STORIE D'AMORE E D'ANARCHIA AL TEATRO ELISEO

SERGIO CASTELLITTO AL TEATRO PARIOLI

DONNE IN SCENA AL TEATRO NUOVO DI NAPOLI

PAOLO ROSSI ALL'ARENA DEL SOLE DI BOLOGNA

KURT WEILL A TRIESTE

CONTRADDIZIONI IN SCENA A TORRITA DI SIENA

MACBETH:PRIMA ASSOLUTA AL TEATRO DI PRATO

"LAUBEN AL PICCOLO ELISEO DI ROMA

A PARIGI EDIZIONE 2002 DI SOLO ITALIANO A CURA DELL'ISTITUTO ITALIANO DI CULTURA


BOLOGNA METTE IN SCENA L'AMBLETO

LA POLITICA VA A TEATRO E METTE IN SCENA IL G8

UNA TELEFONATA CON FAUSTO PARAVIDINO - COME NASCE UN "TEATRO CIVILE"

AL VIA LA SETTIMA EDIZIONE DEL PREMIO MASSIMO TROISI

ANDROMACA AL TEATRO FURIO CAMILLO DI ROMA

ALFONSO SANTAGATA AL DAMS DI BOLOGNA CON IL PROGETTO TRAGICAMENTE

UNA SERATA AL TEATRO ORIONE DI ROMA PER LA RICERCA SUL CANCRO

IN SCENA A REGGIO EMILIA L'ELETTRA DI EURIPIDE

LABORATORIO DI SCRITTURA CREATIVA APPLICATA ALLA DRAMMATURGIA

DRAMMA SOCIALE AL TEATRO NUOVO DI NAPOLI

BOLOGNA - PRIMA ASSOLUTA ALL'ARENA DEL SOLE

A ROMA IL TEATRO SI TINGE DI GIALLO

RACCONTO D'INVERNO AL TEATRO ARGENTINA

GIULIO BOSETTI AL TEATRO QUIRINO DI ROMA NEL IL BERRETTO A SONAGLI

LA STORIA DEL LABIRINTO AL TEATRO INDIA DI ROMA

OMBRE DI E CON MARCO BALIANI AL TEATRO DEL SOLE DI BOLOGNA

CARMEN: MONICA GUERRITORE AL TEATRO ARGENTINA

A ROMA IL TEATRO INDIA METTE IN SCENA SHAKESPEARE

CARLO LUCARELLI AL TEATRO DI TORTONA CON UN GIORNO DOPO L'ALTRO

A FIRENZE LA PICCOLA BOTTEGA DEGLI ORRORI

A ROMA LA RASSEGNA MACCHINE TEATRALI AL TEATRO L'ARCILIUTO

A TRENTO LE ULTIME LUNE DI FURIO BORDON

A BOLOGNA OMBRE: UNO SPETTACOLO DI E CON MARCO BALIANI

A REGGIO EMILIA RIVIVE LA TRAGEDIA GRECA CONELETTRA

A NAPOLI 32 MQ DI MARE DI PINO PASCALI

UN ITALIANO AL TEATRO CLASICO DI MADRID - MAURIZIO SCAPARRO ED IL MITO DI DON GIOVANNI

COLORE DI CARNE, DA NAPOLI A STOCCOLMA

NINO D'ANGELO: L'ULTIMO SCUGNIZZO A MILANO

IL BACIO DELLA VEDOVA AL TEATRO NUOVO DI NAPOLI

AD AOSTA IL LIBERTINO CON OTTAVIA PICCOLO E GIOELE DIX

NOTTURNO INDIANO DI ANTONIO TABUCCHI A MESSINA

SPERIMENTAZIONI TEATRALI ALL'UNIVERSITÀ DI BOLOGNA: UNO SGUARDO SULLE SCENE

SPERIMENTAZIONI TEATRALI ALL'UNIVERSITÀ DI BOLOGNA:SCRITTURA PER ATTORI

AL TEATRO BIONDO DI PALERMO L'ULTIMO SUCCESSO DI LUCA RONCONI I DUE GEMELLI VENEZIANI

AL QUIRINO A ROMA BELLA FIGLIA DELL'AMORE CON ANNA PROCLEMER


IL TEATRO ITALIANO CONTEMPORANEO NEGLI INCONTRI DELL'ISTITUTO ITALIANO DI CULTURA

Nel 1989 fu creato a Parigi il Centro-Testi, il cui obiettivo era quello di promuovere e diffondere la conoscenza del teatro italiano contemporaneo in Francia.
Durante i suoi dieci anni di attività, il Centro ha fatto conoscere numerosi autori, da Santanelli a Moscato, a Brusati, Flaiano, Lunari, Fo'....organizzando festival e lettire pubbliche e sostenendo, inoltre, la traduzione dei testi inlingua francese.
Nel 1999 il Centro fu chiuso e gli archivi furono accolti, per evitare la dispersione di tale patrimonio, dall'Istituto Italiano di Cultura.
Alle precedenti traduzioni si sono, nel frattempo, aggiunti altri testi, continuando a fornire l'immagine di quello che è il teatro italiano odierno.(Italian Network)


STORIE D'AMORE E D'ANARCHIA AL TEATRO ELISEO

Il Teatro Eliseo di Roma mette in scena, dal 5 al 31 marzo, la commedia di Lina Wertmuller, "Storie d'amore e d'anarchia". L'opera che, nella versione cinematografica, ha dato il via al successo della Wertmuller negli Stati Uniti, era interpretata in origine da Mariangela Melato e Giancarlo Giannini, ruoli che, nella versione attualmente a teatro, saranno ricoperti da Giuliana De Sio e Elio, il cantante delle Storie Tese.
Tra le musiche campeggiano due brani di Nino Rota.

L'azione è ambientata in un'Italia anni '30: un contadino che ha visto uccidere un suo amico anarchico, decide di andare a Roma, per vendicarlo, uccidendo Mussolini. Tunin - questo il nome del protagonista, rimane affascinato dalla città. All'arrivo, viene accolto in un bordello e, questo, simbolo di libertà e sogni proibiti, ma anche di mercificazione e solitudine, diventa un metafisico luogo in cui l'Italia, con tutte le sue diversità, si guarda allo specchio.

Un'opera profondamente attuale, che riafferma i diritti delle donne all'uguaglianza, al riconoscimento e alla felicità. Ma ancora di più, un'opera che mostra la potenza e l'impotenza dell'uomo, capace di innalzarsi col pensiero al livello degli angeli, ma anche di sprofondare a quello delle bestie, capace di farsi male fino a distruggersi.

Per Ulteriori Informazioni: Teatro Eliseo Via Nazionale 183 Roma Telefono: 06.4882114 (Italian Network)


SERGIO CASTELLITTO AL TEATRO PARIOLI DI ROMA

Dal 26 febbraio al 24 marzo al Teatro Parioli di Roma, Sergio Castellitto interpreta e dirige "Zorro", scritto da Margaret Mazzantini.

Nulla a che vedere con l'eroe tanto caro a bambini e non, lo Zorro di Castellitto è un barbone, un uomo abbandonato a se stesso, che gode di quell'abbandono sentendo le infinite potenzialità di un vivere libero dagli schemi, ma che di quell'abbandono soffre anche, per il dolore che lo ha portato a perdere l'ordine della sua vita.

Un monologo, sapientemente recitato: brevi flash, elucubrazioni estemporanee, flussi di parole che raccontano una storia apparentemente senza inizio o fine. Così non è, le parole per Zorro sono l'attaccamento al mondo reale, all'umanità e lui le usa per raccontarsi quello che fa e che vede, perché ascoltandosi possa riviverlo e soprattutto prenderne coscienza. Microatti separati da scampoli di musica e fugaci coreografie, in cui Castellitto fa del corpo un megafono dell'anima.

Zorro ha sofferto in passato, ed il dolore gli ha fatto perdere la ragione, o forse non l'ha mai avuta ed il dolore gliela fa riconquistare. Su questo duplice binario si muove la storia-non-storia di un barbone, abbandonato dalla madre - morta - e dalla moglie - che lo tradisce - , che abbandona infine l'unica donna che lo cerchi, sua sorella.

Commenta la Mazzantini: "Zorro non assomiglia a nessuno. Ha dalla sua tempo ed occhi. Guarda in alto il volo degli uccelli migratori, e in basso il volto di chi incontra, di chi passa."

Zorro gioca con la sua vita, con quella degli altri, viaggiando dall'una nell'altra fino a fermarsi, tradito da un pensiero o da un odore, per ricordare la normalità di prima, la normalità che lo ha rifiutato e che si è fatta rifiutare. Per un attimo la nostalgia si impadronisce delle sue parole, gli fa lucidi gli occhi, ma poi Zorro ritorna il viaggiatore picaresco delle favole, dove anche un barbone non è un inadatto ma un saggio, un rivoluzionario, forse un poeta.

Splendida l'interpretazione di Castellitto: un uomo che regge la scena con leggerezza, che diverte, commuove e fa pensare con il solo uso della sua voce e del suo corpo.

Quattro sedie, una giacca sformata e un cappello di lana gialla: poco serve per sedurre il pubblico ad un attore che non sia un mestierante ma un artista.

Per Ulteriori Informazioni: Teatro Parioli Via G. Borsi 20 Roma Telefono +39 06.8022329/ 06.8022333 (Italian Network)


DONNE IN SCENA AL TEATRO NUOVO DI NAPOLI

Dal 7 febbraio al 10 marzo, alla sala Assoli del teatro Nuovo di Napoli, va in scena, in prima nazionale, lo spettacolo "Donne da buttare", testi al femminile scritti da Enzo Moscato e Francesco Silvestri, Maria Basile e Cristina Donadio.
Lo spettacolo, organizzato dal Comune di Napoli, rientra nell'ambito della manifestazione Marzo Donna 2002, ed include anche un monologo di Enzo Moscato sulla guerra.

Lo spettacolo studia l'universo femminile nella sua interezza e complessità, passando per i grandi nomi della storia, dell'arte, della cronaca. Uno spettacolo fatto in decoupage: tanti stralci di immagini che la memoria ha conservato, sovrapposto e collegato. Due donne e la parola: niente di più sulla scena.
L'occasione della festa della Donna è un motivo in più per rappresentare queste donne che si raccontano raccontandoci.

Per Ulteriori Informazioni: Teatro Nuovo Via S. Liborio 1 Napoli Tel. +39 081425958/ 081406062 (Italian Network)


PAOLO ROSSI ALL'ARENA DEL SOLE DI BOLOGNA

Dal 12 al 17 marzo, nella Sala Grande dell'Arena del Sole, Paolo Rossi e la sua Compagnia del Teatro di Rianimazione interpretano "Questa sera si recita Molière", dramma da ridere in due atti.
Lo spettacolo si basa sulla filosofia tanto cara a Paolo Rossi, di un teatro che non sua fatto per il pubblico, ma con il suo aiuto. Dopo "Romeo & Juliet", portato in tournée per tre anni, Rossi tenta di nuovo la commistione tra il teatro tradizionale e la realtà della nostra epoca.

Dell'opera di Molière Paolo Rossi ha scelto, come tronco principale dello spettacolo, "Il medico per forza", cui aggiunge tuttavia innesti presi da altre commedie e momenti di totale apertura al pubblico.
Rossi interagisca con il pubblico, visitando gli spettatori nel ruolo di pazienti e cercando di stabilire un raccordo tra l'attore del '600 e quello del '2000, nell'ottica di un teatro gioco che è matrice comune e senza tempo.
La medicina diventa metafora del potere, ed infatti viene gestita da gretti, incompetenti, ipocriti, falsi medici che parlando un linguaggio incomprensibile riescono ad avere "carta bianca" sul popolo male informato.

Non manca la polemica: "Sarà uno spettacolo sui ciarlatani, in un momento storico in cui i ciarlatani la fanno da padroni; sarà uno spettacolo in costume, coi costumi del '600, ma anche i costumi saranno in perenne movimento e staranno a mostrare questa fusione tra il teatro immortale di Molière e noi comuni mortali di oggi."

Per Ulteriori Informazioni: Arena del Sole Via Indipendenza 44 Bologna Telefono +39 051.2910910 (Italian Network)


KURT WEILL A TRIESTE

Sabato 9 marzo, presso il Teatro cavallerizza, va in scena lo spettacolo "Un bellissimo settembre - Kurt Weill l'americano", di Gianni Gori, per la regia di Mario Licalsi. Lo spettacolo è realizzato con la collaborazione dell'Associazione internazionale dell'operetta.
1949:alle prese con la stesura dell'ultimo musical, Kurt Weill riflette sulla sua vita. È il percorso irrequieto di un ebreo errante sopravvissuto a due guerre mondiali, di un musicista tedesco diventato americano, bollato dal regime nazista per il suo impegno sociale e politico e poi considerato un disertore dagli stessi compagni tedeschi per il suo disimpegno a Broadway e Hollywood.
Alla memoria gli torna l'unica vera compagna di vita: la cantante Lotte Lenja. È discorrendo con lei, che rievoca le difficoltà della gioventù, il percorso dai teatri periferici al successo in America, il distacco dalla Germania, in seguito alle Leggi Razziali, la guerra. Malgrado la drammaticità di molti eventi, non manca l'ironia nel racconto dei più difficili trent'anni del Novecento, racconto fatto a suon di musica, sulle note, chiaramente, degli splendidi pezzi di Kurt Weill. La vita trascorsa insieme dai due protagonisti si traduce in un Songspiel che raccoglie le più belle pagine della musica di Weill.

