Re_saluti.htm

 

 

Da tempo comunico più facilmente attraverso scambi di mail in Internet. E’ più agevole, si scrive e si legge quando si ha tempo e desiderio di farlo. La comunicazione diventa rapida e profonda ed è senza distrazioni.

Seguendo queste convinzioni, ho già proposto  un articolo su un gruppo di computer artisti di Chicago, gli “art’n. Mi hanno contattata loro proprio per avere un mio scritto su MCmicrocomputer (giornale con cui collaboravo in quel periodo) ed è nato un colloquio molto interessante, anche perché ho conosciuto artisti straordinari.

La stessa cosa è successa con il critico Sylvie Parent di Momntreal (Canada). Ci siamo scambiati fino a tre o quattro mail nel giro di una mattinata. Anche questo “incontro virtuale” è stato importante perché ho approfondito la conoscenza della “net art”.

Questo articolo che voglio proporre esattamente come è nato e cresciuto, è derivato da uno scambio di opinioni avute con lo storico e critico d’arte Roberta Perfetti.

Sono venuti in luce pensieri e considerazioni portati avanti con molta spontaneità, come vuole il mezzo usato, ma non per questo meno meditati e appassionanti.

 

 

From: roberta perfetti

To: Ida Gerosa

Sent: Sunday, January 25, 2004 3:03 PM

Subject: saluti

 

Cara Ida,

finalmente ho visitato il tuo sito con molto interesse, sebbene la url sia troppo lunga,  un po’ difficile da trovare nella rete, non trovi? (www.mclink.it/mclink/arte )

Comunque sono felice di scriverti non solo per inviarti i miei indirizzi di posta, ma spero per poter instaurare una proficua amicizia telematica. Mi piacerebbe scambiare opinioni sulla recente esplosione artistica computerizzata. Mi piacerebbe conoscere la tua opinione su cotanto materiale ... 

a presto

ciao

Roberta

 

 

----- Original Message -----

From: Ida Gerosa

To: r.perfetti@comune.roma.it

Sent: Tuesday, January 27, 2004 10:01 PM

Subject: Re: saluti

 

Cara Roberta,

mi fa piacere ritrovarti in rete. E' abbastanza facile individuare i miei lavori, basta scrivere in un motore di ricerca "ida gerosa" ed appaiono i tanti siti che contengono informazioni.

La recente "esplosione artistica computerizzata", come tu la chiami, era logico che arrivasse. Sul materiale che si vede ho idee molto precise, al punto che sto cercando di organizzare una mostra di sola computer art... con relativa tavola rotonda.

Le cose da dire sono tantissime e, per questo, sto anche cercando di scrivere un libro. Peccato che mi dedico a tante cose diverse e il tempo è sempre poco…

Sì, farebbe piacere anche a me parlarne insieme. Se vuoi cominciamo con una tua curiosità o idea e discutiamo su quella.

Ciao. A presto. Ida

 

 

----- Original Message -----

From: Roberta Perfetti

To: Ida Gerosa

Sent: Thursday, January 29, 2004 10:28 AM

Subject: Re: saluti

 

cara Ida,

sono molto interessata alle tue attività di saggista. soprattutto perché tu sei sempre stata all'avanguardia in tema computer art e chi più di te può pensare di esprimere pensieri, di condurre analisi e ... "tirare le somme"!

Per quanto mi riguarda ho un atteggiamento che definirei molto contraddittorio nei confronti di questa "esplosione" dei nuovi supporti artistici virtuali.

Da una parte, come ben sai, mi hanno affascinato per la loro potenzialità comunicativa, ma devo confessare che ciò che ho visto soprattutto negli ultimi tempi mi appare come delle grandi lezioni sulle capacità di manipolare i mezzi ... grandi lezioni da salotto sul tipo "guarda che so fare".

Poco sembra riconducibile ad una poetica, uno studio sull'arte (del comunicare).

Il fatto che un artista (operatore visivo o quant'altro) utilizzi i "nuovi" media, non vuol dire che  non sia sottoposto alla storia.

La causa, l'effetto esistono, da cosa sono motivati?

E’ un discorso molto banale, mi rendo conto, però poiché non sono un programmatore del "prodotto" guardo il risultato.

Mi sembra di aver aperto un discorso voraginoso ... però mi  piacerebbe avere la tua opinione.

a presto

roberta

 

 

----- Original Message -----

From: Ida Gerosa

To: Roberta Perfetti

Sent: Thursday, January 29, 2004 3:48 PM

Subject: Re: saluti

 

Cara Roberta, hai detto delle cose importanti che condivido e continuo a ripetere soprattutto ai ragazzi dell'università, quando mi invitano a parlare loro.

