Teatro News

   

"MILENA DA PRAGA" LA STORIA DI UNA GIORNALISTA NON EBREA CHE HA VOLUTO CONDIVIDERE LA SORTE DEGLI EBREI

UNA "BISBETICA DOMATA" IN VERSIONE CABARET CHE SVELA FURO DI METAFORA I "GIOCHI DEL POTERE"

UNA INTERPRETAZIONE DEL 2000 DE "IL BORGHESE GENTILUOMO" DI MOLIERE

"IL POSTINO DI NERUDA" AL NUOVO TEATRONUOVO DI NAPOLI DAL TEATRO AL CINEMA PER RITORNARE AL TEATRO

"TELEFONO SENZA FILI" COME RIDERE DELLE TENSIONI E DISAVVENTURE LEGATE AL MONDO DEL LAVORO

DA NAPOLI A LIEGI E, POI, SALISBURGO "LA SCIMMIA" CON EMMA DANTE UNA PIECE TUTTA ITALIANA

"IL BUGIARDO" DI CARLO GOLDONI IN SCENA AL TEATRO STABILE DEL FRIULI DI TRIESTE

DUE GRANDI DEL TEATRO ITALIANO REINTERPRETANO LA TRAGEDIA SHAKESPEARIANA DI "RE LEAR"

QUESTI "FANTASMI" DI EDUARDO DE FILIPPO CON L'IMPAREGGIABILE SILVIO ORLANDO NEL RUOLO DI PASQUALE LOJACONO

"IL GRIGIO" : UN INTELLETTUALE DISILLUSO ALIAS GIORGIO GABER A "IL ROSSETTI" DI UDINE

AL VASCELLO DI ROMA "TRIBUTO" ALL'ARTISTA "HERBERT PAGANI" EBREO DI LIBIA A SERVIZIO DELLA PACE IN MO

"LA SCENA SENSIBILE" UNA "RIDUZIONE" DEL MITO DI ORFEO ED EURIDICE AL TEATRO LA PERLA DI NAPOLI

PREMIO SPECIALE UBU: A PRATO "BECKETT TRA REM & CAP" DANNO VOCE ALLA GIOVANE DRAMMATURGIA ITALIANA

UN GRADITO RITORNO NON TI PAGO DI EDUARDO DE FILIPPO AL QUIRINO DI ROMA

UN CALEIDOSCOPIO DI FIGURE E SENTIMENTI NELL'IMMAGINARIO DI PAOLO POLI DE "IL PONTE DI SAN LUIS REY" A BOLOGNA

SUL PALCOSCENICO DE "LA PERGOLA" DI FIRENZE UNA SENSUALE E SPUMEGGIANTE ANNA FALCHI IN "A PIEDI NUDI NEL PARCO"

"L'EREDITIERA" AL TEATRO NUOVO TEATRO DI NAPOLI PER RACCONTARE LE "STORIE" NELLE "STORIE"

DALLE TAVOLE DEL PALCOSCENICO AI FOTOGRAMMI DEL CINEMA L'UNICITA' DI "SABATO DOMENICA E LUNEDI'" DI EDUARDO DE FILIPPO

L'IDENTITA' DI ELLIDA NE "LA DONNA DEL MARE" DI IBSEN PER LA REGIA DI MAURO AVOGADRO AL CARIGANO DI TORINO

A NANNI GARELLA "PREMIO SPECIALE UBU 2004" PRESTIGIOSO RICONOSCIMENTO ASSEGNATO AI PROTAGONISTI DEL TEATRO ITALIANO

"DALL'INFERNO": ZAPPING SUI DOLORI DEL MONDO: DA PASOLINI A TARKOVSKYI A MULLER CON LA COMPAGNIA DEGLI ARTEFATTI

"IL FETICISTA" IL TRAGICOMICO DIARIO DI UN PICCOLO BANCARIO "IPERSOCIALE" ALL'ARENA DEL SOLE DI BOLOGNA

"IL POSTINO SUONA SEMPRE DUE VOLTE" : L'OSSESSIONE E LA FOLLIA DELLA MALATTIA D'AMORE AL VALLE DI ROMA

ALLE ORIGINI DEL TEATRO ELISABETTIANO CON L'EDOARDO II DI MARLOWE IN UNA INTERPRETAZIONE DI ANTONIO LATELLA

"A COME SREBRENICA" PER DARE VOCE AGLI EVENTI AL TEATRO SAN LAZZARO DI BOLOGNA

"LA MONACA DI MONZA" NELLA VERSIONE DI GIOVANNI TESTORI UNA DONNA SOSPESA TRA RINUNCIA ALLA VITA E DISOBBEDIENZA

AL TEATRO METASTASIO LA STUPIDITA' DELLA GUERRA E LA BORIA DEI SUOI "GENERALI A MERENDA"

A ROMA "OLTRE IL MURO.IMMAGINI E PERFORMACE SU GUERRA E MEMORIA" MANIFESTAZIONE PROMOSSA DALL'OIM IN OCCASIONE DELLE GIORNATE DELLA COOPERAZIONE ITALIANA

IL TEATRO NEL TEATRO IN UNA VERSIONE GROTTESCA DEL PIRANDELLIANO "SEI PERSONAGGI IN CERCA D'AUTORE"

"GIULIETTA" DAL ROMANZO DI F.FELLINI SULLE TAVOLE DEL PALCOSCENICO DEL TEATRO GOBETTI DI TORINO

DA BROADWAY A TRIESTE CON "AILOVIU...SEI PERFETTO ADESSO CAMBIA!" AL TEATRO STABILE DI TRIESTE

"SOVRAPPOSIZIONI" UN PROGETTO MULTIDISCIPLINARE PER IL PUBBLICO DEL TEATRO TINTADIROSSO A NAPOLI

LO "STEREOTIPO" DELLA FAMIGLIA IN "TI HO SPOSATO PER ALLEGRIA DI NATALIA GINZBURG AL QUIRINO DI ROMA

CONFRONTO-SCONTRO IN UN CLASSIO DEL TEATRO GLI "SPETTRI" DI IBSEN AL BIONDO DI PALERMO

"VIRGINIA E SUA ZIA":LA NUOVA DRAMMATURGIA NAPOLETANA DI M.SANTARELLI AL TEATRO DELL'OROLOGIO A ROMA

AL NUOVO TEATRO NUOVO DI NAPOLI PER LA "RASSEGNA CONTEMPORANEI" "SDISORE' DI GIOVANNI TESTORI

A TORINO-L'ATTORE INTERPRETE DELLA VERITÀ NE "LA PESTE" DI A.CAMUS DEL REGISTA C. LONGHI


"MILENA DA PRAGA" LA STORIA DI UNA GIORNALISTA NON EBREA CHE HA VOLUTO CONDIVIDERE LA SORTE DEGLI EBREI

Il 27 gennaio (giornata mondiale della memoria) debutta, al Teatro Vascello di Roma, lo spettacolo "Sono Milena, da Praga", in scena fino al 13 febbraio, scritto e diretto da Caterina Venturini, da anni attrice e regista della compagnia del Vascello.

Lettere a Milena di Kafka è un epistolario d'amore fra i più belli del secolo scorso. Di Kafka si sa molto perché è uno dei geni della letteratura, mentre quasi nessuno conosce la destinataria di tali lettere: Milena Jesenskà, grande giornalista, scrittrice, straordinario personaggio che, pur non essendo ebrea, morì in un campo di concentramento nazista per il suo impegno a favore degli ebrei.
E proprio il 27 gennaio (giornata mondiale della memoria) debutta al Teatro Vascello di Roma, lo spettacolo "Sono Milena, da Praga" prodotto da La Fabbrica dell'Attore di Giancarlo Nanni e Manuela Kustermann.

Lo spettacolo prende spunto dall'epistolario d'amore fra Kafka e Milena Jesenskà, sullo sfondo di una fredda e magica Praga.

Milena Jesenskà (Praga 1896 - Ravensbrueck 1944) nasce in un'agiata famiglia altoborghese. Il padre Jan, medico dentista molto rinomato, era un conservatore dal carattere rigido e inflessibile, con cui Milena per tutta la vita ha un rapporto di amore/odio. Studia al liceo classico "Minerva", uno dei primi licei femminili europei, frequentato da giovani, molte delle quali diventano il fulcro della fervida cultura praghese di quegli anni.
Molto bella ed elegante Milena conduce una vita libera ed indipendente. Dopo diverse avventure, sposa in prime nozze un giovane ebreo, Ernst Polak, con cui si trasferisce a Vienna. Poichè il padre l'aveva rinnegata ed il marito non guadagnava, Milena inizia a lavorare come giornalista e traduttrice. E proprio in questa veste incontra Kafka a Merano, per sottoporgli la traduzione in ceco delle sue opere.
Nasce una passione breve ed intensa, che Kafka interrompe perché malato, ma Milena è forse la donna che lo ha più profondamente amato e capito. Dopo il divorzio da Polak ed un periodo di profonda depressione Milena incontra e sposa un giovane architetto austriaco Jaromir Krejcar, con cui vive gli anni più sereni della sua vita, e dal quale ha una figlia, Honza.
Anche questo matrimonio finisce, sia per il carattere tempestoso di Milena, sia per le conseguenze del parto, che le procurarono dei grossi problemi alle gambe. E' il padre che si prende cura di lei, ma per lenire i dolori Milena comincia a fare uso di morfina. Riesce comunque a risollevarsi anche da questa crisi, sia con il lavoro di giornalista e scrittrice, sia con nuovi amori e con l'impegno politico.

Comunista prima, viene espulsa dal partito per le sue idee antistaliniane e la sua simpatia per il movimento trozkista. Intanto, in Germania, Hitler era salito al potere e l'Europa correva verso la catastrofe. Quando i nazisti impongono la stella gialla agli ebrei come segno di riconoscimento, Milena, che non è ebrea, chiede di poterla appuntare. Inizia ad aiutare ebrei e dissidenti a fuggire e per questo viene arrestata dalle SS e internata nel campo di concentramento Ravensbrueck, dove conosce Margarete Buber-Neumann, che molti anni dopo le dedicherà una biografia. Milena muore il 17 maggio 1944, pochi giorni prima dello sbarco in Normandia.

Tra gli interpreti dello spettacolo "Sono Milena, da Praga", oltre alla giovane Sara Borsarelli (nel ruolo di Milena Jesenskà) figurano: Felice Leveratto (JanJesensky, padre di Milena), Andrea Cavatorta (Franz Kafka), Cristina Faessler (Margarete Buber-Neumann), Maurizia Grossi (Stasa, amica di Milena).

Per ulteriori informazioni: Teatro Vascello - tel.+39065881021 - www.teatrovascello.it.(25/01/2005-G.M./Italian Network)


UNA "BISBETICA DOMATA" IN VERSIONE CABARET CHE SVELA FURO DI METAFORA I "GIOCHI DEL POTERE"'

E' in scena all'Arena del Sole di Bologna, dal 27 al 30 gennaio, un adattamento de "La bisbetica domata" di William Shakespeare, curato da Andrea Taddei, che trasforma l'opera in un cabaret, mescolando generi e dialoghi in un musical clownesco.
Nella versione grottesca di Taddei, sei attori (Andrea Azzarelli, Federico Bonaconza, Antonio Brugnano, Pierpaolo Candela, Antonio Lombardi, Umberto Petranca) interpretano a turno tutti e tredici i ruoli: a bordo di un carro ambulante, tra circo e commedia dell'arte, arrivano sei "boys", vestito nero da camerieri, una calotta di lattice sulla testa, viso bianco di biacca, occhi bistrati, labbra rosso lacca, e iniziano a servire, con il vino dionisiaco, lo spettacolo del travestimento.

La presenza sulla scena di soli uomini rende proponibile un tema altrimenti oggi inaccettabile: rientra, infatti, nel gioco teatrale del rito liberatorio, la demonizzazione della donna, qui proiezione mostruosa e animalesca di ancestrali angosce maschili. "Come nelle danze primitive si mimava l'animale da catturare per impossessarsi della sua essenza, ritualizzare la figura della femmina selvaggia sulla scena", spiega Taddei, "equivale ad esorcizzarne il mistero".
Ma allo stesso tempo "il fatto che ci siano uomini che recitano anche parti di donna ci ha dato la possibilità di mostrare che Bisbetica è la storia di come l'uomo vorrebbe la donna. Non una storia antifemminista, ma uno specchio delle paure maschili".

La scena è un gabbiotto a tre ante trasformabili in camerini e persino nella classica scala da rivista. In una ferrea linea coreografica, una sorta di danza di marionette, in cui il battere dei tamburi detta il ritmo al movimento degli attori, si dà il via ai travestimenti, che avvengono "a vista" dietro un velario: la tenera, desiderabile Bianca è un paio di candide orecchie da Minnie; per trasformarla nella furibonda Caterina, sua sorella, basta una maschera da tigre; naso e baffi da Groucho Marx materializzano il maestro di musica; una divisa da domatore genera Petruccio.

Variopinti e surreali i costumi ideati dal poliedrico Taddei (artisticamente nato come designer, pittore, scenografo, costumista e attore): un vegetale in testa, una gonna fatta di cravatte. Come a dire che il ruolo è tutto: l'abito fa il monaco. L'iconografia da fumetto migra anche nella lingua, contaminata da esclamazioni da "striscia".

Il giovane regista, insomma, che riduce la partitura originale de "La Bisbetica" da cinque a due atti, attraverso lo svelamento mette in luce il gioco del teatro nel teatro e, fuori di metafora, dei giochi di potere: "i rapporti tra uomini e donne e fra padri e figli", conferma, "trovano nella rivalità e nella sete di potere gli unici fili conduttori dello spettacolo".

Per ulteriori informazioni: Arena del Sole, tel.+390512910910 - www.arenadelsole.it.(21/01/2005-G.M./Italian Network)


UNA INTERPRETAZIONE DEL 2000 DE "IL BORGHESE GENTILUOMO" DI MOLIERE

La scrittura teatrale di Molière continua ad appassionare le platee di numerosi teatri italiani. A riproporla stavolta è Il Teatro della Pergola che, dal 28 gennaio al 6 febbraio, mette in scena "Il borghese gentiluomo", per la regia di Giampiero Solari, con Giorgio Panariello (Signor Jourdain, borghese), Tosca D'Aquino (Signora Jourdain, sua moglie), Claudia Ceccarini (Lucilla, figlia di Jourdain - voce Contralto).

Rappresentato per la prima volta nel 1670 a Chambord per il divertimento del re (e per l'occasione lo stesso Molière vestiva i panni del protagonista), "Il borghese gentiluomo" si incentra sulle vicende di Monsieur Jordain, un bravo borghese che insegue il mito della nobiltà.
Invece di godersi le ricchezze accumulate in tanti anni di onesto lavoro e sacrifici, Monsieur Jordain preferisce frequentare il mondo aristocratico del tempo, per acquisirne modi e abitudini. La sua ingenua ammirazione per la gente del gran mondo, per i titoli e l'etichetta della nobiltà, lo porterà a trovarsi in un'interminabile serie di situazioni comiche, di scherzi ed equivoci.