Per Ulteriori Informazioni: www.iteatri.re.it/database/iteatri/iteatri.nsf/operetta.htm (ItalianNetwork)


MACCHINE TEATRALI A TORRITA DI SIENA

Sabato 9 marzo, al Teatro degli Oscuri di Torrita di Siena, Macchine Teatrali presenta "Il barone dei proci", proiezioni di opere di Lawrence Ferlinghetti.
Una storia beat. Sullo sfondo della Puglia del dopoguerra, Gennaro De Gemmis, è barone, letterato, giocatore d'azzardo, ricco e spiantato. E la sua vita è fatta del pappagallo che ha mangiato ma con cui ancora parla, dei suoi proci di terracotta, della macchina che non ha mai imparato a guidare. Più ancora la sua vita è la biblioteca della Puglia, volumi sulla storia della regione che ha raccolto nell'arco dell'intera vita. Biblioteca che gli stranieri si mettevano apposta in viaggio per vedere, e che lui avrebbe voluto donare alla città di Bari, se solo questa la avesse accettata.
Sullo sfondo musiche jazz e blues tipica di un'America dagli ampi spazi, strade infinite che portano verso orizzonti impensati.
Così la contraddizione sale in palcoscenico, e per un giorno, la polvere del Sud d'Italia prende il respiro delle Highway, e la sua storia, le sue tradizioni arrivano oltreoceano.

Per Ulteriori Informazioni: Teatro degli Oscuri Piazza Matteotti Torrita di Siena (Italian Network)


MACBETH: PRIMA ASSOLUTA AL TEATRO DI PRATO

Dal 7 al 10 marzo, Marco Marcidoris e Famosa Mimosa mettono in scena al Teatro Fabbricone di Prato "Vortice del Macbeth", per la regia di Marco Isidori.
"Vortice del Macbeth" è la versione "inghiottita" del testo shakesperiano, calato in un gigantesco stomaco di ferro, di legno, di corda e di carne - quella degli spettatori presenti in sala. La struttura - 7x7x7 metri - ingloba anche il pubblico, rendendolo parte dello spettacolo, seppur limitato ad un ruolo scenografico. Tuttavia la vicinanza attore/spettatore aiuto lo spettacolo a superare la medialità insita nella dialettica teatrale.
La Torre del Teatro Rosso è completamente affrescata all'esterno con un ciclo di pitture che raccontano 27 storie: storie che confluiscono l'una nell'altra formando un panorama suggestivo che ricorda l'architettura di un tempio indù. Un ponte levatoio permette di accedere all'interno di questo piccolo "Globe". Il ponte viene chiuso dopo l'ingresso del pubblico per concorrere alla creazione di un microclima acustico, luminoso e sentimentale.
Dopo Prato, lo spettacolo sarà presentato al Teatro Garibaldi di Settimo Torinese dal 13 al 22 marzo, per proseguire poi al Valle di Roma dal 26 al 29 marzo e al Teatro Comunale di Casalmaggiore - Cremona, dal 4 al 6 aprile. (Italian Network)


"LAUBEN" AL PICCOLO ELISEO DI ROMA

Dal 7 al 27 marzo il Piccolo Eliseo di Roma ospita "Lauben" spettacolo di Roberto Cavosi, per la regia di Umberto Cantone.
"Lauben", via dei Portici in tedesco, è il racconto delle prostitute Martha e Ulli.
Merano, 1898: Martha è nervosa, malata e triste. Ulli, al contrario, esplode di vitalità quasi a rinfacciare alla compagna la sua più giovane età ed il suo stato di buona salute. Martha, dopo ripetuti diverbi, attacca Ulli nel suo lato più debole: la sua prossima maternità. Il confronto è spietato, ma nello scoprirsi vicendevolmente le due amiche rivelano i loro lati più intimi ed i loro sogni più riposti.
La situazione si complica quando, nella vita delle due donne, fa il suo ingresso un tenente al seguito dell'Imperatrice Sissi, in vacanza a Merano. Le due prostitute, in nome di una visione più profonda della vita, trovano il coraggio di sfidare "Imperatori ed Imperatrici".
"Lauben" è un testo sul valore della vita con un finale che conduce una morale antiabortista, in chiave assolutamente antiretorica. Diversi gli spunti di riflessione offerti dal testo di Cavosi: dalla lettera di San Paolo, alle pagine di Musil e Kleist, al cinema di Rohmer. Un testo interessante, ironico, denso che fa riflettere e coinvolge per la passione e la precisione della sua tessitura. Un elogio della libertà e del coraggio di chi la ricerca nel quotidiano, trasformando ogni atto in un piccolo gesto di eroismo.

Per Ulteriori Informazioni: Piccolo Eliseo Via Nazionale 183 Roma Telefono: +39 06.4885095 (Italian Network)


A PARIGI EDIZIONE 2002 DI SOLO ITALIANO A CURA DELL'ISTITUTO ITALIANO DI CULTURA

L'edizione 2002 del ciclo Solo Italiano, a cura dell'Istituto Italiano di Cultura a Parigi, presenta nel mese di gennaio (30) Marisa Fabbri in "Lettere d'amore".
Si tratta di inediti di Gabriele D'Annunzio adattati da Dacia Maraini. Una finestra aperta sui tormenti e le estasi erotiche di D'Annunzio spiati attraverso una corrispondenza ancora inedita. Lettere che il giovane poeta ha indirizzato a Elvira Natalia Fraternali, sposata con il Conte Leoni e che egli chiamerà Barbara.

Nella traslazione teatrale Dacia Maraini immagina che sia Mara, figlia di Barbara, a ritrovare alla sua morte il piccolo pacco di lettere ed a scoprire con meraviglia le sue avventure segrete. Lettura febbrile e commenti si alternano, stabilendo un dialogo impossibile con una madre ormai scomparsa.
Presenzia alla prima Dacia Maraini.

Per informazioni: Istituto Italiano di Cultura 0033 01/44394939. Gli spettacoli (Hotel de Gallifett 50, rue de Varenne 75007 Paris) hanno inizio alle ore 19.00. L'ingresso è gratuito con prenotazione obbligatoria tel. 0033.1. 44 39 49 37.(Italian Network)



BOLOGNA METTE IN SCENA L'AMBLETO

La modernità di Shakesperare: ancora un testo del più famoso drammaturgo inglese, sale sulla scena, rivisitato e ammodernato.
Venerdì 1 e Sabato 2 marzo, l'Arena del Sole ospita la Compagnia Lombardi-Tiezzi nello spettcolo "L'Ambleto" di Giovanni Testori, con Sandro Lombardi, Iaia Forte, Massimo Verdastro, Alessandro Schiavo, Andrea Carabelli, Francesca Della Monica.
Lo spettacolo chiude il progetto "Scritture per attori. Un percorso attraverso la drammaturgia contemporanea dai Magazzini ad oggi", dedicato dal Centro La Soffitta alla Compagnia Lombardi-Tiezzi, nota per la sperimentazione di nuovi linguaggi teatrali.
Teatro nel teatro: la storia è quella di una compagnia teatrale di dubbio valore, gli Scarrozzanti, vuole rappresentare l'Amleto, nell'ambito di una festa paesana. Il protagonista racconta al pubblico l'inizio della tragedia, ambientata non più a Elsinore, ma nei pressi di Milano. Date le scarse disponibilità economiche, gli attori sono costretti a recitare più di una parte. Ofelia-Gertrude, che ha piena coscienza della decadenza artistica del loro fare teatro, ricorda con malinconia i fasti del passato, quando la compagnia in cui lavorava poteva permettersi perfino "boys e gherls".
L'Ambleto è la prima delle riscritture drammatiche operata dal Testori. Amleto diventa Ambleto, un guitto-contadino lombardo, rivoluzionario disperato e nemico giurato delle istituzioni. I compagni di Amleto vanno in scena come e dove possono. Sono contadini e parlano quindi una lingua impura ma viva, plebea e al contempo raffinata. Attraverso il dialetto esprimono la vitalità di sensazioni e passioni forti e sincere, storpiano invece l'italiano, trasformandolo in una macchietta di se stesso, nel tentativo di "parlar bene".

La forza eversiva del testo è proprio nel recupero della dialettalità non intesa come forma esteriore, bensì nella profondità del suo essere dimensione dell'anima. A ciò che si aggiunge che si tratta di un dialetto apolitico, apolide, "globale", colorito di termini, lombardi, napoletani, francese e spagnoli, latini e siciliani.

Per Ulteriori Informazioni: Arena del Sole Via Indipendenza 44 Bologna Telefono: +39 051.2910910 (Italian Network)


LA POLITICA VA A TEATRO E METTE IN SCENA IL G8

Sperimentare nuove teatralità: questa sembrava essere la linea guida della stagione di prosa del Teatro L'Arciliuto di Roma, dove sperimentare non voleva dire riscrivere, rivisitare, ammodernare testi già esistenti, ma lavorare sulla realtà, sulla cronaca per cercare di analizzare e, in taluni casi, superare, la vita e le tragedie appena vissute, seguendo le tracce della catarsi aristotelica.
Venerdì 1 e sabato 2 marzo, il Teatro L'Arciliuto aveva deciso di dedicare un week end alla riflessione ed al ricordo, nel tentativo di comprendere, col senno di poi, quanto accaduto, quest'estate, al G8 di Genova.
Ripensamento dell'ultima ora, a soli due giorni dalla rappresentazione, i proprietari del teatro, Enzo e Giovanni Samaritani, hanno preferito cancellare lo spettacolo dal cartellone, nel clima politico attuale post-bomba al Viminale. Ed è la stessa direzione che aveva deciso di dare spazio alla voce di giovani autori e alle tematiche civili perché "ora più che mai si sente il bisogno di parlarne".
Il Teatro Belli, è proprio il caso di dirlo, offre "asilo politico" allo spettacolo di Fausto Paravidino, che andrà in scena Domenica alle h.21.

Sul G8 tutti hanno parlato, discusso, detto la loro, pochi hanno saputo davvero, pochi hanno visto e capito, pochi hanno imparato. Da qui nasce l'esigenza di uno spettacolo come "Gi.Otto", commissionato, in una versione ridotta, a Fausto Paravidino, dal Royal Court Theatre di Londra.
Spettacolo che mette in scena le testimonianze di quanti, il G8, lo hanno vissuto dalla strada.
Siamo stati bombardati da informazioni che hanno privilegiato, a seconda della parte che le forniva, questo o quell'aspetto della manifestazione, da un lato la provocazione ed il disordine, dall'altro il regime e la violenza. Il G8 non è stato questo, non solo almeno. Doveva essere un momento di dialogo, si è trasformato nella più alta manifestazione di incomunicabilità.
Il teatro sale in cattedra e racconta. Sono i concerti di Radio Pololare, i ragazzi che suonano i bongos per la strada, i punti di ristoro, e questo spirito comunitario di una solidarietà decantata ma non messa alla prova. Sono mamme che manifestano spingendo la carrozzina, striscioni di un'Italia politicamente "alternativa" che si ritrova a Genova per " fare evento". Gente che poi è stata caricata dalla polizia, costretta a scappare e a nascondersi nella città blindata che non offre ripari. Gente che grida contro la polizia, senza conoscere ciò che accade nelle prime file di quella chilometrica manifestazione, senza sapere degli incendi, delle vetrine rotte, di quella rabbia senza senso, che è lì solo per fare rumore, e non certo per parlare.
L'idea alla base di questo spettacolo è quella di salvaguardare la memoria, rileggendo (e riascoltando) insieme le testimonianze di quei giorni.
Uno spettacolo del genere non può certo essere impostato su canoni tradizionali. Così le tecniche si rinnovano: la regia collettiva permette ad ognuno di dirigere se stesso. Ogni attore conosce il testo completo, per poter poi di volta in volta, raccontarne una parte. Le testimonianze si arricchiscono e cambia lo spettacolo, in un continuo divenire che, a rappresentazione del moto del pensiero, prende forma sull'afflusso di dati che ha a disposizione.

Per Ulteriori Informazioni: Teatro Belli Piazza Sant'Apollonia 11/A (Italian Network)


UNA BREVE TELEFONATA CON FAUSTO PARAVIDINO - COME NASCE UN "TEATRO CIVILE"

Giovanissimo, Fausto Paravidino, nato nel 1976, ha già con un percorso artistico alle spalle di indubbio valore. Pluripremiato per i suoi lavori, si orienta verso un teatro sperimentale e di impegno, come dimostra il suo ultimo spettacolo, "Gi.Otto". Attualmente a Londra, dove verrà presentato al Royal Court Theatre Giovedì sera, Paravidino si concede ad una breve intervista telefonica.
Lasciando in secondo piano il discorso della censura, operata dal Teatro L'Arciliuto, affrontiamo il tema della creazione dello spettacolo.

Come nasce un teatro civile? Da dove prende le mosse una rappresentazione che vuole porsi al di là della finzione scenica, come documento e testimonianza di storia recente?
Paravidino non ha partecipato alla manifestazione no global di Luglio, ha però avuto amici e conoscenti che si sono recati lì. Sfruttando le loro testimonianze e quelle dei molti che, tornati alla normalità, hanno avuto desiderio di condividere e raccontare la loro esperienza, ha acquisito il materiale necessario per farne un testo da mettere in scena. "Lo spettacolo racconta i quattro giorni del G8. Dai preparativi della città all'arrivo dei no global alla morte di Carlo Giuliani in piazza Alimonda."

Il G8 ha avuto un forte momento di scontro tra le istituzioni e i manifestanti. Come è entrato questo nello spettacolo: è stato dato spazio anche alla controparte o solo a quanti hanno manifestato? Ci troviamo di fronte ad una descrizione obiettiva e completa dell'avvenimento o di fronte ad uno spettacolo di opinione?
Paravidino sostiene che entrambe le parti siano state ascoltate. Tuttavia mentre per dare voce ai manifestanti si è basato su testimonianze dirette, per la parte istituzionale, sì è affidato alla stampa e ai canali ufficiali.
"Gi.otto" è uno spettacolo documento, ma è ancora di più un'opera poetica, nata dall'opinione personale di Fausto Paravidino sulla vicenda. Il suo intento è quello di far emergere la voce dei singoli, nell'affermazione di un rinnovato pluralismo. Il movimento no global d'altronde si basa proprio sul concetto di un uomo-un'idea, e non può quindi essere rinchiuso in una struttura verticistica. Malgrado la facile e più volte utilizzata immagine di uno scontro a due, il G8, secondo l'autore, è l'esempio di un nuovo modo di fare politica che veda una partecipazione più attiva della gente.

