Arpiani Pagliarini-Sgambati-Sperni

Spazio Aperto

Galleria d'Arte Moderna di Bologna

Novembre-Dicembre 1998

 

 

 

di Daniele Perra

 

Dopo la personale di Monica Carrocci con le sue foto un po' démodé un po' tecnicamente involute, la GAM di Bologna prosegue con una mostra collettiva a cura di Alessandra Borgogelli la sua crociata in favore dei nuovi fermenti, della cosiddetta new generation di artisti a metà tra l'anonimato e la scaletta al successo. Arpiani Pagliarini, Sgambati e Sperni, artisti molto diversi sia per provenienza che per orientamento estetico e ricerca artistica, hanno soltanto in comune la capacità di carpire l'attenzione del visitatore. Gambati lo fa collocando un counter all'ingresso dello spazio che attraverso un sensore capta la presenza numerica dei visitatori. Peccato che la corrispondenza tra il passaggio e lo scatto numerico non sia così immediata a causa della lontananza del display e peccato inoltre che ogni sera, spegnendo il computer, il counter si azzeri come per magia. Non siamo di certo in presenza di un funzionalissimo counter telematico, arma affilata di agguerriti uffici marketing e sviluppo pubblicitario. L'operazione di Pagliarini e Arpiani sebbene si serva di un mezzo come quello televisivo e quindi dovrebbe colpire per la sua originalità, risulta un po' banale e poco interessante se non per la duplice beffa che il telespettatore di trasmissioni come "Forum" o "Uomini e Donne", basate sulla falsità della fiction e del rigoroso confezionamento di eventi, subisce. La loro appropriazione dei palinsesti, in una marmellata di eventi e programmi demenziali ad alto rischio di assuefazione, non crea un momento di riflessione su un mezzo che rappresenta un forte potere culturale di una società TV-dipendente. Meglio i volti noti della televisione rielaborati o semplicemente sporcati da Mario Schifano.

Andrea Sperni ha agito su un fronte completamente distante dal glamour e dall'attualità di cronaca. I suoi interventi sono estremamente intimi e personali. Nello stesso luogo dove Sabrina Mezzaqui aveva collocato un suo lavoro tempo prima, Andrea Sperni ha sparso a terra una serie di aeroplanini costruiti con fogli di magazines alla moda con volti di donne diverse: allusione al termine della loro vera storia d'amore (Sperni-Mezzaqui). Al di là del carattere quasi gossip che sembra venir fuori dalla mia lettura, l'installazione "L'ultimo amore non si scorda mai" è incredibilmente nostalgica ed introspettiva. Inoltre un video super-minimal narra le vicende e avventure di un fantomatico Nicodemo interpretato dall'artista stesso che con voce da bambino ci intrattiene in un piacevole viaggio metropolitano, fatto di piccole storie, e a differenza della sceneggiatura di taglio televisivo, sempre a caccia di scoop, la narrazione risulta molto povera, poco costruita ma con un sapore di favola d'altri tempi.