In questo allestimento de "Il borghese gentiluomo", come spiega Solari, "si è cercato di provocare una sorta di formula chimica che desse come risultato uno spettacolo attuale, classico e popolare. Da una parte c'è Moliére e questo testo, fatto di contaminazioni di generi fra musica, balletto e commedia, che dà corpo alle fissazioni visionarie del Signor Jourdain, protagonista e motore principale della commedia.
Dall'altra parte - prosegue il regista - c'è Giorgio Panariello, personaggio popolare del mondo dello spettacolo italiano; popolare, non solo perché famoso, ma perché porta "in sé" umori, sentimenti e paradossi del comportamento popolare…" e quindi, "in modo inconsapevole, porta con sé la tradizione del teatro comico popolare".
"Partendo dall'incontro tra Molière e Panariello, si inizia a realizzare l'esperimento, che si sviluppa con la formazione di una compagnia fatta "su misura": nel lavoro con la compagnia" - spiega ancora il regista - "si approfondisce la malattia sociale raccontata nel testo ed i vari livelli di "teatri delle relazioni" tra i personaggi. Quindi, come in una sorta di formula chimica, si cerca di creare l'infinito gioco di rifrazioni di realtà comiche e drammatiche, intrinseche nel teatro di Molière".

In scena anche quattro musicisti che eseguono musiche originali del maestro Mario Mariani: Michele De Sanio (violino), Maria Del Bianco (oboe), Francesca Falcetti (clavicembalo), Ines Hrelja (violoncello).

Per ulteriori informazioni: Teatro della Pergola (Firenze) tel.+390552264347.(26/01/2005-G.M./Italian Network)


"IL POSTINO DI NERUDA" AL NUOVO TEATRONUOVO DI NAPOLI DAL TEATRO AL CINEMA PER RITORNARE AL TEATRO

Il Nuovo Teatro Nuovo di Napoli ospita da martedì 25 gennaio al 30 "Ardente Pazienza ovvero Il Postino di Neruda" di Antonio Skármeta della Compagnia Gli Ipocriti nell’adattamento teatrale e la regia di Memè Perlini.
Scritto da Antonio Skármeta a metà degli anni '80, nacque inizialmente come uno spettacolo teatrale, e successivamente divenne un romanzo breve di gran successo e tradotto in più di quindici lingue. Da questo è stato tratto il film con Massimo Troisi.
La vicenda, ambientata nel periodo che va dal 1969 al 1973, si svolge a San Antonio, in Cile, dove un ex pescatore di nome Mario Jimenez viene nominato postino del villaggio di Isla Negra, in cui abita un solo individuo che riceve corrispondenza: il grande poeta Pablo Neruda.
Tra i due, attratti da una reciproca, franca simpatia, nasce un legame di amicizia che condurrà il poeta cileno a strane, ed apparentemente poco poetiche, avventure.

‘La suggestione della poesia di Pablo Neruda" scrive il regista in una nota - mi permette, incondizionatamente, di illuminare il mio immaginario di immenso! E così, tra sottili intuizioni che cerco di trasmettere con la volontà e la memoria, sentimenti spesso necessari per realizzare opere d'arte di ogni tipo, mi sono immerso in questa avventura senza esitazioni, viaggiatore immobile, su palcoscenici pronti ad ospitarmi.’

La poesia di Pablo Neruda con il suo linguaggio volutamente sanguigno e terreno, invade i nostri sensi, celebra fiori, animali, corpi di donne, concerti d'acqua marina, pietre che, cadendo su altre pietre, emanano echi di contemplazione musicale. Perché l'emozione va cercata in tutte le cose, ed è questa la forza per raccontare, con questo spettacolo, la rabbia e l'amore attraverso due uomini: l'uomo che guarda e l'uomo che muore.

Per ulteriori informazioni: ai numeri +39 081406062 – 081425958 email nuovoteatronuovo@tiscali.it. (21/01/2005-G.M./Italian Network)


"TELEFONO SENZA FILI" COME RIDERE DELLE TENSIONI E DISAVVENTURE LEGATE AL MONDO DEL LAVORO

"Telefono senza fili" di Renzo & Cantoni, regia di Ester Cantoni: una piece teatrale frizzante e accattivante, che analizza con ironia le disavventure e le tensioni legate al mondo del lavoro, per esorcizzare le fobie e le paure che attanagliano il vivere quotidiano e che, spesso, inducono a vederci protagonisti in negativo della nostra vita.
"Telefono senza fili" in scena al Teatro Dehon di Bologna intende, in sostanza, "ridere degli altri per ridere di noi stessi: catarsi e liberazione.

"Chi non ha sofferto per una donna, non può apprezzare l'armonia di un panda".Una sera d'estate, una grande sala per convegni. La signorina Cloe sogna la tanto attesa promozione, dopo tre anni di duro lavoro come organizzatrice di feste e ricevimenti.La signorina Diana sogna un ruolo importante in teatro, dopo anni di scuola di recitazione, senza però rinunciare al grande amore della sua vita: Anacleto. Il capo cameriere Blinx sogna il Giappone, il sushi, il the, il sakè, la carta velina e la sua adorata ragazza del Sol Levante. Il signor Bertrando sogna di essere una spia internazionale in missione, travestito da semplice ed annoiato addetto alla sicurezza.
Tanti splendidi sogni e una sola, beffarda, realtà: il convegno di geriatria in programma per la serata rischia di trasformarsi in un enorme e caotico fallimento! Il buffet non è arrivato, non ci sono camerieri sufficienti, la sala non è stata attrezzata, e manca poco tempo!
Che fare? Cosa inventarsi? Come venirne fuori? Niente panico. Meglio non lasciarsi prendere dal nervosismo. Bisogna mantenere la calma e farsi venire in mente qualcosa alla svelta!

Ci troviamo, in sostanza, di fronte ad una commedia divertente ed avvincente ricca di houmor e di colpi di scena, dal ritmo sostenuto e giocoso, e dalla struttura innovativa e originale. Due ore da passare in allegria, seguendo le vicende di personaggi, a volte, teneri e un po' fuori dalle righe, che ruotano attorno a scambi di ordinazioni, tentativi di salvare la reputazione, storie d'amore in bilico, antipatie e simpatie reciproche, incontri e scontri, borsette da sera, dolci e rubinetteria; il tutto condito da tanta, tanta "filosofia" orientale.
L'importante è sognare o far sognare gli altri, magari raccontando un'antica leggenda sull'armonia dei panda".

Per ulteriori informazioni: da giovedì 27 a domenica 30 Gennaio, feriali ore 21, domenica ore 16 al Teatro Dehon la Compagnia Dei Borghi. www.teatrodehon.it - tel.+39051342934 (21/01/2005-G.M./Italian Network)


DA NAPOLI A LIEGI E, POI, SALISBURGO "LA SCIMMIA" CON EMMA DANTE UNA PIECE TUTTA ITALIANA

Dal 23 gennaio a Napoli al Nuovo Teatro e poi oltreconfine dal 28 al 29 gennaio a Liegi per "La scimmia" , l'opera del Centro Ricerca Teatrale di Milano, che si ispira a la pièce "Le due zittelle" di Tommaso Landolfi, dove la doppia t nasce da uno di quei labirinti verbali cari all'autore e gioca con gli evidenti riferimenti alla parola zitte per significare il silenzio, l'adattamento, la solitudine e anche l'emarginazione di un mondo di baciapile.
Ma il Tour non finisce qui. Prossimo appuntamento internazionale dal 2 ao 4 agosto 2005 al Festival di Salisburgo per la regia di Emma Dante, che ha portato il suo personaggio sui palcoscenici di Venezia e Milano ottenendone ottima critica ed entusiasmo del pubblico.

In scena il racconto di una sessualità punita, battuta, annientata: una femminilità scaduta, inavvicinabile. Come quelle mummie egiziane vecchie milioni di anni, che al primo contatto con la luce si dissolvono, scompaiono, raggiungono finalmente la loro morte. Protagonisti le due zittelle, due preti, la serva di casa e, ovviamente, la scimmia.

Ma chi è la scimmia? "La scimia" è una creatura di Dio, ed è un altro corpo preso in prestito per raccontarci, da secoli, la stessa storia. Animale piuttosto vivace, la "scimia" compie il miracolo. Scende dalla croce e s´incarna, mettendo in atto una vera rivolta attorno all’altare e ai due giovani preti. Scombina i sacri generi, crea disordine. Disturba la fede delle due donne devote. Lilla e Nena si sono imposte una vita di penitenza e preghiera: mangiano l´ostia ogni giorno, si lavano con l´acqua benedetta e fanno dir messa ogni volta che albeggia. Ma non perdonano il loro animale. Ha peccato e deve morire...

Presentato con grande successo alla Biennale di Venezia rivela con grande forza emotiva e figurativa le caratteristiche della sua poetica che pone al suo centro una parola che si fa corpo e un corpo che si trasforma in primo elemento della comunicazione teatrale. Ecco in scena, dunque, un mondo chiuso, listato a lutto, dove viene vissuto al parossismo ogni fatto quotidiano filtrato dalla visione distorta di due sorelle zitelle, Lilla e Nena, chiuse nel loro mondo "muffoso" come lo chiama Landolfi, a finestre inchiodate dal quale innanzi tutto è bandita la vita con tutti i suoi profumi: una forma di sessualità negata, claustrofobica sulla quale si esercita il funambolico magistero linguistico dell'eccentrico autore. Tutto il mondo di fuori per le due donne si concentra nella figura di due preti, unici visitatori ammessi alla casa e nei riti di una religiosità - si direbbe - addirittura controriformista.
Ma chi è, che cosa rappresenta questa scimmia? Probabilmente la trasgressione, sicuramente quegli istinti che, negati con orrore dalle due donne, continuano però a vivere nei segreti più riposti della loro anima. La scimmia detta scimia è l'istinto, le pulsioni che non si possono dire, il senso della precarietà dell'esistenza, che come un fuoco divora lentamente e segretamente le viscere degli uomini. La scimmia è anche la vittima di tutte le nostre pulsioni negative, l'essere misterioso che non conosciamo ma che volentieri condanniamo alla croce. Potremmo addirittura considerarla come l'incarnazione di un'altra civiltà con la quale non vogliamo confrontarci, che consideriamo infinitamente inferiore, che vogliamo schiavizzare, legare, negare.

Per ulteriori informazioni : www.nuovoteatronuovo.it, oppure CRT/Teatro dell'Arte. tel +3902881298 fax +3902863813 (19/01/2005-G.M./Italian Network)


"IL BUGIARDO" DI CARLO GOLDONI IN SCENA AL TEATRO STABILE DEL FRIULI DI TRIESTE

Una commedia che vola via verso l’alto, leggera e divertente sulle ali della fantasia: è Il Bugiardo di Carlo Goldoni, che approda a Trieste da mercoledì 19 a domenica 23 gennaio - ospite della stagione di Prosa del Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia - nell’apprezzata edizione firmata da Glauco Mauri e interpretata dallo stesso artista assieme a Roberto Sturno e a un cast di notevole spessore.
In oltre vent’anni di attività, costellata da grandi successi e da interessantissime messinscene di classici del teatro, la Compagnia Mauri Sturno non aveva mai affrontato Carlo Goldoni: ne Il Bugiardo Mauri ha trovato sostanza su cui operare con la sensibilità e l’originalità, la poesia e la coerenza che lo contraddistinguono e che fanno di ogni suo spettacolo l’espressione del suo grande amore per il teatro.
Per questo suo ultimo lavoro, la chiave di lettura sembra sia stata dunque quella della fantasia: la fantasia inarrestabile che genera "sul piano della concezione drammaturgica" il fiume di bugie inventate da Lelio, e la fantasia che sul piano della concezione scenica sembra rispecchiare l’anima del protagonista e colorare, movimentare il palcoscenico di delicate, poetiche e sorprendenti trovate. Piccole mongolfiere che trasportano tele verso l’alto, altalene e divertenti "bici-gondole" su cui si muovono gli attori, tutti impegnati nel rendere il testo di Goldoni in tutto il suo ritmo e divertimento, nell’ironico tratteggio del mondo, non privo di qualche sottile venatura di malinconia.

Il Bugiardo è stata per Goldoni una delle "sedici commedie nuove", che scrisse nel 1750 per sfida, tutte in un’unica stagione: ma dietro a ciò era già in atto una sfida più grande, quella della Riforma del Teatro, che guidava l’autore a scrivere ispirandosi alla "grande scena del mondo" mettendo in luce i sentimenti e i vizi della società con coerenza ed elaborando personaggi riconoscibili, in sintonia con la sfera del comportamento degli uomini ( mondati ormai dei lazzi e dei cliché della Commedia dell’Arte)
Erano queste le mete che Goldoni si proponeva e verso cui muoveva passo dopo passo, attraverso ogni suo nuovo lavoro. Il Bugiardo rappresenta una fase di questo percorso, con una coesistenza nel testo di maschere come Pantalone e Arlecchino (per accondiscendere ancora al gusto del pubblico) e personaggi invece scritti a "tutto tondo", coerenti e realistici.
Fra questi del tutto particolare è Lelio, il protagonista: figlio di Pantalone, egli fa ritorno a Venezia dopo aver trascorso vent’anni a Napoli. È bugiardo, per natura e opportunismo, e subito gli capita di metter in pratica tale sua inclinazione attribuendosi le galanterie e gli omaggi che Rosaura (la bella figlia di Balanzoni) riceve da un anonimo ammiratore. Si tratta in realtà del timido Florindo. Anche l’unione di Beatrice "sorella di Rosaura" con Ottavio è messa in crisi dalle menzogne di Lelio, tanto credibili da indurre il giovane cavaliere a dubitare dell’onestà della giovane. Intanto – ignari del fatto che Balanzoni e Pantalone si erano accordati per farli sposare – Rosaura e Lelio rifiutano i progetti matrimoniali dei genitori per difendere il loro amore. Per convincere Pantalone, Lelio inventa di essersi già sposato a Napoli e di essere addirittura in attesa di un figlio. Ma l’impetuoso Ottavio che sfida Lelio a duello per vendicare l’onore di Rosaura e Beatrice e due lettere giunte a Pantalone fanno scricchiolare il castello di bugie di Lelio. Dovrà infatti giustificare al padre una missiva che attesta il suo celibato ed una in cui la nobile Cleonice racconta di come Lelio le abbia sottratto la dote promettendole di prenderla in moglie. Ma il bugiardo gioca il tutto per tutto: riconquista la fiducia di Balanzoni e potrebbe ottenere la mano di Rosaura quando Pantalone sventa il suo piano, mostrando la lettera di Cleonice… Solo davanti a quell’evidenza dovrà arretrare, lasciando la bella figlia di Balanzoni all’innamorato Florindo, che intanto ha trovato il coraggio di rivelarsi.

Un intreccio giocoso con una conclusione morale, dove però a colpire è soprattutto la fecondità inventiva di Lelio, che non è dipinto affatto come un "bugiardo" nel senso spregevole del termine. Sullo sfondo della Venezia borghese e mercantile, ingrigita e conformista di Pantalone, la folle gioia di vivere di Lelio, il suo genio, il suo inebriarsi delle proprie favolose intuizioni appaiono come una ventata di colore, di fantasia, di gioco e di seduzione da cui è impossibile non farsi coinvolgere e che risulta ancor più difficile condannare appieno.