Ma è logico! Qualunque sia il mezzo che adoperiamo e che ci permette di esprimere i nostri pensieri, la nostra essenza, l'opera continua ad essere "sottoposta alla storia" come tu dici. Anche i mezzi cosiddetti elettronici non sono che "mezzi", sono dei tramiti tra noi, il nostro pensiero e l'opera finita.

Il discorso non è affatto banale, anzi... Permettimi di dire che sono veramente rari i critici che hanno capito questo. Molti pensano di individuare un'arte nuova con i risultati ottenuti da "persone" che non conoscendo bene quale sia il loro obiettivo, il loro punto di arrivo, fanno riferimento a quello che li circonda più da vicino. Ad esempio la pubblicità, o il cinema o la fotografia, che sono arti vere e rilevanti, ma altre cose. Questi giovani "artisti" scopiazzando come possono non riescono mai a mettersi in sintonia con le opportunità che avrebbero se le conoscessero bene, ma soprattutto non riescono ad ascoltare se stessi.

Si, è vero quello che dici. Molti sono ancora "catturati" dal mezzo e, dato che è un lavoro non facile, si comportano come i bambini alla prima elementare quando imparano a leggere e scrivere. Guarda un po' come sono bravo, so leggere il computer e so scrivere (disegnare) con esso. Ma la cosa drammatica è che ci sono critici d'arte che pensano che, per il fatto che questi "artisti" sono giovani, sanno tutto di computer e quindi quello che tirano fuori con questo mezzo "deve" essere l'arte di oggi.

Che pensi di tutto questo... o di altro?

Intanto permettimi di farti i complimenti perché ti sei posta delle domande. Ed anche se è il compito meno agevole è il primo passo per avere le idee chiare.

A presto. Ida

 

 

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From: Roberta Perfetti

To: Ida Gerosa

Sent: Monday, February 02, 2004 1:23 PM

Subject: Re: saluti

 

cara Ida,

devo dire che mi rincuora ciò che mi dici, innanzi tutto perché negli ultimi due anni non ho frequentato molto le gallerie e quindi non ho potuto (voluto?) rendermi consapevole della "nuova" ventata artistica "dei giovani", sebbene ho continuato a leggere sull'argomento.

Devo ammettere, e questo lo sai, che mi ha sempre molto intrigato il computer e le sue potenzialità artistiche, ma forse le domande che devono porsi gli operatori sono essenzialmente “cosa sentire, come trasmettere o comunicare”.

Sappiamo che il mondo sensibile ci offre una serie di opportunità. Il sociale, l'anima (alias sentimento) e l'evoluzione del segno (alias la trasformazione dell'oggetto in modello artistico - il concetto di arte propria) e può dar spunto a tante espressioni che documentano la storia dell'arte.

Credo che spesso i critici sono troppo indaffarati a fare gli "artisti" e perdono di vista la loro "funzione" (semmai esiste una "funzione"). 

Il ruolo nel mondo contemporaneo del critico - storico dell'arte non può essere quello di promuovere l'artista ma di riconoscere il ruolo di certe immagini  (frammenti di realtà) nella realtà quotidiana senza osannare quanto sono stati bravi a cercare, trovare ed esibire il talento - personaggio.

Il critico, se formato nella storia dell'arte, non ha la necessità di diventare "primadonna" (che nel senso proprio dovrebbe essere spunto di riflessione sui lavori artistici). In tale senso la protagonista del nostro secolo non sembra purtroppo essere più l'opera, ma l'operatore.

Come fare così a "valutare il valore"?

Mi rendo conto che questi concetti sono antichi, lo stesso Argan ne parlava negli anni Settanta, però non si può perdere di vista il concetto e lo scopo dell'arte.

Il fatto stesso che molti operatori dimostrano di non conoscere l'opera dei loro illustri antenati fa si che il valore dell'opera sia relegato alla moda del momento e come tale inserito nel programma del consumismo e il prodotto "commerciale" dura sempre poco, mentre l'opera d'arte è concepita per essere. E’ indistruttibile.

Non trovi che sia contraddittorio questo atteggiamento quando nella stessa parola “arte” il pensiero considera l'immortalità? 

Forse ho aperto troppi argomenti ...

a presto

Roberta

 

 

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From: Ida Gerosa

To: Roberta Perfetti

Sent: Tuesday, February 03, 2004 3:56 PM

Subject: Re: saluti

 

Cara Roberta,

il nostro "colloquio" mi sta piacendo sempre di più. Se sei d'accordo, continuiamo a farlo andare avanti a "ruota libera" come si addice a Internet. Mi piace questo nostro "giocare a scacchi" da lontano.

