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| NATALJA
GONCAROVA E LA PRASSI ESTETICA DELLE CUBOCOSTRUTTIVISTE
RUSSE. Marzo - Aprile '98 |
Captare alcuni segnali
da un universo parzialmente occultato è la proposta che
apre questo scenario creativo, in cui il segno femminile
(traccia reale o evocazione metaforica) mostra una
padronanza del sé, superando l'inottemperato adempimento
di un sogno di affermazione.....Natalja Goncarova - Tre spagnole (1930 - 1932) Losservazione delle linee costitutive declinate dal progetto artistico femminile in ambito novecentesco riflette decise novità di rilievo, traducendo innanzitutto la pervasiva immissione di genere nel campo esclusivo dell'espressività maschile, quindi registrando linnesco concomitante di un processo "desolennizzante" imposto allopera pittorica conferendo dignità statutaria a moduli dequalificati dal sistema materiale di rappresentazione, e ora specificamente rivendicati alla diretta assunzione di responsabilità esplicative, che proiettano sullorizzonte formale il patrimonio di un sapere storicamente acquisito dalle donne nella subalternità relegante della dimensione domestica attraverso attività "esornative" di tessitura, ricamo e cucito. Il dipanarsi dellesperienza estetica, soprattutto nei primi decenni del secolo, asseconda positivamente la strategia dellesercizio creativo devoluta alla valorizzazione dellelemento decorativo, che abbandona così loriginaria marginalità della propria funzione accessoria fino a recuperare la piena visibilità di componente centrale allinterno dellinvenzione artistica, svincolandosi pertanto dagli angusti limiti di confinamento in cui le categorie gerarchiche della tradizione classica lavevano racchiuso quale prassi complementare della negletta esecutività artigianale. Se questa propensione del femminile, talora attenta nel recepire strette correlazioni tra la realizzazione del prodotto artistico e lesperienza organizzata attorno ai luoghi riproduttivi della funzionalità patriarcale, adombra il recupero di letture mistificanti con lindividuazione di presunte matrici essenzialiste nel processo creativo delle donne, essa propone peraltro un vitale arricchimento del contributo apportato alle procedure della costruzione estetica, fino allora dislocate sul crinale della rigida compartimentazione tra referenti "maggiori" (pittura, scultura, architettura) e "minori" (arazzi, tessitura, decorazione, ecc.). A questa volontaria disseminazione delle pratiche artistiche, in cui si ravvisa levidente retaggio di precedenti ricerche romantico-simboliste improntate misticamente alla discoperta di immagini onnicomprensive del linguaggio espressivo, corrisponde però un generalizzato atteggiamento di rigetto verso le risultanze formali della produzione "alta", che accorda forti accenti di dissenso e incompatibilità alle strategie di sviluppo alimentate sullo scorcio del secolo dallintraprendente spirito diniziativa borghese. La sensibilità artistico-letteraria delloccidente europeo avverte in tale crisi congiunturale una diffusa sensazione dincertezza intellettuale e una diffidenza aprioristica verso le mitologie del "progresso", accanto allinsofferenza per lapologetica della civiltà tecno-industriale di cui lemergente ceto socioeconomico si autoproclama corifeo, mentre lormai accertata convinzione sulla totale perdita di referenti culturali autoctoni diviene ipoteca per spinte evasioniste e conseguente alibi di fuga verso le lontane e incontaminate "oasi di felicità" dei territori transoceanici (come avverrà per Gauguin, sulle orme di Delacroix e Rimbaud, poi emulato da molti altri). La tensione verso lideale tabula rasa dei valori prodotti dalla civiltà europea nasconde una ricerca di autenticità demistificante sottratta ai codici normativi, che suppone una perduta dimensione "aurea" della genealogia antropologica, dispersa nella coscienza di una cultura "globalizzante" imposta con le modalità pervasive del colonialismo, ormai inseguendone il miraggio residuale della presenza nella presunta innocenza "pre-logica" o "astorica" delle coeve popolazioni native, pedestremente attribuita secondo i retaggi di una limitativa (e comunque paradossalmente eurocentrica) visione evoluzionistica. Nella Russia delloriente "asiatico", ove lideologia colonialista non poteva avvalersi di effetti espansionistici reali, lanaloga strategia "neoprimitivista", che nei fermenti scaturiti dalla fioritura di studi archeologici trovava motivo di esaltante stimolo culturale, configura risultati opposti, acclarando un marcato recupero della tradizione folklorica nazionale e lineludibile esigenza di trarre da quella legittimante fonte archetipa potenziali elementi di vitalità innovativa. Mentre nel 1913 Alexandr evcenko divulgherà il manifesto Neoprimitivismo: teoria, potenzialità, risultati, in margine alla presentazione di una personale moscovita dello stesso anno, Natalja Goncarova (1881-1962) rinforzerà in controcanto: "Sono passata attraverso tutto ciò che poteva dare lOccidente fino al presente, ed anche attraverso tutto quello che, partendo dallOccidente, la mia patria ha creato. Ora scuoto la polvere dai miei piedi e mi allontano dallOccidente... La mia strada va verso la fonte originaria di tutte le arti, verso lOriente. Larte del mio paese è incomparabilmente più profonda e significativa di tutto quanto conosca in Occidente." Nata nelle campagne di Tula e discendente per parte materna dallo scrittore Alexandr Pukin, lartista riceverà un imprinting esiziale dalla tradizione contadina locale, che dopo labbandono dei primi studi accademici nel campo scultoreo, esperiti in giovanissima età presso lIstituto di pittura, scultura e architettura di Mosca, la condurrà ben presto a privilegiare moduli compositivi attinti dallinesauribile ricchezza di fonti disponibile nel repertorio iconografico del folklore russo, intraprendendo un percorso evolutivo di piena autonomia insieme a Michail Larionov, incontrato nel 1900 e da allora suo compagno di vita e di scelte artistiche per oltre un sessantennio. Le linee ascendenti di questa venatura populista rinviano scopertamente al culto estetizzante delle colonie artistiche di Abramcevo, che già da fine ottocento avevano contribuito a produrre e divulgare oggetti materiali rimodellati secondo la stilistica della tradizione russa, tramite la collaborazione di mecenati aristocratici e della nascente borghesia industriale con maestri artigiani, decoratori ed esperti di storia e critica del folklore, attivati in una sorta di kermesse culturale per disseppellire gli elementi di un patrimonio in via di estinzione. Linnesto dei richiami europei (soprattutto francesi) sugli esiti di questa fase pittorica iniziale attaglia lespressività della gamma cromatica suggerita dalle assonanti soluzioni di fauves, Gauguin e nabis (in particolare Maurice Denis) allesplosione degli sgargianti ritmi coloristici "catturati" durante i lunghi soggiorni estivi trascorsi nelle campagne nord-russe, sui luoghi delle memorie familiari, e prelude alla personale sintesi interpretativa attuata sullosservazione della spazialità decostruttiva di Cézanne e cubisti.
