Arte. Pensiero contemporaneo
Digital Life – Brain Revolution –
Organze – Biennale di Architettura
Recentemente
ho avuto l’opportunità di approfondire il mio pensiero sull’arte contemporanea.
Alcuni
eventi particolari e significativi mi hanno portata a riflettere, ancora una
volta, sulla trasformazione costante che stiamo continuando a vivere.
La
mostra Digital Life, al Macro del Mattatoio, a Roma.
Una
mostra che dichiarava la necessità di un’alta tecnologia e grandi
sponsorizzazioni.
Gli
artisti invitati tutti stranieri, forse perché in Italia non esistono più
centri di ricerca avanzata o forse perché era una mostra itinerante e
confezionata all’estero. Molte installazioni, alcune entusiasmanti. Soprattutto
AVIE arrivata dall’Australia. E’ stata presentata in un ambiente di
visualizzazione e sonorizzazione interattivo stereoscopico a 360 gradi,
concepito appositamente per l’arte. Uno sviluppo di applicazioni nei campi
delle visualizzazioni e sonorizzazioni immersive portati a rappresentare l’integrazione
umana con l’ambito della ricerca.
La
configurazione di base molto particolare, era composta da uno schermo di
proiezione cilindrico alto
Con
un’altra installazione invece mi sono ritrovata catapultata nella percezione di
una scena sinestetica costruita appositamente per generare la presenza fisica
del suono che veniva fuso con le percezioni visive.
Devo
dire che uscendo da questa mostra un po’ scioccata,
ho provato l’emozione di aver attraversato il futuro.
Mentre
da un altro punto di vista qualche giorno dopo, il contemporaneo si è
presentato in maniera ancora più coinvolgente sotto forma di Forum.
Anche
questo a Roma, a piazza di Pietra, al Tempio di Adriano, il “Brain Forum: le nuove frontiere della ricerca sul
cervello”. Dove ho trovato offerto uno sguardo approfondito verso il mondo dell'ingegneria genetica e biomolecolare,
attraverso immagini, animazioni
interattive e notizie quotidiane
di carattere scientifico, medico, genetico, biotecnologico, bioetico.
Era presente Federico Cozzolino che è colui che ha proseguito le ricerche della Montalcini
sul Fattore di Crescita Nervoso. Ricerche che ha applicato allo studio dell’infarto
cardiaco, cerebrale e del morbo di Alzheimer.
Il suo studio, tuttora in corso è già stato sperimentato con
sorprendenti risultati sui topi, ed è stato
presentato al Brain Forum il 23 aprile, una data importante per tutto il
mondo delle neuroscienze, perché è stata l’occasione per festeggiare i 101 anni
della scienziata torinese Rita Levi Montalcini.
In suo onore i
più prestigiosi e riconosciuti neuroscienziati provenienti da tutto il mondo
(Usa, Giappone, Israele, Inghilterra, Canada, Italia), si sono riuniti per
parlare di "Brain Revolution".
Convegno romano in cui sono stati messi a confronto i risultati delle ricerche
più innovative nel campo delle neuroscienze. Si è indagato quindi sulle
prospettive, che la scienza sta aprendo, per arrivare a potenziare le capacità
cerebrali e a curare le malattie neurodegenerative, quali il Morbo di Parkinson
e l’Alzheimer, ma anche alcuni disturbi
mentali, come la depressione e la schizofrenia.
Mentre Pietro Calissano, tra i più stretti
collaboratori della Montalcini e anima del Forum, ha reso possibile il mettere
a confronto i risultati delle ricerche più innovative nel campo delle
neuroscienze con la possibilità, cosa oggi attuabile, di seguire da casa e di
intervenire (Facebook e Twitter) attraverso il sito www.brainforum.it. Infatti, mentre seguivamo il
convegno, sono arrivate mail da tutto il mondo.
L'obiettivo dell'evento è stato
quello di consentire anche a un pubblico più ampio di avvicinarsi alla ricerca
scientifica informandosi su quella che, secondo gli scienziati, sarà la
prossima rivoluzione in grado di sconvolgere il mondo ancor più di quella industriale
e di quella tecnologica.
