Captare
alcuni segnali da un universo parzialmente occultato è la proposta che apre questo
scenario creativo, in cui il segno femminile (traccia reale o evocazione metaforica)
mostra una padronanza del sé, superando l'inottemperato adempimento di un sogno di
affermazione.....Madonna e Santi
Giulia Lama
1723 - S.Maria Formosa - Venezia
Limmaginario collettivo considera ormai spontaneamente
acquisito associare alla pur multiforme esperienza estetica del Settecento europeo, in
Italia mirabilmente rappresentata dagli armonici accordi orchestrati nelle partiture del
rococò veneziano, una dimensione di pindarico distacco dalla realtà, abitata da languori
esteriori ed effusa in effimeri cerimoniali di leziosa mondanità: atteggiamenti che
daltronde riflettevano le delicate movenze di sapore raffinato preposte ad appagare
la quotidianità oziosa dei ceti aristocratici, edulcorando le spensierate atmosfere
immerse nel perdurante clima ancient régime con squisite galanterie e vezzi
giocosi epurati di giacenze etiche o di pathos religioso, e dunque recuperati,
grazie al vento filosofico convogliato dal razionalismo cartesiano, al respiro laico della
celebrazione edonistica. Questi umori dischiudevano le vagheggiate delizie di un panorama
arcadico in grado di offrire alla tenerezza dei sensi la memoria nostalgica di un altrove
edenico ove contemplare idillici sogni di bellezza presagiti allinsegna della
musicalità panica (sentimento utopico trasferito con enfasi eloquente in Il
pellegrinaggio nellisola di Citera, tema bucolico racchiuso in una famosa tela
del francese Antoine Watteau), paludata metafora in cui si avvertiva il progressivo
allontanamento della casta dominante dalla sfera materiale, per assecondare un elegiaco
ripiegamento verso limmediatezza transitoria dei desideri, che si sarebbe spinto
fino a rimuovere dalla coscienza qualsiasi tensione barocca ancora logorata da
interrogativi problematici intorno alla caducità esistenziale. Evocazioni visive di
unintima concezione del mondo che le soluzioni creative di Rosalba Carriera
(1675-1757) seppero trasmettere con persuasiva abilità alle parvenze esteriori dei nobili
personaggi ritratti nei suoi eleganti pastelli, egemonizzando con sorprendente attitudine
una versatile funzione interpretativa di quelle temperie caratteriali, sebbene ne
stemperasse poi laleatorio velo di mollezza rococò con uninnovativa quanto
puntuale ricerca di verosimiglianza oggettiva sorretta dallo sguardo analitico. Nel
contempo, la più schiva Giulia Lama (1681-1747), dedita anche lei al dipingere sul
proscenio della città lagunare ma con ben diversa fortuna, imponeva nelle sue
composizioni un violento gioco chiaroscurale di luce incidente (impensabile senza la
memoria dellesperienza caravaggesca con le sue relative evoluzioni), lasciando così
che dal fondo in ombra emergessero scorci di sagome umane con effetti drammatici di
mordace espressionismo, quantomeno orientato a inoltrare un messaggio di segreta
irrequietudine in palese discrepanza coi "rassicuranti" fraseggi intonati dalla
sua collega concittadina. Difatti Rosalba adotterà le sottili morbidezze del pastello,
gessetti colorati da pigmenti opportunamente combinati e amalgamati con colla, per
rigenerare una tecnica esecutiva di fattura artigianale, retaggio della sua precoce
formazione miniaturista, conferendo ulteriore grazia alle già levigate forme con
larricchimento della gamma cromatica risolto in sfumate trasparenze madreperlacee:
raffigurerà principi e cavalieri delle maggiori corti europee, dame di alto lignaggio e
nobili ereditiere, ambasciatori e illustri dignitari dellélite al potere,
solo talvolta lambendo le contigue ma separate sponde della committenza borghese. Il
soggiorno a Parigi del 1720-21 assurse a esperienza estera dimportanza primaria per
la sua vita professionale, trascorso in compagnia della madre con accanto la prediletta
sorella Angela e il cognato-pittore Giovanni Antonio Pellegrini: risulterà
scrupolosamente circostanziata nel suo diario, essendo frutto di uniniziativa
maturata dopo la morte del padre su sollecito invito dellamico banchiere e
lungimirante collezionista Pierre Crozat, conosciuto il decennio precedente nella natia
Venezia. Nella Ville Lumière otterrà il prestigioso incarico di realizzare il Ritratto
di Luigi XV ora a Dresda, tratteggiando i regali connotati del futuro erede al trono
con una naturale espressione di freschezza adolescenziale, certamente estranea alla
consueta immobilità statuaria richiesta nelle pose ufficiali, ma proprio per questo
sorgente di una piacevole vitalità che accenderà il fervore entusiasta
dellaristocrazia francese nei confronti della sua vena inventiva, tanto da
procurarle un riconoscimento elogiativo pubblicato nel 22 sul "Mercure de
France", esaltato con fierezza dal critico ed esperto conoscitore di stampe Pierre
Jean Mariette, successivamente estensore della prima biografia a lei dedicata. Un trionfo
riportato anche grazie alle doti di socievolezza dispiegate dallartista
nellamalgamarsi con fascino accattivante e saggio pragmatismo sui finimenti della
moda culturale parigina, riuscendo a intessere diramate reti di relazione con esponenti
femminili di rilievo nellaristocrazia di corte (pur essendo lei estranea a quelle
nobiliari appartenenze), che al tempo godevano di una collocazione centrale nella vita
pubblica, rivestita almeno fino allesplosione rivoluzionaria dell89, poiché
la gestione dei loro salotti intellettuali era in grado di egemonizzare forti correnti di
opinione dal cui ascolto le sedi decisionali del potere avrebbero potuto difficilmente
sottrarsi senza deludere aspettative autorevoli, tanto da dirigere lorientamento o
suggerire i modelli del gusto dominante, influenzando di conseguenza le scelte principali