Opere come La raccolta del fieno o La pesca, eseguite tra 1907 e 1908, traducono le sonorità di questa tendenzialità iridescente protesa a definire un segno di purezza cromatica, evocando oltretutto nellenergica e "primitiva" durezza dellambientazione campestre una semplicità figurativa emula dellancestrale esperienza riflessa nelle tessiture formali di manufatti artigianali e nelle illustrazioni popolari, mentre il colorismo fauvista di La venditrice riflette nell'11 echi iconografici della critica sociale espressionista. Ma questo stimolo ispirato allimmagine subalterna del lavoro si espande dalluniverso agreste fino a coinvolgere lacerti di vita urbana, associati nella costitutiva visione di una realtà estratta dal flusso quotidiano dellesistenza, dall'esercizio di umili mestieri alla malinconia vitalistica del circo, dal microcosmo marginale di strada agli inquietanti silenzi che assediano gli spazi domestici. Tali modalità espansive, che rinnovano lafflato populista dellistanza "socialistico-umanitaria" influendo visibilmente sulle soluzioni di Kazimir Malevic (inizialmente in Le mietitrici del 1909-10, quindi in modalità espressive riprese sullo stesso tema ancora negli anni trenta), verranno ribadite in diversi momenti espositivi del primo decennio e oltre, in mostre significative come "Lanello" a Kiev, che ospiterà la presenza dellintima amica ucraina Alexandra Exter (1882-1949), "Ghirlanda-Stefanos", "Coda dasino" e "Bersaglio" (ambedue organizzate da Larionov) a Mosca, e in altre allestite da importanti circoli artistici locali, tra cui spiccheranno quelle della formazione secessionista "Unione della Gioventù" di Pietroburgo e dei gruppi della capitale "Fante di Quadri" e "Vello doro", ricevendo infine nel 1912 opportuna accoglienza allestero negli spazi del "Blaue Reiter" a Monaco, della galleria "Der Sturm" a Berlino e del critico Roger Fry a Londra. Sensibilità verso il patrimonio dellarte popolare avverte anche Maria Sinjakova, che nelle sue composizioni immette accezioni coloristiche e decorative mutuate da Gauguin e Matisse, accostandone gli svolgimenti alla qualità disegnativa e geometrizzante di tappeti e miniature indo-persiane, attinte direttamente alla fonte nellambito di frequentazioni orientalistiche. Particolare attenzione rivolge inoltre al repertorio iconografico del mondo fabulistico russo (giocattoli in legno, vassoi dipinti, insegne naïf, stampe e incisioni), traducendone ecletticamente i riferimenti formali dei temi biblico-cristiani e orientali allinterno delle ricerche "primitiviste" effettuate dal gruppo cubofuturista pietroburghese zaum (o di poetica transmentale) di Viktor Chlebnikov, per cui illustrerà almanacchi e raccolte come Larciere, mentre nel 15 collaborerà alla stesura del manifesto La tromba dei marziani e nel 26 alla figurazione del testo di Alexej Krucenych Vanka-kain-il Brigante e Sonka-la Manicure, e soprattutto nella successiva attività grafica esperita con pubblicazioni per linfanzia. Il referente del mondo fanciullesco rispecchia un settore dintervento particolarmente affine allesplicazione storica del ruolo femminile, che nel clima di messianismo volontaristico acceso dalle aspettative rivoluzionarie dellottobre sovietico avverte appieno lesigenza di conciliare tale vitalità espansiva con la necessità dimpostare nuove coordinate nel delicato campo educazionale. Questo atteggiamento assume caratteri precisi nella moscovita Vera Pestel (1887-1952), che dal 20 devolverà le proprie capacità inventive al settore applicato della didattica, svolgendo lezioni di creatività artistica presso gli organismi sociali disposti al nuovo assetto statale, come la Detdom (Casa del fanciullo), per proseguire con analogo insegnamento nella scuola industriale-artistica MONO (Dipartimento moscovita dellistruzione pubblica, affidato ad Anatolij Lunacarskij) e dal 27 alla K. Marx del Narkompros (Commissariato del popolo per listruzione), ove assurgerà alla funzione di consulente scientifica, infine distillando le sue acquisite competenze per la CDCHVD (Casa centrale delleducazione artistica del fanciullo) fino al declinare degli anni trenta. La sua formazione nel campo delle arti risentirà inizialmente del soggiorno parigino compiuto nel 13 assieme alle compagne di studi Nadezda Udalcova (1885-1961) e Ljubov Popova (1889-1924), che le permetterà di attingere per via diretta alle tematiche cubiste di Henri Le Fauconnier e Jean Metzinger (coautore insieme ad Albert Gleizes dellimportante saggio a diffusione europea Du cubisme) per immetterle, dopo il superamento di una fase suprematista, nella solida e contigua materialità delle scelte costruttiviste di Vladimir Tatlin (col quale lavorerà assiduamente fino agli eventi coinvolgenti del 17), esplicitamente evocate nellopera Tatlin e Bandura. Ai libri dinfanzia si accosta parimenti Vera Ermolaeva (1893-1938), come faranno daltronde Exter e Popova, e specializzandosi nel settore dellillustrazione visiva assumerà nel corso degli anni venti un ruolo dindiscussa egemonia professionale allinterno del Detgis (Casa editrice di Stato per linfanzia). Analogamente a Pestel, la sua attività si configura già dal 1919 nella didattica figurativa del Narkompros, e quindi dellInchuk (Istituto di cultura artistica) fino al 26, innervando le spinte di riappropriazione "primitivista" dellarte popolare russa, con evidente propensione per le insegne dei negozi, di cui stilerà precise casistiche tipologiche. Inserita nel gruppo suprematista Unovis di Vitebsk per un decennio, concomitantemente alla grafica Nina Kogan, che nel 20 si distinguerà nella preparazione dei bozzetti per il Balletto suprematista dellistituto artistico locale, Ermolaeva non riuscirà a distaccarsi completamente dalle soluzioni formali di Malevic, nemmeno dopo il volontario allontanamento, declinando ancora negli anni trenta i retaggi di quelloriginaria impostazione. Particolare significato riveste la sua esperienza pietroburghese con Olga Lekova nel gruppo radicale del "tuttista" Michail Le Dantju (al quale si associò successivamente la pittrice Nadezda Ljubavina e il critico Osip Brik), che nella rivista dal titolo emblematico L'omicidio senza spargimento di sangue rivendica attraverso gli strumenti inconsueti della dissacrazione nichilistica la morte estetica dell'arte accanto a una piena libertà inventiva, negando infine legittimità a qualsiasi limitazione o controllo istituzionale di vertice imposto agli svolgimenti creativi e la fusione dell'impegno artistico nell'attività devoluta a favore della Rivoluzione.
Anche Xenija Boguslavskaja (1892-1973), organizzatrice nel 15 dellultima mostra futurista "0,10" e alacremente protesa assieme al marito Ivan Puni in un ruolo di mediazione intellettuale tra i diversi schieramenti del futurismo pietroburghese, dopo la partecipazione allesposizione "Tramway V" lavorerà nel 19 presso la Scuola darte di Vitebsk, su richiesta di Chagall assunto a ricoprirne la carica direttiva, preferendo però abbandonare la sua terra dorigine per trasferirsi a Berlino, ove collaborerà nel 1921-22 allallestimento scenografico di Blaue Vogel, e quindi a Parigi, recuperando i cromatismi multiformi del primitivismo popolare dei lubki per applicarli allelaborazione "artigianale" di costumi e disegni su stoffa, seguendo così una traccia già battuta dai lavori coreografici delle connazionali Exter e Sonia Delaunay. Alla volontà "neoprimitivista" di Goncarova, assonante a settori consistenti delle effimere aggregazioni trasversali attive in questo periodo, corrisponde unistintiva attenzione verso le formule esplicative degli alienati e dellespressione grafico-linguistica infantile (da cui il transmentalismo deriverà esiziali basi teoretiche), collegate in un ideale nodo dialettico alla configurazione di insorgenti potenzialità comunicative sottratte ai vincoli istituzionalizzati della finalità estetica. Una qualità della ricerca stilistica che costituisce daltronde tendenza generalizzata, erigendosi accanto ad analoghi e paralleli procedimenti europei (come quelli espressionisti e successivamente dada-surrealisti) seguendo caratteri di sviluppo autonomo ma interdipendenti per implicazioni fenomenologiche, e permettendo così di avvicinare risultanze naïf di Rousseau il Doganiere a stilemi coevi prodotti nel settore delle insegne pubblicitarie dallartista georgiano Niko Pirosmanavili, forzosamente contrapposto dai futuristi Ilja e Kirill Zdanevic al pittore francese quale esempio "aborigeno" di equivalente forza artistica, secondo gli estremi di una storicizzante quanto sterile competitività estetico-nazionalistica. Il furor antioccidentale traduce comunque interessanti necessità emancipative, in quanto lesigenza di riscatto e valorizzazione della tradizione "orientale", fino allora introdotta nello spazio compositivo in funzione esornativa secondo criteri di novità stilistica connessi agli stereotipi dellimmaginario esotico europeo, ne postula affrancamento dei contenuti culturali dalla subalternità estetica al linguaggio eurocentrico. Una sintesi interpretativa che sembra avviare la diffusione di annotazioni recensive sui moduli espressivi del folklore mongolo e cinese, rendendo altresì leggibile lavversione anticapitalistica del poeta cubofuturista Chlebnikov insieme allavvertita volontà di espungere dal proprio vocabolario zaum (o transmentale) luso indistinto di termini fraseologici e retaggi della cultura occidentale, inducendo invece lattenzione su miniature persiane, icone popolari di tema biblico-apocalittico, pietre sciite e manufatti artigianali, sopravvivenze inedite di tradizioni offuscate o sepolte dalle mitologie modernolatre: atteggiamento inopinatamente condiviso, dopo un iniziale approdo "tecnologico", anche dai futuristi russi. Pur nella comune esaltazione del mito macchinistico-meccanomorfo, questi disattenderanno il trionfalismo apologetico aduso allomologa compagine italiana, distaccandosene innanzitutto per le diverse implicazioni asserite sullesito utilitaristico delle nuove tecnologie, quindi nella stessa accezione denominativa (la traduzione specifica della designazione budetljane corrisponde difatti ad "avveniristi"), oltreché per il rifiuto della positività estetizzante attribuita allimmagine della guerra. Deprecando inoltre gli accenti misogini e machisti scanditi nel Manifesto parigino del 1909 col "disprezzo della donna", e in assonanza con le spinte "spiritualistico-sentimentali" ribadite dalla persistente eredità romantica, essi respingeranno la deriva oggettuale del corpo femminile connessa alla riduzione fisiologico-edonistica delle modalità relazionali uomo-donna. Tale divaricazione assumerà sonorità plateali in occasione del secondo viaggio effettuato da Filippo Marinetti nel 14 a Mosca e Pietroburgo (il precedente risaliva al 1910, quasi in contemporanea alla presentazione di relative composizioni italiane in loco, offerta dalla partecipazione di Giacomo Balla al Salon Izdebskij della capitale), in cui listrionismo "colonizzante" del leader alessandrino e lo scontro conseguente con gli eterogenei raggruppamenti locali ratificherà una frattura ideologica significativa e lulteriore separatezza degli svolgimenti successivi di entrambi i movimenti, soprattutto a causa delle posizioni intransigenti assunte da Goncarova, Larionov, Chlebnikov e dallo scrittore Benedikt Livic. Questultimo risulta significativamente autore del noto testo Larciere dallocchio e mezzo, che intende alludere allopzione estetico-visiva protesa verso i referenti "primitivi" delloriente, ma solo parzialmente (appunto per metà) rivolta in direzione delloccidente, e sembra comunicare col manifesto Perché ci dipingiamo, pubblicato nel 13 sulla rivista pietroburghese "Argus" da Larionov assieme a Le Dantju e al drammaturgo Ilja Zdanevic, paventando attraverso il gesto provocatorio della pittura sul volto, spesso accompagnato da sberleffi clownistici e altri eventi-sorpresa, lestraniazione dalle regole di "civilizzazione" europea e il conseguente richiamo alternativo sugli isolati riti arcaici del mondo ancestrale. Vistosi cromatismi sullepidermide facciale furono daltronde adottati dallo stesso pittore assieme a Goncarova quali protagonisti nella recitazione del film futurista Dramma nel cabaret dei futuristi n. 13, girato da Kasjanov nel medesimo anno presso lomonimo e rinomato ritrovo artistico della capitale moscovita. Lesplicitazione più clamorosa dellinflusso marinettiano sugli atteggiamenti russi si rivela probabilmente nel manifesto provocatorio Schiaffo al gusto del pubblico, steso nel 12 da David Burljuk, Vladimir Majakovskij, Chlebnikov e dallaltro poeta zaum Krucenych, che nella letterattura futurista locale costituisce esempio di plateale violenza verbale, in quanto la ricusazione delle convenzioni borghesi veniva generalmente affidata alla radicalità dissacrante dei linguaggi formali e alla straniante atmosfera delle risultanze estetiche, che assurgevano così a metafora negativizzante dellinautentica percezione riassunta dai vincoli comunicativi. La rottura definitiva con le componenti ideologiche interventiste e "imperialiste" della compagine italiana verrà infine cementato nel 23 dal manifesto di Majakovskij Per che cosa si batte il Lef? pubblicato sulla rivista omonima del "Fronte di sinistra delle arti", che raggruppava poeti e artisti di diversa estrazione intellettuale impegnati nelledificazione della nuova società sovietica. Con la solitaria ed evidente eccezione di Krucenych, peraltro sposato con la pittrice Olga Rozanova (1886-1918), assiepato invece attorno alla prassi ideologica della formazione italiana e alla sottesa misoginia promanante dalla sua monotetica autoreferenzialità maschile, i budetljane non sembravano eludere il contributo offerto proprio nel '13 da Anna Kollontaj col saggio The new woman, in cui la relazione tra generi sessuati paventava linusitato riconoscimento della reciproca statutarietà identitaria e la vitalità di uninteragente dimensione erotico-ludica sottratta ai vincoli penalizzanti della subalternità patriarcale.
