Intervista a Renato Nicolini
di
Ida Gerosa
Nella sua veste di Presidente del Palazzo delle Esposizioni a Roma, risponde ad alcune domande l'arch. Renato Nicolini (assessore alla cultura del Comune di Roma tra la fine degli anni '70 e gli inizi degli anni '80) noto per essere stato innovativo, con idee d'avanguardia.
Oggi, tutti sperano che porti una ventata di freschezza con proposte alternative anche al Palazzo delle Esposizioni.
Negli anni d'oro del suo "assessorato" ha trasformato Roma nella capitale dell' "effimero", regalando ai romani spettacoli all'aperto: manifestazioni, incontri con il teatro e il cinema, con la musica e il ballo; creando vere, grandi "feste" di massa con serate di divertimento e di cultura.
Ida Gerosa - Lei è stato l'assessore più creativo e con le idee più avanzate. Credo che tutti i romani gliene siano grati e che abbiano di lei un ricordo di riconoscenza.
Renato Nicolini - Contraccambiato. Anch'io ho un ricordo bellissimo delle folle che hanno partecipato, senza di loro non ci sarebbe stato nulla. E' l'importanza dell'interattività...
I.G. - Forse quello è stato uno dei punti di partenza per arrivare a rendere "accettabile" l'installazione all'aperto, e per creare un forte rapporto con lo spettatore.
R.N. - Proprio nell'81, tutta "l'estate romana" ha lavorato nell'interattività... Questo è stato il vero segreto, ed oggi lo possiamo rivelare. Il pubblico che cercavamo era quello che interagiva con le proposte più impensabili e l'abbiamo trovato.
L'ho notato a Massenzio dove era stata fatta la prima proiezione all'aperto, a pagamento.
Venendo dall'ospedale, dove proprio quel giorno era nata mia figlia Ottavia, sul tardi, verso mezzanotte, sono andato a vedere se la manifestazione stava avendo successo e mi sono trovato seduto tra la classica famiglia romana che (forse oggi non esiste più) stava continuando il suo "picnic" mentre guardava e un gruppo di ragazzi che si passavano, presumo, uno "spinello".
Ho capito in quel momento che il meccanismo funzionava perché interagiva con tutti. La proposta culturale andava bene.
Inoltre, una prima manifestazione teorica di video, teorica perché purtroppo rovinata da una pioggia battente che la fece saltare, fu quella chiamata "Parco centrale".
Avevamo pensato a quattro luoghi, la "città del teatro" a via Sabotino, la "città della musica" al vecchio Mattatoio e una "città del ballo" sull'Appia Antica. La quarta sede era a Villa Torlonia dove avevamo costruito una "passerella video" su cui, durante il giorno, si potevano vedere i nastri registrati.
C'era quindi, da parte nostra, una forte attenzione alla televisione.
Del resto nel '79, anno boom della "estate romana", abbiamo ospitato "Video '79" al Museo del Folklore a piazza S. Egidio. E guardando il catalogo della mostra "La coscienza luccicante. ..." trovo gli stessi artisti che c'erano quell'anno. Inoltre al Mattatoio sia nell'84 che nell'84 abbiamo ospitato la "Città elettronica". Mi sembra ci fossero anche alcune installazioni.
I.G. - Di questa mostra appena citata "La coscienza luccicante. ...", che cosa ne pensa?
R.N. - L'interesse della mostra, per me, consiste nel fatto che come in un cocktail ben dosato, sono presenti ingredienti anche molto diversi. Dalla sezione degli storici, alla rotonda centrale dove espongono gli artisti monografici.
Quello che trovo indovinato è l'accoppiamento di opere nuove con quelle di artisti storici.
Non c'è dubbio che in futuro ci sarà bisogno di proposte forti, che siano anche comprensibili. L'immaginario elettronico può offrire molto.
I.G. - Come Presidente del Palazzo delle Esposizioni, pensa di fare dei cambiamenti, anche dal punto di vista logistico?
R.N. - Si, vogliamo riprendere l'antico progetto e anche fare qualche innovazione all'interno del Palazzo.