Quale il messaggio che lo spettacolo vuole trasmettere?
La voce dei singoli rischia di restare sommersa, lo spettacolo vuol essere un invito ad ascoltarli.

Suggerita l'ipotesi che sia più utile un ascolto reciproco, passiamo alla questione della censura.
La censura è un problema che riguarda la produzione e il teatro. Fortunatamente un altro teatro si è offerto di ospitare la rappresentazione. Apprendiamo che c'è una nuova paura, ma anche la voglia di resistere, la voglia di parlare. E da questa voglia, Paravidino trae lo stimolo per proporre il suo spettacolo, nella versione breve in cui è nato - dieci minuti divisi in quattro micro-atti che andranno in scena giovedì a Londra - e nella versione più lunga - di circa una quarantina di minuti - scritta per l'Italia. Non solo, ma questa rappresentazione sarà il punto di partenza di una serie di lavori, che partiranno proprio dall'ampliare il testo per farlo diventare via via sempre più completo.

Dieci minuti, quaranta minuti: qual è il giusto tempo della rappresentazione?
Forse quattro giorni, come quelli che ci sono voluti per il vero G8, ma le testimonianze non erano sufficienti.

E quali sono stati i tempi dell'artista?
Un mese circa per la scrittura, di più per studiare l'avvenimento - dalla fine del G8 al mese di Novembre.

A conclusione di questa prima serie di lavori: soddisfatto?
Soddisfatto per uno spettacolo che è documento ma che ha anche una componente estetica forte.

"Gi.otto" è uno spettacolo che ancora prima di andare in scena e' stato accolto e sostenuto da manifestazioni di solidarietà che stampa e pubblico hanno espresso a Paravidino in seguito alla "censura". Ci si domanda se l'interesse per l'opera nasca da una interpretazione del sociale che vuole vedere un'umanità "più buona ed impegnata", o da un sincero ed approfondito interesse verso la politica internazionale e la "gestione" del "sistema mondo"?
La speranza dell'autore non può che essere quella di un pubblico impegnato che dia un forte segno di rinascita dell'interesse verso la politica.
Attendiamo la rappresentazione di Londra e quella italiana per vedere effettivamente come il G8 è rimasto negli occhi della gente che lo ha vissuto, e, come rimarrà negli occhi di chi lo vedrà recitato in palcoscenico.(V.A./Italian Network)


PRENDE IL VIA LA SETTIMA EDIZIONE DEL PREMIO MASSIMO TROISI

L'Istituzione Comunale per la Promozione della Cultura di S. Giorgio a Cremano bandisce la settima edizione del Premio Massimo Troisi, concorso dedicato a opere di genere comico o di commedia realizzate da giovani autori italiani e stranieri.
Cinque sono le sezioni in concorso: "Cortometraggio comico"; "Attori comici" che seleziona nuovi talenti; "Scrittura comica", in collaborazione con Colonnese Editore - Napoli, che si propone di scoprire e promuovere nuove storie, sceneggiature e racconti d'argomento comico; "Cortometraggio comico studentesco", realizzato in collaborazione con l'Ufficio Scolastico Regionale per la Campania, riservato alle scuole medie e superiori della provincia di Napoli; "Progettazione e Realizzazione del Trofeo Troisi", riservato agli studenti dell'Accademia delle Belle Arti di Napoli.

Coloro che vogliono partecipare, devono inviare le opere accompagnate dal modulo di iscrizione (specifico per ogni sezione) e dalla sottoscrizione dell'Accordo di Partecipazione, disponibile presso gli uffici del Premio o su internet.
È possibile partecipare con più di un lavoro. La partecipazione è gratuita. I lavori dovranno essere inviati a: PREMIO MASSIMO TROISI/Istituzione Comunale per la Promozione della Cultura, Via Cavalli di Bronzo, 20 - Villa Bruno, 80046 San Giorgio a Cremano (Na).
Tutte le opere, selezionate tra le varie sezioni, saranno inserite nel programma del festival. Il concorso, infatti, costituisce la parte centrale dell'Osservatorio sulla Comicità, manifestazione che da martedì 2 a domenica 7 luglio 2002, a Villa Bruno, proporrà concerti, spettacoli di prosa, proiezioni, mostre e convegni sempre basate sul tema della comicità.

Per Ulteriori informazioni: Premio Massimo Troisi, tel. +39 081 5654335 fax 081 274888 E-mail: premiotroisi@comune.san-giorgio-a-cremano.na.it . http: www.premiotroisi.com (Italian Network)


ANDROMACA AL TEATRO FURIO CAMILLO DI ROMA

dal 1 al 10 marzo va in scena al teatro Furio Camillo di Roma, Andromaca, la nota tragedia di Euripide, nello spettacolo di Massimiliano Civica, con Andrea Cosentino.
Gli antichi consideravano l'Andromaca uno tra gli scritti peggiori di Euripide, e ancora oggi è il suo testo meno rappresentato.
In effetti l'opera si discosta dai canoni della tragdeia grca classica. Non vi sono dei o eroi, ma solo uomini che non decidono del proprio destino.
Quello che ci offre Euripide è uno spaccato sociale dell'epoca, da cui desume quelal che crede essere una legge biologica scientificamente dimostrabile e dimostrata: l'uomo passa in continuazione dalla disperazione alla gioia per uno stimolo meccanico alla sopravvivenza.
Andromaca, Ermione e Peleo, fanno delle scelte fondamentali per la loro vita, convinti che poi Neottolemo, in viaggio per il Santuario di Apollo, riconoscerà i loro meriti, punendo invece i colpevoli. Nel fare queste scelte si scontrano l'uno con l'altro. Inutilmente, perché scopriranno poi che Neottolemo è morto subito dopo essere partito.
In uno spazio segnato da una ribaltina di luci bianche, un unico attore interpreta tutti i ruoli della tragedia, alternando il discorso in prosa, versi di una traduzione dell'Andromaca del '800, recitati con cadenza abruzzese, e l'uso di ottave improvvisate.
Un solo attore-burattinaio per far apparire nel vuoto personaggi che tentano di persuadere un interlocutore inesistente. La tragedia della solitudine, che vede le persone muoversi sul palco - e nella vita - nell'incapacità di parlare ed ascoltarsi.

Per Ulteriori Informazioni: Teatro Furio Camillo Via Camilla 44 Roma (Italian Network)


ALFONSO SANTAGATA AL DAMS DI BOLOGNA CON IL PROGETTO TRAGICAMENTE

Nell'ambito della stagione 2002 del Centro La Soffitta - Dipartimento di Musica e Spettacolo dell'Università di Bologna, prende il via il progetto teatrale "Tragicamente" di Cristina Valenti, sul percorso artistico di Alfonso Santagata.
Il titolo del progetto è stato ripreso da un volume sul teatro di Santagata, recentemente pubblicato da Titiviluss Edizioni, a cura di Simona Maggiorelli.

Formatosi alla scuola di Dario Fo, Santagata ha poi modificato il suo percorso, rileggendo come autore, attore e regista, i grandi tragici.
Dai testi di Shakespeare come dai tragici greci, passando per Dostoevskij Cervantes e Buchner, Alfonso Santagata ha tratto una serie di figure in qualche modo imparentate per popolare un mondo che agli antichi conflitti sovrappone le tragedie contemporanee.
Il primo spettacolo in programma, "Petito Strenge", al Teatro San Martino il 20 e il 21 marzo, è tratto da Antonio Petito, farsa dedicata all'omonimo attore dell'Ottocento, ma guarda alla tradizione per inventare l'attualità di una maschera più nevrotica che affamata, più allucinata che visionaria, immigrata alla rovescia dalla crisi economica del nord-est in un sud dove, comunque, ci si può arrangiare.
Il secondo, con lo stesso gruppo di attori, "Se tujur la nuì", al Teatro San Martino il 22 e 23 marzo, è la versione rielaborata per il palcoscenico, presentata a Bologna in prima nazionale, del lavoro itinerante proposto la scorsa estate al Festival di Santarcangelo.
Lo spettacolo fa perno sulla figura di Renè, "fan della notte" e nuova apparizione del teatro di Santagata che, nella deformazione notturna, ha "tragicamente" ambientato le sue esplorazioni.
Renè svolge un lavoro notturno impegnativo e di responsabilità alla centralina telefonica per chiamate urgenti, di giorno dorme e di notte lavora. Il suo ufficio è aperto, fino all'alba, a tutti coloro che amano la notte ma anche a quelli che la detestano perché il sonno è svanito e sono rimasti solo gli incubi, agli indecisi, ai confusi, ai disperati: un microcosmo di cellule impazzite.

Il progetto "Tragicamente" comprende anche un Incontro con Alfonso Santagata condotto da Cristina Valenti, a Palazzo Marescotti, il 22 marzo, seguìto dalla proiezione video del film "terra Sventrata" ispirato all'omonimo spettacolo che ha vinto il Premio UBU 1995 per la ricerca shakespeariana. Completa il ciclo, la presentazione del video "tragedia a 'mmare", realizato dall'omonimo spettacolo del 1999, sempre a Palazzo Marescotti, il 22 marzo.

Per Ulteriori Informazioni: Palazzo Marescotti, via Barberia 4 - 40123 Bologna tel. +39 051.2092018 /21 fax 051.2092017 e-mail: soffitta@muspe.unibo.it internet: www.muspe.unibo.it/soffitta (Italian Network)


UNA SERATA AL TEATRO ORIONE DI ROMA PER LA RICERCA SUL CANCRO

Lunedì 4 marzo 2002, al Teatro Orione di Roma si tiene una serata di beneficenza per la ricerca sul cancro.
Lo spettacolo, "Ciao Raffaello - un ricordo affettuoso", organizzato dall'Associazione Culturale DANZA e dall'AIRC, vede salire in palcoscenico: Aterballetto, Botega, Compagnia Mvula A. Sungani, Daniela Pezzi per Romagna Danza, Fabrizio della Nave, Gerardo Porcelluzzi (Opera di Roma), Giovanna Spalice e Ugo Ranieri del Teatro San Carlo, Mauro Togna, Mia Molinari, Raffaele Paganini e Angela Kouznetsova del Balletto di Roma; Salvino Aiosa, la Scuola del teatro dell'Opera di Roma, La Spellbound Dance Company, Steve La Chance, Marilù Urciuoli, Leonardo Schiavella, i 2 be naked e i finalisti del concorso coreografico Danzasì 2002.
Il ricavato della serata sarà devoluto all'Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro.

Per Ulteriori Informazioni:Teatro Orione Via Tortonia 14 Roma. Redazione Danzasì - Telefono 06.77209065 (Italian Network)


IN SCENA A REGGIO EMILIA L'ELETTRA DI EURIPIDE

Domenica 3 marzo, al teatro Ariosto di reggio Emilia, Elisabetta Pozzi interpreterà "Elettra" di Euripide, per la regia di Piero Maccarinelli.
La tragedia, presentata dalla Fondazione Teatro Due - Teatro Stabile di Parma e Reggio Emilia - in coproduzione con Gli Ipocriti, è uno dei capolavori del grande tragico greco, che più volte nell'arco dei secoli è stato reinterpretato ed ammodernato.

L'Elettra di Euripide, rispetto a quella tratteggiata dagli altri tragediografi classici, è inserita in una dimensione familiare, casalinga. La scena si svolge ai confini dell'Argolide, nella casa del contadino cui Elettra è stata data in moglie dalla madre Clitemnestra e da Egisto. Elettra, non ha dimenticato la morte violenta del padre. L'incontro col il fratello Oreste e l'amico Pilade fa rinascere in lei il dolore sopito. I due fratelli tramano l'assassinio di Egisto, assassino del padre, e lo eseguono a tradimento mentre questi è in procinto di sacrificare alle Ninfe.
Clitemnestra , sua complice, viene invece attirata nella casupola col pretesto che Elettra ha appena partorito, e lì viene uccisa. Compiuta la loro vendetta, però, i fratelli percepiscono la disperazione ed il dolore del misfatto. Il loro pentimento provoca l'intervento della divinità. Sulla casa si posano i Dioscuri, i divini parenti di Clitemnestra: Elettra sposa Pilade che la condurrà nella Focide, e Oreste lascia Argo e sarà alla fine assolto dall'Areopago di Atene.
Ciò che più interessa dell'Elettra euripidea è lo spazio lasciato al pentimento ed al rimorso, come equivalente quasi della libertà di azione - concetto rivoluzionario per la classicità.

Già rappresentata la scorsa estate a Taormina, Elettra, nella traduzione di Umberto Albini e Vico Faggi, si avvale della splendida interpretazione Elisabetta Pozzi, accanto a lei, in ruoli di rilievo, sono interpreti di chiara fama come Tommaso Ragno (Oreste), Anita Bartolucci (Clitemnestra), Leda Negroni (Prima corifea), Sandro Palmieri (Messo), e inoltre Francesco Acquaroli (contadino miceneo), Roberto Abbati (aio) e Stefano Cenci (Pilade). A firmare la regia è il Piero Maccarinelli, cui si devono spettacoli accurati e originali fra i quali, ospitati a Reggio, "Giacomo il prepotente" di Giuseppe Manfridi e "Dinner Party" di Pier Vittorio Tondelli.
Lo spettacolo resta in scena da lunedì 4 a mercoledì 6 marzo alle ore 21.

