ospedali per donne, un cronista ha trovato corpi inermi, immobili sui letti, avvolti dai loro burqa, senza volontà di parlare, mangiare o fare qualsiasi cosa, ma lasciandosi lentamente consumare, deperire. Altre sono diventate pazze, accovacciate negli angoli ruotano continuamente il corpo, piangendo nel terrore. Un medico, dopo aver esaurito il materiale per le medicazioni, ha preso in considerazione lidea di portare queste donne davanti alla residenza del Presidente afgano come forma di protesta pacifica. A questo punto il termine "diritti umani" ha perso di significato. Gli uomini hanno potere di vita e di morte sulle donne, specialmente sulle loro mogli. Una folla inferocita di integralisti ha diritto di lapidare, uccidere, esporre alla vergogna, per offendere le donne nella maniera più bassa. Queste hanno potuto apprezzare la loro libertà nel lavoro, nel portare la macchina, comparire in pubblico da sole soltanto fino al 1996. La rapidità del cambiamento della loro condizione è la principale causa della loro depressione e suicidio. Le afgane sono state educatrici, mediche, scrittrici, o semplicemente donne che usavano i diritti umani di base: oggi sono severamente relegate e trattate in maniera sub-umana in nome di supposti, giusti diritti del fondamentalismo islamico: non è nella tradizione o nella loro cultura islamica la violazione dei diritti delle donne, ma nei paesi dove il fondamentalismo è presente. Ognuna/o ha il diritto ad una esistenza umana tollerabile, soprattutto le donne in un paese musulmano, in una parte del mondo che gli americani vogliono non capire. Se è possibile minacciare con forza militare il Kossovo in nome dei diritti umani, per interesse verso letnia albanese, gli americani possono certamente protestare pacificamente contro loltraggio, loppressione, lassassinio e lingiustizia commessa contro le donne dai talebani. Controfirmando questo appello, noi siamo daccordo che lattuale trattamento delle donne in Afganistan è completamente inaccettabile e merita il supporto e lazione da parte di tutti i popoli e del governo USA. La situazione attuale non può essere tollerata oltre. Dovunque, in ogni posto i diritti delle donne non rappresentano una piccola istanza, controversia o problema: è inaccettabile per qualsiasi donna, oggi, essere trattata in modo sub-umano. Luguaglianza e la decenza umana è un diritto non una libertà, sia che si viva in Afganistan che negli Stati Uniti". Per adesione e diffusione dellappello rivolgersi a: Melissa Buckheit Brandeis University, E-mail sarabande@brandeis.edu.
VERSIONE INGLESE DELLAPPELLO Please sign at the bottom to support, and include your town. Then copy and e-mail to as many people as possible. If you receive this list with more than 50 names on it, please e-mail a copy of it to sarabande@brandeis.edu. Even if you decide not to sign, please be considerate and do not kill the petition. Thank you. It is best to copy rather than forward the petition. Melissa Buckheit Brandeis University. The Government of Afghanistan is waging a war upon women. The situation is getting so bad that one person in an editorial of the times compared the treatment of women there to the treatment of Jews in pre-Holocaust Poland. Since the Taliban took power in 1996, women have had to wear burqua and have been beaten and stoned in public for not having the proper attire, even if this means simply not having the mesh covering in front of their eyes. One woman was beaten to DEATH by an angry mob of fundamentalists for accidentally exposing her arm while she was driving. Another was stoned todeath for trying to leave the country with a man that was not a relative. Women are not allowed to work or even go out in public without a male relative; professional women such as professors, translators, doctors, lawyers,artists and writers have been forced from their jobs and stuffed into their homes, so that depression is becoming so widespread that it has reached emergency levels. There is no way in such an extreme Islamic society to know the suicide rate with certainty, but relief workers are estimating that the suicide rate among women, who cannot find proper medication and treatment for severe depression and would rather take their lives than live in such conditions, has increased significantly. Homes where a woman is present must have their windows painted so that she can never be seen by outsiders. They must wear silent shoes so that they are never heard. Women live in fear of their lives for the slightest misbehavior. Because they cannot work, those without male relatives or husbands are either starving to death or begging on th street, even if they hold Ph.D.'s. There are almost no medical facilities available for women, and relief workers, in protest, have mostly left the country, taking medicine and psychologists and other things necessary to treat the sky-rocketing level of depression among women. At one of the rare hospitals for women, a reporter found still, nearly lifeless bodies lying motionless on top of beds, wrapped in their burqua, unwilling to speak, eat, or do anything, but slowly wasting away. Others have gone mad and were seen crouched in corners, perpetually rocking or crying, most of them in fear. One doctor is considering, when what little medication that is left finally runs out, leaving these women in front of the president's residence as a form of peaceful protest. It is at the point where the term 'human rights violations' has become an understatement.Husbands have the power of life and death over their women relatives, especially their wives, but an angry mob has just as much right to stone or >> beat a woman, often to death, for exposing an inch of flesh or offending them in the slightest way. Women enjoyed relative freedom, to work, dress generally as they wanted, and drive and appear in public alone until only 1996 the rapidity of this transition is the main reason for the depression and suicide; women who were once educators or doctors or simply used to basic human freedoms are now severely restricted and treated as sub-human in the name of right-wing fundamentalist Islam. It is not their tradition or 'culture', but is alien to them, and it is extreme even for those cultures where fundamentalism is the rule. Everyone has a right to a tolerable human existence, even if they are women in a Muslim country in a part of the world that Americans do not understand. If we can threaten military force in Kosovo in the name of human rights for the sake of ethnic Albanians, Americans can certainly express peaceful outrage at the oppression, murder and injustice committed against women by the Taliban. In signing this, we agree that the current treatment of women in Afghanistan is completely UNACCEPTABLE and deserves support and action by the people of the United States and the U.S. Government and that the current situation overseas will not be tolerated. Women's Rights is not a small issue anywhere and it is UNACCEPTABLE for women in 1998 to be treated as sub-human and so much as property. Equality and human decency is a RIGHT not a freedom, whether one lives in Afghanistan or the United States. 1) Leslie London, Cape Town, South Africa |