LA 52° VERNICE
Attese
e sorprese
I visitatori sono stati invitati a sperimentare il frottage sulle pietre.
Nel padiglione Giappone.
“Pensa
con i sensi, senti con la mente – l’arte al presente” una grande
suggestione in questo slogan, ben indovinato, per la 52° edizione
della Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia.
Così
mi metto in treno per partecipare alla “vernice” che anticipa l’inaugurazione:
è un momento da vivere, pieno di eventi, di incontri,
di presentazioni, di performance e soprattutto pieno di gente desiderosa di
vedere e, qualcuno, di farsi vedere.
I
lunghi viaggi in treno sono le uniche occasioni in cui riesco a leggere con
calma i giornali, Sul
Corriere
della Sera tra le molte notizie, belle e brutte, la mia attenzione, sempre
volta a cercare di capire cosa ci offre o ci offrirà di nuovo, di stimolante, di sorprendente il mondo che ci circonda, trovo
un interessante, anche se inquietante, articolo sul sito web “second life”e sul nuovo modo di comportamento di chi vi
accede definito avatar ( alter ego virtuale ).
Ma
la lettura più affascinante è stata quella dell’allegato “ Nova” de Il Sole –
24 Ore, dedicato a “ricerca-innovazione-creatività”,
una panoramica su un mondo pieno di effervescenti
novità che ci fanno sognare una sempre maggiore crescita culturale e civile
dell’umanità.
Così
l’attesa creatami dallo stimolante titolo della
Biennale, rafforzata dalle interessanti letture dei quotidiani, mi hanno fatto
arrivare ai cancelli, prima dell’Arsenale e poi dei Giardini, pieno di curiosità
di scoprire quale era e come veniva mostrata “ l’arte del presente”.
La
prima sala dell’Arsenale confermava questa proiezione verso il futuro. Vi era
un omaggio al fondatore del Futurismo, Marinetti, e,
su una enorme parete, era proiettata una sua famosa
previsione/ augurio: “uno splendido
dopodomani”.
Man
mano però che procedevo nella mia visita la mia attesa
ed il mio entusiasmo si trasformavano in delusione.
Non
voglio dire che
Tante,
troppe opere ispirate alla guerra in Iraq e Afganistan.
Sicuramente questo è uno dei problemi del mondo, ma siamo sicuri che sia il
maggior problema per la maggioranza della popolazione del pianeta e della popolazione italiana?
Sono
tornato a guardare i giornali che avevo letto qualche
ora prima; della guerra se ne parlava in modo assolutamente marginale.
Dove
erano rappresentati i tanti artisti che guardano con entusiasmo alla tumultuosa
crescita ed al continuo progresso dell’umanità?
Dove
erano le nuove forme espressive offerte dalle nuove tecniche e tecnologie per
le comunicazioni, per l’elaborazione dei dati e delle immagini, dove erano i
nuovi materiali che, oltre a far parte del nostro vivere quotidiano, consentono
di sviluppare nuove forme di estetica e di
rivoluzionare il modo di creare e fruire l’arte?
Sicuramente
vi sono molte opere che mostrano una profonda ricerca introspettiva, come ad
esempio nel padiglione italiano ed in quello francese,
ma l’impressione generale che ho tratto è di rassegnata disperazione basata
sugli inevitabili aspetti negativi della vita, dimenticandosi di alzare gli
occhi per accorgersi che, se i nostri piedi sono nel fango, sopra di noi il
cielo è sereno ed il sole splende.
Non
possiamo solo preoccuparci e lamentarci dell’inquinamento dell’atmosfera
dimenticandoci che l’inquinamento è soprattutto prodotto dalla
forte richiesta di energia da parte di tutti noi in quanto è la
disponibilità di energia che ci consente una vita incomparabilmente più agiata
di quella di cento anni fa e che è la disponibilità di energia a facilitare lo
sviluppo della ricerca che ha fatto allungare la vita media della popolazione
di tutto il pianeta di decine di anni.
L’
arte non può essere solo denuncia, deve anche essere spinta alla crescita,
entusiasmo per il nuovo, gioia della creazione,
insegnamento e propagazione di principi positivi, come ci hanno insegnato i
tanti artisti che nei secoli hanno contribuito allo sviluppo della civiltà.
Vorrei
proprio tornare dalla partecipazione alla 53° vernice più
allegro, con uno stato d’animo più rivolto alla speranza ed
all’ottimismo.
Gian Carlo Gerosa