in materia estetica e soprattutto in ambito squisitamente politico. La leggiadra
delicatezza tradotta dal dinamismo cromatico nel Ritratto di Luigi XV accredita
connessioni stilistiche con la vaporosa levità dei lineamenti femminili arieggiante nella
Ninfa del corteo di Apollo conservata al Louvre, inviata prima del ritorno in Italia
allAcadémie Royale de Peinture in segno di omaggio per laccoglienza ricevuta
tra i suoi membri, che offre la soavità gestuale e le candide nudità della donna allo
specchio fruitivo dello spettatore per enunciare le virtù della grazia, qualità estetica
di distillata essenza nel gusto settecentesco, delineando un topos iconografico
teso a suffragare un preciso parallelo di godibilità tra le seducenti doti di eleganza
associate al fascino intrinseco delleterno femminino e la soggiogante emozione
sperimentata nel piacere visivo della pittura. Analoghe cadenze compositive, registrate su
modelli tipologici di bellezza femminile, informano inoltre i disegni presumibilmente
coevi Testa di donna dai capelli scuri e Testa di donna dai capelli biondi,
entrambi conservati al Museo Ermitage di Leningrado, che ostentano spiccate ascendenze
francesi consentendo laccertamento di pregnanti scambi lessicali con Watteau (tali
da aver creato qualche problema in passato, nellattribuzione dei rispettivi lavori),
"nume" tutelare della frivolezza rococò e fertile ideatore dei dispositivi
scenografici congegnati per incorniciare lambientazione delle "feste
galanti", genere rappresentativo elaborato da un estro inventivo nutrito con
appropriate conoscenze della commedia teatrale dellarte per offrire con coerenza
cognitiva definizioni fisionomiche di aspetto variegato, dove i personaggi imbastivano
evasive conversazioni in unatmosfera bucolica sottratta agli imperiosi affanni del
tempo. Ma il confluire di Rosalba negli alvei stilistici del collega transalpino,
sullonda della tenerezza malinconica innestata nel disegno col Ritratto di
Watteau a Francoforte o tramite gli estenuati languori evocati nella Venere e
Cupido di Londra, rispondeva soprattutto allobiettivo di padroneggiare una
grammatica imperniata sulla maggiore aderenza al linguaggio naturalistico, che
evidentemente orientava una comune inclinazione in entrambi gli artisti, almeno dal
sorgere degli anni venti. Questa linea di accordo risultava daltronde ampiamente
tributaria della ritrattistica locale, accostandosi alla convincente ricerca di
oggettività perseguita nel secolo precedente da Robert Nanteuil (maestro del pittore
fiorentino Domenico Tempesti, che significativamente istruì nella tecnica del pastello,
ancora poco diffusa in Italia, ma da cui Carriera trasse probabilmente stimoli fecondi),
il quale si distaccò arditamente dai rigidi canoni imposti a una narrazione iconografica
in cui lestroversione dei sentimenti interiori rimaneva in apparenza celata dietro
la "maschera" della dissimulazione, come certificava il timbro retorico nei
coevi dipinti di corte allestiti da Pierre Mignard, Hyacinthe Rigaud o dallo svizzero
Joseph Werner. Inalando il vigore delle declinazioni semantiche in cui si raccoglieva, tra
i francesi contemporanei, la continuità genealogica di quelle voci realistiche, la
miniatrice veneziana guardò allammirevole acutezza di Nicolas de Largillière
nellilluminare gli aspetti psicologici dei suoi personaggi cogliendone i segreti
guizzi vitali, senza trascurare il brio luministico ottenuto da François de Troy dosando
le lievi trasparenze sul colorismo fragrante degli incarnati, e studiò inoltre gli abili
virtuosismi arruolati dal pastellista Joseph Vivien per conferire originali effetti
dillusione pittorica alla materia pigmentaria adoperata nello stendere le tinte del
particolare procedimento tecnico. Le innovazioni grafiche introdotte presso la corte del
Re Sole dallautrice lagunare otterranno un lustro duraturo, che simprimerà
con notevole forza di argomenti nellopera di Jean-Marc Nattier, oltreché in giovani
talenti come Maurice Quentin de La Tour, Jean Baptiste Perronneau e Jean Etienne Liotard,
per erompere ancora più tardi in talune composizioni di Elisabeth Vigée Lebrun
(1755-1842). Lassieparsi sul gusto dellestetica francese e laperto
veleggiare verso un autentico rispecchiamento della verità razionale, scevro dai
macchinosi artifici concepiti per sorreggere le fantasiose teatralità del barocco,
ridestarono nelle formule di Rosalba una tendenza del vocabolario stilistico che in
gioventù aveva meditato con accortezza sulle schiette sonorità della lezione realistica
orchestrate nella Serenissima dal bergamasco Fra Galgario (al secolo Vittore
Ghislandi), frutto di una consolidata prassi naturalistica in cui si mescolavano
limmediatezza dellimmagine osservata e la minuzia descrittiva dinflusso
fiammingo. Sebbene finisse con lattenuare la prosaica trascrizione delle durezze
somatiche, per soggiacere a una connaturata propensione ad assopire le proprietà di
verosimiglianza nellindagine visiva affinché producessero unarmonica e
maggiormente accettabile trasfigurazione dei rilievi estetici, quelle inflessioni
lessicali si soffermarono con decantata riflessione intorno a composite diramazioni
inventive. Si disposero infatti a recuperare lessenziale concretezza narrativa
incorniciata nel classicismo bolognese dei Carracci, per intrattenersi quindi a
contemplare i requisiti di spontaneità comunicativa concepiti dal maestro friulano
Sebastiano Bombelli (peraltro autore del Ritratto di Rosalba Carriera presso
lAccademia di San Luca a Roma), anchegli lungamente presente a Venezia coi
suoi nitori luministici ripresi da Paolo Veronese ma poi convertiti in ombrosi cromatismi
sullesempio di Guercino, e del quale Carriera comprese la lucida strategia
dinnovazione nello svincolarsi dallintento encomiastico perseguito col
ritratto accademico.