Anche i cubofuturisti del gruppo "Gileja", fondato da Burljuk nello stesso anno (che raccoglie la presenza del fratello Vladimir insieme a Chlebnikov, Krucenych, Majakovskij, Livic, Michail Matjuin con la moglie Elena Guro [1877-1913] e Malevic), partecipano di questo clima "primitivista", in cui la riappropriazione della storicità "indigena" configura lemergere di una sensibilità intellettuale atta a recepire criticamente i limiti della pervasiva egemonia culturale europea e linerente possibilità di occultamento del patrimonio nazionale. Contestata dal circolo organizzato attorno a Goncarova e Larionov "Coda dasino" per una propensione eccessiva verso le fonti di matrice occidentale, e in realtà fruite tramite i segni estetici del "negrismo" cubista, la componente cubofuturista manterrà un atteggiamento di equilibrata tensione tra tematiche "folklorico-arcaiche" e suggestioni urbane di sapore modernista (nasce da qui lorigine del nome, che coniuga lispirazione di entrambe le componenti culturali). Lintento primigenio di questo movimento panartistico (incline al coinvolgimento dei diversi linguaggi espressivi), nel progetto di recupero delle radici popolari ravvisa lurgenza di restituire ai ceti subalterni la legittimità della fruizione artistica, sottraendola al monopolio storico della borghesia. La problematica enunciata da queste riflessioni discopre i risvolti di una linea evolutiva che registra il persistere di un mai sopito sentimento etico aperto su scenari democratizzanti, assiepato sul recupero di un primato morale in cui riaffiorano filiazioni col populismo ottocentesco insieme alle implicazioni sociali afferenti al messaggio pedagogico e universalista della letteratura realistica di Tolstoj, Gogol e Dostoevskij. Si pone perciò lesigenza di reintegrare la pur riconosciuta solidità dellapporto culturale fornito dagli stimoli europei nella specifica risignificazione di un orizzonte estetico proteso a esperire lautonomia della funzione creativa mediante lattenta leggibilità delle proprie scaturigini autoctone. I primi tentativi di conciliare ecletticamente la tradizione locale con soluzioni formali dellavanguardia internazionale confluivano nella mostra moscovita "Rosa azzurra" del 1907, oltreché in quelle pietroburghesi "Impressionisty" e "Triangolo" (entrambe allestite da Nikolaj Kulbin nel biennio 1909-10), senza però produrre una reale rottura con la permanente continuità delle estetizzanti asserzioni tardo-simboliste, rappresentate dal periodico elitario "Mondo dellarte" fondato da Sergej Diagilev e Lev Bakst nel 1898. Soltanto nel 1908 la rivista "Vello doro" (già allestitrice dellesposizione "Rosa azzurra") coagulerà la sortita di impegni innovativi mediando la diretta divulgazione di opere di Braque, Rouault, Matisse, ecc. (grande rilievo assumerà il soggiorno di questultimo a Mosca nell11, in coincidenza con lapertura della collezione mecenatistica cukin, evento storico di fruizione e scambio con le diverse esperienze europee) col relativo esercizio di riflessione critica sul ruolo primigenio fino allora attribuito alla singola personalità creativa, appaiando inoltre in contiguo rapporto dialettico alcune esecuzioni di Larionov e Goncarova. Quando nel 1912 questultima, insieme allinseparabile compagno, si distaccherà dal gruppo modernista "Fante di Quadri" (attivo tra 10 e 17) organizzando a titolo polemico lesposizione "Coda dAsino" (cui parteciperanno anche Malevic, Tatlin e Marc Chagall), ne rigetterà consapevolmente proprio le posizioni dindividualismo artistico, ribadendo unimportante linea di sviluppo del processo estetico novecentesco. Avanzando una perentoria e irreversibile richiesta di svincolamento dalle ipoteche simboliste, ancorate sulla centralità del protagonismo creativo quale "geniale" figurazione del progetto di realizzazione artistica e unico interprete dellIdea, ne depauperizzerà gli assurti fondativi scartandone linsondabile verità della sintesi intuitiva, che paventa lenucleazione di un fondamento irrazionale scaturito dagli strati interiori della coscienza poi comunicato alla realtà dellesperienza sensibile tramite segnali visivi di corrispondenza esoterica. La pittrice russa decreta lobsolescenza di tali modalità trasmissive dellarte, contrapponendovi la valenza collettiva del procedimento inventivo e la conseguente capacità del gruppo di potenziare e arricchire le virtù qualitative della prassi estetica attraverso laccresciuta solidità del processo di convalidazione ottemperato dal continuo scambio elaborativo, falciando così i contenuti di quella concezione che correlando indissolubilmente gli svolgimenti dellarte ai fenomeni espansivi dellenergia vitale conferiva allesperienza quotidiana dellartista una costruzione di senso esclusivamente orientata dalle alchimie enunciative della strategia estetizzante. La posizione individualista approderà nel 1911 a linee originali di sviluppo nellaccezione egofuturista di Igor Severjanin, anchessa emula di matrici simboliste ma anche di coeve suggestioni teosofico-esoteriche e richiami espliciti allenfasi soggettiva dei postulati filosofici di Nietzsche, Stirner e Bergson, che configurano lestensione del narcisismo estetico nella sfera del progetto creativo, ispirato così da questa propensione ipertrofica delle potenzialità espansive a enucleare privilegiate modalità interlocutive di isolata quanto decadente celebrazione solipsistica. Agli svolgimenti di un'arricchita vitalità neoprimitivista si rivolgerà ancora Goncarova, che prima di trasferirsi in via permanente nella seducente capitale parigina, chiamata nel '15 insieme a Larionov per una duratura attività di collaborazione coi Balletti russi di Diagilev, preparerà costumi e scenografie per Le coq d'or, epopea iperbolica di sonorità luministiche e bagliori cromatici, attesa a ricostituire l'orizzonte fabulistico delle fantasie popolari russe. Ulteriori ed eclettici contributi verranno poi dai soggiorni romani a diretto contatto coi suggestivi geometrismi meccanomorfi e marionettistici di Fortunato Depero, proposti in Fuoco d'artificio, e nelle soluzioni prefigurate da Balla nel manifesto Ricostruzione futurista dell'universo. Dipartendo da una dichiarata commistione di contributi in cui il dinamismo simultaneo dei futuristi (Umberto Boccioni, il primo Carrà e l'ineludibile Balla) viene associato allorfismo cromatico di Robert Delaunay e alla destrutturazione formale dei cubisti, Larionov arriva nel 13 a enunciare il Manifesto del Raggismo, parimenti sottoscritto da Goncarova, che trasfonde la sintesi visiva nella rappresentazione delle masse colorate emananti dalla luce riflessa attorno alloggetto, e da questo restituite allo spazio circostante come vivida fibrillazione cromatica, così da abolire qualsiasi separazione tra la sua materia costitutiva e lincorporea fluidità ambientale, evocando inoltre una successiva contiguità con trasparenze di realizzazioni costruttivo-suprematiste (basti pensare al vibrante inserimento aereo del Monumento alla Terza Internazionale di Tatlin e ai "pindarici" Planiti o "abitazioni spaziali del futuro" di Malevic). Una linea analitica incentrata dunque su basi scientifiche, che approda al non-figurativo osservando la realtà con un esercizio oculare adibito a recepire una definizione lenticolare dellimmagine (certamente influenzata, similmente a Kandinskij e altri, dalle recenti scoperte di Wilhelm Röntgen sui raggi X), promanante dallelementarità del "caos cosmico" per confluire ricomposta sulla retina. Scopo della nuova visione artistica consisterà quindi nellesplicare la pluridimensionalità del processo di formazione estetica secondo i principi di unottica cromatico-astrattistica: non casualmente il naturalismo analitico di Matjuin e il suprematismo di Malevic affronteranno problematiche di formulazione afferenti allesistenza della quarta dimensione. Testimonianza delle ipotesi compositive di Larionov si ritrovano in opere coeve della pittrice russa come Raggismo, Vaso di fiori raggista e il noto Ritratto di Larionov, ma sembra trattarsi di un momento sperimentativo che definisce un eclettismo della componente creativa scevro da totali identificazioni teoretiche. Una versatilità ad avvalersi di fonti diverse confermata dalla riflessione di Goncarova sul "tuttismo" paventato da Zdanevic e Le Dantju nello stesso periodo, che rivendica la possibilità di attuare corrispondenze e significati formali dalle composite realtà artistiche del passato, per restituirne poi pittoricamente le intime risultanze semantiche, in contrapposizione con le prospettive "evoluzioniste" rivolte a valorizzare la sola visione "avvenirista" a detrimento dei retaggi culturali "arcaici".
