Caos mentale

…dentro l'occhio a toccare il pensiero Flutti di memoria, sostanza del futuro, il buio e il silenzio confini di armonie sovrapposte, aggrappate alla luce endogena delle immagini. Quel che era sommerso ...

Pubblicato da C C Bertolt Brecht

Invitati confermati 

 

Ida Gerosa

IL CERVELLO IN MANO_Ida Gerosa>Computer art

Tipo:

Musica/arte - Mostra

Rete:

Globale

 

Inizio:

lunedì 16 novembre 2009 alle ore 19.00

Fine:

giovedì 3 dicembre 2009 alle ore 18.00

Luogo:

Circolo Culturale Bertolt brecht_Via Giovanola 19/C_Milano

Descrizione 

Ida Grerosa - Computer art

Ciclo: Identità Mutanti
A cura di: Lorenzo Argentino
Testo di Vera Maria Carminati

Inaugurazione Lunedì 16 novembre alle ore 19.00

La mostra resterà aperta dal lunedì al giovedì
dalle ore 16 alle ore 18 fino al 3/12/2009

Ida Gerosa

IL CERVELLO IN MANO_Ida Gerosa>Computer art

Tipo:

Musica/arte - Mostra

Rete:

Globale

 

Inizio:

lunedì 16 novembre 2009 alle ore 19.00

Fine:

giovedì 3 dicembre 2009 alle ore 18.00

Luogo:

Circolo Culturale Bertolt brecht_Via Giovanola 19/C_Milano

Descrizione 

Ida Grerosa - Computer art

Ciclo: Identità Mutanti
A cura di: Lorenzo Argentino
Testo di Vera Maria Carminati

Inaugurazione Lunedì 16 novembre alle ore 19.00

La mostra resterà aperta dal lunedì al giovedì
dalle ore 16 alle ore 18 fino al 3/12/2009

“...dentro l’occhio a toccare il pensiero” di Vera Maria Carminati

Flutti di memoria, sostanza del futuro, il buio e il silenzio confini di armonie sovrapposte, aggrappate alla luce endogena delle immagini
. Quel che era sommerso si fa superficie di universi bordati di sogno, ancora colmi dell’origine per indicare, contro l’assenza, il lampo che infuoca la materia del mondo e, in una combustione metafisica, diventa l’abito incandescente delle nostre emozioni, dentro l’occhio a toccare il pensiero. Ida Gerosa crea il tempo che splende, attimi di possibile, simboli in atto che si infrangono possenti sui volti consueti delle cose, ne bevono l’essenza e la trasfigurano. Là dove l’onda si incava e il volo rapace di un’aquila strappa soglie alla mente e la inabissa - nuda, là dove l’erosione consuma il quotidiano e il fuoco avvampa all’improvviso, presagio e presenza della trasformazione di tutte le cose. Il divenire è totale e mille le identità a misurarlo, un tempo assoluto si scioglie nella bellezza di forme ricercate e sorprendenti. La percezione del passaggio che si rinnova inesausto, di volta in volta alimenta lo stupore e il respiro di una creazione instancabile; di chiarore in chiarore, quel che fu inizio è fine e la barriera un nuovo varco.
Come un nuotatore, un pilota, il profeta del domani, l’anima dello spettatore è illuminata, investita di luce ogni certezza, il teatro realtà e la realtà lanciata in spirali infinite. Divine forse. Come non amare ancora la luce e le sue voci? L’apprendistato del colore e delle sue variazioni - follie e quieti equilibri - non può mai dirsi concluso: i segni si dispiegano e mutano in suono, lettera perduta e ritrovata, eco del passato e parabola del tempo a venire. E mentre le dimore diventano straniere, la memoria si fa desiderio, la perfezione della forma oscurità, l’artista modula il silenzio e cerca la strada e i luoghi della poesia. Cattura la meraviglia del sogno che si muove verso nuove albe, l’elettricità che cova sotto le braci, la pioggia scintillante che si perde nel mare. Il fuoco - intuizione e scintilla - è il corpo superato, esaltato e condiviso; un bagno nelle emozioni fa sì che il dialogo delle menti si compia in un’acqua chiara. Alla radice del tutto, un pulviscolo impalpabile e galassie inesplorate come richiamo.