Per ulteriori informazioni: http://www.ilrossetti.com. (18/01/2005-G.M./Italian Network)


DUE GRANDI DEL TEATRO ITALIANO REINTERPRETANO LA TRAGEDIA SHAKESPEARIANA DI "RE LEAR"

Al centro di un universo di solitudine e illusione in cui ogni certezza è precaria, la follia, mimata o reale, appare l'unico scudo efficace. Questo lo scenario dentro il quale vivono i protagonisti della nota tragedia shakespeariana "Re Lear", in scena all'Arena del Sole di Bologna (19-23 gennaio), per la regia di Antonio Calende, con Roberto Herlitzka (Lear), premio Ubu 2004, Daniela Giovanetti (Cordelia), Luca Lazzareschi (Edgar) e Alessandro Preziosi (Edmond).
La trama si sviluppa intorno alla figura di Lear, che esce di senno dopo aver diviso il regno tra le due avide figlie Gonerilla e Regana, diseredando la buona Cordelia. Leale figlio del conte di Gloucester, Lear si finge calunniato dal fratello bastardo Edmund. Anche la schiera di contorno, servi compresi, sembra avere perso, del tutto o in parte, la ragione. E sono affidate al Fool il buffone, le battute più lucide, ciniche o pietose, in grado di inquadrare la realtà.
Riletto come "vetta assoluta della coscienza civile e poetica dell'occidente", questo testo del 1606 si rivela, secondo il regista, capace di testimoniare, con sorprendente intensità, la separazione "che tuttora viviamo fra significante e significato, fra parola e sentimento, fra ciò che dichiariamo per convenienza e quanto invece si agita nell'oscurità del nostro animo".

"Nella figura di Lear", commenta Calenda, al suo quinto allestimento da Shakespeare, "si intuisce una vicenda di dolenti contraddizioni, di virtù punite, di saggezza che sgorga dalla follia e dalla sofferenza, di cecità fisiche e morali che rendono impossibile ai padri leggere nei cuori dei figli". È il teatro che ci muove alla riflessione, che può eternare valori positivi, come quelli incarnati da Cordelia ed Edgar.
La regia punta, più che sulla mimesi della realtà, sull'astrazione dei personaggi e sulla dimensione simbolica della storia. Prevale "il senso dell'ambiguità, dell'imprevedibilità delle cose umane", sottolinea il regista, "che trovano la loro rappresentazione più forte nella celeberrima scena della tempesta, con Lear privato del suo regno e del suo seguito, dell'amore delle figlie e in balia della furia dei venti".
Evoca un luogo interiore anche l'ambientazione onirica, quasi espressionista, di Buonincontri: una landa umida e traslucida, con l'enorme tronco che fa da sfondo alla tempesta. I costumi, tra bombette e pastrani neri, richiamano uno stile anni trenta. Al conflitto tra il nostro tempo dolente e la riluttanza, "tema portante di questa versione del capolavoro shakespeariano", con la sua sensibilità inquieta e modernissima, Herlitzka presta un'interpretazione lontana dai clichés, tratteggiando un re Lear inedito, tormentato ma pervaso da una vena di lucido sarcasmo.

Per ulteriori informazioni: Arena del Sole - tel. +390512910910 - www.arenadelsole.it.(17/01/2005-G.M./Italian Network)


QUESTI "FANTASMI" DI EDUARDO DE FILIPPO CON L'IMPAREGGIABILE SILVIO ORLANDO NEL RUOLO DI PASQUALE LOJACONO

"Scrissi la commedia di Pasquale Lojacono per dire che i fantasmi non esistono, i fantasmi siamo noi, ridotti così dalla società che ci vuole ambigui, ci vuole lacerati, insieme bugiardi e sinceri, generosi e vili". Così Eduardo De Filippo parlava della sua commedia "Fantasmi" che, rappresentata per la prima volta nel 1946 al teatro Eliseo di Roma, torna a rivivere il gennaio al Teatro Rossini di Pontasserchio (Pisa), con Silvio Orlando nel ruolo di Pasquale Lojacono.

Pasquale Lojacono è un poveraccio che si fa convincere ad andare ad abitare gratuitamente in una casa di diciotto camere, solo per sfatare le voci secondo le quali ci sono dei fantasmi. Il vero obiettivo di Pasquale, però, è quello di realizzare una pensione con cui guadagnare di che vivere. Egli arriva convinto poiché non crede ai fantasmi, ma dopo i primi racconti di Raffaele, il portiere dello stabile, comincia a ricredersi.
In realtà, l'unico fantasma è un "fantasma finto": si tratta di Alfredo, l'amante di Maria (moglie di Pasquale) che, pur di vederla, si nasconde nell'armadio che i facchini stanno portando a casa e, approfittando della temporanea assenza di Pasquale, esce dall'armadio per parlare con Maria. Rientrato all'improvviso, il povero Pasquale vede Alfredo e resta immobile convinto che sia un fantasma e non dice nulla per non spaventare la moglie. Tuttavia il "fantasma" si rivela una presenza benefica per la famiglia Lojacono, perché assicura loro un discreto tenore di vita.
Ma un giorno la moglie e i figli dell'amante di Maria si presentano a casa di Pasquale che, atterrito, li scambia per fantasmi; Alfredo, così, torna dalla sua famiglia e Pasquale Lojacono, non trovando più i soldi, non può far fronte ai suoi creditori e si augura che il fantasma torni quanto prima, aspettandolo di nascosto sul terrazzino di casa.
Alfredo torna per convincere Maria a scappare con lui ma Pasquale, sempre nella convinzione che si tratti del fantasma che lui stava aspettando, si decide a parlargli e con un accorato discorso lo convince ad abbandonare il suo piano e l'uomo, commosso, gli lascia pure i soldi che sarebbero serviti per la fuga dicendo: "Grazie. Hai sciolto la mia condanna. Io fui condannato a vagare in questa casa fino a che un uomo non mi avesse parlato come mi stai parlando tu. Sul tavolo, guarda sul tavolo!" (e gli lascia i soldi sul tavolo).

Con il 1944 si chiude il primo periodo della lunga vita artistica di Eduardo: finisce la "Cantata dei giorni pari" e termina così la lunga preparazione che porterà alle opere della maturità. Si è trattato di un lavoro in teatro e per il teatro durato oltre trent'anni, dei quali molti passati al fianco dei fratelli Peppino e Titina.
Con la fine della seconda guerra lo scenario cambia: Peppino se ne va e per Eduardo inizia la "Cantata dei giorni dispari", con il debutto di "Napoli milionaria" nel 1945 al San Carlo di Napoli. "Questi fantasmi", scritto l'anno successivo, è la riprova di tale svolta, della capacità di Eduardo De Filippo di assorbire "avidamente e con pietà la vita di tanta gente" e renderla poi sul palcoscenico, con il suo umorismo paradossale: esilarante, amaro e umanissimo.

Per ulteriori informazioni: LaCittadelTeatro tel.+39050744400 www.lacittadelteatro.it.(14/01/2005-G.M./Italian Network)


"IL GRIGIO": UN INTELLETTUALE DISILLUSO ALIAS GIORGIO GABER A "IL ROSSETTI" DI UDINE

Per la prima volta, sul palcoscenico dello Stabile, non sarà Gaber a interpretare Gaber dal 26 al 27 gennaio 2005 al Politeama Rossetti di Udine.
Dalla stagione 1969-70, quando ha esordito a Trieste in un recital assieme a Mina, il cantante, autore e attore milanese ha instaurato con il pubblico un rapporto intenso e affettuoso: a quel debutto sono seguiti infatti Il Signor G. (1971), Far finta di essere sani (1973), Anche per oggi non si vola (1975), poi Libertà obbligatoria, Polli d’allevamento, Anni affollati e Io, se fossi Gaber, e per finire, Il Teatro Canzone e nel 1998 Un’idiozia conquistata a fatica.
Tappe di un percorso impegnato, disincantato e ironico dell’artista che ha intrecciato in modo unico e sottile la forma del teatro canzone alla riflessione sociale, il gusto per l’ironia pungente alla spietata introspezione. Un percorso che dal 2003, anno della scomparsa di Gaber, si è bruscamente interrotto ... o forse ha solo cambiato via.

Il Piccolo Teatro di Milano infatti, per fare omaggio all’artista ha riportato in scena Il Grigio - testo che Gaber scrisse e interpretò nel 1988 - affidandolo alle cure di due giovani "promesse" del teatro italiano: Serena Sinigaglia, che firma la regia e Fausto Russo Alesi, il protagonista. Entrambi trentenni, vantano una preparazione invidiabile: basti citare il premio Ubu e quello dell’Associazione Nazionale dei Critici Teatrali che lui si è aggiudicato di recente, e il vasto curriculum di lei, con una serie di regie liriche, di prosa, di radiodrammi. Esperienza e freschezza, piglio anticelebrativo eppure appassionato caratterizzano la loro lettura de Il Grigio che ci restituisce in modo essenziale ma palpitante il talento drammaturgico di Gaber.

Al centro dello spettacolo è un intellettuale disilluso ed egoista, che si rifugia in una casa di campagna. Più che un ritiro di riflessione, la sua è una fuga dalle responsabilità; più concretamente una fuga dall’ex-moglie, dal figlio, dall’amante ... Ma la pace gli è negata anche qui: in casa infatti c’è il Grigio, un topo disinibito e furbissimo contro cui il protagonista innesca una caccia comica e vana. Vana perché il Grigio è metafora dell’aridità di una vita vissuta senza amore: inutile dire che il topaccio continuerà a rodere e il nostro intellettuale non avrà pace, fino a quando non sarà consapevole di questo.

Per ulteriori informazioni: http://www.ilrossetti.com. +39 040 3593511.(14/01/2005-G.M./Italian Network)


AL VASCELLO DI ROMA "TRIBUTO" ALL'ARTISTA "HERBERT PAGANI" EBREO DI LIBIA A SERVIZIO DELLA PACE IN MO

"Presentare Herbert Pagani come uomo politico ed artista, in uno spettacolo che cerca di scavare nella memoria della sua esistenza, per svelare l'immagine di un uomo, unico, per il coraggio e l'anticipazione visionaria, e' un compito gravoso ma meravigliosamente stimolante". E' così che il regista Giancarlo Nanni parla dello spettacolo musicale "Tributo a Herbert Pagani. Uno strappo nel cielo", in scena al Teatro Vascello di Roma (8 - 23 gennaio), con Manuela Kustermann, Miriam Meghnagi, Caroline Pagani.
"Ebreo di Libia, Herbert Pagani ha rappresentato uno dei rari esempi di intellettuale che lotta per la pace tra israeliani e palestinesi", spiega Nanni, "ma anche per affermare un nuovo modo di agire nel campo dell'arte. Sin dal 1960 e poi per altri 20 anni, Herbert Pagani ha dipinto, scritto, disegnato, cantato con la forza dell'amore e della vita".
"Questo Omaggio a Herbert Pagani", aggiunge il regista, "e' un'occasione per costruire un'opera multimediale, che nasce nel suo studio di pittore, dove la Memoria riesce a restituirci momenti profondi e unici del suo e nostro linguaggio, popolare e poetico insieme....."

Herbert Pagani, ebreo nato in Libia nel 1944, trascorse l'infanzia tra Germania, Svizzera, Italia, Francia. Per orientarsi tra queste lingue, scelse il disegno come prima principale forma di comunicazione, ottenendo i primi riconoscimenti internazionali.
Nel 1964 iniziò a collaborare con il Club des Amis du Livre, illustrando le opere di autori di fama e affermandosi come il più giovane esponente della corrente detta Réalisme Fantastique. Sue le copertine di "Fantarca" di Giuseppe Berto (Rizzoli) e di "Cosmicomiche" di Calvino (Einaudi).
Dal 1966 decise di impegnarsi contemporaneamente in tutte le discipline della comunicazione: prosa, poesia scritta e cantata, animazione radiofonica, scenografia, tecniche video e pubblicità da lui considerate collegate tra di loro. Dopo il debutto in Italia di un album di canzoni, che gli valse il Premio della Critica, tornò in Francia, sua seconda patria.
Un primo viaggio in Israele non ebbe solo il senso del riappropriarsi delle sue radici, ma coincise con un'immersione totale nelle problematiche mediorientali. Da questo momento uno degli scopi della sua vita sarà la pace tra israeliani e palestinesi. Morì nel 1988 a soli 44 anni.

Per ulteriori informazioni: Teatro Vascello www.teatrovascello.it - tel.+39065881021. (10/01/2005-G.M./Italian Network)


"LA SCENA SENSIBILE" UNA "RIDUZIONE" DEL MITO DI ORFEO ED EURIDICE AL TEATRO LA PERLA DI NAPOLI

Tre giorni, dal 18 al a giovedì 20 gennaio, per apprezzare "La Scena Sensibile", una fiaba di Andersen, nel bicentenario della sua nascita, e una "riduzione" del mito di Orfeo ed Euridice.
A presentarla la compagnia la Mansarda presenta, nell’ambito de ‘La Scena Sensibile 2004’, programmazione di teatro, musica e danza per ragazzi, per la direzione artistica di Luigi Marsano e Giovanna Facciolo, lo spettacolo ‘Andersen's Dream’.

Tratto da una delle fiabe meno note di Hans Christian Andersen "Le calosce della felicità" , la pièce, nella riduzione scenica di Roberta Sandias è diretta da Michele Monetta.
‘Un omaggio -scrive in una nota il regista - al grande scrittore danese nel bicentenario della sua nascita (avvenuta nel 1805)’.

Lo spettacolo, dal forte impianto surreale, gioca attraverso l’originaria fiaba con l’umanissimo senso del desiderio. ‘Le "calosce fatate" di Andersen - continua Monetta - divengono un mezzo attraverso il quale estrarre l’intrinseca natura dei nostri sogni e cercarne una realizzazione. Perché, in fondo, cosa sarebbe una vita senza desideri e dunque senza vuoti da colmare?’. In scena gli attori Maurizio Azzurro, Paola Maddalena, Piero Marullo, Roberta Sandias, Roberto Solofria.

La rassegna continua mercoledì 18 gennaio (replica anche giovedì 20), sempre al Teatro La Perla, alle ore 10.00), con ‘La favola di Orfeo’ presentata dal TIB Teatro di Belluno. Drammaturgia e regia Daniela Nicosia, con Silvia Nanni e Alessandro Rossi; scene di Marcello Chiarenza e costumi di Silvia Bisconti. ‘La favola di Orfeo’ è una storia semplice e antica. Orfeo è un poeta, musico, cantore e incantatore.

Con la sua musica incanta ogni cosa, ammansisce belve feroci e compie prodigi, finché un giorno proprio lui resta a sua volta incantato. A farlo innamorare è una ninfa, Euridice, e per questo amore Orfeo sfiderà il buio, la paura, il regno delle ombre.
"Cerchiamo di raccontare - commentano gli autori - un mito ai più piccoli, con immediatezza e vivacità grazie ad un’accurata drammaturgia in cui la parola si staglia tra bagliori poetici e guizzi di evidente comicità, trasfondendosi in un universo musicale multietnico che permette alla storia di respirare atmosfere ed echi di mondi lontani. All’amore è dedicato lo spettacolo, a quella forza che permette, insieme, di crescere, di sentirsi forti, una forza che permane anche quando si resta soli".

