![]()
| PREZIOSITÀ DECORATIVE
NELLINTONAZIONE NARRATIVA DI LAVINIA FONTANA. Aprile - Maggio 2000 |
Captare
alcuni segnali da un universo parzialmente occultato è la proposta che apre questo
scenario creativo, in cui il segno femminile (traccia reale o evocazione metaforica)
mostra una padronanza del sé, superando l'inottemperato adempimento di un sogno di
affermazione.....Lavinia Fontana
Ma se la rigida immobilità di questi ed altri ritratti fontaneschi rimanda al bisogno didentificarsi in una rappresentazione di ceto, consapevolmente avviluppata entro una costellazione di valori formali nostalgicamente fedeli al credo neo-feudale di unaristocrazia ormai in trasformazione, lautrice felsinea matura contrapposte spinte dintelligente curiosità nei confronti del naturalismo classicista diffuso dai Carracci negli anni ottanta, altresì verseggiando rime compositive intrise dellimmediata spontaneità comunicata dal concittadino Bartolomeo Passerotti coi dipinti improntati su scene di genere, dense del sapore caricaturale ispirato al linguaggio lombardo della "dinastia" artistica Campi, oltreché alla tenace quotidianità narrativa riversata dagli umori fiamminghi. Ritratto di signora con cagnolino (omologo al Ritratto di nobildonna dell84 conservato a Washington), Ritratto di gentildonna con bambina e Ritratto di Costanza Alidosi enunciano intorno al 95 la consueta scelta di Fontana nellattingere alle fonti di unoggettività descrittiva iconograficamente definita secondo canoni europei (soprattutto francesi), e incentrata sulla ricercatezza del corredo vestiario o sulla squisita trattazione delle pettinature, in particolare quando si rivolge a indagare con complice indugio gli orpelli "effimeri" del mondo femminile, destando un afflato di maggiore colloquialità con gli elementi corsivi dellesistenza, qui individuati nellatteggiamento affettivo della dama verso lanimale domestico (emblematico simbolo della fedeltà muliebre), o nella sottile tenerezza che anima lelegante matrona nel gesto della mano poggiata sulla spalla della bambina al suo fianco, futura depositaria dei valori "onorevoli" recepiti con linsegnamento materno. Il dominio del vocabolario visivo tributato alla maestosa coreografia dellimpianto monumentale si stempera pertanto con felice esito combinatorio nella grammatica narrativa del racconto "minimale", sostenendo laffiorare di unintima pulsione irradiata da quei pur ingessati simulacri di rigidità. Lampi sopiti di circolarità benevola, magari sublimati nellinveterata necessità di recingersi attorno alla trasmissione generazionale del lignaggio, informano nell84 il Ritratto della famiglia Gozzadini, in cui Lavinia raduna intorno al tavolo dellantica dimora un "sacrario" di memorie domestiche, col padre ormai da tempo defunto al centro e lateralmente entrambe le figlie sposate (una delle quali riceve significativamente la carezzevole stretta al braccio del genitore, avendone condiviso prematuramente la fatale sorte), quindi i mariti simmetricamente eretti dietro le rispettive consorti, mentre lo scomparso anfitrione indica espressamente nella discendente superstite la sola risorsa destinata a tutelare lirrinunciabile ruolo di decoro annesso allo status del casato senatorio. Questa severità dellorizzonte gerarchico sincrina parzialmente nella sottile pulsione trasparente sul volto dei tre figli in piedi accanto alla statica postura dei genitori nel contemporaneo Ritratto multiplo, al quale rinviano connotazioni padane improntate sui calchi iconografici di Anguissola o Moretto, mentre si scioglie con efficacia nel Ritratto di famiglia, realizzato allincirca nel 1600 e ora custodito nella Pinacoteca milanese di Brera, in cui un dialogo di ariosa spontaneità passerottiana, oltremodo vicina a documentate soluzioni fiamminghe, sembra annodare il filo delle relazioni intessute dalle figure contiguamente allineate, nella diversità delle funzioni sociali ad ognuna ascrivibili, e che emergono da gesti o movenze espressive dei singoli personaggi, raggruppati per genere sessuato ed età secondo una strategia di lettura adibita a misurare lefficacia del racconto, concatenando in sequenza intuitiva il protagonismo maschile al silente ma tuttavia fondativo compito di coesione domestica assegnato