Per Ulteriori Informazioni. Teatro Ariosto Reggio Emilia Telefono 0522.458811 (Italian Network)


LABORATORIO DI SCRITTURA CREATIVA APPLICATA ALLA DRAMMATURGIA

Il Tedavi '98 di Firenze organizza il Laboratorio di Scrittura Creativa Applicata alla Drammaturgia. Un'iniziativa per scrittori, registi, attori, che vogliano specializzarsi nel settore. Intento del corso è quello di ampliare il concetto di "drammaturgo", consuetudinariamente fatto coincidere con quello di scrittore di testi teatrali, arrivando a coinvolgere tutte le figure che fanno il teatro. Il teatro infatti è per sua natura frutto del contributo di tutti quelli che vi lavorano, dall'attore al regista allo scrittore di testi. Ci sono molteplici sfaccettature nella "drammaturgia" che riguardano non solo l'opera rappresentata ma il modo in cui viene messa in scena. C'è quindi una drammaturgia di luci, di spazi, di tempi.
La ricchezza di significato che ha questo termine si rende più che mai chiara oggi, in un'epoca in cui il teatro si apre a stimoli profondamente diversi da quelli tradizionali, stimoli che ribaltano o comunque modificano anche le priorità tradizionalmente attribuite alle diverse figure che ruotano attorno alla produzione dell'opera.

La scrittura creativa applicata alla drammaturgia, non è soltanto la creazione di testi teatrali, bensì una ricerca, un cammino che permette di affrontare la creazione letteraria e scenica, valorizzando tutte le arti.
Nel percorso della storia, il teatro, come tutte le arti, ha subito cambiamenti, modificazioni, influssi, dovuti alle diverse condizioni culturali, tecnologiche, economiche, filosofiche, politiche, sociali del tempo. E' parte dell'arte, e sua componente essenziale, appropriarsi di queste modificazioni, adattandosi ad esse attraverso la formulazione di nuove estetiche.
In un clima come quello attuale scegliere un'unica forma estetica rischia di rendere il teatro inadatto alla velocità di cambiamento in cui la Vita ci abitua. È necessario perciò che ogni artista, sviluppi un proprio linguaggio personale, frutto degli stimoli che più colpiscono la sua sensibilità. Tuttavia è anche necessario che gli artisti abbiano padronanza delle tecniche disponibili perché possano scegliere la forma di rappresentazione più adatta a ciò che vogliono esprimere.

Per ulteriori Informazioni: Laboratorio di Scrittura Creativa Applicata alla Drammaturgia Via Dino Campana 6 zona Coverciano Firenze. Telefono +39 055 6120205 Cellulare 347 7085511 E-mail info@jeronimocasas.com.ar. http: www.jeronimocasas.com.ar.(Italian Network)


MADDALENA AL TEATRO NUOVO DI NAPOLI

Da martedì 19 febbraio alle ore 21, la Compagnia Teatro La Riggiola presenta lo spettacolo "Maddalena", di Fortunato Calvino da lui stesso diretto. L'ispirazione per il testo Calvino la prende da un'esperienza condotta nel 1980 all'Ospedale Psichiatrico Frullone, dove si trovava per girare un filmato. L'impatto con quella realtà è stato così forte che Calvino ha deciso di lavorare sulle emozioni provate e di rappresentare la devianza mentale senza i facili pietismi cui la Comunicazione ci ha abituati.
Su due piani, il dramma mette in scena il contrasto tra il passato e il presente, la memoria ed il bisogno di autoaffermazione. Maddalena è una donna che, dopo una lunga degenza in manicomio, torna a vivere in famiglia. "Torna" però in una famiglia diversa da quella che ha lasciato: suo marito è morto, sua figlia si è risposata e ha due figli, tutti guardano con sospetto la sua "normalità" riconquistata. Maddalena ricorda un momento di dieci anni prima, in cui disgustata all'improvviso dalla società in cui viveva, aveva urlato la sua ribellione in mezzo alla strada. Un breve istante che era stato la causa del suo ricovero.
Maddalena vuole una vita normale, e la riconquista attraverso l'amore di Salvatore. Tuttavia la stessa società a cui si era ribellata la prima volta, tenta di nuovo di schiacciarla, negandole il diritto alla felicità, perché il malato resta sempre malato, e come tale gli viene negata la possibilità di una vita normale.
Prossima ad una rassegnata rinuncia, Maddalena trova la forza per combattere e credere in se stessa.

Per Ulteriori Informazioni: Teatro Nuovo Via Montecalvario 16 80134 Napoli Telefono +39 081 425958 - 081 406062 (Italian Network)


A BOLOGNA PRIMA ASSOLUTA ALL'ARENA DEL SOLE DI FODBAL

Giovedì 21 all'Arena del Sole, prima assoluta dello spettacolo "Fodbal", scritto, diretto, e interpretato da Massimo Manini, insieme agli attori di Piccoli Trasporti Teatrali. Lo spettacolo ha il patrocinio dell'Assessorato alla Cultura della Provincia di Bologna e del Bologna Football Club.
Lo spettacolo nasce dal testo "Fodbal 4ª Brigata", scritto dallo stesso Manini e da Nico Maccentelli, pubblicato da Grasso Editori - testo che verrà presentato al pubblico in occasione della prima.
Fodbàl - traduzione in dialetto bolognese del termine inglese football - parte dall'idea di concepire un'opera sul gioco prendendolo come metafora della vita. Lo sfondo è quello di una Bologna di inizio secolo, con le sue figure tipiche: il donnaiolo, la maîtresse, piccoli delinquentelli. La Quarta Brigata è una zona che nel 1913 viene circoscritta dal Corpo di Vigilanza per meglio controllare la delinquenza cittadina.
"Fodbàl" è la gente che racconta la propria squadra con i sentito dire, e trasforma i calciatori in veri e propri idoli, affidando loro i sogni che culminano con la vittoria dell'Italia ai mondiali del 1934.
Per quanto connotato temporalmente, lo spettacolo è lo stimolo per una riflessione universale sulla vita quotidiana di tutte le genti in tutte le epoche.
L'atmosfera è quella delle foto di Nino Comaschi, grande fotografo e cronista bolognese, che il giovane autore usa come base di una sua personale rielaborazione. Tornano così alla luce "Il Caffaro", un piccolo giornale genovese che all'inizio del secolo scorso pubblicò le prime regole per praticare il football; la riunione dei soci del Circolo Turistico Bolognese indetta per fondare la squadra rossoblù; le cinque interminabili finali col Genoa che decretarono il primo scudetto del Bologna; la prima radiocronaca di una partita in diretta ascoltata al Teatro del Corso e infine Schiavio, colui che segnò la rete della vittoria nella prima finale dei mondiali vinti dall'Italia.

Per Ulteriori Informazioni: Arena del Sole - Arena del Sole, via Indipendenza 44, Bologna - Tel. +39 051.2910.910 www.arenadelsole.it (Italian Network)


A ROMA Il TEATRO SI TINGE DI GIALLO

Quasi nascosto tra i tanti palazzi che costeggiano Via Cassia, il Teatro Stabile del Giallo si rivela una proposta di alta qualità, alternativa alla tradizionale rosa dei Grandi Teatri della capitale. Due sale non molto grandi ed un retropalco sono alla base di una struttura che tutte le sere ospita, diverte ed emoziona gli appassionati del genere giallo e poliziesco, ma anche, più genericamente, gli amanti di un teatro di buon livello.
Nato da un'idea di Giancarlo Sisti e Susanna Schemarri, lo Stabile del Giallo tenta di rinnovare la tradizione drammaturgica, ammodernando i canoni su cui si basa. Nuove tecniche, spazialità e tempi, appresi dalla cinematografia, vanno in scena, dando vita a spettacoli fortemente dinamici. L'attore deva oscillare tra le due realtà - quella della pellicola che toglie spazio all'immaginazione del singolo, e quella del diretto rapporto attore-spettatore che invece tutta sull'immaginazione è incentrata. La scarsa attenzione - quasi nulla - che il teatro dedica al genere giallo, rende necessaria anche la codificazione di una tecnica recitativa che si adatti al palcoscenico ma che ricrei anche le atmosfere cinematografiche, senza averne i mezzi. È infatti il cinema il più forte divulgatore di soggetti basati sulla suspense.
Attori per passione: questo balza agli occhi dello spettatore che entri allo Stabile anche una volta sola. Attori che giocano con il pubblico e tra loro e che credono al gioco con la stessa serietà con cui lo fanno i bambini. Si tratta di professionisti - artisti più che attori - che amano la scena per le infinite potenzialità comunicative che questa offre.
Orientato verso la comunicazione ed un contatto stretto che faccia dell'ambiente teatrale non più solo un luogo di fruizione ma un centro di condivisione, il progetto Stabile del Giallo nasce assieme a quello del "dopo-teatro". Ogni sera, infatti, dopo la rappresentazione, gli spettatori sono chiamati a salire in palcoscenico, per entrare nel "dietro le quinte" dove qualche tavolino e un buon piatto di pasta diventano l'occasione per fare due chiacchiere con gli attori.
Dopo quindici anni, la direzione artistica passa nelle mani di Raffaele Castria e Marco Bellocchi, intenzionati non solo a portare avanti l'iniziativa ma anche ad innovarla. Nascono così una sezione dedicata ai nuovi testi drammaturgici, che intende promuovere il genere non solo dal punto di vista della rappresentazione ma anche della produzione. E l'iniziativa di un lunedì di cineforum, che trasformerà il teatro in una piccola sala cinematografica dedicata alla proiezione dei più bei film gialli, polizieschi, thriller e horror.
Un classico dello Stabile è la rappresentazione di "10 piccoli indiani" di Agatha Christie - attualmente in scena. La Compagnia, composta da una decina di persone "fisse" cui se ne aggiungono di volta in volta altre, vanta diversi attori interessanti. Spiccano tra tutte l'elegante e commovente interpretazione del Generale Mackenzie offerta da Norman Mozzato, e quella impetuosa ed energica che di Philip Lombard fa Marco Valli. Molto brava anche Anna Masullo (Vera Claytome): scorrevole, morbida, leggera, una seduzione tutta al femminile e Paola Valentini (Emiliy Brent), rigorosa e solare nello stesso tempo.
Il Teatro Stabile del Giallo si pone come alternativa per una serata diversa, promozione di un nuovo linguaggio drammaturgico, e recupero della realtà del Teatro-gioco: la micrimy del sociologo Roger Callois.
Per Ulteriori Informazioni: Teatro Stabile del Giallo Via Cassia 871 Telefono +39 06 30311078 (Italian Network)


A ROMA RACCONTO D'INVERNO AL TEATRO ARGENTINA

Dal 20 febbario al 3 marzo, il teatro Argentina di Roma ospita una produzione del teatro Biondo Stabile di palermo in collaborazione con E.A.R. Teatro di Messina: "Il Racconto d'Inverno" di William Shakespeare, per la regia di Roberto Guicciardini, con Con Giulio Brogi, Giustino Durano, Gianna Giachetti, Pamela Villoresi.
"Il Racconto d'Inverno" è una meditazione sul teatro. La protagonista è una donna incinta, Ermione, che è vittima del geloso Leonte, o forse solo delle sue fantasie notturne, aizzate dal mistero dell'identità e della generazione avvertito dentro di sé. Ermione sogna la vita stessa, la sua alternanza di pulsioni verso la morte in forma di teatro.
Sicilia e Boemia sullo sfondo: due poli di un viaggio nella ciclicità delle stagioni, nelle latitudini dello spazio, e anche nelle articolazioni narrative di un processo di conoscenza. La Sicilia ritrova però una sua presenza emblematica e tutt'altro che casuale proprio nel mito stesso del viaggio, il mito della cultura dell'Occidente, come un'isola dell'approdo e della partenza fin dal racconto dell'Odissea.

Per Ulteriori Informazioni: Teatro Argentina, Largo di Torre Argentina 52, Telefono: +39 06 68804601 (Italian Network)


GIULIO BOSETTI AL TEATRO QUIRINO DI ROMA NEL IL BERRETTO A SONAGLI

Dal 19 febbraio al 20 marzo va in scena al Teatro Quirino di Roma, Il berretto a sonagli, di Luigi Pirandello, per la regia di Giulio Bosetti, con Giulio Bosetti, Michela Cadel, Attilio Cucari e Marina Bonfigli.
Profondo conoscitore dei testi di Pirandello, Bosetti sceglie di portare in scena l'opera che meglio forse rivela il contrasto tra vita e forma che è il cuore della poetica pirandelliana.
Tema portante è l'ossessione della dignità, ossia del mantenimento ad ogni costo del decoro esteriore. Lo scrivano Ciampa accetta che la moglie lo tradisca con il suo principale a patto che lo scandalo resti chiuso tra le pareti di casa. Nel momento in cui l'adulterio diventa pubblico, per salvare il proprio onore non trova altro modo se non far sembrare pazza colei che li ha denunciati (la moglie dell'altro), ristabilendo così l'ordine turbato e l'onore offeso.

La regia di Bosetti, libera da ogni folclorismo siciliano, ci da una rappresentazione semplice, rigorosa, essenziale, secca nel tono, lucida nello sviluppo. L'intento è quello di mostrare come la pazzia possa costituire un abito sociale. La storia di tradimento e di vendetta coniugale si trasforma in una lenta, ma inarrestabile discesa versa l'inferno delle coscienze.
La scenografia spoglia accentua il carattere astratto della tortura: dove il tradimento non ha più la concretezza di un fatto ma solo il carattere patologico di un pensiero esasperato. Non vi è salvezza, perché non vi è libertà dalla propria facoltà di pensare, comprendere e giudicare.

