GRAZIA ARANGIO-RUIZ collabora con Artnet-Tentra proponendo divertenti curiosità, spesso "fuori dalle righe", idee personali, rarità. Chi volesse contattarla per suggerire altre singolarità artistiche e non, può scrivere a Grazia Arangio-Ruiz e-mail: md5312@mclink.it
Dronero, Ponte del Diavolo
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Ogni tanto arriva una notizia che lascia un po' stupiti, ma su cui non c'é nulla (o quasi nulla) da eccepire: é stato messo in cantiere l'ennesimo film tratto dal famoso, arcinoto romanzo/ capolavoro Jane Eyre di Charlotte Bronte che, lo confesso, a suo tempo non era rimasto scolpito indelebile nel mio Pantheon personale privato. Così, per dare una rinfrescata alla memoria, ho chiesto aiuto alla tecnologia moderna e ho lettola trama su internet. Allucinante! Non so rassegnarmi al pensiero che una storia così assurda e priva di senso abbia prodotto un capolavoro vivo e vitale che ancora oggi dopo più di un secolo continua a piacere e a ispirare versioni cinematografiche.
D'altra parte, se pensiamo che la Cappella Sistina ha come materiale di base pennello e vernice (certo, uniti al genio di Michelangelo...) e aggiungiamo la trama di Così fan tutte, certo, condita col genio di Mozart...
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Se un artista viene chiamato a creare un'installazione composta da un'unica pietra contornata da una serie di lamiere d'acciaio, la pietra deve essere super, e poi ancora ultra super. Ragione per cui Lee Ufan (é di lui che stiamo parlando) si è messo in cerca di questa Araba Fenice insieme alla schiera dei suoi collaboratori, uno dei quali alla fine ha commentato: "Mister Lee esamina rocce e pietre come fossero perle, smeraldi o diamanti".
La scelta è caduta su di un masso troppo pesante per essere spostato a mano. Niente paura! Si è fatto ricorso a un complicato potentissimo marchingegno e il lavoro è andato a buon fine, come si dice in gergo burocratico.
La filosofia di base, spiega Mister Lee, il punto focale é unire ciò che é natura con ciò che é cultura, vale a dire opera dell'uomo; e poi aggiunge che quando le pietre hanno un aspetto troppo naturale lui non approva: devono essere naturali, ma capaci di interagire con altre pietre. Niente male come paradosso, vero?
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Peter Greenaway, artista inglese dotato di grande talento e fantasia, nonché di leonino coraggio, si é dedicato a una sorta di rilettura in chiave ultra moderna, per non dire avveniristica, di grandi capolavori del passato, a cominciare da l'ULTIMA CENA di Leonardo da Vinci. Utilizzando tutte le risorse della tecnologia moderna, l'artista ha trasformato gli antichi capolavori in una maxi festa di suoni, luci e colori che ha portato in giro per il mondo ottenendo ovunque grande successo. Uno spettatore entusiasta ha dichiarato: "Se Leonardo fosse qui oggi con noi sarebbe 'uomo più felice del mondo". (Inutile dire che non sono mancati i soliti parrucconi bastia contrario sempre pronti a criticare tutto e tutti, ma si è trattato di un'esigua minoranza e il successo é stato proprio trionfale).
Piccola notazione mia personale. "ULTIMA CENA" tradotto in inglese diventa "Last Supper". Ebbene, chiedo scusa a tutti, specialmente al Sommo Leonardo, ma a me viene in mente la pappa col pomodoro.