alle donne: un itinerario collettivo di vita reale racchiuso in pochi ma essenziali cenni di emblematica complementarità. Ma è soprattutto nelle opere religiose che la pittrice bolognese espone il tentativo di debordare dagli stretti argini dellalveo controriformista, innestando già nella sacra conversazione della Madonna con Bambino e i santi Giuseppe, Caterina dAlessandria, Giovannino, preparata nel periodo esordiente 1570-75, un clima di intimi passaggi informali alimentato in virtù degli scambi affettivi mobilitati nel vissuto della rete familiare, atmosfera restituita poi nel Cristo coi simboli della passione di El Paso, datato al 76, con ladozione di un linguaggio intriso di partecipe flusso emotivo, riverberato dagli angeli chiamati a sorreggere il corpo ormai esanime del Gesù deposto dalla croce, ove il distacco con la didascalica "oggettività" del racconto iconografico predicata dal codice romano, e in sede felsinea dal mandato paleottiano accolto da artisti come Bartolomeo Cesi, Tommaso Laureti, Cesare Aretusi o Camillo Procaccini, traduce un recupero della contigua lezione emiliana di Correggio e Parmigianino, trasmessa negli sguardi di tenerezza e nella garbata gestualità manieristica annessa alle cadenze dei messaggeri celesti, insieme a quellallungamento con torsione serpentina del redentore estratto da elementi toscani ascrivibili a Pontormo. Influssi che accogliendo la mediazione del padre Prospero, importante referente locale già attivo in molteplici cantieri artistici tra Roma, Firenze, Genova e Umbria, manterranno echi duraturi alfine però di piegarsi alla sintesi originale prodotta nel fraseggio di Lavinia, affiorando ancora nel 91 con la tensione empatica tra madre e figlio della Sacra conversazione, o nellanimata dolcezza dellelegante gentildonna mentre porge il proprio piccolo al santo nel quasi coevo San Francesco di Paola benedice un bambino, opera in cui Fontana tratteggia una dignità parmigianesca degli atteggiamenti femminili rivelatrice della dimensione di raffinata ponderatezza immanente alle doti del ceto borghese, in omaggio alla propria identificazione con quella comunità di appartenenza. Lattenzione di Lavinia alleffusione sentimentale scaturita dalle correnti emotive addensate intorno al fulcro dellamore filiale argomenta lenuclearsi di una tematica riservata allesternazione dellintimo sentire accordato sulle note del mondo infantile, seppure la sua applicazione ottempera alla misura di moderatezza decretata dai canoni convenzionali operanti in età tardo-rinascimentale. Questo suffragare unenfasi inusitata sui moti dellanimo puerile, che si evince nella "muta conversazione" dei fanciulli con San Donnino nella Consacrazione alla Vergine di Marsiglia, o con la tenera ingenuità proiettata dal Ritratto di Ippolita Savignani a dodici mesi e lo scuro presagio di morte affiorante nel Ritratto di Antonia Ghini, ma soprattutto con lo straordinario "colloquio" imperniato sullo sguardo verso lo spettatore del bambino in fasce nel Ritratto di neonato nella culla, risente sicuramente della palpitante esperienza vissuta dallartista, giunta al matrimonio nel 77 e da allora protagonista in un intenso ciclo generativo scandito da ben undici gravidanze (ma soltanto tre figli le sopravviveranno). Si dischiude dunque un sipario di sopita "teatralità" che decifra lelevazione dello specifico movente materno a coinvolgimento tangibile nella narrazione quotidiana, nonostante tale gravosa occupazione non abbia poi arrecato intralcio ai ritmi incalzanti della sua carriera professionale: umori daltronde già dichiaratamente sottesi a quel prematuro orizzonte di mestizia tracciato nel 75 sul volto del Ritratto di bimbo o più tardi nel Ritratto di bambino con cane, che individua un germe di ansia latente per un destino infantile avvinto nella precarietà esistenziale, o comunque ipotecato da solitudine e tristi malinconie di un vissuto intriso di vantaggi materiali ancora inconsapevolmente privi dinteresse quanto raffrenato entro una schematica rigidità di regole educative e limiti comportamentali frustranti. Litinerario creativo di Fontana intraprese peraltro molteplici diramazioni, inoltrandosi sui sentieri di verità naturalistica attraversati dai concittadini Carracci, che