Questo palesamento della contingenza stilistica simpone anche negli sviluppi tematici futuristi di tele quali Il ciclista, Lampadina elettrica, Macchina dinamo, Elettricità o Il motore della macchina, in cui ladesione agli entusiasmi macchinistici della compagine italiana appare condivisa, pur nellambivalenza di una referenzialità trasversale ipotecata dalla perdurante volontà "neoprimitivista", estranea allenfasi vitalistica riecheggiata dai clamori della civiltà industriale e acutamente registrata dalla sua biografa Marina Cvetaeva durante il breve e deludente sodalizio (come si evince dalle sue stesse dichiarazioni) sostenuto con la pittrice nel biennio parigino 1928-29: "La Goncarova estrae la macchina da dentro di sé, allesterno, come sangue cattivo... Tra la Goncarova e la natura cè parentela, tra la Goncarova e la macchina cè (estraneità, ripugnanza, attrazione, paura) tutto un romanzo di discordia, lamore." Lansia di recupero e valorizzazione delle "sopravvivenze" folkloriche, mediante limmissione nel circuito estetico di generi artigianali quali lubki (incisioni popolari), insegne di bottega, scritte murali, icone bizantine della devozione religiosa agreste, precedentemente incompatibili con lappartenenza al campo "solennizzato" dellarte, conduce paradossalmente Goncarova e Larionov a cementare irreversibilmente la qualità astrattistica delle loro formulazioni, e produce un processo di straniamento di quelle ipotesi formali che ne compromette linerente significato espressivo, mentre alimenta lopposta tendenza sulluso indifferenziato delloggetto per finalità creative. Lindagine sulla fisicità della materia paventata dal raggismo si svolge nel dibattito contestuale fiorito nella Russia pre-rivoluzionaria degli anni dieci sullesperienza di sfaldamento dei contenuti formali e sul riassemblaggio successivo degli elementi costitutivi, secondo letture parallele a quelle scaturite dalle ricerche sul naturalismo biologico di Pavel Filonov e del teorico-compositore Matjuin, che analizzano il mondo organico con criteri antropomorfici di derivazione simbolista, confluendo sulla nozione di disarmonia echeggiata da Kulbin e poi ripresa da Burljuk attraverso il concetto di "smottamento". Inattese relazioni tra arte e mondo naturale conducono a presentire filiazioni oggettive che obbediscono a modalità evolutive della forma, operando passaggi dalla genesi semplificata della materia a quella complessificata e rispecchiando similitudini con le procedure della sintesi estetica. Il dualismo tra stato di quiete e caos del movimento suggerisce a Kulbin lanalogia col processo creativo, che utilizza lapparato intuitivo delle autonome capacità soggettive per provocare un sommovimento nelliniziale stasi naturale alfine di ottenere un diverso e disarmonizzante concerto di voci e ritmi sensori, pervenendo a uno spostamento "appagante" dellequilibrio globale. Anche Burljuk allude alla risignificazione delluniverso semantico mediante la distruzione dei codici esistenti, e pur senza presumere lastrazione della costruzione figurativa ne sancisce lo sviluppo tridimensionale antillusionistico (paventando dunque la reale fuoriuscita dellopera allesterno della superficie piatta della tela), e ladozione della terminologia "geologica" sdvig (frana o smottamento), analogamente allipotesi destabilizzatrice di Kulbin prelude alla necessità di scardinare lassetto irraggiato dallordine normativo. Inoltre egli assegna addirittura i principi di una storicizzata vocazione disarmonizzante alla cultura greco-orientale, che si contrapporrebbe così all'esigenza assolutizzante avvertita nella costruzione estetica occidentale. Ai concetti di alterità formale si riannoda la pittrice-poeta e poligrafa Rozanova, che dopo una fase esplicativa cubofuturista, sottolineata dall11 al 15 con la partecipazione alle esposizioni del gruppo pietroburghese "Unione della Gioventù" e di quello moscovita "Fante di Quadri", nonché dalla presenza negli importanti allestimenti "Tramway V" e "0,10", condivisa con Exter e Boguslavskaja accanto a Udalcova, Pestel e Popova, per aderire infine al neonato movimento suprematista di Malevic. Differenziandosi però da questultimo per legemonia attribuita al ritmo "evocativo" del colore nella definizione dello spazio compositivo, e non ammettendone la "deriva materiale" instaurata dalla funzione interstiziale tra le diverse superfici formali, lartista occupa un ruolo centrale nella teoretica dellavanguardia artistico-letteraria russa, compromesso soltanto dalla precoce scomparsa per malattia difterica nel 1918. Emissaria come Goncarova di unanaloga propensione verso il mondo naturale, rivela lessenzialità "segreta" di una dimensione interiore che orienta gli strumenti del progetto costruttivo, discoprendo nella personale percezione della realtà la formula di arricchimento del momento intuitivo, privilegiato fattore di comunicazione delle scaturenti pulsioni emotive. Il frutto di tali procedimenti spiritualistici attecchisce diffusamente nella prassi estetica del primo novecento, coinvolgendo sviluppi di attitudini occultistiche, teosofico-antroposofiche e spiritistiche, dalla poetica transmentale a Kandinskij e Severjanin, fino allo stesso Malevic. La radice irrazionale di queste tendenzialità agisce in Russia con lausilio delle suggestive elaborazioni del filosofo simbolista Uspenskij, che fruendo di contributi culturali antecedenti enfatizza il valore della coscienza individuale desumendone una capacità espansiva associata alle qualità "superiori" dellumano, identificate nella componente a-logica della forza psichica intuitiva e innervate dal ritrovamento di una "quarta dimensione", intesa quale emanazione antropica entro la materialità del mondo oggettuale, attiva nel delucidarne e comprenderne lintima essenza per poi riportarla nel patrimonio dellesperienza concettuale. Le risultanze di tale ipertrofica multidimensionalità egemonizzeranno la discussione tematica negli studi della pittrice-poeta Guro e di Matjuin, che imprimono alla sfera percettiva della relazione spazio-temporale lofferta di una visione ampliata tramite lenucleazione di nuove categorie ambientali, poste fuori dai confini liminari della realtà dimmagine e aperte su esperienze globali ancora inesplorate. Da questi retaggi spiritualistici traggono alimento anche le sonorità ancestrali evocate dalle istanze primitiviste, che pur negli svolgimenti transmentali riecheggeranno solo parzialmente in Rozanova, mentre le motivazioni cubiste ne palesano gli effetti scompositivi della materia e gli incessanti tentativi di penetrare il piano della dimensione organica per carpirne i segreti apparati conoscitivi, ottimizzando lutilizzo psicologico delle facoltà umane. Alcune opere del 1913, come Dissonanza, Paesaggio-inerzia e Vie-segni di movimenti dellanimo, nella kermesse caotica degli elementi immessi nella rappresentazione proiettano gli effetti di una ricerca formale volta allimmediata tangibilità trasmissiva di moti interiori, anziché attestarsi sui significati espressi dallipotesi oggettiva, dialogando quasi in controcanto con la traduzione di dipinti boccioniani come i cicli Stati danimo del 1911. Evidenti tracce teoriche del linguaggio mutuato da coeve elaborazioni italiane, e acclarate soprattutto dal Manifesto dei pittori futuristi nel 10, si evincono difatti dai contatti direttamente intrapresi in occasione dellinusitata presenza di Rozanova presso la Galleria Sprovieri di Roma nel 14 (sollecitata dallo stesso Marinetti durante la seconda trasferta in Russia), che insieme ai connazionali Exter, Kulbin e Archipenko si trova a inaugurare la "Prima Esposizione Libera Futurista", offrendo nella tela Il porto e soprattutto nel dinamismo plastico enunciato da La fabbrica e il ponte le premesse per ulteriori potenzialità di scambio (evidentemente disattese, dopo la rottura marinettiana coi gruppi moscoviti) con le istanze cubofuturiste di cui appare corifea.
