Viaggio all'epicentro dell'essere

 

Computer art di Ida Gerosa nella Cripta della Basilica di San Clemente

6 - 20 maggio 1998

 

 

Dal passato i segnali del futuro

 


Immagine proiettata su un'arcata

 

L'installazione nella Cripta della Basilica di San Clemente si è conclusa. Tante le riflessioni.

E' stato il lavoro che mi ha dato più soddisfazioni, quello che mi ha permesso di puntualizzare, di verificare tante emozioni intuite.

Nonostante avessi pensato, e pensato più volte nei minimi dettagli ogni particolare dell'opera completa, con le diverse proiezioni, mi sono trovata io stessa immersa in un'atmosfera estremamente coinvolgente.

Dopo l'inaugurazione, che aveva portato più di trecento persone, sono tornata nella cripta da sola.

 


Immagine proiettata su una nicchia

 

Sono tornata per respirare l'armonia globale data dal succedersi degli eventi concatenati gli uni agli altri. Ho sentito che ogni particolare, ogni momento era fortemente pregno della ondata di significati trasmessi dalla proiezione fatta sull'altare.

Ho sentito che la "storia della mia vita" era tutta racchiusa nelle forme, nei colori, nel succedersi delle immagini.

I sassi, l'acqua che scorreva, la verde umidità delle antiche pareti romane, gli umori dell'ambiente che accoglieva quella proiezione, facevano da segnali, da antenna premonitrice per captare le suggestioni, quasi fossero tangibili come una presenza reale. Una presenza contemporanea permeata di ricordi, di emozioni già vissute, di suggerimenti già raccolti.

 


Multivisione sull'altare della Cripta

 

Sono tornata da sola nella cripta e passo dopo passo mi sono immedesimata nei suoni, nelle pause di silenzi che rimbombavano ancora più forti degli stessi suoni, echeggiando spazi riempiti da ritagli di parole.

Proprio io, che avevo costruito questa situazione, che tante volte avevo vissuto mentalmente, quando mi sono immersa nella realtà trasmessa dall'opera mi sono sentita profondamente catturata, forse "intrappolata".

Ho sentito voci, suoni antichi e visto quelle immagini che avevo creato, penetrare nel mio spirito con la forza dirompente di quel qualcosa che vive sempre in noi ed esce all'improvviso come un fiotto inarrestabile, per dichiarare sentimenti vissuti.

La suggestione dell'atmosfera circostante mi ha consentito di dichiarare il mio amore per la vita e soprattutto dichiarare la gratitudine a Chi e a quelli che mi consentono di manifestarla.

 


Multivisione sull'altare della Cripta

 

La mostra è stata vista da più di seimila visitatori paganti.

Le reazioni sono state le più diverse, ma sempre molto forti. Nessuno è rimasto indifferente, molti hanno preso delle posizioni molto nette.

Molto bene!

Tanti sono rimasti coinvolti ed entusiasti, qualcuno più "integralista" ha contestato la musica, dichiarandola troppo contemporanea per un ambiente antico. Ma tutti hanno detto qualcosa, tutti hanno guardato ed hanno voluto partecipare secondo la propria maniera di essere.

Guardando mi sono resa conto che l'installazione, decisamente contemporanea, si inseriva perfettamente in quella grande quantità di stratificazioni di epoche successive, senza discordare e penetrando con molta forza nell'ambiente preesistente.

 


Multivisione sull'altare della Cripta

 

Le immagini che ho proiettato fisse sulle antiche mura, hanno creato un contraltare con gli antichi affreschi esistenti. Immagini diventate affreschi di luce.

 

Tante persone sono venute e poi sono tornate da sole e ritornate con i figli. Tanti mi hanno telefonato e tanti hanno scritto per dirmi che cosa pensavano e che cosa avevano provato. Ognuno mi ha raccontato se stesso, i propri sogni, la propria essenza.

Tanti gli articoli usciti.

La RAI con la Scuolarai mi ha fatto un video di nove minuti. Regista il bravissimo Luigi Ciorciolini.

La SONY ha sponsorizzato la manifestazione dandomi tutta l'attrezzatura.

 

Il Priore, padre Michael Dunleavy, che mi ha dato il permesso per la manifestazione, si è sempre mostrato entusiasta entrando profondamente nello spirito dell'operazione. Ha capito il mio desiderio di parlare direttamente con l'anima dello spettatore. Ha capito il motivo per cui le immagini dovevano essere poste proprio sull'altare e non altrove; per spingere con più forza a riflettere e a fare un lavoro di introspezione attento e profondo.