Prenotazione obbligatoria: Info: 0815446053, www.iteatrini.it.(10/01/2005-G.M./Italian Network)


PREMIO SPECIALE UBU: A PRATO "BECKETT TRA REM & CAP" DANNO VOCE ALLA GIOVANE DRAMMATURGIA ITALIANA<"H3>

La coppia Rem & Cap (Claudio Remondi e Riccardo Caporossi), vincitrice del prestigioso premio speciale UBU, apre la stagione teatrale 2005 del teatro Fabbricone di Prato col progetto teatrale "Beckett tra Rem & Cap".
La prima parte del progetto (7- 9 gennaio) prevede la messa in scena dello spettacolo "Passaggi", tratto dalla novella "Basta" di Samuel Beckett, per la regia di Riccardo Caporossi, con la partecipazione di 24 giovani attori.
La novella "Basta" di Samuel Beckett ha fornito senz'altro lo spunto originario (la coppia dell'eretto e del piegato), d'altro canto l'elaborazione di cui è stata oggetto, come sottolineano gli attori, si attiene con rispetto e sensibilità al modo dello scrittore irlandese e delle sue implicazioni. Questa situazione immutabile si moltiplica: una processione di corpi appare sulla scena in un continuo movimento.
"Sembra un giro vizioso per comporre una catena che blocca e imprigiona l'immutabile condizione; come il camminare in un tetro perimetro, durante l'ora di sole, di una squadra di carcerati", spiegano gli attori. "Per il pubblico la visione di un solo lato, una visione immutabile, da destra verso sinistra. La quiete sui solitari passaggi. Brevi interruzioni per brevi comunicazioni. Immutabili e mute mutazioni: uno si sostituisce all'altro".
"Si lasciano cadere a terra. Dormono due corpi, un corpo solo. Breve attimo di riposo o attesa interminabile. Sogno tormentato dal passaggio di una scura massa informe. Si rialzano. Ripartono", così spiega la compagnia.

Un lavoro svolto con allievi-attori, che intende sviluppare un insieme fantastico di immagini combinando movimenti ed articolazioni di ritmi diversi.

La seconda parte del progetto (14-16 gennaio) vedrà in scena "Giorni Felici" di Samuel Beckett sempre per la regia di Riccardo Caporossi, con Claudio Remondi.
"Giorni Felici" fu il primo lavoro teatrale con il quale Claudio Remondi e Riccardo Caporossi iniziarono la loro collaborazione nel 1970. Lo spettacolo teatrale non fu mai rappresentato in presenza di pubblico per un divieto (da parte dell'avente diritto del testo di Beckett in Italia) a concedere il permesso di rappresentazione. Tra le ragioni del divieto, il fatto che un uomo (Claudio Remondi, unico interprete) non avrebbe potuto comprendere i problemi di una cinquantenne.
"Come se Beckett avesse scritto Giorni Felici per dare sfogo alle monomanie di una donna ormai matura", fa notare la compagnia, "e non a considerare la constatazione senza uscita di tutti quei momenti nei quali l'uomo è portato inesorabilmente davanti a se stesso".

Rem & Cap lo ripropongono dopo trentaquattro anni di attività, con lo stupore di un gesto quotidiano, indicativo di una stupefatta visione della condizione umana.

Per ulteriori informazioni: Teatro Metastasio,http://www.metastasio.it, tel.+390574608501.(04/01/2005-G.M./Italian Network)


UN CALEIDOSCOPIO DI FIGURE E SENTIMENTI NELL'IMMAGINARIO DI PAOLO POLI DE "IL PONTE DI SAN LUIS REY" A BOLOGNA

In Perù, nella Lima coloniale della metà del settecento, il ponte più grande del paese crolla improvvisamente, inghiottendo cinque viaggiatori. La situazione drammatica segna l'inizio de "Il ponte di San Luis Rey", commedia in due tempi, tratta dall'omonimo romanzo (1927, premio Pulitzer) di Thorton Wilder, in scena all'Arena del Sole (29 dicembre - 9 gennaio) per la regia di Paolo Poli (nel ruolo del protagonista), con Ludovica Modugno, Mauro Marino, Alfonso De Filippis, Alberto Gamberoni, William Pagano, Giovanni Siniscalco.
Nei 14 ambienti dall'esotismo fiabesco, con le scene disegnate da Emanuele Luzzati, i costumi di Santuzza Calì e le musiche di Jacqueline Perrotin vivono sulla scena i cinque viandanti precipitati insieme al ponte: la vecchia marchesa di Montemayor, egoista e beona, con la giovane damigella di compagnia, il giovanotto ombroso e fiero in procinto di imbarcarsi, il vecchio attore, strenuo sostenitore della commedia antica, e infine il suo pupillo ancora fanciullo, desideroso di istruirsi.
Intorno alle biografie degli scomparsi, in una sorta di giostra scenica, si aggira un caleidoscopio di personaggi emblematici della società dell'epoca: il Vicerè annoiato e gottoso, l'Arcivescovo pigro e gaudente, un capitano che ha solcato mille mari, un giovane scrivano vittima di un amore infelice. Su tutti campeggiano le figure di Perichole, attrice consumata e ambiziosa, e di Madre Pilar, che nelle opere di misericordia vede il solo significato della vita terrena.

Poli, dunque, offre uno spaccato della vita del settecento ma lo fa con una riscrittura del noto romanzo di Wilder che, in particolare, ispirandosi a scrittori come Stein, Joyce e Kafka, Sartre, Ibsen, innestava nelle sue storie una lettura segreta, talvolta misterica, della realtà, esemplificava nel crollo del ponte di San Luis Rey la visione di un disegno arcano che regola la vita degli uomini in armonia col cosmo.
"C'è il tema dei buoni e cattivi. C'è la fantasia di un secolo e di un Sud America nel quale qualunque storia è agitata", dichiara il regista. D'altra parte, come annotava Wilder a proposito di una sua opera teatrale "benché il linguaggio, i modi e le azioni degli attori siano realistici, la rappresentazione dovrebbe stimolare la fantasia".
E così, nello spettacolo "si va dall'aristocratica presa in giro da un'attrice, a santuari, figlie alienate e ragazze orfanelle, alle piaghe del tetano e alle ondate di vaiolo. Si parla", continua Poli, "di bambini come mostri fabbricati dai rimpianti degli adulti, di eunuchi e baiadere, della noia come ansia dell'anima e dell'amore che è un non-so-che". E ancora, fuochi d'artificio letterario, con citazioni da Gramsci, Porta, Twain, Sciascia, e una certezza, che per Poli è anche il succo del copione: "è meglio avere grossi difetti che piccole virtù".

Del tutto particolare l'ambientazione, grazie alle scene del genovese Emanuele Luzzati, autore di ben 400 scenografie per Prosa, Lirica e Danza nei principali teatri italiani e stranieri.
Luzzati nasce a Genova nel 1921 ma s si trasferisce nel 1940, per motivi razziali, a Losanna dove si diploma all'Ecole des Beaux Arts. Pittore, decoratore, illustratore, ceramista. Quindi, si dedica alle scene e ai costumi teatrali e, in seguito, alla realizzazione di films a disegni animati.
A lui si devono pregiate illustrazioni di libri, tra i quali Le fiabe scelte dei fratelli Grimm, Candide di Voltaire e Alice nel paese delle meraviglie di Carrol. Ma ha anche esposto alla Biennale di Venezia del 1972 nella sezione Grafica sperimentale.
Luzzati è conosciuto anche all'estero: dal 1981 al 1984 una sua mostra, "Il sipario magico" allestita dall'Istituto del Teatro dell'Università di Roma ha girato in Italia e all'estero.
Nel 1993 l'Unione dei Teatri d'Europa organizza la mostra Emanuele Luzzati scenografo presso il Centre George Pompdou di Parigi, la stessa verrà allestita negli anni successivi a Roma, Milano, Firenze e Salonicco.

Nel 1995 riceve il Premio Ubu per la migliore scenografia dell'anno per le scene del Pinocchio del Teatro della Tosse di Genova, teatro che è stato fondato nel 1975 dallo stesso Luzzati insieme a Tonino Conte e Aldo Trionfo.
E per rimanere in tema natalizio, proprio di questi nostri giorni: per il Natale 1997 il Comune di Torino gli chiede di creare un grande Presepio nei Giardini di fronte alla Stazione di Porta Nuova.
Infine, nella primavera del 2000 viene allestita al Palazzo della Triennale di Milano la mostra Viaggio nel mondo ebraico di Emanuele Luzzati.

Per ulteriori informazioni: Arena del Sole - Tel.+390512910910 - www.arenadelsole.it.(22/12/2004-G.M./Italian Network)


SUL PALCOSCENICO DE "LA PERGOLA" DI FIRENZE UNA SENSUALE E SPUMEGGIANTE ANNA FALCHI IN "A PIEDI NUDI NEL PARCO"

La stagione teatrale italiana sembra percorsa da un nuovo vento Corie e Paul, due novelli sposi, dopo il matrimonio si rifugiano in un appartamento in cima alle scale, quasi a proteggersi dalle aggressioni del mondo esterno. Da questa situazione apparentemente banale prende il via la commedia "A piedi nudi nel parco" di Neil Simon riproposta al Teatro della Pergola di Firenze (27 dicembre - 2 gennaio) con Gianluca Guidi (nel ruolo di Paul Bratter), Anna Falchi (Corie), Gianni Fenzi (Victor Velasco), Simone Repetto, Erica Blanc (la signora Ethel Banks) per la regia di Gianluca Guidi.

"La storia di Corie e Paul Bratter, freschi di matrimonio ma soprattutto di una focosa luna di miele passata al Plaza di New York", spiega il regista, "comincia con l'entrata della giovane, sensuale, sana, e gioiosa neosignora Bratter, interpretata da una Anna Falchi da poco tempo interprete sulle scene teatrali, in quella casa che lei ha cercato e voluto con tanta avidità: la vita per Corie è come un'immensa vetrina di pasticceria con ogni tipo di meravigliose leccornie...".
"Accanto ai due sposini, si muovono sulla scena altri due straordinari personaggi "a tutto tondo", coprotagonisti della commedia: la signora Ethel Banks, mamma di Corie, e il signor Velasco, eccentrico e vulcanico affittuario della mansarda sovrastante l'appartamento. I due si nutrono vicendevolmente di una follia che ha diverse radici, la mamma di Corie e Paul sono gli "incassatori" che attoniti subiscono la follia sana degli antagonisti", sottolinea Gianluca Guidi, ormai alla sua decima regia.

"A piedi nudi nel parco", dunque, nasce e si sviluppa grazie ad un incontro che, come spiega il regista, "è alla base dell'evoluzione umana, ma lo si pratica sempre di meno".
"L'incontro è l'arte della vita e la vita è l'arte dell'incontro", come sa bene lo stesso Neil Simon. Autore prolifico di commedie perfettamente congegnate, costruite battuta dopo battuta, situazione dopo situazione Simon, infatti, "ama gli incontri tra esseri umani e li descrive con dovizia e amore senza tralasciare una buone dose di critica verso la specie umana".

"A piedi nudi nel parco" (Barefoot in the Park), andata in scena a Broadway nel 1963, raggiunse il record di ben 1.530 repliche con un incasso di nove milioni di dollari. Il regista Mike Nichols e la protagonista femminile Elisabeth Ashley (Corie) ottennero il Tony Award.
Nel giro di pochi anni la commedia è stata rappresentata in 14 lingue e nel 1967 ha dato vita ad una famosa versione cinematografica con Jane Fonda, Robert Redford, Charles Boyer e Mildred Natwick.
In Italia, prodotta da Lucio Ardenzi nel 1992, "A piedi nudi nel parco" è stata interpretata da Sergio Castellitto, Margaret Mazzantini, Luigi Pistilli e Lauretta Masiero, per la regia di Ennio Coltorti.

Per ulteriori informazioni: Teatro della Pergola tel.+390552264347.(21/12/2004-G.M./Italian Network)


"L'EREDITIERA" AL TEATRO NUOVO TEATRO DI NAPOLI PER RACCONTARE LE "STORIE" NELLE "STORIE"

Prendendo spunto da un testo di Henry James dal titolo "Washington Square" (1880), nel 1950 la Paramount ne trasse il film "L'Ereditiera", per la regia di William Wyler, con Olivia de Havilland. Nel 1982 la Cooperativa Teatrale Il Carro ne ha prodotto uno spettacolo, su un testo di Annibale Ruccello e Lello Guida, trasferendo l'intera vicenda dalle nebbie di New York nel magico incanto del golfo di Napoli (o meglio di Sorrento). E proprio a Napoli, al Nuovo Teatro Nuovo (22 dicembre - 2 gennaio), Arturo Cirillo (recentemente insignito del Premio UBU 2004, miglior regia) ripropone "L'ereditiera" di Annibale Ruccello e Lello Guida, con Arturo Cirillo, Salvatore Caruso, Michelangelo Dalisi, Rosario Giglio, Giovanni Ludeno, Monica Piseddu, Antonella Romano.

'Ne L'ereditiera, spiega il regista, "si racconta una storia, e anche più. Una storia che inizia nell'ottocento e finisce nel novecento, una storia d'amore e disamore. Questa storia ha dentro di sé altre storie, anch'esse storie d'amore e disamore. Storie che raccontano la fine delle storie, e la fine dell'amore (e del disamore); raccontano come si racconta una storia e come, per raccontarla, siano tante le possibilità: come una farsa di Scarpetta, un film hollywoodiano, una sceneggiata, un dramma borghese, un musical, un balletto, una canzoncina, un duetto, una fotografia, una promenade, un crescendo, un morendo".

"In principio", prosegue il regista, "c'è un luogo scenico, nero, incorniciato da lampadine, come gli specchi degli attori, o come il teatro del varietà, o come una scenografia di uno show televisivo di qualche decennio fa. Poi ci sono dei siparietti, quasi dei separè, delle cartoline di stanze dell'ottocento, cineserie e parati dipinti. Musiche, molte e le più svariate, tutte conviventi tra loro, quasi a braccetto in un'ipotetica passerella di suoni".
"Sfila un po' di tutto: da "Angela Luce" a "La traviata", da "Via col vento" al "Boogie Woogie". Ci sono anche musiche originali, ma anche loro vivono in un gioco di citazioni, qualcuna ricorda un altro spettacolo, qualcuna la Pantera Rosa, e qualcun'altra non ricorda niente, ma amerebbe essere ricordata".
"In questo luogo e su queste musiche si muovono sette attori per otto personaggi, ma forse anche qualcuno in più", sottolinea il regista, che aggiunge: "è difficile definirli, sono di natura ondivaga, assumono forme e stilemi recitativi molteplici, si potrebbe pensare a dei camaleonti. Sono tutti ambiguamente vestiti secondo il secolo ottocento, ma il loro pensiero spazia ben oltre, creature eclettiche ma molto umane".

"L'ereditiera", noto anche come "Napoli-Hollywood... un'ereditiera?" è un testo inedito e non fa parte di quella raccolta di testi di Ruccello che l'editore Guida mise alle stampe nel 1992, per le cure di Luciana Libero, ormai fuori catalogo. Tuttavia è di prossima uscita un volume dei testi di Annibale Ruccello (edizione Ubulibri), che pubblicherà "L'ereditiera" in un 'secondo volume', dedicato agli adattamenti.