In ogni caso mi sembra che ci troviamo d'accordo sulle cose fondamentali. E questo è importante.

Anch'io penso che il mondo in genere e quello dell'arte in particolare sia cambiato profondamente. Ora il Critico decide o vorrebbe decidere l'orientamento dell'arte, avallando questo o quel personaggio. Al di là delle reali capacità di quest'ultimo. Mentre gli artisti, quelli che credono in quello che fanno, lavorano, leggono, studiano, approfondiscono, cercano di capire, cercano di mettersi in sintonia con il mondo per riuscire ad "agguantarlo" e ad esprimerne le potenziali trasformazioni. Bada bene, non quelle già vissute, ma quelle che stanno per raggiungerci. Del resto, sono così forti le vibrazioni dei fatti che ci stanno per trasformare che sembra sia necessario tuffarsi in esse per viverle in maniera totale e per provare a sperimentarle prima di rimanere sorpresi dagli avvenimenti incalzanti.

Anch'io, come te, penso che l'opera d'arte sia concepita per esistere, per essere indistruttibile, immortale. Ma questo ad alcuni critici non interessa. Per alcuni l'importante è essere personalmente osannati, cercati, coccolati,  pagati... poi, che l'arte prenda la strada più comoda.

Ma, di contro, ci sono ancora "operatori d'arte" che amano profondamente l'arte. E, sono certa che nel tempo rimarrà solo quello che è stato veramente importante e che ha segnato una trasformazione, un'epoca. Si sbiadiranno le opere "inutili" e prenderanno una consistenza, un rilievo le opere che sapranno raccontare l'essenza del mondo a loro contemporaneo.

L'umanità, del resto, ha sempre cercato di capire il passato per non ricadere negli stessi errori, ma soprattutto per riuscire a capire l'evoluzione che c'è stata. E i nostri posteri non saranno diversi.

Proprio per questo penso che sia importante lavorare, fare ricerca, leggere, approfondire, riflettere e andare avanti senza pensare a niente altro che a quello in cui si crede.

Capisco che l'arte con il computer ti abbia sempre "intrigata". E' un'arte ancora in grande evoluzione e piena di promesse. Un'arte che ha bisogno di una critica nuova, giovane, interessata e colta. Una critica che sappia che l'arte con il computer è, più che una forma di tecnologia, una vera concezione del mondo, che obbliga anche a ripensare al suo rapporto con la scienza. Inoltre, non è solo la pratica di una singola forma artistica, ma è un'arte che ha dentro di sé la capacità di contaminare tutte le sfere dell'arte contemporanea, senza per questo, prendere necessariamente il sopravvento sulle altre metodologie di lavoro. E' quindi un'arte che non solo spinge a meditare sui risultati, ma anche sugli stessi metodi di lavoro. Si aprono, così, voragini dentro cui immergersi a riflettere.

Prima di salutare voglio lanciarti un ultimo spunto di meditazione. Secondo te, l'avvento della computer art rappresenta "la crisi della rappresentazione" tradizionale   o al contrario una naturale continuità, un superamento logico e necessario?

A presto. Ida

 

 

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From: Roberta Perfetti

To: Ida Gerosa

Sent: Wednesday, February 04, 2004 9:19 AM

Subject: Re: saluti

 

cara Ida,

hai colpito nel segno!

Proprio in questi giorni parlando con il direttore di una rivista d'arte contemporanea e, guarda caso, è venuto alla luce il dilemma arganiano della morte dell'arte.

Ahimè!

Parlando, parlando mi dice: "perché non scrivi un articolo sulla morte dell'arte in prospettiva di una vittoria dell'arte?"

Io, felicissima dico di si. Ed ecco il dramma. Da dove comincio? Eppure la teoria è semplice, a parole. Parlo di Hegel, Argan ... e poi eccomi qua, in un mondo infinito di immagini dove il sapore dell'arte è molto forte.

Io credo che il fatto stesso che, sia contemporaneo, faccia pensare alla "messa in discussione". Mi spiego con una domanda sibillina: come è possibile credere se non ci si domanda? Come possiamo affermare che questo nuovo modo di esprimerci sia segno del nostro tempo se non ci poniamo la questione “questa è la nuova modalità di comunicare”? E’ filosofia?

Però pensa ... come la nostra anima si comporta sempre allo stesso modo: nella storia dell'arte leggiamo che tanti artisti, in vita, sono stati osteggiati, denigrati eppure, "dopo", abbiamo riconosciuto la loro grande opera (guarda Parmigianino per esempio o, ancora Rembrandt, alcuni  Impressionisti).

