12.MOSTRA INTERNAZIONALE DI ARCHITETTURA DELLA BIENNALE DI VENEZIA
Gian Carlo Gerosa
Kazujo Sejima, curatrice della 12.Biennale di Architettura nella sua presentazione, fatta presso la Facoltà di Architettura della Sapienza, a Roma a Valle Giulia, aveva promesso una mostra “leggera” ed estranea alla sintassi spesso rumorosa delle archistar planetarie. Il titolo stesso “people meet in architecture” prometteva di affrontare il complesso ed affascinante tema di come la gente viva l’architettura , di come oggi il singolo individuo, nella vita di tutti i giorni, possa trovarsi a suo agio in un mondo che sta rapidamente trasformandosi. E’ una consapevolezza individuale che diventa sociale. Gli individui si servono dello spazio per creare un proprio ambiente.
La Biennale che ho visitato e vissuto durante i tre giorni della “vernice” dal 26 al 28 agosto è stata per me piacevolmente sorprendente. Si sente fortemente la mano della curatrice e l’atmosfera dominante non è quella un po’ trionfalistica delle grandi realizzazioni urbanistiche ed architettoniche, espressioni creative dei grandi architetti e testimonianza di una società spinta da una continua ed inarrestabile crescita economica, ma si vive invece un’atmosfera di preoccupata ricerca di come sviluppare una nuova scienza del vivere in questo pianeta globalizzato, sovraffollato, afflitto da una crisi economica di cui non comprendiamo ancora bene la portata e la durata. Non vi è però un’aria di rinuncia di depressione e lo sguardo verso il futuro è pieno di speranza sostenuto dalla certezza della necessità di trovare qualcosa di nuovo, fino ai sogni futuristici presentati in uno splendido video in 3D proiettato nel padiglione australiano.
Un’idea più chiara e completa di questa nuova atmosfera penso sia ben sintetizzata in una mostra nel Padiglione delle Esposizioni che, con il titolo “ ripensando alla felicità”, presenta una serie di progetti nuovi la cui linea direttrice è riassunta in alcune frasi scritte sui muri della mostra e che riporto qui di seguito:
Fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te. Nuove realtà per nuovi modi di vivere. Il periodo storico che stiamo vivendo ci pone di fronte a condizioni ed a sfide che possono generare cambiamenti sostanziali nel modo di concepire un approccio diverso e più contemporaneo alla progettualità …. Un’ incredibile occasione per ridisegnarci la vita, per iniziare un processo di mutazione.
In questo filone ben si inserisce lo studio presentato per immagini nel padiglione giapponese dove viene presentato il processo di cambiamento nell’edilizia residenziale, commerciale e di ufficio in rapporto alle necessità, le esigenze e le possibilità delle generazioni che si susseguono.
Anche la Francia si affida ad una serie di video per analizzare la situazione della “ Grande Parigi” e presentare idee e proposte su come rivedere completamente il piano urbanistico di questa grande area che costituisce il nucleo fondamentale economico e di vita di tutta la Francia.
Non stiamo quindi parlando di una impostazione minimalista ma solo della ricerca di una nuova linea socio-urbanistica. Studiare come creare o trasformare un’area geografica per creare nuove condizioni di vita per un gruppo sociale non è certo un problema meno impegnativo che non progettare un grattacielo. Purtroppo alcuni degli stand non sono stati al livello della sfida progettuale proposta ed hanno presentato progetti di piccole e poco significative soluzioni di valore storico, locale, particolare, vedi ad esempio il padiglione AILATI.
Qualche perplessità sorge poi osservando alcuni di questi nuovi piani di sviluppo, che hanno come idea portante quella di creare tante nuove unità di vita, autosufficienti per l’agricoltura , l’energia e via dicendo, tanti piccoli paradisi terrestri dove queste comunità possano vivere in serenità e sana, modesta prosperità. Ma come si combina questo programma di sviluppo con la previsione, ben nota ed accettata , che tra 25 anni ben il 75% dell’umanità vivrà in megalopoli?
Qui però entriamo in un’area di problemi che va molto oltre l’urbanistica e l’architettura ; prima dell’invenzione del motore a scoppio o prima della diffusione del volo umano l’ambiente di vita era completamente diverso. Era impensabile lavorare in un posto distante 100 chilometri da casa come erano inimmaginabili tutti i fenomeni di inquinamento e di intasamento del traffico di cui oggi soffriamo. Gli studi e le ricerche in atto nei vari settori della scienza lasciano però immaginare che vi saranno scoperte rivoluzionarie per lo sviluppo della società umana. Basti pensare al settore degli aerei: sono oltre 70 anni che è stato inventato il motore a reazione ed ancora non si parla di un sistema di trasporto più veloce, meno ingombrante e meno inquinante che lo sostituisca . Diversa è la situazione nel campo della comunicazione e del calcolo dove negli ultimi 70 anni c’è stato un progresso che nessuno aveva neanche ipotizzato.
Un altro elemento da non dimenticare è la determinante influenza che ha, nel campo delle costruzioni la disponibilità di tecniche e tecnologie costruttive. Sicuramente 100 anni fa non sarebbe stato possibile edificare nessuna delle grandi opere che stanno caratterizzando l’architettura contemporanea. Quale sarà la situazione fra qualche hanno?
Concludo quindi dicendo che compito degli architetti è quello di cercare di ottimizzare le condizioni di vita delle persone nell’ambiente oggi presente o ragionevolmente prevedibile, indicare i requisiti sociali che possano favorire una migliore condizione di vita comune, basandosi sui mezzi tecnici oggi disponibili: questo è quello che abbiamo visto in questa Biennale con l’aggiunta di qualche volo di fantasia volto al futuro .
Per quanto riguarda i sogni ognuno di noi è libero di seguire la propria immaginazione e di sperare che un giorno si possano avverare.