Per ulteriori informazioni: Nuovo Teatro Nuovo di Napoli - tel.+39081406062 - nuovoteatronuovo@tiscali.it. (20/12/2004-G.M./Italian Network)


DALLE TAVOLE DEL PALCOSCENICO AI FOTOGRAMMI DEL CINEMA L'UNICITA' DI "SABATO DOMENICA E LUNEDI'" DI EDUARDO DE FILIPPO

La celebre commedia di Eduardo De Filippo 'Sabato Domenica e Lunedi' del 1959 diventa un film per la televisione: diretto da Paolo Sorrentino a partire dall'allestimento teatrale realizzato da Toni Servillo e prodotto da Teatri Uniti per Raidue Palcoscenico e RaiTrade, sarà trasmesso a Natale su RAI2.
'Sabato, domenica e lunedì', nella versione tv, così come in quella teatrale, è interpretato da Anna Bonaiuto e Toni Servillo, rispettivamente nei ruoli di Rosa e Peppino Priore, e da una folta compagnia di attori napoletani di diverse generazioni (Alessandra D'Elia, Roberto De Francesco, Enrico Ianniello, Gigio Morra, Monica Nappo, Betti Pedrazzi, Tony Laudadio, Marcello Romolo, Francesco Silvestri, Mariella Lo Sardo, Salvatore Cantalupo, Ginestra Paladino, Antonello Cossia e Antonio Marfella).

La regia televisiva è affidata a Paolo Sorrentino, che si accosta per la prima volta al mezzo televisivo attraverso il capolavoro eduardiano 'riletto' per il piccolo schermo, reduce dai successi de 'Le conseguenze dell'amore', unico film italiano in concorso all'ultimo festival di Cannes, con Toni Servillo nel ruolo del protagonista, ancora in programmazione con sorprendenti risultati (oltre un milione di euro incassati secondo i recenti dati Cinetel). Sorrentino
"Il motore primario che mi ha spinto a filmare 'Sabato Domenica e Lunedi', dichiara il regista napoletano, "è stata la fascinazione a misurarsi, rispettandola, con la scrittura perfetta di Eduardo, un'occasione per me rara e stimolante, allo stesso tempo pericolosa e rassicurante. C'era poi l'annosa questione di riuscire a rompere attraverso la dinamica delle immagini l'aspetto più statico del teatro, una bella sfida che ho affrontato scegliendo di stare il più possibile sul palcoscenico, condividendo lo spazio degli interpreti e abbandonando il punto di vista dello spettatore in platea".
"Una sfida resa ancor più interessante dal fatto che", continua Sorrentino, "proprio questo sia l'unico dei grandi capolavori eduardiani di cui non resti traccia filmata, essendo perdute le immagini della trasposizione televisiva che lo stesso Eduardo realizzò per la RAI nel 1963.

La versione teatrale di 'Sabato, domenica e lunedì', prodotta da Teatri Uniti con il sostegno della Regione Campania, come sottolineano gli organizzatori, ha raccolto unanimi consensi di pubblico e critica sia in Italia che all'estero, raggiungendo i vertici degli incassi ed ottenendo i più importanti riconoscimenti. Tra essi quattro Premio Ubu, il Premio della Critica Teatrale, il Premio Hystrio, il Premio Flaiano, due Premi ETI/Olimpici del Teatro.

Con la produzione di 'Sabato, domenica e lunedì', ripreso durante le repliche al teatro Mercadante di Napoli, Teatri Uniti prosegue, inoltre, un percorso particolarmente attento alle relazioni fra cinema e teatro, che ha già portato alla creazione di opere filmiche legate a spettacoli particolarmente significativi quali 'Rasoi', 'Finale di partita' e 'Teatro di guerra' di Mario Martone e 'L'uomo di carta' di Stefano Incerti.

Dopo aver inaugurato, nello scorso mese di ottobre, le stagioni teatrali del Garibaldi di Santa Maria Capua Vetere e del Mercadante di Napoli, lo spettacolo sarà nuovamente in tournèe nazionale, al Piccolo Teatro di Milano dall'1 febbraio 2005 (fino al 6 marzo), poi a Verona, Lucca, Roma e Prato.

Per ulteriori informazioni: Teatri Uniti tel.+39081412875.(20/12/2004-G.M./Italian Network)


L'IDENTITA' DI ELLIDA NE "LA DONNA DEL MARE" DI IBSEN PER LA REGIA DI MAURO AVOGADRO AL CARIGANO DI TORINO

Ellida è tormentata dall'ossessione per la natura marina, che sente come la sua unica necessità per capirsi come donna e come individuo, ma che è per lei fonte d'ansia e di terrore. Stiamo parlando della protagonista de "La donna del mare" di Henrik Ibsen, in scena al Teatro Carignano di Torino (18 - 30 gennaio) per la regia di Mauro Avogadro, con Elisabetta Pozzi (nel ruolo di Ellida Wangel), Antonio Zanoletti (Il dottor Wangel), Graziano Piazza (Il professor Arnholm), Martino D'Amico (Ballested).

"La donna del mare", pubblicata da Henrik Ibsen nel 1888, è un'opera percorsa da una tensione poetica trascinante, sul piano della struttura compositiva. Il dramma ha momenti di straordinaria suggestione, scanditi quasi da un ritmo lirico, lungo l'irto e complesso itinerario che il drammaturgo percorse nel riflettere sui problemi, per lui vitali, della libertà e della presa di coscienza della personalità umana, come spiega lo stesso regista.
Il fascino de "La donna del mare", prosegue Avogadro, " sta proprio in una pulsione, in un anelito, che appartiene non solo a Ellida, ma a tutti i personaggi del dramma: è il desiderio di darsi un'identità. Ellida è l'esempio più clamoroso, la punta di questo desiderio: sa che se potesse essere altra, sarebbe se stessa. E, infatti nel momento in cui lei viene posta di fronte alla scelta e viene lasciata libera di scegliere, capisce che è lei stessa a dover dare dei limiti alla propria libertà, e proprio in quel momento può ricominciare a vivere".
"Lo straniero per lei è il mare", afferma il valente regista italiano, che aggiunge: "è qualcosa di cui ha enormemente paura, perché rappresenta quella parte di noi, forse perduta, anche violenta, primordiale che, in quanto ignota, non sappiamo controllare. Solo diventandone consapevoli ci si può riconciliare con questa parte di noi.

Le scenografie della rappresentazione teatrale del Carignano danno vita a qualcosa di non ben definito e astratto, un luogo dell'anima. "Di naturalistico nello spettacolo non c'è proprio nulla, bisogna piuttosto far capire che un vissuto reale per Ellida si è trasformato in qualcosa d'altro, in un'ossessione".
Il regista, in particolare, si è ispirato a Bergman che, ammette, "funge da filtro tra l'immaginario dello spettatore di oggi e Ibsen. L'esperienza di racconto e di rimandi simbolici che Bergman inserisce sempre nel suo cinema, insieme a quel tipo di scrittura filmica, per cui c'è una sfasatura tra la situazione esterna e quella interiore dei suoi personaggi", prosegue Avogadro, "mi sembrano un riferimento importante per mettere in scena Ibsen, perché sono elementi molto più vicini, come codice espressivo, all'immaginario dello spettatore di oggi".

Lo spettacolo, dopo la rappresentazione al Teatro Carignano di Torino fino al 30 gennaio, verrà rappresentato in tournée: al Teatro Due di Parma (2-5 febbraio); al Teatro Giuseppe Verdi di Gorizia (8 di febbraio); al Teatro Comunale di Monfalcone (10-11 febbraio); al Teatro Civico di Vercelli (14 febbraio); al Teatro Milanollo di Savigliano (16-17 febbraio) e al Teatro Civico di Tortona (19-20 febbraio).

Mauro Avogadro si forma all’Accademia d’arte Drammatica "Silvio D’Amico" di Roma negli anni 1971/74. Dal 1974 inizia a collaborare con Luca Ronconi, partecipando all’allestimento di molti dei suoi spettacoli (tra cui Utopia di Aristofane, Spettri di Ibsen, La commedia della seduzione di Schnitzler, La torre di Hofmannsthal e Calderon di Pier Paolo Pasolini al Laboratorio di Prato, Tre sorelle di Cechov e, per il Teatro Stabile di Torino, Gli ultimi giorni dell’umanità di Kraus, L’uomo difficile di Hofmannsthal, Misura per misura di Shakespeare, Venezia salva di Simone Weil).
Nel 1987 inizia la sua attività di regista allestendo con la sua compagnia, l’Associazione Culturale Isola, Histoire du soldat di Stravinskij e Sogno di un tramonto d’autunno di D’Annunzio-Malipiero, Fuochi freddi da Lunaria di Vincenzo Consolo. Nel 1994 ha curato la regia della commedia Il cavaliere e la dama di Goldoni, con Annamaria Guarnieri e dello spettacolo I ciechi di Maurice Maeterlinck.

Di recente Avogadro ha curato allestimenti lirici in Italia ed all'estero portando in scena spettacoli all’Opéra di Parigi, al Teatro alla Scala di Milano, al Teatro Regio di Torino, al teatro San Carlo di Napoli.
Alla scuola del Teatro Stabile di Torino, fondata da Luca Ronconi, insegna dal 1991 recitazione e interpretazione e dal 1997 ne è Direttore Didattico.

Per ulteriori informazioni: Teatro Stabile di Torino tel. +390115176246 - www.teatrostabiletorino.it - info@teatrostabiletorino.it.(20/12/2004-G.M./Italian Network)


A NANNI GARELLA "PREMIO SPECIALE UBU 2004" PRESTIGIOSO RICONOSCIMENTO ASSEGNATO AI PROTAGONISTI DEL TEATRO ITALIANO

Sono stati assegnati il 13 dicembre, i Premi Ubu 2004, tra i più prestigiosi riconoscimenti ai protagonisti del teatro italiano, promossi dall'annuario Patalogo 27, edito dalla casa editrice Ubulibri e conferiti sulla base di un referendum che ha coinvolto 55 critici teatrali.
A ricevere il Premio Speciale UBU 2004 il regista Nanni Garella per "per il suo lavoro coi disabili mentali sui grandi testi"
Spettacoli realizzati dal regista Nanni Garella con il coinvolgimento di artisti diversamente abili e pazienti psichiatrici. prodotti da Nuova Scena - Arena del Sole - Teatro Stabile di Bologna in collaborazione con l'AUSL di Bologna e l'Associazione Arte e Salute e con il sostegno dell'Assessorato alla Sanità della Regione Emilia Romagna.

A partire dal 1997 Garella intraprende con Nuova Scena un itinerario di ricerca sulla diversità con l'allestimento di un Woyzeck che vede come protagonista Alessandro Haber e si caratterizza per la partecipazione di CandoCo, compagnia londinese di danza contemporanea composta da danzatori disabili. Nella stagione successiva Garella conduce un lungo laboratorio assieme ai coreografi-danzatori Michele Abbondanza e Antonella Bertone al quale partecipano attori e danzatori di Woyzeck e nove disabili fisici e che culmina in una serie di rappresentazioni pubbliche nella Sala InterAction dell'Arena del Sole. Woyzeck viene quindi riallestito, arricchito delle esperienze scaturite dal laboratorio e con una nuova impostazione coreografica di Abbondanza e Bertone. Il risultato artistico e l'impegno morale di questo lavoro viene portato nei teatri delle maggiori città italiane. Lo spettacolo partecipa fra l'altro al Festival della Convenzione Teatrale Europea allo Stadsteatern di Stoccolma.

Il 2000 è l'anno del Sogno di una notte di mezza estate, risultato di un corso di formazione professionale per attori finanziato dalla Provincia di Bologna, rivolto ai pazienti del Dipartimento di Salute Mentale dell'AUSL Bologna Nord.
Nel 2001, al termine del secondo anno del corso di formazione, viene allestito Fantasmi di Pirandello grazie alla collaborazione fra Nuova Scena - Teatro Stabile di Bologna, il Dipartimento di Salute Mentale dell'Azienda USL Bologna Nord e l'Associazione Arte e Salute ONLUS, nata con l'obiettivo di abilitare naturali talenti, valorizzando le capacità artistiche presenti nelle persone sofferenti, per produrre processi di cambiamento e individuare percorsi per un riequilibrio globale della personalità. Un lavoro che ha permesso di coniugare i momenti della formazione professionale con l'inserimento lavorativo, abbattendo, attraverso la magia del teatro, gli stereotipi legati all'immaginario e al pregiudizio sulla sofferenza psichica.
Fantasmi è il preludio ai Giganti della montagna, sempre di Pirandello, realizzato nel 2002 con la partecipazione determinante di Virginio Gazzolo e di altri attori del Teatro Stabile di Bologna a fianco degli allievi attori di Arte e Salute.

Nel 2003, dopo aver condotto altre esperienze di formazione, Garella mette in scena A piacer vostro di Shakespeare con attori pazienti psichiatrici del Dipartimento di Salute mentale dell'AUSL Bologna Area Sud.

Nel 2004, con Pinter. Atti Unici coprodotto da Nuova Scena - Teatro Stabile di Bologna e da Arte e Salute, Garella affronta uno tra gli autori contemporanei che meglio hanno saputo rappresentare la condizione delle persone emarginate, malate, sofferenti, raggiungendo la piena maturità del percorso artistico intrapreso. Mariarosa Iattoni, una delle protagoniste di questo spettacolo, in cui gli attori hanno dimostrato una sorprendente crescita professionale, è tra le interpreti della nuova produzione dello Stabile di Bologna, Zio Vanja, diretto da Garella, protagonista Alessandro Haber, la cui tournée 2004-2005, tuttora in corso, si concluderà a gennaio al Teatro Quirino di Roma (dall'11-23 gennaio).

Per ulteriori informazioni: Arena del Sole - Nuova Scena - Teatro Stabile di Bologna, Tel.: +39 051.2910.911 - www.arenadelsole.it.(13/12/2004-Italian Network)


"DALL'INFERNO" UNO ZAPPING SUI DOLORI DEL MONDO: DA PASOLINI A TARKOVSKYI A MULLER. CON LA COMPAGNIA DEGLI ARTEFATTI

Tutto succede alle ore 8 e 46 minuti quando il primo aereo entra nella prima torre gemella, ma questa non è una chiave dello spettacolo. L’attimo prescelto è quello della tragedia (intesa come sfasamento fra norma della quotidianità condivisa e la visione divina dello spazio e del tempo) che contiene in sè più tempo e piu’ spazio di qualsiasi altro momento della vita. Questa analisi prevede uno slittamento al di fuori dello scorrimento cronologico regolare. Si tratta di uscire dallo schema lineare o per meglio dire, si tratta di affondare nella durata infinita di ogni secondo che passa. Immaginiamo un’esplosione vista al rallentatore, affrontata non tanto nella sua durata lineare ma verticale quindi infinita. In quel momento si spalancano incalcolabili direzioni di percezione della realtà. Quello che preme qui è di sondare le molteplicità contemporanea degli spazi e dei tempi che si aprono quando la realtà viene squartata dall’evento tragico, uno stato per certi versi molto vicino all’esperienza del divino. La sospensione che si ricerca è quella del dietro le quinte, l’attenzione è ai livelli meno immediati dell’ovvio, al ghiaccio della superficie, al liquido.
Un musical glaciale,dunque, che ha il ritmo di uno zapping schizofrenico senza empatia per la condizione del mondo perché senza più uno sguardo da cui osservare e compatirne il dolore, "Dall'Inferno" in scena al Teatro Vascello di Roma (14-19 dicembre) per la regia di Fabrizio Arcuri, con Miriam Abutori, Miguel Acebes, Daniel Guidi.
Lo spettacolo, realizzato dalla compagnia degli Artefatti, è dedicato a Pasolini, Tarkovskji, Muller e Manganelli e si snoda attraverso sfocature e digressioni, in una continua "dissolvenza incrociata": la morte di Pasolini si sovrappone alle peripezie di un tenero clown; le sequenze consumate delle decapitazioni irakene s'infiltrano, senza soluzione di continuità, nei sogni ad occhi aperti di un'infanzia tremula.
"Le onde televisive e radiofoniche irradiano l'intollerabile normalità della vita quotidiana, ammalando di sé la precaria apparenza del mondo", spiega il regista, "un rumore di fondo continuo su cui si stagliano le illusioni sentimentali di una donna e le desolate notti di un uomo senza qualità, uno di noi".
"L'esplosione del senso del mondo è una disgregazione letterale delle nostre stanze private, dei nostri amori, delle nostre vite. Al crollo delle twin towers corrisponde il crollo degli scheletri che sorreggono malamente i nostri corpi estenuati da troppe visioni".

