Beyond building…….
il sogno di un
mondo migliore
Chi nella vita ha un
atteggiamento proteso verso il futuro, chi cerca di vedere, di intuire come
sarà il domani, chi sente l’ansia di vivere il divenire del mondo, non può
mancare di visitare la 11° edizione della Biennale Internazionale di
Architettura a Venezia..
Già il titolo “beyond
building” e la coinvolgente presentazione fatta a Roma dal
Direttore Aaron Betsky, avevano dato l’indicazione di
una mostra volta al futuro, alla ricerca di un nuovo modo di abitare e di
vivere. Forse il titolo più rispondente sarebbe stato “ beyond
the present”.
Per entrare subito e completamente
in questa atmosfera di sogno premonitore, si deve iniziare la visita dalle
Corderie dell’Arsenale.
Le sale che si susseguono, con
grandi, importanti installazioni, aprono la mente al sogno. Ad un mondo
diverso, profondamente diverso, in cui anche l’elemento base della vita umana,
l’abitazione,potrebbe assumere una forma ed una
funzionalità molto differenti da quelle attuali.
Quando l’uomo viveva nelle
caverne, la forma dell’abitazione era data dalla struttura stessa della
caverna.
In seguito, con le
costruzioni in pietra, in mattoni, si è diffusa una struttura con forma rigida
squadrata, a parallelepipedo, legata alla natura stessa degli elementi
componenti. L’uso del ferro, la nascita del cemento armato e, poi, del
precompresso, hanno consentito di sviluppare forme più complesse, più
funzionali, più rispondenti alle necessità ed alla fantasia dell’uomo.
Oggi le esigenze generate dalla
progressiva, enorme, crescente urbanizzazione, hanno posto nuove sfide a chi
deve sviluppare le strutture urbanistiche ed abitative vitali.
Nel contempo la nascita di
materiali compositi nuovi, con caratteristiche meccaniche e fisiche inimmaginabili fino a pochi
anni fa, ha offerto ai progettisti possibilità di soluzione completamente
nuove. Le tecniche, poi, di calcolo computerizzato, la disponibilità di sistemi
intelligenti di controllo e gestione dei fenomeni fisici, hanno dato una
libertà creativa pressoché totale.
Sicuramente la fantasia
progettuale degli architetti e degli urbanisti è molto più veloce della
capacità dimostrata dagli individui ad accettare e godere di queste novità. Ma
anche questo processo di adattamento sta avendo un’accelerazione inaspettata.
I fruitori sono spesso molto
pronti a modificare i propri comportamenti ed ad utilizzare nuove opportunità e
nuove tecnologie, talvolta anche complesse,
Nessuno
trenta anni fa, neanche il più
ottimista dei pianificatori della produzione industriale, sarebbe arrivato a
prevedere che il numero dei computer installati nel mondo sarebbe diventato
così grande come quello che oggi possiamo constatare.
Così pure nessun esperto di
telefonia avrebbe potuto immaginare lo sviluppo incredibile che ha avuto in
venti anni la telefonia mobile. Ed i prossimi dieci vedranno una crescita
ancora più rapida.
Queste considerazioni ci
portano a riflettere come lo sviluppo del mercato di un prodotto industriale
non sia guidato dalla pressione commerciale esercitata dal produttore, ma siano
i fruitori, con la loro richiesta, a far accelerare il processo di produzione.
Penso che, parallelamente,
anche la scienza che studia la pianificazione dei siti abitativi, sociali,
funzionali della società umana abbia oggi difficoltà a prevedere la velocità di
trasformazione dell’habitat umano che, in pochissimi anni, potrebbe assumere un
aspetto ed una modalità di utilizzo profondamente e
sostanzialmente diversi.
Questo è lo spirito con cui
si deve visitare e vivere questa edizione della Biennale di Architettura.
Forse domani non vedremo
realizzata nessuna delle fantastiche soluzioni e forme che possiamo vedere
rappresentate, ma sono certo che ne vedremo altre ancora più imprevedibili, più
fantasiose, più razionali, più funzionali, che ci faranno guardare alle
soluzioni ipotizzate oggi come a lodevoli tentativi di innovazione,
apprezzabili ma superati dalle nuove tecniche, dalle nuove tecnologie, dalle
nuove esigenze di vita.
La visita alla Biennale è
quindi solo un percorso onirico?
No, è un importante stimolo
alla ricerca ed alla innovazione.
Se fino ad oggi si è sempre
fatto così, significa solo che non avevamo ancora trovato
la via nuova e giusta da percorrere.
La visita ai Giardini riporta
più con i piedi per terra.
Ci sono installazioni belle,
attuali e fortemente didascaliche che mostrano come
architettura non voglia dire solo fantasia creativa ma anche capacità realizzativa.
Vengono riproposte con insistenza le sfide della vivibilità
degli agglomerati urbani, dei grandi problemi connessi alla crescente richiesta
di energia, come pure il problema dell’inquinamento prodotto dal vivere umano,
in termini di qualità dell’aria, dell’acqua ed in termini di smaltimento dei
rifiuti urbani.
Ai Giardini troviamo anche
molti padiglioni ove vengono presentate brillanti
soluzioni architetturali “classiche” a fianco di
fantasiose proposte di sviluppo
Questa panoramica, ampia e
diversificata, di esperienze nazionali ci deve indurre a pensare che ci sia
sufficiente cultura e capacità per rinnovare l’ambiente in cui viviamo, come
pure che ci sia sufficiente capacità per gestire l’attuale e la gradualità
della crescita.
Lo sviluppo della civiltà è
fortemente legato alla capacità di innovazione guidata dall’ansia di ricerca e
di perfezionamento.
Se tutti i settori della
ricerca, della filosofia, della politica, avessero gli stessi fermenti
innovativi, creativi e positivi che sono rappresentati in questa Biennale,
penso che tutti potremmo guardare al futuro con più serenità ed ottimismo.
Gian
Carlo Gerosa
Roma 13 settembre2008