Pertanto non mi meraviglia il mio atteggiamento, tanto meno le nostre domande. Proviamo a riflettere sulla tua domanda. Mi chiedi se l'avvento della computer art rappresenta "la crisi della rappresentazione" tradizionale o al contrario una naturale continuità, un superamento logico e necessario?

Pensando che comunque la mia, la nostra risposta sarà relativa, perché transitorio è il nostro pensiero, come rispondere?

Beh, nella mia idea esiste "una crisi della rappresentazione", ma relegata nel concetto di morte dell'arte come valore di funzione. Mi spiego: fino agli anni Settanta l'arte aveva una funzione culturale e sociale (introspezione e realtà); le opere (gli artisti) si spingevano verso il segno - vedi la gestalt - oppure verso la denuncia sociale - vedi l'impegno politico di artistici come Guttuso.

Dopo la frattura dovuta alla transavanguardia e alla sempre più evidente ingerenza del potere politico sull'espressione artistica, l'arte ha subito uno "stop", chiamiamolo crisi di rappresentazione adducibile alla crisi d'identità dell'artista, più che dell'opera. Del suo ruolo nel mondo culturale e sociale.

Detto ciò, credo che compito degli intellettuali in questo terzo millennio sia di dare fiducia agli artisti, affinché possano dimostrare quanto sia importante "fare l'esperienza dell'arte".

Ma possiamo continuare ...

a presto

Roberta

 

 

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From: Ida Gerosa

To: Roberta Perfetti

Sent: Thursday, February 05, 2004 11:00 AM

Subject: Re: saluti

 

Cara Roberta, bene! Abbiamo pensato la stessa cosa.

Quanto al percorso che ha preso e sta continuando a prende l'arte, sono convinta che ogni cosa non accade a caso. Tutto avviene perché i tempi sono maturi per certe soluzioni, ma soprattutto perché nell'arte c'è una grande armonia di percorso. Voglio dire che l'arte segue un flusso di espressione costantemente in evoluzione e certe metodologie esistono solo perché sono esistite le precedenti.

La transavanguardia ha avuto il suo spazio solo perché tutto il mondo contemporaneo si era evoluto in una maniera tale che permetteva certe espressioni.

Ed ora? Per tutti quelli che adoperano il computer da "sempre", al di là della loro età anagrafica, è totalmente cambiata la mentalità, la maniera di ragionare. Fanno funzionare il cervello in maniera diversa da prima. Da solo dieci anni fa. Stiamo attraversando una vera e propria rivoluzione culturale. Ma persone, come me del resto, che hanno cominciato a sperimentare in questo senso da più di venti anni, hanno cominciato a porsi di fronte al mondo con un atteggiamento mentale diverso da molto tempo. Spesso i "ricercatori" non sono capiti subito, come del resto dici anche tu. Ancora oggi io parlo con critici che non hanno mai avuto un computer...

Oggi chi si avvicina alla computer art, non ha bisogno di supporti per il suo immaginario come, dicevamo, il cinema, ma ha la possibilità di “toccare” un altro mondo (lontano, sognato, supposto). Non solo lo immagina, ma lo verifica attraverso Internet, ad esempio.

Pensa al nostro colloquio.

Che cosa significa tutto questo? Che è realmente cambiata la cognizione del tempo e dello spazio. E come si fa a spiegare questo a un critico di 50 anni, che non sa usare il computer, che l'idea di spazio e tempo è cambiata completamente? (Se tu hai il mio libro "Il pozzo dei desideri" vai a rileggere le prime pagine. Parlavo di questo negli anni '80. E oggi si comincia ad intuirlo.)

Ma perché dico tutto questo? Perché sono tanti anni che si lavora e si produce con questi riferimenti mentali. Quindi non c'è stata una "rivoluzione" (anche se è un termine che fa comodo per spiegare tante cose), ma una lenta, costante trasformazione. Certe metodologie, certe soluzioni esistono perché era logico che arrivassero ad esistere.

La "morte dell'arte"? Non c'è mai stata. Invece non c'è stata una capacità di comprensione.

Ti lancio un altro spunto di riflessione. Secondo te, con il tempo, le cose diventeranno più chiare a tutti oppure è un'illusione pensarlo. Verrà filtrato tutto dalla cultura corrente e dai modelli di trasmissione, perché è troppo faticoso cercare di capire come si sta muovendo l'arte? L'arte riuscirà a rendere chiaro il nostro rapporto con il tempo, la capacità di vivere o di rivivere, di anticipare? L’arte con il computer riuscirà a farci cambiare la storia?  Io spero che riusciremo ad essere in grado di reinventare "una storia", che saremo in grado di resistere all'ingiunzione dei "bisogni reali".