Fanciulla
con Colomba
Rosalba Carriera
1705 - Accademia di S.Luca - Roma
Lequilibrato intreccio delle variegate sollecitazioni
culturali si dipana chiaramente nel puntuale imbastirsi delle trame caratteriali che
presiedono allarguta penetrazione psicologica consegnata col Ritratto di Marco
Ricci o nel relativo pendant del Ritratto di Sebastiano Ricci, entrambi
del 24 e attualmente custoditi a Karlsruhe, per arieggiare oltremodo attraverso la
boriosa arroganza dichiarata con algida qualità analitica nel Ritratto di Nils Bielke
a Stoccolma, benché già la serie iconografica delle principesse estensi redatta
lanno precedente, dopo linvito a Modena per preparare il Ritratto di Anna
Amalia Giuseppa, il Ritratto di Enrichetta Anna Sofia e il Ritratto di
Benedetta Ernestina Maria, trascriva il coniugarsi dei severi portamenti femminili con
una percettibile mobilità del volto dalla quale si sprigiona quel soffio di vitalità
interna normalmente trattenuto per uniformarsi al codice impersonale della "distanza
partecipativa" convalidato dagli incontri mondani. Umori che certificano le
vibrazioni sommesse di una profonda quanto controllata pulsione permeano, tra le opere
ascrivibili a questo periodo, lintenso sguardo verso lesterno nel Ritratto
di giovanetta con una scimmia di Parigi, mentre sedimenti naturalistici di migliore
acutezza espressiva improntano i tratti fisionomici nel Ritratto di Mademoiselle di
Clermont a Chantilly, lasciando trasparire latteggiamento disinvolto di
unindole evidentemente incline ai piaceri epicurei nel Ritratto di Philip, duca
di Wharton depositato a Londra, ma inseriscono infine le note di unaulica
compostezza al pur corsivo aspetto opulento attinente al Ritratto del Console di
Francia Le Blond. Oltreché volgersi verso Watteau e alla ritrattistica francese,
Carriera incentiva nei lavori posteriori al soggiorno oltralpino unarticolazione di
spumeggiante libertà che ritrova ascendenze italiane a lei molto vicine, aggiornate sulle
cifre formali del cognato Pellegrini (presente durante la sua permanenza nella Ville
Lumière), artista di sicuro talento in territorio veneziano, ma anche celebrato autore di
significative decorazioni realizzate a Parigi, nonché in Inghilterra, Austria e Germania.
Ne assume certamente la leggerezza dimpostazione nellimpaginazione compositiva
accanto alle misurate trasparenze del registro cromatico, come confermano le varianti
gestuali annesse con un gioco di arricchimento dinamico alle figurazioni allegoriche delle
Stagioni visibili a Windsor e a Leningrado, recependone anche la capacità
dimprimere luminosità alla materia coloristica sulla scorta delle fluide
iridescenze ottenute da Luca Giordano col procedimento della giustapposizione tonale.