inauguravano nel 1582 lAccademia dei Desiderosi (aggettivazione modificata nel 92 in Incamminati), immettendovi la temperie realistica del vento lombardo e la luminosa spazialità del contiguo colorismo veneto, per tentare di promuovere una ricerca di soluzioni iconografiche idonee a rinnovare lasfittica stagione della verosimiglianza controriformista di declinazione manieristica: queste potenzialità di scambio furono certamente favorite dagli stretti contatti allora sviluppati tra la città felsinea e il centro milanese, frutto del controllo vaticano stabilito sulla zona padana tramite Carlo Borromeo, nominato governatore delle Legazioni pontificie di Bologna, Ancona e Romagna durante larco temporale 1560-65. Fremiti cromatici assai permeabili alla visionaria spiritualità del misticismo tintorettiano, decisamente estraneo alla produzione coeva di Fontana, irrorano nel 79 San Francesco dAssisi riceve le stimmate, in cui la vibrante pigmentazione deposta sui reperti paesaggistici supera la forza degli equivalenti richiami annessi allattiguo modello costruito in precedenza da Prospero con Orazione nellorto, per fluire in unintonazione vocale che non lesina la minuziosa descrizione naturalistica delle piante disseminate intorno al solitario scenario roccioso, elevato a elemento principale se raffrontato alla scarna e appena delineata figura del santo, condensando quei vapori dindagine verso la casistica botanica inalata nel capoluogo emiliano a contatto con le osservazioni specificamente effettuate dallo scienziato Ulisse Aldrovandi, importante personalità dedita alla stesura di un metodico inventario enciclopedico con valore pregevole, anchessa vicina al vescovo Paleotti e insieme con Prospero e lo storico Carlo Sigonio (ritratto nel suddetto lavoro giovanile di Lavinia) sollecitata a definire le coordinate programmatiche del lessico controriformista, preludio allestetica rappresentativa da raccomandare per giungere a una trascrizione "verosimile" dellesercizio espressivo. Inizialmente soggiacente a stimoli contrastanti durante la fase di elaborazione, la pittrice si avvarrà del fraseggio essenziale teso alla lineare enucleazione del tema religioso prescelto secondo i dettami paleottiani, come avviene nel 76 con lAnnunciazione di Baltimora dai chiari riferimenti allomologo soggetto di Ludovico Carracci, rinunciando allintroduzione di orpelli "fuorvianti" relativamente allemanazione del messaggio cristiano, ma altresì annunciando allinterno dello spoglio contesto ambientale un comprensibile concetto di verità che non esiterà a insistere sulla concertazione realistica del racconto trascendente con sparse notazioni di sapore soggettivo, qui tradotte nel duplice brano di "natura morta" impaginato ai piedi di Maria col testo sacro corredato di relativi nastri segnalibro e la cesta di pane ricoperta col panno, tracce intenzionali dindiscutibile calco "olandese".
LAssunzione della Madonna ubicata a Pieve di Cento consegna nel 93 unepifania del tema religioso con uno sciame ascendente di angeli in periclitante equilibrio aereo, certamente memore della macchinazione correggesca congegnata per la regia coreografica degli affreschi parmensi, però occupata nella parte bassa da un lontano panorama in penombra della città bolognese, che traspare tra le luci crepuscolari del tramonto con sonorità di colorismo veneto riecheggiate dai Carracci, a conferma del rapporto intercorrente tra lordinario scorrere degli eventi umani e il mistero del dogma divino. Inflessioni compositive desunte da omologhi temi iconografici del maestro emiliano compaiono presto in Fontana, che adopera sapientemente il filtro della penetrante analisi fiamminga per inquadrare la coreografia suggestiva del lontano paesaggio nel Noli me tangere dell81, registrando in primo piano con la Maddalena in ginocchio e lateralmente con le donne accanto al sepolcro laffettuosa premura dedicata al Cristo, e poi utilizzando la simultaneità visiva per unificare, in chiara assonanza con le vulgate evangeliche, episodi succedanei della narrazione neotestamentaria. Lipoteca della cultura controriformista graverà con alterno vigore nelle realizzazioni di Lavinia, arrecando lesplicitazione di una giacenza formativa "istintivamente" riflessa, per