A presto. Ida

 

 

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From: Roberta Perfetti

To: Ida Gerosa

Sent: Monday, February 09, 2004 11:14 AM

Subject: Re: saluti

 

cara Ida

rieccomi qui, al computer!

Quello che scrivi è molto interessante.

Mi dispiace contraddirti sulla transavanguardia. Per quanto riguarda "il segno dei tempi", sicuramente Bonito Oliva ha avuto la capacità di documentare quello che stava accadendo nella sottotraccia della cultura. Se rifletti sul momento storico ti renderai conto di quanti eventi sono giustificati, non tanto perché riflettono la realtà, quanto dall'oratoria del critico.

Nella prima metà degli anni Settanta, il processo culturale (leggi artistico) stava per crollare soprattutto perché l'arte concettuale, con la sua teoria filosofica portava gli artisti ad assumere un atteggiamento ripiegato nell'idea che l'arte non poteva esprimere che l'arte. Kosuth affermava art is idea”, un mero atto mentale che può anche non materializzarsi contribuendo alla formulazione della filosofia dell'arte (estetica). L'opera dei concettuali e dei minimali, si può leggere sicuramente attraverso il libro di Kosuth , L'arte dopo la filosofia.

Tutte queste anime dell'arte arrivano univocamente alla sua "distruzione" perché essa è "assoluta" non rappresenta più, non poteva che mettere in crisi il concetto di arte proiettato in una possibile "funzione" nella società.

Il critico, in realtà, non fa altro che testimoniare l'arte al suo livello, al di là degli intellettualismi: tanto la figura dell'intellettuale la ricopre lui, non gli artisti che diventano meri artigiani. 

Un'arte troppo colta non si rende fruibile ad un pubblico sempre più distratto dai "media"… questo mondo intellettuale si lamenta perché il pubblico non partecipa!

Bando alle ciance, credo che la computer art fondi le proprie radici nell'istanza concettuale, è un'arte "colta"  proiettata verso un pubblico variegato ma non certo passivo ... ma forse ora bisognerebbe parlare del pubblico dell'arte ... (altro argomento da trattare, magari, in altra e-mail).

Riprendo il tuo pensiero. Certo che è cambiato il nostro modo di comunicare, a volte mi viene di pensare a un Marinetti, ai suoi compari futuristi: penso sarebbe impazzito all'idea di una velocità di pensiero, di comunicazione, di simultaneità.

Siamo tutti figli di quel pensiero che inneggiava alla macchina come unica salvezza dell'umanità. Eccola!

La macchina del nostro tempo è l'intelligenza artificiale, la nostra comunicazione è sempre più "parolibera" - veloce ed immediata, senza aggettivi ampollosi ...

L'eredità di quello "ismo" è importantissima e mi chiedo, si capisce?

Oggi dovrebbe essere compresa non sul titolo del fare "stessa poetica" ma sull'appunto dell'essere: un computer artista può definirsi futurista? Secondo me si, ma nel senso che è "avanguardista" su tutti i fronti esistenziali, non forma ma dimensione storica e filosofica.

Una pecca: un certo timore di non essere totalmente fiero di ciò che si è e si fa. trovo che molte opere sono incerte,  manifestano paura, timidezza e poca convinzione nel mostrarsi, come se cercassero una conferma sull'operato ...  

Ho riletto le tue pagine e mi ricordo di averne parlato con te. Tu sei una pioniera del computer e forse non tutti capiscono cosa vuole dire "ammaestrare un’intelligenza artificiale" quando questa ancora non ha assimilato i principi elementari della formazione!

Ora, con i centinaia di programmi che offre il mercato quelle tue "antiche" opere di computer art, si potrebbero programmare con molto meno fatica ...

Così è facile credere in questa tua profonda solitudine.

Rileggendo il “pozzo dei desideri”, mi viene in mente quanto la tua arte sia spirituale e quanto sia stato complesso arrivare a quel livello espressivo, arrivare a suscitare un’emozione con una macchina.

Mi sembra che le altre esperienze artistiche differiscono molto dalla tua. Cosa ne pensi di Oreste?

Mi hai fatto riflettere su una cosa importantissima. Cosa farei se non avessi il computer? Da circa 13 anni fa parte della mia vita ... poi, se penso ad internet dove quotidianamente faccio ausilio per le mie ricerche, le più sceme come un numero di telefono, una recensione, uno "studio di un artista" ... mi sentirei mutilata!