Quasi naturalmente, in questa espansione corale di elementi "chiaristi", Rosalba
arriverà a riscoprire il solare edonismo nel lessico di Veronese tramite la mediazione
del corregionale Sebastiano Ricci, in sintonia con lamico e collega Nicolas
Vleughels, direttore dellAccademia di Francia a Roma quanto importante elemento di
raccordo tra la cultura del suo paese e lartista veneziana, mentre per acquisire
quel patrimonio di grazia "sospesa" e dincarnata dolcezza disteso sulle
impalpabili superfici epidermiche dei suoi soggetti iconografici (soprattutto femminili),
attingerà alle fonti del classicismo emiliano, allepoca risorsa di spicco per le
invenzioni pittoriche dellambiente lagunare, verseggiando laccorta sinfonia
degli affetti orchestrata da Correggio e Federico Barocci accordandola con lelegante
musicalità intonata nelle fredde rarefazioni formali di Parmigianino. Retaggi che
lampeggiano soprattutto nei nuclei a tema mitologico, dove le auliche atmosfere di
serenità vagheggiate dal manierismo veneto risplendono nella sciolta interpretazione
delle istanze pellegriniane e del Ricci, inscrivendo lefflorescente sensualità
della Diana a Dresda o la partecipata densità di sguardo nella Flora presso
gli Uffizi in una fiduciosa dimensione di fiaba entro la quale ricondurre lanelato
sogno devasione rococò, tradotto poi in movente esplicito per abbandonarsi al
capriccio della variazione esotica offerto con lAfrica e Il turco di
Dresda o ancora col Ritratto di dama in costume turco di Firenze, lavori ormai
salienti alla fase matura degli anni venti. Anche la severa rappresentazione del sacro,
genere da lei poco frequentato, soggiace allosservazione di Rosalba, riconducendo il
rapimento estatico della lettura nella Maddalena con libro, il gesto di pia
devozione in Maria con la mano destra sul petto o lispirata meditazione
escatologica di Maddalena con teschio, tutti dipinti conservati a Dresda, verso
una teatralità del pathos religioso in cui sembra proiettarsi la pacata sintesi di
atteggiamenti emotivi estrapolati dal repertorio correggesco. Certo, linsorgere
dellinteresse arcadico, vero motore della passione intellettuale riversata nel
Settecento sulla mitologia classica, stimolerà Carriera fin dagli esordi creativi, quando
riprenderà scenografie pastorali appositamente allestite con dame e nobili travestiti da
rustici quanto improbabili abitatori delle campagne, così da proporre un sipario
oleografico del mondo agreste adibito a soddisfare umori emanati da stereotipate fantasie
letterarie. Lincantata immersione nella natura appariva pertanto destinata ad
avallare unispirazione di tenore convenzionale per offrire spazi didillio
poetico di cui i sofferti effluvi sensoriali aprivano soltanto un sipario di recitazione,
essendo disancorati da reali corrispondenze con intime pulsioni dellanimo e
sostenuti di conseguenza con labilità di un collaudato e facondo afflato narrativo.
Le ambientazioni campestri di sapore favolistico, elargite nelle diverse versioni
fiorentine di La contadina o in quelle di Monaco titolate La giardiniera,
riscuotevano particolare successo in Germania presso la corte dellElettore palatino
Giovanni Guglielmo Pfalz, sede ove la pittrice venne ripetutamente chiamata almeno dal
1706 per assumere uno specifico ruolo professionale, ma senza riuscire a ottenerne la
pronta disponibilità a causa della riluttanza ad abbandonare la natale residenza
lagunare, presso la quale si avvicenderanno a posare per lei principi come Clemente
Augusto di Baviera, Federico IV di Danimarca, Federico Augusto di Sassonia: nella
Baccante in atto di suonare un cembalo di Monaco, redatta anchessa per il
sovrano mecenate di Düsseldorf, emerge levidente intenzione di accreditare una
vivida sensualità allinebriante danza del corpo evocata dal soggetto dionisiaco. Le
languide cadenze del repertorio arcadico-pastorale manterranno salda correlazione con le
partiture per melodrammi commissionate dallElettore tedesco a Giorgio Maria
Rapparini (in contatto epistolare con Carriera nellarco temporale del primo
decennio), nelle quali la scrittura riceverà il compito di tradurre in eloquente ritmo
musicale i suggerimenti poetanti della pittura. La trascinante novità asserita nei
pastelli di Rosalba consisteva dunque nel rivolgere una temperata ma precisa attenzione
verso le sommesse effusioni della coscienza emanate dai suoi nobili modelli, che le
patinate velature del rococò avevano ormai estromesso dal repertorio estetico, accampando
un atteggiamento razionalistico per coprire lambiguo esercizio di dissimulazione
irradiato dallo specchio celebrativo attraverso il quale le agiate mollezze della vanità
aristocratica pretendevano di eternare il trionfo degli antichi privilegi di casta.
Restringendo il taglio del ritratto alla misurata inquadratura del mezzobusto, o al solo
ovale del viso riportato nelle miniature, lartista assicurava una maggiore
congruità del messaggio visivo a inscriversi negli spazi della fruizione privata,
sottraendolo alla pomposa retorica inscenata con gli spettacolari apparati del grande
formato. La sensibilità intuitiva devoluta verso queste proprietà introspettive trovò
esemplare apprezzamento in Inghilterra, terra depositaria di un costume comunicativo in
cui la dimensione rassicurante della privacy assecondava il pur pacato effondersi
dei sentimenti al riparo da intrusioni indiscrete, recingendoli col prezioso accordo
dintesa deposto nellintimità individuale o familiare. Si spiegano in questo
contesto le molteplici richieste provenienti dal regno doltremanica, animate da un
