UNA
SETTIMANA DA RICORDARE
L’ultima
settimana di maggio di quest’anno è stata, e resterà ancora per molto tempo,
una settimana eccezionale per l’arte contemporanea.
E’
stato inaugurato ufficialmente il famoso ed attesissimo museo MAXXI e, esattamente
nello stesso giorno, è stato inaugurato anche il nuovo grande settore
espositivo del MACRO. Portato alla visione dei giornalisti per 2 giorni e poi
di nuovo chiuso per completare i lavori.
Pur
essendo due edifici entrambi destinati alle attività di studio, di ricerca e di
esposizione nel campo delle arti visive contemporanee, si presentano come due
concezioni architetturali profondamente diverse.
Altro
elemento di eccezionalità di questi eventi è che entrambi i musei sono stati
progettati da due “Archistar” donne
: il MAXXI dalla irachena/inglese Zaha Hadid ed il Macro dalla francese Odile Decq.
Il
MAXXI è decisamente una delle opere contemporanee più importanti esistenti oggi
a Roma: le imponenti forme esterne creano un nuovo ambiente in una zona
caratterizzata da vecchie officine, caserme ed edifici
di edilizia popolare e costituisce anche un elemento di congiunzione fra il
mondo della musica, rappresentato dal complesso dell’Auditorium, ed il mondo
dello sport e delle manifestazioni all’aperto rappresentato dalla vasta area
del Foro Italico che sarà collegata direttamente con un ponte pedonale sul
Tevere, attualmente in costruzione. Un nuovo asse di
vita sociale illuminato da grandi
possibilità di realizzazione di eventi culturali memorabili. Dobbiamo solo
sperare che chi ha o avrà la responsabilità di ideare e gestire questo ampio e
fondamentale settore della vita culturale, sia o sarà all’altezza, come
capacità creativa ed organizzativa, di ideare qualcosa che sia al livello di
questo nuovo, importante, e
sfidante ambiente.
Sarebbe
ora troppo lungo in questa nota descrivere queste due opere architettoniche
che, d’altro canto, sono
già apparse su centinaia di siti on-line o su la carta stampata. Vale però la pena fare alcune riflessioni sulle interazioni
che potranno generarsi fra queste opere architettoniche fortemente
caratterizzate e le opere artistiche che vi saranno esposte.
Il
MAXXI ha spazi molto grandi e, oltre alle 5 gallerie espositive, ha un ampio auditorium e molteplici altre zone da adibire a
punti di incontro o di realizzazione di mostre minori o installazioni. Sarà una
notevole sfida per i curatori realizzare mostre in cui le opere non sembrino solo complementi di arredamento di un imponente
ambiente architettonico, molto bello e presente.
Ho
l’impressione che l’opera di Zaha Adid
sia talmente bella e presente da rendere difficili
esposizioni tradizionali. Il confronto con questa grande imponente “scultura”
sia a tutto svantaggio delle opere stesse.
Sicuramente
vi dovrà essere una grande ricerca di installazioni e opere che possano trovare una loro collocazione ed evidenza tali da
essere valorizzati e non oscurati. Con il Maxi penso che sia finita l’epoca
delle mostre in ambienti regolari con tante opere allineate sulle pareti e sia
in pieno sviluppo il tempo del “site specific”. Vedrei adatte allo spazio le opere fluide
della Computer art con proiezioni di video che si insinuano, si adagiano e si adattano agli
ambienti interni ed esterni. Ambienti che sembrano essere predisposti proprio
per accogliere, accettare, quasi abbracciare quelle animazioni
senza corpo, ma piene di significato.
Molto
diverso, anche se decisamente interessante, è il nuovo Macro. Odile Decq ha creato un mondo di forme
particolarmente articolato e complesso, e ha voluto anche caratterizzare l’ambiente con un
massiccio uso di due colori con una forte presenza: il rosso-arancio laccato
lucido ed il nero. In questi nuovi ambienti è la luce artificiale ad essere
dominante. Oltre ad una grande sala espositiva di forma regolare e con una
notevole altezza vi sono varie altre sale minori tra loro collegate da passaggi
aerei che offrono spazi espositivi articolati. Un auditorium ben attrezzato e
totalmente dominato dalla
lacca rosso-arancio dà la possibilità di organizzare incontri e dibattiti che
si potrebbero presentare molto “caldi”. Anche se ho trovato il colore usato
troppo “rumoroso” per un auditorium.
In
conclusione possiamo dire che Roma oggi offre ambienti al livello idoneo per
presentare la grande vivacità della vita culturale ed artistica della città. Arte
che, fino ad ora, è stata sacrificata in piccole e poco idonee gallerie private
o adattata alle sale di vecchi edifici dove l’arte contemporanea appariva
costretta più che esibita.
Oggi
anche le grandi installazioni e le importanti proiezioni contemporanee possono avere respiro ed
essere apprezzate con la nuova estetica .
Gian Carlo Gerosa
Roma
31 maggio 2010