ORO D’ARTISTA
Artisti – orafi e orafi –
artisti
di
Paola Gerosa
La galleria Venice Design Art Gallery di Venezia, in cui si svolge la mostra, offre da sempre spunti per ammirare gioielli/divertissement di artisti dediti normalmente ad altre forme d’arte, quali Fontana, Braque, Dalì e molti altri della stessa levatura.
L’esposizione che si svolge dal 30 agosto a novembre 2002 presso San Samuele, è aperta dalle 10,00 alle 13,00 e dalle 15,00 alle 19,00; sabato e domenica con orario continuato.
L’oro è sempre stato un punto di incontro nel mondo dell’arte. Per qualcuno è un punto di partenza, per altri rappresenta il proprio microcosmo. Per altri ancora è un divertissement, L’occasione sempre piacevole di fare un omaggio alla bellezza. La mostra vuole prendere come simbolo Pietro Consagra, artefice di architetture, di sculture a livello urbanistico e di straordinari capolavori nel mondo dei gioielli. La mostra presenta questi vari aspetti in una scintillante accrochage di materiali preziosi, di forme e di colori racchiusi in piccole opere d’arte.
Per molti artisti disegnare un gioiello rappresenta un gioco, poter spaziare con la fantasia anche nei preziosi materiali e nelle ridotte dimensioni. Se si pensa in particolare alle numerose sculture stradali di Consagra, la notevole differenza di grandezza appare subito evidente. Come anche molti altri artisti nel tempo, quali Balla, Braque, Dalì, anche Consagra ha sperimentato quasi tutte le tecniche nella sua lunga carriera.
L’interesse verso la decorazione e l’artigianato in genere assume piena dignità nella ricerca artistica contemporanea, dai futuristi in poi diverse sono le occasioni di rivalutazione dell’”artigianato artistico”, praticato da pittori e scultori d’avanguardia senza alcun timore di scadere di tono, semmai con la volontà di allargare il campo della sensibilità fino a comprendere tutti gli oggetti del vivere moderno.
L’accordo tra creatività e fruibilità si pone nell’esperimento continuo delle qualità decorative e immaginative del gioiello, punto d’incontro di diverse esigenze espressive eppure luogo in cui ogni scelta trova la sua armonizzazione.
L’atteggiamento creativo degli artisti contemporanei nei confronti del gioiello non comporta una tendenza culturale o una ideologia estetica da seguire, coinvolge piuttosto, il singolo autore in una serie di scelte formali legate alla riconoscibilità del proprio linguaggio, rispetto al quale l’esigenza di fare un gioiello esprime un preciso riflesso della sua poetica, l’incidenza del proprio stile o di un particolare aspetto del suo percorso. Un esempio lampante in tal senso è Caporossi con le sue “E” riprodotte anche nei gioielli e in materiali preziosi come sono nei suoi quadri.
Va inoltre sottolineato che progettare gioielli non è mai un momento decisivo nella ricerca di un pittore, la sua importanza è sempre relativa, semmai importa stabilire volta per volta quale sottile corrispondenza esista tra le complesse ragioni del proprio linguaggio e quelle applicate alla forma dell’oggetto in questione, alle materie preziose che lo identificano.
Vero è che gli artisti contemporanei, dal 1945 a oggi, hanno spesso mostrato interesse solo nel disegnare gioielli, lasciando che questi disegni, a volte solo indicativi, fossero interpretati e realizzati da abili e raffinati gioiellieri come Fumanti e Ghepardi a Roma e Montebello a Milano. Alle virtù artigianali di questi magistrali creatori ed esecutori sono dunque andati tutta la responsabilità e il carico della realizzazione, della scelta al trattamento delle pietre e dei metalli, operazione di grande fascino.
E’ altrettanto vero che in altri casi la pratica del gioiello non è stata più una zona periferica o casuale del lavoro artistico ma una dimensione interna e conseguente all’immaginazione materiale e creativa dell’autore. Questa sensibilità si rivela soprattutto nell’applicazione degli scultori che hanno sviluppato una maggiore attitudine con le proprietà materiche delle forme plastiche a con la fisicità delle superfici, e qui l’esperienza di Arnaldo e Giò Pomodoro dagli anni Cinquanta in poi è senz’altro illuminante.
Pietro Consagra realizza il suo primo gioiello nel 1947, per un’amica. E’ un ornamento di barbarica eleganza da sfoggiare con fierezza in difesa delle ragioni dell’astrattismo, come ricorda l’artista offrendo le coordinate per comprendere la dimensione creativa in cui nascono questi piccoli lavori “a senso unico” da uomo a donna. La collana, composta da elementi di lamiera d’ottone tagliati con le tronchesi e montati in una successione che dal grande arriva al piccolo, è datata agli anni della partecipazione a “Forma 1”, durante i quali l’artista getta le basi del suo linguaggio plastico fondato sulla frontalità della scultura che vive di profili disegnati nello spazio.
Masenza, con cui collabora a partire dal 1960, i Fumanti e Montebello prendono in considerazione aspetti diversi della personalità di Consagra, scegliendo i disegni che maggiormente rispondono alla loro cultura del gioiello. Disegni del tutto simili a quelli per la scultura, che l’artista esegue quasi automaticamente, accettando la sfida della frontalità, scelta non come limitazione ma come palestra di infinite variazioni sul piano, dal piccolo al grande, fino alla scala dell’architettura. La produzione uscita dal suo studio consiste principalmente in spille ricavate da una lastrina d’oro tagliata, in cui si riconosce via via l’evoluzione dell’argomento segnico del suo linguaggio, quasi ossessivo, sebbene rapportato alla dimensione privata del gioiello, alla specificità del piccolo formato e della lavorazione dell’oro.
Altra cosa sono i gioielli che nascono dalla collaborazione con Masenza: spille più raffinate, costose ed eleganti in oro bianco e pavé di brillanti o in oro giallo che lega tra loro in un disegno armonico, sempre caratterizzato da un andamento in crescita verticale, pietre dure, coralli bombati e brillanti. L’incontro con Montebello segna una progettazione meno tradizionale, nonostante il programma di quest’ultimo di avviare la produzione di piccole serie. Accanto alla realizzazione di ornamenti più tradizionali, bracciali, orecchini e spille, utilizzabili anche come pendenti per collana, questi ultimi a volte vivacizzati dalla lavorazione a smalto in colori brillanti, particolare attenzione merita la creazione, nel 1969, di gioielli, nel loro complesso più inventati e impegnativi da indossare, in sintonia con una nuova cultura dell’adornarsi tipica di quegli anni. Progettazione che dimostra da parte dell’artista un più profondo e diverso pensiero della donna da “vestire” di delicate tramature di metallo prezioso.
Le difficoltà dell’arte astratta e del gioiello andavano di pari passo. Il concetto di astrazione allontanava il gioiello dalle fantasie delle donne.
Prima del femminismo, dal 1969 al 1971, fare un gioiello era ancora facile. Si visse con molto entusiasmo nel laboratorio eccitante inventato da Gem Montebello: Gioielli d’Artista a Milano. Con l’insorgere del femminismo si nascosero le fantasie; i gioielli entrarono in crisi anche per il terrorismo e si passarono anni tormentati e bui. L’oro divenne peccaminoso. Superata la crisi, verso la fine degli anni Ottanta, prolificarono i laboratori per la produzione di oggetti preziosi unici.