Un
ponte parallelo al fiume.
Anelli
scultura 1962 – 2002
di
Il 27 novembre si è inaugurata a Roma la
mostra dell’orafo romano Fausto Maria Franchi "Un ponte parallelo al
fiume. Anelli scultura 1962 - 2002".
Per celebrare i suoi quarant'anni di lavoro
ha proposto 40 anelli, uno per ogni anno di attività. Realizzati tutti
nell'ultimo anno, rappresentano ciascuno nella propria unicità, il percorso
artistico di Franchi, fedele al proprio stile ma anche in continua evoluzione,
legato alle suggestioni delle arti visive contemporanee. L'artista, completo
dal punto di vista tecnico, affianca agli anelli delle sculture che
esemplificano il suo percorso artistico e culturale.
E' lo stesso Franchi a spiegare il
significato della mostra: "Una particolare ricorrenza, i quarant'anni di
attività nel campo orafo, ha suggerito il tema dell'anello inteso come simbolo
di amore e di fedeltà nel tempo. Continuità quindi nella ricerca di lessici
propri, di un linguaggio che invade la mente e spinge le mani ad un fare, un
fare ancestrale, sotto il severo controllo di un mestiere antico: plasmare
forme, modificare spazi, giocare con materie e colori per stimolare
l'immaginazione e l'emotività dell'utente."
L’insieme della mobilità e del rigore delle
linee dei suoi gioielli emerge da ogni opera, impreziosita qualche volta da
brillanti anche affiancati da pietre semipreziose o addirittura da materiali
plastici. Il valore di un gioiello è dato dal lavoro artistico-artigiano,
dall'idea che lo ha generato. E’ il valore dell'opera d'arte.
Con i suoi anelli Franchi ha fatto “scultura
indossabile”, interpretandola come strumenti di esibizione, di comunicazione
comportamentale, interpersonale. E proprio nella varietà delle soluzioni
plastiche create da Franchi lungo il percorso dei 40 anni, è da riconoscere
l'attuazione di un ricchissimo repertorio di possibilità date dalla sua
immaginazione di scultore. Da qui il fascino e l'unicità di queste sue
microsculture che si realizzano nella loro "portabilità".
Proprio come un artista delle "arti
maggiori" Franchi contrassegna ogni anello con un titolo; in modo
provocatorio, rispecchia la tematica del suo tempo. Il titolo, rivelando
l'opera, svela la volontà dell'artista di accompagnare quell'opera attraverso il
processo linguistico-segnico che rappresenta la realtà e dona un maggiore
significato all'oggetto. Il titolo è un modo immediato per manifestare
l'emozione dell'artista, una sorta di racconto autobiografico attraverso gli
anelli.
Le sue opere appartengono a una linea di frontiera: trattengono la fisionomia della classicità nella materia, nei mezzi e nel modo di lavorare, e nello stesso tempo sono improntate ad un dinamismo e ad una concezione spaziale ben consapevole della cultura visiva contemporanea. In tutte le sue opere sono evidenti la tensione della ricerca e la sapienza antica dell'orafo che Franchi sa coniugare nell'appropriazione dello spazio, nella trasformazione della luce in chiaro-scuri che, pur sul metallo, diventano quasi pittorici. Il volume, la tridimensionalità dell'oggetto-scultura sono risolti da Franchi con il lavoro sulle superfici, che sovrappone, interseca con il fare paziente e con la manualità dell'artigiano.
In questo modo risponde a quella contesa tra invenzione ed esecuzione che ha preso le mosse, giusto nella seconda metà del Cinquecento, in seguito alla pubblicazione del "Trattato della scultura" di Benvenuto Cellini che ancora rappresenta uno dei problemi della scultura contemporanea.
Angiola Maria Romanini definì "grande
microscultura" il lavoro di Franchi e non si può non condividere questa
definizione ancora oggi quando il termine scultura è pressoché privo di
confini.
Come a partire dalla metà del Novecento
pittori e scultori si sono cimentati nella progettazione e talvolta realizzazione
di gioielli, così Franchi supera quel limite precedentemente imposto di
divisione netta fra arti "maggiori e minori" dimostrando che ogni
tecnica artistica permette di fare arte e ogni materia si presta allo scopo.
La perfezione tecnica e le idee innovative
ed estremamente personali di questo orafo hanno rappresentato per molti suoi
allievi un esempio, un punto di partenza da cui poi cercare e trovare la
propria strada. Anch’io, che sono stata sua allieva, nei miei primi tempi di
lavoro in proprio ho risentito molto del suo stile e i miei gioielli erano
ispirati appunto alla sua opera. Poi con il tempo, pur mantenendo i preziosi
insegnamenti ho trovato il mio stile personale.
La tecnica della lavorazione dell'oro è una
delle più complesse, richiede passaggi e arnesi assai delicati, tempi di
attesa, e riserva a volte spiacevoli sorprese anche per l'artefice più
avveduto, ma Franchi è un maestro e accompagna l'oggetto dall'invenzione della
forma alla sua realizzazione, sempre con un profondo controllo delle singole
fasi. Le opere qui esposte sono uscite dalla sua "bottega" dopo aver
subìto una lunga serie di trattamenti ed essere state modellate da numerosi
strumenti. Hanno assaporato il fuoco, gli acidi, in una specie di duello tra
gli elementi.
La mostra rimarrà aperta fino al 26 gennaio
2003, presso la Galleria Comunale d'Arte Moderna e Contemporanea, di Via
Francesco Crispi 24 - Roma.