ILGIOIELLO NELL’ARTE
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Nei celebri ritratti di epoca rinascimentale le donne si configurano come icone di una bellezza senza tempo. Apparizioni mitiche, ieratiche nella loro compostezza quasi regale. Sono le ghirlande d’oro che si intrecciano fra i capelli come coroncine, gli orecchini a sferetta, le fini collane a torchon o a segmenti d’oro, intervallati a pietre dure, a conferire loro un magico carisma. E questa stessa aura si ritroverà in tante immagini femminili che i pittori, amanti della bellezza circonfusa di luce di splendidi gioielli, ci hanno donato in secoli e secoli di storia dell’arte, in Italia e nel mondo. Le loro modelle sono regine e principesse oppure, semplicemente, donne degne di essere immortalate per la loro avvenenza, per il ruolo storico giocato, per i legami affettivi che le avvicinavano all’artista che le ha ritratte. L’arte nel gioiello e il gioiello nell’arte. “Leggere” oggi il ritratto di una donna impreziosita di oro e gemme rappresenta non solo un avventuroso viaggio attraverso le categorie della bellezza muliebre e gli stili dei virtuosi pennelli che se ne sono fatti interpreti. E’ anche uno strumento indispensabile per approfondire la storia dell’arte orafa, che si è evoluta di pari passo con le arti cosiddette “maggiori”. Analizzare la foggia di un orecchino di fine Settecento, composto di motivi ad ancoretta, palmetta, piccola greca, rosetta, mirabilmente modellati, porta alla considerazione che, se il Neoclassicismo fu lo stile dominante agli albori del XVIII secolo in tanti campi dell’arte, anche nel gioiello le tendenze del gusto procedettero di pari passo, esprimendosi in modo originale, ma comunque ossequiente ai modelli della classicità, come la rivisitazione dell’antico imponeva. Se un dipinto risultasse di difficile attribuzione e datazione, la foggia del gioiello e dell’abito insieme, fornisce spesso utili informazioni riguardo l’appartenenza geografica o all’età del gusto. Tra moda e gioiello esiste infatti una corrispondenza di amorosi sensi, profonda quanto precisa. A rendere ancora più intrigante l’indagine interviene anche il fatto che, ieri come oggi, ogni donna ha il suo stile. Non si può dimenticare che in alcuni casi le testimonianze delle vette raggiunte dalla fragile arte orafa sono giunte ai posteri proprio grazie ai dipinti dei grandi maestri.
Una volta conclusi i revival storicistici –neoegizio, neoclassico, neogotico, neorinascimentale, neorococò- l’Ottocento ricorse al linguaggio del sentimento e del ricordo nostalgico, dando vita a un ricco repertorio di souvenirs de voyage, cuori, ornamenti da lutto, che gli innumerevoli ritratti della regina Vittoria ci tramandano. Con l’affermarsi del movimento preraffaellita inglese nella seconda metà del XIX secolo, si diffuse una nuova imagérie femminile raffigurante enigmatiche e inquiete eroine dall’intenso fascino spesso adorne di gioielli di gusto archeologico, neogotico o esotico. Intanto, i pittori stranieri che scendevano nel nostro paese per effettuare il Grand Tour, in cerca di emozioni artistiche e di scorci pittorici, resero celebri, grazie ai loro quadri, i ridondanti ornamenti in corallo e oro rosso –collane a grandi grani, spilloni filigranati, orecchini a serpente o a lucchetto, a cerchio o a boule, bracciali a torciglione- indossati dalle donne delle campagne italiane per abbellire i loro variopinti abiti popolareschi. Dall’estenuata sinuosità del segno Art Nouveau alla stilizzata eleganza Art Déco il passo non è lungo. Da Gustave Moreau a Gustav Klimt, da Giovanni Boldini e John Singer Sargent, via via fino a Giorgio de Chirico e a Massimo Campigli, la pittura, sensibile al fascino di gioielli che riflettano lo splendore di donne ricche di charme, ha continuato a trovare nuove muse. Incurante di una giovane, grande rivale che ormai da tempo si è affrancata da ogni soggezione nei confronti delle altre arti: la fotografia. Il resto è storia recente.