Itinerari Turistici

IL PARCO NAZIONALE DEL CIRCEO: UNO DEI POCHI TRATTI DI COSTA LAZIALE SALVATA DALLA SPECULAZIONE EDILIZIA

LA PROVINCIA DI LATINA: UN TERRITORIO MULTIFORME TRA ANTICO E MODERNO

IN TRENO E IN BICICLETTA NELLE TERRE DI SIENA E SULL'AMIATA - ITINERARI SUGGESTIVI

NON SOLO MARE - ISOLA SACRA UN'ANTICA CITTA' ALLE FOCI DEL TEVERE

NON SOLO MARE - GLI SCAVI DI OSTIA ANTICA

TERRACINA: SBARRAMENTO NATURALE E PORTA MERIDIONALE DEL LAZIO

I LESTRIGONI E IL PAESE Dl CIRCE

NAPOLI SOTTERRANEA - UNA CITTA' CHE REPLICA SE STESSA

DALLA CAMPANIA ALLA PUGLIA: L'ITINERARIO DI SYFRIDINA CONTESSA DI CASERTA

SESSA AURUNCA: UN'ANTICA CITTA' DAI MILLE VOLTI

VOLTERRA: LE "TRASPARENZE" DI UNA CITTA' NON CONTAMINATA

TOUR IN VENETO PER LA RIVIERA DEGLI OLIVI

IN GIRO PER CITTÀ E CASTELLI DELLE LANGHE

LA PROVINCIA DI NAPOLI ED I CAMPI FLEGREI. UN ITINERARIO ARCHEOLOGICO


TORNA TORINO NON A CASO ITINERARI NELLA CITTÀ SABAUDA

QUATTRO ITINERARI IN TRENO NEI PARCHI NAZIONALI

NEL VERDE DEL PARCO DEI COLLI EUGANEI

ITINERARI VENEZIANI IN BARCA E CANOA

TRA LA MAREMMA E L'ARGENTARIO

MARCHE - NELLA TERRA DEI PICENI

LAZIO - ALLA RISCOPERTA DELL'ETRURIA NEGATA:ETRUSCHI SOTTO SOPRA

NAVIGANDO SUL BURCHIELLO TRA LE VILLE DEL PALLADIO

POSITANO, AMALFI, MAIORI : LUOGHI AFFASCINATI DELLA COSTIERA AMALFITANA

IN BICICLETTA ALLA SCOPERTA DI ANTICHE OPERE IDRAULICHE NELLA LAGUNA VENEZIANA

VIAGGIO INTORNO ALL'ETNA VULCANO ATTIVO D'EUROPA

CASTELLI APERTI - VIAGGIO TRA I MANIERI DI ASTI, CUNEO E ALESSANDRIA

SU UN BATTELLO ALLA SCOPERTA DEL SILE E DELLA LAGUNA

ROMA : TESORI NASCOSTI -SOLO DI NOTTE E' POSSIBILE VEDERLI

ALLA SCOPERTA DELLE LOCALITA' TERMALI DEL PIEMONTE

LIGURIA - CINQUE TERRE UN ANGOLO DI PARADISO

IN VALLE UMBRA TRA STORIA E ARTE, CULTURA E TRADIZIONE

INVITO AL LAGO : CINQUE ITINERARI ATTORNO AI LAGHI LOMBARDI

SU E GIU' PER L'ABRUZZO CON IL TRENO DELLA VALLE

LA VIA DEL SALE - UN TRIANGOLO TRA SALINE, TONNARE, ISOLE E CULTURA

TOUR TRA CASTELLI, NATURA E STORIA DEL GARDA TRENTINO

PASSEGGIATE ECOLOGICHE IN SALINA A CERVIA


IL PARCO NAZIONALE DEL CIRCEO: UNO DEI POCHI TRATTI DI COSTA LAZIALE SALVATA DALLA SPECULAZIONE EDILIZIA

In poco più di un'ora da Roma si raggiunge il Parco Nazionale del Circeo, situato in una delle zone di maggior pregio naturalistico e storico, che ha lasciato intatto un vasto ambito territoriale nonostante una consistente crescita edilizia e turistica.
Tuttavia, il Circeo rimane pur sempre un Parco in grado di offrire ancora spettacoli inconsueti: una fauna migratoria e stanziale, grotte preistoriche grotte, anche d'epoca romana, coi resti delle ville imperiali a strapiombo sul mare.

Noto ai più come il Promontorio della Maga Circe, il promontorio non è solo uno dei pochi tratti di costa laziale salvati dalla speculazione edilizia incontrollata ma, anche, l'ultimo lembo dell'antica foresta planiziale, la Selva del Circeo, con una zona lacustre di una bellezza incomparabile: gli specchi d'acqua di Fogliano, Caprolace, Monaci e Paola ne sono testimonianza.

La bellezza della duna, a larghi tratti intatta, si deve all' intricata macchia mediterranea, formata dal mirto, lentisco, ginepro, e rosmarino. E', anche, il terreno dove pascolano grandi mandrie di bufali, dove le falesie a strapiombo sul mare, consentono agli arrampicatori di esercitarsi, o agli amanti del ciclismo ecologico di allenarsi. Ma i veri gioielli del Parco sono le isole ponziane, con la selvaggia e solitaria Zannone in testa, punto di sosta di un'incredibile e numerosa fauna migratoria.
E' consigliabile come primo approccio, per evitare che diventi solo una località balneare, un giro all'interno dell'antica selva partendo da Cerasela, raggiungibile direttamente dalla strada statale Pontina. Da qui, superata l'area faunistica dei daini e dei cinghiali, partono diversi sentieri segnalati, completamente pianeggianti e ben indicati dalla cartellonistica del Parco.
Tramite alcune indicazioni si giunge anche sulle rive del Lago di Paola, il più grande dei laghi pontini. Dentro la Selva, è possibile incontrare con relativa facilità gruppi di cinghiali e uccelli di bosco. Più difficile vedere l'istrice, di cui però si possono trovare in più parti gli aculei Da considerare che il bosco è visitato in autunno, e anche fino all'inizio dell'inverno, da centinaia di fungaroli. Infatti, la Selva offre funghi eccezionali, sia come varietà che come quantità. La raccolta però deve essere autorizzata ed è rigidamente controllata.

Il secondo approccio, più impegnativo, è la scalata del promontorio del Circeo, inizialmente faticosa, e assolutamente da evitare nei periodi più caldi e assolati dell'estate, ma la vista mozzafiato che si apre sulla vetta (541 m.), in direzione del mare e dell'arcipelago pontino ripaga della fatica.
In direzione opposta al mare la vista spazia sui Monti Lepini e su lunghi tratti di campagna romana. Il sentiero si imbocca dal parcheggio di Torre Paola e comprende un dislivello di 560 metri in circa tre ore, o poco meno, tra andata e ritorno. In barca, è possibile fare il giro del promontorio e visitare le grotte preistoriche. Le più famose sono la Grotta dei Guattari (periodo di Neanderthal) e la Grotta di Circe.

Per gli amanti del birdwatching e della fotografia naturalistica, il Parco del Circeo offre diverse possibilità. Ad esempio, la scoperta dell'avifauna che frequenta i canali di irrigazione, oppure le rive dei laghi. Le possibilità migliori si hanno però ai Pantani dell'Inferno, dove è possibile vedere a pochissimi metri aironi cinerini, fenicotteri, beccaccini.
Per coloro che vogliono vedere dal vivo scene da "documentario", verso Rio Martino, è possibile riprendere gruppi di Aironi sul dorso dei bufali, oppure mischiarsi a questi nella ricerca di cibo tra le zolle di terra sollevate dai bufali negli spostamenti.(E.L./Italian Network)


LA PROVINCIA DI LATINA: UN TERRITORIO MULTIFORME TRA ANTICO E MODERNO

La provincia di Latina, nel sud del Lazio, istituita nel 1934, potrebbe essere definita come un territorio multiforme e provvisto di tutto. Infatti, comprende aree collinari e montane, con i Monti Lepini, gli Musoni e gli Aurunci e pianure costiere. Tutto ciò, tradotto in bellezze naturali e turistiche, vuol dire monti e isole, stazioni termali, parchi nazionali e regionali, monumenti archeologici e medioevali. Le oasi cosiddette avifaunistiche punteggiano l'intero territorio.

Uno dei gioielli "ecologici", a nord di Latina è l'Oasi di Ninfa, con ben 800 ettari, la "Pompei del Medioevo", abbandonata alla fine del XIV secolo; oggi si presenta come un unico giardino all'inglese ricco di essenze che provengono da luoghi lontanissimi; fu progettato nel 1922 per volontà degli ultimi discendenti della nobile famiglia Castani; attualmente sono sopravvissuti al passato resti di chiese, di abitazioni, del castello e il municipio restaurato. Una diga, costruita sul finire del 1200 raccoglie le acque in un laghetto. Più a sud, al centro del litorale si aprono i parchi nazionali del Circeo e quello regionale di Monte Orlando, vicino Gaeta, esteso ben 53 ettari, che comprende anche la cosiddetta Montagna Spaccata con il Santuario e la Grotta del Turco; solitarie, nel mare antistante San Felice Circeo, le isole di Palmarola e Zannone.

La costa è chiamata anche la Riviera di Ulisse perché i reduci dalla guerra di Troia raggiunsero queste terre e vi sostarono per vari motivi: da Enea che prima di raggiungere Lavinio, si fermò a Gaeta dove perse la nutrice Cajeta; a Ulisse che dopo aver ormeggiato le sue navi sempre nell'odierna Gaeta, seppellì a Terracina l'amico Elpenore e visse poi una "storia d'amore" con la maga Circe. Un figlio avuto da lei, Anteios, avrebbe dato il nome ad Anzio.

Se non furono i personaggi omerici a popolare queste terre, di certo l'uomo della preistoria le ha elette a sua dimora, come dimostra il cranio di un "neandertaliano" e oggetti della stessa epoca esposti nella mostra Homo sapiens e habitat a San Felice Circeo. Dei Volsci e degli Aurunci, che dettero molto filo da torcere a Roma, restano segni visibili: le mura ciclopiche di varia epoca a Cori, Formia, Sezze, Fondi; i templi e gli edifici termali a Cori, Minturno, Suio; nelle residenze estive marittime e di campagna di imperatori e ricche famiglie, a Formia, Gaeta, Sabaudia.
Il Medio Evo invece ha lasciato testimonianze di sé nei castelli e nei palazzi che si ammirano ancora a Sermoneta, Itri, Roccasecca dei Volsci.

Un cenno a parte meritano le terme di Suio, nel comune di Castelforte, note fin dall'età romana, con acque prevalentemente sulfuree, da 15 a ben 64 gradi centigradi.
Nell'interno collinare della provincia un esempio di architettura medioevale è l'abbazia di Fossanova, nel comune di Priverno. Fondata dai Benedettini, fu concessa nel XII secolo ai Cistercensi che per risanare la zona scavarono un canale, la "Fossa Nova". Con la Chiesa penetrò in Italia lo stile gotico. Al piano superiore della foresteria si trova anche la camera, trasformata in cappella, nella quale secondo la tradizione, morì S. Tommaso D'Aquino.

Infine, anche le cosiddette città nuove Latina, Sabaudia, Pontinia ed Aprilia, costruite tra il 1932 e il '37 sono oggetto, attualmente, di studi perché conservano i segni della concezione urbanistica del tempo, ponendosi allora come modelli di una edificazione del tutto inconsueta rispetto ai centri antichi che le circondano.(E.L./Italian Network)


NON SOLO MARE - ISOLA SACRA UN'ANTICA CITTA' ALLE FOCI DEL TEVERE

Per chi esce a sud di Roma, e non dedica la sua attenzione solo alla costa marittima, ha due ottime possibilità di escursioni: Fiumicino e Ostia, contigue e ricche di storia.

