Viaggio a Venezia
Biennale
di architettura 2004
di
Ida Gerosa
“METAMORPH”
è il tema ispiratore scelto dal direttore, il celebre architetto Kurt W. Forster.
Metamorfosi che, quasi come il noto lavoro di Escher con lo stesso titolo, presentano edifici mutanti in
pesci (Frank O. Gehry).
Ma anche curve d’acciaio duttili come membrane viventi
piegate e incurvate e iper-progetti in evoluzione.
Forse
per una deformazione professionale, dovuta al mio lavoro ormai più che
ventennale di Computer art, amo profondamente l’arte contemporanea e penso che,
per chi vive oggi, sia importante conoscerla per poter capire come si stia evolvendo il pensiero e la creatività umana.
L’arte
in genere nell’ultimo secolo ha subito una profonda trasformazione. Il mondo è
cambiato in maniera significativa e l’arte qualche
volta ha intuito e preannunciato questi cambiamenti e qualche volta li ha
seguiti.
Negli
ultimi trenta anni, poi, ha preso un’accelerazione vertiginosa. Tutta l’arte e
naturalmente anche l’architettura.
I
fattori principali, per l’architettura, sono stati le forze culturali, i
diversi materiali che hanno permesso la concretizzazione di idee
anche molto particolari e l’uso del computer che, tra l’altro, ha reso
possibile il vedere sullo schermo video l’idea realizzata e il poterla modificare.
Non dimenticando mai che il computer è una macchina che ha bisogno di essere
adoperata con intelligenza, ed è quindi sempre e solo l’uomo che decide il
percorso di creazione e costruzione da seguire.
I
due luoghi più significativi della Biennale sono il Padiglione Italia, ai Giardini e le Corderie
dell’Arsenale, che presentano la mostra in due tempi e in due ritmi diversi.
Infatti per capire l’architettura contemporanea è
necessario andare a vedere le opere esposte in entrambi gli spazi dove si
trovano progetti addirittura emozionanti
perché fanno capire l’evoluzione che abbiamo vissuto e quella in atto.
Ai
Giardini, oltre al Padiglione Italia, si trovano altri padiglioni molto interessanti
per diversi motivi e per diversi aspetti. Ad esempio quello della
Germania, perché attraverso una gigantografia che si snoda attraverso
tutto il Padiglione, mostra nuove costruzioni inserite in un contesto urbano
già realizzato da tempo. Ma anche quello della Danimarca
perché ci riporta indietro, con un ricordo affettuoso, agli antichi anni ’60.
Ma per risvolti diversi, interessante quello degli
Stati Uniti che, ancora una volta mette l’accento su quanto è accaduto l’11
settembre 2001 e quello del Giappone che propone un mondo da cercare di
comprendere, anche se lontano dal nostro sentire.
Tornando al Padiglione Italia, certamente il migliore ai Giardini,
è una sorta di teatro delle esperienze, per cui,
attraversandolo, è possibile percorrere installazioni che sono un po’ la storia
dell’architettura contemporanea. Architettura vista attraverso specifici esempi
di come i vari cambiamenti vissuti nelle varie epoche, hanno portato alle
recenti trasformazioni. Alla conclusione della visita si assapora un
particolare sentore del nostro futuro sociale e tecnologico.
Mentre nell’immenso vano delle Corderie si percorre, con grande piacere e
rinnovata attesa passo dopo passo, la storia recente.
Si
possono perciò incontrare opere che hanno letteralmente trasformato il panorama
disciplinare dell'architettura a partire dagli anni Settanta, da quelle di Peter Eisenman (con i suoi
automatismi terrestri), Frank O. Gehry (come dicevo prima, con gli edifici
che si trasformano in pesci), Aldo Rossi (l'architettura come memoria) e James Stirling (il collage costruttivista), fino alle ultime tendenze e realizzazioni. E’ quindi possibile cercare e scoprire l’offerta
di una prospettiva storica che parla dei mezzi attraverso i quali
l'architettura ha modificato i processi della propria invenzione ed esecuzione,
acquistando così la maestria di creare in circostanze assolutamente nuove.
Infine,
pur nella mia visione di artista di arte visiva e non
da architetto, vorrei fare una riflessione su quello che questa Biennale mi
suggerisce, sul momento che stiamo vivendo.
Una
visione dettata, come ho già detto, da una deformazione professionale che mi
porta a riflettere continuamente sull’orientamento dell’arte in genere e
sull’epoca che stiamo attraversando.
Infatti
un pensiero che mi sta accompagnando da qualche tempo, mi spinge alla
convinzione che noi siamo già entrati
nell’era del sogno, del gioco.
Sono
convinta che oggi, il bisogno primario dell’uomo non sia più la sopravvivenza
come ai tempi del periodo industriale, né l’efficienza come ai nostri tempi
informatici, ma piuttosto la ricerca di sogni accomunanti e ispiratori.
Ce lo
indicano anche gli innumerevoli messaggi con i telefonini o con le mail che
viaggiano attraverso l’etere. Oppure il pensiero che i giovani di oggi sono cresciuti con i videogiochi, e si sono
avvicinati all’informatica come se fosse un gioco. Ma anche
il rapporto facile, che tutti noi abbiamo con persone sconosciute, attraverso
Internet.
Sono
convinta che l’era informatica abbia concluso il suo
corso iniziale, nel senso che è stata totalmente assorbita (del resto questa
Biennale ce lo dimostra chiaramente) ed oggi è senza grandi incognite, per cui
(sulla base di quello che abbiamo acquisito) sta lasciando spazio all’era dei
sogni, dei giochi.
Secondo
me, ripeto, anche l’architettura riflette tutto questo, si è liberata
dall’obbligo degli antichi materiali e spinge la propria creatività verso punti
impensati prima.
I suoi
progetti sono innovativi, ma soprattutto liberi, dettati da un uso consapevole
e senza incognite del computer. E anche l’uomo
architetto dimostra di poter realizzare i suoi sogni. Sogni che, poi, più o
meno inconsapevolmente sono di tutti.
Quindi,
i progetti hanno subito una metamorfosi dovuta all’uso di materiali nuovi, duttili
e anche all’uso del computer che ha dato il piacere di lavorare con una estrema libertà.
A
confronto, ricordiamo un precursore, il Gaudì, il suo
lavoro rigoroso e preciso eppure pieno di fantasia, quasi giocoso. Un
architetto/artista che ha creato, disegnato, realizzato con molta pazienza e
con molto intuito, costruendo prototipi bellissimi, ma faticosi da realizzare,
per intravedere l’opera finita.
Oggi,
la creatività, la fantasia non è più legata a materiali vincolanti e l’opera ideata
è costruita su computer dall’architetto che, con grandissima competenza, attraverso
l’aiuto di programmi particolari visualizza i suoi pensieri innovatori.
Alla
fine della visita, con molta gioia, ho avuto la sensazione di aver dato uno
sguardo, non nel futuro, ma in un presente pieno di promesse. Infatti i progetti danno la sensazione che il mondo stia
progredendo, e anche velocemente, nonostante i fermi inevitabili delle guerre.