Queste connotano chiaramente lo sfaldamento prospettico-formale di Uomo per la strada, rinnovando lattenzione verso le categorie telluriche dello "smottamento" di Burljuk e denunciando laffioramento di una tensione irrisolta nei confronti del dinamismo urbano evocato dal contesto iconografico. Nel sodalizio totalizzante col compagno Krucenych, che a differenza del recupero primitivista attestato nell'afflato zaum di Chlebnikov postula unarbitrarietà inventiva del linguaggio transmentale avviata verso finalità astrattive, Rozanova conduce tra 1913 e 1918 invenzioni artistiche assolutamente originali, come rivela lautoscrittura, che nella commistione di elementi desunti dalle eterogenee specificità del linguaggio creativo riesce a intrecciare opportunamente la vitalità di quella materia amalgamata, innestando i prodotti della manualità artigianale sul testo "sacrale" della tradizione scritta. Intessendo i ritmi della scansione verbale (le parole) coi segni pittorici dellapparato cromatico-disegnativo enuncia una nuova sintesi di poesia visiva, che dalle iniziali esperienze grafico-illustrative di Gioco allinferno e del collage nel Libro transmentale evolve verso una fusione sperimentale tra questa tecnica e quella litografica negli album La Guerra e Guerra universale, per confluire nel libretto di versi Te li le come forma neo-assunta di poliedrico contenuto estetico. Ma è nellipotesi suprematista, cui dedicherà impegno puntuale assieme a Udalcova, Popova, Malevic e Matjuin nella redazione del giornale (mai pubblicato) Supremus, che Rozanova rischiara lincidenza della propria esperienza artistica, nella sinfonia di voci propagata dai moti emotivi allespansione naturale degli oggetti e "catturata" dal soggetto-creatore quale interprete avvertito di quelle sonorità remote per restituirla nei ritmi vibranti della "cromopittura". Lintuizione diviene strumento veicolante della strategia evocativa e offerta traducibile delle energie intimamente riposte nella dinamica delle cose, che soltanto la capacità inventiva può rimandare alla sensibilità cosmico-universale. Il suprematismo acquisisce uno statuto eccedente sulla forza ordinaria delle facoltà umane, assurgendo a dominio del pensiero sulla realtà mediante una propensione astrattiva sul mondo, e riconoscendo linsita ed essenziale proprietà degli oggetti con lausilio delle qualità psicologiche immesse da unistintiva quanto esoterica vitalità creativa. Se la decostruzione formale del cubismo rivelava la realtà naturale nelle sue elementari parti costitutive, mantenendone però intatta loriginaria struttura tridimensionale, il movimento di Malevic "oltrepassa" lorfismo di Delaunay e il dinamismo futurista, operando la scelta irreversibile di demolirne leffettiva consistenza plastica, e affidando al colore la sola visibilità delle qualità sensorie recepite dallartista nei confronti delloggetto fisico. Precludendo qualsiasi legame rappresentativo con la realtà, limmagine si emancipa dalla necessità storica di declinare referenti (mimetici o simbolici) con le risultanze dellosservazione oggettiva, rivendicando lautonomia e il superamento di finalità pratiche incielandosi nella declamata "purezza" della sensibilità astrattistica, nel grado zero della forma, liberata dai vincoli di appartenenza al mondo organico (come acclara il punto darrivo Quadrato bianco su fondo bianco di Malevic). Paralleli accertamenti dellaffrancamento fisico-formale, operati dalla materialità concreta, sono risolti dal poeta egofuturista Ivan Ignatev nella proclamazione dellegemonia intuitiva, con la pagina bianca lasciata a invisibile lettura nel Poema della fine, e dal trascendimento della realtà propugnato dallo scrittore acmeista Sergej Gorodecki, che esaltava la "purezza" della tela intoccata in raffronto alla dischiusa finitezza del dipinto. Latteggiamento "ascetico" che traspare da questi contenuti di destrutturazione antipositivistica, ulteriormente enfatizzati da Rozanova nellesplicazione di una sintesi visiva attagliata alla sfera interiore delle qualità intuitive, delinea parziali recuperi degli scenari simbolisti nel ruolo specificamente conferito alla sensibilità soggettiva e al valore totalizzante della sua espressione cromatica, ma orienta altresì lazione verso unelaborazione tematica collettiva parallela agli schemi tracciati da Goncarova e Larionov allepoca del loro distacco dal gruppo "Fante di Quadri". Alla dislocazione pietroburghese appartiene anche la poeta-pittrice Elena Guro, anche lei prematuramente falciata da malattia, che attraverso i testi scritti tra 1909 e 1913, Lorganetto, Il sogno dautunno, I cammellini del cielo e Il cavaliere povero, colloca la sua sensibilità artistica nellalveo di una visione panteistica in cui realtà e fantasia comunicano senza soluzione di continuità. Collabora in molteplici pubblicazioni futuriste, come "Il vivaio dei giudici", rivestendo un ruolo propulsivo e di attraversamento culturale tra le istanze culturali emergenti in Russia nel primo decennio, pubblicando insieme a Chlebnikov il testo di Krucenych I Tre, in cui egli adotta per la prima volta luso del termine zaum. Similmente a Rozanova sembra animata da pulsioni interiori che imprimono un moto emotivo alla riconoscibilità dello spazio circostante, adombrando però retaggi di una spiritualità mistico-religiosa e un rapporto con la natura assorbito dallintimo colloquio con lindividuata essenza degli oggetti. Sonorità tenui ma evidenti appaiono trascriverne la pregnante sostanzialità delle qualità interne nel frammentato ritmo espositivo della sua poetica sentimentale, che seguendo tali effluvi giunge alla proposizione di recuperi escatologici, intrapresi nel processo di accostamento alle radici "primitive" del folklore russo con la conseguente immedesimazione nei valori storici di appartenenza cristiana consacrati da quella tradizione. Nellambito dellespressione pittorica si registra la sua partecipazione alle mostre pietroburghesi "Impressionisty", "Triangolo" e della "Unione della Gioventù" nel 13, connotata da disincantati interessi per Van Gogh, Gauguin e Cézanne, ma sostanzialmente accampata sugli esiti dellosservazione naturale impressionista. Influssi primitivisti possono evincersi nel 10 con Bevendo il tè, che restituisce accostamenti compositivi con Larionov e Goncarova accanto a purismi coloristici fauves, ma pur presentando talvolta tracce costruttive di svolgimenti cubofuturisti, questi attraversamenti recano in Guro il segno contingente di contributi accettati entro un clima intellettualmente scambievole, però privo di reali referenti di tutela culturale. Il precoce approdo astrattistico de Il sasso, concomitante al parziale dissolvimento della materia accertabile in Gatti, riflette una linea di ricerca che scarta la plasticità del formalismo cubista e prelude ad abbattere gli steccati della "quarta dimensione", esito della visione dilatata contemplata assieme al marito Matjuin quale momento di libertà dai confini spaziali stabiliti dal fondo oggettivo con le sue modalità rappresentative. Vitalismo della capacità intellettuale, essa enuclea la possibilità di amplificare le qualità percettive dellumano mediante lesercizio di unattiva concentrazione in grado di configurare nuovi orizzonti di penetrabilità allinterno del mondo sensibile, contigua dunque alla concezione suprematista ma divergente nelle implicazioni emotive.
Mentre Guro tende quasi ad annullare le proprie oggettive capacità interpretative, registrando con estrema attenzione ricettiva le "voci nascoste" delle intime essenzialità promananti dalle cose naturali, e così assumendone linalterata qualità espansiva per proiettare nel linguaggio creativo le risultanze effettive di questi messaggi sensori, Malevic conferisce invece al momento del progetto inventivo le sonorità delle proprie sensazioni intuitive, e affida al gesto artistico la "pura" traduzione di quelle soggettive pulsioni scaturite dallincontro con la realtà. Rapporto pregnante col mondo oggettivo sembra dichiarare Alexandra Exter, che contrariamente a Guro adombra uno scarto evidente per le ricerche metafisiche di dimensione esoterica e un interesse altresì riconoscibile per la matericità plastica della sintesi artistica, affermato daltronde dalla sua partecipazione nel 21 allattività del gruppo costruttivista di Alexandr Rodcenko e Varvara Stepanova (1884-1958) "5x5=25", accanto a Popova e Alexandr Vesnin. La sua versatilità favorisce rapide evoluzioni creative, che dalliniziale formazione impressionista e cézanniana, fruita attraverso gli studi parigini allAcadémie Grande Chaumière nel triennio 1906-1908, la conducono alla posteriore assimilazione di emanazioni cubiste da Braque e Picasso, attestate tra 12 e 14 (periodo della seconda permanenza parigina) dalla monocromia e dagli sfaldamenti formali di opere come Il ponte-Sévres e Le rive della Senna o dalleterogeneo polimaterismo compositivo di Natura morta, nonché allorganizzazione di esposizioni insieme a Kulbin e Burljuk (per questultimo illustrerà Il latte delle giumente), coadiuvate dallappartenenza ai circoli davanguardia "Fante di Quadri", "Unione della Gioventù" e "Centrifuga". Istintualmente protesa verso la declinazione di accese soluzioni cromatiche e parziali recuperi "neoprimitivisti", in ottemperanza a quellimmediata apertura sulla natura, condivisa con lamica Goncarova, Exter ne condivide limmissione dellartigianato popolare e delle icone religiose in ambito estetico, pur senza rivendicare posizioni pregiudizievoli nei confronti dellarte occidentale. La connaturata tendenzialità allesplosione coloristica le venne daltronde ripetutamente criticata da