L'isola sacra, l'antica "insula portus" o "portuensis", nominata oggi "Necropoli di Porto" per la ricca necropoli nella parte nord, é un'isola artificiale. Gli scavi archeologici hanno portato fino ad oggi alla luce ben circa 150 tombe, al momento non tutte accessibili al pubblico.
Ad attrarre l'attenzione dei visitatori, anche di quelli più smaliziati, sono le tombe contrassegnate dal numero 43 e dal numero 100. Nella prima si trova un mosaico che rappresenta il faro con due navi e un'iscrizione, in lingua greca: "qui cessa ogni dolore". La seconda, che risale al 140 d.C. circa, apparteneva a due coniugi Scribonia Attice, ostetrica e Marco Ulpio Amerimno, chirurgo. Due rilievi testimoniano l'attività professionale dei coniugi. Nel primo vengono rappresentati tre personaggi: una donna sorregge la puerpera che con le mani si sostiene ad una sedia mentre la levatrice, assiste la partoriente. Nel secondo rilievo viene raffigurato un chirurgo, il marito della levatrice, che medica la ferita o pratica un salasso alla gamba di un paziente.

La professione del medico doveva essere molto praticata nella zona posta alle foci del Tevere perché, oltre a riferimenti letterari, sono stati effettuati numerosi ritrovamenti di strumenti chirurgici.(Italian Network)


NON SOLO MARE - GLI SCAVI DI OSTIA ANTICA

Lo stesso Galeno fu probabilmente in contatto con i medici di Ostia. Ostia Antica, il più grande complesso archeologico del Lazio, meno noto, ma secondo per importanza, solo a Pompei.

Secondo la leggenda fu fondata da Anco Marzio, quarto re di Roma, fra il 640 e il 616 a.C., ma il più antico nucleo che gli scavi fino a oggi realizzati hanno portato alla luce è il Castrum, la cittadella militare, risalente al IV secolo a.C. Attorno a questo nucleo, nato per controllare il corso del Tevere e le saline, si sviluppò una vera e propria città.

Ostia, che in latino significa porta, era una cittadina di circa 60.000 abitanti, il porto militare e commerciale di Roma, molto attiva, grazie al fatto che la maggior parte dei traffici mercantili della Roma repubblicana e imperiale si svolgevano via mare.
A Ostia giungevano gli approvvigionamenti da ogni regione dell'Impero che venivano sistemati in grandi magazzini. Le merci prendevano poi la via della capitale su leggere chiatte attraverso il fiume, la via più sicura, o via terra attraverso la via Ostiense.

A protezione della città, che nel tempo aveva subito distruzioni e saccheggi, Silla fece costruire la cinta muraria della città, mentre Augusto dette inizio a un vasto programma di edilizia pubblica, che comprendeva il Foro, rivestito da marmi molto pregiati, come quello bianco di Carrara, quello giallo e quello africano, e l'attuale versione del Teatro, il quale fu costruito da Agrippa nel I secolo a.C., ma subì successivamente vari rifacimenti e trasformazioni; l' ampliamento voluto da Commodo gli consentì di contenere fino a 4.000 persone e ancora oggi è utilizzato nel periodo estivo per gli spettacoli.
Nel Piazzale delle Corporazioni si sistemarono, invece, gli uffici di rappresentanza delle corporazioni che rappresentavano i settori commerciali della città, con le prestigiose Domus: la "Fortuna Annonaria", quella dei Pesci o dei Dioscuri, quella di Amore e Psiche.
Tipiche dello stile di vita dell'epoca sono le Terme, imitazione di quelle romane, e le Insulae, caseggiati che raggiungevano anche i sette e gli otto piani, e si affacciavano sulla strada. Augusto ne limitò l'altezza a 20 m.
A Ostia morì e fu sepolta anche Santa Monica, madre di Sant'Agostino.

La decadenza di Ostia cominciò nel IV sec. d.C., durante il regno di Claudio, il quale fece costruire un nuovo porto che venne successivamente ampliato da Traiano, ma anche questo bacino perse di importanza e fu abbandonato a causa dell'insabbiamento.
La fine dei commerci marittimi provocò lo spopolamento e l'abbandono del territorio.

Altre testimonianze del porto di Roma si trovano presso il Museo delle Navi, su via Alessandro Guidoni, la strada che conduce all'Aeroporto di Fiumicino (tel. 06-65010089 - 06-6529192).
In questo museo sono custodite le imbarcazioni ed altri oggetti rinvenuti durante i lavori di costruzione dell'Aeroporto internazionale. Vi si trovano barche in leccio di varia lunghezza fra i 5 e i 13 metri, oltre a statue in bronzo, scatole, lucerne, monete.

L'ingresso agli Scavi è situato in via dei Romagnoli, 717 ad Ostia Antica. Tel.+39 0656358099 - Fax 065651500.
L'apertura è dalle ore 9.00 fino a un' ora prima del tramonto. Gli scavi restano chiusi il lunedì e il 1° gennaio, il 1° maggio e il 25 dicembre. Nella bella stagione è possibile approdare agli scavi con il battello fluviale Tiber che parte da Lungotevere Flaminio. Altrimenti si può prendere il Bus 04 o la metro Roma Lido, scendendo alla stazione Ostia Antica e proseguendo con il soprapasso pedonale. L'ingresso costa £. 8.000.

La Rocca invece risale al pontefice Martino V, che fece costruire un torrione per controllare l'accesso a Roma dal Tevere. Successivamente, il papa Giulio II, nel 1483, lo trasformò in una vera fortezza - la Rocca - considerata a quei tempi inespugnabile, dotata anche di un fossato. Nel 1557 un'alluvione cambiò il corso del Tevere rendendo inutile la fortezza. La Rocca si trova nella omonima piazza, all'interno del graziosissimo e bucolico Borgo di Ostia Antica. È possibile prenotare le visite, del tutto gratuite, della Rocca, telefonando al n.+39 0656358024 oppure allo +39 0656358013. Il lunedì è chiuso.(Italian Network)


TERRACINA: SBARRAMENTO NATURALE E PORTA MERIDIONALE DEL LAZIO

Uno sperone roccioso che risponde al nome di Terracina, di lei "Impositum saxis late candentibus Anxur" cantava Orazio (Sat., I, 5, 26):
Terracina è ubicata in una insenatura lunata ai cui estremi sono, dal lato di ponente, il promontorio del Circeo, e dal lato di levante la penisoletta di Gaeta. A Terracina strapiomba in mare l'estremo sprone meridionale dei monti Lepini, con quella rupe del Pisco Montano che cade a picco per quasi 100 metri, e che Traiano tagliò per l'altezza di 128 piedi romani (= m.37,88) per dare un percorso più agevole lungo il mare alla Via Appia, che prima saliva a Terracina alta e di qui saliva ancora a Monte S. Angelo.
I monti Lepini a ponente di Terracina si allontanano considerevolmente dalla costa, lasciando senza naturale scolo una vasta regione in cui il ristagno delle acque ha creato le paludi pontine.

Terracina si protende verso il mare, sbarramento naturale e insieme la porta meridionale del Lazio. Da ciò la sua importanza militare: anticamente costituiva punto di passaggio obbligato, secondo la linea più breve tra Roma e la Campania. Ed è in relazione, appunto, alla necessità di unire Roma a Capua, i Romani - che prima erano costretti a percorrere la Via Latina e della Valle del Sacco - costruirono nel 314-312 a. C. la Via Appia per superare a Terracina lo sprone roccioso dei Lepini salendo a Monte S. Angelo ed accostarsi ancora al mare dopo la Piazza Palatina (o Piazza dei Paladini, come scrive il Lugli), presso la località Torre Canneto e Fosso Canneto. Una località che rimane a circa 2 chilometri in linea d'aria a levante del Pisco Montano, e che un gruppo di studiosi identifica, forse a torto, con l'antica Lautulae presso cui avvenne una famosa battaglia nel 315 a. C. tra Sanniti e Romani.

Due sono i nomi con cui la città è chiamata in antico: Anxur e Tarracina.
Anxur è nome volsco per affermazione esplicita degli scrittori antichi (PLINIO, III, 3, 9, 5-6: oppidum lingua Volscorum Anxur dictum); e il nome è quello stesso di Giove fanciullo (Iupiter Anxur o Anxurus), la divinità protettrice della città, venerata sul sommo del monte imminente all'abitato e cioè l'antico mons Neptunius (odierno Monte S. Angelo).
Quanto al nome Tarracina, taluni studiosi lo fanno di origine preindoeuropea; altri lo ritengono di origine etrusca, da riconnettere con Tarchna e Tarchuna: lo stesso nome dei Tarquinii. Il nome Tarracina sarebbe, in tal caso, anteriore al nome Anxur dato alla città dai Volsci che fecero di Tarracina una loro roccaforte. Quando nel 329 a. C. fu dedotta a Terracina una colonia maritima civium romanorum, questa fu detta colonia anxurnas; tuttavia l'antica denominazione Tarracina riprese poi il sopravvento.(Italian Network)


I LESTRIGONI E IL PAESE Dl CIRCE

Va considerata null'altro che identificazione di carattere erudito l'identificazione di Terracina col paese dei Lestrigoni, sostenuta dall'abate L. Matranga (La città di Lamo stabilita a Terracina, ecc. Roma, 1852).
Più recentemente, in contrasto con la localizzazione al Circeo della dimora di Circe, G. Baglio (Odisseo nel mare mediterraneo centrale cit. p. 34 segg.) partendo dal presupposto che nell'Odissea siano contenute precise indicazioni geografiche come in un portolano, ritiene che l'isola Eea (Aiaie) di cui parla Omero corrisponda, in prossimità e subito a ponente di Terracina Alta, alla contrada "Le Arene", che "è una zona stretta, ma lunga circa quattro chilometri e mezzo che a ponente arriva fino al collettore di fiumi denominato Badino, a sud arriva al mare, e a nord è limitata dal Canale di Mortacino".
Per ciò che riguarda il levante, il limite della zona sarebbe costituito dal fiume oggi detto "Canale di Navigazione". Il belvedere rupestre su cui Ulisse salì corrisponderebbe a sua volta all'acropoli di Terracina (e cioè al castello dei Frangipane, o al convento di S. Francesco, o al Monte S. Angelo); dal quale belvedere Ulisse avrebbe visto tutto il contorno dell'isola Aiaie e il fumo levantesi dal palazzo di Circe. Al Pisco Montano sarebbe da collocare la grotta dove furono conservate per un anno le attrezzature della nave di Ulisse; e il punto più sporgente in mare del Pisco Montano sarebbe stato scelto per la tomba di Elpenore, il compagno di Ulisse che sarebbe caduto dall'altana della casa di Circe.

Il Pisco Montano e la tomba di Elpenore avrebbero assunto, per i marinai ellenici dell'età di Omero, pensa il Baglio, un "significato portolanico spiccato"; per il resto sarebbero "chiare plenarie e precise" le corrispondenze topografiche" fra l'isola Aiaie di Omero e l'isola Le Arene di Terracina".
Contro l'opinione del Baglio è la localizzazione al Circeo della dimora di Circe ritenuta nell'antichità da Greci e da Latini.

Una leggenda dotta è quella riportata da Dionigi di Alicarnasso sulla fondazione di Terracina da parte di un gruppo di Laconi Spartiati insofferenti della legge di Licurgo e approdati in Italia. Il fondo etnico del territorio di Terracina è da ritenersi più verosimilmente costituito da Ausoni-Aurunci abitanti il territorio immediatamente a sud di Terracina, mentre a nord il paese confinava con gli affini Latini.
Le origini di Terracina sono comunque molto antiche, come prova il materiale preistorico rinvenuto nella Caverna della Catena, ai piedi del Pisco Montano, di cui riferisce il P. Angelo Secchi.