"I due aspetti del mondo dell'artificio (o della tragedia), la retorica e la poesia sono utilizzati per creare una struttura di simulazione del reale tale che anche quando chi guarda ha la possibilità di vederne i "trucchi" e i meccanismi di funzionamento, e nonostante ciò, è irresistibilmente attratto verso quella sospensione di senso che esse pretendono".
"Gli spazi e i tasselli del codice comunicativo rivelano l'assenza di ogni simbolismo. Le immagini, i segni, le voci, le strutture di fruizione dello spettacolo e le modalità di percezione proposte, intessono con le conoscenze reali dello spettatore (del cittadino, del turista, del telespettatore, del consumatore, dell'elettore) un sottile e infido gioco di persuasione".

"Non possiamo fare i conti con tutto il dolore che si soffre intorno a noi, nelle case, nelle televisioni, nelle pagine dei giornali", sottolinea il regista Arcuri, "l'unica visione è quella di dati anagrafici e di corpi che si muovono. Questi corpi siamo noi con le nostre storie. Ma noi, finalmente non siamo nessuno. Sono gli altri che sono al posto nostro. Lo stato dell'attore, il tempo dello stupore, l'identità".

"Dall’inferno è uno spettacolo di lunga gestazione -afferma Arcuri - e dopo circa un anno di raccolta di materiali abbiamo iniziato a presentare degli studi in complicità produttiva con alcune importanti strutture testando le situazioni sul pubblico e negli spazi. Circa un’ora di spettacolo in forma di studio è stato presentato all’interno del Progetto Petrolio del Teatro Mercadante di Napoli, come pure in stazioni della metropolitana per il Progetto "Attraversamenti Multipli" per arrivare infine all’anteprima nel teatro Ex Alici del Florian/Proposte di Pescara.
I materiali da cui si è partiti sono molto essenziali con un chiaro riferimento alla cronaca e alla realtà contemporanea: si voleva evidenziare come ogni forma di percezione e di ricezione del reale sembri basarsi su un patto di fiducia cioè su uno scendere a patti con il reale, e proprio questo si voleva mettere in discussione. La realtà è solo un aspetto delle cose e non è detto che sia il più interessante.

Per ulteriori informazioni: Teatro Vascello di Roma Teatro info@teatrovascello.it - www.teatrovascello.it (14/12/2004-G.M./Italian Network)


"IL FETICISTA" IL TRAGICOMICO DIARIO DI UN PICCOLO BANCARIO "IPERSOCIALE" ALL'ARENA DEL SOLE DI BOLOGNA

Un giorno, elusa la sorveglianza dell'ospedale psichiatrico in cui è recluso da vent'anni, un uomo entra in un teatro affollato, sale sul palcoscenico e comincia a raccontare la propria ossessione patologica, tormento e delizia senza scampo. E' così prende che prende avvio la rappresentazione teatrale "Il feticista. Un atto per un uomo solo" di Michel Tournier per la regia di Ruggero Cara e Vincenzo Todesco in scena all'Arena del Sole (16-19 dicembre).
"Martin, il protagonista, interpretato con grazia e ironia da Ruggero Cara, è uomo condannato a vivere fino in fondo la propria mania per i capi di vestiario, tanto da non poter resistere alla tentazione di svaligiare grandi magazzini o assalire una donna in metropolitana per rubarle un reggicalze.

Scritto da Tournier per la tv francese, che in ultimo non lo mise in onda per ragioni di "pubblica decenza", rielaborato e arricchito nel 1974, il Feticista divenne un monologo per il teatro. Una sfida raccolta successivamente da attori francesi, inglesi, tedeschi e ora, in Italia, da Ruggero Cara, che espone il tragicomico diario del piccolo bancario, tra solitaria fierezza e disperazione.

"È un povero pazzo. Si ride, commenta il regista, "ma nello stesso tempo, la storia che racconta è penosa, straziante. E attraverso il suo punto di vista si mette in discussione l'ordine sociale in cui viviamo". Gli uomini "normali" amano il corpo delle donne. "I vestiti", annotava Tournier nella prefazione all'edizione francese, "sono delle invenzioni sociali. Segnalano e simbolizzano un ordine e delle convenienze. L'esibizione pubblica della nudità è punita dal codice penale. Impossibile sfuggire a quest'evidenza: il feticista che attribuisce maggiore importanza al vestito piuttosto che al corpo nudo è il contrario dello stupratore. Lo stupratore", conclude lo scrittore francese, "è un asociale. Il feticista è un ipersociale".
E il testimone/spettatore è obbligato a chiedersi se in fondo non ragione. È la molla di tutti i "folli" di Tournier: sanno tutti che se si riesce a dare al proprio sogno un rigore logico superiore a quello della realtà, questo supererà di gran lunga la realtà. "Pazzi furiosi, grotteschi, talvolta criminali ma", aggiunge Cara, "portatori di una saggezza segreta tanto più efficace quanto più si addentra nel cuore delle cose".

Per ulteriori informazioni: Teatro Arena del Sole - tel.+390512910910 - www.arenadelsole.it.(13/12/2004-G.M./Italian Network)


"IL POSTINO SUONA SEMPRE DUE VOLTE" : L'OSSESSIONE E LA FOLLIA DELLA MALATTIA D'AMORE AL VALLE DI ROMA

Da un racconto sulla doppiezza psicologica di chi è vittima ed appare carnefice, e sulla denuncia nei confronti di quanti, affidandosi al fluttuare delle situazioni, diventano succubi di amori tormentati e disastrosi, si sviluppa la trama della trasposizione teatrale de "Il postino suona sempre due volte" (1934) di James M. Cain, in scena al Teatro Valle di Roma (14-23 dicembre) per la regia di Enrico Maria La Manna, con Isabel Russinova, Vincenzo Peluso, Domenico Mancini.
Protagonisti sulla scena tre personaggi legati da amori tormentati e drammatici: Cora (Isabel Russinova), Nick (Domenico Mancini), il marito rozzo ed insensibile, Frank (Vincenzo Peluso) l'amante omicida. "Il triangolo terribile troverà un epilogo in un delitto che dovrebbe risolvere la frustrazione di Frank, pronto a cambiare la sua vita, e l'incompiutezza di Cora, che vuole fuggire dal luogo nel quale la quotidianità la costringe, e che attanaglia la coppia nella paura, fino al drammatico, prevedibile finale".
Nei panni di Cora, Isabel Russinova, protagonista sensuale, capace di guidare e gestire ogni ossessione e follia, prima e dopo che diventi malattia d'amore: le dinamiche della passione di Frank e Cora si fanno travolgenti fino alla pazzia e l'amore maledettamente contaminato si consuma tra balli morbosi, violenze di sesso, sentimento puro.

La rappresentazione teatrale, il cui adattamento è stato curato da Enrico Luttmann riprendendo una versione dattiloscritta, depositata negli archivi della Metro Goldwin Mayer (datata 25 marzo 1936) e mai pubblicata, procede per flash-back, nei quali Frank ricorda l'incontro totalizzante con Cora, il loro amore impossibile, la passione irrazionale ed estrema che guida i due amanti al gesto omicida.

Al racconto di James M. Cain, in realtà, si sono ispirati vari registi cinematografici sia in Italia che all'estero: in un'edizione americana del 1946 Cora è stata interpretata da Lana Turner. Nel 1981 in un remake di Bob Rafelson, sceneggiato da David Mamet, i protagonisti erano interpretati da Jack Nicholson e Jessica Lange. In Italia però il rifacimento del racconto di M.Cain nel film "Ossessione" (1943), diretto da Luchino Visconti con Massimo Girotti e Clara Calamai, fu accolto negativamente dalla critica per la sensualità di alcune scene, scandalosa per quegli anni.
Nella rappresentazione teatrale, la cui regia è affidata a Enrico Maria La Manna, eliminate le azioni dinamiche e semplificate le espressioni più complesse del racconto, il plot da thriller psicologico si sviluppa e si concentra tra le pareti di un carcere, in cui è protagonista il ricordo.

Per ulteriori informazioni: Teatro Valle di Roma - www.teatrovalle.it - tel.+390668803794.(10/12/2004-G.M./Italian Network)


ALLE ORIGINI DEL TEATRO ELISABETTIANO CON L'EDOARDO II DI MARLOWE IN UNA INTERPRETAZIONE DI ANTONIO LATELLA

"Lo scontro inesorabile tra libertà individuale e responsabilità pubblica, tra status e persona, in un crescendo d'ineluttabilità, di dolore e di crudeltà" è il tema di fondo di "Edoardo II" di Christopher Marlowe (1564-1593) in scena al Teatro Gobetti di Torino (8 - 19 dicembre) per la regia di Antonio Latella e l'interpretazione di Danilo Nigrelli, nel ruolo di Edoardo II.
"Edoardo II", la tragedia strutturalmente più equilibrata di Marlowe, è considerato uno dei più riusciti drammi storici del periodo elisabettiano. Racconta la passione di re Edoardo per il suo favorito Gaveston, intrecciata con i destini delle corti europee percorse da cospirazioni e intrighi. Il dramma si conclude con l'atroce morte di re Edoardo II nella Torre di Londra (Berkley Castle), e con ''il grido più agghiacciante della letteratura inglese''.

Mettere in scena "Edoardo II", afferma il regista napoletano Antonio Latella, "è come ritrovare le origini di quel teatro elisabettiano a lungo frequentato mettendo in scena, negli ultimi cinque anni, otto testi di Shakespeare".
E aggiunge: "dopo tanto Shakespeare (che a Marlowe riconosceva il suo essere poeta-uomo-libero), Marlowe mi affascina poiché, come poeta che cerca il suo essere uomo, mette al centro dell'universo della sua ricerca l'uomo stesso; lo rende dio di se stesso e angelo, bestia vendicatrice pronta ad autodistruggersi. Depura l'uomo da ogni forma di romanticismo e lo rende uomo in cerca della sua ragione d'essere. Uomo contemporaneo"

Antonio Latella, è un giovane talento registico. Per molti anni attore a fianco di Ronconi, Castri e De Capitani ha ottenuto riconoscimenti e consensi dal pubblico e dalla critica in Italia e all'estero, e in particolare per il suo lavoro sui testi di Shakespeare ha conquistato il Premio Speciale Ubu 2001 e il premio Coppola-Prati.

Per ulteriori informazioni Teatro Stabile di Torino tel. +39011 5176246 - www.teatrostabiletorino.it.(13/12/2004-G.M./Italian Network)


"A COME SREBRENICA" PER DARE VOCE AGLI EVENTI AL TEATRO SAN LAZZARO DI BOLOGNA

"Un'attrice sola sul palco diventa narratrice e protagonista di una storia dove la Ragion di Stato e gli Interessi di Politica Internazionale hanno giocato a Risiko con la vita di decine di migliaia di persone".
E' così che lo "spettacolo" "A come Srebrenica", in scena all'ITC Teatro di San Lazzaro (11 dicembre) a Bologna, ricorda le vittime e punta il dito sui carnefici. La narrazione appassionata, tesa e accuratissima sull'assedio e il massacro di Srebrenica è affidata a Roberta Biagiarelli.
Una storia difficile da raccontare, perché le parole rischiano di semplificare la complessità di ciò che è accaduto, di offendere il dolore di molti. "La Compagnia ha semplicemente tentato di dare una voce agli eventi, infilare tra le tante cose dette e taciute uno sguardo".

"Le persone di Sarajevo si chiedono quanti anni e quanti milioni di altre vittime ci separano dal giorno in cui nomi come Gorazde saranno celebrati come Guernica e Marzabotto, e si faranno grandi film sul loro martirio. E' soprattutto per questo che i cittadini di Sarajevo sono impazziti. Si può essere assediati, decimati, torturati, vilipesi: ma bisogna sapere che, di là dai nidi dei cecchini e dai fili spinati, di là dalle barricate della città assediata, c'è una comunità di persone che sentono e pensano come noi, che sentono e pensano a noi" (Adriano Sofri, Lo specchio di Sarajevo).

La regia di "A come Srebrenica" è affidata a Simona Gonella, regista, drammaturga e pedagoga teatrale.
Gonella collabora con il Piccolo Teatro di Milano per i Progetti Europei. E' stata regista ospite della Royal Shakespeare Company e del Teatro Nazionale di Timisoara. Ha prodotto spettacoli per il Teatro Settimo di Torino, la compagnia Koreja di Lecce, la Diaghilev di Bari e il Teatro del Sole di Milano.

Per ulteriori informazioni tel. +39 0516270150 - www.itcteatro.it - info@itcteatro.it.(06/12/2004-G.M./Italian Network)


"LA MONACA DI MONZA" NELLA VERSIONE DI GIOVANNI TESTORI UNA DONNA SOSPESA TRA RINUNCIA ALLA VITA E DISOBBEDIENZA

Dalla Biennale di Venezia, a Milano, Prato, Bergamo, Bellinzona, Bologna, Roma lunga e' la tournèe de la "La monaca di Monza", testo di Giovanni Testori che guarda al personaggio manzoniano de La Monaca di Monza, come ad una indimenticabile figura femminile. Un tramite, la "sventurata", che rielabora un tema che, da Dante al Novecento, ha segnato la storia della nostra letteratura, quello della fanciulla malmonacata: "è un frammento doloroso ed emblematico della storia delle donne, l'origine di una galleria di creature fantastiche, sospese tra rinuncia alla vita e disobbedienza alla regola, tra rassegnazione e anelito disperato verso una forma di 'salvezza'. Salvarsi dalla sepoltura in un chiostro, unica dimensione immaginabile per donne senza dote, vedove, deformi o sole, equivale spesso a uno slancio eretico." (Il topos della malmonacata nella letteratura italiana, tesi di Silvia Filippelli).

L'autore ripercorre la vita di Marianna de Leyva (questo è il nome storico della famosa monaca di Monza) facendola riemergere dalla tomba. È lei stessa a richiamare sulla scena a uno a uno gli spettri ormai fetidi e consunti di chi le è vissuto accanto: "Ma adesso siamo qui, incorporati tutti in questo branco di polvere, legati e sciolti in questo intrigo di bestemmie sfiatate e di cupidigie spente…" Tutti sono peccatori, corruttori, corrotti o falsi bigotti: i genitori che odiandosi reciprocamente l'hanno messa al mondo non voluta, il padre che l'ha derubata dell'eredità e costretta in convento, il prete laido e sconsacrato che l'ha spinta subdolamente verso Gian Paolo Osio, la madre superiora interessata unicamente al buon nome del convento e l'amante posseduto dalla passione come dalla tentazione del sangue e dell'omicidio.
Sono affrontati temi chiave dell'esistenza dell'uomo in ogni epoca, cari all'autore dai primi testi fino agli ultimi della sua produzione: l'urlo di rabbia contro la nascita e la morte, lo scandalo del peccato, la bestemmia vissuta come una sfida e dialogo con il creatore, la potenza della parola in senso esistenziale, teatrale e metateatrale.