Anche nel Berretto a sonaglia Pirandello ripropone, come nelle altre sue opere, l'inesorabile confonto fra soggettività ed oggettività, fra la costruzione della realtà che vorremmo e la inoppugnabile realta' come essa e' e viene vissuta, simulando quotidianamente. Si, la quotidianità diviene simulazione. Colui o colei che esce dai ranghi della simulazione e mostra con lucidità la verita' delle cose, rischia la pazzia o, quantomeno, viene definito pazzo.

Ma il >b>Berretto a sonaglia è anche una sorta di autodenuncia preventiva che Pirandello fa' dei propri sensi di colpa. Di lì a poco, infatti, il drammaturgo avrebbe deciso di far ricoverare la moglie. Una soluzione estrema che si rifletteva sulla sua coscienza appesantita dal dubbio che, forse, qualche brandello di verità ci fosse nel delirio isterico della moglie.

Per Ulteriori Informazioni: E.T.I. Teatro Quirino, Via delle Vergini 7, Telefono: +39 06 6794585 (Italian Network)


A ROMA LA STORIA DEL LABIRINTO AL TEATRO INDIA

Due musicisti ed un narratore per raccontare la storia del Labirinto: questa la nuova sfida del teatro India di Roma, da sempre attento alla scelta di testi "diversi" e che privilegino il rapporto tra la recitazione e la musica.
Lo spettacolo, in secca dal 23 febbraio al 3 marzo, crea una sorta di universo sonoro a cavallo tra mediterraneo e musica jazz contemporanea, attraverso percussioni di ogni tipo, strumenti etnici a fiato, sassofoni e voce narrante.
Il mito del labirinto nei paesi occidentali è in assoluto il più popolare e conosciuto, base dell'immaginario della cultura occidentale.
Arianna, il Minotauro, Dedalo, Teseo, sono in un certo senso i nostri antenati spirituali, o meglio, le guide che le generazioni che composero questi poemi ci hanno lasciato per aiutarci a percorrere e comprendere il labirinto della vita.
"La storia del labirinto" è la liberazione in scena di figure e archetipi che sembrano ormai essere solo costretti nelle pagine dei testi scolastici. Il palco e la musica rendono loro la vitalità e quella forza primigenia che li ha resi pilastri di una civiltà millenaria.
Per Ulteriori Informazioni: Teatro India, Lungotevere dei Papareschi 12, Telefono: +39 06 5530089 (Italian Network)


OMBRE DI E CON MARCO BALIANI AL TEATRO DEL SOLE DI BOLOGNA

Il Teatro Metastasio - Stabile della Toscana presenta dal 13 al 16 febbraio Ombre di e con Marco Baliani, regia di Maria Maglietta al Teatro del Sole di Bologna
"Lo spettacolo nasce dal breve racconto di Adalbert von Chamisso, dal titolo "La storia meravigliosa di Peter Schlemihl", un giovanotto nullatenente che, affascinato dal successo e dal potere, fa un patto con un "povero diavolo" e vende la propria ombra in cambio di illimitata ricchezza".
Così il "raccontatore di storie" Marco Baliani svela lo spunto letterario dal quale ha preso origine "Ombre", il suo nuovo spettacolo, per la regia di Maria Maglietta.

Baliani conferma una passione per la letteratura di lingua tedesca che lo ha portato verso il tardo romanticismo, quello notturno e inquietante ma capace anche di lieve e sorridente ironia, entro il quale si colloca il libro di Chamisso, scritto nel 1813.
Dopo aver venduto la sua ombra ed essere diventato ricco il giovane protagonista di questa Storia meravigliosa scopre a sue spese che senza la parte ombrosa di sé nel mondo non c'è posto per lui. Lontano dal sole e dagli uomini, la vita di Schlemihl si trasforma in una perenne fuga. Per riavere indietro la sua ombra dovrebbe barattare anche la compagna dell'ombra, l'anima, per poi diventare, come tutti quelli che hanno già compiuto quel passo, un puro involucro senza più sentimenti e passioni. Piccolo Faust, Schlemihl alla fine sceglie di vivere per sempre senza ombra.

"Ombra e luce, oscurità e solarità - scrive Marco Baliani - lo spettacolo parla di quel passaggio difficile dalla giovinezza all'età adulta, narra delle facili trappole luccicanti che su quella soglia ci attirano e seducono e racconta della ancor più difficile lotta per trovare dentro di sé quella strada, ancora non percorsa, che nessuno ti può vendere come fosse una merce già confezionata. Questi contrasti, propri di ogni romanzo di formazione, vengono agiti in scena da una parola narrante, veicolata da un attore raccontatore, circondato di aiutanti magici."
"La parola narrante si fa, in scena, in diretta, suono, musica, sonorità dilatata. - sono ancora le parole di Baliani - Giochi digitali, distorsioni rumoristiche, sospiri che diventano partiture musicali, strumenti parlanti, tutta questa congerie diabolica di sonorità interagisce di continuo col flusso della narrazione, come per farle perdere il filo che invece all'opposto si fa saldo proprio in mezzo alla bufera.

Scaturisce da questo ensemble narrativo sonoro, come nel racconto originale di von Chamisso, un clima di sospensione, di attesa di eventi, al limite della realtà, un che di sognante e strano che aleggia nella partitura, come un gioco di specchi in cui è facile cadere nell'angoscia, di fronte all'improvviso riconoscimento del proprio essere nulla, ché le immagini ci rimandano un io inesistente, impaurito. Ma ecco che subito tutto riprende a scorrere, la musica sembra dipanare il groviglio dell'anima, tutto sembra tornare a sorridere. Però l'inquietudine resta, eco di una voce frusciante, sonorità di un sorriso diabolico."

Informazioni, prenotazioni e vendita presso Arena del Sole, via Indipendenza 44, Bologna - Tel. +39 051.2910.910, fax 051.2910.915 nei giorni feriali: lunedì ore 15,30-19, dal martedì al sabato ore 11-19.(Italian Network)


CARMEN: MONICA GUERRITORE AL TEATRO ARGENTINA

Al Teatro Argentina di Roma, dal 29 gennaio al 17 febbraio Monica Guerritore è Carmen, di Prosper Mérimée, per la regia di Giancarlo Sepe.
Carmen è il prototipo della "tentatrice sensuale", della donna pericolosa per l'uomo in virtù del suo potere di seduzione. Bella, affascinante e crudele, personificazione della sessualità, simbolo della passione e dell'istinto, Carmen è una donna che vuole riconquistare la sua libertà e per questo è anche disposta a morire.
La Guerritore mette in scena il fascino contraddittorio della natura benevola e crudele che seduce e poi annienta, ma anche tutte le fragilità e le delicate contraddizioni dell'animo femminile, le sofferenze di una donna capace di di rinunciare a tutto pur di rimanere fedele a se stessa.

E' significativo che Giancarlo Sepe - regista e autore di grande esperienza - abbia affidato il ritratto di questo meraviglioso personaggio al talento sottile e impetuoso dell'attrice, già intensa protagonista di Madame Bovary. Lo spettacolo tratto dal romanzo di Flaubert, ha rappresentato il primo momento dell'itinerario che i due artisti compiono fra i grandi prototipi femminili, e che in Carmen trova un'interessante prosecuzione. Se Madame Bovary - che ha meritato un rilevante successo nazionale - ha offerto l'occasione per un'indagine sul tema della "frustrazione" femminile e del possibile riscatto, la piéce ora dedicata a Carmen propone una riflessione sulla donna seduttiva e pericolosa, dandole però anche una nuova consapevolezza e nuove problematicità.

La novella di Mérimée è del 1845:è la storia di una zingara che, con il suo fascino misterioso, porta alla rovina il dragone Don José, cui però si rifiuta di appartenere. il tema e la crudezza con cui l'autore lo affronta, sono innovativi per l'Ottocento, e per questo suscitano scalpore. Trent'anni dopo, Georges Bizet da vita all'opera che ha donato definitiva popolarità al personaggio. La versione teatrale di Giancarlo Sepe è fedele al testo originale tuttavia focalizza l'attenzione sull'intimità Carmen: sulle sue riflessioni, sui gesti; il personaggio si arricchisce di sfumature, diventando anche più moderno ed adatto ai nostri tempi. Per offrire in questo modo uno spunto di riflessione, svincolato dalla contingenza temporale.
L'attrice dà largo spazio all'espressione fisica, gestuale, al movimento, rendendo la protagonista una donna di carne e non più una figura letteraria
Notevole ruolo acquistano gli effetti di luce e la musica, che attinge alla tradizione tzigana, a Tom Waits, senza scordare l'ouverture e la splendida habanera composte da Bizet.

Dal 20 al 24 febbraio lo spettacolo è a Modena, al Teatro Storchi (Largo Garibaldi 15; Tel. +39 059 2136011. Dal 25 al 27 è a Reggio Emilia al Teatro Valli (Piazza Martiri 7; Tel. +39 0522 458950/458811)

Per ulteriori informazioni: Teatro Argentina Largo di Torre Argentina 52 Roma. Tel. +39 06-6875445 Fax +39 06 6865669. (Italian Network)


ROMA - IL TEATRO INDIA METTE IN SCENA SHAKESPEARE

Dal 5 al 17 febbraio, il Teatro India mette in scena Cleopatra, tratto dall'Antonio e Cleopatra di Shakespeare, per la scrittura scenica e la regia di Gianfranco Fiore, con Anna Bonaiuto.
Una strada illuminata dalle fiaccole guida gli spettatori al Teatro India, sede del Teatro di Roma, suggestivamente immersa nella buia zona dell'Ostiense, alle spalle del gazometro.
Scenografia minimalista: un palco nel palco, limitato da tre colonne. L'attenzione è tutta per le donne che vi si muovono sopra leggere, come fossero esse stesse pezzi di quell'architettura. Dal gioco delle ancelle che deridono, forse invidiandolo, l'amore della loro signora, al dolore di Cleopatra, sempre donna ed in qualche momento regina, lo spettacolo corre alternando il pathos drammatico dei monologhi, all'argentina ingenuità dei battibecchi.
La passione è la vera protagonista dell'opera. Di Fronte al dolore di Cleopatra anche le ancelle che prima ne ridevano comprendono d'un tratto la sofferenza. L'Egitto è vinto, la regina pronta a morire, e il desiderio di libertà diventa il motore che spinge le tre donne al suicidio.
Interessante notare come dolore e morte vengano dall'uomo: prima da Antonio poi da Ottaviano, infine dal venditore di serpenti che porta il veleno a Cleopatra.

La brevità della rappresentazione - un'ora circa - sottolinea la tragedia del destino che è nell'attimo, il singolo istante in cui le sorti si rovesciano.
Commenta Gianfranco Fiore: "Non avremo altri personaggi in scena. Non utilizzeremo una parola che non sia stata pronunciata da Cleopatra nel testo originario. Non tralasceremo alcun avvenimento esterno perché tutti avranno una forte eco nelle stanze delle prove della più grande attrice dell¹antichità. E ci accorgeremo che tanto più Cleopatra s¹immergerà nella finzione, tanto più ritroverà una verità più profonda, la verità della scena e quella della vita".

Per Ulteriori Informazioni: Teatro India Lungotevere dei Papareschi 12 Tel. +39 06 55300894 E-mail: promozione@teatrodiroma.net. (Italian Network)


CARLO LUCARELLI AL TEATRO DI TORTONA CON UN GIORNO DOPO L'ALTRO

Lunedì 11 febbraio al Teatro Civico di Tortona,il Teatro Stabile di Torino presenta Un giorno dopo l'altro dello scrittore Carlo Lucarelli.
Gli interpreti e i registi sono giovani usciti dalla scuola del Teatro Stabile di Torino: Lorenzo Fontana, Giancarlo Judica Cordiglia e Olivia Maniscalchi. Con loro in scena anche Gianluca Gambino. Si tratta della stessa compagnia che, la scorsa stagione, aveva portato sulle scene "Almost Blue" - altro testo dell'autore.

"Un giorno dopo l'altro" è la storia di tre solitudini che si intrecciano: l'ispettore della Squadra catturandi di Palermo, sulle tracce di un killer che entra ed esce dalle autostrade, come dalla Rete, cambiando continuamente identità; l'assassino: un killer professionista, che offre i suoi servizi professionali via internet con il nome di Pit Bull, ed un ragazzo che controlla gli account della posta di un server di provincia, soffre d'insonnia, è cronicamente depresso e ha un pit bull.
Lo spettacolo si muove veloce, mantenendo al contempo la sua peculiarità letteraria, e l'originalità drammatica.La narrazione è sensibile ai modi della percezione di solito poco usati in letteratura (i suoni e le luci il buio e il silenzio) e molto legata alla musica. L'azione è ambientata fra Bologna e altre città d'Italia, ma soprattutto fra due non luoghi affascinanti e paradossali: la rete e le autostrade.

Per ulteriori informazioni: Teatro Stabile di Tortona Via Amm. Mirabello 3 www.teatrotortona.it (Italian Network)


A FIRENZE LA PICCOLA BOTTEGA DEGLI ORRORI

Dal 5 al 10 febbario, va in scena al teatro delle Celebrazioni, il musical "La piccola bottega degli orrori", tratto dal film di Roger Corman, per la sceneggiatura di Charles Griffith e la traduzione di Gerolamo Alchieri. L'adattamento è di Saverio Marconi, quello delle canzoni di Michele Renzullo. Interpreti sono: Rossana Casale, Manuele Frattini e Carlo Reali. Regia di Saverio Marconi.

Ingorda, bugiarda, astuta e violenta, Audrey è la pianta nata da un'eclissi di sole che realizza tutti i desideri del garzone di un piccolo negozio di fiori di New York che l'ha scoperta, ma per farlo deve nutrirsi di sangue.

La Piccola bottega degli orrori, è il musical nato da Howard Ashman e Alan Menken, che prendeva spunto da un film in bianco e nero di Roger Corman del 1960, con un esordiente Jack Nicholson. La pianta si muove, canta e balla; una commedia-horror che, si avvale di effetti speciali e che nasconde diverse sorprese.