Da notizie storiche sicure noi sappiamo che Terracina fu una roccaforte dei Volsci; ma è estremamente verosimile che prima dei Volsci la città sia stata tenuta dagli Etruschi, e, prima degli Etruschi, dagli Ausoni-Opici (Pais). Gli Etruschi, nel loro moto di espansione verso il Mezzogiorno d'Italia seguirono certo la via del Lazio, e, dopo Roma, dovettero dominare le coste del Tirreno fino al litorale del Volturno, oltre il quale è presumibile si sia fatta sentire l'influenza della colonia calcidese di Cuma. Alla fine del VI secolo a. C. o agl'inizi del V il popolo volsco, una popolazione italica che aveva sede tra gli Umbri, ma era di antica origine illirica, occupò Terracina e l'agro pontino con le città di Circeii, di Anzio e di Velletri.
Più tardi i Romani, alleatisi con i Latini e guerreggiando con loro per circa un secolo e mezzo, dapprima li contennero, poi li respinsero, infine li soggiogarono.Anxur fu presa dai Romani una prima volta nel 406 a. C. Nel 329 a. C. venne dedotta a Terracina una colonia maritima civium romanorum di 300 coloni, a ciascuno dei quali vennero attribuiti due iugeri di terreno nella zona tra la città e la punta del monte Leano, dove sono tuttora riconoscibili i limiti della centuriazione.

Un'età di profondo rinnovamento fu l'età sillana, alla quale età ci riporta il caratteristico tipo di costruzione in "opera incerta" di numerosi edifici urbani, del tempio di Giove Anxur sull'alto del Monte S. Angelo, e dell'ultima fortificazione dell'acropoli su quel monte.
Nell'età fra Cesare e Tiberio la città si arricchisce di edifici monumentali.Nel 69 d. C., nel periodo delle contese tra partigiani di Vitellio e partigiani di Vespasiano, la città tenuta dai seguaci di Vespasiano venne in potere dei Vitelliani per uno stratagemma che ricorda quello del 406 a. C. Grande fu la carneficina; ma la città si arrese a Vespasiano, appena si seppe che Vitellio era morto.
Con Traiano Terracina ha il nuovo tracciato litoraneo della Via Appia e il porto; le relazioni tra Lazio e Campania se ne avvantaggiano grandemente, e si creano le condizioni di una maggiore floridezza commerciale, che attinge il suo punto culminante soprattutto sotto gli Antonini e sotto Settimio Severo. Sorge e si sviluppa via via una Terracina bassa, dove si costruiscono un nuovo foro, edifici termali, magazzini portuali, un anfiteatro in muratura. Del foro nuovo si è trovata una vasta area lastricata con un frammento dell'iscrizione che in lettere di bronzo alte m. 0,296 (un piede romano) forse ricorda, come nel Foro Emiliano, il magistrato cui tale lastricatura è dovuta. Terracina diviene, dopo Ostia, la città più importante del Lazio: lo attesterebbero l'abbondanza dei marmi pregiati, la ricchezza d'acqua di cui la città fu approvvigionata, il ricordo di istituzioni alimentarie, ecc. La decadenza di Terracina va attribuita alle stesse cause che promossero la decadenza generale dell'Italia. Si rarefa il commercio nel porto, si riduce il movimento dell'Appia, vengono abbandonati i vigneti in cui si produce il famoso cecubo. Si aggiungono le devastazioni dei Visigoti di Alarico e dei Vandali di Genserico. Non più mantenuti in efficienza i canali di scolo, la palude si allarga ed avanza con la malaria.(Italian Network)


NAPOLI SOTTERRANEA - UNA CITTA' CHE REPLICA SE STESSA

Il fenomeno di una città che replica se stessa nelle viscere della terra è legato alla conformazione morfologica e geologica del territorio, compreso tra il Vesuvio e la zona Flegrea. La millenaria attività vulcanica infatti, lasciando come deposito ceneri, pomici e sabbia, ha dato luogo ad uno strato di roccia dal colore giallastro, il tufo giallo, scavato per costruire rifugi dai primi abitanti del golfo, ormai cinquemila anni fa. Nei millenni e nei secoli successivi, l'escavazione proseguì dall'alto verso il basso, ma fu soprattutto ai romani e al loro talento ingegneristico per le opere civili che va attribuito il merito, dopo uno studio del territorio, di aver costruito una fitta rete di cunicoli idrici, che si collegavano ad acquedotti maggiori. Curiosamente, fu proprio questa mirabile realizzazione dell'intelletto umano a decretare la caduta della città nel 537, quando il generale Belisario, con la complicità di un pozzaro, fece passare l'esercito attraverso un cunicolo rimasto asciutto, stesso sistema che usò, nel XV secolo, Alfonso d'Aragona.

Le cave di tufo continuarono per molti secoli, fin dall'epoca paleo- cristiana, ad essere adibite al culto dei morti e alle pratiche religiose.
Tra le catacombe più note quelle di San Gennaro, che hanno custodito le spoglie del patrono cittadino fino all'817 e gli ipogei nella zona della Sanità. Un affascinante percorso sotterraneo è quello di vico Traetta ai Cristallini. La struttura sottostante sorregge un palazzo settecentesco. Da un cortile del vicolo, scendendo alcuni scalini, si giunge ad un piccolo tempio, ornato da colonne scavate nel tufo. Attraverso un foro a misura d'uomo si passa in camere mortuarie, non tutte ben conservate, ma dalla pareti affrescate. Ancora più noto è il "cimitero delle fontanelle", annesso alla parrocchia di S. Maria del Carmine, costruita alla fine dell'ottocento, all'imbocco di una cavità usata anticamente come cimitero abusivo, poi cimitero dei poveri, in seguito cimitero di appestati e infine come deposito di ossa provenienti dalle terre sante delle chiese.

L'affascinante viaggio per esplorare una Napoli capovolta può continuare da una zona particolarmente ricca di storia e di fascino: i quartieri spagnoli. Qui si trova, a vico S. Anna di Palazzo, a due passi da via Toledo, una scala a quattro rampanti che si apre a pochi metri dall'ingresso. Anche la scala è scavata nel tufo giallo su cui poggia tutta la città e da qui i curiosi italiani e stranieri, accompagnati da esperti, iniziano la scoperta di inferi seducenti, ma innocui. Se ci può stupire dapprima per la vastità, non meno sconcertante risulta il silenzio sovrannaturale che vi regna, del tutto in contrasto con il brulichio di suoni e di voci della città partenopea. Una guida potrebbe chiedervi di sostenere una sorta di "prova del silenzio": qualche minuto trascorso nell'oscurità, in assoluta mancanza di suoni. Una prova apparentemente innocua che potrebbe far scoprire, invece, quanto il silenzio possa essere una dimensione imbarazzante.
Si scende per circa 40 metri, in senso orario e alla fine si sbuca in un'ampia cavità a forma di campana, da cui si diramano passaggi e cunicoli che collegano con altre cavità. Subito si scorgono in alto i sostegni dei fili elettrici che illuminavano le stanze scavate nel tufo nell'ultima guerra, quando centinaia di persone tra il '43 e il '44 si rifugiavano durante i bombardamenti aerei. I sedili in muratura, provvisorie divisioni dei locali alcuni adibiti a servizi igienici, ricordano i mesi vissuti senza luce naturale; lo stato di reclusione non ha impedito di lasciare alcuni graffiti, volti di donna e, perfino, un profilo di Mussolini. Esiste anche una "sala degli sposi", con i nomi e la data dei due promessi, forse il regalo di uno spazio riservato all'intimità da parte dei rifugiati .

Per la visita ottimamente guidata si può contattare l'associazione culturale Napoli e la città sotterranea, tel. +39 081- 400256. Le visite si effettuano il sabato e la domenica e durante la settimana per appuntamento.(E.L./Italian Network)


DALLA CAMPANIA ALLA PUGLIA: L'ITINERARIO DI SYFRIDINA CONTESSA DI CASERTA

Un percorso del tutto particolare è quello che si snoda da Caserta fino a Trani perché nasce più che dai luoghi, da un nome di donna, Syfridina, contessa di Caserta, nata intorno al 1220.
Il viaggio inizia dal castello di Casertavecchia, un castello "minacciosamente nordico", con le pietre ferrigne, rotte da piccole bifore, le alte torri oggi smozzicate, un potente mastio, secondo in Europa solo a quello di Costanza. Qui hanno dimorato longobardi, normanni, svevi, angioini, aragonesi; oggi, un maquillage competente affidato a un ingegnere casertano insieme a cento giovani volontari, hanno cambiato il volto del castello in cima al colle, a quattrocento metri sul mare. I novecento metri quadri del cortile ospitano attualmente spettacoli suggestivi.

Tra queste mura, dal 1265 al 1268 Syfridina personifica la fine del regno svevo. Abile amministratrice delle sue terre dopo essere rimasta vedova, era consuocera di Federico II di Svevia per il matrimonio di una sua figlia naturale, Violante, con il figlio di lei, Riccardo.

Durante un'assenza di questi, narra la leggenda, il re Manfredi casualmente in visita, abusò della giovane contessa, che era anche sua sorellastra. La vendetta arrivò con Carlo d'Angiò che, mirando alla conquista del Regno di Napoli, muoveva con le truppe verso la provincia campana. Manfredi aveva posto incautamente a guardia del ponte di Ceprano Riccardo, il quale lasciò passare le truppe appena furono in vista del ponte. La rotta di Benevento, la fine di Manfredi in battaglia, la testa mozzata di Corradino segnarono il tramonto dell'ideale svevo e l'inizio della prigionia per l'orgogliosa contessa di Caserta che, rifiutando la fuga suggeritale dall'abate di Montecassino, preferì, per non tradire, la prigionia nel castello di Trani.

Il prosieguo delle sventurate vicende di Syfridina ci offrono l'occasione di vedere una delle "perle" monumentali italiane, il castello di Trani.
Splendido nel suo recente restauro durato molti anni, luminosissino, affacciato sul mare della Puglia, il castello appare massiccio e inespugnabile con le sue quattro torri. In origine alto sul mare e preceduto da un ponte protetto da una torre, consentiva l'accesso dal mare. Syfridina, come suggerisce la direttrice del castello, potrebbe essere approdata qui, su una piccola imbarcazione.
Oltrepassando l'antico ingresso all'interno del castello, sotto un arco ogivale, attraverso una scala ricavata nello spessore della muratura, Syfridina, quasi sessantenne, scende i ventiquattro gradini che la portano nella prigione, assieme alla sua governante, separata dal mondo civile, di cui però, essendo la cella posta tra il piano terreno e il primo piano, sentiva ugualmente l'eco. Per fedeltà alle sue opinioni, resterà fino alla sua morte, nel 1279, cibandosi prevalentemente di pane e acqua.