Fernand Léger, col quale conseguì fecondi e duraturi rapporti, fino a confluire nellesercizio didattico per la sua Académie Moderne tra 1925 e 1930. Leclettismo delle qualità inventive discopre nella pittrice ucraina coeve sovrapposizioni futuriste, mutuate a Parigi dal linguaggio della formazione italiana tramite il legame artistico-sentimentale con Ardengo Soffici, che dalle fonti culturali francesi e dal successivo incontro con Marinetti approderà ben presto al becerismo goliardico-interventista e perentoriamente misogino declamato sulle colonne della rivista fiorentina "Lacerba", da egli stesso fondata assieme al "massacratore delle donne" (come esprimerà significativamente il titolo di una serie esplicativa di articoli scritti per enunciare luso schiavistico del corpo femminile) e sodale Giovanni Papini. Se la mediazione di Exter dirige la spinta verso gli iniziali studi francesi di Popova e Udalcova, quella di Goncarova permette alla pittrice di avvicinare Guillaume Apollinaire, Max Jacob, Braque e Picasso, mentre Soffici lintrodurrà al simultaneismo dinamico di Boccioni e Balla, infatti proprio al 12 risale il primo viaggio compiuto in Italia, che ispirerà tele quali Venezia, Composizione cubofuturista (Il porto), Composizione (Genova) e Firenze, in cui la persistente plasticità della volontà cubocostruttivista viene illustrata dalla contemplazione di paesaggismi urbani e associata al ritmo fluente dellentusiasmo coloristico futurista. Questa fase troverà sviluppi che motiveranno lospitalità ricevuta insieme a Rozanova ed altri artisti connazionali alla citata mostra romana della Galleria Sprovieri nel 14. Il ritorno in Russia suscita spinte diverse, legate ai paralleli svolgimenti costruttivisti di Tatlin e suprematisti di Malevic, separati dalla volontà del primo di mantenere la possibilità di applicare un linguaggio concreto alle contingenti esigenze strutturali del nuovo assetto postrivoluzionario, pur sottraendosi alladozione di elementi enunciativi tradizionali. Una concezione estetica che legittima la visione di un orizzonte catartico, rifiutando la deriva distruttiva della crisi formale suprematista e accettando di collocarsi entro il quadro istitutivo della nascente "democrazia" sovietica, consonando inoltre la continuità delle proprie matrici "primitiviste" al rilancio di materiali "poveri" (come legno, gesso, cartone, latta, ferro) per tradurre algidamente la leggibilità del progetto artistico allimmagine "artigianale" conforme alle difficoltà del consolidamento economico nazionale. Dipinti di Exter come Composizione, Superfici, Astrazione e Composizione. Movimenti di superfici, denunciano tra 16 e 18 evidenti quanto parziali influssi suprematisti, mutuati oltretutto da inflessioni dellamica Popova nella serie Architettura pittorica, che subisce suggestioni di Malevic prima di confluire assieme a Pestel e Udalcova nel movimento di Tatlin dopo la mostra "0,10", ma denotano altresì la permanenza di soluzioni formali attestate sulla tridimensionalità cubista. Inoltre, la giustapposizione operata dallartista nella scansione delle masse cromatiche, avvalendosi di una definizione dinamica futurista conferisce alla composizione unindicazione di sapore psicologico-evocativo che lallontana dalle costruzioni simmetriche popoviane, "dialogando" pur autonomamente con la teoria degli "stati danimo" asserita da Kandinskij nel saggio del 1911 Dello spirituale nellarte, presentato con vasta risonanza al secondo Congresso Panrusso dei Pittori di Pietroburgo. Paventando nelle differenziazioni della sintesi pigmentaria la risultanza altresì composita dellenergia promanante dai moti intimi della coscienza (analoga allespansione simbolistico-esoterica di Kulbin o Malevic), egli ne individua ritmi sensori che nelle concertazioni coloristico-musicali stabiliscono un nesso incontrovertibile tra modalità cromatico-formali e qualità delle pulsioni interiori. Si tratta comunque di convergenze dialettiche, frutto di contaminazioni sperimentali che non intendono cristallizzarsi entro stilemi assolutizzanti, né esporsi allirradiazione di vincoli estetici. In concomitanza alla partecipazione della Biennale di Venezia nel 24, ove presenterà dipinti e bozzetti degli allestimenti costumistico-scenografici di Tamiri il citaredo e Romeo e Giulietta, preparati tra 16 e 21 nella sua attività per il Teatro da Camera (Kamerny) di Alexandr Tairov a Mosca, assieme a quelli "avveniristici" progettati nel 23 per il film fantascientifico di Jakov Protazanov Aelita, Exter lascia definitivamente la Russia per trasferirsi a Parigi, rimanendovi poi fino alla morte, e specializzandosi ulteriormente in illustrazioni editoriali per linfanzia, arredamento dinterni e realizzazioni ceramico-decorative di carattere commerciale. Questo gesto estremo di abbandono costituisce sintomo di una maturata insofferenza per la rigidità avvertita verso le soluzioni intraprese dalle istanze costruttivo-produttiviste di Stepanova, Popova e Udalcova, che insieme a Rodcenko e altri sanciscono dal 1920-21 la propria rinuncia alla pittura di cavalletto quale dichiarata espressione residuale dellindividualismo estetico incarnato storicamente dalla borghesia, e la conseguente necessità di conferire alla prassi creativa un indirizzo maggiormente affine a esigenze e potenzialità ricettive del protagonismo popolare. In osservanza alla volontà divulgativa impressa al nuovo linguaggio inventivo, le artiste del gruppo contribuiranno significativamente alla trasformazione degli Svomas (Liberi Ateliers di Stato), già istituiti nel 18 col riassetto del settore artistico-culturale in sostituzione delle Accademie dArte, in Vchutemas (Ateliers tecnico-artistici Superiori di Stato), addetti a qualificare le capacità tecniche di preparazione per immetterle allinterno del circuito operativo della produzione industriale. Oltre allattività dinsegnamento entro tali organi istitutivi, accettata inizialmente anche da Exter, le ex-pittrici simpegneranno durante gli anni venti nel ramo direttamente produttivo, difatti Popova e Stepanova presteranno servizio presso una fabbrica di tessuti stampati, inserendo la singola personalità creatrice sui ritmi scanditi nel flusso globale della riproduzione economico-sociale e armonizzandola al generale progetto politico. Lartista ucraina contribuì nel 19 ad allestire eventi per la macchina propagandistica sovietica, come lorganizzazione dei festeggiamenti del Primo Maggio a Odessa, la decorazione stradale di Kiev insieme a quella dei treni e della nuova nave "Pukin", e predispose fino al 1922-23 disegni su stoffa per uso industriale adatti a realizzare le uniformi da parata dellArmata Rossa. Ma il dissenso di Exter nei confronti delle prospettive aperte dallingranaggio collettivista trova sollecite risoluzioni, rivolgendosi a contestare lideazione serializzata di tute lavorative che Popova e Stepanova presentano come esito di una ricerca funzionale rivolta a inserire la specificità delluso pratico sulla facilità esecutiva del processo costruttivo, travalicando però qualsiasi criterio di modalità distintiva e subalternizzando la distribuzione qualitativa delle proprietà estetiche individuali alla razionalità massiva e uniformante delladempimento accessorio. Pur avendo preso parte fin dallinizio ai dibattiti del gruppo costruttivista, Exter conserva unesperienza del progetto artistico aliena da pregiudizi o riserve ideologiche, che la conduce ad attingere gli esiti delle sue finalità creative a diverse fonti e contributi attivi, eludendo vincoli e limiti di appartenenza, difatti per linvenzione dei suoi apparati coreografici, maggiormente inclini a dilatare la qualità dellestro inventivo, fruirà di apporti liberamente tratti da una fantasia fervidamente attesa ad assecondare i flussi della vitalità narrativa. Subito dopo la rivoluzione aveva aperto a Odessa un atelier di arte decorativa, contrariamente ai nuovi indirizzi teso a restituire dignità e statuto professionale al contributo ideativo della singola esecuzione artistica, con la creazione di abiti e oggetti di fattura artigianale, analogamente e in diretto rapporto con quanto la connazionale ucraina Sonia Delaunay (oltretutto conosciuta nel 14 durante uno dei frequenti soggiorni parigini) andava contemporaneamente svolgendo per gli abiti simultanei nella lontana capitale francese. Troverà possibilità di accedere verso tali orizzonti "visionici" col teatro di Tairov, che nella nuova era sovietica si avvarrà dinterventi radicali nei confronti degli stilemi tradizionali costruendo un coinvolgente spazio di recitazione mobile in cui gli spettatori permeano il circuito rappresentativo degli attori. Dallimpresario teatrale lartista riceverà assegnazioni durevoli di commissioni preparatorie, scorgendone esigenze interpretative affini nellimpostazione scenica, e nel primo incarico per Tamiri e il citaredo le verrà affidata la decorazione interna di vestibolo, scalinate, foyer e sipario, attuata secondo inflessioni cubofuturiste, mentre per Romeo e Giulietta devolverà laccesa cromaticità delle superfici, accanto al dinamismo meccanico futurista ottenuto con la sorprendente installazione di motori elettrici, per realizzare un dispositivo mobile di funzionalità assonante agli effetti cinetico-emotivi richiamati nel dramma del testo, che rammenta alcune soluzioni suggerite già nel 1906 da Achille Ricciardi col Manifesto del Teatro del Colore nellambito di una concezione autonoma dellespansione coloristica liberata dalluso decorativo per evocare mediante la qualificazione irrealistica dellallestimento il pathos espressivo e spirituale del contenuto tematico rappresentato.