Per Ulteriori Informazioni: Teatro delle Celebrazioni Via Saragozza 234 Tel.+39 051 6176111 (Italian Network)


LA RASSEGNA MACCHINE TEATRALI AL TEATRO L'ARCILIUTO

Venerdì 8 e Sabato 9 Febbraio 2002 ore 23.00 il Teatro L'Arciliuto di Roma nell'ambito della rassegna organizzata dalla compagnia "Macchine Teatrali" presenta lo spettacolo "Da lontano vi uccidono coll'onda" per la regia di Cristina Pezzoli, interpretato da Franco Ravera e Gianpaolo Spinato.
Lo spettacolo ripercorre la storia degli ultimi quarant'anni del nostro paese, dal Boom economico fino a Tangentopoli. Lo spettacolo, che ha debuttato nella versione "studio" alla manifestazione "maratona di Milano" nel luglio 2001 vuole essere un omaggio alle voci marginali della città che ci vivono e passano accanto inascoltate.

Il 15 e il 16 febbraio il Laboratorio Teatro Settimo mette, invece, in scena "Terra d'acqua" dall'omonimo romanzo di Marchesa Colombi , adattamento e regia di Lucilla Giagnoni e Bruno Macaro, con Lucilla Giagnoni.
È la storia di una giovane della "bassa" novarese che va a lavorare nelle risaie per guadagnare tanto da potersi comprare una spilla d'argento per i capelli che simboleggi il suo essere in età da marito. La ragazza, che ha sedici anni, è bella e sa di esserlo, spera perciò di andare in sposa al giovane più ambito della zona. Il clima malsano toglie alla ragazza la freschezza della gioventù, la bellezza e perfino l'interesse che altri prima le mostravano. Per inseguire il sogno del matrimonio che le impongono le convenzione di un mondo campagnolo, la ragazza finisce per autodistruggersi.

Inizialmente la storia ha avuto poco successo perché considerata una semplice novella sentimentale, tuttavia il personaggio ha uno sviluppo drammatico inatteso. È, infatti, lei ad accogliere in casa il marito, e in una società fondata sul patriarcato questo gesto assume un valore simbolico che potrebbe incidere sul sistema di valori.
Protagonista del racconto è la sofferenza. Sofferenza della donna rinchiusa in un mondo che ne limita ed indirizza le aspettative e sofferenza-paesaggio sulla matrice leopardiana della natura matrigna.
Lo spettacolo mira a cogliere e liberare il linguaggio racchiuso in quei corpi di donna , un linguaggio nato dal dolore e maturato nella pazienza.

Per ulteriori informazioni: Teatro L'Arciliuto p.zza di Montevecchio, 5 Roma tel. +39 06. 36 00 35 43 (Italian Network)


A TRENTO LE ULTIME LUNE DI FURIO BORDON

Il 21 e 22 febbraio Furio Bordon presenta lo spettacolo "Le ultime lune" al Teatro Auditorium di Trento.
Un vecchio professore aspetta che il figlio torni dall'ufficio per accompagnarlo in una casa di riposo. Ascolta Bach, sfogandosi in un lungo dialogo con la moglie scomparsa da trent'anni, figura visibile soltanto a lui (interpretata da Marianella Laszlo). Nella casa di riposo, il vecchio è solo sulla scena, intento a parlare ad una piantina di basilico. Egli affronta i fantasmi che abitano le sue squallide giornate con ironia amara ma anche con consapevolezza, in attesa del trapasso. Un conciliarsi con la vita e con la morte, senza angoscia né commozione.

Il testo scritto da Furio Bordon nel 1992, è stato portato al successo nella stagione 1995/96 da Marcello Mastroianni che lo ha fatto conoscere in tutto il mondo. Oggi lo spettacolo torna in Italia per una precisa scelta dell'autore, il quale, assumendosi anche la regia e presentando per la prima volta la versione integrale, affida l'interpretazione alla genialità di Gianrico Tedeschi.

Per ulteriori informazioni: Teatro Auditorium Via Santa Croce 67 Tel. +39 0461 986488/239917 (Italian Network)


A BOLOGNA OMBRE: UNO SPETTACOLO DI E CON MARCO BALIANI

Dal 13 al 16 febbraio il Teatro Metastasio - Stabile della Toscana presenta, nella Sala Interaction dell'Arena del Sole, lo spettacolo di Marco Baliani, per la regia di Maria Miglietta.
Lo spettacolo si ispira al breve racconto che Adalbert von Chamisso ha scritto nel 1813, La storia meravigliosa di Peter Schlemihl, un giovanotto nullatenente che, affascinato dal successo e dal potere, fa un patto con il diavolo" e vende la propria ombra in cambio di illimitata ricchezza. Divenuto ricco, il giovane scopre che senza ombra il mondo non ha posto per lui Lontano dal sole e dagli uomini, la vita di Schlemihl si trasforma in una perenne fuga. Per riavere indietro la sua ombra dovrebbe barattare l'anima, per poi diventare un involucro senza più sentimenti e passioni. Schlemihl alla fine sceglie di vivere per sempre senza ombra.

Lo spettacolo si racconta attraverso la voce ma anche attraverso la musica. Giochi digitali, distorsioni rumoristiche, sospiri che diventano partiture musicali, strumenti parlanti, una congerie di sonorità interagisce di continuo col flusso della narrazione, come volesse farle perdere il filo che invece all'opposto diventa sempre più netto.

Per ulteriori informazioni: Arena del Sole Via Indipendenza 44 Bologna Tel. +39 051 2910910 (Italian Network)


A REGGIO EMILIA RIVIVE LA TRAGEDIA GRECA CONELETTRA

La "solitudine" quale dimensione esistenziale dell'uomo. E' l'eterno problema che affligge l'umanita' ed a rappresentarlo I Teatri di Reggio Emilia hanno chiamato Elisabetta Pozzi, a confrontarsi con una delle figure piu' inquetanti fra i personaggi femminili della tragedia greca.
Un grande muro in pietra che corre per la larghezza del palco, dividendo lo spazio tra visibile e invisibile, una musica che rievoca i suoni, quasi provenissero da una conchiglia: è la dimensione della solitudine di Elettra, schiava e vergine umiliata, donna piena di rancore, ossessionata dall'omicidio del padre e carica di sete di vendetta, il cui unico fine è uccidere la madre Clitennestra resasi regicida.

Siamo in un accampamento fuori città, in una povera comunità che deve procurarsi i mezzi per il sostentamento.
Il primo personaggio che incontriamo è un contadino miceneo che lavora la terra e, benché di nobile stirpe, è costretto ad una misera condizione sociale. Nonostante questo è felice, rispetta le leggi. E' lo sposo assegnato da Egisto ad Elettra.
Elettra è completamente spogliata dei segni e delle funzioni del potere. E' schiava, vergine e il suo ceto sociale è cancellato. E' una vergine umiliata. Non le è consentito nemmeno di vestire i segni esteriori del potere che, anzi, rifiuta quando le vengono offerti. Vuole umiliarsi ancora di più, svolgere ruoli che le potrebbero essere risparmiati. Elettra è un personaggio ossessionato dall'omicidio del padre; è determinata alla vendetta, decisa ad agire anche a costo della vita. Il suo pensiero è la vendetta. Uccidere per vendicare.
Quando Oreste giunge ad Argo e la incontra, lei si augura che anche per il fratello pensiero e azione abbiano lo stesso fine ossessivo : la vendetta. Ma Oreste è tormentato dai dubbi sulla legittimità dell'ordine dato da Apollo. Anche lui vuole la vendetta ma non sa fino a che punto spingersi. E' un uomo incerto in lotta con sé stesso. Sa che non si possono violare impunemente le leggi morali e i vincoli naturali. Oreste dubita dell'oracolo, della volontà di Apollo, della giustizia del suo gesto. Acconsente con dubbi all'incalzare ossessivo e ossessionato di Elettra (vv. 985-987). Il matricidio, insomma, è sentito da Oreste negativamente poiché egli è cosciente che si tratta di annientamento e distruzione.

Anche l'arrivo di Clitennestra, la regicida, è connotato in una luce più ambiguamente conflittuale. Già il contadino parlando della regina ha annunciato che, nonostante la sua crudeltà, ha voluto salvare la figlia. Clitennestra, indossando un abito suntuoso, arriva su una portantina accompagnata dalle schiave frigie e ai suoi piedi vengono distesi tappeti ma, al suo arrivo, quasi si vergogna delle umili condizioni in cui la figlia è costretta a vivere. Si rivela una donna fragile, provata da quanto è successo. E' stanca, inerme, alla ricerca di una conciliazione.
Il matricidio viene compiuto. L'atto voluto da Apollo e da Elettra e voluto/non voluto da Oreste. E' una mattanza irrazionale, ma a fatti compiuti ecco che la ragione, il pensiero dell'azione, tortura la coscienza dei fratelli. Oreste è in lacrime, il coro li critica, Elettra stessa è come svuotata. L'apparizione dei Dioscuri, deus ex machina, è apparizione critica e fatua testimonianza di una svogliata e contraddittoria soluzione anche nell'ambito degli dei. Sembra quasi che non vogliano mescolarsi con le decisioni di Apollo, portano una soluzione, sì ma che non è completamente condivisa. Oreste, ormai già perseguitato dalle Erinni, è finalmente solo con sé stesso giacché anche l'amico Pilade partirà con Elettra; se ne va, solo, ossessionato dalle Erinni, con l'enormità dei suoi pensieri e delle azioni compiute che lo porteranno alla follia.

Oreste ed Elettra ritornano soli come erano all'inizio ma con una solitudine ancora più assoluta.(Italian Network)


A NAPOLI 32 MQ DI MARE DI PINO PASCALI

32 mq di mare circa è una delle opere più celebri di Pino Pascali. In scena il mare e le inesauribili suggestioni che da esso si dipartono; il mare della costa pugliese, scenario della fantasia dell'artista e dei suoi ricordi durante il soggiorno romano.
"L'opera - scrive in una nota il regista Francesco Saponaro - scopre lo spazio dell'incanto marino nei riverberi dell'acqua costretta in recipienti di zinco". Giocando con l'effimero, attraverso parole cancellate e riscritte, la compagnia teatrale "Rossotiziano" prova a raccontare un artista che "ha lasciato troppo presto il mondo per tuffarsi nell'universo incontaminato della creazione".

Lo spettacolo, dal 18 al 24 febbraio al Teatro Licantropo, parte da un accadimento, ancora vivo e forte nel ricordo dei presenti, durante gli scontri tra studenti e polizia alla Biennale di Venezia del 1968. Proprio in quel momento Pino Pascali è lì, ai "giardini" della XXXIV Biennale Arte con un suo padiglione. In una conferenza, memorabile a detta dei convenuti, Pascali esprime in controtendenza la sua posizione: "la Biennale è un luogo stantio, un 'postaccio', ma il problema va discusso e risolto dall'interno del mondo dell'arte, per evitare qualsiasi strumentalizzazione e manipolazione per fini politici. L'espressione artistica, nel rispetto delle differenze e degli stili, va garantita con forza perché rimanga libera da qualsiasi congestione".Di lì a poco Pascali morirà tragicamente, a Roma, a bordo della sua adorata motocicletta, l'11 settembre del 1968 a 33 anni. Questo l'antefatto da cui si parte. La scena è nello studio romano di Pascali, interpretato da Massimo Zordan, con l'artista a ricordare proprio questo momento della sua vita. Da questo punto in poi, lo spettacolo procede a ritroso nel tracciare attraverso vari episodi un suo possibile ritratto.

Lo spettacolo è comunque lontano dall'essere un resoconto biografico sull'artista, esso prosegue e sviluppa l'indagine sull'artista pugliese iniziata qualche anno da Rossotiziano con "Arpa Muta Melopea per Pino Pascali".

Per ulteriori informazioni sullo spettacolo al Teatro Licantropo Tel/fax +39 081296640 oppure www.teatroelicantropo.com.(Italian Network)

UN ITALIANO AL TEATRO CLASICO DI MADRID - MAURIZIO SCAPARRO ED IL MITO DI DON GIOVANNI

Seconda prova dedicata al mito di Don Giovanni per Maurizio Scaparro, regista italiano di casa nei maggiori teatri d'Europa. Scaparro - che ha recuperato la tradizione del teatro italiano in Francia, riaprendo l'antico Théâtre des Italiens a Parigi, si cimenta nella regia del "Don Juan" di Zorrilla, l'autore più amato e più popolare in Spagna, interpretato dalla Compañia Nacional de Teatro Clásico di Madrid.
L'iniziativa fa parte di una trilogia dedicata al Don Giovanni, la cui prima puntata si è tenuta in Italia con un'interpretazione dei Comici dell'Arte di un testo tratto da "El Burlador de Sevilla" di Tirso de Molina al Teatro Argentina (novembre 2001), la seconda puntata lo vede a Madrid nel corso del 2002 e la terza è dedicata al Don Giovanni di Mozart, una delle pietre miliardi della costruzione del mito.
Dopo quasi tre secoli di florida esistenza, più di quello di Faust, è un mito moderno, nato dalla realtà e non dalla visionaria fantasia. Ne è eroe un uomo che non conosce viltate e sperpera il suo coraggio, la sua giovinezza, ma non per liberare l’umanità dai mostri. Egli vuole solo soddisfare il suo prepotente, inestinguibile bisogno di amare, di godere" afferma Giovanni Macchia commentando la figura del Don Giovanni. Un giovane "estremamente licenzioso", ma così gaio, così vitale e così divertente, da divenire quasi un eroe per il pubblico popolare.(Italian Network)

.