Chi fosse interessato al personaggio, insieme ai luoghi, può leggere il volume di Angela Picca, Syfridina contessa di Caserta.
Per ogni altra informazione, si può contattare l'Azienda di promozione turistica Pro-Loco di Caserta, Palazzina Reale 1, 81100, tel. +39 0823-322081 e l'Azienda di promozione turistica di Trani, Piazza Sacra Regia Udienza 11, 70059 Trani, tel. +39 0883-588830.(E.L./Italian Network)


SESSA AURUNCA: UN'ANTICA CITTA' DAI MILLE VOLTI

La città di Sessa Aurunca, quando ci si stacca dall'Appia, si presenta come un alto borgo murato, dove domina il giallo del tufo, dai profili verticali irregolari, movimentati dalle torri e dalle cupole maiolicate. Come è avvenuto di frequente in Italia, le diverse civiltà che si sono succedute hanno dato luogo a diverse stratificazioni culturali e archeologiche. Sessa, anzi Suessa, per essere esatti, nasce come insediamento degli Aurunci Patres, un popolo di guerrieri pastori. In seguito, la dominazione romana ha lasciato per la gioia di chi visita, imponenti tracce, dapprima con l'entrata nel borgo in corso Lucilio, attraverso la porta dei Cappuccini da cui si snodava tutta la viabilità già dall'epoca romana,. Più avanti, nello slargo del giardinetto comunale, con i resti architettonici e culturali che risalgono a due millenni fa: le mura del IV secolo, rimaneggiate all'epoca di Silla, l'arca del Foro, gli avanzi dell' Aerarium- Tabularium e forse della Curia. A valle, il ponte Ronaco, risalente ad Adriano, che, con le sue 21 arcate, meriterebbe un restauro approfondito, Quando Roma decadde, Sessa sopravvisse al crollo dell'impero, protetta dalla sua posizione, nonostante le incursioni saracene sul Garigliano. E' rimasto quindi un nucleo medioevale, con la chiesa di S. Benedetto e una torre con una bellissima trifora archiacuta. Per quelle stradine passano, nelle processione del Venerdì santo, gli "incappucciati" che seguono il Cristo morto. Lo sguardo è però inevitabilmente richiamato dallo splendore della Cattedrale romanica, rimaneggiata nel XVIII secolo, ricca all'esterno di bassorilievi medioevali e di materiali asportati da altri edifici romani. L'imponenza suggerisce da sé la destinazione d'uso dell'edificio già sede vescovile alla fine del V secolo. Le tre navate sono divise da colonne, il pulpito poggia su quattro sculture di animali, mentre l'intera pavimentazione, è ornata da mosaici geometrici del XIII secolo. Si sale ancora per arrivare al Castello, anteriore al Mille, fondato dai gastaldi longobardi proprio sulla rocca. Tra le sue mura, fu redatto nel 963 uno dei primi documenti in volgare italiano. Qui, nella fase normanno- sveva Taddeo di Sessa ricoprì il ruolo di consigliere di Federico II, e più tardi, l'umanista Florimonte, vescovo della città, suggerì a Mons. Giovanni Della Casa l'opera Il Galateo, così titolata dal nome latinizzato del prelato. Appena fuori, oltre ad un'incursione nell'oasi turistica di Baia Domizia, si dovrebbe spendere del tempo per visitare Cascano, borgo di origine romana, dove si lavora la ceramica, almeno fino dal IV secolo d.c. e ancora Rongolise, con la Chiesa di S. Maria in Grotta, ricavata nel tufo, con numerosi affreschi. Le strade per arrivare in questo luoghi sono più d'una, Appia, Casilina, Domiziana, Autostrada del Sole. Chi volesse chiedere informazioni si può rivolgere all' Assessorato alla cultura e al turismo di Sessa Aurunca, Corso Lucilio, tel. 0823-602.200 fax 938.035, oppure www.comune.sessa-aurunca.ce.it.(E.L./Italian Network)


VOLTERRA: LE "TRASPARENZE" DI UNA CITTA' NON CONTAMINATA

Tra le valli dell'Era e della Cecina a cinquecento metri di altezza sul mare, cinta da una doppia cortina di mura, l'etrusca e la medioevale, Volterra rimane ancora oggi una città non contaminata dal ritmo vertiginoso della vita contemporanea; chi giunge sul colle volterrano ha subito l'impressione di trovarsi davanti ad una città particolare, dove si ha la sensazione di vivere nell'antico, tra le strette viuzze di un borgo medioevale, tra mestieri che affondano le proprie radici in un passato davvero lontano.

Volterra è uno dei centri più importanti della Toscana, sia per la presenza di monumenti che attestano le civiltà che si sono succedute nel corso di oltre trenta secoli di storia, sia per le lavorazioni dell'alabastro i cui manufatti costituiscono oggi uno dei più tipici e tradizionali prodotti di esportazione dell'artigianato italiano. E' una città di pietra, perché di pietra sono le strade, di pietra sono le sue torri e i suoi palazzi e di pietra giallo- grigia sono le sue mura austere.

L'alabastro gessoso, candida pietra, per la sua particolare morbidezza si presta ad essere più facilmente lavorata del marmo e quindi è adatta a riprodurre in scala ridotta certi motivi.
La provenienza del nome "alabastro" è certamente egizia e forse deriva dalla città di Alabastron, celebre anticamente per la fabbricazione di vasetti e di anfore destinati a conservare i profumi. Quasi fosse una pietra degli dei, gli Etruschi se ne servivano per costruire sarcofaghi e urne cinerarie con ricche decorazioni raffiguranti l'immagine del defunto insieme a scene di vita quotidiana, ad immaginari viaggi nell'oltretomba e ad episodi famosi della mitologia greca.

Nel Museo Guarnacci, uno dei musei etruschi più ricchi e completi d'Italia, intitolato ad un eccentrico prelato, accanito collezionista di "cose etrusche" che fece dono della sua collezione alla città natale, sono presenti più di 600 urne cinerarie.
L'artigianato alabastrino di Volterra conosce una ripresa nel 1600 quando, oltre ad opere esclusivamente artistiche, si estende la lavorazione ad oggetti di arredamento da lanciare sul mercato. Si può parlare però di vera espansione sotto il profilo quantitativo e qualitativo solo agli inizi dei 1700 quando, per l'apporto di abili riproduttori di opere classiche, si cominciarono a produrre oggetti di ottimo livello che fanno conoscere l'alabastro al mondo intero.

Nel 1780 operano a Volterra 8 o 9 botteghe artigiane, ma nel 1830 il numero dei laboratori sale a oltre 60 ed ha inizio il fenomeno dei "viaggiatori". Si trattava di produttori volterrani che battevano con i loro prodotti di alabastro varie contrade, fino agli angoli più remoti, per cercare, attraverso l'apertura di negozi, la partecipazione a fiere e ad aste, i più vantaggiosi sbocchi commerciali.
Grande animatore dell'industria dell'alabastro, in questo periodo, fu Marcello Inghirami Fei che seppe unire ad un eccezionale talento artistico, un notevole intuito per gli affari e grandi capacità organizzative.
Tra i numerosi meriti di questo nobile volterrano sono da sottolineare quelli di avere cominciato per primo lo sfruttamento dei giacimenti sotterranei di Castellina, che producono un alabastro d'incomparabile bellezza, di avere creato impianti di lavorazione più moderni, capaci di produrre manufatti di notevole pregio e una grande scuola laboratorio, dove più di cento allievi lavoranti potevano apprendere, sotto la direzione di abili maestri italiani e stranieri, l'arte della lavorazione dell'alabastro. Fino al 1870 l'intero settore conobbe un periodo di rilevante espansione e di crescenti affermazioni in Italia e all'estero. Da allora, a periodi di prosperità economica sono seguiti altri di profonda crisi, ma nonostante l'alternarsi delle congiunture economiche, l'industria dell'alabastro volterrano ha continuato ad affermarsi per l'elevato pregio dei suoi prodotti.
Sono trascorsi più di due millenni da quando gli Etruschi ne iniziarono la lavorazione, ma l'alabastro, pur tra numerose difficoltà, si lavora ancora e, pur non costituendo, come è stato in un recente passato, il settore trainante della sua economia, è senz'altro ancora l'elemento caratterizzante della sua cultura e della sua stessa storia.
Oggi poche sono le botteghe artigiane rimaste nel centro storico, ma ad esse e a quei pochi veri artigiani che in esse lavorano sono affidati la conservazione della tradizione e il compito di valorizzare la produzione.

Da visitare: il teatro romano di età augustea; la cinta muraria del periodo medievale con tracce risalenti all'età etrusca; i superbi palazzi del periodo rinascimentale.
Come arrivare: per chi proviene dalla costa tirrenica, percorrere la superstrada E80 e all'altezza di Cecina imboccare la SS68: si raggiunge dopo 40 km circa. Altrimenti percorrere la A1 Milano- Certosa, che si inserisce sulla superstrada per Siena, uscire a Colle d'Elsa Nord e prendere la SS68 per Volterra, che dista circa 30 km.

Per ulteriori informazioni, vi consigliamo di visitare il Sito del Consorzio Turistico Volterra, piazza Priori,20 Tel. E fax +39 0588.87257.(E.L./Italian Network)


TOUR IN VENETO PER LA RIVIERA DEGLI OLIVI

La Riviera degli Olivi in Veneto conta nei secoli illustri visitatori, da Catullo a Virgilio, a Dante, Goethe, Foscolo, Byron, Gide e D'Annunzio. Un paesaggio ricco di testimonianze antiche - numerose le popolazioni che lo hanno abitato - dai liguri agli etruschi ai longobardi, ai cittadini della Serenissima Repubblica di Venezia, e di una natura rigogliosa che costeggia le rive del lago del Garda.
Suggestivi i paesini che si rincorrono lungo la Riviera degli Olivi , tra le vigne e i frutteti, che si snodano, nel saliscendi di verdi colline, lungo la sponda veneta del Garda da Peschiera a Lazise, a Bardolino, a Garda e Malcesine. Con qualche tappa al porticciolo della penisola di San Vigilio, a Torri del Benaco, a Rivoli e a Cavaion per i loro siti e musei archeologici.

Per visitarla, seguiamo l'itinerario tracciato dallo stesso assessorato al turismo della Regione Veneto, partendo da Peschiera: il nome le deriva dalla pescosità delle acque lacustri popolate da numerose specie tra cui trote, lucci, anguille e carpioni. Ideale per chi ama la pesca (per la quale è possibile ottenere una licenza turistica) e per gli appassionati dell'arte, la città ha un importante nucleo storico il cui fiore all'occhiello è il fortilizio cinquecentesco costruito dall'architetto Michele Sanmicheli.
Accanto alle mura fortificatorie con quattro contrafforti e porte d'accesso, la palazzina storica in cui si svolse il convegno interrelato dopo la sconfitta di Caporetto (1917) e oggi sede del Museo Storico Risorgimentale. Chiuso il lunedi e il martedi mattina, il Museo, con entrata libera, apre tutta la settimana dalle 10.00 alle 11.00 e dalle 16.00 alle 18.00. (Tel. ++39 045.755.09.38)

Lazise: che significa "villaggio lacustre". L'imponente castello che oggi caratterizza la cittadina che sorse sulle palafitte risale al medioevo, mentre la cinta delle mura, la costruzione della rocca e della darsena sono dovute agli Scaligeri.
Sotto il re della Germania dal 961, gli Scaligeri, i signori Milanesi, la Repubblica di Venezia e Napoleone, dopo il Congresso di Vienna (1915) Lazise passò sotto il dominio austriaco che durò fino al 1866 quando, dopo la terza guerra d'indipendenza, ritornò al territorio italiano.

Bardolino: la cittadina è circondata da colline verdi, dai numerosi colori della sua ricca flora mediterranea e dai lunghi filari delle vigne da cui si ricava l'omonimo vino.
Ma Bardolino, che pure con la propria rinomata cultura vinicola, le numerose manifestazioni folcloristiche, la nutrita rete alberghiera e l'ambiente salubre, è conosciutissimo come luogo indicato per le vacanze ed i soggiorni di convalescenza, offre ai suoi ospiti anche alcune interessanti "tappe d'arte".
Fra le tante, la più importante è costituita dalla chiesa di San Zeno, uno degli esempi di maggior rilievo dell'architettura religiosa carolingia in Italia. Con pianta a croce latina, bracci voltati a botte e il suo alto tiburio centrale, la chiesa, che risale all' IX sec. e all'interno ospita affreschi frammentari dei secc. VIII e IX, è un monumento unico nella storia dell'arte.

Garda, il toponimo (nome) deriva dal termine "Warte", che significa "fortezza". E i resti del centro storico testimoniano ancor oggi l'attrezzato centro di difesa che la città fu nei secoli passati.
Tra i profumi degli oleandri e delle rose selvatiche, delle acacie e dell'ibisco, le torri merlettate si stagliano acanto alle ville e ai palazzi veneti. Tra le ville del Garda, Villa Albertini dove, nel 1848 Carlo Alberto firmò l'atto di annessione della Lombardia.