Le persone - i critici di cui parli forse sono quelli che esclamano "noi umanisti non possiamo farci dominare dalla macchina!". E’ un atteggiamento non più attuale.

Più rispondo ai tuoi input e più mi rendo conto di quanto potremmo parlarne ...

Ora devo chiudere. La prossima volta cercherò di circoscrivere il mio discorso "senza cincischiare".

A presto

Roberta

 

 

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From: Ida Gerosa

To: Roberta Perfetti

Sent: Thursday, February 12, 2004 10:54 AM

Subject: Re: saluti

 

Cara Roberta, si è vero, alcuni eventi sono gonfiati e "imposti" dall'oratoria del critico che li propone. Soprattutto perché non sono tante le idee in giro e quelle poche non sono verificate ed approfondite. Da ormai molto tempo si vive all'attimo e per l'attimo, per se stessi e per la propria vita e non per l'arte o per la sua eternità. Quindi, più che altro, si cerca quello che può apparire, sconvolgere, coinvolgere anche in maniera violenta e volgare. Purché quello che si propone sia notato e, per mancanza di altro, sia "osannato".

Tu dici "...negli anni '70..." Ma oggi mi sembra succeda altro. Credo, spero che tutti si siano stancati di vacuità. Mi sembra ci sia desidero di verità. Tra l'altro credo che lo spettatore sia quasi sempre in grado di "ricevere, di recepire", anche l'arte cosiddetta "colta".

Perché, se è arte, una delle sue caratteristiche dovrebbe essere proprio il "trasmettere".

E poi, guai se ci si dovesse fermare a pensare alla possibilità di essere capiti. Quante invenzioni, quanti passi avanti sarebbero stati fatti? Il progresso è fatto da "solitari" che intuiscono, ricercano e "vanno avanti" e poi propongono.

Proprio questa settimana ho letto sul "Sole 24 ore" di un nuovo passo avanti nella tecnologia. Al solito MIT di Boston hanno realizzato uno schermo (da computer) che si piega come la carta. Invece dei transistor a base di silicio fissati su uno strato rigido di vetro, tradizionalmente utilizzati per gli schermi piatti, sono state impiegate molecole organiche, contenenti cioè atomi di carbonio e ossigeno che, con una lavorazione a basse temperature possono essere intrappolate tra due fogli di plastica, guadagnando così in flessibilità, ma anche abbattendo i costi. Il tutto dovrebbe essere in commercio nel 2006.

E' una notizia entusiasmante perché ci fa pensare a tutte le future possibilità: dal giornale che si aggiorna periodicamente, al libro interattivo. Ma, per me, a tutte le possibili diverse installazioni. E, infine, tacita tutti quelli che ogni volta che vedono arte elettronica, sia videoarte che computer art o net art, chiedono come si fa a comprarla e a portarla a casa... e appenderla al muro rispettando le sue caratteristiche e, quindi, non stampandola.

Pensa, questo è un discorso che facevo con Corrado Maltese nel 1989. Ed ora ci siamo arrivati... Non puoi immaginare la mia felicità!

Come vorrei poter ancora vivere a lungo per vedere come si evolverà tutto.

Riguardo a quello che dici  "un computer artista può definirsi futurista?" in un certo senso direi proprio di si. Del resto la mostra a cui mi hanno invitata "Dal futurismo al futuro" che si doveva tenere a Roma e, sembra, sia stata spostata a Genova (capitale della cultura europea 2004) è stata fatta perché dichiarava proprio questo.

In quanto a quello che dici "il computerartista sembra non riuscire ad essere totalmente fiero del proprio lavoro", riporta al discorso iniziale che facevamo. Per poter credere in quello che si fa, bisogna saper lavorare e conoscerne ogni risvolto, bisogna avere avuto il desiderio di approfondire...

Ad esempio, se tu non hai mai cucinato, una volta che devi metterti davanti ai fornelli non sai da che parte cominciare e non sai neanche se un uovo al tegamino deve essere girato con una paletta o no.

Sono convinta che alla base di tutto ci sia la conoscenza. Ove per "tutto" intendo sia il lavoro in se stesso ma anche la critica di esso.

Mi scuso, ma non conosco Oreste. Mi puoi mandare, se l'hai a portata di mano, un'immagine del suo lavoro?

Sì, la prossima volta cominceremo a parlare del "pubblico dell'arte" e, se vuoi, di questa velocissima corsa della tecnologia che ci cattura e ci porta dentro di sé, come un vento impetuoso, verso un futuro prossimo. Tanto prossimo che sembra un passato. Del resto, quando noi veniamo a conoscenza di certe trovate, scoperte, soluzioni, per chi ha ricercato è già tutto passato. O no?

