Abbaglio di note
ida gerosa

ida   gerosa

ARTE  E  MUSICA    Il suono della Computer Art

 

a cura di  Manuela Annibali

musica        Enrico  Cosimi

 

 

 

 

inaugurazione  venerdì  9 novembre  2007  ore  18,00

dal  9 novembre 2007  al 29  novembre  2007-10-05

 

 

 

 

Museo  Nazionale  degli  Strumenti  Musicali

Piazza Santa Croce in Gerusalemme, 9/A   Roma

 

 

Dobbiamo essere il cambiamento che

desideriamo vedere realizzato nel mondo.

                                             Ghandi

 

IL  SUONO  DELLA  COMPUTER  ART

 

Ida Gerosa

 

Quando Manuela Annibali mi ha proposto di fare un’installazione di Computer art al Museo degli Strumenti Musicali, ho pensato alle idee che mi hanno sempre accompagnata fin da quando, ormai 25 anni fa, ho iniziato a fare ricerca nel campo della Computer art per arrivare a creare una nuova maniera di espressione. Il mio desiderio costante era partecipare alla trasformazione che vedevo attorno a me, ma soprattutto sentivo dentro di me. Ero convinta che il mondo, e quindi l’arte, stessero cambiando radicalmente e velocemente e volevo partecipare all’innovazione, per lasciare il mio pensiero e la mia impronta.

In questo caso, riferendomi al luogo, ho pensato di costruire una mostra aderente all’ambiente che la ospitava.

Ho pensato agli strumenti esposti che parlano di armonia, alle note musicali che, nel Museo, sembrano aleggiare sempre e dovunque.

Del resto lo spettatore sensibile, mentre guarda un’opera d’arte, ma anche quando ascolta un concerto viene avvolto da vibrazioni che si trasformano in sensazioni diverse molto forti. Ha l’impressione di sentire quei suoni che gli fanno percepire i significati dell’opera stessa.

E attraverso le immagini create al computer è possibile ascoltare la voce dell’arte, far sprigionare una sorta di energia che si traduce in racconti, che esaltano le emozioni dell’essere umano di sempre. Dal passato che è nella nostra memoria, a un presente denso di segnali attuali, contemporanei. Infatti è talmente forte il filo che lega il pensiero dell’artista alle immagini che crea con un computer, da permettere a lui stesso e allo spettatore di andare oltre la realtà e di galleggiare in uno spazio infinito. Spazio che sembra sconosciuto, ma che in realtà ci appartiene. Esso è il luogo dove riappaiono le situazioni, i ricordi forse dimenticati, forse accantonati.

Ecco, questo è quello che intendo per “Il suono della Computer art”.

E’ un suono che trasmette l’eco della nostra essenza, del nostro pensiero che così diventa libero di vagare nel silenzio (sonoro). La sospensione delle note che aleggiano attorno e dentro di noi, in una penombra conciliante, ci fa viaggiare guidati da un flusso di stimoli e di ricordi.

Ci si ritrova spettatori del nostro personale spirito, ma anche di quello universale.

Il percorso delle installazioni che si susseguono è stato guidato da questi pensieri.

Nello spazio che precede la 1° sala espositiva, in una penombra discreta, galleggiano sulle pareti note in movimento che sembrano danzare, viaggiare nel tempo e ci avvolgono.

Nella prima sala espositiva ho pensato ad un pentagramma debolmente luminoso sul quale poggiare alcune grandi sfere bianche (note) sulle quali, alternativamente, appaiono diverse immagini fisse.

Il corridoio è illuminato da un pentagramma luminoso che introduce all’ultima sala.

Ci si trova, così, dentro un grande spazio circolare che simboleggia una sfera. E’ il cuore di una nota musicale.

Attraverso le molte brevi diverse proiezioni che si spostano da una parte all’altra, ho pensato di ricostruire le emozioni che provano le note stesse ad essere suonate. Adoperate per le melodie e suonate dolcemente, ma anche con stacchi acuti o tirate, allungate, contorte, moltiplicate, ripetute…

Ho cercato di essere, di ragionare come se fossi una nota musicale. Per provare le stesse emozioni. Emozioni che poi penetrano in noi.

La mostra, quindi è incentrata sulla rappresentazione visiva dell’armonia generata dalle note musicali.

 

 

 

La Computer Art di Ida Gerosa

 

Domenico Scudero

 

Osservando il lavoro di Ida Gerosa di quasi tre decenni, ricordo di quante e quali difficoltà abbia trovato lungo il cammino l’idea di un’arte realizzata attraverso il computer. Ancora negli Anni Ottanta, mentre impazzava l’euforia per i primi personal computer per le famiglie, presso il circuito autorevole dell’arte contemporanea era davvero difficile poter osservare dal vero le prime esperienze che in questo campo cominciavano a dare i propri frutti.