Lobiettivo di approdo alla sintesi emotiva del gesto pertiene anche alla dissacrante Salomè, che collega la tensione dibattuta durante lo svolgersi dei tragici accadimenti alla dinamica antierotica della "danza dei sette veli" e alle vibrazioni cromatiche appositamente riflesse dalle quinte sul fondo scenico. Loriginale confezione dei costumi preparata per Romeo e Giulietta viene incentrata dalla pittrice ucraina sulla voluminosa giustapposizione di materiali eterogenei, audacemente assemblati nellordine asimmetrico secondo ridondanti formulazioni "cubobarocche" che producono espressioni "dislessiche" del linguaggio visivo distaccandosi dai coevi accertamenti archeologico-etnografici invocati da Bakst e Alexandr Golovin per il design del progetto scenotecnico. Esaltate da Exter tramite ladozione di costumi "epidermici", ovvero addossati alla pelle con opportuni procedimenti di trucco, in Tamiri il citaredo le movenze degli attori si modellano su linee di sviluppo tridimensionali (avvertite da alcuni come frutto di ascendenze figurative "etrusche" attinte dai viaggi in Italia) attivamente protese a restituirne la dinamica consistenza plastica dellevoluzione performativa, a confermarne la solida definizione fisica del carattere richiamando la tecnica adottata da Tatlin nei Controrilievi, presentati allesposizione "Magazin" (o "Negozio") da egli stesso organizzata nel 16, e che accreditava la presenza dellartista ucraina insieme a Popova, Udalcova, Rodcenko e altri. Lirruzione avveniristica percorre lallestimento costumistico del film simbologico Aelita, in cui la vestizione fantastica dei marziani viene affidata al connubio di elementi desunti dallapparato meccanomorfo dei futuristi, con luso riflettente e a disegni geometrici di lamine metalliche, plexiglas e celluloide, felice invenzione per depositare lo stereotipo marionettistico della rappresentazione psicologica aliena, e poi riutilizzata per la creazione di maschere e pupazzi teatrali. Alla residuale gestualità "robotica" sono costretti altresì gli attori negli esiti dellirrealizzato Ballet satanique del 22, originariamente musicato da Alexandr Skrjabin, che nella negazione dello spazio prospettico e nellunitarietà fruitiva dellarea performativa determina una subalternità dei movimenti al vuoto indefinibile della nudità scenica, pervenendo nel predominante clima costruttivista a soluzioni "dialoganti" ma concettualmente differenziate dalla genesi strutturale mantenuta nei coevi approntamenti di Popova per Il magnifico cornuto (fonte accusatoria di "plagio" da parte di Exter, e motivo della rottura definitiva nei rapporti tra le due artiste), operati con lausilio di impalcature praticabili e intelaiature scorrevoli di ricercato effetto dinamistico, o di Stepanova per La morte di Tarelkin, innescati con lo sfoltimento quasi totale dellapparato coreografico e annettendo multifunzionalità agli oggetti adibiti allo svolgimento del tema recitativo tramite lopportuna trasformazione delle loro qualità accessorie. Lallestimento costruttivista appurava difatti linteresse per una connessione antipsicologica e antinaturalistica tra lattore e lambiente recitativo, che seppure ridotto a spazio minimo costituiva territorio di ancoramento alla realtà della sintesi espressiva, prevedendo inoltre lutilizzo effettivo di oggetti-strumento, adibiti allo svolgimento operativo escludendo qualunque altra funzione decorativa o aggiuntiva. Dopo liniziale formazione cubista avviata nella capitale francese assieme a Pestel e Popova allAcadémie de la Palette presso Metzinger e Le Fauconnier, anche Udalcova si assocerà allimpegno costruttivista, collaborando con Tatlin nello studio "La Torre" attraversando poi metodicamente le principali esperienze dellavanguardia russa, come gli effetti del colorismo raggista di Larionov e lastrattismo suprematista di Malevic, che l'avvicina alle soluzioni cromatico-decorative di Rozanova (con la quale lavorerà insieme a Popova in Supremus, il giornale ineditato del movimento). Partecipa conseguentemente alle maggiori esposizioni degli anni dieci, quali "Tramway V", "0,10" e "Magazin", oltreché al "Fante di Quadri" nel triennio 1914-16. Inoltre pubblica proprie elaborazioni di teoria estetica e programmi radicali per la rivista "Anarchia", organizzando conferenze e dibattiti sulla necessità di applicare lipotesi egalitaria come sviluppo coerente del progetto creativo e di libertà espressiva nella fase postrivoluzionaria. Approderà tra 18 e 21 allinsegnamento pittorico negli Svomas quale assistente di Malevic e quindi presso i Vchutemas, ma dopo la chiusura di queste strutture continuerà a svolgere lattività didattica presso lIstituto tessile e in quello di poligrafia, approntando interessanti sintesi tipografiche e di design suprematista derivati da modelli artigiano-popolari tradizionali ed esponendo ancora nel 22 a Berlino tra gli artisti russi, infine tornando gradualmente alla figurazione cubista e negli anni trenta al parziale ma definitivo recupero del paesaggismo realistico. Comune alla formazione e alle principali partecipazioni espositive di Udalcova, nonché ai diversi passaggi intercorsi nei movimenti dellavanguardia russo-sovietica, appare la breve esperienza artistica di Popova (come per Rozanova e Guro improvvisamente interrotta da esiziale malattia nel 24), che dopo lineludibilità degli iniziali effluvi neoprimitivisti assorbiti dai culti religiosi dellarte popolare assieme a influssi diretti di Goncarova e Larionov, daltronde confortati da ulteriori interessi maturati nel soggiorno italiano del 10 verso Giotto e le soluzioni rinascimentali di Pinturicchio, approda tramite tentativi impressionistici e cézanniani agli svolgimenti parigini del cubismo metzingeriano e quindi al costruttivismo tatliniano in "La Torre". In opere del biennio 1913-14 come Oggetti di tintoria, la pittrice moscovita si distingue per ladozione di un linguaggio plastico che immette le figurazioni nello spazio secondo opportuni rapporti dinterazione. Se tali esiti compositivi denunciano echi cromatici della tradizione locale, nello sfaldamento formale risentono della recente lezione di Metzinger accludendo tracce visibili del solido e regolare geometrismo conico-tubolare di Léger; ma acclarano inoltre uno slancio tridimensionale rinforzato sulle sculture di Alexandr Archipenko e sui riferimenti consequenziali agli schemi dinamistici di Boccioni, attenti alla costruzione di una sequenza ritmica che giustifichi la relazione delloggetto in movimento con le linee di forza circostanti. Nel successivo Natura morta italiana lulteriore assimilazione di moduli riassuntivi della formazione marinettiana (in concomitanza al secondo viaggio di Popova nella penisola, avvenuto nel 14) comporta lirruzione disarmonizzante di materiali tipografici (tra cui spiccano significativamente i caratteri della rivista papino-sofficiana "Lacerba") allinterno del dipinto, mentre in Senza titolo (Busto umano) il dinamismo cubofuturista viene affidato ai piani che intersecano asimmetricamente il volto del soggetto figurale. In questa congiuntura, talune proposte dellartista appaiono simili a formulazioni coeve di Exter, evidenziando il filo comune che unisce lattività dei diversi gruppi russi. Nel precedente periodo 1912-13, Popova alimenta gli esiti di una gamma coloristica tenue improntata sugli esercizi attuati da Braque e Picasso, ma attorno al 15 chiarisce le sue tendenzialità costruttiviste in strutture assonanti ai "corposi" moduli spaziali dei Controrilievi di Tatlin, quali Rilievo volume-spazio o Ritratto di una donna, in cui emerge quella ricerca densificata della qualità testurale, qui ottenuta con luso di polvere marmorea, segnalata già da Burljuk come espressione centrale di definizione pittorica e ora assunta a diretta veicolazione della sintesi creativa. Pur intrattenendo rapporti dinterrelazione col gruppo di Malevic, altresì sanciti dallattività redazionale nel giornale Supremus, che suggeriva il conseguimento di unegemonia del pensiero sugli elementi bidimensionali (o spazio-temporali) di commisurazione antropocentrica, lartista configura nelle molteplici Architetture pittoriche del 16 il mantenimento dellestro plastico-volumetrico allinterno di unapparente visione suprematista. Ricostruisce difatti mediante brillanti linee cromatiche una graduale sovrapposizione di piani, che se rimandano unimmagine interiore di agitata spiritualità connotano altresì una tensione devoluta alla spazialità tridimensionale della superficie dipinta, col reinserimento della trama testurale rischiarato dallenergico trattamento pittorico. Procedura che sembra collegarsi agli svolgimenti polimaterici dei papiers collés adottati in parallele soluzioni del cubismo sintetico, ma rivendicando comunque in Popova unegemonia della sintesi astrattiva nel valore dellesperienza artistica quale espressione della realtà visiva, illustrata con gli strumenti del dato sensoriale (ecco la contiguità col suprematismo) e non con quelli previsti dalla funzione mimetico-figurativa. Lentusiasmo per il clima operativo innestato dalla rivoluzione dottobre condurrà anche lartista a entrare nel Consiglio dellInchuk insieme a Stepanova, Kandinskij e Rodcenko, impegnandosi parimenti nella didattica dei Liberi Ateliers di Stato e quindi negli Vchutemas, associandosi inoltre allintenso lavoro di propaganda preposto allideazione della cartellonistica pubblicitaria e ai progetti celebrativi previsti per gli eventi di adunata collettiva, come lallestimento del Primo Maggio moscovita nel 18 e la decorazione della Piazza Rossa per il Terzo Congresso del Comintern. Ma lispirazione suprematista conoscerà tuttavia nuove evoluzioni allinizio degli anni venti, quasi a scandire un esame conclusivo sul processo critico delle possibilità formali, riducendosi nelle Costruzioni dinamico-spaziali del 21 a pura estensione di linee in cui la testura viene dinamicamente definita dalla sola densità cromatica e dagli elementi asimmetrici a geometria circolare o triangolare introdotti in fase successiva, anche qui soddisfacendo unesigenza tridimensionale risolta in una costruzione di piani che evoca la forza "plastica" del movimento spaziale. Lesposizione "5x5=25" (con la congiunta partecipazione di Popova, Exter e Stepanova) sancisce nello stesso anno lestinzione di qualsiasi ulteriore ipotesi di pittura su cavalletto, in favore di una concezione estetica che mira a incanalare il sapere inventivo della creazione artistica allinterno delle necessità produttive. Di conseguenza, insieme a Stepanova lartista opterà per leffettivo approdo manuale presso la prima fabbrica tessile di Stato, elaborando con lamica-collega attraverso le forme