Quindi il cervello,
l'organo di cui secondo Einstein l'uomo
non usa che una minima parte, sarà al centro della prossima rivoluzione
scientifica e socio-culturale.
Una rivoluzione che per
alcuni sarebbe già in atto.
Questo è lo splendido mondo di oggi!
Ma sempre in questo periodo (dal 25 aprile e presentato per 5 soli
giorni nell’antico mercato del pesce degli ebrei, in via s. Teodoro) ho potuto
assistere ad uno spettacolo teatrale
assolutamente perfetto. Anche questo innovativo e sviluppato con intelligenza e
creatività. Organze cod 116-7. Lo spettacolo annuale della Fondazione Fendi.
Ho visto la rappresentazione di un’Europa umiliata ma capace di
salvarsi con l’arte.
Lo spettacolo, scritto e diretto da Raffaele Curi che “ha
spettacolarizzato i difetti di questa Europa dove tutti sembrano vivere dentro
un bozzolo dove nessuno sembra più accorgersi delle meraviglie che ci
circondano”, ha mostrato un’Europa anoressica se pur bellissima, intelligente
ma drogata. E anche prostrata e reietta.
Devo però dire che non concordo con le affermazioni di Curi, anzi
penso che questo sia un periodo di crescita straordinario. Del resto sono
convinta che ogni situazione possa essere vista con positività o con
negatività. Niente è assoluto, anzi tutto può essere presentato con negatività ed
essere usato per convincere persone che riflettono poco e hanno bisogno di stimoli
da ri-proporre e su cui parlare.
In
ogni caso, al di là dei personali pensieri e convincimenti, lo spettacolo
realizzato magistralmente, è nato dalla necessità di far conoscere alla gente
le “loro sonorità". Quindi suoni, colori, profumi, dolori e emozioni si sono
mescolati in molteplici forme creando riflessi, riflessioni… Ha proposto ad
ognuno di vedere il riflesso della propria vita.
Infine. La presentazione della prossima Mostra Internazionale di
Architettura “People meet in architecture”.
Quest’anno diretta da Kazuyo Sejima, si
terrà dal 29 agosto al 21 novembre 2010 (la vernice il 26, il 27 e il 28 agosto).
Due i progetti di punta previsti per la 12°
Mostra: i “Sabati
dell’Architettura” (conversazioni, performance e momenti di
discussione settimanali con architetti, critici e personalità del mondo
dell’architettura) attraverso l’intero periodo di apertura della Mostra. E un
articolato progetto di “coinvolgimento delle Università” che potranno organizzare
visite alla Mostra e una sessione seminariale predisposta autonomamente dalla
stessa Facoltà.
35 anni dopo la prima Mostra di
Architettura della Biennale, organizzata da Vittorio Gregotti, il ciclo dei
“Sabati dell’Architettura” vorrebbe ripercorrere la storia delle mostre che si
sono succedute negli anni seguenti, invitando il pubblico ad un incontro con i
direttori di quelle edizioni.
Durante la conferenza stampa sono
intervenuti il Presidente della Biennale di Venezia Paolo Baratta e il Direttore della 12° Mostra Kazuyo Sejima.
È seguita poi la presentazione del Padiglione Italia, alla quale sono
intervenuti Mario Lolli Ghetti,
Direttore della Direzione Generale per il paesaggio, le belle arti,
l’architettura e l’arte contemporanee e Luca
Molinari, curatore del Padiglione Italia.
La curatrice della mostra di quest’anno, Kazuyo Sejima nata in Giappone nel 1956, è
una protagonista dell’architettura contemporanea.
Nel suo lavoro si è sempre notata una
tensione costante verso la ricerca. Tensione che la caratterizza, erede della millenaria
tradizione che ha ispirato le geometrie minimaliste dell’architettura
giapponese contemporanea. Toyo Ito la descrive come "un architetto che usa
la massima semplicità per collegare il materiale e l'astratto".
