(R)evolution

Rassegna internazionale di fotografia digitale

Museo della Scienza e della Tecnica "Leonardo da Vinci"

Milano Ottobre 1998

Catalogo "Zoom"

Info: www.zoom-net.com

 

 

 

di Daniele Perra

 

Si è conclusa (R)evolution, rassegna internazionale di fotografia digitale ospitata dal Museo della Scienza e della Tecnica "Leonardo da Vinci" di Milano e contemporaneamente dalla galleria Bianca Pilat.

La mostra è il frutto di una ricerca intrapresa da Rosanna Checchi che ne è la curatrice, per Zoom Magazine che per l'occasione ha organizzato un seminario sul diritto d'autore, laboratori didattici ed incontri. Sebbene si debba riconoscere da un lato la scelta coraggiosa di organizzare una mostra di fotografie digitali in un panorama nazionale che è ancora lontano nell'indagare la grande rivoluzione elettronica nell'ambito delle sperimentazioni visive e promuoverne i risultati, è bene sottolineare dall'altro i limiti ed i confini di quella che doveva rappresentare la "vetrina" dell'evoluzione artistica nell'uso del linguaggio digitale. E' bene innanzitutto specificare che si trattava di fotografia digitale e non di immagine digitale tout court, ovvero creata solo ed esclusivamente attraverso l'ausilio dell'elaboratore elettronico. Vi era inoltre una confusa contaminazione tra ambiti professionali diversi, ovvero molti autori appartenevano al mondo della moda ed i lavori ne erano la diretta manifestazione, altri a quello della pubblicità e del commerciale, altri ancora, forse un numero ristretto, rientravano nell'ambito dell'arte visiva. Il mezzo tecnologico, nel caso specifico il computer, ha enormi potenzialità nel creare nuovi habitat, nuovi spazi artificiali, ri-creati autonomamente attraverso il linguaggio numerico, ma nella mostra milanese a prevalere era l'utilizzo del computer nella manipolazione, nella rielaborazione e nell'alterazione di un corpus già esistente, un'immagine fotografica (analogica) semplicemente deformata, modificata, mutata (digitale) senza grandi contributi apportati dalle potenzialità di software per la costruzione di immagini ex-novo, dall'invenzione di pattern visivi inusuali alla creazione di texture fantascientifiche.

L'artista che usa le tecnologie deve necessariamente sfruttare le potenzialità del mezzo che utilizza ma allo stesso tempo spingersi oltre, superare certi confini comunicativi e rappresentativi. L'utilizzo delle icone ripescate dalla storia dell'arte è purtroppo ancora ampiamente sfruttato: ciò rende un'immagine digitale già obsoleta in partenza. Non si va al di là di rielaborazioni o appropriazioni di opere storiche famose e largamente diffuse, collage tecnologici dove a volte i riferimenti sono a dir poco eclatanti (Seurat, Magritte, Dalì, persino Van Eyck). Siamo lontani da artisti come K. Sims, W. Latham, Y Kawaguchi, M. Benayoun, Bériou che nella'ambito della computer animation hanno fatto indagini molto interessanti, creato nuovi modelli di rappresentazione o forse sarebbe meglio dire presentazione. Sicuramente le immagini presenti a (R)evolution sono piuttosto suggestive, con un côté anche spettacolare ma lasciano un senso di incontrollata nausea nostalgica da déja-vu. E' anche vero che negli ultimi anni vi è stato un confluire di ambiti operativi diversi e a volte una loro sovrapposizione, basti pensare alla moda che mai come ora invade i terreni dell'arte visiva (o viceversa?) a D. Byrne che entra (non come visitatore) nelle gallerie d'arte o Peter Gabriel, reperibile nei reparti di CD-Rom delle librerie.

Abbiamo avuto in passato esempi straordinari dell'utilizzo del mezzo fotografico in modo rivoluzionario, basti pensare ai rayographs di Man Ray o ai corpi sensuali e allungati di Brassaï. Il binomio "fotografia" e " digitale" sembra quasi essere un paradosso a priori. Perché mai utilizzare il computer per realizzare delle immagini realiste ottenibili attraverso particolari trattamenti, accorgimenti, manipolazioni in fase di stampa, sovrapposizioni, distorsioni prospettiche e non sfruttarlo nelle sue straordinarie funzioni e potenzialità? Vista la crescente diffusione e commercializzazione della macchina fotografica digitale che diviene una vera e propria periferica da collegare al computer e la possibilità di scaricare le immagini nell'hard disk e rielaborarle attraverso software ormai di largo consumo, diventa sempre più difficile sorprendersi da "fantasiose rivisitazioni" di vecchi collage artigianali.

La mostra oltre ad un catalogo ricco di immagini con interventi di vari critici era accompagnata da un CD-Rom rigorosamente per piattaforma Windows (decisamente politically INcorrect visto che ci si avvicina ad una standardizzazione di formati) e privo di grandi sorprese. Una compilazione di gallerie e musei di diverse città del mondo, portfoli degli artisti ed un breve demo un pò demodé del web-site di Zoom. Tra gli artisti , a mio giudizio, più interessanti segnalerei: Bianco & Valente, Tullio Brunone, Danièlle Kwaaitaal, Daniel Lee, Prema Murthy, Joseph Squier, Occhio Magico che sembrano seguire maggiormente l'onda evanescente della (R)evolution of digital imaging.