gusto per il pastello perdurato fino allOttocento, e che fra anni trenta e quaranta
argomenteranno il raggiungimento di brillanti traguardi in cui si riverserà
linsorgente verve naturalistica di Carriera, movente di quella fama creativa
mantenuta per lungo tempo nella memoria dellestetica inglese: dallincerta
inflessione dello sguardo impressa nel Ritratto di Lord Boyne il tenore della vena
realistica pervaderà lacerba determinazione presagita nel Ritratto di Alan,
secondo visconte di Middleton, fino a suggerire la ferma volontà di carattere nel Ritratto
di Lewis, conte di Rockingham. Di stimata considerazione gode in questo gruppo il
Ritratto di Charles Sackville, secondo duca di Dorset ora a Kent, in cui la leggiadra
descrizione del costume carnascialesco indossato dal nobile rampollo e il capriccio della
maschera posta quasi in bilico sul cappello non mimetizzano i lampi del vigoroso
temperamento saettanti sul volto dellerede aristocratico. Ma a questa maturata
disposizione verso la realizzazione di effetti iconografici escogitati per illustrare i
reconditi palpiti dellanimo raccolti con losservazione visiva, appartiene la
soffusa tenerezza che nel 37 avvolge, pur nella rigida ufficialità della
rappresentazione, i lineamenti adolescenti nel Ritratto di Carlo Edoardo Stuart
conservato a Roma, in accordo continuativo con prove del decennio precedente come Ritratto
di bambina con ciambella o Ritratto di giovinetto, entrambi giacenti a Venezia
e straordinariamente efficaci nel fissare con approfondita perizia lintimo
smarrimento o il malinconico disagio avvertiti nelle pieghe nascoste di quel mondo
infantile "rubato" allinnocenza dei giochi per imporre prematuri
atteggiamenti di protocollare impersonalità. Squisita esplorazione psicologica articola
inoltre il Ritratto di Joseph Spence a Sierre o lambigua quanto inquietante
freddezza interiore comunicata con la livida espressione affiorante nel Ritratto di sir
John Reade a Washington. Risale ai medesimi anni trenta il Ritratto del conte
Daniele Antonio Bertoli depositato a Udine, in cui risalta la forza della scaltrita
esperienza di vita incarnata dal disegnatore e numismatico friulano installato a Vienna
presso la corte imperiale di Carlo VI, luogo dove Carriera, ricalcando il cammino di
numerosi pittori concittadini attratti dal mecenatismo teutonico, si recò nel 30
sotto gli auspici di unaristocrazia veneziana ansiosa di migliorare i propri
rapporti col sovrano asburghese, nonché il Ritratto di Metastasio ubicato a
Dresda, anchesso dipinto nella capitale austriaca in quanto il famoso musicista
divenuto protagonista del teatro italiano col restauro del melodramma risiedeva ormai da
tempo in loco.
Venere
e Cupido
Rosalba Carriera
1722/23 - Collezione Privata - Londra
Se il suo volto denuncia gli amari e consapevoli segni di una
sofferta esistenza, le diverse versioni col Ritratto dellimperatrice Amalia
dAustria insistono nel delineare una sensibile trasfigurazione sul profilo
esteriore dellaugusta consorte, sottoponendone i tratti anatomici a un sorprendente
processo di rigenerante abbellimento, vistosamente migliorativo di quelle parvenze
notoriamente poco attraenti. Rosalba avrebbe poi disseminato ulteriori testimonianze di
questindole ormai rivolta verso unindagine risoluta a travalicare il velo
esteriore delle apparenze, per assecondare una riscoperta inclinazione alla trascrizione
del vero, che intorno al 40 si applicò con manifesta energia alla severità
espressiva e alla solidità di forme asserite col Ritratto di Faustina Bordoni custodito
a Venezia, oppure si annunciava con la grazia forbita del moto danzante associato
allampio gesto delle mani nel Ritratto di Barbarina Campani, mentre le note
di gaia ironia immesse nel contemporaneo Ritratto di Caterina Sagredo Barbarigo a
Dresda lasciavano trapelare la decisa intraprendenza della nobildonna nel rivendicare una
disinvolta libertà dellagire contro le ingabbianti limitazioni dei codici
convenzionali. La miniatrice lagunare si scopre paradossalmente estranea nei confronti
della trascrizione effimera alla quale pur dedicava solerti strategie interpretative che
richiamavano a Venezia sovrani e illustri personaggi stranieri, ansiosi di posare per lei
durante litinerante stagione del Grand Tour italiano, in quanto il suo
sguardo non cede alla facile adulazione del sé inseguendo i valori legati
allavvenenza fisica. Infatti lAutoritratto del 1709, ora giacente a
Firenze, restituisce i lineamenti di una donna priva di particolare fascino esteriore, ma
orgogliosa nel sostenere la privilegiata appartenenza delle proprie qualità inventive al
ruolo estetico di cui si appresta a investirsi inquadrandosi col pennello ancora stretto
nella mano accanto allimmagine appena dipinta della sorella Angela. Altrettanta
obiettività si riscontra nellAutoritratto a Dresda o in quello di Windsor,
ambedue presumibilmente salienti agli anni trenta, dove non indugia nelladdolcire i
connotati fisionomici segnati dal tempo, sebbene intenda contemporaneamente rappresentarsi
con gli attributi di status ormai acquisiti in virtù del brillante percorso
professionale. Carriera aveva cominciato col sorgere del secolo rococò, impegnandosi
insieme alle sorelle Angela e Giovanna in unattività acquisita dalla madre secondo
un passaggio culturale declinato per via femminile. Figlia di un modesto impiegato, si
dedicò alla stesura di disegni per pizzi e a elaborare estrose fantasie di ricamo, ma
quando la crisi del settore impose a Venezia il lento abbandono del delicato mestiere e