adattarsi talora alle prosaiche necessità di soddisfare la committenza con un linguaggio facilmente accettabile: situazione chiaramente ascrivibile alla Madonna Assunta di Ponte Santo e i santi Cassiano e Pier Crisologo, lavoro con forti connotati di devozione popolare allestito nell84 per la cappella del Palazzo Comunale di Imola, che oltretutto istituisce il primo intreccio della pittrice con un richiedente pubblico. La pala assume un innesto appositamente "didattico", in cui lortodossa separazione tra sacro e profano recepisce la gerarchia degli accadimenti deponendo il lillipuziano panorama della cittadina ai piedi dei santi giganteggianti mentre ammirano il miracolo celeste della soprastante ascensione mariana. Lesattezza ritrattistica dedicata ai volti dei beati certifica comunque una volontà di connettersi allevoluzione verso più liberi afflati lessicali, che proprio in quegli anni tenteranno di sciogliersi dallimbrigliamento tardo-manierista arruolando la riforma naturalistica dei Carracci. Difatti, laffollata composizione stanziata allaperto nella coeva Moltiplicazione dei pani e dei pesci immerge il fenomeno divino nella multiforme espansione ecumenica là intorno assiepata, intenta a "regalare" un lacerto di studiate qualità fisionomiche allo sguardo dello spettatore, senza dubbio attratto dallinvenzione fontanesca estrapolata dagli insuperati maestri fiammingo-olandesi, oltreché da quellispirazione mirata a restituire gli accadimenti soprannaturali alla semplice quotidianità del trascorrere umano, rintracciabile nellestetica religiosa di Jacopo Bassano. Vocalità di questultimo maestro veneto risuoneranno nel sorprendente luminismo notturno che presiederà lacquietata scena "popolare" in Natività della Vergine, databile attorno al 1590-95, mescolate a grafie narrative di ascendenza lombarda, mentre risulteranno carichi di vibranti effetti drammatici i filamenti di luce inondati nel buio sulla veste della coeva Giuditta e Oloferne, conservata nelloratorio di San Pellegrino a Bologna, evidentemente "rapita" durante lesecuzione del suo atto di giustizia dallestasi mistica inscritta in quello sguardo "soavemente" rivolto al cielo: atteggiamento chiaramente differenziato dallo stesso soggetto femminile riferito alla versione del Museo Bargellini a Bologna, risalente invece al 1600, in cui leroina comunica una volontà di razionale determinatezza che si appresta a tradurre in realtà operativa lenergia vitale indotta dallaudace progetto. Anche limportante commissione ricevuta a Roma nel 99 con la Visione di San Giacinto (che la pittrice spedì dapprima a Firenze presso lo stimato scultore e amico paterno Giambologna, per richiedere una valutazione tecnica), grazie ai proficui rapporti mantenuti col cardinale dAscoli Girolamo Bernerio, priore del convento domenicano di Santa Sabina, analogamente allantecedente Madonna Assunta di Ponte Santo e i santi Cassiano e Pier Crisologo di Imola denuncia trascrizioni semantiche raggrumate intorno a pulsioni di patetismo controriformista, offerte soprattutto dallumile gestualità espressiva che anima il santo, tuttavia limpostazione compositiva della pala riesce ad affrancare la tradizionale separazione tra spazio sacro e profano, riducendo almeno parzialmente la solenne distanza interposta al dialogo tra umano e divino. Le eclettiche qualità dingegno stilistico assimilate da Lavinia rivelarono una capacità di manipolare partiture lessicali di segno eterogeneo, alfine di adattarle poi agli umori creativi suggeriti nella sintesi di strategie progettuali contingenti. La Sacra Famiglia col Bambino dormiente e San Giovannino, destinata nell89 al prestigioso monastero spagnolo dellEscorial, e ottenuta in virtù della credibilità goduta presso lalta nobiltà iberica stanziata nella città papale, assume risonanze iconografiche desunte da Raffaello tramite la mediazione del multiforme Sebastiano del Piombo, riconoscibili nel volto sereno della Madonna, insieme a espedienti dispirazione michelangiolesca, evidenti soprattutto nella ridondante carnosità del bambino immerso nel sonno e nel motivo della tenda sollevata da Giuseppe, per conchiuderli allinterno di un prodotto visivo investito di letture simbolicamente imperniate intorno a messaggi di religiosità