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E'
successo qualche anno
fa
Sappiamo bene che gli Stati Uniti spesso sono preda di terribili uragani che travolgono tutto ciò che incontrano sul loro avanzare. Un tempo ognuno di questi mostri ruggenti veniva identificato con una sorta di numero di matricola, finché un giorno uno degli addetti ai lavori ha avuto l'idea (geniale?) di utilizzare al posto del numero un nome di donna. Dolce omaggio a una fanciulla amata e lontana? Sfogo consolatorio pensando una moglie un po' bisbetica? Non lo sapremo mai, ma sappiamo che le donne americane, femministe e non femministe, non hanno accettato il nuovo sistema, si sono fatte sentire alla grande e alla fine hanno vinto. Da diversi anni ormai i cicloni a nome femminile si alternano in piena tranquillità e amicizia con quelli a nome maschile.
Morale della favola: se hai ragione, combatti e vincerai!
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ROMA, SPLENDORI E TRISTEZZE
Due questioni destinate a rimanere infinite
Prima questione. Lo scorso 30 maggio é stato inaugurato il Ponte della musica. Leggo dai giornali "Un'arcata unica di 120 metri che scavalca il Tevere, una mano tesa che unisce sport e arte, allo stesso tempo simbolo e auspice della candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2020". Un poco stupita, cerco di immaginare la distanza tra il Ponte e la zona dell'Eur destinata a ospitare EVENTUALMENTE, le future Olimpiadi se, Dio ci scampi, dovessero essere assegnate all'Italia. La costruzione ha impegnato uno dopo l'altro ben tre sindaci. Quali le opinioni dei romani? Molto assortite, naturalmente. Bello, brutto, inutile, troppo costoso, non serve a niente, ecc. e con il tempo, man mano, se ne vanno aggiungendo altre: manca di originalità, è troppo originale, stride con il contesto in cui è inserito, in sostanza é un semplice prolungamento dell'Auditorium e nulla più ; non si capisce cosa c'entra con le Olimpiadi, come verrà sistemata la parte sottostante, grandemente esposta al rischio di trasformarsi in una discarica? A mo' di conclusione aggiungo una mia proposta: una gara aperta a tutti su come avrebbero potuto essere utilizzati meglio gli OTTO MILIONI del costo totale
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* * * * Seconda questione. <<<<<<ogni volta che passo davanti all'Ara Pacis non riesco ancora a consolarmi alla vista di quanto é squallida nonché e inadatta al ruolo, la teca che le hanno costruita addosso credendo di fare un piacere a Lei e a tutti noi. Ma, dato che il peggio non é mai morto, nuove nubi si vanno addensando in quella zona così importante e così cara non solo a noi romani: si riparla del sottopasso lungo ottocento metri da ponte Cavour a ponte Matteotti che in teoria dovrebbe avere un impatto benefico per tutta la zona, ma che a parere di molti, tra cui la sottoscritta, porterebbe solo danni senza nessun vantaggio compensativo, e per di più metterebbe a rischio il preziosissimo bosco di novanta platani che fa parte integrante della bellezza del luogo. la mia principale speranza é che, data l'attuale micragna imperante, non si trovino i soldi (TANTI) che sarebbero necessari
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Una questione nuova:
Ponte Milvio e la battaglia dei lucchetti E' stato un libro di grande successo tra i giovani a far nascere, tempo fa, l'idea di sigillare in modo un po' singolare una promessa d'amore: fissare un lucchetto sulla spalletta del Ponte Milvio e poi gettare in acqua la chiave. Grande successo, intere scolaresche che anelano a compiere il rito, giubilo generale; ne parlano i giornali, anche stranieri. Tutti contenti? Mah. Passa il tempo e cominciano dissenso e obiezioni, specialmente da parte dei residenti. Troppa confusione, la zona finisce per risultare degradata; la confusione stimola l'ambulariato (sic). Un elemento giudicato da molti ampiamente negativo e tale da chiudere definitivamente la questione? Si è saputo che molte coppie poco dopo aver compiuto il rito del lucchetto si sono separate. (0hibò) . Qualcuno suggerisce un'idea geniale: traslocare i lucchetti sul Ponte della Musica. (Scusatemi se non commento...)
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POST SCRIPTUM
Buon anno a tutti