geometrico-astratte disegnate per i modelli seriali delle stoffe alcune allusioni di valenza simbolica con la visione ormai condivisa dellemulazione industriale. Stilisticamente eclettici tra formulazioni cubofuturiste e richiami alla purezza cromatica dellarte popolare russa, tali geometrismi compositivi recano il segno di unattenzione rivolta alla simulazione illusionistica del movimento, che verrà ulteriormente arricchita da Stepanova per essere poi proposta ai corsi didattici del Vchutemas nel 1924-25. Nelle soluzioni propositive per lallestimento marionettistico del Teatro Infantile di Mosca, Popova recupera invece i retaggi della tradizione folklorica con luso xilografico del lubok tradizionale, mentre per Il magnifico cornuto di Mejerchold coniuga il macchinismo fantasmagorico della metamorfosi scenografica, ottenuta con linvenzione costruttivista delle strutture mobili, al biodinamismo dascendenza futurista evocato dal movimento continuo degli attori, che nelle discoperte capacità della fisicità corporea ispireranno moderne semantiche performative. Le risultanze attuate con questo apparato rappresentativo, che avranno influssi evidenti sulla preparazione dello spazio recitativo organizzato da Stepanova per La morte di Tarelkin nel 22, affermano ormai la disposizione della personalità artistica a qualificare campi dintervento estranei all'originario circuito operativo, svolgendo mansioni integrate allipotesi espansiva delle nuove tecnologie industriali e accettando di conformare gli esiti intrapresi dallazione intellettuale allesame funzionale della verifica "scientifica". Conferma della versatilità costruttiva di Popova nellassemblaggio di materiali diversi si acclara nel progetto per il lavoro teatrale di Mejerchold La terra in subbuglio, in cui utilizza lesperienza fruita dagli spettacoli di massa per sottoporre il decorso della rappresentazione allirruzione di elementi estranei allo specifico repertorio strumentale, come proiezioni cinematografiche di slogan e frammenti di cronaca bellica, oggetti dislocati in postazione aliena dalluso contestuale (automobili, trattori, biciclette), rumori improvvisi, ecc., che assolvono azione "disturbativa" rompendo la linearità della performance scenica, e assommando gli eventi inattesi a quelli prestabiliti producono la novità disequilibrante di una simultanea dinamica di contrappunto. Le dimissioni di Kandinskij concludono nel 1921 limpasse avviato tra i diversi indirizzi dellInchuk, che nel dibattito sviluppato sulla definizione dellintervento estetico-artistico intendeva configurare il ruolo dellipotesi creativa nella realtà politico-sociale dello Stato sovietico. Se la posizione del fondatore di "Blaue Reiter" denuncia ipoteche simboliste nel recepire larte quale evento "deflagrante" dei moti interiori, paventando limmissione dellesperienza pittorica nel circuito complessivo dellespressione psicologico-soggettiva, insieme a musica, danza e poesia (sulle sponde di quellarte totale vagheggiata dai tardoromantici), lautodenominato gruppo di Analisi Oggettiva, composto da Popova, Stepanova col suo compagno Rodcenko e altri, contrappone il superamento dellideazione progettuale come effluvio indefinibile della psiche e la necessità di assimilare le metodologie convalidanti a opzioni didoneità funzionale, appaiandone dunque le sorti alle procedure di efficacia scientifica. Finalità compositiva diviene pertanto lesigenza prioritaria del costruttivismo produttivista, innestata sui flussi organizzativi adottati nella fabbrica industriale per elevare il settore dellattività economico-sociale a momento evocativo di formule estetiche, utilizzando la tecnologia quale espansione diffusa della sensibilità artistica collettiva. Si precisa un reperimento dei materiali sulla base di qualità puramente razionali recepite dai contenuti inerenti alle loro capacità intrinseco-oggettive, che esula da criteri di arbitrarietà soggettiva o ispirazione contingente e ottempera invece alla compatibilità del prodotto con la propria destinazione duso. Questo è il referente cui attende lucraina Stepanova quando disegna i bozzetti delle tute da lavoro e successivamente degli abiti sportivi, adibiti alla fruizione quotidiana secondo un espediente pratico sottratto a premesse autonome (da qui muovevano le contestazioni di Exter), propugnato altresì dalla formazione multiculturale "Lef" (capeggiata da Majakovskij, contava la presenza di Rodcenko insieme a quella del teorico Brik e del regista Sergej Eisentein), con cui collaborerà fino al 28: la stessa motivazione guiderà i costumi per lopera-burla allestita da Mejerchold La morte di Tarelkin. Daltronde, la formazione della coreografa ucraina era iniziata allIstituto di arti applicate nel settore tecnico-professionale del design, recando tracce significative di tale indirizzo nellattività volontaria svolta presso la fabbrica tessile Cindel assieme a Popova. Illustrando il libro transmentale Canal Chaba evidenziava già nel 19 gli approdi extra-pittorici della sua ricerca, già attestati dallattitudine manifestata verso una scrittura poetica di originali combinazioni sonore, strutturata giustapponendo i caratteri tipografici del fondo stampato e la tramatura coloristica del testo secondo modalità che richiamavano soluzioni adottate da Rozanova nella sperimentazione cromopittorica. Interessante appaiono in questo periodo le formulazioni teoriche avviate dal gruppo di Analisi Oggettiva sui concetti di composizione e costruzione, in cui prevale un atteggiamento che tende a separarne le implicazioni estetiche assegnando funzioni gerarchiche differenziate agli svolgimenti del processo esecutivo. Mentre alla prima si ascriveva unimpostazione passivizzante e contemplativa del progetto inventivo, tradizionalmente affidato alla qualità combinatoria di elementi preesistenti associati nello spazio della bidimensionalità pittorica secondo finalità figurative, solo nella seconda veniva rinvenuto il principio autentico ed esclusivo dellesito creativo in quanto corrispondente a proprietà stilistiche dai caratteri definiti e privi di contorni decorativi o superflui, frutto di attenta ricerca e selettivo reperimento dei materiali ma disinteressati al valore visivo delle risultanze formali. Difatti Stepanova riconoscerà limperativa necessità della costruzione artistica nella potenzialità utilitaristica del valore duso, accreditando allo svolgimento dellesperienza inventiva unessenzialità operativa modellata sullesercizio di produzione industriale, con la conseguente trasformazione del ruolo finora accessorio del designer in elemento decisionale del processo generativo assegnato al materiale immesso nella rete di fruizione collettiva, rifiutando però nettamente di sottoporre le virtù del razionalismo costruttivista alla depauperante eppur paventata (da alcuni membri del gruppo) deriva "tecnicistica". Tuttavia lartista ucraina, a differenza di Rodcenko ed El Lisickij, comprende i pericoli di scelte adibite a una visione univoca del progetto realizzativo, e prospetta lipotesi del contributo psicologico-soggettivo allinterno dellesperienza creativa, sostenendone linterazione con i principi di semantica oggettiva accreditati dalle precedenti formulazioni. Analogamente a Popova, Stepanova si avvalse delle suggestioni provocate dalla forza dimmagine cinematografica, che nella ricerca sperimentale sovietica riusciva nello sforzo di catalizzare emozioni e suscitare ampi consensi (con esempi eclatanti come La corazzata Potemkin di Eizentein), riportandone poi gli effetti nel settore delleditoria fotografica e dillustrazione documentaria. Nel 32 curò difatti il testo-omaggio a Majakovskij Il terribile riso, e fino allo scorcio degli anni trenta simpegnò nella composizione di album fotografici come I dieci anni dellUzbekistan, La prima armata a cavallo e Larmata rossa, in cui la parte del commento scritto occupa un ruolo secondario supportando le connessioni tematiche del corredo fotografico, mentre le istantanee vengono disposte secondo tecniche di montaggio decontestuale o in strisce colorate come i papiers collés per conseguire maggiori effetti visivi e un ineludibile impatto emotivo. Oppure, come avviene nella rivista URSS in costruzione (in cui collaborò fino al 41 nellinseparabile sodalizio con Rodcenko) per lo sviluppo monografico di un tema sul paracadutismo, il dispositivo mediatico viene avviato con la partizione della veste cartacea, opportunamente stratificata in fogli sovrapposti così da potersi aprire suggerendo la consistenza plastico-volumetrica inerente al soggetto trattato, che rimanda evocativamente agli attributi associati allidea-forma dellargomento discusso. Le originali soluzioni di Stepanova innestano continue proposte per ravvivare la tessitura della trama visiva, in un caleidoscopio di tecniche combinatorie che prevede luso giustapposto di istantanee in frammenti o assemblate con apparati disegnativi, immagini rovesciate o abbinamenti di foto in negativo-positivo accompagnate da didascalie cromatiche, inserimento di materiali provenienti da diversi generi stampati, scatenando un flusso di primigeni accertamenti tesi ad affermare linsorgenza di una soggettività ideativa in continua evoluzione. Ma la stagione dell'avanguardia si avviava a reclinare l'entusiasmo delle sue oniriche visioni sperimentative, in concomitanza alla volontà di un verticismo decisionale che pretendeva il controllo dell'intera vita culturale per prevenirne le potenzialità vitalistiche e armonizzarle ai dettami di una ragione monoteticamente autoinvestita di referenzialità rappresentativa. Il suicidio di Majakovskij riflette nel '30 un segnale inquietante lanciato dalla sensibilità intellettuale sul restringimento dei processi autonomi nell'esplicazione artistica, seguito dal silenzioso ma pertinace occultamento realizzato alla fine degli anni trenta, su precise indicazioni staliniane, della produzione pittorica novecentesca conservata nei musei Pukin ed Ermitage, nell'esigenza di cancellare le tracce salienti del fecondo dibattito asserito nel settore estetico della Russia prerivoluzionaria in relazione al contesto europeo. E se solo miracolosamente tale patrimonio culturale è sopravvissuto alla materiale distruzione altresì perentoriamente ordinata, appare molto significativa la singolare "coincidenza" stabilita tra questa manifesta volontà distruttiva, d'altronde coeva all'inizio della lunga notte inaugurata dalle purghe staliniane, e l'equivalente ma plateale rogo di opere raggruppate nella definizione "arte degenerata", protervamente proclamato da Hitler nel 1938-39. Roma, Marzo 1998. |
Paolo Mastroianni |
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