COLORE DI CARNE DA NAPOLI A STOCCOLMA

E' appena terminato alla Galleria Toledo di Napoli Colore di carne, realizzato in prima nazionale dal Teatro Stabile di Innovazione e la Cooperativa "Il Teatro" di e con Vanda Monaco Westerståhl, da un'idea di Lino Fiorito.
La regia è del direttore artistico della Galleria, Laura Angiulli, che ha curato uno spettacolo dalla messinscena "aspra", in cui lo spettatore assiste ad un delirio, senza prospettive né risposte, nè autocompiacimenti consolatori.

Il protagonista è "pittore", artista della forma ricercata per equilibri esteticiin cui afferma il proprio essere. È questo l'Eros ed il suo svuotamento, disfacimento della carne, vita in corsa verso la morte, la putrefazione. Corpo non più corpo, ma sofferenza della carne cieca. Dall'accettazione, dolorosissima, della vita come perdita, nasce il segno dell'arte."

Vanda Monaco Westerståhl, laureata in Storia del Teatro all'università di Roma con Giovanni Macchia, è stata docente di teatro a Roma, Pescara, Salerno e Napoli. Ha pubblicato libri sul teatro italiano dell'Ottocento, sull'opera buffa napoletana, su Grotowski, su momenti del teatro a Napoli fra gli anni Sessanta e Settanta, ha insegnato regia all'università di Berkeley in California. Alla fine degli anni Settanta si è trasferita in Svezia dove si è dedicata soltanto al lavoro teatrale, nelle sue diverse forme.
Ed e' proprio in Svezia che debutterà "Colore di Carne"(Italian Network)


NINO D'ANGELO: L'ULTIMO SCUGNIZZO A MILANO

IL Teatro Nuovo di Milano ospita dal 29 gennaio al 17 febbraio, una commedia di Raffaele Viviani "L'ultimo scugnizzo", interpretata da Nino D'Angelo. Napoli: il protagonista, Antonio Esposito, scugnizzo verace, sente, nell'imminenza di essere padre, la responsabilità di trovare un'occupazione fissa che gli permetta di sposare Maria e assicurare al neonato uno stato civile e una vita lontana da quell'"Hotel Marcepiede" che lo ha ospitato fin dall'infanzia. Entra in casa di un avvocato filisteo conciliando e risolvendo rapidamente ogni causa del padrone. Ma la sua compagna partorisce al settimo mese ed il bambino muore. Antonio lo apprende dalla suocera proprio quando si aspetta di sentire che e' nato. Il dolore si traduce in un'invocazione ad un impossibile ritorno alla propria infanzia pirata, stracciona, e illegittima.

Il testo si avvia scorrevole su toni farseschi ma poi indugia in moralismi semplicistici, nella retorica di un populismo abbozzato, in una religiosità che è bigotto fatalismo, idolatria infantile e auto-assolutoria, e alla fine vira tragicamente con la morte di ogni progetto di riscatto. La prima volta che questa tragicommedia fu messa in secna, fu lo stesso Viviani che interpretò il protagonista. Raffaele Viviani era straordinario interprete delle sue commedie - scrive Roberto De Simone - per tale motivo la messa in scena delle sue opere richiede un'invenzione espressiva, atta a sostituire quella irripetibile presenza. E nell'"Antologia del grande attore", Silvio D'Amico scrive: "Il suo "Scugnizzo", il suo "Spazzino", il suo "Vagabondo" non sono un attore che rifà lo scugnizzo, lo spazzino o il vagabondo, sono senz'altro scugnizzo, spazzino e vagabondo quintessenziati e fissati per l'eternità..." Da qui la scelta di Nino D'Angelo, amato emblema di spontaneità popolaresca, il quale compenetra il testo con la sua gestualità esasperata ed astratta, seppure guascone e invadente; e alla luce livida del finale, anche quella sua ribalderia prevaricatrice viene assolta, non per innocenza, ma per simpatia.

Gaetano D'angelo in arte Nino, nasce a San Pietro a Patierno quartiere periferico di Napoli il 21 giugno 1957. Primo di sei figli, di padre operaio e di madre casalinga, inizia a cantare le prime canzoni sulle ginocchia del nonno materno, grande appassionato della musica napoletana.
Durante uno spettacolo amatoriale che si svolgeva nella parrocchia di San Benedetto a Casoria, il suo talento viene notato da Padre Raffaello, un frate cappuccino, che lo aiuta ad intraprendere la carriera di cantante. Inizia a partecipare a quasi tutti i festival di voci nuove che si tengono a Napoli e provincia e in breve tempo diventa uno dei cantanti della galleria Umberto di Napoli, luogo di incontro di piccoli impresari che organizzano matrimoni e feste di piazza. Nel 1976 riesce a mettere insieme la somma necessaria per incidere il suo primo 45 giri dal titolo "'A storia mia" ('O scippo) che lui stesso commercializza con il sistema della vendita porta a porta. Il successo di questo disco supera ogni aspettativa e così nasce la fortunata idea di fare una sceneggiata dallo stesso titolo, alla quale ne seguono molte altre. Al cinema approda negli anni '80.
Nel 1981 scrive "Nu jeans e na maglietta", madre di tutte le canzoni neomelodiche che consolida Nino come uno degli artisti più rivoluzionari della canzone Napoletana. Dopo il film dall'omonimo titolo, il suo successo dilaga e la sua immagine con il caschetto diventa l'emblema di tutti i ragazzi dei quartieri popolari del sud. Nel 1986 la sua prima partecipazione al festival di Sanremo con la canzone "Vai" gli porta il primo vero contratto con un'importante casa discografica, la Ricordi.
negli anni '90, Roberta Torre, allora regista emergente, presenta al festival di Venezia, "La vita a volo d'angelo", opera che narrava la storia di Nino ed in seguito la stessa gli propone di realizzare la colonna sonora del suo primo lungometraggio, "Tano da morire".
Subito dopo ritorna al teatro con "Core pazzo", uno spettacolo da lui scritto ed interpretato con la regia di Laura Angiulli. Alla soglia dei quarant'anni, con "'A nu pass' d''a città", Nino opera l'ennesima svolta artistica: sono lontani i tempi di "Nu jeans e 'na maglietta" oggi D'Angelo ha scoperto una vena autorale che gli permette di coniugare melodia popolare e sonorità ai confini del jazz e della musica etnica. Nel 1998 conduce insieme a Piero Chiambretti, il dopo festival a Sanremo e l'anno seguente ci torna come cantante, con il brano "Senza giacca e cravatta". Intanto anche il cinema "non musicale" lo scopre attore e gli affida ruoli da protagonista in "Paparazzi", "Vacanze di Natale 2000" e "Tifosi", quest'ultimo accanto a Diego Armando Maradona. L'anno scorso ha girato "Aitanic", parodia del famoso colossal che lo ha visto debuttare anche nel ruolo di regista.

È attualmente a teatro con lo spettacolo di Viviani , per la regia di Tato Russo. Dopo Milano, la Compagnia sarà al teatro Ariston di Giulianova il 19 febbraio, il 20 al Teatro Globo di Vasto, il 21 al Teatro Italo Argentino di Agnone, dal 12 al 24 marzo al teatro Ambra Jovinelli di Roma, dal 2 al 7 aprile al Teatro Pirandello di Agrigento, l'8 aprile al teatro Vona di Comiso, il 15 ed il 16 al teatro Circus Visioni di Pescara, dal 18 al 20 aprile al teatro Comunale Guglielmi di Massa.

Per ulteriori informazioni: Teatro Nuovo, Piazza San Babila, Telefono: +39 02 76000086/ 02 76001231 (Italian Network)


IL BACIO DELLA VEDOVA AL TEATRO NUOVO DI NAPOLI

Dal 29 gennaio al 3 febbraio, il centro di Ricerca teatrale di Milano mette in scena al Teatro Nuovo di Napoli, "Il bacio della vedova", di Israel Horovitz, tradotto da Mariella Minnozzi. La regia è di Arturo Cirillo che è anche uno degli interpreti principali.
Lo spunto della storia de Il bacio della vedova è tratto da un episodio realmente accaduto, svelato ad Israel Horovitz da un amico quando, da ragazzo, lavorava nel negozio di rigattiere dello zio. Nel testo vivono ed agiscono tre personaggi, due uomini e una donna, che, dopo aver condiviso gli anni dell'infanzia, si perdono per poi ritrovarsi a distanza di molti anni. L'incontro fa riaffiorare memorie di gioventù e riporta alla luce un'inquietante e misteriosa verità. Suspence e thriller per un crimine apparentemente dimenticato, che scatena una vendetta tardiva.
"Prima che un lavoro su un testo - spiega il regista - questo progetto vuole partire da alcune persone, che in quest'ultimo anno si sono già trovate ad intrecciare i propri percorsi di ricerca. Continuità del tessuto umano, artistico e creativo, dunque, tra persone che sentono di condividere un gusto e una pratica teatrale".
Un testo contemporaneo che dipinge, tra ironia, sarcasmo e mistero, crimini segreti maturati da una "gioventù bruciata". La realizzazione fa propri i codici di un teatro essenziale: ambientazione spoglia, centralità dell'attore, immediatezza linguistica, nella prospettiva di far parlare il testo e i corpi con estrema semplicità.

Per ulteriori informazioni: Teatro Nuovo, Via Montecalvario 16, tel. +39 081425958 - 081406062 (Italian Network)


AD AOSTA IL LIBERTINO CON OTTAVIA PICCOLO E GIOELE DIX

Il libertino per la regia di Sergio Fantoni e l'interpretazione di Ottavia Piccolo e Gioele Dix è allestito al teatro Giacosa di Aosta il 12 e 13 febbraio.

La storia: Una donna, madame Therbouche, sconosciuta pittrice dei salotti mondani europei sta facendo il ritratto di Diderot. La seduta viene interrotta perchè Rousseau all'ultimo momento rifiuta di scrivere il capitolo sulla morale per l'Enciclopedia. Bisogna fare in fretta, il volume è già in stampa, e l'Enciclopedia è il grande impegno di Diderot ma la filosofia è il suo grande amore. Da quel momento, tra continue interruzioni, in particolare di donne, moglie, figlia, amica della figlia, costretto ad affrontare innumerevoli paradossi, palesi contraddizioni, indotto da particolari circostanze ad argomentare sul matrimonio, la fedeltà, la gelosia, il vizio e la virtù, ad affrontare il tema del libertinaggio, del desiderio...il poveretto cerca di scrivere lui il capitolo sulla morale e le sue virtù. Un pomeriggio senza pace! Il senso dei sensi...la ragione dei sensi... del desiderio ...come inseguire con la ragione l'irragionevole, multiforme desiderio che i sensi trasmettono alla mente...Un inferno per chi come Diderot predicava come unica forma di conoscenza l'esperienza sensitiva! Ma Diderot era un autore d'avanguardia e le sue parole sembrano scritte per il nostro secolo.

Il grande merito dell'autore, E. Schmitt, è di restituirci tutta la modernità delle sue riflessioni, di farci sentire intelligenti divertendoci.
La commedia è ricca di ironia, di vitalità, di humor, di leggerezza. Le contraddizioni e le trappole in cui si caccia il grande filosofo ci divertono, ci fanno ridere perchè sono le nostre contraddizioni. Infatti è chiarissimo che tutto il discorso riguarda noi: l'eterno mascolino, femminino, la guerra dei sessi e del pensiero.

Gioele Dix è un Diderot, di cui assume tutta l'esuberanza, la forza, la fantasia, la generosità e la malandrineria ma, soprattutto, la capacità del grande parlatore. Dietro di lui l'incanto di una maturità ancora seducente e sontuosamente candida, attraverso l'intelligenza e la furbizia di Ottavia Piccolo in un ruolo finalmente divertente, e truffaldino. Una mariuola di classe. Una grande attrice.

Per ulteriori informazioni sulla rappresentazione il 2 al 13 febbraio allestita dal Teatro Giacosa Tel.0165 2732246/32778.(Italian Network)


NOTTURNO INDIANO DI ANTONIO TABUCCHI DA ROMA A MESSINA

Reduce dal successo che sta ottenendo al Teatro Valle di Roma lo spettacolo "Notturno Indiano" tratto dall'omonimo testo di Antonio Tabucchi viene ospitato dal teatro Vittorio Emanuele di Messina, dal 5 al 10 febbraio.
Teresa Pedroni, che ne cura la regia, è al suo terzo incontro con l'opera dello scrittore italiano, nel 1995 ha infatti messo in scena "I dialoghi mancati" con Roberto Herlitzka, che ha ricevuto il premio IDI novità italiane per la migliore interpretazione; due anni dopo "Un sogno a Lisbona", novità assoluta di Alberto Bassetti, liberamente ispirata al romanzo di Tabucchi "Requiem".
Lettrice appassionata dello scrittore, la Pedroni ripropone sul palco la stessa atmosfera surreale, a cavallo tra il sogno e la realtà, tra la favola e la vita vera.