A presto. Ida

 

 

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From: roberta perfetti

To: 'Ida Gerosa'

Sent: Monday, February 16, 2004 5:43 PM

Subject: saluti

 

cara Ida,

rieccomi “quasi tempestivamente”. Non volevo farti aspettare troppo tempo per la mia “mossa”, ma questa volta cercherò di rispondere ai tuoi pensieri un po’ a ruota libera.

 

Leggo un certo ottimismo circa la valutazione che tu dai all’arte contemporanea e apprezzo, ma ho sempre apprezzato il tuo approccio positivo ed entusiasta sull’operazione estetica. Pertanto, non mi  è difficile vedere nella tua personale visione, una voglia di uscire dalla vacuità della costruzione dell’immagine. Purtroppo devi ammettere che nelle rassegne che documentano questi tempi, cfr. Quadriennale,  rappresentano proprio questa vacuità, segno probabilmente di un disorientamento e confusione che vige nelle nuove generazioni. Esse rispecchiano la crisi della rappresentazione di cui abbiamo già parlato della funzione dell’arte.

Sono frammenti chiari che specchiano la nostra società individualista. Non credi che si assista ad un paradosso. Più la società offre possibilità di comunicare - e quante forme esistono! - più gli operatori si isolano, non si confrontano. E, quanto è utile il confronto per la crescita culturale!

Per questo di accennavo ad Oreste che il solito Bonito Oliva ha “scoperto” (p.s. lo trovi a questo indirizzo:  http://www.undo.net/oreste/). È una delle tante realtà eccezionali che afferma la necessità di comunicare sia tra addetti ai lavori che all’esterno. Penso che sia una buona idea, a prescindere dai risultati.

 

Fortuna che esiste ancora qualcuno che resiste all’incalzante banalizzazione dell’arte. È una cerchia di operatori che elabora un’arte che continuo a definire “colta” ed alla quale risponde un “pubblico colto” . Questo non solo recepisce, ma riflette, commenta e partecipa. Evviva!

 

Hai sicuramente toccato il nodo dell’esistenza dell’arte che vive nella funzione dell’arte quando affermi che un’espressione artistica deve raggiungere lo spettatore. Solo così potrebbe dirsi un’opera compiuta?!

E ti do comunque ragione quando dici che non bisogna fermarsi a pensare di raggiungere a, tutti i costi, lo spettatore. Tale operazione avvilirebbe l’opera, la livellerebbe. L’arte non può essere “democratica”. Mi spiego, l’opera si offre a tutti ma, mi ripeto pochi avranno gli strumenti per leggerla correttamente. Ho sempre pensato che ci sono tanti livelli per vedere l’arte, ovviamente, sto parlando del massimo grado di percezione.

Sembrerebbe un discorso contraddittorio. Dando peso alle definizioni di “trasmettere”, intendendo con detto verbo l’offerta dell’opera al pubblico e di “comunicare” pensando ai gradi percezione. Scaturisce che l’anima naturale dell’arte è doppia ed esiste perché è.

La mia visione del pubblico sembra sconcertante, ma non è così. Vorrei demagogicamente che fosse educato nel duplice senso di rispetto e di preparazione alla visione.

Si può pensare alla didattica per il pubblico dell’arte? È follia!

Si tratta dell’annoso e noto dilemma di Vittorini,  “informare o formare” il pubblico? Ed non è stato risolto!

 

Tu hai sempre lavorato in solitudine perché sei un’avanguardista nel tuo campo.

Capisco quindi che senti l’operare artistico come una ricerca solitaria e assoluta, ma credo che oggi comunicare significa anche uscire allo scoperto.  Confrontarsi in modo costruttivo con il mondo, potrebbe essere utile alle nuove generazioni, senza pensare di creare “bottega”, emulazione adottata da tanti, troppi.

Un po’ come fai quando tu organizzi convegni o come fa Oreste.

Mi viene da pensare alla progettazione “cenacoli artistici” intesi come veri punti di riflessione per tutti (artisti, critici e, perché no, galleristi). Ne parlavo tempo fa con Carlo Lorenzetti e, condividendo a pieno l’idea, pensavamo di tradurli in pratica, veramente.

Un po’ come stiamo facendo noi, forse oggi sarebbe più attuale una chat sull’arte, ma quanti risponderebbero?

 

Divertente l’idea dello schermo/foglio, non vedo l’ora di vederla applicata all’arte. Stai già pensando a qualche progetto, vero?

 

Diffida di chi chiede come si fa ad appendere la video art a casa. Sta cercando carta da parati!

