Il percorso
Lasciando Centocelle, nei pressi della Stazione di Ripabottoni, saliamo lungo
il tratturo, completamente coperto di erba
e delimitato da coltivazioni che spesso occupano e restringono il passaggio.
Per un tratto procediamo in vista del braccio Centocelle-Cortile.
Arrivati al paese di Ripabottoni passiamo accanto al campo sportivo, che è stato costruito sul tratturo e solo un sentiero indica il tracciato della via armentizia. Lasciato l'abitato
il tratturo si allarga
e inizia la discesa verso il fiume Biferno.

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passa sotto la superstrada n 647 Bifernina. Qui per la prima volta nella nostra spedizione ho un po' di paura quando, dopo il difficilissimo guado, ci troviamo di fronte ad una parete perpendicolare di tre metri di fitta vegetazione: Ottorino, il ragazzone che ci accompagna si dimostra una vera forza della natura spianandola a forza di roncola. Saliamo rapidamente e continuiamo sempre in salita su una strada bianca - con un dislivello di circa 500 metri - passando tra i paesi di Castelbottaccio, ben visibile verso Nord, e di Lucito, che si vede meno pur essendo più vicino. Si deve attraversare la strada provinciale n. 73, che unisce questi due centri, dopo di che inizia la parte pi ù bella di tutto il percorso: una zona collinare, molto ventilata, assolutamente libera anche come panorama, ma soprattutto… un mare d'erba… terra fatta per i cavalli che mi ricorda l'Oregon… e come in un flash back galoppando mi sembra di essere ancora nel mio viaggio in America .
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Arrivati a Colle Marasca facciamo una sosta presso i ruderidi unavecchia cappella, da cui si vede l'acquedotto molisano appena superato. Siamo su una collina a 944 m .s.m., da cui lo sguardo spazia per chilometri: si vedono tutti i paesi circostanti, alle spalle la verde vallata del Biferno appena attraversata e di fronte la valle del Trigno, verso cui siamo diretti. Scendiamo verso la contrada Codacchi nel comune di Trivento e sul mare d'erba ci appare come una visione. Sembra una zattera con un profugo a bordo… in realtà si tratta di un contadino che zappa il suo campo che sarà di una ventina di metri quadrati e dà l'esatta sensazione di credere in quello che fa… attorno a lui non ci sono mezzi né case, solo un mare d'erba. Per questo sembra un naufrago, un segno di vita umana perso nella natura. Ho la sicurezza che questa scena mi resterà dentro per sempre. Dopo un boschetto ed una rupe, lungo una strada bianca appaiono le case di Codacchi, tutte costruite e ben allineate ai lati del tratturo.
Incontriamo finalmente un dirupo sterrato con un dislivello impegnativo di circa duecento metri. Guadiamo il torrente Rivo, costeggiamo questo e il Fratta riattraversandoli alcune volte (sulle antiche carte della reintegra dei tratturi del sec. XVII è citato come Lo Righo , tra i territori di Trivento e di S.Biase). Dopo due o tre chilometri inizia la grande salita che porta a Salcito; qui il tratturo diventa poco riconoscibile. Sono oltre quattro chilometri impegnativi, poi il tracciato finalmente si allarga continuando in leggera salita, delimitato ai lati da belle masserie con l'aia. Attraversiamo la strada (detta Garibaldi ) che da Trivento va verso Torella e in breve giungiamo in un punto panoramico dal quale si vede Torella del Sannio; col binocolo vediamo che è già arrivato il resto del gruppo con Sandro Vannucci e decidiamo per il bivacco. Il punto dove passeremo la notte si chiama Colle dell'Orso (o la Montagnola ). A Ovest si vedono le Mainarde, a Nord-Ovest la Maiella, a Nord Roccaraso e a Sud il Matese. Si vedono rapaci in volo: da queste parti mi dice Tonino, non è raro vedere nibbi, lodolai, poiane e perfino il falco reale. mattino quando s'inizia la discesa verso il fiume Trigno. Vi sono molte coltivazioni che restringono il tratturo comunque molto ben percorribile. L'ultimo tratto è molto ripido; il guado è largo e divertente . Questo è anche l'incrocio del Celano-Foggia con i tratturelli Sprondàsino-Castel del Giudice (verso NW) e Sprondàsino-Pescolanciano (a SW). I cavalli affondano dai 50 agli 80 centimetri e viene voglia di fare il bagno. Giunti sull'altra sponda del Trigno si inizia la risalita che porterà a Pietrabbondante. Si passa da Casino del Duca, che era un punto strategico sul passaggio del tratturo, narrano i vecchi che questo era considerato il limite per poter riacciuffare i ladri di bestiame, oggi è proprietà privata. Si passa sopra la galleria della superstrada e da qui in poi il tratturo diviene impraticabile a causa della vegetazione, dobbiamo proseguire sulla strada asfaltata. Il paese di Pietrabbondante rimane a circa un chilometro dal tratturo, passiamo vicino alla zona archeologica con gli scavi del teatro-tempio più alto d'Italia , a 966 m .s.m. Per questo il tratturo si chiama anche tratturo del tempio (che si trova a circa un chilometro dal tratturo, verso Nord/Est). Attraversiamo anche la strada consolare Pietrabbondante-Isernia, o Iserniense , ora chiusa. Dopo avere attraversato la provinciale Pietrabbondante-Pescolanciano , in località S.Andrea, continuiamo a seguire il tratturo verso Nord in direzione del monte Saraceno (in qualche guida viene ancora erroneamente indicato come monte Caraceno). Dopo 2- 3 chilometri incontriamo la strada provinciale S.Mauro-Pietrabbondante, che si è sovrapposta al tratturo. Sulla sinistra inizia la riserva di Collemeluccio e a destra il bosco ceduo detto della Posta, o di S.Lucia (dal nome di una chiesetta ora privata dedicata a S.Lucia della Posta). Dopo avere percorso 5 km di questa strada asfaltata arriviamo in località S.Mauro. Incrociamo ed attraversiamo la strada statale Estonia sul fiume Trigno entrando in Valle Fredda. Percorrendo verso Nord un tratturello non segnalato arriviamo nell'azienda Staffoli dove abbiamo appuntamento col resto del gruppo, ancora lontano, ma prima di arrivare dobbiamo effettuare ancora un guado sul Trigno, questa volta piccolissimo perché il fiume nasce a pochi chilometri da qui, in direzione Nord/Ovest, e praticamente è ancora un torrente. |