contemplativa. Rime lessicali colloquianti con la maniera raffaellesca si ritroveranno nello schema orizzontalmente bipartito in cui campeggiano i personaggi di Apparizione della Madonna col Bambino a cinque sante, opera ulteriormente incorniciata da rarefatte eleganze parmigianesche di pertinenza "cortese", licenziata nel 1601, quando per Fontana cominciava a richiedersi con insistenza lopportunità di trasferirsi a Roma per raccogliere i frutti di un ruolo artistico ormai acquisito ma sempre più difficile da incrementare a distanza dalla sede capitolina, nel contempo assurta a fucina esaltante del linguaggio estetico maturato dopo la controriforma tridentina, rischiando oltretutto di subire un restringersi della rete committente a causa della qualificata "concorrenza" di colleghi bolognesi come Guido Reni e i fratelli Carracci, già installati nella "città eterna" per diffondere le note stilistiche della loro apprezzata semantica espressiva. Insediata con forti titubanze nella capitale papale, Lavinia non riuscirà a raccogliere i consensi ottenuti in precedenza con la Visione di San Giacinto, difatti la Lapidazione di Santo Stefano, preparata nel 1604 per la Basilica di San Paolo (poi perduta col devastante incendio della chiesa nel 1823, e ora visibile soltanto mediante stampe depoca), consegna un affollato contesto di gente in cui si ravvisa una complessiva tendenza verso attardate soluzioni di oleografia manieristica. Al 13 risale invece il tema mitologico della Minerva in atto di abbigliarsi, richiesto dal famoso collezionista e mecenate Scipione Borghese, in cui il nudo della dea in primo piano si erge platealmente da protagonista, ma il suo sguardo lietamente orientato in direzione dello spettatore, pur prestandosi al gioco innescato dallamorino con lelmo deposto a terra, non sembra guidarne le primigenie intenzionalità al godimento delle attraenti qualità esteriori, smantellandone così il dispositivo erotico del corpo sinuoso, mentre la vicinanza dei tradizionali attributi guerreschi associati alla divinità pagana sposta la volontà dellartista verso una sottile enfasi celebrativa conferita alle virtù di castità notoriamente annesse ad Atena, funzionali allesplicitazione di un sonoro contrappunto in chiave morale. Analoghe corrispondenze si riscontrano in entrambe le versioni di Venere e Cupido, redatte nell85 e nel 92, che effondono movenze di fascinosa eleganza in cui la pittrice condensa unidea trascendente di bellezza contemplativa assimilata nei postulati estetici di Parmigianino, arricchendola col soffice incanto innescato dal raffinato vocabolario cortese degli emiliani Primaticcio e Nicolò dellAbate, alla luce della loro esperienza conseguita presso la Scuola di Fontainebleau (anche tali contributi giunsero a Fontana grazie allineludibile mediazione del padre Prospero, a suo tempo chiamato proprio nella località francese per partecipare coi suddetti artisti alla decorazione della residenza reale, dovendo poi rinunciare e tornare in patria a causa di una grave malattia laggiù sopravvenuta). Nellultimo decennio della sua attività a Roma (dove morirà e sarà sepolta), la pittrice si cimenterà in una produzione ritrattistica tuttora scarsamente documentata, ma comunque ancorata a cadenze di retaggio rinascimentale ipotecate da orientamenti recalcitranti a recepire o aggiornarsi sui versanti estranei delle atmosfere barocche apparse nel nuovo orizzonte creativo, parimenti indirizzando la sua vita privata verso un coinvolgimento religioso di progressiva spiritualità, che argomenterà nel 1613 la decisione di entrare insieme al marito presso la locale Figliolanza dei Padri Cappuccini. Specchio di questo ripiegare verso un crinale di misticismo, costituisce liconografia delle quattro sante dipinte nella cappella Rivaldi presso la chiesa cortonesca di Santa Maria della Pace attorno al 1611-14, in cui il singolo isolamento di ciascun soggetto femminile accentua lo spessore delle qualità rappresentative incarnate dalla loro intima istanza, dallemaciato fervore penitenziale di Caterina da Siena in serrato dialogo col crocifisso, fino allarcaismo "francescano" di Chiara, appena affiorante col saio scuro dallombra cupa del fondo nella concentrata passione della sua preghiera, per