Ecco nel visitare, nel guardare, nell’ascoltare le iniziative
descritte, in questo periodo ho avuto la netta sensazione che il mondo
contemporaneo stia cambiando per gli avanzamenti che percorre secondo dopo
secondo. Anche se qualcuno non è in grado di accorgersene, tutto è diverso solo
rispetto a pochi anni fa. In questo periodo si ha, con entusiasmo, la grande
gioia di imparare qualcosa ogni giorno. E mentre rimaniamo in ascolto cercando
di captare gli echi che il mondo ci trasmette, le nostre antenne si allungano e si
protendono in attesa di conoscere quello che sta per arrivare, che ci sta per
raggiungere.
Devo dire che sono assolutamente felice di vivere in questo
periodo. So con certezza che tra qualche anno tutto sembrerà antico e superato. Ma so che ogni
ricerca, ogni situazione nuova ci porterà verso un mondo migliore con la
possibilità di vivere di più e con cognizione. Anche se continueremo a
sorprenderci nel conoscere ogni nuovo risultato, ogni nuovo successo della
ricerca.
Come
ormai tutti quelli che mi conoscono sanno, sono 26 anni che faccio arte con un
computer. Faccio Computer art. Mezzo che, al primo impatto, sembra freddo e
alieno, ma che al contrario permette di raggiungere e di proporre ogni emozione
o sentimento che si prova. Uno strumento che è guidato da una persona, da
ognuno di noi. Strumento che lascia uno spazio pressoché infinito alla mente
umana.
Mentre
si lavora si ha l’impressione di fare un viaggio all’interno della mente. E più
è potente lo strumento, più è facile raggiungere e rappresentare le proprie
idee. Meno è potente e più lega la fantasia e i risultati. Per cui, come dicevo
all’inizio per la mostra Digital Life, lo sviluppo frenetico della tecnologia a
cui stiamo assistendo, permette sempre di più un’attività completa alla mente.
Ci dà sempre di più la possibilità di indagare, di entrare all’interno del
nostro cervello. (Brain Revolution)
Dall’inizio,
fino ad oggi è stato un percorso difficile e abbastanza complesso perché la
computer art è un’arte legata strettamente all’uso delle tecnologie. Quelle che
oggi, però, ci danno la possibilità di partecipare ad eventi, a visioni
straordinarie.
Durante
questi costanti sviluppi che si sono susseguiti giorno dopo giorno, forse siamo
riusciti a capire un po’ di più com’è il mondo contemporaneo e forse anche come
sarà.
D’altra
parte, indipendentemente da tutto quello che di negativo succede nel mondo,
isolati ricercatori o gruppi di lavoro continuano i loro studi per trovare
nuove possibilità di sviluppo. Ricercatori che lavorano con amore e passione.
Proprio
non credo a quello che i mass media ci fanno vedere. Non è vero che il mondo va
avanti con il solo obiettivo del danaro, al contrario progredisce perché c’è
qualcuno che crede nel futuro e in quello che fa. E, con purezza spirituale
continua a produrre idee e risultati lavorando sempre.
Per
fare due esempi molto vicini a noi, come dicevamo Rita Levi Montalcini ma anche
Renato Dulbecco che continuano con costanza, entusiasmo e dedizione, alla loro
età, a fare ricerca sulle cellule staminali, sui cibi transgenici … sulle
possibilità di eliminare quelle malattie della mente che ci fanno
particolarmente paura.
Ora
penso che non possiamo che guardare avanti. Quante sono le opportunità che ci
mettono nella condizione di rimanere in
attesa, di ascoltare gli echi del mondo!
Per
scoprire, trovare, assaporare nuove situazioni.
Ecco,
dopo aver avuto l’occasione di assistere agli eventi appena descritti, mi sono
sentita molto fortunata. Nell’ascoltare, nel vedere mi sono sentita
letteralmente affascinata, folgorata. La ricerca. Del resto anch’io ho vissuto
con l’emozione di amare e praticare la ricerca. Quella che mi ha permesso di
mettermi in ascolto e trovarmi sempre in sintonia con gli attimi diversi che
attraversavo. Ed ancora oggi quando sento di una nuova scoperta, di una nuova
opportunità, provo l’urgenza, il desiderio di conoscerla, di approfondirla, di
sviscerarla.
Quante
volte ho pensato di essere nata per fare esattamente quello che faccio e, sono
convinta che è questo che mi permette di
amare così tanto la vita.
Ida Gerosa