Malcesine: il centro orge ai piedi e intorno ad uno spettacolare castello eretto su uno sperone roccioso che si affaccia sul lago. Costruito tra il XIII e il XIV sec., il castello ha forma pentagonale e fu struttura di difesa militare con il governo scaligero di Alberto. Oggi vi ha sede il Museo di Storia Naturale del Garda e del Monte Baldo con una mostra permanente dedicata al soggiorno di Goethe che sul Garda fu ingiustamente accusato di spionaggio. Il Museo è aperto tutti i giorni dalle 10.00 alle 16.00 (Tel. 045.740.08.37). Ancora a Malcesine da visitare poi è il palazzo del Municipio che durante il periodo rinascimentale nacque come "Palazzo dei capitani del Lago" divenendo sede amministrativa, dal 1504 al 1702, dei dieci comuni della riviera gardesana orientale.

Tappe fondamentali per un itinerario archeologico della Riviera degli Olivi sono, inoltre, la Penisola di San Vigilio dove, in località Castei, si possono visitare le incisioni rupestri di M.Bre e M. Luppio, preziose testimonianze della presenza umana fin dall'età del ferro e l'insediamento risalente all'età del bronzo che si trova nella zona palafitticola di Ca' Nova, vicina al Museo Archeologico di Cavaion.

Da non dimenticare Rivoli, dove, in ricordo della Battaglia combattuta e vinta da Napoleone, sono il Museo Napoleonico e l'obelisco. (Italian Network)


IN GIRO PER CITTÀ E CASTELLI DELLE LANGHE

Le Langhe, basse ed alte annoverano centri agricoli e cittadine rurali di antica civiltà, come testimonia Canale, antica capitale del Roero, che vanta un insediamento già in età romana ma l'attuale centro è del 1260. Successivamente, il feudo fu governato da Gian Galeazzo Visconti e, infine, passò ai Conti Roero, cui si deve la costruzione del Castello al centro dei paese. Nel 1512 il castello fu ristrutturato da Daniele Malabaila, che vi apportò adeguati restauri trasformandolo da turrita struttura militare in una residenza signorile, circondata dal parco.
Gli attuali proprietari, diretti discendenti del Conte Daniele Malabaila vivono nel castello e vi hanno apportato, nel tempo, sapienti restauri mantenendo all'edificio il suo aspetto originario.

Il Paese offre altri interessanti esempi di architettura urbana, fra cui la sede della Confraternita dí San Martino, sulla piazza omonima rimodellata in stile barocco nella prima metà del XVM secolo. All'interno si possono ammirare pregevoli tele e un originale crocefisso ligneo. Poco lontano la barocca Chiesa di San Giovanni affiancata da un antichissimo campanile ricavato da una torre medievale eretta nel XIV secolo come parte integrante della cinta muraria.
Merita una sosta anche la piccola Pieve di San Vittore, poco lontana dall'abitato, intorno alla quale sono stati rinvenuti reperti archeologici che testimoniano la presenza romana e l'antico culto a divinità pagane.

Di particolare interesse Cortemilia in Alta Langa, cui appartengono 43 Comuni, alcuni piccolissimi, che costellano la parte più intatta del territorio. E' la terra delle nocciole, ma anche dei formaggio Murazzano, la rinomatissima e ricercata "toma".
A Cortemilia ci si possono concedere rilassanti passeggiate nel verde alla scoperta di antiche pievi e ameni scorci paesaggistici, gustare i piatti locali: la cisrà, la griva, gli agnolotti e la prelibata torta di nocciole che le pasticcerie locali offrono in degustazione.

Cittadina importante dal punto di vista amministrativo e commerciale tra Piemonte e Liguria, conserva importanti testimonianze artistiche del suo passato. In occasione della manifestazione è visitabile, per la prima volta, Palazzo Rabino: edificio del XVII secolo recentemente restaurato, che presenta un ampio scalone, belle sale affrescate e una cantina in cui sono custoditi antichi attrezzi da lavoro.

Sicuramento uno dei paesi meglio conservati del Roero, Guarene mostra un tessuto architettonico sapientemente restaurato, dove spicca il Castello, in realtà una delle più notevoli dimore signorili del Settecento piemontese.
Di grande pregio artistico la sede della Confraternita della Santissima Annunziata, oggi purtroppo in fase di restauro e, quindi, non visitabile, oltre alla Parrocchiale di S. Pietro e Bartolorneo e l'antichissima Confraternita di San Michele, che ospita una mostra fotografica sulla Guarene di una volta. Visitabile il Palazzo Re Rebaudengo, edificio settecentesco appena restaurato e trasformato in un Centro Espositivo per l'arte Contemporanea.

Alba, capitale delle Langhe dalla storia più che millenaria, offre ai visitatori un antico centro di struttura ancora medievale assai caratteristico, con numerose torri e casseforti, ricco di bei edifici sacri e profani: il duomo dedicato a San Lorenzo con la sua rossa facciata in mattoni; la casa Do, decorata con fregi in cotto; la chiesa barocca della Maddalena; di San Giovanni Battista che conserva una preziosa tela del Macrino recentemente restaurata; il Palazzo Comunale e il rinato Teatro Sociale che un'attenta opera di restauro ha riportato al suo antico splendore.
Ovunque, cantine e ristoranti vini e cibi di qualità, attenti alla tradizione locale.

Eccezionalmente aperto anche il Castello di Castellinando, che domina la vallata. Mentre a Ceresole sono visitabili le numerose chiesette. ed alcune cascine storiche, come quella dell'Alfiere. Un edificio affiancato da una vistosa torre nel verde del parco

Il viaggio si chiude con il museo di Magliano Alfieri di Arti e Tradizioni Popolari, viva testimonianza della cultura, dell'arte e del folclore della comunità piemontese.
Nel 1994 è stata inaugurata una sezione originale e significativa dedicata ai soffitti in gesso, elemento dell'identità culturale contadina ormai lontana, dovuta a ragioni principalmente economiche e sanitarie, oltre che estetiche. Le cave fornivano la materia prima, il calore veniva assicurato da tale rivestimento ed, anche, le case più modeste assumevano un tocco dì semplice raffinatezza grazie alle decorazioni floreaqli, geometriche o religiose. Il fenomeno conobbe un periodo di fulgore, in particolare, tra il 600 e l'800.

Per ulteriori informazioni: Turismo in Langa Via Cavour 16 - Alba - Tel.++39 0173136.40.30.(Italian Network)


LA PROVINCIA DI NAPOLI ED I CAMPI FLEGREI. UN ITINERARIO ARCHEOLOGICO

In tempi recenti, l'interesse per il futuro del patrimonio culturale dei Campi Flegrei ha prodotto interventi molteplici, catalogazioni e progetti ad alto livello, in vista di un recupero e di un rilancio di una zona dalle grandi ricchezze archeologiche.

Nel maggio 1987 il progetto Eubea ha mosso i suoi primi passi per studiare e catalogare con tecnologie informatiche le principali evidenze archeologiche e naturalistiche dell'area flegrea.
L'itinerario costituisce una guida al territorio, alla sua storia e alla sua archeologia, derivata dalle principali civiltà che si sono succedute: dalla prima colonia greca di Cuma ai fasti dell'età romana, ai primi segni di declino.

Da Napoli si percorre la strada litoranea e si sale verso la collina di Posillipo, famoso belvedere sul golfo di Napoli. Lo scenario è tra i più celebri del mondo: sullo sfondo del Tirreno azzurro si stagliano il Vesuvio, la penisola sorrentina con il suo accidentato profilo e Capri con le sue balze calcaree.
Da Posillipo si scende verso Pozzuoli, entrando così nel cuore dei Campi Flegrei. Il paesaggio si presenta come un fitto e irregolare aggregato di basse colline e di conche cratetiche, che ospitano caratteristici laghetti.
Tra questi il più suggestivo è il lago d'Averno che, forse per il colore cupo conferito alle acque dalla folta vegetazione, gli scrittori classici identificarono con l'ingresso al mondo degli inferi.
Nelle immediate vicinanzeè la Solfatara, il più suggestivo fenomeno vulcanico che si conosca: un cratere in fase di quiete con fumarole, sorgenti di anidride carbonica, acque minerali e getti di fango caldo la cui temperatura arriva fino a 160 gradi.

A poca distanza Baia conserva imponenti resti di numerosi complessi termali d'età romana. La cittadina fu celebrata dal poeta Orazio come la stazione balneare più fastosa e incantevole del mondo. Ora molti edifici romani si trovano sul fondo del mare, a causa di una lenta sommersione della costa dovuta al fenomeno del bradisismo.
Nei pressi Cuma: altro centro archeologico di grandissimo interesse. Tra cui il famoso santuario della Sibilla, il complesso di sale in cui la profetessa pronunciava i suoi oracoli dall'ambiguo significato.

Prima di concludere l'itinerario vale la pena effettuare un'escursione fino alle rovine di Liternum, piccola colonia romana situata vicino al lago di Patria. La sua fama è legata al nome di Cornelio Scipione l'Africano, che vi si rifugiò, amareggiato, dopo essere stato accusato di aver trattenuto per sé parte dell'indennità di guerra versata dal re Antioco a Roma.(Italian Network)



TORNA TORINO NON A CASO ITINERARI NELLA CITTÀ SABAUDA

Con 72 passeggiate, di cui 33 in primavera e 39 in autunno, si possono scoprire le bellezze storico-artistiche della città grazie alla 4/a edizione di Torino non a caso. Itinerari guidati tra arte, storia e natura, illustrati da volontari e guide turistiche''.

Dal 9 maggio al 28 giugno e dal 12 settembre al 25 ottobre (le iscrizioni saranno aperte il 28 aprile) è possibile visitare musei, conoscere località di grande prestigio architettonico, ammirare monumenti e palazzi.

Il primo appuntamento prevede un itinerario che dal Palazzo del Comune si muove lungo Piazza delle Erbe, prosegue per l'antica Contrada dei Panierai, la storica Piazza del Grano, fino alla Chiesa del Corpus Domini e da qui al teatro Regio. La collina torinese: l'oasi verde della citta è, invece, il titolo di un altro percorso (in calendario il 10 maggio e il 4 ottobre) che prevede Cavoretto, Parco della Maddalena, Sacrario di Pian del Lot e Arboretum taurinense.
Il 10 maggio chi vuole può mettersi sulle orme dei russi e degli slavi, attraverso biblioteche e palazzi rintracciando le presenze di scrittori, come Zukovskij e Vjazemskij in visita al Pellico, di Dostoevskij, di musicisti come Cajkovskij. In bici nel parco, alla scoperta degli alberi lungo il Po, è possibile andare, invece, il 30 maggio e il 12 settembre.

Tra gli appuntamenti spiccano la visita al Museo di Storia Naturale don Bosco (31 maggio, 14 giugno, 13 settembre e 11 ottobre), quella alla Cittadella e all'Arsenale (il 7 e 28 giugno, il 27 settembre e il 18 ottobre), e alle architetture del primo Novecento, come il liberty nella zona della Crocetta (il 17 settembre e il 4 e 11 ottobre).
Le ville di delizia al di là del Po propongono un itinerario di visita agli esterni degli edifici tra la Vigna del Cardinal Maurizio (Villa delle Regine) e la Vigna di Madama Reale Cristina di Francia (Villa Abegg).

Non potevano mancare tre giornate (il 19 settembre e il 10 e 24 ottobre) incentrate sulla Sindone: un affascinante percorso per il centro cittadino alla scoperta delle opere d'arte pittoriche e scultoree riguardanti il sacro Lino, a cura della Confraternita del Santissimo Sudario.


QUATTRO ITINERARI IN TRENO NEI PARCHI NAZIONALI

Parte il progetto bassa velocità del Ministero dell'Ambiente che permetterà di viaggiare su piccoli convogli ferroviari, fatti con motrici d'altri tempi e carrozze di legno anni Venti, destinati ad attraversare alcuni tra i più grandi parchi nazionali italiani.
Iniziativa unica per l'Italia, ma che in altri paesi, come la Svizzera, ottiene un sorprendente successo da molti anni. Un modo per godere lo spettacolo di alcuni degli angoli più belli del nostro paese senza bisogno di improvvisarsi alpinisti.