irradiare mediante la solidità di Agnese la forza "eroica" della fede cristiana, confortata dal simbolo sacrificale dellagnello, e indugiare invece con Cecilia in una postura serpentina del corpo dai richiami manieristici ancora raffaelleschi e in un inatteso corredo di orpelli suntuari a recingere la veste indossata, memori "in minore" degli antichi preziosismi adibiti a incorniciare i leggiadri ornamenti delle dame nei ritratti emiliani. Se i personaggi femminili di Lavinia assurgevano a segnacolo di unetica borghese con aspirazioni aristocratiche che si proponeva a tutela di valori cristallizzati sul rango del casato familiare, requisiti irrinunciabili per cementare una costruzione di senso fondata su unappartenenza di ceto attestata ai vertici della piramide sociale, nella stessa città di Bologna in cui luniversità vantava fin dal Duecento lapertura dellingresso alle donne, si palesavano, con uno slittamento temporale rispettivamente anteriore e poi avanzato progressivamente in rapporto allepoca di Fontana, le identità di due artiste destinate a incarnare un evidente ossimoro di condotta morale, trasgressiva luna e "claustrale" laltra, o almeno in tal modo la strategia narrativa predisposta dai resoconti ufficiali ne ha suffragato la vulgata tramandata dalle fonti storiografiche. Properzia de Rossi (~1490-1530) rivestì il particolare "privilegio" di costituire lunico nome femminile, nel campo del settore creativo, annoverato nellormai famoso testo cinquecentesco di Giorgio Vasari Le vite de più eccellenti architetti, pittori, et scultori italiani, da Cimabue insino a tempi nostri, che istruì la biografia di circa centocinquanta attori del teatro inventivo ai quali lautore riconosceva dignità di citazione per il dichiarato valore della loro prassi estetica. Le testimonianze attualmente disponibili in relazione alle concrete realizzazioni di Properzia ne profilano lattività di scultrice (ammantandola del titolo di prima donna in Italia, di cui si abbiano notizie certe, a cimentarsi con tale impegno produttivo), "mestiere" reso acerbamente gravoso dalla perentoria richiesta di erogare massicce dosi di energia in un lavoro manuale effettuato con materiali assolutamente non malleabili come il marmo o la pietra, oltretutto associati alluso di strumenti agevoli soltanto per una manipolazione affidata alle tradizionali competenze della supremazia maschile, che avrebbe quindi escluso lopportunità per le donne a misurarsi con lesplicazione depauperante di quellistanza rappresentativa, deprimente per limmagine di decoro ed acquiescenza femminile consolidata dalla morale umanistico-rinascimentale. Concentrato intorno al decennio 1520-30, de Rossi racchiuse il suo lascito professionale nel cantiere bolognese di San Petronio, cui riuscì forse ad accedere grazie alla rete di amicizie diramate in loco dal suo compagno, qui rivelando una nuova violazione alle codificazioni etiche del tempo, un attributo di "scandalo" sul quale si scagliò la critica coeva (e non solo, considerando i feroci giudizi a lei riservati dai commentatori otto-novecenteschi), colpevolizzandola della deroga da lei compiuta nel sottrarsi al vincolo matrimoniale alfine di mantenere libere relazioni di scambio concernenti la sfera sessuale. Una personalità certamente estranea agli elevati ranghi della borghesia emiliana, anzi talvolta partecipe in risse di sapore "popolano" e in episodi secondari dinsoluta contrattazione, sintomo di una ricerca dedicata a incamerare mezzi remunerativi in grado di fornire assicurazione contro i continui attraversamenti della precarietà finanziaria. Circondata tuttavia da un alone di rispetto per lindiscussa maestria del suo estro creativo, susciterà invidie quanto segreti impeti di rivalsa presso colleghi "oltraggiati" da quellagguerrita concorrenza femminile e dai conseguenti scacchi subiti, attinenti a una spregiudicata gestione di risorse mirata a ottenere incarichi per commissioni particolarmente agognate. Il vigore del segno estetico e la validità del registro professionale permetteranno però alla scultrice bolognese di superare i negletti margini di quellambiente sociale, foraggiando il linguaggio dellenunciazione artistica con un fraseggio fiorito da notazioni semantiche non improvvisate.