Vorrei introdurre un sistema più europeo con alcuni spazi ad accesso gratuito e altri con ingresso a pagamento per ogni specifica mostra, forse riducendo il costo del biglietto.
Vorrei che il Palazzo si caratterizzasse per una sua forte personalità.
Mi piacerebbe fare ogni anno due o tre grandi mostre, di quelle che durano cinque, sei mesi e ... magari fuori c'è una lunga fila in attesa.
I.G. - Questa mostra di arte elettronica, inaugurata a settembre, ha avuto un riscontro di pubblico straordinario, forse impensato. Ho visto affluire un'infinità di gente e ... di tutte le età. Credo che oggi si avverta la necessità di qualcosa di "nuovo" e rispondente al mondo contemporaneo. Ormai siamo abituati ai video e i computer fanno parte del nostro quotidiano, penso che tanti, se non tutti, sono pronti all'arte elettronica.
Al di là di questo, vorrei parlare con lei delle questioni logistiche del Palazzo.
Pensa che sia possibile utilizzare la rotonda centrale di ingresso per farla diventare un punto di incontro con panchine, piante, video, dove le persone possono entrare liberamente e trovare anche alcune stazioni di computer da cui poter accedere in Internet?
R.N. - Questo lo dovremmo vedere con gli architetti. Le possibilità sono tante. Io penserei di creare all'entrata un corridoio libero, dalla biglietteria fino al bar, ma ho anche visto che il centro della rotonda è un elemento di richiamo, che qualifica la mostra in corso.
Per le possibilità che mi indicava c'è un ingresso indipendente su via Milano, ma ce n'è un altro verso uno spazio utilizzato ora come Biblioteca. Quest'ultimo potrebbe diventare il luogo per i bambini, una sorta di "Villette".
Vorrei inoltre creare locali più piccoli dove fare mostre brevi (due settimane) di artisti contemporanei.
Poi la mia idea sarebbe di avere accanto alle mostre, alcuni ambienti dove il pubblico può entrare liberamente e trovare servizi di Bookshop o di informazione in cui accedere a notizie riguardanti le mostre più importanti, da quelle a Roma fino a quelle in tutto il mondo.
Vorrei trasformare questo Palazzo inserendo schermi a cristalli liquidi, video...
Insomma farne un luogo dove ci si incontra, dove si scopre un po' di tutto e ci si diverte.
A settembre scorso mi sarebbe piaciuto aprire non solo con la mostra "La coscienza luccicante. ...", ma presentare al pubblico un vero e proprio "Palazzo elettronico".
Luglio e agosto sono mesi un po' più fermi dal punto di vista culturale, per cui in quel periodo immagino il Palazzo pieno di temi frivoli, come ad esempio potrebbe essere una mostra su Totò, su Francesca Bertini o sulla moda ... Poi a settembre, prima di iniziare le grandi mostre, mi piacerebbe dedicare un mese all'elettronica.
Se qualche Ditta fosse interessata si potrebbe mettere in contatto con il Direttore Generale Emanuele Bevilacqua ... Insomma riaprire con "il mese dell'Elettronica" dove ci sono i video, le installazioni, ma anche, perché no, i videogame.
I.G. - Durante il "Settembre elettronico" si potrebbe anche fare una serie di incontri con artisti che operano in questo senso, per creare tra operatori e spettatori un dibattito costruttivo.
R.N. - Sarebbe una bella idea. Non mi dispiacerebbe fare una sorta di "Artista del giorno".
Mi sembrano molto buone le idee di Renato Nicolini.
Mi piacerebbe tanto se riuscisse a trasformare il Palazzo in un luogo più fruibile da tutti, facendolo diventare un punto di riferimento per le grandi mostre, per quelle di durata minore pur sempre importanti, uno spazio di istruzione interattiva per i bambini, e anche un luogo di informazione e di opportunità di ingresso in Internet.
Ma sarei ovviamente felice se riuscisse a farlo diventare il posto dove conoscere e approfondire un'arte d'avanguardia come quella elettronica, per toglierle l'etichetta di arte da "esperti" e farla entrare a diritto nei normali circuiti.
(settembre 1998)