In quegli anni di riflusso pittorico l’idea di un’operatività realizzata attraverso l’ausilio del mezzo tecnologico suonava come un’eresia, dai più accantonata in fretta. In quegli stessi tempi Ida Gerosa, in una splendida solitudine, stava affinando le sue ricerche grazie all’ausilio dei più complicati e macchinosi strumenti grafici disponibili. Osservarla adesso ritratta al lavoro negli spazi del CNR di Frascati con un plateale e gigantesco dispiegamento di supporti tecnologici, produce ancora oggi lo spaesamento che quelle immagini prodotte dai complicati elaboratori dell’epoca permettevano. Le macchine IBM che avevano conquistato il primato grafico, che sarebbe stato poi scavalcato dalla tecnologia Apple, rendevano possibile la creazione di forme e colori che l’occhio umano non aveva mai visto prima con quella intensità.

 

Ida Gerosa ha partecipato anche attraverso l’aura teorica al dibattito sull’ineluttabilità del processo osmotico della tecnica all’interno della creazione d’arte, conducendo in prima persona il suo viaggio nell’alveo dell’immagine elettronica alla ricerca delle emozioni tecno-pittoriche. In un ambito in cui molto spesso le definizioni racchiudono differenze anche estreme, differenze che spesso Ida Gerosa ha voluto sottolineare, l’arte realizzata attraverso il computer è rimasta a lungo isolata, direi addirittura ghettizzata. Ci sono stati e ci sono problemi reali, la conservazione, la fruibilità, la plagiabilità di queste opere, ma con uno sguardo retroattivo riesce davvero difficile comprendere come mai quest’arte abbia dovuto attendere tanto per poter vivere una sua elementare visibilità. Tutto questo mentre la praticabilità circa l’uso delle tecnologie evolveva più velocemente della stessa capacità dell’uomo comune di saperle cogliere. Nel 1984 era molto più usuale scrivere a macchina che non su un elaboratore testi e solo alcune agenzie e organi stampa usavano il collegamento telefonico per scambiare i propri dati. Dieci anni dopo era davvero difficile che si scrivesse senza l’ausilio di un computer e il Web stava per diventare una realtà di massa. L’ansia che sempre coglie le generazioni più anziane nei confronti delle nuove tecnologie era solo un ricordo. L’avvento del computer nella nostre vite non ha lasciato spazi di resistenza. Lo strumento tecnico ci ha rincorsi, se diffidenti, ci ha superati e inglobati. Nessuno ne è rimasto fuori. Eppure nel mondo dell’arte le resistenze nei confronti della tecnica sono rimaste radicate anche più che negli altri campi, almeno sino alla fine degli anni Novanta, a dimostrazione che il nostro non è esattamente il mondo della ricerca e della sperimentazione che dice d’essere. Ma Ida Gerosa ha attraversato polemiche e disattenzioni con una fiducia inscalfibile. Ha superato generazioni e modelli, ha prodotto e continua a farlo, dall’alto della sua esperienza un tracciato dell’opera che pur usando spavaldamente la tecnica continua a parlarci umanamente.

 

Troppo spesso gli artisti rimangono chiusi nel loro mondo, un mondo pieno di idee e di sapere, ma di cui difficilmente vogliono parlare. Non così Ida Gerosa. La sua passionale vocazione all’opera passa anche e soprattutto attraverso il dialogo. Così le sue installazioni si sono via via complicate dall’idea dell’espressività emotiva nell’immagine elettronica all’installazione praticabile, alla video proiezione dei contenuti d’immagine su luoghi storici, attraversamenti pubblici, monumenti. Il dialogo con la storia diviene allora continuità, percezione emotiva palese. E allo stesso tempo l’azione dell’immagine si struttura in sincronie sonore, coreografiche alla ricerca di un sincretismo estetico radicalmente tecnologico in cui la misura della tecnologia non è mai una sovranità allucinata e incomprensibile, ma strumento nelle mani catartiche dell’artista. Non è un dialogo riservato ai pochi coscritti di un elegiaco mondo tecnologico quello di Ida Gerosa, ma una commossa apertura alle possibilità innovative introdotte dai giovani cui l’artista ha sempre dedicato vaste energie. In primo luogo con la disponibilità del carattere che le è proprio ma anche con le lezioni realizzate nei differenti anni presso l’università e nei centri di ricerca.

Questa mostra presso il Museo degli Strumenti Musicali di Roma, nata da un progetto elaborato da Ida Gerosa presso il Centro di Ricerca del Museo Laboratorio della Sapienza durante le sue lezioni sulla Computer Art nel 2006, riassume e rinvigorisce quanto sopra affermato. Un’opera d’arte contemporanea che scaturisca dall’uso del computer e che attraverso questo strumento proponga sensibilità video sonore praticabili e installazioni immersive che facciano vivere emozioni ataviche, a volte sconosciute.