Siamo sempre allo stesso punto, non si poteva appendere Burri perché era inquietante, non si poteva acquistare Colla perché era materiale di risulta. La civiltà umana è sempre la stessa: rifiuta sempre il proprio mondo, ha sempre paura della novità. E poi, quando s’imparerà che non si deve dare ascolto ai “pettegoletti” da salotti mondani.

Ti faccio sorridere. L’ultima volta (dopodiché ho deciso che non faceva per me) che ho partecipato ad una cena con artisti, collezionisti, galleristi (tutte persone della “grande cultura” romana) una tale, conversando mi ha confessato che non sarebbe andata più a New York perché nei luoghi pubblici non si poteva fumare. Che dramma! E questo, ahimè,  è il collezionista - tipo!

 

Interessante la mostra. Fammi sapere di più.

 

Ma raccontami anche del tuo lavoro, cosa stai progettando?

A presto

Roberta

 

 

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From: Ida Gerosa

To: Roberta Perfetti

Sent: Sunday, February 22, 2004 11:31 AM

Subject: Re: saluti

 

Cara Roberta, scusami tanto se non ho risposto prima, ma sembra che si stiano concretizzando uno o due progetti che sto seguendo da tanto tempo.

Parli del mio ottimismo. Sì, certo, come potrei non esserlo. Sono assolutamente felice e grata a Dio per avermi data l'opportunità di partecipare alla costruzione di quel mondo che parla di Computer art.

Ogni volta che torno indietro con il pensiero, mi sento felice per aver potuto condividere la costruzione del primo programma grafico italiano, nel 1983 (come tu sai). Sono felice di aver vissuto le grandi trasformazioni, ma soprattutto di aver partecipato. Sto parlando come artista, ma non è differente quello che ho vissuto come donna. Ho fatto parte, credendoci, di gruppi femministi. Ancora oggi, periodo in cui il femminismo è finito e, soprattutto, guardato con sospetto, credo profondamente nelle qualità della donna e nella sua capacità di lavorare al meglio. Se devo scegliere per aiutare qualcuno, scelgo sempre una donna. Per questo ho accettato di far parte del Soroptimist (dove sono rappresentate le donne professioniste), per questo ho accettato di far parte del Rotary, per portare la voce e il contributo in qualità di donna, nelle iniziative che questo sodalizio prende.

Per quello che posso, mi piace vivere partecipando, mi piace sapere che quando starò per morire, potrò dire di aver vissuto tutto con intensità e passione, potrò dire (al di là di quello che sarò riuscita a raggiungere) di aver dato tutta me stessa, sempre.

"Oreste", sono entrata nel sito. Mi sembra una grande iniziativa. Mi piace molto, penso che la partecipazione e la cooperazione sia sempre importante. Tra l'altro ho visto che c'è anche Stefania Perna che è la figlia di un mio cugino siciliano. Mi fa piacere per lei.

Educare il pubblico. Penso che il pubblico lo voglia, anzi brami essere"acculturato" circa la difficile arte contemporanea, perché vuole partecipare sapendo.

Cenacoli artistici? Magari si riuscisse a farli e a portarli avanti per oltre due mesi...

 

Che sto facendo?

Il prossimo 22 marzo sono stata invitata all'università di Pisa a tenere una lezione sulla Computer art. Non so se ti ho detto che a dicembre scorso mi hanno invitato all'università di Roma 3 e l'anno precedente a La Sapienza. E' la mia maniera che parlare con i ragazzi... ma anche per trovare adepti.

Uno dei progetti che sembra stia andando in porto, ma facciamo gli scongiuri, è un progetto che sto portando avanti da tanto tempo di SOLA Computer art, con artisti italiani e, se ci sono i soldi, anche europei.

 

Ma di questo ne parleremo a voce quando ci incontreremo.

Un abbraccio. Ida

 

 

P.S. Per ora considero finita la nostra prima “partita a scacchi”. Quando vorrai, ricominceremo con altri argomenti.

Ma tanto per non perdere l’opportunità di lanciare altri “input”… che ne pensi dell’interattività che sta diventando una delle caratteristiche fondamentali del nostro tempo. Pensa anche al “digitale terrestre” che sarà alla portata di tutti nel 2006. Secondo te il computer (che stanno dotando di caratteristiche sempre più vicine a … quelle umane?!?) viene o verrà usato per queste sue caratteristiche o apparirà ancora come una sorta di “specchio” dell’utente o, meglio, spingerà con più forza a riflettere (in tutti i sensi)?

E poi: secondo te questa è un’arte che rispecchia il meglio della globalizzazione? Può essere l’elemento centrale che spinge all’incontro degli esseri umani al di là delle culture e delle razze?