Le linee sono quelle esistenti; vecchi tronchi ferroviari, spesso abbandonati; rami secchi, che per decenni hanno rappresentato l'unica via di collegamento per i piccolissimi centri sparsi tra le montagne, che verranno ristrutturati, come le vecchie stazioni e i vecchi vagoni, per offrire il necessario comfort ai viaggiatori, con tanto di carrozza ristorante e tavole imbandite con i piatti ed i vini tipici delle zone che saranno attraversate.

Quattro, almeno per adesso, gli itinerari ferroviari individuati dal ministero dell'Ambiente, d'a cordo con quello dei Trasporti e con le Ferrovie dello Stato. Il primo andrà da Pontremoli a Lucca, attraversando tutta la Garfagnana e il parco regionale delle Apuane.
Il secondo, scorrerà nei fondo-valle che da Terni portano fino a Carpinone, passando per Sulmona e accostando il parco nazionale d'Abruzzo, lungo il versante di Civitella, e quello della Maiella, dal lato di Pescocostanzo.

Il terzo itinerario, porterà da Cosenza a Catanzaro, attraversando molte zone della Sila; il quarto, in Sardegna da Arbatax a Mandas, inerpicandosi fino a sfiorare i mille metri e seguendo le strette gole ed i canyon che segnano il massiccio del Gennargentu.


NEL VERDE DEL PARCO DEI COLLI EUGANEI

I Colli Euganei non sono solo sinonimo di cure termali, ma anche di benessere, opportunità di svago e tempo libero. A piedi o in bicicletta, in mountain-bike o a cavallo, sono molti i modi di scoprire i dintorni di Abano, Montegrotto, Galzignano e Teolo, oppure anche con una gita in Burchiello, fino a Venezia, tra le famose Ville Venete.

Immerse nel verde del parco dei Colli si trovano le famose Terme Euganee, che formano il maggior complesso termale del mondo, soprattutto per la cura dei fanghi. 142 gli alberghi all'interno dei quali si trovano attrezzatissimi stabilimenti termali e beauty-farm.

Moltissimi i luoghi da visitare, dalla medievale Arquà Petrarca, alle città murate di Este e Monselice e, le scenografiche ville i nobili famiglie venete, come Villa Emo Capodilista del 1500 , a Selvazzano e Villa dei Vescovi a Torreglia, per secoli residenza dei vescovi d Padova.
Una curiosità delle residenze sono gli splendidi giardini, che come le ville si possono visitare solo su prenotazione, da non perdere quelli di Villa Barbarigo a Valsanzibio e di Villa Maldura-Emo a Rivella.

La terra venata offre anche tanti sapori genuini: il vino Doc dei Colli Euganei primo fra tutti, e, piatti tipi della cucina locale che si possono gustare in tantissimi ristoranti o agriturismi sparsi nel verde dei colli. Non bisogna dimenticare, inoltre, la lunga serie di sagre e feste che la gente dei tanti borghi organizza durante tutto l'anno.

Per saperne di più contattare l'azienda di promozione turistica: tel. ++39 49 86690550.


ITINERARI VENEZIANI IN BARCA E CANOA

Turismo in barca e canoa è il titolo di un interessante guida promossa dall'Assessorato al Turismo della Provincia di Venezia e curata da Renzo Spadini presentata, di recente, dall'assessore provinciale al turismo, Davide Zoggia.

L'iniziativa editoriale, che fa seguito al cofanetto L'altra Venezia ... in bici nella provincia veneziana presentato lo scorso anno,è composta da due cofanetti: il primo dedicato a nove percorsi tra Albarella, la Laguna Sud ed il fiume Dese; il secondo alla Laguna Nord di Venezia, Caorle, Marano e Grado.

Ciascun dei due cofanetti, editi dall'Achab, propone nove schede sintetiche dei tracciati, con una precisa topografia del percorso considerato e un breve testo che illustra gli aspetti storici, culturali, paesaggistici e sociali dell'area attraversata.
Tutti 18 i tracciati suggeriti, dei quali si indica anche l'esatta lunghezza ed il tempo di percorrenza in canoa, sono stati personalmente percorsi dall'autore.

L'andare a remi - ha affermato l'assessore Zoggia - ci è parso lo strumento più adeguato per far capire che Venezia ed il suo entroterra possono offrire, con una straordinaria unicità nelle sue differenze, un qualcosa in più sul mercato del turismo. Al tempo stesso, crediamo che anche questa offerta possa contribuire ad una diversificazione dei flussi turistici per far apprezzare alcuni aspetti poco conosciuti della Laguna, delle valli e dei fiumi circostanti a chi già ha visto Piazza San Marco.

I due cofanetti sono in distribuzione presso le APT, le Proloco, i Comuni e le Biblioteche comunali. Sono reperibili anche in libreria e rappresentano una proposta interessante per gli stessi veneziani amanti della barca, sia a remi che a vela. Non sono esclusi, comunque, quanti intendano seguire i percorsi con barche a motore.


UN ITINERARIO TRA LA MAREMMA E L'ARGENTARIO

Di tutti gli itinerari toscani, la Maremma e l'Argentario offrono il panorama senz'altro più ricco e più vario, perché conducono in rapida successione attraverso quattro paesaggi molto diversi fra loro.
Si inizia dalla Maremma che si identifica con la provincia di Grosseto, si sale quindi sulle pendici ammantate di boschi del monte Amiata, si visita l'Argentario, un promontorio che è quasi un'isola, collegato alla terraferma dalle esili lingue sabbiose che delimitano la laguna di Orbetello.

Usciti da Grosseto, il centro principale della Maremma, lasciandosi alle spalle le massicce mura medicee che racchiudono il centro storico; la prima sosta è dell'area archeologica di Roselle, una delle principali sedi etrusche della Maremma.
Al bivio per Arcidosso, un caratteristico borgo medievale in cui si entra varcando la scenografica porta dell'Orologio, con tre arcate gotiche sormontate da un piccolo campanile; nel centro si possono visitare tra gli altri la rocca medievale degli Aldobrandeschi. Da qui partono numerose escursioni verso il monte Amiata.

Discendendo troviamo Abbadia San Salvatore, il centro principale dell'Amiata, un borgo costruito in pietra vulcanica, il cui centro storico è costituito da case gotiche e rinascimentali; su un lato del borgo spiccano i resti di un'abbazia di epoca longobarda.
Atraversati centri importanti, come Sorano, Pitigliano, ci si trova di fronte ad un paese di straordinaria bellezza, arroccata sul ciglio di una rupe a picco, è Sovana, dove gli Etruschi ricavarono nel tufo una vasta necropoli: di rilievo la tomba Ildebranda ed i cavoni, antiche strade scavate nella roccia.

Infine, si punta all'Argentario, raggiungendo le località turistiche di Porto Santo Stefano e Porto Ercole, ma il principale vanto della zona è, proprio il promontorio dell'Argentario, ricoperto di profumata macchia mediterranea.


MARCHE - ITINERARIO NELLA TERRA DEI PICENI

L'itinerario nella terra dei Piceni si snoda tra le morbide colline delle Marche meridionali disseminate di piccoli poderi e coronate da borghi intatti.

Fermo è fra tutti il più importante e, anche, il più famoso. Sorge arroccato su un terrazzo naturale, chiamato Girfalco. Numerosi gli edifici di un certo interesse: il palazzo Comunale, rifatto nel XV-XVI secolo, ospita una pinacoteca con opere di grande valore, fra le quali una Natività di Rubens.
Interessanti le testimonianze preistoriche, picene e romane nell'Antiquarium; mentre, il Duomo, di aspetto settecentesco, conserva tracce della primitiva struttura romano-gotica ed una cripta duecentesca.

Oltrepassato Monterubbiano si giunge alle pendici dei monti Sibillini: a Comunanza, della quale si ammira l'interessante chiesetta romanica di Santa Maria a Terme (XII secolo).

Passando dalla valle dell'Aso a quella del Tronto, in un paesaggio aspro e insieme maestoso si incontra Ascoli Piceno.
Città d'arte costruita interamente con il travertino locale, vanta uno dei centri storici più belli d'Italia e conserva un tessuto urbanistico, rimasto invariato nel tempo, con preziose testimonianze medievali e rinascimentali.
Da non perdere: la Pinacoteca Civica con opere di Reni, Tiepolo, Tintoretto e Guercino ed un ritratto di Dama attribuito a Van Dyck; ed il Museo archeologico, che conserva splendidi reperti piceni tra i quali una stele bustrofedica (cioè graffita a spirale da destra a sinistra e da sinistra a destra) in lingua osco-sabellica. Vi sono custoditi numerosi anelloni che si ritiene fossero simbolo di fecondità in quanto ritrovati sul ventre delle donne, custodite nelle tombe.


LAZIO - ALLA RISCOPERTA DELL'ETRURIA NEGATA :ETRUSCHI SOTTO SOPRA

Riprende, anche quest'anno, la manifestazione Etruschi Sotto Sopra: le escursioni guidate alla scoperta del patrimonio archeologico e ambientale nascosto dell'Etruria meridionale, promosse dall'Associazione Civita.
Il 19 e 20 ottobre e nei primi tre giorni del mese di novembre saranno aperti al pubblico necropoli, musei e monumenti normalmente chiusi o difficilmente visitabili: una serie di liberi itinerari per la conoscenza della civiltà etrusca.

Le località scelte per l'edizione 1996 sono cinque: Cerveteri, Civitavecchia, Bolsena, Tarquinia e Vulci.

Etruschi Sotto Sopra si rivolge ai residenti e ai turisti che intendono trascorrere week-end all'aria aperta, alla scoperta della storia e della cultura dell'antico popolo etrusco. Il tutto a sole 10.000 Lire. Questo è, infatti, il costo della tessera (nominativa) per accedere gratuitamente a tutte le aree interessate alla manifestazione.
Fattore di non poca importanza: c'è la possibilità di utilizzare i bus-navetta per i collegamenti tra musei aree archeologiche e centri di accoglienza, oltre agli opuscoli sugli itinerari e le audiocassette disponibili anche in inglese e tedesco.

La tessera può essere acquistata presso i punti di accoglienza allestiti nelle aree di visita, ed a Roma presso i chioschi-informazioni di Domenica ai Fori oppure, direttamente, presso la sede dell'Associazione in Via Simone de Saint Bon, 42 - tel. ++39 / 6 / 3723234.


NAVIGANDO SUL BURCHIELLO TRA LE VILLE DEL PALLADIO

La Riviera del Brenta costituisce un meraviglioso esempio di connubio fra arte e natura, grazie alle preziose dimore costruite lungo l'antico corso del fiume che unisce Padova a Venezia.
Per più di due secoli, dal Cinquecento al Settecento, la Riviera del Brenta fu scelta dai nobili veneziani come luogo di villeggiatura. Sulle sponde del fiume sono sorte così decine di ville, progettata e affrescate dai migliori maestri italiani.

Per raggiungere le ville, i nobili e le dame viaggiavano su un elegante battello bianco dal nome di Burchiello, ed è naturale che anche l'imbarcazione a motore, che oggi accompagna i turisti lungo il Naviglio di Brenta, dalla città di San marco a quella di Sant'Antonio, prenda il nome di Burchiello.

Durante la piccola crociera scorrono sulle rive i paesi di Stra, Dolo e Mira, cui si alternano, una dopo l'altra, splendide ville. Tra queste alcune sono veramente spettacolari.
Mira, Villa Foscari, detta anche La Malcontenta, progettata dal Palladio (1571), in forme classicheggianti, si specchia nelle acque del fiume; al suo interno, le stanze con decorazioni di artisti del XVII secolo.

Fra tutte la più grandiosa è la Villa Pisani o Villa Nazionale di Stra, edificata dalla famiglia Pisani nel 1756. La decorazione delle sale interne è opera dei migliori pittori veneti del XVIII secolo, come il celebre soffitto del salone da Ballo affrescato da G.B. Tiepolo. Magnifico il parco, che racchiude, fra l'altro, un famoso labirinto di siepi.