una sollecita riconversione produttiva, trovò facile approdo nello strumento artigianale
della miniatura, genere "minore" di decorazione, utilizzata fino allora per
suppellettili domestiche e oggetti ornamentali come tabacchiere, medaglioni o cammei in
avorio. Non esiste unanimità tra i biografi sullaccertamento di autorevoli maestri
che ne abbiano guidato le prove esordienti, indicando talvolta nel nobile abate e
miniatore astigiano Felice Ramelli o in Giuseppe Diamantini i possibili candidati adatti a
rivestire tale funzione, dati gli stretti rapporti intercorsi con Rosalba durante gli anni
giovanili: si assiste comunque allaffiorare di radici culturali che riconducono agli
aulici modelli luministici pre-settecenteschi proiettati dalla narrativa erotica del
rinascimento veneto sullambiente artistico contiguo al corregionale Pietro Liberi,
poi ulteriormente arricchiti mediante i contributi cromatici del classicismo emiliano. Il
vigore creativo da lei introiettato erompe già nel 1700 col Ritratto di Anton Maria
Zanetti conservato a Stoccolma, nonostante lesecuzione, in cui compaiono le note
somatiche dellamico collezionista e incisore veneziano, dichiari una minore
accuratezza nella risoluzione delle sfumature pigmentarie, elevate poi a così preziosa
sigla lessicale nelle successive composizioni. Nella Fanciulla con colomba di Roma,
ivi inviata nel 1705 in occasione della sua ammissione presso lAccademia di San
Luca, il prestigioso talento rivelato dalla pittrice si enucleò attraverso la minuziosa
quanto virtuosistica libertà dellimpostazione luministica, giocata sul frangersi
degli specchi cromatici secondo un sapiente processo di trasparenze in cui fluivano le
soffuse armonie di sentimento innescate da Barocci già nel Cinquecento, e rispolveravano
oltremodo la conoscenza delle persuasive sperimentazioni condotte dal fiorentino Benedetto
Luti, pittore di ascendenze rococò che si cimentò lungamente con le proprietà
trascoloranti del pastello, per giungere agli apici di una tradizione locale già
vivificata nel secolo antecedente con le risorse inventive acquisite in Francia dal
Tempesti presso la scuola di Nanteuil. Non costituirà quindi evento fortuito
lespandersi di questa sedimentata esperienza allinterno del capoluogo toscano,
fino a configurarsi in opportuno stimolo per disporsi a sorreggere limpianto
formativo della miniatrice Giovanna Fratellini (1666-1731), la quale guarderà ai lasciti
formali della collega lagunare per accoglierne le morbide evocazioni dellintimo
sentire. Lesigenza di specializzarsi nella tecnica padroneggiata da Carriera
ingenererà dagli anni venti le precise richieste che una nutrita e insorgente schiera
femminile di aspiranti artiste, tra le quali i biografi annoverano i nominativi di
Marianna Carlevaris, Margherita Terzi, Angelica Gru, Rosanna Pozzola e Giovanna Messini,
indirizzerà verso lintento di apprendere i segreti di quella prassi creativa alfine
di assimilarne i sottili accordi della musicalità interpretativa, ma solo la friulana
Felicita Sartori riuscirà a perfezionare labilità degli strumenti conoscitivi in
una continua elaborazione delle proprie emanazioni stilistiche. Il connaturato convergere
di Rosalba entro le affinate partiture del rococò francese si attua già attorno al
1705-1706 con la garbata descrizione del frivolo cerimoniale alla toilette che
impronta la Dama che si acconcia i capelli di Cleveland o attraverso la svenevole
fatuità del gesto nella Flora a Monaco, per arricchirsi con lintermezzo
galante presenziato dal cicisbeo nella Dama che si taglia i capelli
dellErmitage, mentre il "cavalier servente" si appresta con melliflua
civetteria al racconto delle sue insipide facezie verso la donna attardata col maquillage
davanti allo specchio, o infine sincardina sulla flautata sensualità irraggiata
dalla Venere e Cupido conservata nel Devonshire. La fluida osservazione della Dama
al clavicembalo di Leningrado sembra invece offrire un dato di riflessione
autobiografica, omaggiando quelle doti musicali allepoca assai apprezzate nelle
giovani donne del ceto aristocratico o borghese come importante complemento educativo, e
alle quali la stessa autrice, insieme allimpegnativo esercizio del canto, dedicò
ampia passione e la verifica di brillanti studi. Verso la definizione di visibili ma
ancora incerte inflessioni sullesplicazione dei rilievi fisionomici, si orientano
intorno al 1708-1710 il Ritratto di Lucrezia Mocenigo depositato a Dresda e il Ritratto
di Agostino Suarez Cassin ubicato a Milano, in cui si ravvedono le operanti
suggestioni di Bombelli, mentre la realizzazione posteriore col Ritratto di Augusto III
di Polonia conservato a Vienna convalida invece il persistere di unevanescente
immagine dal timbro impersonale, ancora attardata entro lastratta fissità degli
schemi accademici. Quando saranno ormai diradati dal suo orizzonte semantico i più aerei
effluvi del rococò tramandati da Ricci e Pellegrini, per recuperare in fase avanzata di
maturità le prensili cadenze della matericità naturalistica, Carriera riuscirà a
imprimere sui consueti temi dellallegoria allegati ai Quattro elementi di
Dresda, o alle emanazioni del mito irradiate con le figurazioni di Apollo e Diana
allErmitage, tutte opere ascrivibili al 45, la solida robustezza di un
linguaggio vocalizzato senza rinunciare ai levigati fraseggi che ne hanno qualificato
larmonica bellezza delliconografia insieme alle sfrangiate luminescenze
dellassetto cromatico, abilitando infine una ricomposizione del tessuto visivo
