La 53°
Biennale d’Arte di Venezia
Impressioni
e riflessioni
I tre giorni che precedono l’apertura
della mostra, il fatidico periodo della “vernice”, è uno dei momenti più vivi ed
importanti per la vita culturale e mondana di Venezia. Migliaia di persone non vogliono
perdersi questo appuntamento: artisti, critici, galleristi, collezionisti,
giornalisti di tutte le più importanti testate del mondo, appassionati d’arte. Il bacino di S.Marco si riempie delle più prestigiose barche , gli
alberghi ed i ristoranti vanno prenotati con largo
anticipo.
Quest’anno, nonostante la crisi
economica in atto, ho avuto l’impressione che ci fosse ancora più gente e che il
livello artistico delle opere esposte fosse mediamente molto
elevato.
Ad arricchire questo momento
culturale vi è stata poi , in concomitanza, l’inaugurazione del nuovo spazio
espositivo di Palazzo Grassi a Punta della Dogana. Sarebbe bastato solo questo
evento per giustificare una gita a Venezia. Il lavoro architettonico di
ristrutturazione di questi antichi magazzini è veramente pregevole e le opere esposte
, rappresentative di diverse
correnti artistiche, sono dii ottimo livello. Come se
non bastasse, la posizione di questo edificio, posto sulla punta dove si
incontrano il Canal Grande ed il Canale della Giudecca, offre al visitatore una
vista eccezionale di Venezia.
Altro motivo di interesse, a
brevissima distanza, vi è la nuova sede espositiva della Fondazione Vedova che
ha fatto ristrutturare i magazzini del sale in base al progetto di Renzo Piano. Qui
l’elemento più interessante è il sistema di esposizione delle opere. I quadri
sono appesi a carrelli che scorrono su rotaie appese alle grandi antiche
capriate che reggono la copertura di questo alto e lungo edificio. Questa
disposizione fa si che i quadri non siano appesi alle pareti, come di solito
accade, ma pendano al centro dell’edificio, ognuno con il suo orientamento,
evitando così che un quadro
interferisca con la visione di un altro. Ma la cosa più interessante è
che tutto il sistema è controllato da un computer che, ad intervalli di tempo, a
discrezione del gestore del museo, comanda la rimozione dei quadri dalla sala,
il loro deposito in fondo al museo e la sostituzione con altri quadri
provenienti dal deposito. In tal modo il visitatore ogni due ore, intervallo
oggi programmato, si trova di fronte ad una esposizione di quadri completamente
diversa da quella che aveva visto due ore prima. Un sistema prezioso per tutti
quei musei che hanno nelle cantine
una ricchezza di opere almeno comparabile con quella delle opere che
abitualmente espongono.
Torniamo però alla Biennale che è
l’elemento generatore di questo complesso eccezionale di
eventi.
La mostra, come noto, si articola
sulle due locazioni principali: ai Giardini ed all’Arsenale ed in decine di eventi collaterali,
quest’anno 44..
Devo dire che molte volte sono
proprio alcuni degli eventi collaterali a costituire i maggiori elementi di
interesse artistico e dove la cortesia di chi li gestisce e il minore
affollamento, rendono la visita più piacevole e viene facilitato il godimento
delle opere.
Dove invece vi è un affollamento
incredibile ed una parallela debolezza dell’organizzazione è ai Giardini.
Vorrei citare l’assoluta insufficienza dei punti di
ristoro. Per prendere un caffè al premiato bar ci voleva mezz’ora di fila e la
speranza di poter mangiare qualcosa, cadeva di fronte a tempi di attesa biblici.
Forse sarebbe sufficiente creare, per quei tre giorni, più posti di ristoro
provvisori, tanto per evitare questi disagi.
Ma dove la disorganizzazione si sente
maggiormente è nella visita ad alcuni padiglioni.
Cito come esempio il padiglione dei
paesi nordici. Per entrare si cominciava a fare una prima fila al padiglione della Danimarca dove ci si
doveva iscrivere ad una “visita guidata”. Proprio così: chi pensi che la visita
guidata si rivolga solo a comitive di studenti turbolenti o a carovane
incontrollabili di turisti, sbaglia . La visita guidata è prevista anche per
selezionati gruppi di esperti d’arte che vogliono accedere all’infinito piacere
di visitare il padiglione dei paesi nordici. Dimenticando che chi, per
professione e capacità culturale, va a visitare un padiglione vuole scegliere i
suoi tempi di osservazione di un’opera e di riflessione e non procedere secondo
i tempi di una visita guidata
Ovviamente i primi a rimetterci sono
stati proprio quei paesi espositori perché la maggior parte dei visitatori è
rimasta indispettita da una procedura insulsa e, direi quasi, offensiva, ed ha
rinunciato alla visita.
Un qualcosa di simile è avvenuto per
la visita al padiglione della Gran Bretagna dove veniva proiettato un filmato di
una trentina di minuti e per accedervi bisognava prenotarsi per una delle
sessioni, schedulate ogni ora. Basta farsi un rapido conto per capire che,
essendo la Biennale aperta otto ore al giorno, e che nel padiglione ci potranno
entrare 70 o 80 persone per volta, solo 500 o 600 persone al giorno, se
disponibili a prenotarsi e tornare
dopo alcune ore per la agognata visita, avrebbe potuto vedere quanto proposto da
quel Paese, come massima sua espressione artistica del periodo. Di nuovo l’ovvia
rinuncia di tanti visitatori alla visita e il conseguente danno per gli ideatori
di quel padiglione.
Io penso che gli organizzatori della
Biennale dovrebbe esaminare con maggior cura la logistica dei vari padiglioni ,
come pure dovrebbero curare maggiormente i servizi da mettere a
disposizione del pubblico che
visita la mostra in quei fatidici giorni della vernice.
Un’ultima osservazione è relativa al
posizionamento della sala stampa quasi in fondo al percorso espositivo
dell’Arsenale. Chi arriva alla
Biennale ha spesso interesse a ricevere informazioni e documentazioni prima di
iniziare la visita o, se per caso in un giorno successivo vuole accedere
nuovamente alla sala stampa, deve fare un lungo percorso a piedi attraverso le
Corderie. Possibile che non si possa trovare una locazione alternativa, più
accessibile, all’ingresso dei Giardini o dell’Arsenale?
E’ un peccato che una Biennale ricca
di opere di elevato interesse artistico, con un sempre maggior numero di paesi
rappresentati ed un crescente numero di persone desiderose di partecipare a
questa importante vernice, scivoli poi su dettagli organizzativi che potrebbero
facilmente essere migliorati.
Non tutto può essere perfetto.
Speriamo tuttavia che qualcuno degli organizzatori della 54° edizione legga
queste “impressioni e riflessioni” e che prenda qualche iniziativa per eliminare
questi piccoli nei che deturpano una bella immagine.
Gian Carlo Gerosa
Roma 8 giugno
2009