Giovanni Testori guarda al personaggio manzoniano de La Monaca di Monza, indimenticabile figura femminile, e tramite la "sventurata" rielabora un tema che, da Dante al Novecento, ha segnato la storia della nostra letteratura, quello della fanciulla malmonacata: "è un frammento doloroso ed emblematico della storia delle donne, l'origine di una galleria di creature fantastiche, sospese tra rinuncia alla vita e disobbedienza alla regola, tra rassegnazione e anelito disperato verso una forma di 'salvezza'. Salvarsi dalla sepoltura in un chiostro, unica dimensione immaginabile per donne senza dote, vedove, deformi o sole, equivale spesso a uno slancio eretico." (Il topos della malmonacata nella letteratura italiana, tesi di Silvia Filippelli).

L'opera sarà dal 14 al 17 aprile al Teatro Duse di Bologna, dal 19 al 24 aprile al Teatro Donizetti di Bergamo, dal 26 aprile all'8 maggio (riposo 1- 2 maggio) al Teatro Valle di Roma.(06/12/2004-Italian Network)


AL TEATRO METASTASIO LA STUPIDITA' DELLA GUERRA E LA BORIA DEI SUOI "GENERALI A MERENDA"

Il teatro Metastasio a Prato offre da mercoledì 8 a domenica 12 dicembre 2004 un irridente spaccato della guerra con la compagnia di "Generali a merenda".
La commedia scritta nel 1951 da Boris Vian (geniale e eclettico protagonista della vita culturale della Parigi degli anni '50) affronta con stile surreale tragicomico la protesta contro l'assurdità della guerra e la goffa boria dei potenti ingabbiati nelle loro istituzioni.

Generali a merenda vive sulla scena anche grazie a un tema comico affascinante che lega Vian e altri autori come Jarry e Quenau: l’equazione Potere-Infanzia o, per meglio dire, il Potere come Regressione. Il leit-motiv è racchiuso nella soave ebetudine, che è la sigla di tutti i generali superdecorati di questa commedia, bambini in alta uniforme, golosi di pasticcini, cocciuti nei loro giochi a "pagar pegno" e che giocano alla guerra con la stessa stupidità con cui fanno merenda.

In questo testo dalle scansioni rigorose e dai ritmi comici irresistibili, c’è un'"apertura" verso una interpretazione non codificata, e ancora completamente da scoprire, che delinea un'assonanza con una comicità basata sull’assurdo, sulla iterazione e sul nonsense, vicina al cabaret di ispirazione francese o tedesca , e soprattutto alla grande lezione del circo e della commedia dell’arte.

Boris Vian è stata una personalità dall'ingegno multiforme e molto singolare. Drammaturgo, poeta, romanziere, cantante, suonatore di tromba e attore, Vian si è mosso da protagonista nella vita mondana e culturale della Parigi surrealista ed esistenzialista del dopoguerra. Fra le sue canzoni più famose Le deserteur (Il disertore) tradotta in tutto il mondo e recentemente riproposta da Ivano Fossati.

Per ulteriori informazioni: http://www.metastasio.it/ - e-mail: info@metastasio.it.BOX OFFICE, via Alamanni 39, Firenze. tel.+39 055/210804.(06/12/2004-Italian Network)


A ROMA "OLTRE IL MURO.IMMAGINI E PERFORMACE SU GUERRA E MEMORIA" MANIFESTAZIONE PROMOSSA DALL'OIM IN OCCASIONE DELLE GIORNATE DELLA COOPERAZIONE ITALIANA

"Oltre il Muro, Oltre la Vendetta - Immagini e Performance su guerra e memoria" un lavoro teatrale che nasce da un'esperienza di lavoro dell'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), a favore delle popolazioni kosovare e nel quadro delle attività finanziate dalla Cooperazione Italiana.
Le guerre producono ferite visibili e invisibili, ma sono proprio le ferite dell'anima, i traumi che colpiscono le popolazioni dei paesi in guerra, ad avere effetti duraturi sulla psiche delle persone.
L'OIM interviene in queste situazioni fornendo alle comunità traumatizzate un sostegno specializzato che si propone di rafforzarne le capacità e risorse interiori, per affrontare eventi luttuosi e drammatici come le guerre.
Tra gli strumenti privilegiati di questo lavoro c'è il teatro: lo spettacolo "Oltre il Muro" intende agire sul superamento delle barriere religiose, etniche, di genere, in contrasto con la propaganda bellica che vuole che il nemico sia degradato, brutalizzato, annientato.

"Nel corso di uno dei laboratori teatrali in Kosovo - racconta Michele Losi, attore - uno dei partecipanti, durante una scena di improvvisazione, recitò la parte di un uomo che sceglieva di non vendicarsi, riponendo il fucile e mettendosi a piangere. Da quella ed altre esperienze simili, nasce 'Oltre il Muro'".

L'iniziativa teatrale, che è allestita al Capranichetta il 5 dicembre, è promossa dall'OIM, con il patrocinio della Presidenza della Repubblica, nell'ambito delle manifestazioni per le "Giornate per la Cooperazione Italiana" promosse dalla Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri.(06/12/2004-Italian Network)


IL TEATRO NEL TEATRO IN UNA VERSIONE GROTTESCA DEL PIRANDELLIANO "SEI PERSONAGGI IN CERCA D'AUTORE"

Un gigantesco laboratorio di pupi, protagonisti di una versione feroce, fulminea, ironica dell'opera pirandelliana "Sei personaggi in cerca d'autore", agiscono nella cornice del "teatro nel teatro", inchiodati ai tratti più torbidi del dramma familiare.
Un gioco divertente e crudele, che denuda impietosamente la trama nera del canovaccio, liberandolo dalla maschera della poetica sul conflitto fra finzione e realtà, dà vita alla rappresentazione teatrale in scena all'Arena del Sole (1-5 dicembre) per la regia di Carlo Cecchi.

Al centro della vicenda, spiega il regista, "c'è una famiglia alle prese con odio, strazi, sdegni, ricatti, vendette fra padre, madre, figlio, figliastri, fratelli, fratellastri, sorellastre". Così come in molti degli "annegamenti pirandelliani", prosegue Cecchi, si tratta di "commedie annegate nel dramma, drammi annegati nella commedia, tragedie annegate nella farsa, farse annegate nella tragedia". Il ritratto che ne viene fuori, dunque, "potrebbe essere atroce se Pirandello non annegasse quell'inferno d'irrealtà e d'imbecillità borghese nell'aura dolciastra del dibattito pseudo-filosofico e pseudo-estetico".
Un allestimento acuto, sfrontato, spesso esilarante, nel quale Cecchi, che trasforma e ripropone il capolavoro pirandelliano, al di fuori del bozzettismo ottocentesco, dell'aura da serio naturalismo, dei lunghi discorsi esistenziali, mette in scena l'immonda vicenda dei sei personaggi rifiutati dall'autore, ansiosi di raccontarsi.

In una lettera del 1917 al figlio Stefano, Pirandello parlava dei "Sei personaggi" come di un "romanzo da fare": "[…] Sei personaggi presi in un dramma terribile, che mi vengono appresso, per esser composti in un romanzo, un'ossessione, e io che non voglio saperne, e io che dico loro che è inutile e che non m'importa di loro […] e loro che mi mostrano tutte le loro piaghe, e io che li caccio via…".
Il romanzo diventò poi una "commedia da fare", e costituì un fatto clamoroso l'arrivo di quei sei personaggi, frustrati dal rifiuto dell'autore, in un teatro dove sperano di avere migliore fortuna.

Nella versione di Cecchi, "la tragedia che Pirandello rifiuta, in autocensura, negandosi ai suoi personaggi, non può essere che l'incesto, evento forse imprevisto attraverso cui insorsero nella sua fantasia". E sulla scena non resta che la miseria dei personaggi e di un rispettabile signore, invecchiato, vittima di un "grottesco desiderio inverecondo".

Per ulteriori informazioni: Arena del Sole, tel. +390512910910 - www.arenadelsole.it. (29/11/2004-G.M./Italian Network)


"GIULIETTA" DAL ROMANZO DI FEDERICO FELLINI SULLE TAVOLE DEL PALCOSCENICO DEL TEATRO GOBETTI DI TORINO

"Giulietta" è l'unica opera narrativa di una certa consistenza pubblicata da Federico Fellini, un'opera di cui lui stesso suggerì la stampa, in lingua tedesca, per l'editore svizzero Diogenes. Si tratta, ed è lecito crederlo anche alla luce delle parole di Fellini, della prima idea-soggetto di Giulietta degli Spiriti, un "trattamento", tanto per usare un termine tecnico, ovvero la fase intermedia tra il soggetto e la sceneggiatura.
L'adattamento del noto racconto di Fellini, curato da Vitaliano Trevisan (da "Giulietta" di Federico Fellini. Ed. Il melangolo) è in scena al Teatro Gobetti di Torino (30 novembre - 5 dicembre), per la regia di Valter Malosti con Michela Cescon.

"Giulietta" è una favola psicanalitica, contemporanea, sull'identità frammentata, sull'anima, raccontata con un tono vagamente infantile e inquietante, una moderna "Alice delle meraviglie", come sottolinea lo stesso Valter Malosti.
"Uno spettacolo fatto dalle parole di Fellini, per scoprire un grande narratore e andare alle fonti del suo cinema. La musica di Nino Rota, inseparabile compagna di tanti capolavori, aiuta la voce di Michela Cescon a ritrovare la vera voce della Giulietta sognata da Fellini".
"Giulietta" è il resoconto, narrato in prima persona, della presa di coscienza di una donna. Giulietta è sposata e, dopo diversi anni di matrimonio, è ancora perdutamente innamorata del marito. Per lei la vita scorre tranquilla, senza troppe preoccupazioni, fino a quando, in modo del tutto casuale, non viene a scoprire che il marito la tradisce. L'indagine sul tradimento del marito diventa un percorso interiore, popolato di spiriti, che la porterà a ritrovare quella parte di sé che lei stessa aveva tradito".

"Nella regia di Valter Malosti lo spettacolo è ambientato in un circo, una pista da circo, in cui immagina Giulietta in qualche modo "inchiodata", come una farfalla raccolta da un entomologo e lì depositata. E intorno tutti i suoi fantasmi, gli spiriti, evocati dalla presenza di nude marionette e da una fittissima partitura di suono".

"Interrata", è così che Vitaliano Trevisan immagina la povera Giulietta nel suo adattamento teatrale, "proprio come Winnie; ma non in un'informe massa di rifiuti, no, nella pista di un circo piuttosto, fuori solo col busto; intorno a lei delle marionette-spiriti. Sentiremo anche molte voci: quella di Casanova, di Iris e di tutti gli altri spiriti; e la voce di Michela Cescon, che interpreterà Giulietta. Cerchiamo di immaginare anche quella, anche se sappiamo che è difficile dato che, una volta in scena, essa finisce sempre per sorprenderci".

Per ulteriori informazioni: Teatro Stabile Torino tel. +39 0115176246 - www.teatrostabiletorino.it.(29/11/2004-G.M./Italian Network)


DA BROADWAY A TRIESTE CON "AILOVIU...SEI PERFETTO ADESSO CAMBIA!" AL TEATRO STABILE DI TRIESTE

Una divertente parabola musicale della vita di coppia e delle inevitabili tappe che tutti, prima o poi, percorriamo: dalle cotte adolescenziali ai primi appuntamenti, dall'inizio di una vita a due, alle gioie e ai dolori del matrimonio, dalle agonie da genitori, ai viaggi in macchina con tutta la famiglia e alle tecniche di sopravvivenza fra asili e ospizi, è il tema portante dello spettacolo musicale "Ailoviu...Sei perfetto, adesso cambia!" in scena alla Contrada/Teatro Stabile di Trieste (2 - 4 dicembre) per la regia di Vito Molinari.
Più di 50 i personaggi interpretati, con "entusiasmo coinvolgente e una punta di cinismo", da Marisa della Pasqua, Paola della Pasqua, Luca Sandri e Roberto Recchia. In ben 24 sketch musicali i quattro attori sono affiancati dagli interventi del pianoforte di Virginia Trentadue e del violino di Domenico Cutrì.

Lo spettacolo musicale "Ailoviu...Sei perfetto, adesso cambia!" è la versione italiana del musical di Broadway "I Love You. You're perfect. Now change!"" di Joe Di Pietro e Jimmy Roberts, rappresentato per la prima volta negli Stati Uniti nel 1996.
Sin dalla prima rappresentazione, il musical ha conquistato le platee americane "guadagnandosi la fama di spettacolo che ogni persona dovrebbe vedere prima di affrontare seriamente una relazione sentimentale".

Specchio ironico della vita di coppia, "una sorta di tributo a quelli che hanno amato e perduto, a quelli che hanno sbattuto la faccia sulla porta dell'amore, a quelli che hanno osato chiedere: "Dimmi, cosa fai sabato sera?", lo spettacolo da due anni gira per le sale d'Italia con un successo di pubblico sempre crescente, diretto da Vito Molinari, storico autore, regista teatrale e televisivo (fra gli altri ha diretto Chiari, Tognazzi, Vianello, Cochi e Renato).

Per ulteriori informazioni: Teatro della Tosse - tel.+390102487011 - www.teatrodellatosse.it - info@teatrodellatosse.it . (29/11/2004-G.M./Italian Network)


"SOVRAPPOSIZIONI" UN PROGETTO MULTIDISCIPLINARE PER IL PUBBLICO DEL TEATRO TINTADIROSSO A NAPOLI

"Sovrapposizioni": un progetto che nasce da un impianto concettuale preciso: offrire al pubblico un programma di incontri la cui matrice sia caratterizzata dalla commistione tra narrativa, poesia, teatro e musica.
E' l'offerta del Teatro Tintadirosso di Napoli che dimostra come nessuna disciplina può vivere in una camera stagna, resa asettica da influenze provenienti da altri settori dell'arte e della cultura.

Il pensiero, per propria intima natura, sfugge da qualsiasi tentativo di codifica in strutture rigide e monotematiche. Partendo da questo assunto, la stagione letteraria si snoderà attraverso presentazioni di autori e di novità editoriali a cadenza quindicinale, durante le quali si troveranno ad interagire scrittori, attori e musicisti. Un 'percorso' teso a formare un nucleo solido di pubblico, che sfocerà, naturalmente, nelle attività connesse con il caffè letterario (già attivo) e nell'interscambio proposto con il panorama editoriale.
L'iniziativa , che ha preso il via il 26 novembre, ha ottenuto notevole interesse concretizzatosi in una collaborazione privilegiata con alcuni editori: L'ancora del Mediterraneo dell'editore Stefano De Matteis nella prima performance, incentrata sulla raccolta di racconti di Paolo Onelli, "La loro storia è la mia".

Il secondo appuntamento, venerdì 3 dicembre ospita Renata Di Martino ed il suo romanzo "Quattro piume per l'assassino" (Avagliano ed., Salerno, 2004), per il quale gli attori Imma Villa, Ivana Maione, Roberto Azzurro, Ivonne Capece ed il giornalista Marco Lombardi, insieme all'autrice, evocheranno l'inquietante ombra del Pulcino, un serial killer che agisce tra i vicoli dei Quartieri Spagnoli, nel pieno centro storico di Napoli.