La scenografia minimalista, con grandi pannelli in materiale trasparente, che sembrano assumere consistenza solo a contatto delle luci, stabilisce - almeno all'apparenza - una netta separazione tra il piano del reale e quello della memoria, tuttavia, significative sono le aperture tra i pannelli, che permettono il contatto tra i due mondi. Il protagonista, interpretato da Andrea Giordana, è in viaggio in India alla ricerca di un suo vecchio amico scomparso da tempo. Le tracce che questi ha lasciato sono scorci di un paese che è sì chiamato India ma che vuole in realtà essere un qualunque ipotetico spazio della fantasia, magari spostato verso oriente, e verso un mondo che la nostra tradizione letteraria ha sempre legato alla favola, alla meditazione, e alla ricerca di se stessi. Questa è l'India di Tabucchi, e questa l'India che la Pedroni porta sulle scene: fatta di colori accesi tanto nei vestiti degli attori, quanto negli sfondi su cui essi si muovono. La memoria ha i toni sfumati del bianco e del rosa, a contrasto con la vita che propone invece i toni forti e decisi di un giallo aranciato, un intenso pervinca, ed un verde smeraldo da cervo volante. Colori che, per contrasto, nella vita reale non esistono. Ed incomincia la confusione: il sogno assomiglia al quotidiano cui siamo abituati, fatto di uomini, donne ed amori, di ballo e risate, di dolore. La vita al di là del ricordo è pensiero, analisi del vissuto, tentativo di scoprirne il sotterraneo significato. Man mano che ricerca l'amico, venendo a contatto con realtà misteriose ed estranee al suo modo di essere, il protagonista scopre il desiderio di fuggire, di seguire le tracce di chi è già andato solo per capire quale sia la strada che porta alla dissolvenza. Cupio Dissolvi che non è ricerca della morte, ma solo desiderio di una trasformazione, anelito all'invisibilità, alla pausa.
Il protagonista ricerca se stesso per potersi nuovamente perdere, trovare l'Io per poi prescinderne e passare la vita ad osservare gli altri, come se si fosse spettatori di uno spettacolo teatrale. Per riconquistare quella dimensione di calma e serenità che l'occidente sembra aver dimenticato. Perso in altri ritmi - perfette le musiche che accompagnano la lettura di brani in portoghese - chi cerca diventa chi è cercato, scompaiono i confini tra ciò che è stato e ciò che è, i morti tornano a parlare ai vivi, e la fantasia ha occhi e carne, perfino una bocca con cui parlare.

Ottima l'interpretazione di Andrea Giordana, la voce calma, stanca, esitante in alcuni momenti, decisamente "umana", a contrasto con quella stentorea degli altri attori sul palco. Soltanto alla fine quando ormai si è persa ogni logica, gli amici, o meglio il protagonista e il suo Alter Ego si trovano sulla stessa lunghezza d'onda, riuscendo seppur senza accorgersene, a comunicare. Interessante la chiusa dello spettacolo: una grande luna sullo sfondo, e gli attori immobili come figure di un quadro senza la cornice. "Notturno Indiano" racconta tante storie, ma soprattutto trasmette la saudade di Lisbona, quel sentimento di dolorosa nostalgia, che ferisce in mezzo al petto, ma lascia un sorriso velato sulle labbra.

Per ulteriori informazioni: Tel.+39 090 5722244.(Italian Network)


SPERIMENTAZIONI TEATRALI ALL'UNIVERSITÀ DI BOLOGNA: NAPOLI DELLE SCENE

Prosegue la stagione 2002 di teatro, musica, danza e cinema del Centro La Soffitta del Dipartimento di Musica e Spettacolo dell'Università di Bologna, come sempre interessato al lavoro progettuale e di laboratorio.
La stagione quest'anno è intitolata "Uno sguardo sulle scene" proprio a ricordare l'interesse del centro per l'elaborazione e l'approfondimento delle esperienze artistiche. Il Centro La Soffitta mira a far sì che il teatro non venga inteso solo come spettacolo ma che venga vissuto come un'esperienza culturale di più ampio respiro, al fine di integrare la teoria con la pratica dello spettacolo.

La stagione 2002 si apre con il progetto teatrale, "Napoli delle scene", a cura di Claudio Meldolesi, con autori e attori della Galleria Toledo.
Il primo spettacolo in programma, "Drappo Rosso" propone il linguaggio drammaturgico di Renato Carpentieri, in un allestimento, diviso in due parti, dedicato a Giacomo Leopardi e Karl Marx. Il primo episodio, "Dialogo tra Tristano e un Amico", offre un'interpretazione tratta dal testo omonimo di Leopardi composto nel 1832, e rielaborata da Amedeo Messina e Renato Carpentieri in una scrittura discontinua, che accosta ironia e sentimento fornendo uno spietato spaccato dell'animo umano. In scena, lo stesso Carpentieri affiancato da Lello Serao e Armando Rebollo. Il secondo episodio, "Il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte", tratto dallo scritto di Karl Marx, aiuta a comprendere il formarsi delle scelte politiche, in rapporto al potere costituito. Interpreti sono Armando Rebollo e Roberta Spagnuolo.
Il programma prosegue con "Il baciamano" di Manlio Santanelli. Un testo dal ritmo serrato e con uno sviluppo a tutto tondo dei personaggi, che chiama gli interpreti, Alessandra D'Elia e Tonino Taiuti, ad una prova di impegnativa adesione, diretti da Laura Angiulli. L'ultimo spettacolo prodotto dalla Galleria Toledo, "Colore di carne" per la regia di Laura Angiulli, è stato ideato e scritto da Lino Fiorito e da Vanda Monaco Westerstahl anche unica interprete. Si tratta di un monologo che nasce dall'incontro tra due linguaggi, pittura e interpretazione, per esprimere il mondo onirico di un pittore nel suo atelier, inebriato dalle fantasie sulle modelle che hanno posato per lui: prostitute di colore, la rumena Ljuba, la grande Rosy, la piccola e seducente Kaliba. In scena: un disegno di Nino Lombardi e una scultura di Marisa Albanese, composte per l'occasione.

Il progetto si chiude con la proiezione del film "Tatuaggi", girato da Laura Angiulli a partire dall'omonimo spettacolo teatrale, prodotto da Galleria Toledo nel '95, tratto da un testo di Jean Genet traslato in napoletano da Enrico Fiore. Girato in pellicola, questo film ha ricevuto diversi riconoscimenti da parte della critica, fra i quali il Premio Italia 2000 per il lavoro di ricerca sul linguaggio visivo e per l'uso particolare del mezzo cinematografico, a partire dall'intensa interpretazione resa dai tre attori: Antonio Pennarella, Marcello Colasurdo e Lello Serao. A seguire, incontro con Laura Angiulli e Antonio Pennarella (25 gennaio ore 21, Sala Mascarella, ingresso gratuito).(Italian Network)


SPERIMENTAZIONI TEATRALI ALL'UNIVERSITÀ DI BOLOGNA: SCRITTURA PER ATTORI

Il tentativo di stabilire un maggior contatto tra moderno e classico nella tradizione teatrale, si concretizza nella seconda iniziativa, "Scritture per attori", presentata dalla Compagnia Lombardi-Tiezzi. Si tratta di un lavoro che sulle orme della sperimentazione teatrale novecentesca, prendendo a modello il lavoro de I Magazzini, va alla ricerca di un nuovo linguaggio teatrale, che rilegga gli autori più noti della tradizione attraverso lo sguardo dei poeti contemporanei.
Il progetto inizia il 13 febbraio con la proiezione del video-spettacolo DUE LAI - Erodiàs, Mater strangosciàs tratto dall'ultimo testo che Giovanni Testori ha composto nel 1992 nella sua stanza all'ospedale San Raffaele di Milano. Interpretato da Sandro Lombardi con la regia di Federico Tiezzi. Il video è stato realizzato da Studio Azzurro di Milano e verrà introdotto al pubblico da una presentazione di Sergio Colomba. (13 febbraio ore 16 a Palazzo Marescotti, via Barberia 4, ingresso libero).
Alle ore 21 del 13 e 14 febbraio al Teatro San Martino (via Oberdan 24), verrà rappresentato L'apparenza inganna di Thomas Bernhard, con Sandro Lombardi e Massimo Verdastro, spettacolo per il cui allestimento Federico Tiezzi, che ne cura la regia, ha vinto il premio UBU 2001. Particolarità dello spettacolo è l'ambientazione in appartamenti veri, distinti l'uno dall'altro, fra cui gli spettatori si devono spostare. E anche se per le repliche di Bologna lo spettacolo verrà adattato agli spazi del Teatro San Martino, è bene tenere presenti queste destinazioni originarie, che, attraversate dalle parole dell'attore, rinascono in teatro.
Si torna al linguaggio di Testori con l'ultima produzione della Compagnia Lombardi-Tiezzi, L'Ambleto, protagonisti Iaia Forte e Sandro Lombardi (1 e 2 marzo, ore 21 all'Arena del Sole, Sala Grande). Interpretato magistralmente da Franco Parenti negli anni Settanta, questa geniale rilettura del testo skakesperiano viene messa in scena da Lombardi e Tiezzi puntando ad evidenziare quegli elementi metateatrali legati alle vicende disastrate e ridicolissime degli Scarrozzanti, gruppo di contadini-guitti che vuole allestire l'Amleto. Non è necessario essere lombardi per interpretare questo dramma di Testori, composto in una lingua d'invenzione, inaudita e apparentemente indicibile, estremamente teatrale ed evocativa. Lo spettacolo è presentato dal Centro La Soffitta in collaborazione con Arena del Sole - Nuova Scena - Teatro Stabile di Bologna.
Il 14 febbraio alle ore 11a Palazzo Marescotti, Gerardo Guccini incontrerà Sandro Lombardi per approfondire il particolare e modernissimo linguaggio teatrale de I Magazzini, gruppo cardine della drammaturgia italiana contemporanea. Nel corso dell'incontro, saranno ascoltati brani dalle registrazioni radiofoniche dei loro più noti spettacoli.
La stagione teatrale 2002 del Centro la Soffitta prevede inoltre, sempre nel mese di febbraio, un evento speciale affidato a Koreja e Sud Sound System che insieme presentano Acido Fenico, ballata per Mimmo Carunchio, camorrista. Si tratta di uno spettacolo unico che segna il debutto di un magistrato, Giancarlo De Cataldo, alla scrittura teatrale (19 febbraio ore 21 all'Arena del Sole Sala Grande). L'evento è presentato dal Centro La Soffitta in collaborazione con Arena Del Sole - Nuova Scena - Teatro Stabile di Bologna.

Per ulteriori informazioni: Centro di promozione teatrale e-mail: soffitta@muspe.unibo.it.(Italian Network)

AL TEATRO BIONDO DI PALERMO L'ULTIMO SUCCESSO DI LUCA RONCONI I DUE GENELLI VENEZIANI

Dopo il successo romano il Teatro Biondo di Palermo ospita dal 13 al 24 febbraio lo spettacolo "I due gemelli veneziani", commedia di Carlo Goldoni, magistralmente diretta da Luca Ronconi.
Il regista conferma ancora una volta l'abilità ed il talento che gli hanno dato la fama. La commedia - della durata di circa tre ore - scorre veloce sotto gli occhi degli spettatori. Scompare lo spazio della finzione scenica, nonostante la più volte rimarcata differenza di tempi e ambientazioni.

Gli attori si muovono con naturale delicatezza sul palco e sui versi del Goldoni. Non c'è nulla di affettato, né di esagerato. La maestria del regista e degli attori consiste nella capacità di mettere a proprio agio il pubblico. Lo spettacolo sembra divertire tanto chi lo recita quanto chi lo osserva, e la commedia riscopre il carattere giocoso che aveva nello scritto del Goldoni. Il gusto dell'intarsio, dell'inganno, il gioco della maschera e l'equivoco imperante che diventa altro nome del destino: questi gli ingredienti del testo. Ronconi recupera la raffinatezza del teatro settecentesco, e restituisce il gusto di un Goldoni non scolastico che affascina ancora oggi. Splendida la scenografia dalle architetture suggestive: n intarsio di pareti e specchi che moltiplica gli scenari e crea confusione tra il momento del pensiero e quello dell'azione.

Per ulteriori informazioni: Teatro Biondo Tel. +39 091 582364/7434341.(Italian Network)

AL QUIRINO DI ROMA BELLA FIGLIA DELL'AMORE CON ANNA PROCLEMER

Dal 29 gennaio al 17 febbraio, il Teatro Quirino di Roma ospita lo spettacolo "Bella figlia dell'amore" del drammaturgo sudafricano Ronald Harwood, interpretato da Anna Proclemer, Lauretta Masiero, Mino Bellei, e Mario Maranzana. Harwood nei suoi lavori tende a privilegiare il mondo degli artisti, facendoli diventare soggetto dello spettacolo. "Bella figlia dell'amore" è la storia di quattro ex cantanti lirici che, ormai vecchi, vivono in una casa di riposo per artisti. Amici e nemici, a volte rivali, i quattro cantanti si trovano ora a condividere il tempo della giornata ma soprattutto quello della memoria. Sono decisi a bandire l'autocommiserazione e ad accettare l'età avanzata nella miglior maniera possibile, tuttavia la percezione che ne hanno è dolorosa. Come fosse una perdita.

L'invito che viene loro rivolto di riproporre un vecchio cavallo di battaglia, il "Rigoletto", riporta alla luce la forza creativa della gioventù, rivelando l'atemporalità. È l'Arte che si mantiene in vita, l'Arte che li mantiene in vita. Quella passione così forte da impedire ancora a taluni rancori del passato di placarsi. Nel tentativo di affrontare di nuovo le scene, con la paura che il mettersi in gioco inevitabilmente comporta, i quattro cantanti riscopriranno il gusto per la vita, guardando all'anzianità come ad una nuova stagione, in cui deve, certo, esserci spazio per i ricordi ma anche per lo stimolo che questi rappresentano all'agire futuro.. È di fronte alla tensione creativa riscoperta che i quattro riescono a superare il passato, per proporsi nuovamente alla vita con spirito battagliero e vincente.

Questo il commento del regista: "A volte sono descritto come eclettico: considero anche questo come un complimento. In genere parlo di persone che provano sentimenti più che di persone che pensano. I personaggi che creo sembrano capaci di ridere o piangere molto facilmente. Questo non è soltanto perché io rido e piango facilmente, ma anche perché ho la sensazione che il mondo sia insopportabilmente buffo e triste".

Per ulteriori informazioni:Eti - Ente teatrale italiano Telefono 0039 06 440131 Fax 0039 06 44233533, e-mail eti@enteteatrale.it. (Italian Network)