maggiormente sedimentata sulla corporeità della forma. Soltanto limminente cecità,
sopravvenuta definitivamente nel 47 in seguito a inefficaci interventi oculari di
cateratta, innescherà nelle sue proposte pittoriche un processo di sfaldamento sulla
definizione del profilo estetico, culminato nellaccentuazione peggiorativa dei
propri tratti somatici e nella larvata spettralità del volto ravvisabile nellultimo
Autoritratto di Venezia, probabilmente da riferire al 46: segnali di una
lenta perdita delle capacità visive che sembra inaspettatamente preludere
allabbandono delle inimitabili sigle di piacevolezza fino allora offerte con
eleganza decorativa nelle consuete immagini di repertorio. Se la memoria di Rosalba subì
una lunga dimissione dalla critica artistica, a causa delle severe riserve mantenute nei
confronti di unepoca associata alla superflua frivolezza dellapparire in cui
veniva inscritto il ruolo di adulatrice interprete a lei ormai assegnato, per accedere
solo nel Novecento alla positiva riabilitazione di Roberto Longhi, la sorte biografica di
Giulia Lama attende tuttora una dignitosa riesamina tesa a valorizzarne lintegrità
del percorso creativo. Scomodo controcanto del confronto dialettico instaurato nel clima
rococò della Venezia settecentesca, questo talento femminile occupava una particolare
collocazione in cui confluiva la sua indole assolutamente refrattaria verso le soavi
levità e i morbidi contrappunti formali emanati dalle partiture lessicali di Carriera. La
scarsa disponibilità delle fonti biografiche riesce comunque a documentarne le
straordinarie diramazioni delle risorse intellettive, pronte a riversarsi con prensile
agilità nella raffinata composizione di versi poetici quanto a esplorare le frontiere
degli studi matematici, allora normalmente precluse alle donne, fino a ingaggiarsi in
attività di sperimentazione scientifica che la condurranno a ideare macchinari utili alla
lavorazione del pizzo, settore di produzione artigianale a cui, in sintomatica analogia
con Rosalba, forniva materiali dingegno creativo. Le notizie concernenti la
formazione evidenziano il suo stagliarsi entro un orizzonte semantico da cui il lucido
andamento delle linee grafiche, ancora trattenuto in una regia di aulico inquadramento
visivo e di controllato rapporto chiaroscurale nel disegno col Ritratto di Pietro
Grimani (utilizzato nel 19 da Antonio Zucchi per allestire lomonima
incisione), e che guarda con mirata consapevolezza allordito di realismo spontaneo
intessuto da Bombelli, si volgerà ben presto verso lirregolare configurarsi delle
torsioni espressive enunciato con la Crocifissione di S. Vitale a Venezia,
presumibilmente realizzata intorno al 30. Le lame di luce che tagliano di scorcio i
personaggi riuniti attorno alla buia scena della passione, creano bagliori istantanei da
cui le figure astanti sembrano scaturire come intensi dettagli di apparizioni fuggevoli,
però destinate a imporsi con lenigmatica forza del lampo visivo, in puntuale
corrispondenza coi dibattimenti formali rimandati nel 1734-36 dal San Girolamo di
Modena.
Ritratto
di Lord Boyne
Rosalba Carriera
1730 - Collezione Privata - Londra
Al 23 risale probabilmente lesecuzione
della Madonna e Santi a S. Maria Formosa a Venezia, che sincanala nei
raffrenati alvei di una maggiore effusione sentimentale, se raffrontata ai consueti
elementi convogliati nel repertorio dellartista lagunare, e inalbera inoltre le
risultanze di una stesura cromatica ancora ravvivata da tonalità chiare, senza
contaminanti ingerenze abitate dal "morbo" tenebroso diffuso epidemicamente
nelle opere successive. Tuttavia, la Gloria di una Santa ubicata nella chiesa
parrocchiale di Malamocco, nonostante il suo allestimento si disponga attorno al 35
segnala paralleli accostamenti con lanteriore tela veneziana, accreditando la
sedimentata convivenza di eterogenee partiture lessicali allinterno del corpus inventivo
redatto dalla pittrice. Brucianti effetti luministici investono con esplicita irruenza la
geometria diagonale dei personaggi nudi relativi al racconto Giuseppe in carcere
interpreta i sogni di due eunuchi del re dEgitto, in cui sinsinua lo
sferzante filamento nervoso delle mani che traduce i moti interni degli schiavi dopo
lascolto della diversa sorte loro riservata nelle fatali profezie appena annunciate,
mentre equivalenti laminature coloristiche fendono le figure dialoganti nella penombra
della narrazione biblica Elifaz, Baldad e Sofar consolano Giobbe. Allenergica
ripartizione simbolica del campo chiaroscurale soggiace inoltre lispirazione
tematica di Giuditta e Oloferne, adibita ad articolare il sapiente contrasto tra
leroina collocata nella manierata postura di orante con gli occhi rivolti al cielo,
accompagnata dallanziana servente affiorante come impercettibile traccia visiva dal
fondo scuro, e lignaro giacere del tiranno nel disarmato abbandono del sonno,
presagio della morte imminente, in chiara simmetria col rapporto luce-ombra offerto nella
scena Sansone e Dalila, inquadrata mentre il fiero guerriero ormai addormentato
subisce lesiziale taglio della propria fonte di forza; analoghe correlazioni sembra
offrire nei tardi anni quaranta il Martirio di SantEurosia presso Cà
Rezzonico a Venezia, mediante la potenza del fraseggio plastico adottato per qualificare
il corpo esanime della santa decollata ai piedi delluomo mentre espone con macabra
ritualità la testa recisa come un trofeo, illuminato solo superiormente dallintenso
chiarore che riesce ad amplificare la truculenta drammaticità dellevento narrativo.
