Quale il senso profondo, la memoria ultima,
dell’oggetto anello? Ricercarne
l’essenza, l’ancestrale simbologia, ha ancora una sua validità? Il piegarsi
all’esigenza di trasferire stati d’animo, emozione, desideri ma anche angosce,
domande inquiete, incertezze ne mutano l’accezione?
Il processo speculativo sull’oggetto “anello” non
penso ne modifichi il significato ma l’accresce di valenze “altre”, spostando
la forma da un mero oggetto d’uso che sottostà ad un bisogno borghese a un
artefatto le cui sfaccettature si espandono nei mille rivoli del pensiero.
“Un ponte parallelo al fiume” è la testimonianza
dell’elaborazione e dello sviluppo dell’oggetto anello inteso come scultura
corporea e mezzo di comunicazione: espressione, musica, messaggio, sentimenti,
segno del tempo, ornamento, gioco sono lessici di uno studio che porto avanti
da anni a conferma
di un’esigenza, di uno stimolo al fare.
Ricercare il “bello” nella forma, nella sua inquietudine,
spesso nell’aggressività che lo sottende, mi spinge ad un eclettismo nel fare
per dare visibilità a quella moltitudine di memorie che emergono febbrili e mi
spingono ad ulteriori conoscenze.
Una particolare ricorrenza, 40 anni di attività nel
campo orafo, ha suggerito il tema dell’anello inteso come simbolo d’amore e di
fedeltà nel tempo. Continuità quindi nella ricerca di lessici propri, di un
linguaggio che invade la mente e spinge le mani ad un fare, un fare ancestrale,
sotto il severo controllo di un “mestiere” antico: plasmare forme, modificare
spazi, giocare con materie e colori per stimolare l’immaginazione e l’emotività
dell’utente.
L’anello è una forma geometrica perfetta, circolo
chiuso che segue l’uomo nel sentiero della sua storia, imprigiona la poesia dei
ritorni; anello dopo anello, esso offre a chi vuole afferrarla la catena della
solidarietà, del rispetto, della dignità nel “fare” dell’uomo.
Nei
quaranta anelli che presento, irrompo forme e sintassi come all’anello della
vita si affiancano tradimenti, dolori, angosce, gioie e amori; il cerchio si
spezzetta in una lunga, frammentaria linea di emozioni e sentimenti che solo il
gioco, un ludico fare sempre presente nel mio pensiero, rende dialettico
contrapponendo la gioia al dolore, la leggerezza alla pesantezza, l’anima al
corpo, la tecnica all’idea, l’intuizione alla conoscenza.
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La mostra “Un ponte parallelo al fiume”, presenta
quaranta anelli ideati e realizzati, nel 2002, da Fausto Maria Franchi, negli
studi di Roma e di Todi.
L’anno di riferimento è dato, oltre che da esigenze
stilistiche, da stimoli della vita esterna: sentimenti – segni - valori che si
riflettono sul fare e ne determinano il contenuto scrivendo così una storia
emozionale che va dal 1962 al 2002.
All’ombra di 40 anni di continuità espressiva nel
campo del gioiello artistico, il nostro offre un inedito repertorio
iconografico, un desiderio di progettare e di fare, cedendo al visitatore il
percorso della propria ricerca