Linclinazione per il lavoro dintaglio e lincantata abilità miniaturistica argomentano con sufficiente chiarezza le certosine doti di pazienza preposte alla realizzazione degli Undici noccioli di pesca intagliati e inseriti in unaquila di filigrana dargento, presso il Museo Civico Medievale di Bologna, utilizzati con estrema originalità su ambedue le parti per coronare lo stemma della famiglia Grassi, con inserti figurativi di apostoli e sante che restituiscono il gusto antiquariale delle medaglie romane in unaccezione forse eccessivamente accademica. La serie di formelle ascrivibili alla riflessione didattica La castità di Giuseppe delineano invece un orizzonte culturale improntato alla conoscenza degli aggiornati moduli lessicali toscani e romani, sollecitamente recepiti nel centro felsineo tramite la lezione localmente impartita dallemergente manierismo parmigianesco e correggesco, elaborato poi da artisti emiliani come Amico Aspertini, Alfonso Lombardi o Girolamo da Carpi, partecipi negli stessi anni, insieme al fiorentino Tribolo, allufficio dellimpresa decorativa in San Petronio. Tanto gli Angeli reggenti i simboli della passione nelle strombature interne dei portali minori quanto le diverse Sibille incasellate sui contigui pilastri acclarano robuste movenze di tenore michelangiolesco diluite in una flessuosa scioltezza di forme anticheggianti mutuate da Raffaello, dispiegando una koinè di referenti grammaticali sapientemente dosati da cui emerge la particolare attenzione "narrativa" dedicata a qualificare gli attributi esteriori del corpo femminile. Un topos di evidente suggestione per de Rossi, se affiora con tono minore in La moglie di Putifarre accusa Giuseppe per imporsi soprattutto con Giuseppe e la moglie di Putifarre (entrambi i bassorilievi si conservano nelladiacente Museo di San Petronio), che inscena lepisodio biblico in cui il protagonista maschile tenta dincamminarsi volgendo le spalle alla donna per sottrarsi allinsistenza delle sue profferte amorose, mentre lei sindustria inutilmente a trattenerlo: il repertorio classicista dei connotati somatici supporta la centralità figurativa della matrona discinta, descritta con calibrato realismo del racconto ma senza enfatizzare le nudità visivamente in rilievo, e sembra efficacemente alludere a una consapevolezza della sua volontà soggettiva da cui trasparirebbe la determinata autonomia del processo decisionale nellintenzionalità del gesto seduttivo, maggiormente avvalorato dal cosciente rischio dinfrangere la severa disciplina di un codice morale ancestrale. Un teatro delle passioni che daltronde alimentò la presunta vicenda autobiografica (tramandata da Vasari ma poi documentata come falsa) intorno allinfelicità di un amore non ricambiato alla radice del tema iconografico articolato dalla scultrice, e in cui il messaggio deposto nel progetto artistico appare invece coincidere con la precisa rivendicazione di una corrispondente scelta sostenuta nella realtà della vita privata. In plateale controtendenza con lanimata espressione di questo atteggiamento, si colloca il percorso cronologicamente successivo di Elisabetta Sirani (1638-1665), figlia del pittore Gian Andrea e già sollecitamente versata nella pittura alletà di diciassette anni, emulando il tenace pionierismo delle concittadine Properzia e Lavinia, quindi prematuramente scomparsa a causa di unulcera perforante che i limiti della medicina coeva diagnosticarono come decesso per sopravvenuto avvelenamento, innescando un procedimento istruttorio contro uninnocente domestica in servizio presso la famiglia, fino a provocarne lesilio. Estremamente prolifica nel dipingere, suscitò ammirazione frammista a incredulità per le capacità raggiunte dalla sua vena creativa, consumata nel breve arco temporale di un decennio, tanto da accettare limpegno in prove pubbliche alfine di tacitare lassurdo sospetto su una segreta attribuzione al padre (in realtà inizialmente estraneo verso lincoraggiamento degli interessi estetici maturati dalla figlia, anche se poi deciderà di curarne leducazione alla pittura) delle opere da lei invece realizzate. La sicurezza conseguita nel settore inventivo innescò una spinta verso lavviamento alla didattica, difatti promosse localmente diverse allieve, che si rivolsero a lei per imparare ad avvalersi delle potenziali opportunità fornite dalla conoscenza artistica, consentendo il formarsi di un circolo femminile correlato da strette quanto inusitate relazioni professionali. In quellepoca di controriformismo inoltrato, velocemente rimossa linquietante quanto circoscritta eterodossia spiritualistica della meteora caravaggesca, lalternativo modello felsineo di Guido Reni