L'ultimo incontro, per il 2004, è con "L'Ubbidienza" di Massimo Cacciapuoti (Rizzoli, Milano, 2004), romanzo crudo su un antieroe della Napoli sotterranea, delineato dalla penna sapiente di un giovane autore che promette meraviglie, l'attrice Paola Tortora, che insieme al pianista Lino Gagliotta e Massimo Smith (moderatore), racconteranno il 10 dicembre un mondo notturno e gotico in cui non si salva nessuno, tranne la letteratura.
A gennaio 2005 prenderà il via la rassegna di racconti brevi che porterà alla raccolta Tintadirosso. Gli autori, tra un aperitivo e l'altro, sottoporranno se stessi ed i propri scritti ad un gruppo di scrittori ed attori che, dopo un accurato esame ed una lettura pubblica, selezioneranno 50 racconti da pubblicare nel 2006.

Ma dietro l'angolo c'è anche la regina delle lettere, la poesia. Duelli di poesia vedranno la luce durante i primi giorni della primavera 2005. Quattro incontri, durante ognuno dei quali 2 poeti e 2 musicisti incroceranno idealmente le lame, preparando il terreno a La notte dei poeti, una maratona di 6 ore nella cornice del giardino del teatro Tintadirosso tra poesia, candele, teatro, e gastronomia.
Si tratta afermano gli organizzatori "Solo un assaggio delle iniziative che saranno proposte fino a luglio 2005".

Per ulteriori informazioni: teatro Tintadirosso, San Biagio dei librai. Palazzo Marigliano Tel. 0817901270. WEB Site www.tintadirosso.it.(29/11/2004-Italian Network)


LO "STEROTIPO" DELLA FAMIGLIA IN "TI HO SPOSATO PER ALLEGRIA DI NATALIA GINZBURG AL QUIRINO DI ROMA

Lo stereotipo di una famiglia che diventa spesso un "teatrino delle parti", confuso ma ironico, è il tema del primo testo teatrale di Natalia Ginzburg, "Ti ho sposato per allegria", in scena al Teatro Quirino di Roma (30 novembre - 19 dicembre) per la regia di Valerio Binasco, con Maria Amelia Monti e Antonio Catania.
Nella commedia "Ti ho sposato per allegria" (1965) incentrata sulla figura di una giovane donna, Giuliana, alle prese col suo matrimonio, Natalia Ginzburg, come sottolinea Valerio Binasco, "sfida tutte le regole della buona scrittura drammatica, inventandosi un teatro delle assurdità che tuttavia non rassomiglia - né tecnicamente, né ideologicamente - al greve teatro dell'assurdo, di marca comunque e sempre maschile ed esistenzialista".
Il matrimonio di Giuliana, nato per allegria, freschezza e incoscienza, si tramuta in un rapporto fatto di regole da rispettare, noiosa routine e doveri sempre crescenti. Da qui nasce il gioco della "casa" e con esso la Ginzburg crea il gioco del suo teatro.
Leggeri e freschi, i tratti di Giuliana si contrappongono alla durezza di un'inaspettata realtà coniugale. Ma grazie al coraggio di contravvenire alle regole, alla capacità di ribellarsi per vivere appieno la vita, Giuliana supera i disagi coniugali con leggerezza e vivacità.

Binasco recupera l'ironia rivoluzionaria sottesa nella scrittura scenica della commedia. "Le ragazze della Ginzburg, sottolinea il regista, "sono le più indifese creature che si possano incontrare per strada, senza paura, mosse da un vento che non dà tempo di fermarsi e crollare. Soffrono e splendono di una vocazione per l'originalità, propria e altrui; gli uomini, invece, sembrano tutti molto adulti. Anche se ciò non impedisce loro di essere insensati...".

Lo stile dei dialoghi, serrati e comici, all'apparenza teatralmente impossibili, affidati alla recitazione di Maria Amelia Monti e Antonio Catania, creano un'atmosfera di suspense ed equivoci che percorre tutto il testo. "E' un'allegria che sta già tutta dentro le parole che si rincorrono e si acciuffano e ridono e piangono e si travestono, instancabili e imprevedibili come bambine troppo vivaci".

Per ulteriori informazioni: Teatro Quirino di Roma -www.teatroquirino.it - tel. 06/6794585.(22/11/2004-G.M./Italian Network)


CONFRONTO-SCONTRO IN UN CLASSIO DEL TEATRO GLI "SPETTRI" DI IBSEN AL BIONDO DI PALERMO

Il confronto-scontro uomo e donna, maschio e femmina, fulcri tematici dell'universo ibseniano, rappresentano i due poli della rappresentazione teatrale "Spettri" che Massimo Castri ripropone al Teatro Biondo Stabile di Palermo (26 novembre - 5 dicembre).
Scritto durante il soggiorno romano dell'autore, e rappresentato per la prima volta a Chicago nel 1882, "Spettri" andò in scena in Svezia, patria di Ibsen, soltanto l'anno successivo, a causa delle ostilità della critica contemporanea che riteneva scabrose le tematiche trattate.

Massimo Castri ripropone "Spettri", specchio delle miserie della società borghese, "secondo un approccio sociologico, che scivola verso quello psicanalitico e supera la visione classica di un Ibsen cantore di idealità civili e progressive" .
E' l'aspetto psicologico, dunque, la vera chiave di lettura del dramma messo in scena da Castri. Ignorando l'influsso delle correnti positivistiche e darwinistiche, attribuito ad Ibsen, guarda all'opera dell'autore svedese soprattutto attraverso il pensiero di Freud, "sebbene il punto di arrivo dello spettacolo sia originale e autonomo anche rispetto a questi punti di riferimento", come sottolinea Roberto Alonge (Ibsen. L'opera e la fortuna scenica, Casa Editrice Le Lettere, Firenze, 1995).

Massimo Castri, prosegue Alonge, "ha molto a cuore il lavoro di drammaturgia, di scavo critico del testo, di approccio al teatro, con svariati strumenti di appropriazione del testo….un impegno intellettuale che precede le regie, e che diventa soltanto in un secondo momento un lavoro di produzione di immagini, di un sistema di segni, in cui si traduce propriamente il lavoro critico fatto sul testo".

Per ulteriori informazioni: Teatro Biondo Stabile di Palermo - info.teatro@teatrobiondo.it.(17/11/2004-G.M./Italian Network)


VIRGINIA E SUA ZIA":LA NUOVA DRAMMATURGIA NAPOLETANA DI M.SANTARELLI AL TEATRO DELL'OROLOGIO A ROMA

L'attesa di un incontro sentimentale rappresenta, spesso, l'occasione per fare un bilancio della propria vita affettiva e per ricominciare a sognare un destino migliore. Una buona dose di autostima e autoironia, poi, sono indispensabili per guardare al proprio passato sentimentale senza rimpianti.
E' questo lo spirito con il quale Virginia si prepara a vivere una serata romantica, decisiva per cambiare la propria condizione sentimentale: lenti e accurati i gesti per vestirsi e farsi bella, così come lunghi e lenti i pensieri e le illusioni che le balenano nella testa. Riflessioni fatte ad alta voce creano un monologo che diventa quasi un dialogo. Ma l'interlocutore, la vecchia zia di Virginia, non parla....

Virginia è la protagonista della rappresentazione teatrale "Virginia e sua zia" di Manlio Santanelli interpretata da Tina Femiano, per la regia di Mario Gelardi in scena (16-28 novembre) al Teatro dell'Orologio di Roma, una delle poche "cantine teatrali romane" che, dopo vent'anni, conserva ancora intatto il fascino di uno spazio intimistico e familiare. Caratteristiche che conferiscono alla scrittura scenica dell'opera teatrale di Manlio Santanelli una dimensione viva e stimolante, nella quale i gesti della quotidianità diventano surreali, quasi al limite del grottesco: Virginia è un "fiume in piena", spiega il regista, "una valanga di storie ed aneddoti che hanno segnato la sua vita e che, ora, rivivono con quel suo modo "colorato" e "colorito" di raccontare".
La grande carica vitale di Virginia, però, cede il posto ad una pacata riflessione sui propri affetti. Dopo l'incontro sentimentale, togliendosi il trucco e il vestito, Virginia metterà da parte anche desideri e illusioni, con la stessa lentezza e attenzione con cui li aveva "indossati". Alla carica emotiva iniziale subentra però una rassegnata disillusione.

Il teatro di Santanelli è un campionario di figure teatrali che, con crudeltà, tenerezza ed ironia, mettono in luce i più comuni e drammatici comportamenti familiari.
Napoletano d'origine, Santanelli ha lavorato per circa vent'anni per la RAI come sceneggiatore radiofonico e televisivo. Nel 1981 con "Uscita d'emergenza" ha vinto il premi IDI (Istituto Dramma Italiano). Oggi è considerato un esponente della nuova drammaturgia napoletana e una delle voci significative del teatro europeo contemporaneo.

Per ulteriori informazioni: Teatro dell'Orologio - www.teatrodellorologio.it - email: torologio@tiscalinet.it.(17/11/2004-G.M./Italian Network)


AL NUOVO TEATRO NUOVO DI NAPOLI PER LA "RASSEGNA CONTEMPORANEI" "SDISORE' DI GIOVANNI TESTORI

Martedì 16 novembre 2004 Nuovo Teatro Nuovo di Napoli inaugurazione della Rassegna Contemporanei 2004/2005 con lo spettacolo sdisOrè di Giovanni Testori
L'allestimento segna, dopo anni, il ritorno a Napoli dello 'storico' Teatro dell'Elfo.
Accanto al protagonista, a contrappuntare e incalzare una partitura verbale irta, spesso ai limiti dello scioglilingua, le musiche di Filippo Del Corno, eseguite dal vivo da Fabio Barovero (fisarmonica), 'inventore' del gruppo Mau Mau e della Banda Jonica.

Andato in scena nel 1991 con la regia dello stesso Testori, sdisOrè ripercorre la strada della riscrittura delle grandi tragedie, già sperimentata con Ambleto, Macbetto e Edipus negli anni Settanta e con Sfaust l'anno precedente. Ecco, quindi, l'Orestea di Eschilo divenire materia plasmabile da reinventare radicalmente, per affidare ad un narratore monologante, il tormento di Oreste…Orestes…Orè (quasi dissolto e corroso nel magma della parola di Testori) e le voci e i corpi di Clitennestra, Egisto ed Elettra.
La vicenda è nota: Oreste torna a casa per vendicare il padre Agamennone, ucciso da Clitennestra e dal suo nuovo "ganzo", Egisto, che ora ne usurpa il trono. Accompagnato dall'amico Pilade, trova ad attenderlo, alla tomba di Agamennone, la sorella Elettra.
Ancora una volta Testori sposta il contesto della tragedia. Dalla reggia degli Atridi siamo calati nel cuore della provincia italiana, nel suo amato paesaggio natale. Il risultato è una Brianza's Tragedy, in cui il tragico e il ridicolo sono giustapposti. 'Un Oreste un po' da stalla - come lo definì l'autore stesso - profondamente cruento, ma divertente e comico per l'espressività del linguaggio, nel quale Clitennestra è per i figli vacca sconsacrata o poara gaina devastata. Elettra diventa Elettrica, grazie all'intervento di Marconi, e la lingua di Egisto diventa 'salmistrata' per la paura.

Tredici anni dopo il debutto, l'allestimento di Teatridithalia, diretto da Francesco Frongia, coglie gli aspetti grotteschi e sanguinari del testo, per fare della riscrittura di Eschilo una rappresentazione grandguignolesca in un baraccone da fiera. Un fattaccio di sangue, una torbida tragedia familiare da cronaca nera che, raccontata in una piazza di un paesotto italiano con l'accompagnamento musicale di una fisarmonica, mescola sfacciatamente toni alti, bassi e popolari.

Le scenografie dipinte rappresentano gli ambienti della 'cammara privata dei ghenitanti', della 'sagra et fatal tomba' o 'del regal palazzo' con i colori accesi e il segno primitivo di certi fumetti horror, compiaciuti di raccontare un'orgia di sangue e carne. sdisOrè di Giovanni Testori Nuovo Teatro Nuovo di Napoli (Sala Assoli), dal 16 al 21 novembre 2004

Per informazioni e prenotazioni ai numeri +39 081406062 - +39 081425958 email nuovoteatronuovo@tiscali.it(17/11/2004-Italian Network)


A TORINO-L'ATTORE INTERPRETE DELLA VERITÀ NE "LA PESTE" DI A.CAMUS DEL REGISTA C. LONGHI

La solidarietà umana, oltrepassando l'individualismo, permette l'affermarsi di una dimensione legata ai valori più saldi della nostra esistenza. Una dimensione che, purtroppo, emerge solo nel corso di drammi collettivi, quale reazione alla disperazione e alla morte.
E' questo il tema di fondo de "La Peste" (1947), il noto romanzo di Albert Camus, rappresentato al Cavallerizza Reale di Torino (11-21 novembre) dal regista Claudio Longhi

La trasposizione scenica de "La peste", come afferma lo stesso Longhi, pone l'attenzione "sull'esplorazione del dibattito culturale, storico, spirituale e umano che rappresenta il cuore dell'opera di Camus". Una realtà senza senso, nella quale gli eventi che accadono sfuggono al controllo della razionalità e prevale la percezione dell'assurdità dell'esistenza umana, l'inadeguatezza dei comportamenti rispetto alle possibilità e ai desideri dei singoli individui.

Lo spettacolo è articolato in tre parti, ciascuna delle quali "rappresenta in miniatura l'intero universo concettuale dell'opera", trasposizione metastorica e simbolica della nostra esistenza. Claudio Longhi ha creato, così, uno spettacolo "di montaggio, in cui la rappresentazione suddivisa non è un atto teatrale in senso stretto, ma una sintesi dell'interrogarsi di Camus sui destini del mondo, senza suggerire risposte definitive e ma costringendo lo spettatore a prendere posizioni bene definite.

La scelta del romanzo"La Peste", come sostiene il regista, rappresenta un invito a "resistere" in un'epoca di minacce e conflitti, non solo rinnovando l'appello a rifondare una nuova comunità, ma soprattutto trasformando l'attore in un'incarnazione della verità.
La "Peste" rappresenta, infatti, uno dei capolavori della letteratura del Novecento: approfondisce il senso di rivalsa contro un inesorabile male collettivo, un'epidemia (cui si attribuiscono evidenti significati simbolici e allusioni al nazismo) che sconvolge gli abitanti della città di Orano. La peste devasta crudelmente la vita degli abitanti, ma inspiegabilmente ne migliora il percorso di crescita interiore ed esistenziale.

Albert Camus (1913-1960) fu un importante esponente dell'esistenzialismo francese, movimento culturale che si proponeva di far fronte con l'impegno (engagement) alla crisi di valori dovuta alla distruzione della guerra. Fu altresì un fervente sostenitore della resistenza anti-nazista e le sue convinzioni politiche lo portarono ad allontanarsi dall'amico filosofo Jean Paul Sartre (1905-1980). Scrittore prolifico di grande spessore scrisse numerosi testi letterari e teatrali. Tra gli altri ricordiamo: "Lo straniero" (1942), "La caduta" (1956), "L'esilio e il regno" (1957), "Il malinteso" (1944), "Caligola" (1944), "Lo stato d'assedio" (1948), "I giusti" (1950). Nel 1957 Camus è stato insignito del premio nobel per la letteratura.

Per ulteriori informazioni: www.teatrostabiletorino.it- tel.+39 0115176246.(15/11/2004-G.M./Italian Network)