POSITANO, AMALFI, MAIORI : LUOGHI AFFASCINATI DELLA COSTIERA AMALFITANA

La bellezza dei paesaggi caratterizzati da coste che cadono nell'azzurro del mare, una vegetazione ricca di profumi e di colori, la mitezza del clima, l'incanto dei borghi marinari raccolti intorno a chiese con cupole di maioliche, fanno della Costiera Amalfitana uno dei luoghi più affascinanti d'Italia.

La prima località che si incontra, provenendo da Napoli, in direzione Salerno è Positano, un pittoresco paese di case quadrate con il tetto a cupola, scaglionate a terrazze sulla basse pendici di due monti digradanti verso una piccola cala.

Dopo aver attraversato Praiano, famosa per le stazioni balneari della Marina di Praia, circondata da pareti a strapiombo, si giunge ad Amalfi, centro di origini romane che divenne nell'839 la prima Repubblica Marinara italiana.

Proseguendo il viaggio, dopo aver visitato Atrani dalle bianche case arroccate sotto titanici costoni rocciosi, si giunge a Ravello, situata su un colle sospeso tra cielo e mare, il cui fascino ha colpito personaggi come Churchill, Bogart e John Kennady.

Sempre sulla strada per Salerno, gli ultimi gioielli del litorale amalfitano che incontriamo, sono Minori, dove è possibile visitare i grandiosi resti di una villa romana del I secolo d.C. e Maiori dalle spiagge di sabbia finissima. Infine, si arriva a Vietri famosa per l'artigianato della ceramica, tuttora fiorente, che ebbe inizio nel Medioevo e che è possibile ammirare nel locale Museo della Ceramica.


IN BICICLETTA ALLA SCOPERTA DI ANTICHE OPERE IDRAULICHE NELLA LAGUNA VENETA

Un itinerario interessante per gli amanti della bicicletta permette di percorre 33 chilometri sull'argine di tre diversi corsi d'acqua, in poco meno di quattro ore. Un tracciato che permette di ammirare i luoghi testimoni degli sforzi fatti dal governo della Serenissima, nel 17° secolo, per evitare l'interramento della laguna.

L'escursione tra Eraclea, Caposile, Jesolo Paese e Cortellazzo, consente di osservare da vicino le antiche opere di ingegneria idraulica attuate dai veneziani per evitare che i detriti trasportati a valle dal Sile alterassero il fragile equilibrio lagunare.

L'itinerario proposto prevede la partenza da Eraclea per risalire, lungo l'argine destro del Piave, raggiungendo le località Piave Nuovo, Passarella e, quindi, Chiesanuova, dove il tracciato svolta a sinistra di 90 gradi.
Lungo il viale, costeggiato da platani, segue il confine di una vecchia azienda agricola per arrivare a Caposile, dove è possibile ammirare un caratteristico ponte a bilanciere, a testimonianza degli antichi commerci fluviali tra la laguna e la terraferma del Veneto orientale. Da qui si inizia a seguire la direzione del fiume Sile verso Jesolo, incontrando canneti e pioppeti.

Lungo il corso d'acqua sono ancora attive alcune reti da pesca a bilancia, manovrate da rudimentali meccanismi all'interno di apposite capanne a palafitta.
Una volta a Jesolo Paese si lascia la strada principale per fiancheggiare il rettilineo canale Cavetta, che termina al porto peschereccio di Cortellazzo. Il circuito termina, dopo pochi chilometri, ad Eraclea.


VIAGGIO INTORNO ALL'ETNA : IL MAGGIOR VULCANO ATTIVO D'EUROPA

In autunno, particolarmente, suggestivo è lo spettacolo offerto dall'Etna. Attorno alla "montagna che arde", il più grande vulcano attivo d'Europa, ci aspetta un panorama sorprendente.

Partendo da Acireale, splendida cittadina barocca famosa per i suoi edifici arricchiti da splendidi balconi in ferro battuto e da chiese dalle ricche facciate, si prosegue arrivando a Nicolosi: paese più volte distrutto dall'eruzione dell'Etna.
Quindi, si sale fino all'ex rifugio Sapienza (1.915 metri), dove una cabinovia permette di raggiungere i bordi del cratere centrale. L'area- ricoperta in parte da castagneti, lecceti, macchia mediterranea, gode fino ai 2.000 metri anche della presenza di una vegetazione arborea niente affatto mediterranea, come faggi e betulle - è divenuta Parco naturale regionale.

Ritornando a Nicolosi, si raggiunge Adrano, le cui origini risalgono al 400 a.C., che conserva alcuni resti del tempio di Demetra ed è dominata da un castello normanno dell'anno mille, sede del Museo Archeologico.

Sulle pendici settentrionali troviamo Linguaglossa, circondata da vigneti e pinete, sede del Museo della lava e di interessanti raccolte naturalistiche. Nei pressi, la grotta del Gelo, la cui particolarità è di avere una temperatura interna perennemente sottozero.
Per la visita all'Etna, si raggiunge Piano Provenzana (1800 metri), da cui si prosegue per l'Osservatorio vulcanologico, dove qui guide specializzate portano sino al cratere centrale, particolarmente suggestivo al calar del sole.

Si scende verso lo Ionio verso le località turistiche di Giardini Naxos e Taormina; la prima, colonizzata dai Greci nell'VIII secolo a.C., ha nei suoi pressi le gole di Alcantara, incise dal fiume nelle rocce basaltiche, una delle più sorprendenti attrattive ambientali dell'isola.
Su Taormina, centro turistico internazionale, domina l'antico Teatro greco, nell'aspetto attuale risalente alla ricostruzione di età romana (II secolo a.C.), nelle cui vicinanze si trova l'Antiquarium, ricco di epigrafi e sculture.


CASTELLI APERTI - VIAGGIO TRA I MANIERI DI ASTI, CUNEO E ALESSANDRIA

Chi ama visitare antichi castelli con i loro tesori, chi ama ascoltare misteriose leggende, chi ama un buon paesaggio e la buona gastronomia, ha l'occasione di cogliere tutto questo attraverso un viaggio nelle terre del sud Piemonte.

L'iniziativa Castelli Aperti, realizzata nelle provincie di Asti, Alessandria e Cuneo, offre la possibilità di visitare oltre 35 castelli, aperti tutte le domeniche fino al 13 ottobre, dalle ore 10.00 alle 12.00, e dalle 15.30 alle 18.30. La visita si effettua accompagnati da una guida turistica che renderà l'insieme ancor più interessante, illustrando la storia del castello, del territorio che lo circonda.

L'iniziativa, alla sua prima edizione, ha coinvolto, durante tutta l'estate, oltre 26.000 visitatori; 10 i castelli che hanno suscitato maggior interesse, registrando da soli più della metà del totale dei visitatori.

La manifestazione sarà ripetuta anche il prossimo anno.

Per maggiori informazioni: Numero Verde 167/329329 (9.00-13.00 / 14.00-18.00).


SU UN BATTELLO ALLA SCOPERTA DEL SILE E DELLA LAGUNA

Il turismo fluviale è uno dei "business" che non conosce recessione, a parte i mesi più freddi, quando la natura è assopita ed avara di panorami che solleticano la vista. Poche ma di rilievo le iniziative in tal senso in Italia.
Da marzo ad ottobre c'è la possibilità di ammirare, su alcuni battelli, le acque del Sile e quelle della laguna alla ricerca dei segreti delle isole veneziane e degli angoli caratteristici del fiume trevigiano che sfocia in Adriatico.

La primavera e l'autunno sono le stagioni più indicate per percorrere il Sile, da Treviso oltre Portegrandi. E' il giro è più affascinante, soprattutto in queste due stagioni quando le sponde del fiume, ricche di vegetazione, si colorano di tinte variegate. Nel resto dei mesi i due battelli solcano principalmente la laguna con itinerari e orari diversi l'uno dall'altro.

Tra le escursioni, segnaliamo quelle dirette a Murano-Burano-Torcello e Pellestrina, Chioggia-Venezia. Si parte al mattino presto e si rientra alla sera, oppure si parte al tramonto per rientrare oltre la mezzanotte dopo aver ammirato Venezia ed aver cenato a bordo.


ROMA : TESORI NASCOSTI - SOLO DI NOTTE E' POSSIBILE VEDERLI

Esistono alcuni spazi archeologici che durante il giorno restano chiusi, mentre di notte mostrano i loro tesori ai turisti. Sono sette i siti archeologici che per un paio di sere a settimana restano aperti per due ore (dalle 21.00 alle 22.00).
Monumenti sotto le stelle è il nome dell'iniziativa organizzata dall'assessorato alle Politiche culturali in accordo con le associazioni che organizzano nei giorni prestabiliti le visite guidate.

La proposta affascinate e suggestiva è stata già accolta da molte persone, che hanno così deciso di trascorrere una serata particolare alla scoperta dei luoghi dell'antica Roma, tra mausolei e stadi.

Il monumento più imponente: è il Mausoleo di Augusto, che eretto nel 28 a.C. contiene una cella quadrata dove era sepolto l'imperatore Augusto e i suoi familiari; a due passi dal Mausoleo si trova l'Ara Pacis, un magnifico altare dedicato alla pace interamente decorato con rilievi finissimi.
I resti dell'imponente Stadio Domiziano, che occupava la superficie di Piazza Navona, si trovano all'interno di un'edificio degli anni Trenta a piazza Tor Sanguigna. Sotto il palazzo rinascimentale, che ospita il Museo Barracco (Via dei Baullari,1), esiste una interessante casa romana, costruita intorno al IV secolo, dove si possono ammirare resti di pavimentazione marmorea e frammenti di antichi affreschi, con animali e scene di caccia.

Le aree dedicate alla religione le troviamo nell'Area Sacra di Largo Argentina, dove sono visibili edifici scoperti nel 1928 e dedicati a divinità primitive come Feronia e Giuturna. vi si trovano basamenti di quattro templi diversi ed i resti di una latrina pubblica. Poco distante l'Auditorium di Mecenate dove il celebre poeta riceveva i suoi ospiti. Alle pareti sono visibili tracce di affreschi con scene di paesaggi.

L'ultimo sito è la Dimora Bessarione, famoso cardinale del Rinascimento: un grazioso edificio circondato da un giardino dal quale si possono ammirare le finestre crociate e la loggetta; mentre, all'interno, si conservano pregevoli dipinti e soffitti in legno.


ALLA SCOPERTA DELLE LOCALIT&À TERMALI DEL PIEMONTE

Tra le località turistiche del Piemonte poco frequentate, ma in condizioni di offrire un prodotto di qualità e grande varietà, troviamo le sorgenti termali, già apprezzate conosciute in epoche remote.
E, proprio le terme, sono uno dei punti forti delle prossime campagne di promozione turistica allo studio della Regione, insieme al turismo enologico, la montagna estiva e le residenze sabaude.

Fra le principali località termali figura Acqui Terme (Alessandria), localizzata in una zona conosciuta dal punto di vista enologico per i vini DOC, Brachetto e Dolcetto in testa, e per gli ottimi formaggi.
Le sue acquee sulfuree sono fra le migliori. Tra le varie sorgenti, la più famosa La Bollente, dalla quale sgorga acqua calda a 75 gradi centigradi.

Una località ideale per gli amanti del fitness è Vinadio (Cuneo), le cui sorgenti scavate nella roccia si trovano in alta montagna. Da qualche tempo vi è una centro che coniuga le cure della beauty farm all'agriturismo, dove si può scegliere tra trattamenti estetici, passeggiate e bagni in piscina.

Sempre nel cunese meritano Valdieri, nelle cui acque trovano un habitat ideale alcune alghe considerate curative per l'artrosi; Garessio, splendida cittadine medievale circondata da castagni e famosa per i suoi funghi.