manteneva una convergenza focale ormai illuminata dai successi riportati nella città papale e dai numerosi imitatori che traevano ispirazione dalla grazia "angelicata" promanante dallenfasi declamatoria preposta agli sviluppi tematici delliconografia religiosa. Anche Elisabetta, contemplandola sullelaborazione delle partiture paterne, rimarrà affascinata dai fremiti pervasivi trasmessi con quelle istanze sentimentali, e con razionale impeto emulativo ne riverserà gli afflati in molteplici lavori attinenti al racconto sacro o alle gesta emblematiche annesse alle "eroine" della fede cristiana, come verificherà nel 1660 Maddalena penitente nel deserto, in cui la santa eremita troneggia vicino al fondale roccioso di un luogo deserto, reclinata di fianco su una stuoia distesa a terra: in prossimità si trova il vaso ormai vuoto con lunguento adoperato per placare le piaghe del Cristo e i simboli della meditazione escatologica (il teschio e il crocifisso), supportati dal testo biblico aperto alla lettura e dalla corda necessaria per infliggersi penitenze fisiche, mentre due teste alate di angioletti sorridono compiaciuti osservando la scena dallalto. Le connotazioni di sublimata serenità della protagonista eludono qualsiasi anelito di debolezza o di pathos drammatico, e se le nudità del corpo, parzialmente ricoperte da un rozzo mantello, ne evocano lantica disponibilità nel soggiacere ai richiami peccaminosi della lussuria, il tenue languore irradiato dal volto offre il viatico di un pieno ravvedimento operoso, certamente conformandosi al dettato di una religiosità acquisita accantonando i limiti soggettivi dellesperienza umana per piegarli allintonazione idealizzante di un intimo moto rigenerativo. Perfino la mitica commistione di eros e thanatos incarnata da Salomè, la pugnace fanciulla che pretese da Erode la soddisfazione del suo terribile capriccio ottenendo in premio la testa di Battista in virtù dellinebriante sensualità suscitata dalla sua danza, presenta laspetto di una dama vestita con abiti di foggia seicentesca, quietamente impegnata nel trasporto del vassoio contenente lagognato trofeo, che riduce lefferata teatralità dellevento rappresentato con la sinistra esposizione in corsivo fraseggio di lezioso intrattenimento. Analoghe sensazioni scaturiscono da Giuditta con la testa di Oloferne, tema di nutrita rivisitazione "femminile" al quale pittrici seicentesche quali Fontana o Artemisia Gentileschi (1593-1652/53) dedicarono rilevante attenzione, ove la versione di Sirani restituisce alla posa delleroina ebrea leco di una "distratta" partecipazione al progetto cruento, con la spada ormai appoggiata a terra in posizione di "riposo" mentre riceve laiuto della complice fantesca nel mantenere tra le mani il capo decapitato del sovrano orientale, ma la testa rivolta allindietro e lo sguardo pacatamente distolto comunicano una sua contestuale straniazione alla vicenda di cui pur rappresenta centro nodale. Lapparato narrativo inerente alla Porzia che si ferisce alla coscia, preparata nel 64, rianima sollecitamente un contenuto soggettivo di genere nel riflettere la vicenda della moglie di Bruto, che utilizza la platealità del gesto autolesionista per rifiutare lo statuto subalterno di muta acquiescenza verso le inconfessate intenzionalità del marito (intento a organizzare la fatale congiura contro Cesare), costringendolo a meditare con la perentoria richiesta di attenzione sullesigenza coniugale della condivisione, benché consegnata alle sorti rischiose di un destino avverso, ma altresì elevata a fiera immagine di pari dignità attraverso la pubblica assunzione di quella comune responsabilità. Elisabetta non ebbe la possibilità di accrescere le risorse del suo talento naturale con stimolanti inoculazioni linguistiche, in quanto condusse una vita "isolata" allombra della natale Bologna, ma la libera fantasia del suo estro si manifestò con sorprendente vitalità collaudando il registro "comico" della caricatura, genere allepoca poco frequentato: tuttavia, il distacco psicologico avvertito negli statici personaggi abitanti le sue composizioni rivela, in stretto collegamento con Lavinia, una temperie aristocratica accordata ai ritmi convenzionali di una committenza che rispecchiava i principi etici del suo credo di appartenenza sociale, ormai cristallizzato nelle trasognate movenze di un mondo ipotecato dalle parvenze ideali in cui avrebbe dovuto dissimularsi larcano trasmutare della catarsi religiosa.
Roma, Maggio 2000 |
Paolo Mastroianni |
|
Questa rubrica viene aggiornata ogni primo mercoledì del mese |
Vorremmo conoscervi. Se visitate e leggete Donnarte, lasciate
qui il vostro messaggio e un indirizzo.