Quando i numeri diventano colori di Pierluigi Ridolfi_ Febbraio 2006
Presidente Commissione Interministeriale sulla Dematerializzazione

All'inizio degli anni '80 ero responsabile della ricerca della IBM in Italia. Tra i vari progetti che avevamo in cantiere tre ebbero un grande successo: un programma per trascrivere il linguaggio parlato, un sistema per elaborare le immagini a colori, un metodo matematico per determinare con grande precisione la soluzione di certi tipi di equazioni molto complesse. Il primo progetto ci portò alla ribalta mondiale: per la prima volta si era riusciti a dimostrare la possibilità di parlare davanti a un microfono e di vedere stampate le parole che avevamo pronunciato. II secondo progetto fu una vera e propria sfida del nostro Paese alla grande ricerca americana. A quell'epoca non esistevano terminali a colori ed era opinione diffusa che non ci fossero applicazioni basate sul colore che meritassero dei prodotti ad hoc. Da allora sono passati solo 25 anni: oggi con gli schermi di cui sono dotati milioni di telefonini, di palmari, di macchine fotografiche digitali e di un'infinità di altri dispositivi sembra impossibile che sia stato fatto uno sbaglio di prospettiva così grande. Ma l'errore fu fatto in America (e anche in Giappone, a dire il vero): in Italia invece il capo del mio Centro di Ricerca di Roma, che credeva nell'elaborazione del colore, mi convinse ad affrontare un progetto di grande complessità - e costo! - che alla fine produsse un sistema elettronico in grado di elaborare immagini digitali e di proiettarle su uno schermo digitale di grandi dimensioni. Si trattava di un primato assoluto. Un altro successo che si aggiunse a quello della voce. Il terzo progetto fu di calcolo numerico. L'esigenza ci era venuta dall'Agip, che cercava sistemi più precisi per stimare il profilo degli strati geologici a grande profondità, informazione indispensabile per perforare i pozzi solo dove l'assetto delle rocce rendeva teoricamente possibile l'esistenza di un giacimento. A questo scopo venivano fatte scoppiare delle piccole cariche di dinamite e si registravano gli echi delle esplosioni riflessi dal sottosuolo. Da questi echi, con calcoli matematici molto raffinati, si poteva ricostruire l'andamento degli strati. Un mio ricercatore, esperto in metodi di elaborazione basati sulla trasformata di Fourier, li aveva applicato al caso dell'Agip ottenendo dei risultati straordinariamente precisi. La trasformata di Fourier generava degli spettri di moduli e frequenze che avevano un aspetto estetico gradevole, indipendentemente dal loro significato. Provammo a proiettare questi spettri sul sistema a colori prima citato e ottenemmo con immensa sorpresa delle immagini bellissime, assolutamente originali, affascinanti. Le vide Ida Gerosa, moglie di un collega e amico, e ne fu incantata. Volle saperne di più: come si generavano queste immagini, come si modificavano, come si rappresentavano. E fin qui niente di straordinario: ma il colpo geniale, che caratterizza l'atto creativo dell'artista, Ida l'ebbe quando intuì che poteva modificare le equazioni matematiche di partenza per ottenere gli effetti di colore voluti. Così nacque una splendida avventura. Ida stette qualche anno in laboratorio con noi, in simbiosi con il calcolatore, creando dal nulla una nuova tecnica pittorica basata sugli alqoritmi matematici. Le fornimmo assistenza e facemmo in modo che per lei le equazioni divenissero l'equivalente di quello che la tavolozza fu per Michelangelo: uno strumento in grado di produrre capolavori, però solo se in mano ad un artista. E con questa nuova tecnica per dipingere Ida Gerosa cominciò a interagire nello spazio cromatico, che seppe ben presto gestire con grande maestria, creando emozioni e trasferendo all'esterno le sue intime visioni del mondo.