Anziché uniformarsi alle serene armonie e ai graziosi fraseggi del
"barocchetto" veneto arieggianti nei ritratti di Rosalba (sebbene questi
ricevessero vigore umano tramite pulsanti inoculazioni di nettare naturalistico), ma
soprattutto distesi nelle fantasiose coreografie di Pellegrini, Sebastiano Ricci o
Giambattista Tiepolo, Giulia preferì accostarsi alla sintassi linguistica di Gian
Battista Piazzetta intavolando con lui proficui intrecci di scambio intellettuale, per
licenziare infine dalle sue significazioni lessicali quei segni interpretativi
"vincenti" di cui laristocrazia dominante si compiaceva salutando con
appagata soddisfazione la propria funzione acquirente. Scelse quindi di rinunciare al
viatico accademico-celebrativo di quelle facili committenze, al prezzo di una sofferta
emarginazione dal mercato artistico, poi ulteriormente patita a causa dellaperta
ostilità manifestata dagli intolleranti colleghi nei confronti del suo genio femminile,
per deporre in favore di una ricerca "minoritaria" però autonomamente
improntata ad aggiornare gli esiti della tradizione lagunare tardo-seicentesca innervata
dai cosiddetti pittori "tenebrosi", tra i quali si distinsero Antonio Zanchi,
Giovanni Battista Langetti, Pietro Bellotti e il tedesco Johann Carl Loth, che in
opposizione ai ritmi briosi e scopertamente edonistici delle decorazioni allegoriche
allestite da Luca Giordano sulla memoria del "chiarismo" veronesiano, attinsero
invece al filone delleredità tintorettiana elargendo nei loro dipinti di soggetto
prevalentemente religioso cupe atmosfere cromatiche e lividi innesti figurativi in cui
riecheggiava lopaco pessimismo di una condizione esistenziale indubbiamente
incrinata da segrete irrequietudini. Cadenze certamente ineleganti e impregnate di vivida
tensione, adottate con pertinacia da Giulia per animare lesigenza di trascrivere con
immediata chiarezza il messaggio annesso alla rappresentazione tematica e condensarlo
entro schemi maggiormente fruibili a una lettura di registro popolare, filtrando
unintima urgenza di trasporre lascolto delle proprie segrete inquietudini
sullo specchio drammatico delle mobili dissolvenze inserite nellapparato
iconografico. Questaffannosa "dissipazione" di energie interiori, da cui
erompevano i dinamici impeti della narrazione espressiva, ammantava le sigle stilistiche
di una personale quanto originale interpretazione dei contrasti chiaroscurali desunti da
Piazzetta e dal dalmata Federico Bencovich, i quali si erano avvalsi degli insegnamenti
ricevuti a Bologna presso la scuola di Giuseppe Maria Crespi per impugnare le solide
strategie realistiche elaborate il secolo precedente negli ambienti del classicismo
emiliano mediante le preziose esperienze di Ludovico Carracci e del Guercino. La rude
asperità dellAutoritratto preparato nel 25 e adesso depositato agli
Uffizi, conferma la ferma intransigenza della pittrice nello scandire i propri connotati
somatici con una tormentosa ed eccessiva durezza di travalicante naturalismo, adombrando
un evidente contrasto con le addolcite movenze visibili nel Ritratto di Giulia Lama realizzato
da Piazzetta solo qualche anno prima, fino a imporsi una rigorosa adesione
allautenticità delle corrispondenze descrittive con significative implicazioni che
investono il principio di autoaccettazione del sé incarnato in quellaspetto
sgradevolmente privo di fascino esteriore e certamente fonte di cocenti delusioni
affettive (ma anche professionali): note attributive daltronde tramandate con
dovizia nelle stesure agiografiche tuttora acquisite. Caratteri iconografici in cui si
corrobora la sua estraneità allansia di commisurarsi coi canoni di bellezza
estetica, improntano alla fine degli anni trenta lessenzialità di sintesi formale
abilitata con la Testa di vecchio custodita a Vicenza, o il convincente realismo
sostenuto con limpietoso risalto delle fisionomie senili nel Busto di vecchio con
rosario e in Busto di vecchio con libro, diagnosticando esemplari sintomi di
rigetto verso le coeve preoccupazioni distruire con liturgica operosità immagini
riversate sui delicati timbri retorici e sui silenti sussulti emotivi di un mondo
artatamente idealizzato. Lintrinseca specificità offerta nelle composizioni di Lama
si avvale di una drammatica carica di pathos che esplode foraggiando dense
inflessioni espressionistiche, attivate con violenti colpi di luce radente nel Cristo
coronato di spine presso leremo camaldolese di Monte Rua, ivi ubicato insieme al
Cristo sulla via del Calvario, per scolpire i profili delle larvate figure
emergenti dalloscurità con unesaltazione plastica di sorprendente efficacia,
secondo quel linguaggio disarmonicamente proteso a mantenere cangianti i connaturati
riflessi del proprio specchio creativo.
Roma, Novembre 2000 |