Ad Agliano (Asti), nella zona vitivinicola più famosa del Piemonte, che produce vini DOC come il Moscato e il Grigiolino, è possibile usufruire delle ottime terme solfato-alcalino-sulfuree.

Infine, vicino Novara la rinomata stazione termale di Bognanco alla quale appartengono tre fonti termali minerali; all'interno del Parco delle Sorgenti, in una natura incontaminata, si trova il complesso curativo più importante.


LIGURIA - CINQUE TERRE UN ANGOLO DI PARADISO

Monterosso, Vernazza, Corniglia, Manarola, Riomaggiore: sono i nomi dei cinque paesini, che si susseguono in un'area di dieci chilometri, della Costa ligure, lo Spezzino, e che per la loro bellezza sono diventati dei centri turistici di importanza internazionale.

Collegati soltanto via treno e da un sentiero chiamato Via dell'Amore, queste cinque piccole perle sono localizzate in una successione di promontori rocciosi e di piccole spiaggette a forma di arco, famose già dai tempi del Boccaccio per le loro bellezze naturali e per la cultura vitivinicola.

Incastrate tra le rocce e il mare, le Cinque terre sono state plasmate dai contadini, a forma di terrazze coltivate ad uliveti e vigneti, i cui famosi vini lo Sciacchetrà e il 5 terre sono esportati in tutto il mondo, dando un apporto sostanziale all'economia locale.

Presto, la natura incontaminata di questa zona sarà tutelata dall'istituzione di un parco nazionale, che comprenderà anche la parte marina, e dove sarà installato un osservatorio per la flora e per la fauna.


IN VALLE UMBRA TRA STORIA E ARTE, CULTURA E TRADIZIONE

Il territorio della Valle Umbra che comprende una bella pianura, dodici rilievi collinari e una parte della dorsale appenninica è, da sempre, una zona ricca di tradizioni, che con i suoi nove comuni, unisce, ad un prezioso patrimonio storico artistico, la bellezza di una natura incontaminata.
La Valle Umbra che si presenta con la forma di un fiore che somiglia ad una rosa comprende dentro se: città, castelli e cinte murarie, chiese e monasteri con splendidi chiostri, casolari immersi nel verde e antichi palazzi.

L'antica Spello, la ridente Assisi, la salubre Nocera, la torreggiante Montefalco, Gualdo Cattaneo con la rocca e i suggestivi castelli medievali, e Bevagna fanno da petali intorno al più grande centro di Foligno.
All'interno delle città e dei borghi rurali sono presenti architetture medievali, rinascimentali, barocche e neoclassiche; nelle abbazie e nei monasteri, fuori e dentro le mura che avvolgono i centri storici, si può percepire la spiritualità umbra, testimoniata da numerose opere d'arte che hanno lasciato artisti famosi e sapienti artigiani.

Il territorio è una felice combinazione tra paesaggio agrario e ambiente naturale, con le dolci colline coltivate a viti e ad ulivi che producono prodotti genuini e le specialità della zona: i vino rossi DOC del Montefalco e Bevagna, l'olio extra vergine delle coste calcaree di Spello, Foligno e Trevi, prodotto in piccoli e caratteristici frantoi, gli ottimi tartufi di Valtopina e del Subasio e le acque minerali di Nocera Umbra.

I momenti di folclore, legati ai costumi ed alle tradizioni contadine e le numerose manifestazioni che si svolgono durante l'estate sono di particolare suggestione. Tra quelle che meritano : il Palio dei Quartieri a Nocera Umbra nella prima settimana di agosto, la Fuga del Bove a Montefalco ( 13/14 agosto); l' Arrampicata a Gualdo Cattaneo (3 settembre); per quanto riguarda manifestazioni culturali : il 2-4 agosto di celebrerà il Festival della città delle Acque a Nocera Umbra, che continuerà con la Festa delle Acque dal 12 al 25 di agosto, mentre a Spello nella seconda quindicina del mese si svolgeranno una serie di spettacoli Incontri per le Strade.

Per ricevere maggiori informazioni telefonare all' Ufficio informazioni di Foligno ++39 742 / 354459 - 354165.


TOUR TRA CASTELLI, NATURA E STORIA DEL GARDA TRENTINO

Una delle manifestazioni più suggestive organizzate all'inteno di Se in Trentino d'estate un castello è rappresentata dagli itinerari dei Castelli del Garda Trentino alla scoperta della natura cultura e storia. Un incontro con la storia locale, in una varietà incredibile di paesaggi: castelli su alte rupi, silenti borghi mediovali, specchi d'acque limpide, coltivazioni di frutta e rigogliosi vigneti che producono eccellenti vini.

Ogni martedì e ogni venerdì a partire dal 21 giugno e fino al 13 settembre, sono previsti dei tour guidati con visite a Castel Drena, Riva del Garda, Arco, a itinerari al Castello di Tenno e al Borgo medievale di Canale, con visite alle caratteristiche "marocche", frane postglaciali, di Dro.

Per informazioni e prenotazioni (obbligatoria) - tel: ++39 464 / 55.44.44.


LA VIA DEL SALE - UN TRIANGOLO TRA SALINE, TONNARE, ISOLE E CULTURA

La Via del Sale comprende il territorio situato nell'estrema punta occidentale della Sicilia, che, per le caratteristiche geo-morfologiche, naturale e storiche, rappresenta un poliedrico centro di beni culturali ed ambientali.

Il territorio riguarda un triangolo, che comprende a nord il monte Erice sulla cui vetta vi è l'omonima cittadina medievale; ai piedi della montagna si estende, sul mare, la città di Trapani e adiacenti per tutta la costa verso sud, le saline, che si stendono fino all'interno della laguna della Stagnone di Marsala con al centro l'isoletta di Mozia, antica colonia fenicia. Infine, la città di Marsala, famosa per il suo vino, che fa da estremo angolo sud, mentre ad ovest occhieggia l'arcipelago delle Egadi, con l'isola di Marettimo, la più lontana dalla costa.

Chiave di lettura di questo territorio è il mare, che ha conservato e prodotto nei millenni un enorme patrimonio di testimonianze, dall'archeologia classica (Mozia e Selinunte) a quella industriale delle tonnare disseminate lungo la costa, con l'antico rito ancora vivo della pesca del tonno, da Trapani a Favignana, dove la tonnara Forio testimonio lo stabilimento più moderno e più grande della fine dell'800 nel Mediterraneo.

Il mare coltivato a terra nelle saline ha costituito nei secoli scorsi elemento inconfondibile della costa occidentale siciliana, con i grandi mulini a vento, vasti specchi d'acqua e canali, i grandi mucchi di sale ricoperti da tegole di terracotta: un paesaggio immutato nei secoli e nel quale, in primavera e in autunno, si possono trovare uccelli migratori, come anatre selvatiche, folaghe, cavalieri d'Italia e trampolieri.

Le saline nel corso degli anni sono state abbandonate ma la provincia ha avviato, in questi ultimi vent'anni, un'azione di recupero e rilancio lungo la costa che interessa i comuni di Trapani, Marsala e Paceco, dando vita ad un itinerario culturale: La Via del Sale, appunto, oggi visitato da centinaia di migliaia di turisti.


SU E GIU' PER L'ABRUZZO CON IL TRENO DELLA VALLE

Il Treno della Valle, è un trenino d'epoca, formato da vagoni colorati guidati da una vecchia locomotiva, che si snoda lungo la valle del Sangro (Chieti), dal litorale adriatico ai verdi monti d'Abruzzo, attraverso l'antica città di Lanciano, costeggiando l'incantevole lago di Sangro ed i paesini arroccati sulle colline adiacenti la ferrovia.

L'iniziativa è della Ferrovia adriatico-sangritana ed è nata per far conoscere gli angoli più suggestivi della valle di Sangro. La proposta si articola in dodici itinerari, percorsi per la maggior parte in treno, quando non con il soccorso degli autobus nei tratti più impervi.

Ci sono itinerari per tutti i gusti: per chi ama la natura, per chi preferisce visitare città d'arte o per chi vuole scoprire gli antichi piatti della cucina locale. Ma, anche, per chi ama l'archeologia oppure cimentarsi nel trekking (è possibile portare con sè la propria bicicletta).
La maggior parte degli itinerari prevede una sola giornata di viaggio con partenza dalla stazione di san Benedetto del Tronto, anche se c'è la possibilità di salire nelle fermate intermedie fino a San Vito di Marina.

I prezzi variano a seconda dei tours e oscillano dalle 40.000 alle 70.000 lire a persona; per i ragazzi fino a 12 anni sono previste delle riduzioni.

L'iniziativa si protrae fino alla fine di settembre , durante la settimana o nei week-end.

Per ulteriori informazioni e prenotazioni: stazione ferroviaria di Pescara, tel: 085/421.38.48, oppure al numero verde 1670 / 14913.


INVITO AL LAGO : CINQUE ITINERARI ATTORNO AI LAGHI LOMBARDI

Invito al Lago è una proposta delle Ferrovie Nord di Milano per trascorrere una giornata sul lago alla scoperta delle bellezze artistiche e naturale di cui i laghi Maggiore e di Como sono ricchi.
Sono cinque offerte di viaggio, che si sviluppano secondo diversi itinerari ma con le medesime modalità: un comodo treno di prima classe; una romantica motonave alla riscoperta di ville, isole, abbazie ed eremi: passeggiando nei verdi giardini dei laghi lombardi; pranzando nell'incanto della magia del lago.

Tre degli itinerari si svolgono sul Lago Maggiore (martedì, giovedì e sabato) e due sul Lago di Como (lunedì e sabato), tutti comprendono un viaggio in treno e in battello, la visita guidata di ville e monumenti con accompagnatrice turistica, pranzo in ristorante tipico, al costo di 68.000 lire (52.000 lire per ragazzi dai 4 ai 12 anni).

Per informazioni e prenotazioni:++39 2 / 72.02.23.43.


PASSEGGIATE ECOLOGICHE IN SALINA A CERVIA

Verdeggiare è la denominazione del programma di escursioni, passeggiate e itinerari didattici offerti nel Parco del Delta del Po e lungo la Vena del Gesso dell'Appennino romagnolo.
Organizzato in collaborazione con le associazioni ambientaliste, Verdeggiare è la promessa di una giornata diversa, dedicata al benessere e alla scoperta della natura.
Le escursioni vengono guidate da personale qualificato. Per ogni itinerario sono a disposizione dei partecipanti schede informative e attrezzature.

L'antica salina , in particolare, è un'escursione che si effettua tutti i giovedì pomeriggio fino a settembre, ed ha come meta la Salina "Camillone", tra le più antiche testimonianze della tradizionale raccolta e lavorazione del sale praticata, in quest'area, per secoli fino al 1959.
Nel corso della visita è possibile osservare i tipici attrezzi, la capanna di giunchi e paglia usata dai salinari ed una burchiella, la barca utilizzata per trasportare il sale estratto, attraverso la rete di canali interni, fino al Magazzino per lo stivaggio.
Il programma prevede anche una visita al Museo della Civiltà Salinara, allestito presso il Magazzino del Sale.

Per Informazioni rivolgersi al ++39 544 7 993455 - 970833.

Ed a proposito di saline, il 19 e il 26 giugno è prevista una escursione di mezza giornata nella millenaria Salina di Cervia. E' una preziosa testimonianza di un'antica civiltà , che ospita, al suo interno, una ricchissima avifauna. L'escursione, all'insegna del bird-watching, permette di cogliere gli aspetti naturalistici più interessanti dell'area.

Di notevole interesse anche le escursioni (12 - 19 e 26 giugno) all'interno della secolare Pineta di Cervia alla scoperta delle numerose specie botaniche e del loro sviluppo mediante l'osservazione di anelli di accrescimento degli alberi.
Non manca nel programma un percorso botanico con osservazioni delle specie floristiche e indicazioni sull'uso gastronomico delle erbe spontanee.

Per informazioni rivolgersi al tel. ++39 544 974380 - 970449