Guizzi di contemporaneità a Roma
“Esperimenti” per
Inaugurazione del MACRO
“Il Tempio dell’uomo” installazione di computer art
Come a primavera scorsa, anche questo autunno romano ci ha aperto alcune fessure per dare un veloce sguardo sul nostro contemporaneo. Fessure che poi, purtroppo, si richiudono immediatamente. Ma, per fortuna ci rimangono i ricordi e, soprattutto, le sensazioni, le emozioni provate. Che si stratificano su quello che respiriamo quotidianamente.
Interessante e significativo lo
spettacolo/mostra/installazione “Esperimenti” per
Un periodo che dovrebbe essere di gioia è stato incuneato nel mondo che ci avvolge. Mondo difficile, pieno di problematiche diverse.
Uno spettacolo assolutamente trascinante che ci spinge, una volta di più, a riflettere sulle inutilità di certe situazioni fatue.
Nell’inoltrarmi nella visione e quindi nella comprensione della prima parte del lavoro, mi sono trovata catapultata in un ambiente felliniano, dove tutto era irreale eppure intenso ed eloquente. Poi nell’avanzare dentro il lungo percorso, tutto è diventato più chiaro e comprensibile. Addirittura in un passaggio da un ambiente ad un altro, una ragazza ci faceva specchiare su una superficie riflettente. Un semplice invito a capire che tutto quello che avremmo visto e incontrato sarebbe stato il riflesso della nostra stessa vita quotidiana. Come un invito a guardarci e a riflettere sulle mille parole prive di significato che ascoltiamo in ogni attimo. Quindi a riconsiderare una ricerca di emozioni vere, cariche di serenità e amore.
Certo, anche questo uno spettacolo “astratto”. Una situazione in cui ogni spettatore non può che vedere se stesso, i propri ricordi, le emozioni vissute che ci hanno plasmato esattamente come siamo.
Tutte le scene, perfette, che si sono susseguite nel percorso fatto, sono servite a farci capire l’atmosfera che respiriamo in ogni attimo del giorno, tutti i giorni.
E a considerare un desiderio di riflessione e di cambiamento, con la nostra partecipazione costante.
Uno spettacolo che posso definire intenso, ottimo. Uno spettacolo costruito con intelligenza e grande comprensione di tutti i risvolti del contemporaneo, sia esso arte o spettacolo o semplicemente vita.
E ora… rimaniamo in attesa del prossimo spettacolo.
Anche l’inaugurazione del nuovo MACRO ha segnato un momento di contemporaneità con l’opera architettonica di Odile Decq.
Dagli spazi del vecchio stabilimento industriale Peroni, ad un Museo per l’arte. Un’integrazione tra il vecchio e il nuovo, un incontro con il mondo attuale.
Il Museo, con l’ingresso di oggi posto all’angolo tra via Nizza e via Cagliari, offre anche aree dedicate ai servizi e ai visitatori. La grande terrazza che è stata costruita per essere uno spazio pubblico offerto all’intera città di Roma. Ma anche le necessarie e importanti sala conferenze e la libreria, il ristorante, la caffetteria. Non ultimo il parcheggio multipiano. Il tutto perfettamente integrato nel contesto preesistente.
Avevamo già visitato il museo (aperto ai soli giornalisti) nello stesso giorno in cui è stato inaugurato il Maxxi. Due musei assolutamente diversi e diversamente interessanti.
Ora, il 3 dicembre scorso, ha avuto una nuova ufficiale inaugurazione alla presenza della stessa Odile Decq, del sindaco Gianni Alemanno circondato da tutte le alte cariche del comune di Roma.
Per i nuovi spazi sono stati scelti lavori che raccontano le diversità delle opere contemporanee sviluppate attorno al tema dell’essere umano.
In un ambiente che vive sui toni del nero/marrone scuro/arancio, risalteranno le opere di artisti del nostro tempo, anche se sono convinta che si dovranno trovare delle soluzioni innovative, per presentare la computer art e la sua più antica “cugina” videoarte.
Personalmente, come artista, spero che i vari direttori che si susseguiranno sappiano scegliere con sapienza le diverse opere che saranno esposte. Spero che prima di ogni scelta sappiano ricordare che è un museo per l’arte contemporanea. Quindi un’arte che rappresenta veramente il mondo di oggi e… forse quello del prossimo futuro. Che sappiano vedere, capire profondamente il periodo che stiamo percorrendo e quindi sappiano selezionare e conservare le opere più rappresentative.
Spero che vogliano fare incontri/dibattiti riguardanti le “nuove” proposte dell’arte di oggi e quelle appena vissute. Che sappiano aprirsi con consapevolezza anche ai lavori ancora non completamente capiti e storicizzati.
Spero che vogliano far parlare gli artisti, e non i soliti noti critici d’arte, per dare loro la possibilità di raccontare a tutti quello che hanno fatto, che vorrebbero fare o che avrebbero voluto fare. Artisti che sappiano proporre, oltre il proprio lavoro, anche una personale idea di come è e come sarà tra qualche anno l’arte. Infine come sarà possibile conservarla.
Inoltre, l’installazione “Il Tempio dell’uomo”, computer art di Ida Gerosa.
Un’arte che sta cominciando ora ad essere conosciuta e seguita, un’arte che vive dentro e attorno a me da più di 26 anni.
Per quest’ultima esposizione ho creato un video e un’installazione site specific. Ho fatto diventare la ex chiesa Santa Rita, oggi sconsacrata, “il Tempio dell’uomo”: un suggestivo spazio per accogliere e proporre l’essenza stessa dell’essere umano.
Sull’antica abside, ho posto un grande schermo per ospitare un video che trasmetteva, in maniera quasi ipnotica, le sensazioni assorbite da ognuno di noi nel vivere la giornata. Al centro della sala, alcune animazioni proiettate su teli leggeri hanno trasmesso il movimento costante che ci accompagna nel vivere. Mentre in una nicchia hanno preso vita alcuni “affreschi virtuali”.
Il video ha portato lo spettatore ad entrare in quel mondo quotidiano, costante, continuo che ci accompagna tutta la vita.
Infatti dall’alba al tramonto, ogni giorno, portiamo avanti il nostro lavoro intriso di sogni, di desideri, di rapporti umani.
Dedichiamo all’azione del “vivere” le nostre energie, le nostre competenze.
Il Tempio dell’uomo è la nostra stessa esistenza. L’ambiente che respiriamo, che costruiamo.
L’atmosfera che ci avvolge si impregna quindi anche dei nostri pensieri, della nostra vita. E nell’etere, rimane impressa l’impronta della nostra esistenza.
Le luci dell’alba ci spingono ad affrontare con attesa e curiosità ogni giornata che abbiamo davanti. Le ore che si susseguono si colorano di luci che ci fanno affrontare questo periodo, che speriamo sia il più evoluzionario della storia.
E inizia una comunicazione complessa, rapida e sollecitante con il resto del mondo.
Con la nostra costante partecipazione vediamo crescere città, situazioni, rapporti.
Le giornate diventano frenetiche fino a capire che il nostro personale lavoro è importante per contribuire a cambiare il mondo. Per cercare di renderlo più avanzato e innovativo.
Fino al momento in cui affaticati e… soli, gradatamente ci troviamo immersi nel buio della sera per “ricaricarci”, pronti a iniziare una nuova giornata.
Ida Gerosa